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Segnali e sistemi elettronici

Elettronica · Elettronica analogica Articolo

Percorso: Fondamenti di elettronica · 1 di 20

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Indice

Segnali elettrici

Un segnale è una grandezza fisica a cui si attribuisce un significato, un’informazione. Se la grandezza è una tensione, una corrente o una carica, il segnale è elettrico. La tensione di un sensore di temperatura è un segnale; la carica di una batteria no, perché di lei interessa l’energia e non un’informazione.

L’informazione si associa a una grandezza elettrica in due modi principali. In un segnale analogico l’informazione è l’ampiezza stessa, istante per istante, e varia con continuità: la tensione di un microfono segue la pressione dell’aria. In un segnale digitale l’ampiezza conta solo rispetto a una soglia: sopra la soglia il simbolo è 11, sotto è 00. La grandezza elettrica resta continua; è la sua lettura a essere discreta. Di solito si discretizza anche il tempo: il segnale si legge solo a istanti multipli di un periodo TT, il periodo di clock, e un’informazione complessa diventa una sequenza di simboli.

Tutti i circuiti sono soggetti a rumore, fluttuazioni casuali di tensioni e correnti dovute per esempio all’agitazione termica dei portatori di carica, e a disturbi, segnali indesiderati che arrivano da fuori, come quelli indotti da un motore che si accende. Su un segnale analogico rumore e disturbi cambiano direttamente l’informazione. Su un segnale digitale no, finché restano più piccoli della distanza tra i livelli e la soglia: la sequenza letta è la stessa.

Il rumore su un segnale analogico e su un segnale digitale Due grafici uno sotto l'altro, con il tempo in orizzontale. In alto un segnale analogico: una curva blu liscia e, sopra, la stessa curva in arancione con piccole oscillazioni rapide, il rumore; le due curve hanno ampiezze diverse in ogni istante. In basso un segnale digitale che passa tra un livello alto e uno basso, con la stessa rumorosità, una linea tratteggiata di soglia a metà e sette tacche, una per periodo di clock, sopra le quali si leggono i bit 1 1 0 1 0 0 1: il rumore non cambia nessun bit. 1 1 0 1 0 0 1 analogico soglia digitale, un bit per periodo di clock

Lo stesso rumore su un segnale analogico, in alto, e su uno digitale, in basso. Nel primo il segnale con il rumore, in arancione, ha in ogni istante un’ampiezza diversa da quello ideale, in blu. Nel secondo il segnale si legge una volta per periodo di clock, rispetto alla soglia, e con o senza rumore la sequenza è sempre 11010011101001.

Entrambi hanno i loro vantaggi. Il mondo fisico è analogico, e l’interfaccia con sensori e attuatori è sempre analogica. Un segnale analogico porta l’informazione in un istante, mentre uno digitale ha bisogno di più periodi di clock per trasmettere un numero. Un segnale digitale, però, è quasi insensibile al rumore, si copia e si memorizza senza errori, e si elabora con precisione arbitraria. Per questo i sistemi moderni leggono i sensori con circuiti analogici, convertono presto i segnali in digitale e fanno in digitale quasi tutta l’elaborazione.

Alimentazione e tensioni di nodo

L’alimentazione di un circuito elettronico è quasi sempre un generatore di tensione costante, VAAV_{AA}, tra un nodo e la massa, il nodo di riferimento a 00 V. Negli schemi spesso non si disegna: si scrive VAAV_{AA} accanto a un nodo, intendendo un generatore tra quel nodo e la massa, e tutti i punti collegati al simbolo di massa sono lo stesso nodo. L’alimentazione fissa un limite alle tensioni del circuito.

Proposizione (tensioni di nodo di una rete di resistori alimentata)

In una rete connessa di resistori con un solo generatore di tensione VAA>0V_{AA} > 0, riferito a massa, ogni tensione di nodo è compresa tra 00 e VAAV_{AA}.

Dimostrazione.

Sia nn il nodo con la tensione più alta, e si supponga che non sia il nodo del generatore e che la sua tensione superi VAAV_{AA}. Tutti i lati collegati a nn sono resistori, perché il generatore sta tra il suo nodo e la massa. In ciascuno di essi la corrente esce da nn, o è nulla, perché va dal potenziale più alto a quello più basso. Per la legge delle correnti la somma delle correnti uscenti è zero, quindi sono tutte nulle, e i nodi vicini hanno la stessa tensione di nn. Ripetendo il ragionamento lungo la rete, che è connessa, si arriva al nodo del generatore, che dovrebbe avere quella stessa tensione, maggiore di VAAV_{AA}: contraddizione. Lo stesso ragionamento con il nodo di tensione più bassa e la massa dà il limite inferiore.

Fine della dimostrazione.

La proposizione vale in regime stazionario e con un solo generatore. Con segnali variabili nel tempo, condensatori e induttori possono portare tensioni anche fuori da quell’intervallo, e con due alimentazioni, una positiva VAA+V_{AA+} e una negativa VAAV_{AA-}, le tensioni costanti stanno tra le due. In ogni caso un generatore è sempre presente, anche quando lo schema non lo mostra: senza alimentazione nessun circuito funziona.

Sensori e attuatori

Un buon sensore è lineare: la grandezza elettrica che produce è proporzionale a quella che misura. Allora il sensore si descrive con un circuito lineare, e per il teorema di Thévenin e Norton con un generatore e una resistenza: un generatore di corrente is(t)i_s(t) con la resistenza RsR_s in parallelo, o un generatore di tensione vs(t)v_s(t) con RsR_s in serie, eventualmente con una capacità tra i morsetti. Altri sensori non generano nulla, ma cambiano un parametro: un termometro a resistenza è un resistore il cui valore dipende dalla temperatura, e un circuito di lettura deve trasformare quel valore in una tensione. Un attuatore compie un lavoro sul mondo esterno, quindi assorbe potenza, e nei casi più semplici si descrive con una resistenza di carico RLR_L.

I modelli elettrici di sensori e attuatori In alto tre schemi con due morsetti di uscita ciascuno. Il primo è un generatore di corrente i s con in parallelo una resistenza R s: un sensore che produce una corrente. Il secondo è un generatore di tensione v s con in serie una resistenza R s: un sensore che produce una tensione. Il terzo è un resistore variabile R s(t): un sensore la cui resistenza cambia con la grandezza misurata. In basso un riquadro, il circuito di attuazione, alimenta con la corrente i o una resistenza di carico R L, l'attuatore. is Rs vs Rs Rs(t) corrente tensione resistenza circuito di attuazione io RL attuatore

I modelli elettrici di sensori e attuatori. In alto un sensore che produce una corrente, uno che produce una tensione, uno che cambia resistenza; in basso un circuito di attuazione che fornisce la potenza a un carico RLR_L.

Proposizione (lettura di un sensore)

Un circuito con resistenza di ingresso RinR_{in} collegato a un sensore di tensione vsv_s con resistenza RsR_s riceve vin=vsRin/(Rin+Rs)v_{in} = v_s\,R_{in}/(R_{in} + R_s); collegato a un sensore di corrente isi_s con resistenza RsR_s in parallelo riceve iin=isRs/(Rs+Rin)i_{in} = i_s\,R_s/(R_s + R_{in}). Per leggere una tensione serve RinRsR_{in} \gg R_s, per leggere una corrente RinRsR_{in} \ll R_s.

Dimostrazione.

Nel primo caso RsR_s e RinR_{in} sono in serie e formano un partitore di tensione; nel secondo sono in parallelo e formano un partitore di corrente, come nell’articolo sul resistore. Il rapporto Rin/(Rin+Rs)R_{in}/(R_{in} + R_s) tende a 11 quando Rin/RsR_{in}/R_s \to \infty, il rapporto Rs/(Rs+Rin)R_s/(R_s + R_{in}) quando Rin/Rs0R_{in}/R_s \to 0.

Fine della dimostrazione.

Un voltmetro ideale ha resistenza di ingresso infinita, un amperometro ideale nulla, e la proposizione dice quanto si sbaglia con quelli reali. La stessa idea torna in tutto il percorso: un circuito che deve ricevere una tensione deve assorbire poca corrente, uno che deve ricevere una corrente deve lasciarla passare senza opporre tensione.

La costante di tempo e il polo

Un circuito con un solo condensatore, per il teorema del transitorio del primo ordine, risponde a un gradino con un esponenziale di costante di tempo τ=ReqC\tau = R_{eq}C: dopo τ\tau ha fatto il 63%63\% del cammino, dopo 2,3τ2{,}3\,\tau il 90%90\%, e la pendenza massima è all’inizio, uguale al salto diviso τ\tau. Il condensatore rallenta il circuito, e la costante di tempo dice di quanto. Con segnali sinusoidali lo stesso fatto si legge in frequenza.

Proposizione (risposta in frequenza di un circuito RC)

Un resistore RR in serie a un condensatore CC, con l’ingresso sinusoidale di frequenza ff applicato alla serie e l’uscita sul condensatore, dà in uscita una sinusoide della stessa frequenza, con ampiezza

VoutVin=11+(f/fp)2,fp=12πRC=12πτ,\frac{V_{out}}{V_{in}} = \frac{1}{\sqrt{1 + (f/f_p)^2}} , \qquad f_p = \frac{1}{2\pi RC} = \frac{1}{2\pi\tau} ,

e in ritardo di arctan(f/fp)\arctan(f/f_p).

Dimostrazione.

Con i fasori il circuito è un partitore tra le impedenze RR e 1/(jωC)1/(j\omega C):

VˉoutVˉin=1/(jωC)R+1/(jωC)=11+jωRC=11+jf/fp,\frac{\bar V_{out}}{\bar V_{in}} = \frac{1/(j\omega C)}{R + 1/(j\omega C)} = \frac{1}{1 + j\omega RC} = \frac{1}{1 + jf/f_p} ,

con ω=2πf\omega = 2\pi f. Il modulo del numero complesso 1+jf/fp1 + jf/f_p è 1+(f/fp)2\sqrt{1 + (f/f_p)^2} e il suo argomento è arctan(f/fp)\arctan(f/f_p); il reciproco ha il modulo inverso e l’argomento opposto.

Fine della dimostrazione.

La frequenza fpf_p è la frequenza del polo. Molto sotto il polo il condensatore ha il tempo di seguire la tensione, si comporta come un circuito aperto e l’uscita copia l’ingresso. Molto sopra non fa in tempo, si comporta quasi come un cortocircuito, e l’uscita si divide per dieci ogni volta che la frequenza si moltiplica per dieci. Il circuito è un filtro passa-basso: lascia passare le variazioni lente e toglie quelle rapide. Siccome un segnale qualsiasi è una somma di sinusoidi, per Fourier, un circuito con un polo a fpf_p riproduce fedelmente solo le componenti del segnale sotto quella frequenza, e smussa le transizioni più rapide di τ\tau.

La risposta di un filtro passa-basso Un grafico con la frequenza in orizzontale, in scala logaritmica da un centesimo a cento volte la frequenza del polo, e il rapporto tra l'ampiezza di uscita e quella di ingresso in verticale, da zero a uno. La curva blu vale quasi uno alle frequenze basse, passa per 0,707 alla frequenza del polo, segnata da una linea tratteggiata, e scende verso zero alle frequenze alte, dividendosi per dieci ogni volta che la frequenza si moltiplica per dieci. fₚ/100fₚ/10fₚ10 fₚ100 fₚ 1 0,707 0 |H| frequenza

Il rapporto tra le ampiezze della sinusoide di uscita e di ingresso in un circuito RC, con la frequenza in scala logaritmica. Alla frequenza del polo il rapporto è 1/21/\sqrt2; dieci volte sopra è circa 0,10{,}1.

Misurare senza disturbare

L’oscilloscopio mostra l’andamento nel tempo di una tensione. Il suo ingresso non è un voltmetro ideale: equivale a una resistenza RiR_i, di solito 11 MΩ, in parallelo a una capacità CiC_i di qualche decina di picofarad, a cui si somma quella del cavo. Collegato con un semplice filo a un nodo con resistenza equivalente di Thévenin RR, aggiunge a quel nodo una costante di tempo RCiRC_i e un polo: con R=5R = 5 kΩ e Ci=10C_i = 10 pF il polo è a 33 MHz, e un segnale più rapido viene deformato dalla misura stessa, qualunque sia la banda dello strumento. Per questo si usano le sonde compensate.

Oscilloscopio digitale da banco bianco, con lo schermo che mostra in giallo un'onda quadra e in blu il suo spettro, i tasti dei menu ai lati dello schermo, manopole e pulsanti a destra e quattro connettori di ingresso in basso.

Un oscilloscopio digitale a quattro canali. Sullo schermo, in giallo, un’onda quadra e, in blu, il suo spettro, calcolato dallo strumento con la trasformata di Fourier veloce (FFT). I quattro connettori rotondi in basso sono gli ingressi, a cui si collegano le sonde; molti oscilloscopi hanno anche un’uscita a onda quadra per tarare la compensazione delle sonde.

Alex P. Kok, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
La sonda compensata di un oscilloscopio Uno schema. A sinistra un generatore di tensione V in, il circuito da misurare. Da lì un conduttore entra nella sonda, un riquadro tratteggiato che contiene un resistore R c e un condensatore C c in parallelo. All'uscita della sonda il conduttore arriva all'ingresso dell'oscilloscopio, un secondo riquadro tratteggiato con un resistore R i e un condensatore C i verso massa. La tensione sull'ingresso dell'oscilloscopio è V osc. Vin Rc Cc Ri Ci Vosc sonda oscilloscopio

Una sonda compensata collegata all’ingresso di un oscilloscopio. La sonda è un resistore RcR_c con un condensatore CcC_c in parallelo, regolabile; l’ingresso dello strumento è RiR_i in parallelo a CiC_i.

Teorema (partitore compensato)

Nel circuito della figura, con un gradino di ampiezza VinV_{in} all’istante t=0t = 0 e i condensatori inizialmente scarichi, la tensione letta dall’oscilloscopio è

Vosc(t)=Vosc()+[Vosc(0+)Vosc()]et/τ,V_{osc}(t) = V_{osc}(\infty) + \big[V_{osc}(0^+) - V_{osc}(\infty)\big]\,e^{-t/\tau} ,

con

Vosc(0+)=CcCc+CiVin,Vosc()=RiRi+RcVin,τ=(Cc+Ci)RcRiRc+Ri.V_{osc}(0^+) = \frac{C_c}{C_c + C_i}\,V_{in} , \qquad V_{osc}(\infty) = \frac{R_i}{R_i + R_c}\,V_{in} , \qquad \tau = (C_c + C_i)\,\frac{R_cR_i}{R_c + R_i} .

Se RcCc=RiCiR_cC_c = R_iC_i il salto iniziale è già il valore finale, la risposta è un gradino, e in regime sinusoidale il rapporto Vˉosc/Vˉin=Ri/(Ri+Rc)\bar V_{osc}/\bar V_{in} = R_i/(R_i + R_c) è lo stesso a tutte le frequenze.

Dimostrazione.

La tensione su CcC_c è VinVoscV_{in} - V_{osc}, quindi il circuito ha una sola variabile di stato, VoscV_{osc}. La legge delle correnti nel nodo di uscita, per t>0t > 0 con VinV_{in} costante, è

Ccd(VinVosc)dt+VinVoscRc=CidVoscdt+VoscRi,C_c\,\frac{d(V_{in} - V_{osc})}{dt} + \frac{V_{in} - V_{osc}}{R_c} = C_i\,\frac{dV_{osc}}{dt} + \frac{V_{osc}}{R_i} ,

cioè (Cc+Ci)dVosc/dt+Vosc(1/Rc+1/Ri)=Vin/Rc(C_c + C_i)\,dV_{osc}/dt + V_{osc}\,(1/R_c + 1/R_i) = V_{in}/R_c: un’equazione del primo ordine con costante di tempo τ=(Cc+Ci)RcRi/(Rc+Ri)\tau = (C_c + C_i)\,R_cR_i/(R_c + R_i) e valore di regime VinRi/(Ri+Rc)V_{in}R_i/(R_i + R_c). All’istante del gradino le correnti nei resistori sono finite e non spostano carica in un tempo nullo; il nodo di uscita, isolato tra le armature dei due condensatori, conserva la sua carica totale, che era zero: CiVosc(0+)Cc[VinVosc(0+)]=0C_i\,V_{osc}(0^+) - C_c\,[V_{in} - V_{osc}(0^+)] = 0, da cui Vosc(0+)=CcVin/(Cc+Ci)V_{osc}(0^+) = C_cV_{in}/(C_c + C_i). Il salto uguaglia il valore finale se Cc/(Cc+Ci)=Ri/(Ri+Rc)C_c/(C_c + C_i) = R_i/(R_i + R_c), cioè CcRc=CiRiC_cR_c = C_iR_i. In regime sinusoidale ciascun parallelo ha impedenza R/(1+jωRC)R/(1 + j\omega RC); se i due prodotti RCRC sono uguali a τ0\tau_0, i fattori 1+jωτ01 + j\omega\tau_0 si semplificano nel partitore, e resta Ri/(Ri+Rc)R_i/(R_i + R_c).

Fine della dimostrazione.

La risposta al gradino di una sonda compensata e non compensata Un grafico con il tempo in microsecondi in orizzontale, da 0 a 50, e la tensione letta dall'oscilloscopio in verticale, in unità del suo valore finale. La curva blu, sonda compensata, sale di colpo a uno e resta lì. La curva arancione, sonda sottocompensata, sale di colpo a circa 0,5 e poi cresce lentamente verso uno. La curva grigia, sonda sovracompensata, sale di colpo a due e poi scende lentamente verso uno. 01020304050 1 2 0 microsecondi sovracompensata compensata sottocompensata

La tensione letta dall’oscilloscopio dopo un gradino, in unità del valore finale, con Rc=9R_c = 9 MΩ, Ri=1R_i = 1 MΩ, Ci=10C_i = 10 pF e tre valori di CcC_c. Con Cc=1,11C_c = 1{,}11 pF la sonda è compensata e la risposta è un gradino pulito; con meno capacità il fronte si arrotonda, con di più compare un picco che si smorza in una decina di microsecondi.

La sonda compensata divide la tensione per dieci, ma rispetto a un filo presenta al circuito una resistenza dieci volte più grande e una capacità circa dieci volte più piccola, la serie di CcC_c e CiC_i. La compensazione si regola con una vite sulla sonda guardando l’onda quadra di prova: angoli arrotondati vogliono più capacità, un picco sui fronti meno.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un nodo con resistenza equivalente di Thévenin di 55 kΩ viene osservato con un oscilloscopio che ha 11 MΩ e 1010 pF di ingresso. Qual è la frequenza massima che il collegamento con un filo lascia passare senza deformare il segnale? E con una sonda compensata da 99 MΩ e 1,111{,}11 pF?

Con il filo il nodo vede 11 MΩ, trascurabile rispetto a 55 kΩ, e 1010 pF: τ=5×10310×1012=50\tau = 5\times10^3\cdot10\times10^{-12} = 50 ns e fp=1/(2π50 ns)=3,2f_p = 1/(2\pi\cdot 50\ \text{ns}) = 3{,}2 MHz. Con la sonda il nodo vede 1010 MΩ e la serie delle due capacità, 1,1110/11,11=1,01{,}11\cdot 10/11{,}11 = 1{,}0 pF: τ=5\tau = 5 ns e fp=32f_p = 32 MHz.

Commento: l’ampiezza sullo schermo è un decimo, e l’oscilloscopio la moltiplica per dieci se gli si dice che sonda si usa. La resistenza di 1010 MΩ in parallelo al nodo sposta la tensione continua di meno dello 0,05%0{,}05\%.

Esercizio 2. Un generatore VinV_{in} alimenta un resistore R1=1R_1 = 1 kΩ in serie al parallelo di R2=2R_2 = 2 kΩ e C=20C = 20 pF, inizialmente scarico. All’istante zero VinV_{in} passa da 00 a 22 V. Calcola la tensione VuV_u sul condensatore subito dopo il gradino e a regime, le correnti nei resistori subito dopo il gradino, la carica finale e la costante di tempo.

Subito dopo il gradino Vu=0V_u = 0, perché la tensione del condensatore è continua. In R1R_1 passano 2/1000=22/1000 = 2 mA, in R2R_2 niente: tutta la corrente carica il condensatore. A regime il condensatore non assorbe corrente e Vu=22/3=1,33V_u = 2\cdot 2/3 = 1{,}33 V, con una carica Q=CVu=26,7Q = CV_u = 26{,}7 pC. Con il generatore spento il condensatore vede R1R_1 e R2R_2 in parallelo, 667 Ω667\ \Omega, e τ=66720×1012=13,3\tau = 667\cdot 20\times10^{-12} = 13{,}3 ns.

Commento: la costante di tempo non dipende dall’ampiezza del gradino. Un gradino di 44 V avrebbe un valore finale doppio e la stessa τ\tau: la velocità con cui la tensione sale, all’inizio, sarebbe doppia.

Esercizio 3. Un generatore di corrente di 100100 μA, acceso all’istante zero, alimenta un nodo VaV_a collegato a massa da R1=10R_1 = 10 kΩ e, attraverso R2=5R_2 = 5 kΩ, da un condensatore C=10C = 10 nF scarico. Calcola VaV_a e la tensione del condensatore subito dopo l’accensione e a regime, e la costante di tempo.

Subito dopo, il condensatore è a 00 V e si comporta come un cortocircuito: la corrente si divide tra R1R_1 e R2R_2 in parallelo, 3,333{,}33 kΩ, e Va=0,333V_a = 0{,}333 V. A regime nel condensatore non passa corrente, tutta la corrente va in R1R_1, Va=1V_a = 1 V, e anche il condensatore è a 11 V, perché in R2R_2 non passa corrente. Con il generatore di corrente spento, cioè aperto, R1R_1 e R2R_2 sono in serie verso il condensatore, e τ=15 kΩ10 nF=150\tau = 15\ \text{k}\Omega\cdot 10\ \text{nF} = 150 μs.

Commento: un generatore di corrente spento è un circuito aperto, uno di tensione un cortocircuito; confonderli è l’errore più comune nel calcolo delle costanti di tempo. Se R1R_1 mancasse, il condensatore sarebbe caricato da una corrente costante e la sua tensione crescerebbe a rampa, 1010 mV ogni μs, senza un regime.

Esercizio 4. Un sensore produce una tensione di 5050 mV con una resistenza interna di 1010 kΩ. Quale tensione legge un circuito con resistenza di ingresso di 11 MΩ? E uno con 1010 MΩ?

vin=50106/(106+104)=49,5v_{in} = 50\cdot 10^6/(10^6 + 10^4) = 49{,}5 mV con 11 MΩ, un errore dell’1%1\%; con 1010 MΩ, 49,9549{,}95 mV, lo 0,1%0{,}1\%.

Commento: se la resistenza del sensore cambia con la temperatura, anche l’errore cambia, e non si può correggere con una taratura. Per questo i circuiti di lettura dei sensori di tensione hanno resistenze di ingresso molto più grandi di quelle dei sensori, di solito ottenute con un amplificatore operazionale.

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