Buchi neri e lunghezza di Planck
Percorso: Relatività generale · 11 di 13
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Indice
Una stella da cui la luce non esce
Nel 1783 John Michell, e poco dopo Pierre-Simon Laplace, si chiesero che cosa succede alla luce, pensata come fatta di corpuscoli, vicino a una stella molto compatta. Se la velocità di fuga dalla superficie supera quella della luce, la luce non si allontana. Il ragionamento newtoniano dà un raggio critico che, per una coincidenza, è esattamente quello che si trova con la relatività generale. Questo articolo dimostra che la soluzione di Schwarzschild risolve le equazioni di Einstein.
Proposizione (velocità di fuga)
Un corpo lanciato dalla superficie di una sfera di massa e raggio , senza atmosfera né altre forze, sfugge all’attrazione se e solo se la sua velocità iniziale è almeno
L’energia per unità di massa si conserva. Il corpo arriva a distanza infinita, dove l’energia potenziale è nulla e la cinetica non può essere negativa, se e solo se l’energia totale non è negativa: .
Fine della dimostrazione.
Ponendo si ottiene il raggio sotto cui una massa dovrebbe essere compressa perché nemmeno la luce ne esca:
Per la Terra è circa mm, per il Sole circa km. Il ragionamento non è corretto, perché la luce non rallenta come un sasso e la gravità di Newton non vale in quelle condizioni. Il raggio che dà è però proprio il raggio di Schwarzschild.
La soluzione di Schwarzschild
Karl Schwarzschild trovò la prima soluzione esatta delle equazioni di Einstein alla fine del 1915, pochi mesi dopo la loro pubblicazione, mentre era al fronte russo; morì nel 1916. Johannes Droste, allievo di Lorentz, la ricavò in modo indipendente. Descrive lo spaziotempo fuori da una massa a simmetria sferica.
Teorema (soluzione di Schwarzschild)
Nelle coordinate il tensore metrico
soddisfa le equazioni di Einstein nel vuoto, , per .
Si calcola per un tensore metrico più generale, , e poi si sceglie . Con l’apice per la derivata rispetto a e gli indici per , la formula dei simboli di Christoffel dà come unici simboli non nulli, a meno dello scambio degli indici in basso,
Le somme che servono sono , , . Dalla definizione si ottiene, sommando i termini non nulli,
Per esempio, in il termine vale , il termine vale , e l’ultimo termine della definizione dà , dalle due coppie e . Gli altri si calcolano allo stesso modo, e le componenti fuori dalla diagonale sono nulle.
Ora si pone , con . Da e si ha e . Con ,
e con , la parentesi è nulla. Infine , e con lei .
Fine della dimostrazione.
Per un teorema di George Birkhoff (1923) è l’unica soluzione del vuoto a simmetria sferica: fuori da una stella lo spaziotempo è questo, anche se la stella pulsa o collassa, purché resti sferica. Lontano dalla massa, con , e si ritrova il limite newtoniano dell’articolo sulle geodetiche.
L’orizzonte
A il coefficiente di si annulla e quello di diverge. Non è una singolarità dello spaziotempo ma delle coordinate, come il polo per le coordinate polari: Georges Lemaître lo mostrò nel 1933, e nel 1960 Martin Kruskal e George Szekeres trovarono coordinate che coprono la regione interna senza difficoltà. Una grandezza invariante come resta finita all’orizzonte e diverge solo in , dove c’è una singolarità vera. La sfera ha però un significato fisico preciso.
Proposizione (spostamento verso il rosso in un campo di Schwarzschild)
Una radiazione emessa con frequenza da una sorgente ferma in arriva a un osservatore fermo molto lontano con frequenza
Il tensore metrico non dipende da : due creste d’onda emesse a un intervallo di coordinata seguono lo stesso cammino traslato nel tempo, e arrivano con lo stesso intervallo . Per un orologio fermo in , , quindi l’intervallo di tempo proprio tra le due creste è alla sorgente e lontano, dove il fattore tende a . Le frequenze sono gli inversi dei periodi: e .
Fine della dimostrazione.
Per molto maggiore di è lo spostamento gravitazionale dell’articolo sul tempo e la luce, . Avvicinandosi all’orizzonte il fattore tende a zero: la luce emessa lì arriva con frequenza nulla, cioè non arriva. La luce che si muove lungo il raggio ha con , quindi : nelle coordinate di Schwarzschild rallenta e si ferma all’orizzonte.
Coni di luce nel piano delle coordinate di Schwarzschild, con in unità del raggio di Schwarzschild. I bordi di ciascun cono sono le traiettorie dei raggi di luce radiali, uscenti ed entranti, con . Lontano dalla massa i coni sono quelli della relatività ristretta, a 45°; vicino all’orizzonte, la linea tratteggiata, si stringono, e un raggio che parte da lì verso l’esterno impiega un tempo di coordinata sempre più lungo per allontanarsi. Il restringimento dipende dalle coordinate: un osservatore in caduta libera attraversa l’orizzonte in un tempo proprio finito.
Dall’interno dell’orizzonte nessun segnale raggiunge l’esterno: la sfera è un orizzonte degli eventi, e un corpo compresso sotto il suo raggio di Schwarzschild è un buco nero. Il nome si diffuse negli anni Sessanta, e John Wheeler contribuì a renderlo popolare. Per decenni le prove furono indirette, a partire dalla sorgente di raggi X Cygnus X-1 nei primi anni Settanta. Poi le orbite delle stelle attorno al centro della Via Lattea hanno rivelato una massa di circa quattro milioni di masse solari concentrata in una regione piccolissima, Sagittarius A*; nel 2015 gli interferometri LIGO hanno misurato le onde gravitazionali della fusione di due buchi neri; nel 2019 e nel 2022 la rete di radiotelescopi Event Horizon Telescope ha ottenuto le immagini dell’ombra dei buchi neri al centro della galassia M87 e della Via Lattea.

Il buco nero al centro della galassia M87, a circa 55 milioni di anni luce, fotografato dall’Event Horizon Telescope. L’anello luminoso è gas caldissimo che orbita attorno al buco nero; la zona scura al centro, la sua «ombra», è larga circa cinque volte il raggio di Schwarzschild, perché la luce che passa più vicino viene catturata. Le linee sottili mostrano la direzione di polarizzazione della luce, legata al campo magnetico. Con circa 6,5 miliardi di masse solari, il raggio di Schwarzschild vale circa m, più di cento volte la distanza tra la Terra e il Sole.
EHT Collaboration, 2021 (CC BY 4.0)La lunghezza di Planck
La relatività ristretta, la relatività generale e la meccanica quantistica hanno ciascuna la sua costante: , e . In molti problemi basta una teoria, perché gli effetti delle altre sono trascurabili. La domanda è a quale scala servono tutte e tre.
Per il principio di indeterminazione una particella di massa confinata in una regione di dimensione ha una quantità di moto indeterminata di almeno , e quando questa supera l’energia in gioco basta a creare altre particelle. La scala è la lunghezza d’onda Compton ridotta, , dell’articolo sugli urti relativistici: sotto di lei relatività ristretta e meccanica quantistica servono insieme, nella teoria quantistica dei campi. La gravità conta quando la dimensione della regione si avvicina al raggio di Schwarzschild della massa, . Per le particelle ordinarie le due lunghezze sono lontanissime: per un protone la prima è circa m, la seconda m. Si incontrano per una massa
trascurando i fattori numerici, che il ragionamento non fissa.
Proposizione (la lunghezza di Planck)
L’unico prodotto di potenze di , e che ha le dimensioni di una lunghezza è
a meno di un fattore numerico.
Le dimensioni sono , , . Perché sia una lunghezza, gli esponenti di massa, lunghezza e tempo devono essere , e : , , . Dalla prima ; la terza dà ; la seconda diventa . Quindi e , soluzione unica.
Fine della dimostrazione.
Alla stessa scala corrispondono la massa di Planck, kg, e il tempo di Planck, s. A distanze di questo ordine servirebbe una teoria quantistica della gravità, che non c’è. Le proposte più studiate sono la teoria delle stringhe e la gravità quantistica a loop; nessuna ha finora conferme sperimentali, e le energie corrispondenti, circa GeV, sono quindici ordini di grandezza sopra quelle degli acceleratori.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Calcola il raggio di Schwarzschild e la densità media necessaria a formare un buco nero per il Sole e per il buco nero di M87, di circa masse solari. Usa km e kg.
Per il Sole km km, e la densità media dentro quella sfera è kg/m³ kg/m³. Per M87, km km, circa volte la distanza Terra-Sole. La densità scala come : kg/m³.
Commento: per il Sole servirebbe una densità circa ottanta volte quella dei nuclei atomici; per M87 basta una densità inferiore a quella dell’aria. Non è la densità a fare il buco nero, ma il rapporto tra massa e dimensioni. Per lo stesso motivo le forze di marea all’orizzonte di un buco nero molto grande sono deboli, come nell’esercizio 3 dell’articolo sul principio di equivalenza.
Esercizio 2. Una sorgente ferma a e una a emettono la riga dell’idrogeno a nm. A che lunghezza d’onda arrivano lontano?
. A : nm, nel vicino infrarosso. A : nm.
Commento: è l’orbita circolare stabile più interna attorno a un buco nero non rotante, e la sfera in cui la luce può girare in orbita. La riga del ferro emessa dai dischi di materia attorno ai buchi neri arriva allargata e spostata proprio da questi effetti, insieme all’effetto Doppler del moto orbitale.
Esercizio 3. Calcola il tempo di coordinata che un raggio di luce entrante impiega per andare da a , con , e mostra che diverge quando tende a .
Da , . Integrando,
che tende all’infinito quando .
Commento: è il tempo di un osservatore lontano, e per lui niente attraversa mai l’orizzonte: la luce, e un corpo che cade, si avvicinano all’orizzonte sempre più lentamente e sempre più spostati verso il rosso. Per chi cade il tempo proprio fino all’orizzonte è finito. Le due descrizioni non si contraddicono: usano coordinate diverse, e la divergenza di è un difetto delle coordinate di Schwarzschild, lo stesso che fa stringere i coni della figura.
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