Il potenziometro
Percorso: Circuiti elettrici · 3 di 14
Prima di questo, potrebbe interessarti: Il resistore
Indice
Un resistore con un terzo morsetto
Il potenziometro è un resistore a cui si aggiunge un terzo morsetto mobile. Dentro c’è una pista di materiale resistivo, collegata ai due morsetti fissi, e un contatto strisciante, il cursore, che scorre sulla pista e fa capo al morsetto centrale. Nei potenziometri rotativi la pista è un arco di circa 270 gradi e il cursore gira con l’albero; in quelli a slitta, come i cursori di un mixer audio, la pista è diritta. I trimmer sono potenziometri piccoli, da regolare con un cacciavite durante la taratura di un circuito e poi da lasciare fermi.
L’articolo parte dai partitori visti nell’articolo sul resistore. Per i componenti reali un buon riferimento è The Art of Electronics di Paul Horowitz e Winfield Hill (terza edizione, Cambridge University Press, 2015), insieme ai cataloghi dei costruttori.

Un potenziometro rotativo da pannello: l’albero zigrinato, su cui si calza la manopola, la boccola filettata per fissarlo al pannello con un dado e i tre terminali da saldare, collegati ai due estremi della pista e al cursore. La sigla B10K indica kΩ con variazione lineare.
Nevit Dilmen, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia CommonsA sinistra l’interno di un potenziometro rotativo: la pista a ferro di cavallo tra i morsetti 1 e 3 e il cursore, collegato al morsetto 2, che ruota attorno al centro. Nell’animazione il tratto di pista tra il morsetto 1 e il cursore, in arancione, si allunga e si accorcia con la rotazione: è la resistenza , e il resto della pista forma . A destra il simbolo.
Definizione (potenziometro ideale)
Un potenziometro di resistenza è formato da due resistori in serie tra i morsetti fissi 1 e 3, uniti nel morsetto 2 del cursore:
dove è la posizione del cursore. Il potenziometro è lineare se è proporzionale alla rotazione dell’albero o allo spostamento della slitta.
La somma non dipende dal cursore: tra i morsetti fissi il potenziometro è un resistore come un altro. Si usa in due modi. Con tutti e tre i morsetti collegati è un partitore di tensione regolabile; con due soli, il cursore e un estremo, è un resistore variabile, il reostato.
Il partitore regolabile
Si collegano il morsetto 1 alla massa e il morsetto 3 a un generatore di tensione . Se dal cursore non esce corrente, per il partitore di tensione la tensione tra il cursore e la massa è
proporzionale alla posizione. Così un potenziometro regola il volume di un amplificatore, il contrasto di un display o la tensione di riferimento di un circuito. La condizione che dal cursore non esca corrente, però, di solito non vale: la tensione del cursore serve a qualcosa, e quel qualcosa assorbe corrente.
Un potenziometro di resistenza usato come partitore, con un carico tra il cursore e la massa. Nell’animazione il cursore scorre lungo la pista. Il punto blu della scala segna la tensione che si avrebbe senza carico, , e sale e scende in proporzione alla posizione; il punto arancione segna quella con , che coincide con l’altra solo agli estremi della corsa ed è più bassa di un quinto a metà.
L’effetto del carico
Proposizione (potenziometro caricato)
Un potenziometro di resistenza , con la tensione tra i morsetti fissi, abbia un resistore tra il cursore e il morsetto a massa. Con il cursore in posizione la tensione del cursore è
la stessa che darebbe al carico un generatore ideale di tensione con in serie la resistenza .
Il carico è in parallelo a , e il parallelo vale
Il parallelo è in serie con , e per il partitore di tensione
perché . Un generatore con la resistenza in serie al carico dà, sempre per il partitore, , che è la stessa espressione.
Fine della dimostrazione.
La seconda parte dell’enunciato anticipa il teorema di Thévenin: visto dal carico, il potenziometro si comporta come un generatore con una resistenza interna. Questa resistenza, , è nulla agli estremi della corsa, dove il cursore tocca un morsetto fisso, e massima a metà, dove vale .
Corollario (errore dovuto al carico)
L’errore relativo rispetto alla tensione senza carico è
e il suo valore assoluto è massimo a metà corsa, dove vale .
Dalla proposizione , e sottraendo si ottiene . Posto , cresce con . Il prodotto è massimo per , dove vale , e lì .
Fine della dimostrazione.
Con un carico dieci volte più grande del potenziometro l’errore resta sotto il 2,5%, con un carico cento volte più grande sotto lo 0,25%. Conviene quindi un potenziometro molto più piccolo del carico, ma non troppo: nella pista scorre sempre la corrente , che è consumo sprecato e in un circuito a batteria si fa sentire.
La tensione del cursore in funzione della posizione, per tre valori del carico. Senza carico è la diagonale. Con la curva blu scende sotto la diagonale, fino a invece di a metà corsa. Con la curva arancione resta bassa per quasi tutta la corsa e sale solo alla fine: per metà della rotazione il potenziometro non regola quasi niente.
Lineare o logaritmico
Un potenziometro lineare è quello che serve per una tensione di riferimento o per un sensore di posizione. Per il volume di un amplificatore no. La sensazione di intensità sonora segue in modo approssimato il logaritmo della potenza, e il volume si ragiona in decibel: dimezzare la tensione vuol dire togliere dB, ridurla a un decimo dB. Con un potenziometro lineare, a metà rotazione si è a dB, vicini al volume massimo, e tutta la regolazione utile resta schiacciata nel primo tratto della corsa.
I potenziometri per l’audio hanno per questo un andamento logaritmico: la frazione di resistenza tra cursore e massa cresce lentamente nella prima parte della rotazione e in fretta nell’ultima. La curva esponenziale ideale non si ottiene con una pista uniforme, e i costruttori la approssimano unendo tratti di materiali con resistività diverse; un’approssimazione diffusa ha a metà corsa il 10% della resistenza totale. Le lettere stampate sul corpo per indicare l’andamento non sono le stesse per tutti i costruttori, e conviene controllare il catalogo.
A sinistra la frazione di resistenza tra cursore e massa in funzione della rotazione, per un potenziometro lineare, in blu, e per uno logaritmico approssimato con due tratti, in arancione, con il 10% a metà corsa. A destra le stesse curve in decibel: quella lineare passa da a dB nel primo quinto della corsa e poi resta quasi piatta, quella logaritmica distribuisce la variazione su tutta la rotazione.
Il reostato
Collegando solo il cursore e uno dei morsetti fissi, il potenziometro diventa un resistore variabile tra e . Di solito si collega al cursore anche il morsetto fisso che resta libero: se il cursore perde il contatto con la pista, cosa che con l’usura succede, il circuito vede la resistenza massima invece di un circuito aperto. Il reostato regola una corrente, per esempio quella di un LED o di un piccolo motore, ma ha un limite che non si indovina.
Proposizione (corrente massima di un reostato)
Un potenziometro con pista uniforme di resistenza e potenza nominale , riferita alla dissipazione su tutta la pista, usato come reostato sopporta al più la corrente
in qualunque posizione del cursore.
Il limite del potenziometro è la temperatura della pista, che dipende dalla potenza dissipata per unità di lunghezza. Con la pista lunga e resistenza distribuita uniformemente, un tratto qualsiasi percorso dalla corrente dissipa per unità di lunghezza . Alla potenza nominale tutta la pista è percorsa dalla stessa corrente e questo valore è , raggiunto con . Usando solo una parte della pista la potenza per unità di lunghezza resta , e il limite sulla corrente non cambia.
Fine della dimostrazione.
Con il cursore quasi a zero la potenza dissipata è piccola, ma è concentrata in un tratto corto di pista, che si scalda come la pista intera alla potenza nominale. Un potenziometro da kΩ e W, come reostato, non deve portare più di mA, nemmeno quando la resistenza inserita è di pochi ohm.
Un sensore di posizione
Se il cursore è collegato a qualcosa che si muove, la tensione misura dove si trova. È il principio del joystick, con due potenziometri per i due assi, e del galleggiante che misura il livello nel serbatoio di molte automobili. Nel servomotore da modellismo un potenziometro calettato sull’albero d’uscita dice al circuito di controllo a che angolo è arrivato, e il circuito fa girare il motore finché quell’angolo non coincide con quello richiesto.

Un micro servomotore da modellismo, il modello SG90 usato in molti progetti con Arduino. Dentro ha un piccolo motore, un riduttore a ingranaggi, un circuito di controllo e un potenziometro collegato all’albero d’uscita, che misura l’angolo raggiunto. I tre fili portano l’alimentazione e il segnale con l’angolo desiderato.
Suyash Dwivedi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia CommonsCome sensore il potenziometro ha dei limiti. Il contatto strisciante si consuma, e i cataloghi danno una durata in numero di rotazioni o di corse; è anche rumoroso, e quando il cursore si muove la sua tensione ha piccoli salti. Dove servono lunga durata o risoluzione alta si usano sensori senza contatto, come gli encoder ottici o i sensori a effetto Hall.
I potenziometri reali
La pista può essere di carbone, la più economica; di cermet, un impasto di ceramica e metallo, stabile e diffuso nei trimmer; di plastica conduttiva, per le lunghe durate; di filo avvolto, per le potenze più alte, con lo svantaggio che la resistenza cambia a scatti, una spira alla volta. La tolleranza sulla resistenza totale è larga, spesso il 20% per i potenziometri a carbone. Il rapporto tra le due parti dipende invece solo dalla posizione del cursore e dall’uniformità della pista, ed è molto più preciso: dove conta la precisione, il potenziometro si usa come partitore e non come reostato.
Per le tarature fini si mette un trimmer tra due resistori fissi, così che la sua corsa copra solo l’intervallo che serve, oppure si usano trimmer multigiri, con una vite che richiede quindici o venticinque giri per percorrere tutta la pista. Esistono infine i potenziometri digitali, circuiti integrati in cui una catena di resistori uguali è collegata all’uscita attraverso interruttori elettronici comandati da un microcontrollore, di solito con 64, 128 o 256 posizioni. Le tensioni ai loro morsetti devono restare entro quelle di alimentazione del circuito integrato, e il cursore ha una resistenza propria, anche di decine o centinaia di ohm.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Un potenziometro lineare da kΩ, alimentato a V, ha il cursore in posizione . Quanto vale la tensione del cursore senza carico e con un carico da kΩ? Qual è l’errore?
Senza carico V. Con , V. L’errore relativo è .
Commento: carico e potenziometro hanno lo stesso valore, un caso tutt’altro che raro quando si collega un potenziometro all’ingresso di un amplificatore senza controllarne la resistenza d’ingresso. A metà corsa l’errore sarebbe il massimo, .
Esercizio 2. Il cursore di un potenziometro che legge la posizione di una leva va all’ingresso analogico di un microcontrollore. Il costruttore raccomanda che la sorgente collegata all’ingresso abbia una resistenza di kΩ al più. Quali potenziometri vanno bene?
La resistenza vista dall’ingresso è , al più . Deve essere kΩ, cioè kΩ: tra i valori comuni vanno bene quelli fino a kΩ, non kΩ.
Commento: l’ingresso analogico non assorbe corrente continua, ma a ogni conversione deve caricare un piccolo condensatore interno in un tempo breve, e una sorgente con troppa resistenza non ce la fa. Il numero da confrontare con il datasheet è la resistenza nel caso peggiore, a metà corsa. Scegliere kΩ lascia margine; scendere a kΩ farebbe scorrere mA nella pista senza nessun vantaggio.
Esercizio 3. Si regola la luminosità di un LED alimentato a V con un potenziometro da kΩ e W usato come reostato, in serie a un resistore fisso . Il LED ha ai capi circa V e sopporta al più mA. Quanto deve valere almeno ? Il potenziometro regge?
Con il reostato a zero la corrente è , che deve restare sotto mA: , per esempio della serie E24. La corrente massima è allora mA, sotto il limite del reostato, mA. Con il reostato tutto inserito la corrente scende a mA.
Commento: il resistore fisso protegge sia il LED sia il potenziometro; senza, con il cursore a zero, la corrente sarebbe limitata solo dalla resistenza dei fili. La regolazione non è lineare nella rotazione, perché la corrente dipende dall’inverso della resistenza totale.
Esercizio 4. Di quanti decibel è attenuato il segnale a un quarto della rotazione, con un potenziometro logaritmico approssimato a due tratti con il 10% a metà corsa e con uno lineare?
Il logaritmico nel primo tratto ha frazione , quindi a un quarto della rotazione, cioè dB. Il lineare ha frazione , cioè circa dB.
Commento: a un quarto della rotazione il potenziometro lineare lascia solo dB da recuperare in tre quarti di corsa, quello logaritmico ne lascia . Il conto vale senza carico: la resistenza d’ingresso dell’amplificatore deforma anche questa curva, come nel paragrafo sull’effetto del carico.
Esercizio 5. Da una tensione di V si vuole ottenere una tensione regolabile tra e V, con un potenziometro da kΩ e due resistori fissi, uno sopra e uno sotto. Quanto valgono i resistori? Che cosa si guadagna rispetto a un potenziometro solo?
Con sopra, sotto e , il cursore va da a . La differenza è V, quindi kΩ. Dalla tensione minima V si ha kΩ, e kΩ.
Commento: tutta la corsa del potenziometro copre un volt invece di cinque, e la regolazione diventa cinque volte più fine. In più nessuna posizione del trimmer porta la tensione fuori dall’intervallo tra e V, cosa utile quando quella tensione alimenta qualcosa di delicato.
Hai trovato un errore o qualcosa che non funziona in questa pagina? Scrivi una segnalazione