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Cosmologia

Fisica · Relatività generale Articolo

Percorso: Relatività generale · 12 di 13

Prima di questo, potrebbe interessarti: Le equazioni di Einstein , Gli spazi curvi e la curvatura gaussiana

Indice

L’universo come un unico oggetto

La cosmologia studia l’universo nel suo insieme. Newton lo pensava infinito e statico: in un universo finito la gravità avrebbe fatto collassare tutta la materia verso il centro. Un universo infinito e uniformemente pieno di stelle ha però un problema, che porta il nome di Heinrich Olbers, che lo discusse nel 1823, anche se era già stato notato da Edmond Halley e da Jean-Philippe Loys de Chéseaux nel Settecento.

Proposizione (paradosso di Olbers)

In un universo infinito, statico ed eterno, con stelle di luminosità LL distribuite uniformemente con nn stelle per unità di volume, ogni guscio sferico di spessore drdr attorno all’osservatore contribuisce al flusso luminoso che riceve con la stessa quantità nLdrnL\,dr, qualunque sia il suo raggio.

Dimostrazione.

Il guscio tra rr e r+drr + dr contiene 4πr2ndr4\pi r^2n\,dr stelle, e ciascuna produce all’osservatore il flusso L/(4πr2)L/(4\pi r^2). Il prodotto è nLdrnL\,dr.

Fine della dimostrazione.

Sommando infiniti gusci uguali il flusso diverge. Tenendo conto che le stelle più vicine nascondono quelle dietro, il risultato è finito ma assurdo: ogni linea di vista finisce sulla superficie di una stella, e il cielo notturno dovrebbe essere luminoso come il disco del Sole. Il cielo è buio perché l’universo ha un’età finita, e la luce delle stelle troppo lontane non ci ha ancora raggiunto, e perché si espande, e la luce che arriva da lontano è spostata verso il rosso.

La prima cosmologia relativistica fu di Einstein, nel 1917: un universo statico e finito. Allora si pensava che la nostra galassia fosse tutto l’universo. Nel 1923 Edwin Hubble individuò nella nebulosa di Andromeda delle stelle variabili cefeidi e ne misurò la distanza: molto più grande delle dimensioni della Via Lattea. Andromeda era un’altra galassia, e l’universo diventò enormemente più grande.

Per applicare le equazioni di Einstein all’universo si usa il principio cosmologico: su scale abbastanza grandi, oltre qualche centinaio di milioni di anni luce, l’universo è omogeneo e isotropo. Le galassie sono le particelle di un fluido perfetto, descritto da una densità ρ\rho e da una pressione pp che dipendono solo dal tempo, così come in un gas si ignorano le singole molecole.

La metrica di Friedmann-Lemaître-Robertson-Walker

Il tensore metrico più generale compatibile con omogeneità e isotropia, in coordinate sferiche, è

ds2=c2dt2a(t)2(dr21kr2+r2dθ2+r2sin2θdφ2),ds^2 = c^2dt^2 - a(t)^2\left(\frac{dr^2}{1 - kr^2} + r^2\,d\theta^2 + r^2\sin^2\theta\,d\varphi^2\right),

la metrica di Friedmann-Lemaître-Robertson-Walker. Che sia l’unica si dimostra con la teoria degli spazi a curvatura costante, e va oltre l’articolo. Il fattore di scala a(t)a(t) è adimensionale e vale 11 oggi; rr è una coordinata comovente, fissata a ciascuna galassia, e kk è una costante con le dimensioni dell’inverso di una lunghezza al quadrato, il cui segno distingue tre geometrie. Molti testi la normalizzano ai valori 1-1, 00 e 11. Il tempo tt è quello segnato dagli orologi delle galassie.

Proposizione (la geometria dello spazio)

A tempo fissato, la superficie θ=π/2\theta = \pi/2 ha curvatura gaussiana k/a2k/a^2: per k>0k > 0 è una sfera di raggio a/ka/\sqrt k, per k=0k = 0 un piano, per k<0k < 0 un piano iperbolico.

Dimostrazione.

Sulla superficie dl2=a2(dr2/(1kr2)+r2dφ2)dl^2 = a^2\big(dr^2/(1 - kr^2) + r^2d\varphi^2\big). Per k=0k = 0 è la metrica polare del piano, moltiplicata per la costante a2a^2. Per k>0k > 0 si pone r=sinψ/kr = \sin\psi/\sqrt k: allora dr=cosψdψ/kdr = \cos\psi\,d\psi/\sqrt k, 1kr2=cos2ψ1 - kr^2 = \cos^2\psi, e dl2=(a2/k)(dψ2+sin2ψdφ2)dl^2 = (a^2/k)\,(d\psi^2 + \sin^2\psi\,d\varphi^2), la metrica di una sfera di raggio a/ka/\sqrt k, con curvatura k/a2k/a^2 per l’articolo sulla curvatura gaussiana. Per k<0k < 0 si pone r=sinhψ/kr = \sinh\psi/\sqrt{|k|}, con 1+kr2=cosh2ψ1 + |k|r^2 = \cosh^2\psi, e dl2=(a2/k)(dψ2+sinh2ψdφ2)dl^2 = (a^2/|k|)\,(d\psi^2 + \sinh^2\psi\,d\varphi^2): è la metrica dell’esercizio 4 di quell’articolo, di curvatura 1-1, moltiplicata per a2/ka^2/|k|, quindi con curvatura k/a2-|k|/a^2.

Fine della dimostrazione.

Con k>0k > 0 lo spazio è chiuso e finito, come la superficie di una sfera; con k0k \le 0 è aperto. Anche con k=0k = 0 lo spaziotempo non è quello di Minkowski, a meno che aa sia costante: le sezioni a tempo fissato sono piatte, ma la loro scala cambia nel tempo, e il tensore di Riemann non è nullo.

Proposizione (legge di Hubble)

La distanza propria, misurata a tempo tt fissato, tra l’osservatore nell’origine e una galassia di coordinata comovente rr è D(t)=a(t)χD(t) = a(t)\,\chi, con χ=0rdr/1kr2\chi = \int_0^r dr'/\sqrt{1 - kr'^2} costante. Quindi la galassia si allontana con velocità

D˙=HD,H=a˙a.\dot D = H\,D, \qquad H = \frac{\dot a}{a} .
Dimostrazione.

A tt, θ\theta e φ\varphi fissati, lungo il raggio dl=a(t)dr/1kr2dl = a(t)\,dr/\sqrt{1 - kr^2}, e integrando da 00 a rr si ha D=a(t)χD = a(t)\chi. La coordinata rr della galassia non cambia, quindi χ\chi è costante e D˙=a˙χ=(a˙/a)D\dot D = \dot a\chi = (\dot a/a)\,D.

Fine della dimostrazione.

La velocità è proporzionale alla distanza, con la stessa costante HH per tutte le galassie e per ogni osservatore. Non è un moto delle galassie nello spazio, come i frammenti di un’esplosione con un centro, ma la dilatazione della metrica: le galassie restano ferme sulla griglia comovente, e la griglia si allarga. Georges Lemaître ricavò la relazione nel 1927 dalla relatività generale e dalle prime misure; Hubble la trovò nei dati nel 1929, con una costante circa sette volte più grande di quella misurata oggi.

L'espansione dell'universo Una griglia quadrettata con una ventina di galassie, disegnate come punti blu, ferme sui nodi e tra i nodi della griglia. Al centro c'è una galassia arancione, quella dell'osservatore. Nell'animazione la griglia si dilata attorno al centro, sempre più rapidamente: i punti non si muovono rispetto alla griglia, ma le loro distanze dal centro e tra loro crescono tutte nella stessa proporzione, e i punti più lontani si allontanano più in fretta.

L’espansione dell’universo come dilatazione della metrica. Le galassie, in blu, sono ferme sulla griglia delle coordinate comoventi; al centro, in arancione, la galassia dell’osservatore. Nell’animazione il fattore di scala cresce, sempre più in fretta come nell’universo attuale: tutte le distanze aumentano nella stessa proporzione, e le galassie lontane si allontanano più rapidamente di quelle vicine. Da qualunque galassia la scena è la stessa: nessuna è il centro.

Proposizione (spostamento cosmologico verso il rosso)

La luce emessa da una galassia al tempo tet_e e ricevuta al tempo t0t_0 ha la lunghezza d’onda moltiplicata per a(t0)/a(te)a(t_0)/a(t_e):

1+z=λ0λe=a(t0)a(te).1 + z = \frac{\lambda_0}{\lambda_e} = \frac{a(t_0)}{a(t_e)} .
Dimostrazione.

Per l’isotropia un raggio di luce diretto verso l’osservatore resta radiale. Lungo di esso ds=0ds = 0, cioè cdt=a(t)dr/1kr2c\,dt = a(t)\,dr/\sqrt{1 - kr^2}, e quindi tet0cdt/a(t)=χ\int_{t_e}^{t_0}c\,dt/a(t) = \chi, lo stesso per tutti i raggi emessi dalla galassia. Una cresta emessa a te+δtet_e + \delta t_e e ricevuta a t0+δt0t_0 + \delta t_0 dà lo stesso integrale; sottraendo, per intervalli brevi, cδte/a(te)=cδt0/a(t0)c\,\delta t_e/a(t_e) = c\,\delta t_0/a(t_0). I periodi, e con loro le lunghezze d’onda, stanno nel rapporto a(t0)/a(te)a(t_0)/a(t_e).

Fine della dimostrazione.

Le lunghezze d’onda si allungano con l’universo. Per le galassie vicine a(t0)/a(te)1+H0(t0te)a(t_0)/a(t_e) \approx 1 + H_0(t_0 - t_e), e con la distanza Dc(t0te)D \approx c(t_0 - t_e) si ritrova zH0D/cz \approx H_0D/c, la legge di Hubble scritta con lo spostamento verso il rosso.

Le equazioni di Friedmann

Il fluido cosmico, fermo nelle coordinate comoventi, ha uμ=(1,0,0,0)u^\mu = (1, 0, 0, 0) e il tensore energia-impulso di un fluido perfetto, diagonale, con T00=ρc2T^{00} = \rho c^2 e le pressioni pp nelle direzioni spaziali. Inserendo questo tensore e la metrica nelle equazioni di Einstein si ottengono equazioni per a(t)a(t), trovate da Aleksandr Friedmann nel 1922.

Teorema (equazioni di Friedmann per k = 0)

Per k=0k = 0 le equazioni di Einstein con la costante cosmologica equivalgono a

(a˙a)2=8πG3ρ+Λc23,a¨a=4πG3(ρ+3pc2)+Λc23.\left(\frac{\dot a}{a}\right)^2 = \frac{8\pi G}{3}\,\rho + \frac{\Lambda c^2}{3}, \qquad \frac{\ddot a}{a} = -\frac{4\pi G}{3}\left(\rho + \frac{3p}{c^2}\right) + \frac{\Lambda c^2}{3} .
Dimostrazione.

Con k=0k = 0 si usano coordinate comoventi cartesiane, ds2=c2dt2a2(dx2+dy2+dz2)ds^2 = c^2dt^2 - a^2(dx^2 + dy^2 + dz^2), con x0=ctx^0 = ct e il punto per la derivata rispetto a tt. Gli unici simboli di Christoffel non nulli sono Γij0=aa˙δij/c\Gamma^0_{ij} = a\dot a\,\delta_{ij}/c e Γ0ji=Γj0i=a˙δji/(ca)\Gamma^i_{0j} = \Gamma^i_{j0} = \dot a\,\delta^i_j/(ca), con i,ji, j spaziali. Quindi Γ0μμ=3a˙/(ca)\Gamma^\mu_{0\mu} = 3\dot a/(ca) e Γiμμ=0\Gamma^\mu_{i\mu} = 0. Dalla definizione del tensore di Ricci, con 0=c1d/dt\partial_0 = c^{-1}\,d/dt e le derivate spaziali nulle,

R00=0Γ0μμΓj0iΓ0ij=3c2(a¨aa˙2a2)3a˙2c2a2=3a¨c2a,R_{00} = -\partial_0\Gamma^\mu_{0\mu} - \Gamma^i_{j0}\Gamma^j_{0i} = -\frac{3}{c^2}\left(\frac{\ddot a}{a} - \frac{\dot a^2}{a^2}\right) - \frac{3\dot a^2}{c^2a^2} = -\frac{3\ddot a}{c^2a},Rij=0Γij0+Γ0μμΓij0Γkj0Γi0kΓ0jkΓik0=a˙2+aa¨+3a˙22a˙2c2δij=aa¨+2a˙2c2δij.R_{ij} = \partial_0\Gamma^0_{ij} + \Gamma^\mu_{0\mu}\Gamma^0_{ij} - \Gamma^0_{kj}\Gamma^k_{i0} - \Gamma^k_{0j}\Gamma^0_{ik} = \frac{\dot a^2 + a\ddot a + 3\dot a^2 - 2\dot a^2}{c^2}\,\delta_{ij} = \frac{a\ddot a + 2\dot a^2}{c^2}\,\delta_{ij} .

Per il fluido, con uμ=(1,0,0,0)u_\mu = (1, 0, 0, 0), Tμν=(ρc2+p)uμuνpgμνT_{\mu\nu} = (\rho c^2 + p)u_\mu u_\nu - p\,g_{\mu\nu}T00=ρc2T_{00} = \rho c^2, Tij=pa2δijT_{ij} = pa^2\delta_{ij}, T=ρc23pT = \rho c^2 - 3p. Le equazioni di Einstein con la costante cosmologica, nella forma dell’articolo che le introduce, sono Rμν=κ(Tμν12gμνT)ΛgμνR_{\mu\nu} = \kappa(T_{\mu\nu} - \tfrac12 g_{\mu\nu}T) - \Lambda g_{\mu\nu} con κ=8πG/c4\kappa = 8\pi G/c^4. La componente 0000 è

3a¨c2a=κ2(ρc2+3p)Λ,-\frac{3\ddot a}{c^2a} = \frac\kappa2\,(\rho c^2 + 3p) - \Lambda ,

che è la seconda equazione dell’enunciato. Le componenti ijij danno (aa¨+2a˙2)/c2=a2(κ2(ρc2p)+Λ)(a\ddot a + 2\dot a^2)/c^2 = a^2\big(\tfrac\kappa2(\rho c^2 - p) + \Lambda\big), cioè a¨/a+2a˙2/a2=4πG(ρp/c2)+Λc2\ddot a/a + 2\dot a^2/a^2 = 4\pi G(\rho - p/c^2) + \Lambda c^2. Sostituendo a¨/a\ddot a/a dalla seconda equazione, i termini in pp si elidono e resta 2a˙2/a2=16πG3ρ+23Λc22\dot a^2/a^2 = \tfrac{16\pi G}{3}\rho + \tfrac23\Lambda c^2, la prima. Le componenti 0i0i sono identicamente nulle.

Fine della dimostrazione.

Con k0k \ne 0 il calcolo è lo stesso, con le coordinate sferiche, e nella prima equazione compare in più il termine kc2/a2-kc^2/a^2:

(a˙a)2=8πG3ρkc2a2+Λc23.\left(\frac{\dot a}{a}\right)^2 = \frac{8\pi G}{3}\,\rho - \frac{kc^2}{a^2} + \frac{\Lambda c^2}{3} .

Molti testi scrivono le equazioni con la densità di energia ε=ρc2\varepsilon = \rho c^2 al posto di ρ\rho.

Corollario (come cambia la densità)

ρ˙=3a˙a(ρ+pc2)\dot\rho = -3\,\dfrac{\dot a}{a}\left(\rho + \dfrac{p}{c^2}\right). Per la materia, con pressione trascurabile, ρa3\rho \propto a^{-3}; per la radiazione, con p=ρc2/3p = \rho c^2/3, ρa4\rho \propto a^{-4}; per un fluido con p=ρc2p = -\rho c^2, come l’energia del vuoto, ρ\rho è costante.

Dimostrazione.

Si deriva la prima equazione moltiplicata per a2a^2, per k=0k = 0: 2a˙a¨=8πG3(ρ˙a2+2ρaa˙)+23Λc2aa˙2\dot a\ddot a = \tfrac{8\pi G}{3}(\dot\rho a^2 + 2\rho a\dot a) + \tfrac23\Lambda c^2a\dot a. Sostituendo a¨\ddot a dalla seconda equazione, i termini in Λ\Lambda si elidono e resta ρ˙a+2ρa˙=a˙(ρ+3p/c2)\dot\rho a + 2\rho\dot a = -\dot a(\rho + 3p/c^2), cioè la tesi. Con p=wρc2p = w\rho c^2 e ww costante l’equazione è dρ/ρ=3(1+w)da/ad\rho/\rho = -3(1 + w)\,da/a, con soluzione ρa3(1+w)\rho \propto a^{-3(1 + w)}. Il termine kc2/a2-kc^2/a^2 non cambia il risultato, perché la sua derivata si compensa con quella di a2a^2.

Fine della dimostrazione.

La materia si diluisce con il volume; la radiazione anche con l’allungamento delle lunghezze d’onda. Senza costante cosmologica ρ+3p/c2\rho + 3p/c^2 è positivo, e la seconda equazione dice che l’espansione rallenta sempre. Per ottenere un universo statico Einstein aveva introdotto Λ\Lambda nel 1917; il suo universo però era instabile, e dopo le osservazioni di Hubble, nel 1931, la tolse. Per quasi settant’anni la domanda fu se la gravità della materia avrebbe fermato l’espansione: con Λ=0\Lambda = 0, dalla prima equazione, con k>0k > 0 il termine positivo 8πGρ/38\pi G\rho/3, che cala come a3a^{-3}, prima o poi pareggia kc2/a2kc^2/a^2, e l’universo si ferma e ricollassa; con k0k \le 0 si espande per sempre. La densità critica ρc=3H2/(8πG)\rho_c = 3H^2/(8\pi G) separa i due casi.

Nel 1998 due gruppi, guidati da Saul Perlmutter e da Brian Schmidt e Adam Riess, misurarono con le supernove di tipo Ia che l’espansione accelera. La seconda equazione lo consente solo con un termine che vince la gravità della materia: la costante cosmologica, o un fluido con pressione minore di ρc2/3-\rho c^2/3. Le misure attuali danno un universo con kk compatibile con zero, fatto per circa il 5%5\% di materia ordinaria, il 27%27\% di materia oscura, che non emette né assorbe luce e si rivela solo con la gravità, e il 68%68\% di energia oscura, compatibile con una costante cosmologica. La materia oscura è quindi circa cinque volte la materia ordinaria.

Il fattore di scala in tre modelli di universo Grafico del fattore di scala a in funzione del tempo da oggi, in miliardi di anni, da meno 14 a più 10. Tutte le curve passano per a uguale a 1 oggi con la stessa pendenza. La curva blu, universo con sola materia, parte da zero circa 9,7 miliardi di anni fa e cresce rallentando. La curva arancione, materia più costante cosmologica, parte da zero 13,8 miliardi di anni fa, rallenta e poi accelera, e in futuro cresce più della blu. La curva grigia tratteggiata, sola costante cosmologica, è un esponenziale che non passa mai per zero. −10 −5 0 5 10 1 2 a t − t₀ (miliardi di anni) oggi materia e costante cosmologica solo materia solo costante cosmologica

Il fattore di scala aa in funzione del tempo da oggi, per tre universi piatti con la stessa costante di Hubble attuale, H0=67,4H_0 = 67{,}4 km/s/Mpc, e a=1a = 1 oggi. In blu un universo di sola materia, at2/3a \propto t^{2/3}, che avrebbe 9,7 miliardi di anni ed è sempre in rallentamento. In arancione il modello con il 31,5%31{,}5\% di materia e il 68,5%68{,}5\% di costante cosmologica, asinh2/3(32ΩΛH0t)a \propto \sinh^{2/3}\big(\tfrac32\sqrt{\Omega_\Lambda}\,H_0t\big): nato 13,8 miliardi di anni fa, ha rallentato finché dominava la materia e accelera da circa sei miliardi di anni. In grigio un universo di sola costante cosmologica, esponenziale.

Il valore della costante cosmologica pone due problemi aperti. La densità di energia corrispondente, circa 5×10105 \times 10^{-10} J/m³, è di circa 120120 ordini di grandezza più piccola della stima ingenua dell’energia di punto zero dei campi quantistici; nessuno sa perché. E la costante di Hubble misurata con le cefeidi e le supernove vicine, circa 7373 km/s/Mpc, non coincide con quella dedotta dalla radiazione cosmica di fondo con il modello standard, circa 6767 km/s/Mpc: è la tensione di Hubble.

La radiazione cosmica di fondo

Se l’universo si espande, in passato era più denso e più caldo. Fino a circa 380000380\,000 anni dopo l’inizio era un plasma opaco di nuclei, elettroni e fotoni; a circa 30003000 K si formarono gli atomi neutri e la luce cominciò a viaggiare libera. Da allora le lunghezze d’onda si sono allungate di un fattore di circa 11001100, e quella luce oggi è una radiazione di corpo nero a 2,7252{,}725 K, nelle microonde, che arriva da tutte le direzioni. La scoprirono per caso Arno Penzias e Robert Wilson nel 1964; il satellite COBE ne misurò lo spettro di corpo nero e le prime disuguaglianze, WMAP e Planck le hanno mappate in dettaglio.

Mappa ovale del cielo intero coperta di macchie blu, verdi, gialle e rosse, che rappresentano piccole differenze di temperatura della radiazione cosmica di fondo.

La radiazione cosmica di fondo su tutto il cielo, misurata dal satellite WMAP. I colori indicano differenze di temperatura di poche parti su centomila rispetto al valore medio di 2,7252{,}725 K: le tracce delle disuguaglianze di densità da cui, crescendo per effetto della gravità, si sono formate le galassie.

NASA / WMAP Science Team

Le leggi fisiche verificate in laboratorio descrivono l’universo da circa 101210^{-12} s dopo l’inizio, l’energia raggiunta negli acceleratori. Prima servono ipotesi; e al tempo di Planck, circa 104310^{-43} s, servirebbe una teoria quantistica della gravità.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Calcola la densità critica con H0=67,4H_0 = 67{,}4 km/s/Mpc. Usa 11 Mpc =3,086×1022= 3{,}086 \times 10^{22} m e G=6,674×1011G = 6{,}674 \times 10^{-11} m³/(kg s²).

H0=6,74×104/3,086×1022H_0 = 6{,}74 \times 10^4/3{,}086 \times 10^{22} s⁻¹ 2,18×1018\approx 2{,}18 \times 10^{-18} s⁻¹. ρc=3H02/(8πG)34,77×1036/(1,68×109)\rho_c = 3H_0^2/(8\pi G) \approx 3 \cdot 4{,}77 \times 10^{-36}/(1{,}68 \times 10^{-9}) kg/m³ 8,5×1027\approx 8{,}5 \times 10^{-27} kg/m³, cioè circa cinque masse di protone per metro cubo.

Commento: è una densità bassissima, ma distribuita su tutto l’universo. La materia ordinaria ne è il 5%5\%, meno di un atomo di idrogeno ogni quattro metri cubi in media. 1/H04,58×10171/H_0 \approx 4{,}58 \times 10^{17} s, circa 14,514{,}5 miliardi di anni, fissa la scala dei tempi cosmologici.

Esercizio 2. Mostra che un universo di sola materia, piatto e senza costante cosmologica, ha at2/3a \propto t^{2/3} ed età 2/(3H0)2/(3H_0). Quanto vale con H0=67,4H_0 = 67{,}4 km/s/Mpc?

Con ρ=ρ0a3\rho = \rho_0a^{-3} la prima equazione è a˙2=(8πGρ0/3)a1\dot a^2 = (8\pi G\rho_0/3)\,a^{-1}, cioè a1/2a˙=costantea^{1/2}\dot a = \text{costante}, che si integra in 23a3/2=costantet\tfrac23 a^{3/2} = \text{costante}\cdot t scegliendo a=0a = 0 a t=0t = 0: at2/3a \propto t^{2/3}. Allora H=a˙/a=2/(3t)H = \dot a/a = 2/(3t), e oggi t0=2/(3H0)2314,5t_0 = 2/(3H_0) \approx \tfrac23 \cdot 14{,}5 miliardi di anni 9,7\approx 9{,}7 miliardi di anni.

Commento: le stelle più vecchie della Via Lattea hanno circa 1313 miliardi di anni. Un universo di sola materia con la costante di Hubble misurata sarebbe più giovane delle sue stelle: è uno degli indizi, precedenti al 1998, che mancasse qualcosa. Con la costante cosmologica l’età sale a 13,813{,}8 miliardi di anni.

Esercizio 3. Trova le condizioni per l’universo statico di Einstein, con materia a pressione nulla, e mostra che kk deve essere positivo.

Con a˙=a¨=0\dot a = \ddot a = 0 la seconda equazione dà Λc2/3=4πGρ/3\Lambda c^2/3 = 4\pi G\rho/3, cioè Λc2=4πGρ\Lambda c^2 = 4\pi G\rho. La prima diventa 0=8πGρ/3kc2/a2+4πGρ/3=4πGρkc2/a20 = 8\pi G\rho/3 - kc^2/a^2 + 4\pi G\rho/3 = 4\pi G\rho - kc^2/a^2, quindi k>0k > 0 e il raggio dello spazio sferico è a/k=c/4πGρ=1/Λa/\sqrt k = c/\sqrt{4\pi G\rho} = 1/\sqrt\Lambda.

Commento: l’equilibrio è instabile. Se aa cresce un poco, ρ\rho cala come a3a^{-3}, la gravità indebolita non compensa più Λ\Lambda e l’espansione accelera; se cala, vince la gravità e l’universo collassa. È come una matita in equilibrio sulla punta, e fu uno dei motivi, oltre alle osservazioni di Hubble, per abbandonare quel modello.

Esercizio 4. La radiazione di fondo si è liberata a circa 30003000 K e oggi è a 2,7252{,}725 K. Qual è lo spostamento verso il rosso di quell’epoca? Dove cadeva il picco dello spettro allora e dove cade oggi? Usa la legge di Wien, λmaxT=2,898×103\lambda_{\max}T = 2{,}898 \times 10^{-3} m·K.

La temperatura di un corpo nero che si espande scala come 1/a1/a, perché le lunghezze d’onda di tutti i fotoni crescono come aa. Quindi 1+z=3000/2,72511001 + z = 3000/2{,}725 \approx 1100. Il picco era a 2,898×103/30002{,}898 \times 10^{-3}/3000 m 0,97\approx 0{,}97 μm, nel vicino infrarosso; oggi è a 2,898×103/2,7252{,}898 \times 10^{-3}/2{,}725 m 1,06\approx 1{,}06 mm, nelle microonde.

Commento: la luce più antica che si possa vedere è quasi visibile all’origine, ed è arrivata a noi come microonde. Prima di quell’epoca l’universo era opaco: la radiazione di fondo è un muro oltre il quale i telescopi non vedono, e per guardare più indietro servono i neutrini o le onde gravitazionali.

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