Integratore a finestra e boxcar averager
Percorso: Strumentazione elettronica · 11 di 17
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Indice
Un impulso nel rumore
Il filtro dell’articolo precedente mediava un segnale costante. Se il segnale è invece un impulso breve — la luce raccolta da un fotomoltiplicatore dopo un lampo laser, il segnale di un rivelatore di particelle, l’eco di un sonar — il filtro passa-basso si trova in difficoltà. Con una costante di tempo molto più corta della durata dell’impulso l’uscita segue il segnale, ma raccoglie molto rumore; con una lunga il rumore scende, ma l’impulso non fa in tempo a caricare il condensatore e il segnale si abbassa.
Proposizione (impulso rettangolare con un filtro RC)
Un impulso rettangolare di ampiezza e durata , in un rumore bianco di densità unilatera , all’uscita di un filtro RC letta alla fine dell’impulso dà
massimo per , dove vale .
La risposta al gradino di ampiezza è , e il massimo dell’uscita è il suo valore alla fine dell’impulso, perché dopo l’uscita decade. Il rumore efficace è , e il rapporto dei due è quello dell’enunciato. Con il rapporto è proporzionale a , e annullando la derivata si ha , cioè , la cui soluzione non nulla è . Allora e .
Fine della dimostrazione.
Un filtro che invece integrasse l’ingresso solo per la durata dell’impulso farebbe meglio. Per la proposizione sulla media uniforme dell’articolo precedente, con un segnale costante dentro una finestra di durata il peso migliore è quello costante, e il rumore che passa è : con il rapporto segnale-rumore è , l’ in più del filtro RC ottimo. E soprattutto il filtro non raccoglie nulla fuori dalla finestra: se gli impulsi sono rari, tutto il tempo tra un impulso e l’altro non aggiunge rumore.
Il rapporto segnale-rumore per un impulso rettangolare in un rumore bianco, in unità di . Il filtro RC ha un massimo quando la costante di tempo è otto decimi della durata dell’impulso; la finestra lunga quanto l’impulso fa meglio dell’.
Un filtro che si accende e si spegne non è più tempo-invariante, e la teoria dell’articolo sul rumore nei circuiti non basta: serve estenderla.
Filtri tempo-varianti
Un sistema lineare ma non tempo-invariante non ha una risposta all’impulso sola: ha una risposta che dipende anche da quando l’impulso arriva. Si chiama funzione peso la risposta all’istante a un impulso applicato all’istante , e per la linearità l’uscita è
con per , perché l’effetto non precede la causa. Per un sistema tempo-invariante , la risposta all’impulso ribaltata e spostata, ma in generale dipende separatamente dai due istanti.
Teorema (rumore in un filtro tempo-variante)
Se all’ingresso di un filtro con funzione peso c’è un processo stazionario a media nulla con autocorrelazione , l’uscita ha valore quadratico medio
che in generale dipende da : l’uscita non è stazionaria. Per un rumore bianco con densità unilatera ,
Portando la media sull’insieme dentro gli integrali,
Con e l’integrale in a fissato è , e resta la prima formula. Con sopravvive solo , e .
Fine della dimostrazione.
È la stessa struttura del caso tempo-invariante, con l’autocorrelazione della risposta all’impulso sostituita da quella della funzione peso, calcolata all’istante in cui si legge l’uscita. Nel dominio delle frequenze si definisce , la trasformata di rispetto a , e per il teorema di Parseval il rumore è con le densità bilatere; il segnale, però, non si scrive più come , e per i filtri tempo-varianti conviene quasi sempre lavorare nel tempo.
L’integratore a finestra
L’integratore a finestra è il filtro tempo-variante più semplice: un integratore che lavora solo mentre un interruttore è chiuso. L’interruttore collega l’ingresso all’integratore per la durata della finestra, e un secondo interruttore , in parallelo al condensatore, scarica l’integratore prima della finestra successiva. La finestra è aperta da un segnale di trigger, ricavato di solito dall’esperimento — l’impulso di scarica del laser, il segnale di sincronismo del generatore.
L’integratore a finestra: mentre è chiuso l’ingresso viene integrato, poi l’uscita resta ferma finché non azzera il condensatore. L’impulso, invisibile nel rumore all’ingresso, all’uscita diventa un salto netto, perché il rumore fuori dalla finestra non conta e quello dentro si media.
Proposizione (integratore a finestra)
Un integratore a finestra con guadagno e finestra di durata ha funzione peso dentro la finestra e zero fuori. La sua uscita, letta dopo la finestra, è
e con un rumore bianco di densità unilatera
dove la banda equivalente di rumore si calcola da , che si annulla alle frequenze .
Un impulso che arriva dentro la finestra viene integrato, e l’integrale di un impulso è un gradino: il suo contributo all’uscita finale è , qualunque sia l’istante di arrivo. Un impulso che arriva fuori non lascia traccia, perché l’integratore è azzerato. L’uscita è quindi l’integrale dell’ingresso per , cioè volte la media dell’ingresso sulla finestra. Il rumore viene dal teorema precedente, . La trasformata della funzione peso è quella di un rettangolo alto e lungo , ritardato di ; il suo valore in è l’area , e il massimo del modulo. Per Parseval , e la banda equivalente è metà di questo, diviso per .
Fine della dimostrazione.
Il rapporto segnale-rumore si confronta con quello all’ingresso come nell’articolo precedente. Con un rumore quasi bianco di tempo di correlazione , cioè con banda , e un segnale costante durante la finestra, all’uscita si ha e all’ingresso :
la stessa forma del filtro passa-basso. A parità di rumore un integratore a finestra equivale a un filtro RC con , perché . Gli zeri della funzione di trasferimento servono anche a un altro scopo: scegliendo la finestra multipla del periodo di un disturbo periodico — la rete, il clock di un convertitore — il disturbo si cancella, come per la media su una finestra.
Un integratore a finestra reale ha qualche dettaglio in più. Il segnale di trigger passa per un discriminatore e per la logica di comando, che introducono un ritardo difficile da prevedere: si mette allora un ritardo fisso e abbondante sulla linea del segnale e un ritardo variabile su quella del comando, e lo si regola finché la finestra cade sull’impulso. Le finestre vanno da qualche nanosecondo a decine di microsecondi, il guadagno da a , e tra una finestra e l’altra serve un tempo morto di qualche microsecondo per azzerare il condensatore, che limita la frequenza di ripetizione a qualche decina di kilohertz.
Impulsi ripetuti: il boxcar averager
Se gli impulsi sono molti e uguali, misurarne uno solo è uno spreco. Basta non azzerare il condensatore: ogni finestra aggiunge il suo contributo, i segnali si sommano in fase mentre i rumori si sommano in quadratura, e dopo impulsi il rapporto segnale-rumore è migliorato di . Il boxcar averager fa questo con una media esponenziale invece che uniforme: è un filtro RC il cui interruttore lo collega all’ingresso solo durante le finestre, e che tra una finestra e l’altra tiene il valore raggiunto, perché il condensatore non ha dove scaricarsi.
La funzione peso si costruisce con lo stesso ragionamento di prima. Un impulso che arriva durante una finestra carica il condensatore, e quella carica decade solo mentre l’interruttore è chiuso: il peso è , con il tempo di interruttore chiuso che passa tra l’arrivo dell’impulso e la lettura. Un impulso che arriva a interruttore aperto non entra. La funzione peso è quindi l’esponenziale di un filtro RC, tagliata a pezzi e con le pause intercalate.
Le funzioni peso all’istante , alla fine dell’ultima finestra. L’integratore a finestra pesa uniformemente solo l’ultima; il boxcar averager pesa tutte le finestre con un’esponenziale che avanza solo quando l’interruttore è chiuso, e nel tempo equivalente, tolte le pause, è esattamente quella di un filtro RC; il ratemeter lascia decadere l’esponenziale anche durante le pause.
Proposizione (boxcar averager)
Con un segnale costante durante le finestre e un rumore bianco di densità unilatera , un boxcar averager con costante di tempo e finestre di durata dà, a regime, la stessa uscita e lo stesso rumore di un filtro RC con la stessa :
Su una sola finestra si avrebbero invece
e il rapporto tra i due rapporti segnale-rumore è la radice del numero equivalente di campioni
Nel tempo equivalente, in cui le pause vengono tolte e le finestre attaccate una all’altra, la funzione peso diventa l’esponenziale di un filtro RC. Sia il segnale, con costante durante le finestre, sia il rumore bianco, , dipendono solo dai valori che la funzione peso assume, non da dove stanno: togliere le pause non cambia né l’uno né l’altro. Quindi e , come per il filtro RC.
Per la singola finestra si integra sull’ultima soltanto, con tra e :
Il rapporto tra i due rapporti segnale-rumore è
perché . Per il numeratore tende a e il denominatore a .
Fine della dimostrazione.
è il numero di impulsi su cui la media esponenziale si estende davvero: con sono un centinaio. Il tempo per arrivare a regime è di circa nel tempo equivalente, cioè finestre, e dipende quindi dalla frequenza di ripetizione degli impulsi; il rapporto segnale-rumore finale, no.
Quattrocento impulsi ripetuti, ciascuno misurato con un rumore grande quanto il segnale (punti grigi), e l’uscita di un boxcar averager con : sale verso il valore vero in qualche centinaio di impulsi e poi resta, con un rumore dieci volte più piccolo di quello di una misura singola.
Il confronto con il filtro passa-basso cambia se il rumore non è bianco. Il rumore all’uscita è , e l’autocorrelazione della funzione peso di un boxcar non è un’esponenziale larga come quella del filtro RC: è una serie di picchi, larghi , alle distanze multiple del periodo di ripetizione, con la stessa altezza in . Se il rumore è correlato su tempi più lunghi di ma più corti del periodo, il boxcar ne raccoglie molto meno, perché conta solo il picco centrale: campionare a intervalli lunghi rende indipendenti campioni che un filtro continuo vedrebbe correlati.
I boxcar commerciali hanno finestre da un paio di nanosecondi a qualche decina di microsecondi, numero equivalente di campioni da uno a qualche migliaio e frequenza di ripetizione fino a un centinaio di kilohertz. Oltre alla misura a finestra fissa esiste il recupero della forma d’onda: si sposta poco per volta il ritardo del trigger, mediando su molti impulsi a ogni posizione, e si ricostruisce punto per punto la forma dell’impulso. È lo stesso principio del campionamento in tempo equivalente degli oscilloscopi a campionamento, e permette di ricostruire segnali molto più veloci di quanto l’elettronica di misura saprebbe seguire in tempo reale.
Il ratemeter
Spostando l’interruttore prima del buffer si ottiene un circuito che sembra uguale ma non lo è: il ratemeter. L’interruttore aperto stacca l’ingresso, ma il condensatore continua a scaricarsi sulla resistenza, perché il buffer che lo precede resta collegato. La funzione peso è allora l’esponenziale del filtro RC nel tempo vero, campionata dalle finestre: le finestre più vecchie pesano molto meno che in un boxcar.
Proposizione (ratemeter)
Con finestre di durata ogni , segnale costante durante le finestre e rumore bianco di densità unilatera , un ratemeter con costante di tempo dà
e il suo numero equivalente di campioni è
sempre minore di quello di un boxcar con la stessa .
Il contributo della finestra -esima all’indietro, con tra e e la lettura in , è
e la somma su è una serie geometrica di ragione , che dà la prima formula. Allo stesso modo il contributo della finestra -esima a è quello della prima moltiplicato per , e la somma della serie geometrica di ragione dà il rumore. Il rapporto tra il rapporto segnale-rumore così ottenuto e quello di una finestra sola è la radice di , con lo stesso passaggio della proposizione precedente, applicato a .
Fine della dimostrazione.
La differenza tra i due circuiti è tutta qui: nel boxcar conta solo quanti impulsi si sommano, nel ratemeter conta anche quanto tempo passa tra uno e l’altro, perché nel frattempo la memoria si scarica. Con impulsi radi il ratemeter è molto peggiore; con impulsi fitti, , i due coincidono. In compenso il ratemeter ha una proprietà che gli dà il nome: per la sua uscita vale circa , proporzionale alla frequenza degli impulsi, ed è il circuito con cui si misura il rateo di conteggio di un rivelatore di radiazione.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Un impulso triangolare sale da zero ad in μs e poi torna a zero di colpo, in un rumore bianco di nV/√Hz. Qual è l’ampiezza minima misurabile, con rapporto segnale-rumore , usando un filtro RC con μs? E con un integratore a finestra, scegliendo la finestra migliore? E se l’impulso è rovesciato, cioè parte da e scende a zero?
Soluzione. Il rumore del filtro RC è μV, e la sua uscita, massima alla fine della rampa, vale : serve μV. L’integratore a finestra, con la finestra che finisce con l’impulso, dà un segnale e un rumore , cioè
massimo per , dove vale : con V⁻¹ si ha μV. Integrando tutto l’impulso sarebbe μV. Per l’impulso rovesciato l’integratore non cambia, mentre il filtro RC ha uscita , massima in , dove vale : serve μV.
Commento. La finestra migliore non è tutto l’impulso: la prima parte della rampa porta poco segnale e tutto il suo rumore, e conviene lasciarla fuori. Il filtro RC, invece, dipende dalla forma: con la rampa rovesciata il segnale arriva quando il filtro non ha ancora memoria, e perde un altro .
Esercizio 2. Un impulso di forma , con μs, arriva con un rumore bianco di densità unilatera V²/Hz. Quale finestra, centrata sul massimo, dà il rapporto segnale-rumore migliore?
Soluzione. Con l’origine nel massimo il segnale è . Una finestra larga , centrata, dà e un rumore . Posto ,
e annullando la derivata di si ottiene , cioè , da cui μs e . Il rapporto segnale-rumore è con in volt: per serve mV.
Commento. Anche qui la finestra migliore è più stretta dell’impulso, e prendere tutto l’impulso () costerebbe il . Il massimo è però molto piatto: sbagliare la finestra del toglie meno dell’.
Esercizio 3. L’impulso triangolare del primo esercizio si ripete volte al secondo, con μV, cioè con rapporto segnale-rumore su ogni impulso. Che boxcar averager serve per arrivare a ? E se l’ampiezza si può considerare costante solo per s?
Soluzione. Serve , cioè ms con la finestra μs del primo esercizio. Il regime si raggiunge dopo circa finestre, cioè s. Se la misura dura al massimo s gli impulsi disponibili sono : conviene allungare la costante di tempo fino a usarli tutti, , cioè ms, che dà e .
Commento. La costante di tempo si sceglie in modo che la memoria del filtro copra tutto il tempo di misura e non di più: più corta butta via impulsi, più lunga non fa in tempo ad arrivare a regime. Con una media uniforme su tutti i impulsi si avrebbe , il meglio: è il solito vantaggio del peso uniforme, che però richiede di sapere in anticipo quando la misura finisce.
Esercizio 4. Impulsi rettangolari di μV e μs si ripetono ogni ms, dopo un amplificatore con rumore di nV/√Hz e banda di kHz. Quanto vale il rapporto segnale-rumore di un integratore a finestra? Quali e servono in un boxcar per arrivare a ? E che vincolo pone una corrente di polarizzazione di pA nel buffer che segue il condensatore?
Soluzione. La finestra naturale è l’impulso, μs: . All’ingresso il rumore efficace è μV, cioè , e il rapporto tra i due è con kHz e kHz. Per arrivare a serve , cioè ms. Il resistore del filtro deve avere un rumore trascurabile rispetto a quello dell’amplificatore, , cioè k: con k serve nF. La corrente di polarizzazione scarica il condensatore durante le pause, e all’equilibrio la scarica pareggia la carica: . Perché l’errore resti sotto l’ di serve , e allora μF.
Commento. Il vincolo sulla corrente di polarizzazione è severo perché le pause sono cinquanta volte più lunghe delle finestre: la perdita si accumula per tutto quel tempo, mentre la ricarica ha solo la finestra per rimediare. Con condensatori così grandi si usano buffer a JFET o CMOS, con correnti di polarizzazione di pochi picoampere o meno. Anche la resistenza di ingresso del buffer conta: se fosse M, la scarica durante le pause aggiungerebbe un termine accanto a nel numero equivalente di campioni.
Esercizio 5. Con gli stessi impulsi dell’esercizio precedente, che rapporto segnale-rumore darebbe un ratemeter con ms? E quanto dovrebbe valere per arrivare a ?
Soluzione. Il periodo è ms, e : la media si estende su poco più di un impulso. Il rapporto segnale-rumore è quello della singola finestra, , per , cioè . Per arrivare a servirebbe anche qui, cioè ms, cinquanta volte più della costante di tempo del boxcar.
Commento. Con impulsi radi il boxcar vince nettamente, perché non dimentica nulla tra un impulso e l’altro. Il ratemeter, in cambio, con molto più lunga del periodo dà un’uscita proporzionale alla frequenza degli impulsi, , qui un cinquantesimo dell’ampiezza: non è un difetto ma il suo scopo, misurare quanti impulsi arrivano al secondo.
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