Vai al contenuto
Emmy

Il resistore

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Circuiti elettrici · 2 di 14

Prima di questo, potrebbe interessarti: Tensione, corrente e leggi di Kirchhoff

Indice

Il componente più semplice

Il resistore è il componente che si trova in qualsiasi circuito, dal carica batterie al satellite, e anche quello che trasforma energia elettrica in calore nei forni, negli scaldabagno e nelle stufe. In italiano la stessa parola, resistenza, indica spesso il componente e la grandezza che lo caratterizza; qui il componente si chiama resistore e la grandezza resistenza. Le notizie sui resistori commerciali vengono dalle norme IEC 60062 e IEC 60063 e dai cataloghi dei costruttori.

Il campo di conduzione

Si parte da un esperimento semplice: si applica una tensione agli estremi di un conduttore. Nel conduttore nasce un campo elettrico E\mathbf E, che spinge le cariche libere con la forza qEq\mathbf E. Le cariche però non accelerano senza limite: urtano continuamente il reticolo, e si comportano come corpi in un fluido molto viscoso, dove la velocità media diventa in fretta proporzionale alla forza.

Definizione (mobilità, conducibilità, resistività)

In un conduttore in cui i portatori liberi, nn per unità di volume e di carica qq, acquistano la velocità media u=±μE\mathbf u = \pm\mu\,\mathbf E (con il segno di qq), la costante μ>0\mu > 0 è la mobilità, in m²/(V·s). La densità di corrente è allora

J=nqu=σE,σ=nqμ,\mathbf J = nq\,\mathbf u = \sigma\,\mathbf E, \qquad \sigma = n\,|q|\,\mu ,

che è la legge di Ohm in forma locale. σ\sigma è la conducibilità, in S/m, e il suo inverso ρ=1/σ\rho = 1/\sigma è la resistività, in Ω·m.

La corrente ha lo stesso verso del campo qualunque sia il segno dei portatori: gli elettroni vanno contro il campo ma hanno carica negativa. Un modello semplice, dovuto a Paul Drude (1900), spiega da dove viene la proporzionalità.

Proposizione (modello di Drude)

Un portatore di massa mm e carica qq, soggetto al campo costante E\mathbf E e a una forza d’attrito (m/τ)u-(m/\tau)\,\mathbf u, partito da fermo, ha velocità

u(t)=qτmE(1et/τ).\mathbf u(t) = \frac{q\tau}{m}\,\mathbf E\,\big(1 - e^{-t/\tau}\big) .

Dopo pochi τ\tau la velocità è qτE/mq\tau\mathbf E/m: la mobilità è μ=qτ/m\mu = |q|\tau/m e la conducibilità σ=nq2τ/m\sigma = nq^2\tau/m.

Dimostrazione.

L’equazione del moto è mdu/dt=qE(m/τ)um\,d\mathbf u/dt = q\mathbf E - (m/\tau)\,\mathbf u. La funzione u(t)\mathbf u(t) dell’enunciato vale zero in t=0t = 0, e sostituendola, mdu/dt=qEet/τm\,d\mathbf u/dt = q\mathbf E\,e^{-t/\tau} e qE(m/τ)u=qEqE(1et/τ)=qEet/τq\mathbf E - (m/\tau)\,\mathbf u = q\mathbf E - q\mathbf E\,(1 - e^{-t/\tau}) = q\mathbf E\,e^{-t/\tau}: l’equazione è soddisfatta, e per l’unicità della soluzione con dato iniziale fissato è quella cercata. Da μ=qτ/m\mu = |q|\tau/m e dalla definizione, σ=nqμ=nq2τ/m\sigma = n|q|\mu = nq^2\tau/m.

Fine della dimostrazione.

Nel rame σ5,96×107\sigma \approx 5{,}96\times10^7 S/m e gli elettroni liberi sono n8,5×1028n \approx 8{,}5\times10^{28} m⁻³. Ne seguono μ=σ/(ne)4,4×103\mu = \sigma/(ne) \approx 4{,}4\times10^{-3} m²/(V·s) e τ=mμ/e2,5×1014\tau = m\mu/e \approx 2{,}5\times10^{-14} s: il regime si raggiunge in qualche centesimo di picosecondo, e per qualsiasi circuito è istantaneo. Con una densità di corrente di 11 A/mm² il campo nel rame è ρJ0,017\rho J \approx 0{,}017 V/m e la velocità di deriva μE7×105\mu E \approx 7\times10^{-5} m/s, lo stesso valore trovato nell’articolo sulle leggi di Kirchhoff contando le cariche.

Il modello è una semplificazione. Tra un urto e l’altro gli elettroni di un metallo si muovono a circa 10610^6 m/s, in direzioni casuali, e la deriva è una minuscola preferenza sovrapposta a questo moto; il perché della loro velocità, e del fatto che la resistività dipenda dalle vibrazioni del reticolo e dalle impurezze, lo spiega la meccanica quantistica. La forma della legge, però, resta: velocità media proporzionale al campo.

Il moto degli elettroni in un conduttore Un tratto di conduttore, un rettangolo con una griglia regolare di ioni del reticolo disegnati come cerchietti vuoti. Sopra, una freccia verso destra indica il campo elettrico E. Nell'animazione quattordici elettroni, punti blu, si muovono a zig-zag: ogni tratto rettilineo finisce con un urto e riparte in una direzione a caso. Nel complesso gli elettroni scivolano lentamente verso sinistra, contro il campo; chi esce dal bordo sinistro rientra da destra. E deriva degli elettroni

Gli elettroni in un conduttore percorrono tratti rettilinei tra un urto e l’altro, in direzioni casuali, e nel complesso scivolano lentamente contro il campo E\mathbf E. Gli ioni del reticolo sono i cerchietti vuoti. Nell’animazione la deriva è esagerata di molti ordini di grandezza: nel rame, con correnti usuali, è circa un decimiliardesimo della velocità tra gli urti.

La resistività è una delle grandezze fisiche con l’intervallo di valori più ampio: tra un buon conduttore e un buon isolante ci sono più di venti ordini di grandezza. I metalli stanno in basso, tra 10810^{-8} e 10610^{-6} Ω·m. I semiconduttori puri stanno in mezzo, e la loro resistività si abbassa di ordini di grandezza aggiungendo impurezze in quantità controllata, cosa su cui si regge tutta l’elettronica. In cima stanno gli isolanti.

La resistività di alcuni materiali Un asse verticale in scala logaritmica, da 10 alla meno 8 a 10 alla 14 ohm per metro, con una tacca ogni due ordini di grandezza. Dal basso: rame e alluminio vicino a 10 alla meno 8, il nicromo a circa 10 alla meno 6, l'acqua di mare a circa 0,2, il silicio puro a circa 2000, l'acqua deionizzata a circa 200 mila; i vetri occupano una fascia da 10 alla 10 a 10 alla 14. 10⁻⁸ 10⁻⁶ 10⁻⁴ 10⁻² 10⁰ 10² 10⁴ 10⁶ 10⁸ 10¹⁰ 10¹² 10¹⁴ rame, alluminio nicromo acqua di mare silicio puro acqua deionizzata vetri ρ (Ω·m)

La resistività di alcuni materiali a temperatura ambiente, in scala logaritmica: ogni tacca è un fattore cento. Rame e alluminio, i metalli dei cavi, stanno sotto 3×1083\times10^{-8} Ω·m; il nicromo, una lega di nichel e cromo usata per le resistenze dei forni, è circa sessanta volte più resistivo del rame. I vetri arrivano oltre 101210^{12} Ω·m.

Resistività e temperatura

Nei metalli la resistività cresce con la temperatura, perché le vibrazioni del reticolo aumentano e gli urti diventano più frequenti. In un intervallo di qualche centinaio di gradi la crescita è quasi lineare, e le tabelle danno la resistività a 20 °C con un coefficiente di temperatura α\alpha:

ρ(T)=ρ20[1+α(T20 C)].\rho(T) = \rho_{20}\,\big[1 + \alpha\,(T - 20\ ^\circ\text C)\big] .

Per il rame α3,9×103\alpha \approx 3{,}9\times10^{-3} K⁻¹, per l’alluminio 4,0×1034{,}0\times10^{-3} K⁻¹: un cavo che si scalda di 5050 gradi aumenta la sua resistenza di circa un quinto. Alcune leghe, come la manganina e la costantana, hanno coefficienti cento volte più piccoli e servono dove la resistenza deve restare ferma, nei resistori di precisione e negli shunt per misurare correnti. Il platino ha un coefficiente stabile e riproducibile, 3,85×1033{,}85\times10^{-3} K⁻¹ nella norma IEC 60751, e un filo di platino da 100 Ω100\ \Omega a 0 °C, il Pt100, è uno dei termometri più usati nell’industria. Nei semiconduttori succede il contrario: al crescere della temperatura aumentano i portatori liberi, e la resistività cala. I termistori NTC sfruttano questo effetto e perdono qualche per cento di resistenza per ogni grado.

Tre sensori di temperatura: una sonda con un tubetto metallico all'estremità di un cavo nero arrotolato e, accanto, due piccoli elementi nudi con due fili sottili, uno piatto e uno cilindrico.

Sensori Pt100. Nella sonda il resistore di platino è chiuso nel tubetto metallico all’estremità del cavo; accanto, due elementi nudi. Lo strumento a cui il sensore è collegato ne misura la resistenza e la converte in temperatura, 0,385 Ω0{,}385\ \Omega per ogni grado.

dirkhb, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La resistenza di un conduttore

Proposizione (resistenza di un filo)

Un conduttore cilindrico di lunghezza \ell, sezione SS e resistività uniforme ρ\rho, percorso in regime stazionario da una corrente II con densità uniforme e parallela all’asse, ha ai capi la tensione V=RIV = RI con

R=ρS.R = \rho\,\frac{\ell}{S} .
Dimostrazione.

La densità di corrente vale J=I/SJ = I/S e, per la legge di Ohm locale, il campo è parallelo all’asse e vale E=ρJ=ρI/SE = \rho J = \rho I/S in ogni punto. Integrando lungo l’asse da un estremo all’altro, V=Ed=E=ρI/SV = \int E\,d\ell = E\,\ell = \rho\,\ell\,I/S.

Fine della dimostrazione.

Un conduttore cilindrico Un cilindro orizzontale visto un po' di lato, con la base di destra evidenziata e indicata con S. Dentro, tre frecce blu parallele all'asse, verso destra, rappresentano la densità di corrente J; sul corpo è scritto ρ. Due conduttori escono dal centro delle basi e finiscono nei morsetti A, a sinistra, e B, a destra; sul conduttore di A una freccia indica la corrente i entrante. Sotto, una quota indica la lunghezza ℓ. J ρ A B i S

Un conduttore cilindrico di lunghezza \ell e sezione SS. La corrente entra dal morsetto AA, attraversa il conduttore con densità J\mathbf J uniforme ed esce da BB. La resistenza cresce con la lunghezza e diminuisce con la sezione, come la difficoltà di far passare acqua in un tubo.

La resistenza dipende dal materiale, attraverso ρ\rho, e dalla geometria, attraverso /S\ell/S. La stessa idea funziona in geometrie meno banali, purché la corrente attraversi superfici equipotenziali parallele tra loro.

Proposizione (resistenza lungo le linee di corrente)

Tra due elettrodi equipotenziali AA e BB la corrente attraversi un materiale di resistività ρ()\rho(\ell) passando per una famiglia di superfici equipotenziali parallele, come piani paralleli, cilindri coassiali o sfere concentriche; sia \ell la distanza da AA, LL quella di BB e S()S(\ell) l’area della superficie a distanza \ell. Se la densità di corrente è uniforme su ciascuna superficie, la resistenza tra AA e BB è

R=0Lρ()S()d.R = \int_0^L \frac{\rho(\ell)}{S(\ell)}\,d\ell .
Dimostrazione.

Il campo elettrico è perpendicolare alle superfici equipotenziali, e per la legge di Ohm locale lo è anche J\mathbf J. In regime stazionario J=0\nabla\cdot\mathbf J = 0, e la legge di Kirchhoff delle correnti applicata alla regione compresa tra due superfici dice che le attraversa la stessa corrente II: su quella a distanza \ell si ha J()S()=IJ(\ell)\,S(\ell) = I. Le superfici sono parallele, quindi le loro normali sono segmenti di lunghezza LL che vanno da AA a BB, e lungo una di esse

VAVB=0LEd=0Lρ()J()d=I0Lρ()S()d.V_A - V_B = \int_0^L E\,d\ell = \int_0^L \rho(\ell)\,J(\ell)\,d\ell = I\int_0^L \frac{\rho(\ell)}{S(\ell)}\,d\ell .

Fine della dimostrazione.

Con ρ\rho ed SS costanti si ritrova R=ρL/SR = \rho L/S. Gli esercizi applicano la formula all’isolante di un cavo coassiale e al dispersore di un impianto di terra.

Le leggi di Ohm e di Joule

Nella teoria dei circuiti il conduttore scompare, e resta il bipolo che ne riassume il comportamento.

Definizione (resistore ideale)

Il resistore ideale di resistenza RR è il bipolo per cui, con la convenzione degli utilizzatori,

v(t)=Ri(t)(legge di Ohm),v(t) = R\,i(t) \quad \text{(legge di Ohm)},

con R0R \ge 0 costante. La conduttanza G=1/RG = 1/R si misura in siemens, e i=Gvi = Gv.

Proposizione (effetto Joule)

Un resistore ideale assorbe la potenza

p=Ri2=Gv20,p = R\,i^2 = G\,v^2 \ge 0 ,

cioè non può mai erogare potenza: è un bipolo passivo.

Dimostrazione.

Con la convenzione degli utilizzatori la potenza assorbita è p=vip = vi, e sostituendo v=Riv = Ri oppure i=Gvi = Gv si ottengono le due espressioni, entrambe non negative.

Fine della dimostrazione.

Il calore si produce dentro il conduttore, punto per punto. Una carica che si muove con velocità u\mathbf u riceve dal campo la potenza qEuq\mathbf E\cdot\mathbf u, e sommando su tutte le cariche di un volumetto dτd\tau si ottiene EJdτ=ρJ2dτ\mathbf E\cdot\mathbf J\,d\tau = \rho J^2\,d\tau, la legge di Joule in forma locale. Che la somma su tutto il conduttore dia proprio RI2RI^2 non è ovvio, e si dimostra.

Proposizione (potenza dissipata nel volume)

Un conduttore, circondato da un isolante, porti in regime stazionario la corrente II tra due elettrodi equipotenziali AA e BB. Allora

τEJdτ=τρJ2dτ=(VAVB)I,\int_\tau \mathbf E\cdot\mathbf J\,d\tau = \int_\tau \rho\,J^2\,d\tau = (V_A - V_B)\,I ,

dove τ\tau è il volume del conduttore.

Dimostrazione.

In regime stazionario il campo è conservativo, E=V\mathbf E = -\nabla V, e J=0\nabla\cdot\mathbf J = 0. Per l’identità (VJ)=VJ+VJ\nabla\cdot(V\mathbf J) = \nabla V\cdot\mathbf J + V\,\nabla\cdot\mathbf J si ha EJ=(VJ)\mathbf E\cdot\mathbf J = -\nabla\cdot(V\mathbf J), e per il teorema della divergenza

τEJdτ=τVJndS.\int_\tau \mathbf E\cdot\mathbf J\,d\tau = -\oint_{\partial\tau} V\,\mathbf J\cdot\mathbf n\,dS .

Sulla superficie laterale, a contatto con l’isolante, Jn=0\mathbf J\cdot\mathbf n = 0. Sull’elettrodo AA il potenziale vale VAV_A e il flusso uscente di J\mathbf J è I-I, perché lì la corrente entra; su BB il potenziale vale VBV_B e il flusso è +I+I. Il secondo membro vale quindi VAIVBIV_A I - V_B I. L’uguaglianza EJ=ρJ2\mathbf E\cdot\mathbf J = \rho J^2 è la legge di Ohm locale.

Fine della dimostrazione.

La proposizione dà anche una definizione di resistenza valida per qualsiasi forma del conduttore, R=τρJ2dτ/I2R = \int_\tau \rho J^2\,d\tau\,/\,I^2, e ha una conseguenza importante: con le sole forze elettriche una corrente stazionaria non può circolare.

Proposizione (senza generatori non c'è corrente)

In regime stazionario, se il campo elettrico è conservativo in tutto lo spazio, la densità di corrente segue ovunque la legge di Ohm locale con σ0\sigma \ge 0 e le correnti occupano una regione limitata, allora J=0\mathbf J = 0 ovunque.

Dimostrazione.

Si ripete il calcolo della proposizione precedente su una sfera abbastanza grande da contenere tutti i conduttori. Sul bordo della sfera J=0\mathbf J = 0, quindi EJdτ=VJndS=0\int \mathbf E\cdot\mathbf J\,d\tau = -\oint V\,\mathbf J\cdot\mathbf n\,dS = 0. Ma EJ=σE2\mathbf E\cdot\mathbf J = \sigma E^2 non è mai negativo, e un integrale nullo di una funzione non negativa (e continua a tratti) impone che sia nulla quasi ovunque: dove σ>0\sigma > 0 il campo è nullo, e con lui J=σE\mathbf J = \sigma\mathbf E; dove σ=0\sigma = 0 la corrente è nulla per definizione.

Fine della dimostrazione.

In un anello fatto solo di resistori la corrente, se c’è, si esaurisce in una frazione di picosecondo. Per mantenerla serve un campo che non sia conservativo, prodotto da un sistema fisico di altra natura: una reazione chimica, un conduttore in moto in un campo magnetico, la luce su una giunzione. È il generatore, a cui è dedicato l’articolo sui generatori.

Due casi limite del resistore hanno un nome. Il cortocircuito ha R=0R = 0: la tensione ai capi è nulla qualunque sia la corrente, che dipende dal resto del circuito. Il circuito aperto ha G=0G = 0: la corrente è nulla qualunque sia la tensione. Entrambi assorbono potenza nulla.

Non tutti i bipoli che dissipano seguono la legge di Ohm. Il filamento di una lampadina a incandescenza, freddo, ha una resistenza molte volte più bassa che acceso, perché la resistività del tungsteno cresce con la temperatura: la relazione v=R(i)iv = R(i)\,i non è una retta. Un bipolo così è un resistore non lineare, e per piccole variazioni attorno a un punto di lavoro si descrive con la resistenza differenziale dv/didv/di. I diodi sono l’esempio più importante, e l’articolo sui metodi di analisi mostra come si risolve graficamente un circuito che li contiene.

Resistori in serie e in parallelo

Definizione (serie, parallelo, equivalenza)

Due bipoli sono in serie se hanno un morsetto in comune e a quel nodo non è collegato nient’altro; sono in parallelo se ciascun morsetto dell’uno è collegato a un morsetto dell’altro. Due bipoli sono equivalenti se hanno la stessa relazione tra tensione e corrente ai morsetti.

Scambiare un bipolo con uno equivalente non cambia niente nel resto del circuito, che dei bipoli vede solo tensioni e correnti ai morsetti.

Proposizione (resistenza equivalente di serie e parallelo)

NN resistori in serie equivalgono a un resistore di resistenza R=R1++RNR = R_1 + \dots + R_N; NN resistori in parallelo equivalgono a un resistore di conduttanza G=G1++GNG = G_1 + \dots + G_N. In particolare due resistori in parallelo equivalgono a

R=R1R2R1+R2.R = \frac{R_1R_2}{R_1 + R_2} .
Dimostrazione.

In serie, la legge delle correnti applicata a ogni nodo interno, dove non è collegato nient’altro, dice che tutti i resistori sono percorsi dalla stessa corrente ii. Per la legge delle tensioni lungo la catena, v=kvk=kRki=(kRk)iv = \sum_k v_k = \sum_k R_k\,i = \big(\sum_k R_k\big)\,i.

In parallelo, la legge delle tensioni dice che tutti i resistori hanno la stessa tensione vv, e la legge delle correnti applicata a uno dei due nodi dà i=kik=kGkvi = \sum_k i_k = \sum_k G_k\,v. Con due resistori G=1/R1+1/R2=(R1+R2)/(R1R2)G = 1/R_1 + 1/R_2 = (R_1 + R_2)/(R_1R_2).

Fine della dimostrazione.

La serie ha resistenza maggiore di ciascuno dei suoi resistori, il parallelo minore, perché la sua conduttanza è maggiore di ciascuna. La formula del prodotto diviso la somma vale solo per due resistori: per tre non si generalizza nel modo ingenuo, e conviene sommare le conduttanze.

Resistori in serie e in parallelo In alto tre resistori R₁, R₂ ed R₃ uno dopo l'altro sullo stesso conduttore, tra il morsetto A a sinistra e il morsetto B a destra: sono in serie, e la resistenza equivalente è R₁ più R₂ più R₃. In basso gli stessi tre resistori affiancati tra due conduttori verticali, collegati uno ad A e l'altro a B: sono in parallelo, e l'inverso della resistenza equivalente è la somma degli inversi. R₁ R₂ R₃ A B R = R₁ + R₂ + R₃ R₁ R₂ R₃ A B 1/R = 1/R₁ + 1/R₂ + 1/R₃

Tre resistori in serie, sopra, e in parallelo, sotto. In serie sono attraversati dalla stessa corrente e le resistenze si sommano; in parallelo hanno la stessa tensione e si sommano le conduttanze.

I partitori

Proposizione (partitori di tensione e di corrente)

Se NN resistori in serie hanno ai capi la tensione vv, la tensione del resistore kk è

vk=vRkR1++RN.v_k = v\,\frac{R_k}{R_1 + \dots + R_N} .

Se NN resistori in parallelo sono attraversati in totale dalla corrente ii, la corrente del resistore kk è

ik=iGkG1++GN,e con due resistorii1=iR2R1+R2.i_k = i\,\frac{G_k}{G_1 + \dots + G_N} , \qquad \text{e con due resistori} \quad i_1 = i\,\frac{R_2}{R_1 + R_2} .
Dimostrazione.

In serie la corrente è i=v/jRji = v/\sum_j R_j per la proposizione precedente, e vk=Rkiv_k = R_k\,i. In parallelo la tensione è v=i/jGjv = i/\sum_j G_j e ik=Gkvi_k = G_k\,v. Con due resistori G1/(G1+G2)=(1/R1)/((R1+R2)/(R1R2))=R2/(R1+R2)G_1/(G_1 + G_2) = (1/R_1)\big/\big((R_1 + R_2)/(R_1R_2)\big) = R_2/(R_1 + R_2).

Fine della dimostrazione.

Nel partitore di corrente la corrente maggiore passa nel resistore più piccolo, e nella formula per due resistori al numeratore c’è l’altro resistore: è l’errore più frequente. Il partitore di tensione vale solo se dal nodo intermedio non esce corrente. Appena gli si collega un carico, la tensione scende; di quanto, lo calcola l’articolo sul potenziometro.

Il potenziale lungo un partitore di tensione Un circuito: a sinistra un generatore da 12 volt con il più in alto; a destra due resistori in serie, R₁ da 1 kilohm in alto e R₂ da 2 kilohm in basso, con il nodo intermedio M; il conduttore in basso è collegato a massa. A destra del circuito una scala verticale dei potenziali, con le tacche a 0, 8 e 12 volt, collegate da linee tratteggiate ai punti del circuito che si trovano a quel potenziale. Nell'animazione una carica percorre il circuito: il suo potenziale, segnato da un punto arancione sulla scala, sale da 0 a 12 volt dentro il generatore, resta a 12 lungo il filo in alto, scende a 8 volt attraversando R₁, resta a 8 nel nodo M, scende a 0 attraversando R₂. E = 12 V R₁ = 1 kΩ R₂ = 2 kΩ M 12 V 8 V 0 V potenziale

Un partitore con E=12E = 12 V, R1=1R_1 = 1 kΩ e R2=2R_2 = 2 kΩ: la tensione del nodo MM è 122/3=812 \cdot 2/3 = 8 V. Nell’animazione una carica fa il giro del circuito, e la scala a destra segna il suo potenziale: sale di 1212 V nel generatore, resta costante lungo i fili, scende di 44 V in R1R_1 e di 88 V in R2R_2. Le cadute sono proporzionali alle resistenze, e la somma di salite e discese lungo il giro è zero, come vuole la legge delle tensioni.

I resistori reali

I resistori per circuiti elettronici si fanno quasi tutti depositando uno strato resistivo su un supporto ceramico. Quelli a film di carbone sono i più economici, con tolleranze del 5%. Quelli a film metallico arrivano all’1% e oltre, con coefficienti di temperatura di qualche decina di parti per milione al kelvin. I resistori a montaggio superficiale sono piccoli parallelepipedi saldati direttamente sulla scheda, con uno strato spesso di pasta resistiva, e le loro sigle indicano le dimensioni in centesimi di pollice: un 0603 è lungo 1,61{,}6 mm e largo 0,80{,}8. Per le potenze elevate si usano resistori a filo, con un filo di lega avvolto su un supporto isolante, che hanno però un’induttanza non trascurabile.

I valori in commercio non sono arbitrari. La norma IEC 60063 li raggruppa in serie di valori per decade, spaziati in progressione geometrica perché l’errore relativo tra un valore e il successivo sia lo stesso in tutta la decade. La serie E12, pensata per la tolleranza del 10%, ha dodici valori con rapporto circa 101/121,2110^{1/12} \approx 1{,}21: 1,0, 1,2, 1,5, 1,8, 2,2, 2,7, 3,3, 3,9, 4,7, 5,6, 6,8, 8,2, ciascuno moltiplicabile per una potenza di dieci. La E24 è pensata per il 5% e contiene la E12, e così via fino alla E192.

Sui resistori con i terminali il valore è scritto con anelli colorati, secondo la norma IEC 60062. Le cifre sono:

  • nero 0, marrone 1, rosso 2, arancione 3, giallo 4, verde 5, blu 6, viola 7, grigio 8, bianco 9;
  • come moltiplicatore valgono anche oro, 10110^{-1}, e argento, 10210^{-2};
  • l’ultimo anello è la tolleranza: marrone 1%, rosso 2%, verde 0,5%, blu 0,25%, viola 0,1%, oro 5%, argento 10%.

Con quattro anelli i primi due sono cifre e il terzo il moltiplicatore: giallo, viola, rosso, oro significa 47×102 Ω=4,747 \times 10^2\ \Omega = 4{,}7 kΩ al 5%. Con cinque anelli le cifre sono tre. Sui componenti a montaggio superficiale il valore è stampato con tre cifre, due significative e un esponente, per cui 472 vuol dire 4,74{,}7 kΩ, oppure con una R al posto della virgola: 4R7 vuol dire 4,7 Ω4{,}7\ \Omega.

Oltre alla resistenza e alla tolleranza, un resistore ha dei limiti. La potenza nominale è quella che può dissipare senza scaldarsi oltre il consentito: 1/41/4 W per i comuni resistori con i terminali, 0,10{,}1 W per un 0603. I cataloghi la garantiscono fino a una temperatura ambiente, tipicamente 70 °C, e oltre la riducono linearmente. C’è poi una tensione massima di lavoro, qualche centinaio di volt per i resistori con i terminali e qualche decina per quelli piccoli a montaggio superficiale, che per valori di resistenza alti diventa il limite più stringente. Infine nessun resistore è solo un resistore: i terminali e il corpo aggiungono una piccola induttanza in serie e una piccola capacità in parallelo, trascurabili fino a frequenze elevate, e ogni resistore produce un rumore elettrico, di cui si occupa il percorso di strumentazione elettronica.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Una prolunga lunga 5050 m ha due conduttori di rame da 1,51{,}5 mm² e alimenta una stufa che assorbe 1010 A. Calcola la resistenza dei conduttori a 20 °C, la caduta di tensione e la potenza dissipata nella prolunga. Quanto cambiano se il cavo, lasciato arrotolato, arriva a 50 °C?

La corrente percorre andata e ritorno, 100100 m di rame:

R=ρS=1,68×108 Ωm100 m1,5×106 m21,12 Ω.R = \rho\,\frac{\ell}{S} = 1{,}68\times10^{-8}\ \Omega\,\text m \cdot \frac{100\ \text m}{1{,}5\times10^{-6}\ \text m^2} \approx 1{,}12\ \Omega .

La caduta è RI11RI \approx 11 V, circa il 5% dei 230230 V di rete, e la prolunga dissipa RI2112RI^2 \approx 112 W. A 50 °C la resistenza cresce del fattore 1+3,9×103301,121 + 3{,}9\times10^{-3}\cdot 30 \approx 1{,}12, e diventa circa 1,25 Ω1{,}25\ \Omega; con la stessa corrente la potenza dissipata sale a circa 125125 W.

Commento: 112112 W distribuiti su cento metri di cavo steso sono pochi, ma in una bobina avvolta il calore non ha modo di uscire. Il cavo si scalda, la resistenza cresce e con lei la potenza dissipata. Per questo le istruzioni delle prolunghe avvolgibili danno due potenze massime, una con il cavo svolto e una, molto più bassa, con il cavo avvolto.

Esercizio 2. L’avvolgimento in rame di un motore misura 2,00 Ω2{,}00\ \Omega a motore freddo, a 20 °C, e 2,40 Ω2{,}40\ \Omega subito dopo una prova di funzionamento. Qual è la temperatura media dell’avvolgimento?

Dalla legge lineare, Rcaldo/Rfreddo=1+αΔTR_\text{caldo}/R_\text{freddo} = 1 + \alpha\,\Delta T, quindi ΔT=(1,201)/(3,9×103)51\Delta T = (1{,}20 - 1)/(3{,}9\times10^{-3}) \approx 51 K, e la temperatura è circa 71 °C.

Commento: è il metodo usato davvero nelle prove delle macchine elettriche, perché un termometro misura la temperatura di un punto, la resistenza quella media di tutto l’avvolgimento. Le norme lo scrivono nella forma T2=(R2/R1)(234,5+T1)234,5T_2 = (R_2/R_1)(234{,}5 + T_1) - 234{,}5, dove 234,5=1/α2020234{,}5 = 1/\alpha_{20} - 20 con il valore esatto di α\alpha per il rame ricotto; il risultato è lo stesso, circa 71 °C.

Esercizio 3. Il dispersore di un impianto di terra è una semisfera metallica di raggio a=0,5a = 0{,}5 m sepolta a filo del suolo, in un terreno omogeneo di resistività 100 Ω100\ \Omega m. Calcola la resistenza tra il dispersore e un punto molto lontano, e la tensione che assume il dispersore se vi entra una corrente di guasto di 1010 A.

La corrente si allontana radialmente, e le superfici equipotenziali sono semisfere concentriche, parallele tra loro, di area 2πr22\pi r^2 a distanza rr dal centro. Per la proposizione sulla resistenza lungo le linee di corrente, con r=a+r = a + \ell,

R=aρ2πr2dr=ρ2πa=1002π0,5 Ω32 Ω.R = \int_a^\infty \frac{\rho}{2\pi r^2}\,dr = \frac{\rho}{2\pi a} = \frac{100}{2\pi \cdot 0{,}5}\ \Omega \approx 32\ \Omega .

Con 1010 A il dispersore si porta a circa 320320 V rispetto al terreno lontano.

Commento: metà della resistenza sta nel primo mezzo metro di terreno attorno al dispersore, fino a r=2ar = 2a, perché a2aρdr/(2πr2)=ρ/(4πa)\int_a^{2a} \rho\,dr/(2\pi r^2) = \rho/(4\pi a). Vicino al dispersore il potenziale del terreno cambia rapidamente, e una persona che cammina lì durante un guasto ha tra i piedi una tensione pericolosa. L’articolo sulla sicurezza elettrica, nel percorso «Sistemi elettrici», parte da questo calcolo.

Esercizio 4. Un cavo coassiale lungo 100100 m ha il conduttore interno di raggio a=0,5a = 0{,}5 mm, lo schermo di raggio interno b=2b = 2 mm e tra i due un isolante di resistività 1014 Ω10^{14}\ \Omega m. Calcola la resistenza di isolamento tra conduttore e schermo.

Le superfici equipotenziali sono cilindri coassiali, di area 2πrL2\pi rL a distanza rr dall’asse:

R=abρ2πrLdr=ρ2πLlnba=10142π100ln4 Ω2,2×1011 Ω.R = \int_a^b \frac{\rho}{2\pi r L}\,dr = \frac{\rho}{2\pi L}\,\ln\frac ba = \frac{10^{14}}{2\pi\cdot 100}\,\ln 4\ \Omega \approx 2{,}2\times10^{11}\ \Omega .

Commento: qui la resistenza è inversamente proporzionale alla lunghezza, al contrario di un filo. La corrente di dispersione non corre lungo il cavo ma lo attraversa, e cento metri di cavo sono cento tratti da un metro in parallelo. Per questo i cataloghi danno la resistenza di isolamento in ohm per chilometro, da dividere per la lunghezza.

Esercizio 5. Un generatore da 2424 V alimenta un resistore R1=10 ΩR_1 = 10\ \Omega in serie con il parallelo di R2=30 ΩR_2 = 30\ \Omega ed R3=60 ΩR_3 = 60\ \Omega. Calcola tutte le tensioni, le correnti e le potenze.

Il parallelo vale 3060/90=20 Ω30\cdot60/90 = 20\ \Omega, e la resistenza totale 30 Ω30\ \Omega. La corrente del generatore è 24/30=0,824/30 = 0{,}8 A. Per il partitore di tensione v1=2410/30=8v_1 = 24\cdot 10/30 = 8 V e il parallelo ha 1616 V. Per il partitore di corrente i2=0,860/900,533i_2 = 0{,}8\cdot 60/90 \approx 0{,}533 A e i3=0,830/900,267i_3 = 0{,}8\cdot 30/90 \approx 0{,}267 A, e infatti 16/3016/30 e 16/6016/60. Le potenze sono P1=100,82=6,4P_1 = 10\cdot 0{,}8^2 = 6{,}4 W, P2=162/308,53P_2 = 16^2/30 \approx 8{,}53 W, P3=162/604,27P_3 = 16^2/60 \approx 4{,}27 W, in totale 19,219{,}2 W, uguale alla potenza erogata 240,824 \cdot 0{,}8.

Commento: il controllo finale sulle potenze costa poco e scopre quasi tutti gli errori di calcolo. Da notare che R2R_2 dissipa più di R3R_3 pur essendo più piccolo: in parallelo, a parità di tensione, conta v2/Rv^2/R.

Esercizio 6. Un resistore da 1/41/4 W ha una tensione massima di lavoro di 250250 V. Qual è la tensione più alta che si può applicare a un esemplare da 11 kΩ? E a uno da 11 MΩ?

Dalla potenza, V=PRV = \sqrt{PR}: per 11V=0,25100015,8V = \sqrt{0{,}25\cdot1000} \approx 15{,}8 V, ben sotto il limite di tensione. Per 11 MΩ la potenza permetterebbe 500500 V, ma il limite di tensione ferma a 250250 V, a cui il resistore dissipa solo 62,562{,}5 mW.

Commento: con resistori di valore basso comanda la potenza, con valori alti la tensione. Oltre la tensione massima il pericolo non è il calore ma una scarica lungo la superficie del corpo del resistore. Negli alimentatori da rete, dove servono resistori da centinaia di kilohm sotto tensioni di centinaia di volt, si mettono più resistori in serie proprio per questo.

Esercizio 7. Un resistore ha gli anelli marrone, nero, arancione, oro. Quanto vale, e tra quali valori sta la sua resistenza vera?

Marrone e nero danno le cifre 1 e 0, arancione il moltiplicatore 10310^3: 1010 kΩ, con tolleranza del 5%. La resistenza vera sta tra 9,59{,}5 e 10,510{,}5 kΩ.

Commento: gli anelli si leggono partendo da quello più vicino a un terminale; l’anello della tolleranza, oro o argento, di solito è un po’ staccato dagli altri e aiuta a capire da che parte cominciare.

Hai trovato un errore o qualcosa che non funziona in questa pagina? Scrivi una segnalazione