La trasmissione dell'energia elettrica
Percorso: Sistemi elettrici · 2 di 6
Prima di questo, potrebbe interessarti: I sistemi trifase
Indice
Quanto conduttore serve
Una linea elettrica deve portare una potenza assegnata a una distanza assegnata con un rendimento accettabile. Costano i sostegni, gli isolatori, i lavori, e costa il metallo dei conduttori, rame o alluminio, il cui volume cresce con la sezione. Questo articolo confronta tre modi di fare la stessa linea, la corrente continua con due conduttori, l’alternata monofase con due e la trifase con tre, e chiede quale usa meno conduttore. È il secondo dei vantaggi del trifase anticipati nell’introduzione al percorso, e la risposta dipende dal fattore di potenza e da quale tensione si sceglie per il confronto.

Una linea a kV nella campagna veneta, vicino a Codevigo. Il traliccio porta due circuiti trifase, uno per lato, e ogni fase è un fascio di conduttori tenuti insieme da distanziatori. In cima corre la fune di guardia, con le sfere che la rendono visibile agli aerei.
Umberto Salvagnin, CC BY 2.0, via Wikimedia CommonsTre linee a confronto
Le tre linee hanno la stessa lunghezza , conduttori dello stesso materiale di resistività , e alimentano un carico che assorbe la potenza attiva con la tensione tra i conduttori: in continua la tensione tra i due conduttori, in monofase il suo valore efficace, in trifase la tensione concatenata. In alternata il carico ha fattore di potenza . Un conduttore di sezione ha resistenza .
Proposizione (perdite nelle tre linee)
Con sezioni , e per ciascun conduttore delle linee in continua, monofase e trifase, le perdite sono
Le correnti sono in continua, in monofase e, per il teorema sulla potenza dei sistemi simmetrici ed equilibrati, in trifase. Le prime due linee hanno due conduttori percorsi dalla stessa corrente, la terza tre: , e , dove il si semplifica con quello di .
Fine della dimostrazione.
A parità di sezione la linea trifase ha metà delle perdite della monofase, pur avendo un conduttore in più: la sua corrente è volte più piccola, e le perdite vanno con il quadrato della corrente.
Teorema (volume di conduttore a parità di perdite)
A parità di potenza, tensione, lunghezza e perdite, i volumi di conduttore , e delle tre linee stanno nei rapporti
La linea trifase usa meno conduttore della continua se e solo se .
Uguagliando le perdite della monofase e della trifase si ha , cioè . Uguagliando quelle della continua e della trifase si ha , cioè , e quindi . I volumi sono , e , da cui i tre rapporti. L’ultimo è minore di se e solo se .
Fine della dimostrazione.
A parità di potenza, parità di perdite vuol dire parità di rendimento. Con il carico rifasato del tutto, , la trifase usa tre quarti del conduttore delle altre due; con usa il di quello della continua. Un fattore di potenza basso penalizza le due linee in alternata allo stesso modo, perché devono portare anche la corrente legata alla potenza reattiva.
Sezioni dei conduttori e volume totale di conduttore di tre linee con la stessa potenza, la stessa tensione e le stesse perdite. Con la monofase ha le stesse sezioni della continua, e la trifase tre conduttori di metà sezione: tre quarti del volume. Nell’animazione il fattore di potenza scende a e le due linee in alternata richiedono conduttori più grossi, mentre la continua non cambia. La linea tratteggiata segna il volume della linea in continua.
La tensione di confronto e l’isolamento
Il confronto precedente dà alle tre linee la stessa tensione : il valore efficace in alternata, il valore costante in continua. L’isolamento però non guarda il valore efficace. Una tensione sinusoidale di valore efficace tocca due volte per periodo il valore , il in più, e sono i picchi a fissare le distanze tra i conduttori, la lunghezza delle catene di isolatori e lo spessore dell’isolante di un cavo.
Una tensione alternata di valore efficace oscilla tra e , e l’isolamento deve reggere il picco. Una tensione continua con lo stesso isolamento può valere : è la retta arancione.

Una doppia catena di isolatori a disco su una linea ad alta tensione. La lunghezza della catena cresce con la tensione da reggere; i due archi alle estremità sono corna spinterometriche, che in caso di scarica tengono l’arco lontano dai dischi.
おむこさん志望, CC BY 3.0, via Wikimedia CommonsProposizione (confronto a parità di isolamento)
Se la linea in continua lavora alla tensione , che sollecita l’isolamento tra i conduttori quanto il picco della tensione concatenata della linea trifase, a parità di potenza, lunghezza e perdite
la continua usa al più due terzi del conduttore della trifase.
Con la tensione la corrente in continua è , e le perdite sono , metà di quelle con la tensione . Uguagliandole a quelle della trifase si ha , cioè , e .
Fine della dimostrazione.
Per le linee ad altissima tensione, dove l’isolamento è il vincolo più costoso, il confronto giusto è questo, e fa pendere la bilancia verso la continua. Una linea in continua non porta nemmeno potenza reattiva e non ha correnti capacitive. Nei cavi è decisivo: in alternata la capacità di un cavo assorbe una corrente che cresce con la lunghezza, e dopo alcune decine di chilometri si mangia buona parte della corrente che il cavo può portare. Una linea in continua, infine, può collegare due reti che non sono sincronizzate tra loro.
Il prezzo sono le stazioni di conversione alle due estremità, che con l’elettronica di potenza trasformano l’alternata in continua e viceversa e costano molto più di una stazione di trasformazione. La continua conviene quindi solo oltre una certa distanza, qualche centinaio di chilometri per le linee aeree e alcune decine per i cavi sottomarini. Il primo collegamento commerciale in corrente continua ad alta tensione entrò in servizio nel 1954 in Svezia, tra la costa e l’isola di Gotland: un cavo sottomarino di 96 chilometri a 100 kV, per 20 MW, con convertitori a vapori di mercurio. In Italia il collegamento SA.PE.I., in servizio dal 2011, unisce la Sardegna al Lazio con 420 chilometri di cavo sottomarino, posato fino a 1600 metri di profondità, e porta 1000 MW a 500 kV.

Le valvole a vapori di mercurio di un collegamento in corrente continua in Nuova Zelanda, costruite dalla svedese ASEA, la stessa azienda del collegamento di Gotland. Poggiano su colonne di isolatori perché lavorano a centinaia di kilovolt rispetto a terra; dagli anni Settanta al loro posto si usano i tiristori.
Marshelec, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia CommonsLa linea come circuito
Per calcolare tensioni, correnti e perdite serve un modello della linea. Ogni conduttore ha una resistenza proporzionale alla lunghezza. La corrente produce un campo magnetico concatenato con il circuito, e la linea ha un’induttanza. I conduttori sono separati dall’aria o da un isolante, e tra loro e verso terra c’è una capacità. Resistenza, induttanza e capacità sono distribuite lungo tutta la linea, ma finché la linea è corta rispetto alla lunghezza d’onda, km a Hz, si possono concentrare in pochi componenti.
Il monofase equivalente di una linea con il modello a π: resistenza e reattanza in serie, e la capacità verso il neutro divisa a metà tra partenza e arrivo. Nelle linee aeree brevi le capacità si trascurano e resta l’impedenza in serie; nei cavi, dove i conduttori sono vicini e separati da un isolante solido, contano anche su lunghezze modeste.
Per le linee aeree a Hz la sola impedenza in serie basta fino a qualche decina di chilometri, il modello a π fino a un paio di centinaia, e oltre si usano le equazioni della linea a costanti distribuite. La reattanza di una linea aerea vale circa al chilometro, e nelle linee ad alta tensione, con conduttori di sezione grande, supera di molto la resistenza. Con l’impedenza in serie valgono i risultati dell’articolo sui sistemi trifase: la caduta di tensione , le perdite relative e il rendimento
Le perdite relative diminuiscono con il quadrato della tensione, ed è la ragione quantitativa delle tensioni alte della trasmissione. La reattanza non dissipa, ma attraverso la potenza reattiva pesa sulla caduta di tensione quanto la resistenza attraverso la potenza attiva; rifasare i carichi riduce sia le perdite sia la caduta.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Un carico da kW, con nel caso delle linee in alternata, va alimentato a V con una linea in rame lunga m, con perdite pari al della potenza. Con e una densità del rame di kg/m³, calcola la sezione dei conduttori e la massa di rame di una linea in continua, di una monofase e di una trifase.
Le perdite ammesse sono W. In continua A e mm². In monofase A e mm². In trifase A e mm². I volumi sono m³, m³ e m³, e le masse di rame , e kg.
Commento: la trifase usa il del rame della monofase e il di quello della continua, come dice il teorema con . Le sezioni commerciali più vicine per eccesso sono , e mm², e con conduttori un po’ più grossi le perdite scendono sotto il .
Esercizio 2. Una linea trifase lunga km, con una resistenza di per fase, trasporta MW con . Calcola la corrente e le perdite con una tensione concatenata di kV e con una di kV.
. A kV la corrente è A, e
cioè MW. A kV la corrente è A e le perdite il , MW.
Commento: a kV più di un terzo della potenza si perderebbe per strada, e una corrente di A richiederebbe conduttori enormi. Il rapporto tra le perdite è . Nelle linee reali a kV ogni fase è fatta di due o tre conduttori in parallelo, tenuti a qualche decina di centimetri l’uno dall’altro, per aumentare la sezione e per limitare l’effetto corona, le scariche nell’aria attorno ai conduttori.
Esercizio 3. Una linea trifase a kV lunga km, con e per fase, alimenta un carico da MW con e tensione concatenata di kV all’arrivo. Calcola la caduta di tensione, le perdite e il rendimento della linea.
, e MVAr. La caduta di tensione è
il . Le perdite sono W kW, il , e il rendimento è .
Commento: resistenza e reattanza pesano quasi allo stesso modo sulla caduta di tensione, ma sulle perdite pesa solo la resistenza. Il calcolo esatto con il monofase equivalente dà una tensione alla partenza di kV, cioè una caduta di V: la formula approssimata sbaglia di circa l’.
Hai trovato un errore o qualcosa che non funziona in questa pagina? Scrivi una segnalazione