Nell’articolo sui tensori un campo vettoriale costante, scritto in coordinate polari, aveva componenti che cambiano da un punto all’altro. Le derivate delle componenti mescolano due variazioni: quella del vettore e quella della base su cui lo si scompone. In coordinate cartesiane la seconda non c’è. In coordinate curvilinee, che negli spazi curvi non si possono evitare, va tolta, e quello che resta è la derivata covariante. I coefficienti della correzione sono i simboli di Christoffel, e si ricavano dal tensore metrico.
Per brevità ∂λ indica la derivata parziale ∂/∂xλ.
La derivata delle componenti non è un tensore
Teorema(trasformazione delle derivate di un vettore)
Se Aμ è un vettore controvariante, le sue derivate si trasformano secondo
che è la formula dell’enunciato. Il primo termine è la legge di un tensore misto. Il secondo è nullo per ogni vettore A′ solo se tutte le derivate seconde sono nulle, e allora le xμ sono funzioni lineari delle x′.
Fine della dimostrazione.
Le rotazioni e le trasformazioni di Lorentz sono lineari, ed è per questo che in relatività ristretta, con coordinate inerziali, le derivate dei quadrivettori sono tensori. In relatività generale i cambi di coordinate sono qualsiasi, e serve un’altra derivata.
Il differenziale di un vettore
Si lavora prima nello spazio euclideo, dove la variazione di un vettore ha un significato geometrico preciso. Per confrontare i vettori A di un campo in due punti vicini si trasla uno dei due, senza cambiarne modulo e direzione, fino a farli partire dallo stesso punto, e se ne fa la differenza. Il risultato, dA, non dipende da coordinate o componenti; per un campo costante è nullo. In una base cartesiana, uguale in tutti i punti, dA=dAμeμ. In coordinate curvilinee la base locale eμ=∂r/∂xμ cambia da un punto all’altro, e derivando il prodotto A=Aμeμ compare un secondo termine:
dA=dAμeμ+Aμdeμ.
Definizione(simboli di Christoffel nello spazio euclideo)
I simboli di ChristoffelΓνλμ sono le componenti, sulla base locale, delle derivate dei vettori della base:
∂λeν=Γνλμeμ.
Proposizione(proprietà dei simboli di Christoffel)
Γνλμ=eμ⋅∂λeν, e i simboli sono simmetrici negli indici in basso: Γνλμ=Γλνμ.
Dimostrazione.
La prima uguaglianza è la regola delle componenti controvarianti, Aμ=A⋅eμ, applicata al vettore ∂λeν. Per la seconda, ∂λeν=∂2r/∂xλ∂xν, che per il teorema di Schwarz sulle derivate miste è uguale a ∂νeλ; le componenti di vettori uguali sono uguali.
Fine della dimostrazione.
Proposizione(derivata covariante nello spazio euclideo)
La derivata ∂λA del campo vettoriale A ha componenti controvarianti e covarianti
Aμ;λ=∂λAμ+ΓνλμAν,Aμ;λ=∂λAμ−ΓμλνAν,
che formano tensori misti di rango due, detti derivate covarianti di A.
Dimostrazione.
Derivando A=Aνeν si ha ∂λA=(∂λAν)eν+AνΓνλμeμ=(∂λAμ+ΓνλμAν)eμ, e le componenti rispetto a una base sono uniche. Per le componenti covarianti, Aμ=A⋅eμ e quindi ∂λAμ=(∂λA)⋅eμ+A⋅Γμλνeν: la componente covariante di ∂λA è ∂λAμ−ΓμλνAν.
Per l’indice μ sono componenti del vettore ∂λA, quindi si trasformano come componenti controvarianti e covarianti. Per l’indice λ, la regola delle funzioni composte dà ∂A/∂x′λ=(∂xν/∂x′λ)∂A/∂xν, che è la legge covariante.
Fine della dimostrazione.
Il simbolo Aμ;λ, con il punto e virgola, è la notazione abituale. La variazione del vettore tra due punti vicini ha componenti DAμ=Aμ;λdxλ=dAμ+ΓνλμAνdxλ: la variazione dAμ delle componenti, meno il contributo −ΓνλμAνdxλ dovuto alla base che cambia.
Definizione(trasporto parallelo)
Un vettore è trasportato parallelamente lungo uno spostamento dxλ quando la sua variazione è nulla, DAμ=0, cioè quando le sue componenti cambiano solo per effetto della base:
dAμ=−ΓνλμAνdxλ.
Nello spazio euclideo è la traslazione rigida. Negli spazi curvi, dove la traslazione non ha senso, sarà questa formula a definire il trasporto parallelo.
Le coordinate polari sono l’esempio più semplice. Da er=(cosθ,sinθ) ed eθ=(−rsinθ,rcosθ),
quindi gli unici simboli non nulli sono Γrθθ=Γθrθ=1/r e Γθθr=−r.
Il vettore di base eθ in due punti alla stessa distanza r dal polo, agli angoli θ e θ+Δθ, con Δθ esagerato. Il secondo vettore, riportato nel primo punto e tratteggiato, differisce dal primo per Δeθ, in arancione, diretto verso il polo. Per Δθ piccolo Δeθ≈−rΔθer, cioè ∂θeθ=−rer e Γθθr=−r.
Per il campo costante dell’articolo sui tensori, Ar=Axcosθ+Aysinθ e Aθ=(−Axsinθ+Aycosθ)/r, le derivate covarianti sono tutte nulle, come devono:
L’espressione ∂λgμν−Γμλρgρν−Γνλρgμρ è la derivata covariante di un tensore covariante di rango due, con un termine di correzione per ciascun indice, come per le componenti covarianti di un vettore. Da questa proprietà i simboli di Christoffel si ricavano senza più guardare i vettori di base.
Teorema(simboli di Christoffel dal tensore metrico)
Γνλμ=21gμρ(∂νgρλ+∂λgρν−∂ρgνλ).
Dimostrazione.
Si pone Γρνλ=gρσΓνλσ, simmetrico in ν e λ. La proposizione precedente si scrive ∂λgρν=Γνρλ+Γρνλ, per la simmetria di g. Scambiando gli indici,
∂νgρλ=Γλρν+Γρλν,∂ρgνλ=Γλνρ+Γνλρ.
Sommando le prime due uguaglianze e sottraendo la terza, e usando la simmetria negli ultimi due indici (Γλρν=Γλνρ, Γνρλ=Γνλρ, Γρλν=Γρνλ), restano ∂νgρλ+∂λgρν−∂ρgνλ=2Γρνλ. Moltiplicando per 21gμρ, e ricordando che gμρgρσ=δσμ, si ottiene la tesi.
Fine della dimostrazione.
Il fattore gμρ non va dimenticato. Senza, e con l’indice μ al posto di ρ tra le derivate, la formula dà i simboli con tutti gli indici in basso, Γμνλ, che coincidono con Γνλμ solo quando il tensore metrico è l’identità. In coordinate polari, con grr=1 e gθθ=r2, la formula ridà Γθθr=21grr(−∂rgθθ)=−r e Γrθθ=21gθθ∂rgθθ=21⋅r−2⋅2r=1/r.
Per la simmetria negli indici in basso, in n dimensioni i simboli indipendenti sono n⋅n(n+1)/2: in quattro dimensioni 4⋅10=40. Non formano un tensore: in coordinate cartesiane sono tutti nulli, in coordinate polari no, e un tensore nullo in un sistema di coordinate è nullo in tutti.
Spazi qualsiasi
In uno spazio curvo che non si pensa immerso in uno spazio più grande, come lo spaziotempo, non ci sono vettori eμ da derivare. C’è però il tensore metrico, e il teorema precedente diventa la definizione: i simboli di Christoffel sono dati dalla formula, e le derivate covarianti dalle stesse espressioni dello spazio euclideo. Resta da verificare che le proprietà dimostrate con i vettori di base continuino a valere.
Teorema(legge di trasformazione dei simboli di Christoffel)
Si scrive Jνα=∂xα/∂x′ν e Jνλα=∂2xα/∂x′ν∂x′λ, simmetrico in ν e λ, e ∂λ′ per ∂/∂x′λ. Dalla legge del tensore metrico, gρν′=JραJνβgαβ, derivando si ha
Si formano Γρνλ′=21(∂ν′gρλ′+∂λ′gρν′−∂ρ′gνλ′). I termini con le derivate prime di g, rinominando gli indici sommati, danno JραJνβJλγΓαβγ. Tra i sei termini con le derivate seconde, JρναJλβgαβ, che viene da ∂ν′gρλ′, si elide con −JνραJλβgαβ, che viene da −∂ρ′gνλ′; JρλαJνβgαβ si elide con −JναJλρβgαβ per la simmetria di g; restano due copie di JραJνλβgαβ. Quindi
Γρνλ′=JραJνβJλγΓαβγ+JραJνλβgαβ.
Infine Γνλ′μ=g′μρΓρνλ′, con g′μρ=KσμKτρgστ e Kσμ=∂x′μ/∂xσ. Poiché KτρJρα=δτα, si ha g′μρJρα=Kσμgσα. Il primo termine diventa KσμJνβJλγgσαΓαβγ=KσμJνβJλγΓβγσ, il secondo KσμgσαgαβJνλβ=KβμJνλβ. È la formula dell’enunciato.
Fine della dimostrazione.
Il secondo termine, quello che impedisce ai simboli di essere un tensore, ha la stessa forma di quello che impedisce alle derivate dei vettori di esserlo. Le due imperfezioni si compensano.
Corollario(la derivata covariante è un tensore)
In ogni spazio con un tensore metrico, Aμ;λ=∂λAμ+ΓνλμAν è un tensore misto di rango due.
Dimostrazione.
Si calcola A′μ;λ con A′μ=KαμAα. Per il teorema sulle derivate dei vettori, scritto scambiando i ruoli dei due sistemi,
∂λ′A′μ=KαμJλγ∂γAα+∂xδ∂xγ∂2x′μJλγAδ.
Per il teorema sui simboli, con A′ν=KδνAδ e JνβKδν=δδβ,
Γνλ′μA′ν=KαμJλγΓδγαAδ+KαμJνλαKδνAδ.
Sommando, i primi termini danno KαμJλγAα;γ, la legge di un tensore misto. I secondi si elidono: derivando rispetto a x′λ l’identità KαμJνα=δνμ si ottiene (∂2x′μ/∂xα∂xγ)JλγJνα+KαμJνλα=0, e moltiplicando per Kδν si ha proprio (∂2x′μ/∂xδ∂xγ)Jλγ+KαμJνλαKδν=0.
Fine della dimostrazione.
Allo stesso modo sono tensori Aμ;λ=∂λAμ−ΓμλνAν e le derivate covarianti dei tensori di rango più alto, che hanno un termine di correzione per ciascun indice, con il segno più per gli indici in alto e il meno per quelli in basso:
La verifica è la stessa del corollario, ripetuta indice per indice. La derivata covariante di uno scalare è la derivata ordinaria.
Proposizione(il trasporto parallelo conserva i prodotti scalari)
In ogni spazio con un tensore metrico gμν;λ=0. Di conseguenza, se due vettori Aμ e Bμ sono trasportati parallelamente lungo lo stesso spostamento, il loro prodotto scalare gμνAμBν non cambia, e con esso le lunghezze e gli angoli.
Dimostrazione.
Con i simboli di prima specie Γνμλ=gνρΓμλρ, si ha gμν;λ=∂λgμν−Γνμλ−Γμνλ. Dalla formula del teorema, Γνμλ=21(∂μgνλ+∂λgνμ−∂νgμλ) e Γμνλ=21(∂νgμλ+∂λgμν−∂μgνλ); la somma è ∂λgμν, e gμν;λ=0.
Per il prodotto scalare, con dAμ=−ΓρλμAρdxλ e dBν=−ΓρλνBρdxλ,
dove negli ultimi due termini si sono rinominati gli indici sommati. La parentesi è gμν;λ=0.
Fine della dimostrazione.
C’è anche un altro modo di giustificare gμν;λ=0: attorno a ogni punto si possono scegliere coordinate in cui il tensore metrico è l’identità e le sue derivate prime sono nulle, quindi lì la derivata covariante di g è nulla, e un tensore nullo in un sistema lo è in tutti. L’argomento è corretto, ma che quelle coordinate esistano è un teorema a sé. E a essere nulla in ogni sistema di coordinate è la derivata covariante del tensore metrico, non quella ordinaria, che in coordinate polari non è nulla.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Calcola i simboli di Christoffel della sfera di raggio R nelle coordinate (Φ,θ), colatitudine e longitudine, con gΦΦ=R2 e gθθ=R2sin2Φ.
L’unica derivata non nulla del tensore metrico è ∂Φgθθ=2R2sinΦcosΦ, e il tensore metrico è diagonale, con gΦΦ=1/R2 e gθθ=1/(R2sin2Φ). Allora
Commento: con un tensore metrico diagonale la formula si semplifica molto, perché gμρ è non nullo solo per ρ=μ. Conviene cercare prima le derivate non nulle di g e poi chiedersi in quali simboli compaiono. R sparisce: i simboli dipendono dalla forma delle coordinate, non dalla scala. Questi simboli serviranno per le geodetiche della sfera, nel prossimo articolo.
Esercizio 2. Scrivi la divergenza Aμ;μ di un campo vettoriale in coordinate polari, prima con le componenti controvarianti e poi con quelle fisiche A(r)=Ar e A(θ)=rAθ.
Aμ;μ=∂μAμ+ΓνμμAν. Le somme dei simboli sono Γrμμ=Γrrr+Γrθθ=1/r e Γθμμ=Γθrr+Γθθθ=0. Quindi
Commento: è la formula della divergenza in coordinate polari dei manuali di analisi, ottenuta senza disegnare nessun volumetto. La contrazione di un tensore misto è uno scalare, quindi la divergenza ha lo stesso valore in ogni sistema di coordinate. Il termine Ar/r è quello che dimentica chi deriva solo le componenti.
Esercizio 3. Verifica che per un vettore covariante Aμ e uno controvariante Bμ vale Aμ;λBμ+AμBμ;λ=∂λ(AμBμ).
Nel quarto termine si scambiano i nomi degli indici sommati μ e ν: diventa AνΓμλνBμ ed elide il secondo. Resta ∂λAμBμ+Aμ∂λBμ=∂λ(AμBμ).
Commento: la derivata covariante rispetta la regola del prodotto, e sullo scalare AμBμ coincide con la derivata ordinaria. È il motivo dei segni opposti nelle correzioni per gli indici in alto e in basso: con lo stesso segno le correzioni si sommerebbero invece di elidersi.