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Il diodo e i suoi circuiti

Elettronica · Dispositivi elettronici Articolo

Percorso: Fondamenti di elettronica · 7 di 20

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Indice

Il componente

Un diodo è un componente a due terminali che lascia passare la corrente in un verso e quasi niente nel verso opposto. Il terminale da cui la corrente entra si chiama anodo, quello da cui esce catodo. Nel simbolo il triangolo punta nel verso della corrente e la sbarra sta sul catodo; sul corpo dei diodi veri una fascia segna lo stesso lato. Quasi tutti i diodi sono giunzioni pn di silicio: l’anodo è la zona pp, il catodo la zona nn, e la caratteristica è quella dell’articolo precedente,

I=Is(eV/VT1),I = I_s\left(e^{V/V_T} - 1\right) ,

con VV la tensione tra anodo e catodo. Nei diodi reali la corrente di saturazione IsI_s va da qualche femtoampere a qualche nanoampere, secondo l’area e la tecnologia, e spesso all’esponente compare ηVT\eta V_T, con il fattore di idealità η\eta tra 11 e 22. In questo articolo si usa il diodo di riferimento degli esercizi precedenti, con Is=5,35×1014I_s = 5{,}35\times10^{-14} A ed η=1\eta = 1.

Un diodo assiale visto da vicino su fondo blu: un piccolo cilindro nero con i reofori metallici che escono dalle basi e una fascia grigia a una delle estremità.

Un diodo al silicio 1N4007 in contenitore assiale, visto da vicino. La fascia chiara a un’estremità indica il catodo, il lato verso cui punta il triangolo del simbolo.

Zxelt, CC0, via Wikimedia Commons

In diretta la corrente cresce di dieci volte ogni 6060 mV. Per questo, alla corrente per cui è costruito, un diodo al silicio ha ai capi quasi sempre 0,60{,}6-0,70{,}7 V, che conduca un milliampere o cento ampere: i diodi di potenza hanno solo una giunzione più grande. In inversa la corrente resta minuscola fino alla tensione di rottura, che per un diodo comune va da qualche decina a qualche migliaio di volt e non deve essere raggiunta. Il limite in diretta è termico: la potenza VIVI scalda il cristallo, e oltre una certa temperatura il diodo si guasta.

Per piccole variazioni attorno a un punto di lavoro conta la pendenza della caratteristica.

Proposizione (resistenza differenziale)

Un diodo polarizzato in diretta con la corrente IIsI \gg I_s ha la resistenza differenziale

rd=dVdI=VTI.r_d = \frac{dV}{dI} = \frac{V_T}{I} .
Dimostrazione.

Derivando la caratteristica, dI/dV=(Is/VT)eV/VT=(I+Is)/VTI/VTdI/dV = (I_s/V_T)\,e^{V/V_T} = (I + I_s)/V_T \approx I/V_T, e rdr_d è l’inverso.

Fine della dimostrazione.

A 11 mA la resistenza differenziale vale 2626 Ω, a 1010 μA 2,62{,}6 kΩ, a 100100 mA un quarto di ohm. Non dipende né dall’area né dal drogaggio del diodo, ma solo dalla corrente: è un risultato che torna in tutti i circuiti con giunzioni, dagli amplificatori ai sensori.

I modelli semplificati

Un circuito con un diodo e dei resistori porta a un’equazione in cui la tensione compare sia fuori sia dentro un esponenziale, e non si risolve in forma chiusa. Per progettare si usano modelli più semplici. Il più semplice di tutti è il diodo ideale: un cortocircuito in diretta, un circuito aperto in inversa. Il più usato è il modello a tensione costante: nessuna corrente finché la tensione è sotto VγV_\gamma, e tensione VγV_\gamma, tra 0,60{,}6 e 0,70{,}7 V, qualunque sia la corrente. Quando serve più precisione attorno a un punto di lavoro si usa il modello lineare a tratti, la retta tangente alla caratteristica in quel punto: una tensione di soglia in serie alla resistenza differenziale.

La caratteristica del diodo e i suoi modelli Un grafico con la tensione del diodo in orizzontale, da 0 a 0,8 volt, e la corrente in verticale, da 0 a 10 milliampere. La curva blu esponenziale resta praticamente a zero fino a mezzo volt, poi sale sempre più ripida e arriva a 10 milliampere a 0,67 volt. Una spezzata arancione tratteggiata, il modello a tensione costante, corre sull'asse delle tensioni fino a 0,65 volt e poi sale verticale. Una retta blu tratteggiata, il modello lineare a tratti, parte dall'asse a 0,627 volt e sale ripida, toccando la curva nel punto a 5 milliampere. 00,20,40,60,8 0246810 tensione, V corrente, mA esponenziale tensione costante lineare a tratti

La caratteristica del diodo di riferimento e due modelli semplificati: la tensione costante di 0,650{,}65 V e la retta tangente nel punto a 55 mA, dove rd=5,2r_d = 5{,}2 Ω. Il modello lineare a tratti è molto preciso vicino al punto di tangenza e sbaglia lontano; quello a tensione costante sbaglia di 6060 mV per ogni fattore dieci di corrente.

Quando serve la soluzione esatta, per esempio per un generatore EE che alimenta il diodo attraverso un resistore RR, si può procedere per iterazione. Si parte da una tensione di tentativo V0V_0, si calcola la corrente I=(EV0)/RI = (E - V_0)/R, da questa la tensione V1=VTln(I/Is+1)V_1 = V_T\ln(I/I_s + 1), e si ripete. Con E=5E = 5 V, R=1R = 1 kΩ e V0=0,7V_0 = 0{,}7 V si ottiene I=4,30I = 4{,}30 mA e V1=0,6491V_1 = 0{,}6491 V, poi I=4,351I = 4{,}351 mA e V2=0,6494V_2 = 0{,}6494 V, e il terzo passo non cambia più le prime quattro cifre. Il metodo converge così in fretta per il teorema del valor medio: la funzione che dà Vk+1V_{k+1} da VkV_k ha derivata VT/(EV+RIs)-V_T/(E - V + RI_s), e con 4,354{,}35 V ai capi del resistore la differenza tra la tensione vera e quella di tentativo si riduce a ogni passo di circa centosettanta volte. Lo stesso problema si risolve anche con il metodo grafico, intersecando la caratteristica con la retta di carico.

Il circuito di taglio

Un diodo collegato tra un nodo e la massa impedisce alla tensione del nodo di scendere sotto Vγ-V_\gamma. Nello schema della figura un generatore sinusoidale di ampiezza 55 V alimenta, attraverso un resistore da 11 kΩ, un diodo con l’anodo a massa. Con il modello a tensione costante il ragionamento è immediato. Finché Vin>VγV_{in} > -V_\gamma il diodo è spento, nel resistore non passa corrente e l’uscita coincide con l’ingresso. Quando l’ingresso scende sotto Vγ-V_\gamma il diodo conduce, l’uscita resta a Vγ-V_\gamma e il resto della tensione cade sul resistore.

Il circuito di taglio In alto lo schema: un generatore sinusoidale a sinistra, un resistore da 1 kilo-ohm sul ramo superiore e, tra il nodo di uscita e la massa, un diodo con l'anodo verso massa e il catodo verso l'uscita. In basso un grafico con due periodi della tensione di ingresso, una sinusoide grigia tratteggiata da più 5 a meno 5 volt, e della tensione di uscita, in blu: coincide con l'ingresso nelle semionde positive, mentre nelle semionde negative scende solo fino a circa meno 0,65 volt e lì resta, piatta, finché l'ingresso non risale. Vin R Vout diodo 5 V −0,65 V t

Il circuito di taglio e le sue forme d’onda, con l’uscita calcolata dalla caratteristica esponenziale. Nelle semionde positive l’uscita segue l’ingresso; in quelle negative si ferma a circa 0,65-0{,}65 V. Il gomito è arrotondato, perché il diodo entra in conduzione gradualmente.

Il modello semplificato sbaglia di pochissimo. Con il diodo spento la corrente è al più IsI_s, e l’uscita differisce dall’ingresso di RIsRI_s, cinquanta picovolt. Con il diodo acceso la tensione vera va da 0,580{,}58 V con 0,30{,}3 mA a 0,650{,}65 V con 4,354{,}35 mA, la corrente di picco. Un circuito così si chiama limitatore o circuito di taglio. Ne esistono dappertutto: gli ingressi dei circuiti integrati sono protetti da diodi verso l’alimentazione e verso la massa, che impediscono alla tensione di un piedino di uscire di più di una soglia di diodo dall’intervallo consentito.

Nella scelta del diodo contano due numeri. In inversa il diodo deve reggere la tensione massima dell’ingresso, qui 55 V, con margine sulla tensione di rottura. In diretta deve sopportare la corrente di picco e la potenza, 0,65 V4,35 mA=2,80{,}65\ \text{V}\cdot4{,}35\ \text{mA} = 2{,}8 mW.

Il raddrizzatore

Quasi ogni apparecchio collegato alla rete elettrica deve trasformare i 230230 V efficaci a 5050 Hz della presa in una tensione continua di pochi volt. La tensione di rete ha un’ampiezza di 2302=325230\sqrt2 = 325 V e un periodo di 2020 ms. Un trasformatore la riduce: con un rapporto spire di circa 2222 il secondario dà una sinusoide VsV_s di ampiezza 1515 V.

Un diodo in serie al carico lascia passare solo le semionde positive: è il raddrizzatore a una semionda. L’uscita segue VsVγV_s - V_\gamma quando il secondario supera la soglia del diodo, ed è nulla nel resto del periodo. La tensione non cambia più segno, ma è tutt’altro che continua. Per livellarla si mette un condensatore in parallelo al carico. Mentre la sinusoide sale il diodo conduce e carica il condensatore fino a Vmax=150,7=14,3V_{max} = 15 - 0{,}7 = 14{,}3 V. Dopo il picco il secondario scende più in fretta di quanto il condensatore possa scaricarsi, il diodo si spegne, e il carico è alimentato solo dal condensatore, che si scarica con la costante di tempo RCRC finché la sinusoide successiva non lo raggiunge.

Il raddrizzatore con il condensatore di filtro In alto lo schema: a sinistra il secondario del trasformatore, disegnato come un generatore sinusoidale, poi un diodo in serie con l'anodo verso il generatore, e a destra, in parallelo, un condensatore e il resistore di carico. In basso un grafico di tre periodi, 60 millisecondi. La tensione del secondario, grigia tratteggiata, oscilla tra più e meno 15 volt. Senza condensatore l'uscita, arancione, riproduce solo le semionde positive, abbassate di 0,7 volt, e resta a zero in quelle negative. Con il condensatore l'uscita, blu, sale fino a 14,3 volt al primo picco e poi scende lentamente, lungo un arco quasi rettilineo, fino a circa 11 volt, quando la sinusoide successiva la raggiunge e la riporta in cima: un dente di sega con un'ondulazione di circa 3,4 volt. Vs C R diodo Vout 20 ms40 ms60 ms 15 V −15 V t con C senza C

Il raddrizzatore a una semionda, con la tensione del secondario, l’uscita senza condensatore e quella con C=470C = 470 μF e R=140R = 140 Ω. Con il condensatore l’uscita oscilla tra 14,314{,}3 e circa 1111 V: l’ondulazione residua.

Proposizione (ondulazione residua)

In un raddrizzatore a una semionda con il condensatore di filtro CC e il carico RR, se RCRC è molto maggiore del periodo TT della tensione alternata, l’ondulazione residua dell’uscita è al più

ΔVVmaxTRC=ILTC,\Delta V \approx \frac{V_{max}\,T}{RC} = \frac{I_L\,T}{C} ,

dove IL=Vmax/RI_L = V_{max}/R è la corrente del carico.

Dimostrazione.

Mentre il diodo è spento il condensatore si scarica sul carico, e l’uscita vale Vmaxet/RCV_{max}\,e^{-t/RC}, con tt misurato dal picco. Per tRCt \ll RC, et/RC1t/RCe^{-t/RC} \approx 1 - t/RC, e la tensione cala di Vmaxt/RCV_{max}\,t/RC. La scarica dura meno di un periodo, perché la sinusoide successiva raggiunge l’uscita prima del suo picco, quindi ΔVVmaxT/RC\Delta V \le V_{max}\,T/RC.

Fine della dimostrazione.

Con i valori della figura la stima dà 4,34{,}3 V, mentre l’ondulazione vera è 3,43{,}4 V: la scarica dura circa quattro quinti del periodo. La formula dice come ridurre l’ondulazione: un condensatore più grande, o una frequenza più alta. Il raddrizzatore a ponte, detto anche ponte di Graetz, usa quattro diodi e fa passare nel carico entrambe le semionde: il condensatore si ricarica ogni 1010 ms, e l’ondulazione si dimezza, al prezzo di due soglie di diodo in serie invece di una.

Due conseguenze pratiche. Con il condensatore, durante la semionda negativa il catodo del diodo resta a 14,314{,}3 V e l’anodo scende a 15-15 V: il diodo deve reggere quasi il doppio dell’ampiezza, circa 3030 V, e non 1515. E poiché il condensatore si ricarica in una piccola frazione del periodo, in quel breve intervallo il diodo porta tutta la carica che il carico consuma in un periodo: la corrente di picco nel diodo è molte volte la corrente media del carico.

Lo stabilizzatore con diodo Zener

Un diodo in rottura ha ai capi una tensione quasi indipendente dalla corrente. I diodi Zener sono costruiti per lavorare lì, con una tensione di rottura VZV_Z precisa e stabile, da poco più di 22 V fino a circa duecento volt. Portano il nome di Clarence Zener, che nel 1934 descrisse la conduzione per effetto tunnel attraverso il gap, il meccanismo che prevale nei diodi con VZV_Z sotto i 55 V circa; sopra i 77 V circa prevale la valanga. I due meccanismi dipendono dalla temperatura in versi opposti, e gli Zener attorno ai 5,65{,}6 V sono quelli con la tensione più stabile. In rottura uno Zener si comporta come un generatore di tensione VZV_Z in serie a una piccola resistenza rzr_z, da qualche ohm a qualche decina di ohm; è un generatore solo nel senso del modello, perché la potenza la assorbe sempre.

Lo stabilizzatore con diodo Zener A sinistra lo schema: un generatore V A, la tensione del condensatore di filtro, alimenta attraverso un resistore R il nodo di uscita; tra l'uscita e la massa ci sono un diodo Zener, con il catodo verso l'uscita, e il resistore di carico R L. A destra, separato da un segno di uguale, il modello dello Zener in rottura: un generatore di tensione V Z in serie a una piccola resistenza r z. VA R RL Vout Zener VZ rz

Lo stabilizzatore con diodo Zener: la tensione ondulata VAV_A del condensatore di filtro alimenta, attraverso il resistore RR, lo Zener polarizzato in inversa e il carico RLR_L. A destra il modello dello Zener in rottura.

Messo in parallelo al carico, dopo il condensatore di filtro e un resistore RR, lo Zener tiene l’uscita a VZV_Z e assorbe la differenza tra la corrente che arriva da RR e quella che il carico prende.

Proposizione (attenuazione dell'ondulazione)

Nello stabilizzatore con diodo Zener in rottura, una variazione ΔVA\Delta V_A della tensione di ingresso produce in uscita la variazione

ΔVout=rzRLR+rzRLΔVArzR+rzΔVA(RLrz),\Delta V_{out} = \frac{r_z \parallel R_L}{R + r_z \parallel R_L}\,\Delta V_A \approx \frac{r_z}{R + r_z}\,\Delta V_A \qquad (R_L \gg r_z) ,

e una variazione ΔIL\Delta I_L della corrente del carico produce ΔVout=(Rrz)ΔILrzΔIL\Delta V_{out} = -(R \parallel r_z)\,\Delta I_L \approx -r_z\,\Delta I_L per RrzR \gg r_z.

Dimostrazione.

Con il modello dello Zener il circuito è lineare, e per la sovrapposizione degli effetti le variazioni dell’uscita si calcolano spegnendo i generatori costanti, compreso VZV_Z. Per la variazione di VAV_A resta un partitore tra RR e il parallelo di rzr_z e RLR_L, che dà la prima formula. Per la variazione della corrente del carico, rappresentata come un generatore di corrente ΔIL\Delta I_L uscente dal nodo, restano in parallelo RR e rzr_z, e l’uscita varia di (Rrz)ΔIL-(R\parallel r_z)\,\Delta I_L.

Fine della dimostrazione.

Il progetto si fa sui casi peggiori. La corrente nello Zener non deve scendere sotto un minimo, altrimenti il diodo esce dalla rottura: questo fissa il valore massimo di RR, con la tensione di ingresso minima e il carico massimo. La potenza nello Zener non deve superare quella ammessa: il caso peggiore è con la tensione di ingresso massima e il carico staccato, quando tutta la corrente passa nello Zener. Lo stabilizzatore a Zener è semplice ma spreca potenza, e oggi negli alimentatori si usano regolatori integrati, che contengono un riferimento di tensione e un amplificatore, oppure convertitori a commutazione; lo Zener resta il modo più semplice di avere una tensione di riferimento.

Il diodo come termometro

A corrente costante la tensione di un diodo dipende dalla temperatura, e in modo molto riproducibile. La dipendenza passa soprattutto dalla corrente di saturazione, proporzionale a ni2n_i^2. Dall’articolo sul livello di Fermi, ni2=NcNveEg/kTn_i^2 = N_cN_v\,e^{-E_g/kT} con NcNvT3N_cN_v \propto T^3. Vicino alla temperatura ambiente il gap diminuisce quasi linearmente, Eg=Eg0βTE_g = E_{g0} - \beta T, e il termine βT\beta T nell’esponente dà solo un fattore costante: IsT3eEg0/kTI_s \propto T^3\,e^{-E_{g0}/kT}, con Eg0=1,20E_{g0} = 1{,}20 eV per il silicio, il valore del gap prolungato in linea retta fino allo zero assoluto. Gli altri fattori di IsI_s, coefficienti e lunghezze di diffusione, cambiano molto più lentamente.

Proposizione (coefficiente di temperatura del diodo)

Se Is=CT3eEg0/kTI_s = C\,T^3\,e^{-E_{g0}/kT} con CC costante, la tensione di un diodo attraversato dalla corrente costante IIsI \gg I_s varia con la temperatura come

dVdT=Eg0/qVT3kq.\frac{dV}{dT} = -\frac{E_{g0}/q - V}{T} - \frac{3k}{q} .
Dimostrazione.

Invertendo la caratteristica, V=(kT/q)ln(I/Is)V = (kT/q)\ln(I/I_s), e con l’espressione di IsI_s

V=kTq[lnIC3lnT]+Eg0q.V = \frac{kT}{q}\left[\ln\frac{I}{C} - 3\ln T\right] + \frac{E_{g0}}{q} .

Derivando rispetto a TT con II costante,

dVdT=kq[lnIC3lnT]3kq=VEg0/qT3kq,\frac{dV}{dT} = \frac{k}{q}\left[\ln\frac{I}{C} - 3\ln T\right] - \frac{3k}{q} = \frac{V - E_{g0}/q}{T} - \frac{3k}{q} ,

dove nell’ultimo passaggio si è usata la prima espressione di VV per sostituire il termine tra parentesi.

Fine della dimostrazione.

Con V=0,61V = 0{,}61 V a 300300 K il primo termine vale (1,200,61)/300=1,96-(1{,}20 - 0{,}61)/300 = -1{,}96 mV/K e il secondo 0,26-0{,}26 mV/K: in tutto circa 2,2-2{,}2 mV/K. È il «meno due millivolt per grado» dei diodi e dei transistori al silicio, lo stesso dell’articolo sulla giunzione all’equilibrio. La tensione scende perché, a temperatura più alta, la stessa corrente si ottiene con una barriera meno abbassata.

La tensione del diodo scende con la temperatura Un grafico con la temperatura in orizzontale, da 250 a 400 kelvin, e la tensione del diodo in verticale, da 0,2 a 0,8 volt. Tre rette quasi parallele scendono da sinistra a destra, una per corrente: quella a 1 milliampere, la più alta, passa da 0,72 volt a 250 kelvin a 0,39 volt a 400 kelvin; quelle a 100 e a 10 microampere stanno 60 e 120 millivolt più in basso e sono un poco più ripide. Tutte scendono di circa 2 millivolt per kelvin. 10 μA 100 μA 1 mA 250300350400 0,20,40,60,8 temperatura, K tensione del diodo, V

La tensione del diodo di riferimento tra 250250 e 400400 K, a tre correnti costanti. Le rette scendono di circa 22 mV/K e distano 6060 mV l’una dall’altra; a corrente più bassa la tensione è più bassa e la pendenza un poco maggiore.

Un termometro fatto con un diodo solo va tarato, perché IsI_s varia da un esemplare all’altro. Con due diodi uguali si toglie di mezzo.

Proposizione (sensore a due diodi)

Due diodi uguali alla stessa temperatura, attraversati dalle correnti NINI e II, entrambe molto maggiori di IsI_s, hanno una differenza di tensione

Vout=V1V2=kTqlnN,V_{out} = V_1 - V_2 = \frac{kT}{q}\ln N ,

proporzionale alla temperatura assoluta e indipendente da IsI_s e da II.

Dimostrazione.

Per ciascun diodo V=VTln(ID/Is)V = V_T\ln(I_D/I_s), quindi V1V2=VTln(NI/Is)VTln(I/Is)=VTlnNV_1 - V_2 = V_T\ln(NI/I_s) - V_T\ln(I/I_s) = V_T\ln N, perché la stessa IsI_s compare nei due logaritmi e si semplifica.

Fine della dimostrazione.

Un sensore di temperatura a due diodi Due rami affiancati collegati tra l'alimentazione, in alto, e la massa, in basso. Ognuno ha un generatore di corrente che spinge la corrente verso il basso e, sotto, un diodo con l'anodo in alto. Il generatore di sinistra fornisce N per I, quello di destra I. La tensione di uscita si preleva tra i due anodi, sinistro e destro. alimentazione N·I I D1 D2 Vout +

Un sensore di temperatura con due diodi uguali, alimentati da due generatori di corrente con rapporto NN. La tensione tra i due anodi dipende solo da NN e dalla temperatura assoluta.

Con N=8N = 8 l’uscita vale VTln8=53,8V_T\ln8 = 53{,}8 mV a 300300 K e cambia di 0,1790{,}179 mV/K. Il rapporto NN si ottiene mettendo in parallelo otto generatori di corrente uguali, e nei circuiti integrati i due diodi sono giunzioni costruite una accanto all’altra. È il principio dei sensori di temperatura dentro i processori. Sommando a una tensione di giunzione, che scende di circa 22 mV/K, una tensione di questo tipo amplificata quanto basta a compensare la discesa, si ottiene una tensione che non dipende dalla temperatura: vale circa 1,21{,}2 V, vicino a Eg0/qE_{g0}/q, ed è il riferimento a bandgap usato in quasi tutti i circuiti integrati analogici.

I diodi che emettono luce

Nel silicio un elettrone che si ricombina con una lacuna cede la sua energia al reticolo, perché il salto tra le due bande richiede un cambio di quantità di moto. In altri semiconduttori, detti a gap diretto, il fondo della banda di conduzione e la cima di quella di valenza hanno la stessa quantità di moto, e la ricombinazione emette facilmente un fotone con energia vicina al gap. In una giunzione polarizzata in diretta i minoritari iniettati si ricombinano in continuazione: è un LED, diodo che emette luce. La lunghezza d’onda è λ=hc/Eg\lambda = hc/E_g, cioè λ1240 nm/(Eg/eV)\lambda \approx 1240\ \text{nm}/(E_g/\text{eV}). L’arseniuro di gallio, con 1,421{,}42 eV, emette nell’infrarosso a circa 870870 nm; i LED rossi e gialli usano leghe di alluminio, indio, gallio e fosforo, quelli verdi e blu il nitruro di indio e gallio. Per i LED blu efficienti Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura ricevettero il premio Nobel per la fisica nel 2014, e dai LED blu vengono quelli bianchi, in cui una parte della luce blu è convertita in giallo da un fosforo.

Dodici LED da 5 millimetri disposti in due file, due per colore: verde, blu, viola, giallo, arancione e rosso, ciascuno con due reofori.

LED da 55 mm di sei colori. Nei LED nuovi il reoforo più lungo è l’anodo. Il colore della luce dipende dal semiconduttore, non dalla plastica, che serve solo a riconoscerli da spenti.

SparkFun Electronics, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

In una giunzione molto drogata la barriera da abbassare per far passare corrente è quasi quanto il gap, e la tensione in conduzione di un LED è vicina a Eg/qE_g/q: cresce verso il blu, circa 22 V per un LED rosso, circa 33 V per uno blu o bianco. Come ogni diodo, un LED non va collegato direttamente a un generatore di tensione: sessanta millivolt in più decuplicano la corrente. La corrente si fissa con un resistore in serie.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un generatore da 55 V alimenta il diodo di riferimento attraverso un resistore da 11 kΩ. Confronta la soluzione esatta con quella del modello a tensione costante di 0,70{,}7 V.

Con il modello, I=(50,7)/1000=4,30I = (5 - 0{,}7)/1000 = 4{,}30 mA. L’iterazione del paragrafo sui modelli dà V=0,6494V = 0{,}6494 V e I=4,351I = 4{,}351 mA.

Commento: il modello sbaglia la tensione di 5050 mV, e la corrente solo dell’1,2%1{,}2\%, perché l’errore sulla tensione pesa su 4,34{,}3 V di caduta nel resistore. Il modello a tensione costante è buono proprio quando le tensioni del circuito sono molto più grandi della soglia.

Esercizio 2. Un segnale che arriva fino a 1212 V deve entrare in un microcontrollore alimentato a 55 V, che tollera sul piedino al più 0,50{,}5 V sopra l’alimentazione. Tra il segnale e il piedino c’è un resistore da 1010 kΩ, e un diodo va dal piedino all’alimentazione. Il piedino è protetto? Quanta corrente passa nel diodo?

Il diodo conduce quando il piedino supera l’alimentazione di una soglia. La corrente è piccola, (125,6)/10000=0,64(12 - 5{,}6)/10\,000 = 0{,}64 mA, e con una corrente così la soglia del diodo di riferimento è VTln(0,64×103/5,35×1014)=0,60V_T\ln(0{,}64\times10^{-3}/5{,}35\times10^{-14}) = 0{,}60 V: il piedino arriva a 5,65{,}6 V.

Commento: non basta. Con un diodo al silicio il piedino supera l’alimentazione di 0,60{,}6 V, oltre il limite. Si risolve con un diodo Schottky, una giunzione tra metallo e semiconduttore che in conduzione ha circa 0,30{,}3 V. Va anche controllato che la corrente iniettata nell’alimentazione, 0,640{,}64 mA, sia assorbita dal resto del circuito e non la faccia salire.

Esercizio 3. Un alimentatore deve fornire 100100 mA con un’ondulazione di al più 11 V a 5050 Hz. Quanto deve valere il condensatore di filtro con il raddrizzatore a una semionda? E con quello a ponte?

Dalla stima dell’ondulazione, CILT/ΔV=0,1 A0,02 s/1 V=2000C \ge I_LT/\Delta V = 0{,}1\ \text{A}\cdot0{,}02\ \text{s}/1\ \text{V} = 2000 μF, e si sceglie il valore commerciale da 22002200 μF. Con il ponte il condensatore si ricarica ogni 1010 ms, e bastano 10001000 μF.

Commento: la stima per eccesso della scarica dà un margine a favore della sicurezza. I condensatori elettrolitici di queste capacità sono comuni e poco costosi, ma hanno tolleranze del 20%20\% e perdono capacità invecchiando: conviene abbondare.

Esercizio 4. Dopo il filtro la tensione VAV_A oscilla tra 13,313{,}3 e 14,314{,}3 V. Si vuole un’uscita di 1010 V per un carico che assorbe 2020 mA, con uno Zener da 1010 V con rz=10r_z = 10 Ω e una corrente minima di 55 mA. Dimensiona RR, calcola l’ondulazione in uscita e la potenza massima nello Zener.

Con la tensione minima e il carico collegato, in RR devono passare almeno 2525 mA: R(13,310)/0,025=132R \le (13{,}3 - 10)/0{,}025 = 132 Ω, e si sceglie 120120 Ω. L’ondulazione di 11 V diventa 110/(120+10)=771\cdot10/(120 + 10) = 77 mV. Con la tensione massima e il carico staccato la corrente nello Zener è (14,310)/(120+10)=33(14{,}3 - 10)/(120 + 10) = 33 mA, e la potenza 10 V33 mA+(33 mA)210 Ω=0,3410\ \text{V}\cdot33\ \text{mA} + (33\ \text{mA})^2\cdot10\ \Omega = 0{,}34 W.

Commento: serve uno Zener da almeno mezzo watt. L’ondulazione è scesa di tredici volte, ma a pieno carico il circuito dissipa nel resistore e nello Zener quasi quanto consegna al carico: per questo gli stabilizzatori a Zener si usano solo con correnti piccole.

Esercizio 5. Il diodo di riferimento, attraversato da 11 mA, ha 0,6110{,}611 V a 300300 K. Quando la tensione misurata è 0,5610{,}561 V, qual è la temperatura?

Con la pendenza di 2,2-2{,}2 mV/K, 5050 mV in meno corrispondono a 50/2,2=2350/2{,}2 = 23 K in più: circa 323323 K, cioè 5050 °C. Il calcolo con la formula completa di Is(T)I_s(T)322,4322{,}4 K.

Commento: con un termometro di taratura si trova la pendenza del singolo diodo, e l’errore resta di qualche decimo di grado su qualche decina di gradi. Il sensore a due diodi non richiede la taratura della pendenza, ma dà un segnale dieci volte più piccolo, 0,180{,}18 mV/K con N=8N = 8, e ha bisogno di un amplificatore.

Esercizio 6. Un LED rosso, con 2,02{,}0 V in conduzione, deve essere acceso da un’uscita a 55 V di un microcontrollore con una corrente di circa 1010 mA. Quale resistore serve?

R=(52,0)/0,010=300R = (5 - 2{,}0)/0{,}010 = 300 Ω. Il valore più vicino della serie E12 è 330330 Ω, con cui la corrente è (52)/330=9,1(5 - 2)/330 = 9{,}1 mA.

Commento: la tensione del LED cambia poco con la corrente, e l’errore del modello a tensione costante si riflette poco sulla corrente perché sul resistore cadono 33 V. Un LED blu, con circa 33 V, con lo stesso resistore porterebbe solo 66 mA.

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