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Emmy

L'induttore

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Circuiti elettrici · 8 di 14

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Indice

Una bobina e il suo flusso

Un induttore è una bobina di filo, spesso avvolta su un nucleo di materiale ferromagnetico. La corrente che la percorre produce un flusso magnetico, e quando la corrente cambia il flusso cambia e induce una tensione ai capi della bobina. Nel bilancio energetico dell’introduzione al percorso l’induttore è il componente che accumula energia nel campo magnetico, il duale del condensatore. L’articolo usa i circuiti magnetici dell’articolo precedente.

Michael Faraday scoprì l’induzione nel 1831, muovendo magneti dentro bobine collegate a un galvanometro. La legge che porta il suo nome è già comparsa nell’articolo sulle leggi di Kirchhoff, dove giustificava la legge delle tensioni: lungo una linea chiusa γ\gamma, con una superficie fissa Σ\Sigma che ha γ\gamma per bordo,

γEd=ddtΣBndS.\oint_\gamma \mathbf E\cdot d\boldsymbol\ell = -\frac{d}{dt}\int_\Sigma \mathbf B\cdot\mathbf n\,dS .

Per una bobina di NN spire il flusso che conta è il flusso concatenato ψ\psi, la somma dei flussi attraverso le singole spire; se tutte sono attraversate dallo stesso flusso Φ\Phi, ψ=NΦ\psi = N\Phi.

Un magnete che entra in una bobina A destra una bobina di nove spire vista di lato, con i due capi collegati a uno strumento con lo zero al centro della scala. A sinistra un magnete a barra, con il polo nord rivolto verso la bobina. Nell'animazione il magnete entra nella bobina e poi esce, avanti e indietro: mentre entra l'ago dello strumento devia da una parte, mentre esce dall'altra, e quando il magnete si ferma agli estremi della corsa l'ago torna a zero. S N

Un magnete che entra ed esce da una bobina collegata a uno strumento con lo zero al centro. Mentre il magnete entra il flusso concatenato cresce e l’ago devia da una parte; mentre esce il flusso diminuisce e l’ago devia dall’altra; quando il magnete è fermo, agli estremi della corsa, il flusso non cambia e l’ago torna a zero. Conta la variazione del flusso, non il suo valore.

Proposizione (tensione ai morsetti di una bobina)

Una bobina di conduttore ideale, con i morsetti AA e BB, sia percorsa dalla corrente ii che entra da AA. Sia ψ\psi il flusso concatenato con la linea chiusa che va da AA a BB lungo il conduttore e torna ad AA fuori dalla bobina, orientato con la regola della mano destra rispetto al verso della corrente. Allora la tensione vABv_{AB}, calcolata lungo il percorso esterno, è

vAB=dψdt.v_{AB} = \frac{d\psi}{dt} .
Dimostrazione.

Si percorre la linea chiusa da AA a BB dentro il conduttore e poi da BB ad AA fuori. In un conduttore ideale il campo elettrico è nullo, perché una corrente finita con conducibilità infinita non richiede campo, e il primo tratto non contribuisce. Il secondo contribuisce con l’integrale di E\mathbf E da BB ad AA, cioè vAB-v_{AB}. La legge di Faraday dà vAB=dψ/dt-v_{AB} = -d\psi/dt.

Fine della dimostrazione.

Il percorso esterno va specificato per la ragione vista con i due voltmetri dell’articolo sulle leggi di Kirchhoff: dentro la bobina il flusso cambia, e la tensione tra due punti dipende dal percorso. Nella teoria dei circuiti si intende sempre un percorso esterno, lontano dal flusso variabile.

L’induttanza

Definizione (induttanza)

Se il mezzo in cui si chiude il flusso è lineare, il flusso concatenato con una bobina è proporzionale alla sua corrente,

ψ=Li,\psi = L\,i ,

e la costante L>0L > 0 è l’induttanza della bobina. Si misura in henry: 1 H=1 Wb/A1\ \text H = 1\ \text{Wb}/\text A.

Proposizione (induttanza di un avvolgimento su un circuito magnetico)

Un avvolgimento di NN spire su un circuito magnetico di riluttanza R\mathcal R, con tutto il flusso concatenato con tutte le spire, ha induttanza

L=N2R.L = \frac{N^2}{\mathcal R} .
Dimostrazione.

Per la legge delle maglie magnetica il flusso è Φ=Ni/R\Phi = Ni/\mathcal R, e il flusso concatenato ψ=NΦ=N2i/R\psi = N\Phi = N^2 i/\mathcal R.

Fine della dimostrazione.

L’induttanza cresce con il quadrato del numero di spire: il doppio delle spire dà il doppio della forza magnetomotrice e il doppio dei concatenamenti. Per un toroide di permeabilità μ\mu, sezione AA e raggio medio rr, R=2πr/(μA)\mathcal R = 2\pi r/(\mu A) e L=μN2A/(2πr)L = \mu N^2 A/(2\pi r). Con un traferro δ\delta che domina sul ferro, Lμ0N2A/δL \approx \mu_0 N^2 A/\delta, un valore che non dipende più dal materiale del nucleo.

Proposizione (relazione tra tensione e corrente)

Per un induttore ideale di induttanza LL, con la convenzione degli utilizzatori,

v(t)=Ldidt,i(t)=i(t0)+1Lt0tv(s)ds.v(t) = L\,\frac{di}{dt}, \qquad i(t) = i(t_0) + \frac1L\int_{t_0}^t v(s)\,ds .
Dimostrazione.

È la proposizione sulla tensione ai morsetti con ψ=Li\psi = Li e LL costante; integrando tra t0t_0 e tt si ottiene la seconda forma.

Fine della dimostrazione.

Tutto quello che si è detto per il condensatore vale scambiando tensione e corrente, come vuole la dualità. L’induttore ha memoria, riassunta nella corrente iniziale. In regime stazionario, con la corrente costante, la tensione è nulla: l’induttore è un cortocircuito.

Tensione e corrente in un induttore Due grafici uno sopra l'altro con lo stesso asse dei tempi. In alto la corrente dell'induttore, un'onda triangolare blu che sale e scende con pendenza costante. In basso la tensione, un'onda quadra arancione: positiva e costante quando la corrente sale, negativa quando scende, con salti nei punti in cui la corrente cambia pendenza. Nell'animazione una linea verticale scorre nel tempo e due punti seguono le due curve. i v tempo

In un induttore la tensione è proporzionale alla pendenza della corrente. Una corrente triangolare, in alto, che sale e scende con pendenza costante, corrisponde a una tensione a onda quadra, in basso: positiva mentre la corrente sale, negativa mentre scende. Nell’animazione un cursore scorre nel tempo lungo le due curve.

Proposizione (continuità della corrente)

Se in un intervallo di tempo la tensione di un induttore resta in valore assoluto sotto VmaxV_\text{max}, in un tratto di durata Δt\Delta t la sua corrente cambia al più di VmaxΔt/LV_\text{max}\,\Delta t/L. Con tensioni limitate la corrente di un induttore è una funzione continua del tempo.

Dimostrazione.

Dalla forma integrale, i(t+Δt)i(t)VmaxΔt/L|i(t + \Delta t) - i(t)| \le V_\text{max}\,\Delta t/L.

Fine della dimostrazione.

La conseguenza pratica si vede quando si apre un interruttore in serie a un induttore percorso da corrente. La corrente dovrebbe annullarsi in un tempo brevissimo, e la tensione ai capi dell’induttore sale fino a quando qualcosa le cede: di solito l’aria tra i contatti dell’interruttore, con una scintilla. È così che funziona la bobina di accensione dei motori a benzina, e per la stessa ragione in parallelo alle bobine dei relè comandati da un transistore si mette un diodo, che al momento dell’apertura offre alla corrente una strada per spegnersi senza sovratensioni.

Con un generatore di tensione EE e un resistore RR in serie, la corrente di un induttore inizialmente a riposo cresce come la tensione di un condensatore che si carica: i(t)=(E/R)(1et/τ)i(t) = (E/R)\,(1 - e^{-t/\tau}), con costante di tempo τ=L/R\tau = L/R. La dimostrazione è quella della carica del condensatore, dall’equazione E=Ri+Ldi/dtE = Ri + L\,di/dt; l’articolo sui transitori tratta insieme i due casi.

Energia

Proposizione (energia dell'induttore)

Un induttore di induttanza LL percorso dalla corrente ii contiene l’energia

w=12Li2,w = \frac12\,L\,i^2 ,

uguale al lavoro elettrico assorbito per portarlo da corrente nulla a corrente ii, qualunque sia stato l’andamento.

Dimostrazione.

La potenza assorbita è p=vi=Lidi/dt=ddt(12Li2)p = v\,i = L\,i\,di/dt = \frac{d}{dt}\big(\tfrac12Li^2\big), e integrando da un istante con corrente nulla si ottiene 12Li2\tfrac12Li^2.

Fine della dimostrazione.

L’energia sta nel campo magnetico, con densità 12BH=B2/(2μ)\tfrac12\,BH = B^2/(2\mu) per unità di volume. In un circuito magnetico l’energia di ogni tronco è proporzionale alla sua riluttanza: con il flusso Φ\Phi uniforme su una sezione AA e una lunghezza \ell, 12(Φ/A)(Φ/μA)A=12RΦ2\tfrac12\,(\Phi/A)(\Phi/\mu A)\,A\ell = \tfrac12\,\mathcal R\,\Phi^2, e la somma sui tronchi dà 12RΦ2=12(N2/R)i2=12Li2\tfrac12\,\mathcal R\,\Phi^2 = \tfrac12\,(N^2/\mathcal R)\,i^2 = \tfrac12Li^2. In un nucleo con traferro, quindi, quasi tutta l’energia sta nel traferro, perché lì sta quasi tutta la riluttanza. È la ragione per cui gli induttori che devono immagazzinare energia, come quelli degli alimentatori a commutazione, hanno un traferro.

La forza al traferro

L’energia nel traferro spiega anche perché un elettromagnete attira il ferro.

Proposizione (forza al traferro)

Le due facce di un traferro di sezione AA, attraversato da un’induzione uniforme BB, si attirano con la forza

F=B2A2μ0.F = \frac{B^2 A}{2\mu_0} .
Dimostrazione.

Si usa il principio dei lavori virtuali. Si allontanano le due facce di uno spostamento dxdx tenendo costante il flusso: allora dψ/dt=0d\psi/dt = 0, ai morsetti dell’avvolgimento non c’è tensione e il circuito elettrico non scambia energia. Il flusso costante lascia invariata l’induzione nel ferro e nel traferro, ma il traferro guadagna il volume AdxA\,dx, con densità di energia B2/(2μ0)B^2/(2\mu_0). L’energia magnetica cresce di dW=B2Adx/(2μ0)dW = B^2A\,dx/(2\mu_0), che deve essere il lavoro fatto dalla forza esterna necessaria ad allontanare le facce. La forza magnetica tra le facce è quindi attrattiva e ha intensità dW/dx=B2A/(2μ0)dW/dx = B^2A/(2\mu_0).

Fine della dimostrazione.

Con 11 T la pressione B2/(2μ0)B^2/(2\mu_0) vale circa 4×1054\times10^5 Pa, quattro atmosfere: su un centimetro quadrato fanno 4040 N, il peso di quattro chilogrammi. È la forza che chiude i contatti dei relè e dei contattori e che solleva i rottami nei gru con elettromagnete.

La forza di un elettromagnete Un nucleo di ferro a forma di U rovesciata, con un avvolgimento sulla colonna di sinistra collegato a due morsetti. Sotto le due colonne, separata da due traferri di spessore δ, un'ancora di ferro orizzontale. Una linea tratteggiata segue il percorso del flusso Φ nel nucleo, nei due traferri e nell'ancora. Sotto l'ancora due frecce arancioni verso l'alto indicano la forza F con cui l'ancora è attirata. F F Φ δ i N

Un elettromagnete: un nucleo a U con un avvolgimento e un’ancora di ferro separata dal nucleo da due traferri. Il flusso Φ\Phi attraversa entrambi i traferri, e su ciascuno l’ancora è attirata verso il nucleo con la forza F=B2A/(2μ0)F = B^2A/(2\mu_0).

Serie, parallelo e induttori reali

Induttori non accoppiati magneticamente si combinano come i resistori: in serie le induttanze si sommano, in parallelo si sommano gli inversi. La dimostrazione è quella dei condensatori con tensione e corrente scambiate. Se i flussi di due induttori si concatenano l’uno con l’altro le regole cambiano, e serve il mutuo induttore del prossimo articolo.

Un induttore reale ha anzitutto la resistenza del filo, e in continua è un resistore, non un cortocircuito. Nel nucleo il campo variabile produce perdite per isteresi e correnti parassite, correnti indotte nel materiale stesso del nucleo: per ridurle i nuclei a bassa frequenza sono fatti di lamierini sottili isolati tra loro, e quelli ad alta frequenza di ferriti, che hanno resistività altissima. Oltre una certa corrente il nucleo satura e l’induttanza crolla, e i cataloghi danno la corrente di saturazione accanto all’induttanza. Tra una spira e l’altra c’è infine una piccola capacità, e oltre la frequenza di risonanza propria l’induttore si comporta come un condensatore. I valori vanno dai nanohenry degli induttori per radiofrequenza agli henry dei filtri a 5050 Hz.

Induttore toroidale: filo di rame smaltato avvolto in molte spire fitte attorno a un nucleo ad anello, quasi nascosto dalle spire, con un capo del filo che esce in basso.

Un induttore toroidale: filo di rame smaltato avvolto su un nucleo ad anello. Nel toroide il flusso resta quasi tutto dentro il nucleo, e l’induttore disturba poco i circuiti vicini.

Peripitus, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un toroide di ferrite con μr=2000\mu_r = 2000, sezione 0,50{,}5 cm² e raggio medio 22 cm ha 100100 spire. Quanto vale l’induttanza? Quante spire servono per 4040 mH?

L=μ0μrN2A/(2πr)=4π×10720001045×105/(2π0,02)L = \mu_0\mu_r N^2 A/(2\pi r) = 4\pi\times10^{-7}\cdot 2000\cdot 10^4\cdot 5\times10^{-5}/(2\pi\cdot 0{,}02) H =10= 10 mH. L’induttanza va con N2N^2: per 4040 mH servono 200200 spire.

Commento: quadruplicare l’induttanza costa il doppio delle spire, non il quadruplo. I costruttori di nuclei danno spesso un fattore ALA_L, l’induttanza per spira al quadrato, che qui vale 1 μH1\ \mu\text H: con quello il progetto si riduce a L=ALN2L = A_L N^2.

Esercizio 2. Con i dati dell’esercizio 3 dell’articolo sui circuiti magnetici, 500500 spire su un nucleo con riluttanza totale 2,29×106 H12{,}29\times10^6\ \text H^{-1}, di cui 1,99×1061{,}99\times10^6 nel traferro, calcola l’induttanza e l’energia con 22 A. Quanta energia sta nel traferro?

L=5002/(2,29×106)0,109L = 500^2/(2{,}29\times10^6) \approx 0{,}109 H, e con 22 A l’energia è 120,10940,22\tfrac12\cdot 0{,}109\cdot 4 \approx 0{,}22 J. Nel traferro ne sta la frazione 1,99/2,2987%1{,}99/2{,}29 \approx 87\%, circa 0,190{,}19 J, in un millimetro d’aria.

Commento: il ferro, che occupa quasi tutto il volume, tiene poco più di un decimo dell’energia. Se si togliesse il traferro l’induttanza crescerebbe di quasi otto volte, ma con la stessa corrente il nucleo satura.

Esercizio 3. In un induttore da 1010 mH la corrente sale linearmente da 00 a 22 A in 55 ms e poi scende a zero nello stesso tempo. Quanto vale la tensione nei due tratti?

Nella salita v=LΔi/Δt=0,012/0,005=4v = L\,\Delta i/\Delta t = 0{,}01\cdot 2/0{,}005 = 4 V, nella discesa 4-4 V.

Commento: è il funzionamento di base di un convertitore a commutazione: si applica all’induttore una tensione costante e la corrente cresce a rampa, si applica una tensione di segno opposto e decresce. La tensione applicata decide la pendenza della corrente, non il suo valore.

Esercizio 4. La bobina di un relè ha 0,20{,}2 H e 240 Ω240\ \Omega ed è alimentata a 1212 V. Quanta energia contiene? Se un transistore interrompe la corrente in 1010 µs, che tensione si genera? E con un diodo in parallelo alla bobina?

La corrente è 12/240=5012/240 = 50 mA e l’energia 120,20,052=0,25\tfrac12\cdot 0{,}2\cdot 0{,}05^2 = 0{,}25 mJ. Una discesa lineare della corrente in 1010 µs richiederebbe v=LΔi/Δt=0,20,05/105=1000v = L\,\Delta i/\Delta t = 0{,}2\cdot 0{,}05/10^{-5} = 1000 V, abbastanza per distruggere un transistore da 4040 V. Con il diodo la corrente continua a circolare nell’anello formato da bobina e diodo, e si spegne con costante di tempo circa L/R=0,2/2400,8L/R = 0{,}2/240 \approx 0{,}8 ms; la tensione ai capi della bobina resta limitata alla caduta sul diodo, meno di un volt.

Commento: un quarto di millijoule sembra poco, ma liberato in pochi microsecondi è una potenza di decine di watt. Il diodo rallenta lo spegnimento del relè, e dove serve che i contatti si aprano in fretta si usano soluzioni che lasciano salire la tensione in modo controllato, per esempio con un diodo Zener in serie.

Esercizio 5. Un elettromagnete come quello della figura ha due traferri di 0,50{,}5 mm, ciascuno di sezione 44 cm², e ferro ideale. Quante amperspire servono per avere 0,80{,}8 T nei traferri? Con che forza è attirata l’ancora?

La tensione magnetica sui due traferri è 2(B/μ0)δ=26,37×1055×1046372\cdot(B/\mu_0)\,\delta = 2\cdot 6{,}37\times10^5\cdot 5\times10^{-4} \approx 637 A, per esempio 10001000 spire con 0,640{,}64 A. Su ciascun traferro F=0,824×104/(24π×107)102F = 0{,}8^2\cdot 4\times10^{-4}/(2\cdot 4\pi\times10^{-7}) \approx 102 N, in totale circa 204204 N.

Commento: con la corrente fissata, l’induzione è inversamente proporzionale al traferro e la forza al suo quadrato. Quando l’ancora si avvicina la forza cresce rapidamente, finché il ferro satura: un elettromagnete attira debolmente da lontano e tiene fortissimo a contatto.

Esercizio 6. Un induttore da 0,50{,}5 H con in serie un resistore da 10 Ω10\ \Omega viene collegato all’istante zero a un generatore da 1010 V. Quanto vale la costante di tempo? Che corrente circola dopo 5050 ms e a regime?

τ=L/R=50\tau = L/R = 50 ms. A regime l’induttore è un cortocircuito e la corrente è 10/10=110/10 = 1 A; dopo 5050 ms è 1e10,631 - e^{-1} \approx 0{,}63 A.

Commento: all’istante zero la corrente è nulla, per la continuità, e l’induttore si comporta come un circuito aperto: tutti i 1010 V sono ai suoi capi. È il contrario del condensatore, che all’istante zero è un cortocircuito.

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