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Offset e correnti di polarizzazione

Elettronica · Strumentazione elettronica Articolo

Percorso: Strumentazione elettronica · 2 di 17

Prima di questo, potrebbe interessarti: L'amplificatore operazionale reale , Il transistore bipolare , L'amplificatore a source comune

Indice

Il datasheet di un operazionale

Nell’articolo sull’operazionale reale la tensione di offset e le correnti di polarizzazione sono entrate nel modello come generatori costanti, e se ne è calcolato l’effetto sull’uscita. Qui si guarda da dove vengono, come cambiano con la temperatura e come si riducono. I valori si leggono nel datasheet, e conviene sapere come è organizzato.

La prima tabella riporta i valori massimi assoluti: tensione di alimentazione, tensione degli ingressi, differenziale e verso le alimentazioni, temperatura di giunzione e di immagazzinamento, potenza dissipata. Superarli, anche per poco tempo, può danneggiare il componente. Stare sotto questi valori, però, non garantisce che l’operazionale funzioni come descritto. Le garanzie valgono nelle condizioni di funzionamento raccomandate, una seconda tabella con intervalli più stretti: alimentazione, tensioni di ingresso, temperatura ambiente. Gli intervalli di temperatura più comuni sono quello commerciale, da 00 a 7070 °C, quello industriale, da 40-40 a 8585 °C, e quello automobilistico, da 40-40 a 125125 °C.

Le caratteristiche elettriche sono la parte più lunga. Ogni riga dà un parametro con le condizioni di misura, per esempio temperatura ambiente di 2525 °C, alimentazione ±15\pm15 V e carico di 22 kΩ\Omega, e fino a tre colonne: minimo, tipico e massimo. Il valore tipico è rappresentativo della produzione, spesso la media, e il costruttore non lo garantisce; i limiti minimo e massimo sono garantiti, per misura su ogni esemplare o per progetto. Spesso una seconda riga dà il limite su tutto l’intervallo di temperatura, più largo di quello a 2525 °C. Un progetto che deve funzionare con ogni esemplare si fa con i limiti, non con i valori tipici.

Tra le prime righe ci sono gli intervalli di tensione. La tensione di modo comune degli ingressi, (V++V)/2(V_+ + V_-)/2, deve restare dentro un intervallo che per molti operazionali si ferma a un paio di volt dalle alimentazioni; l’uscita, allo stesso modo, arriva solo fino a una certa distanza dalle alimentazioni, salvo negli operazionali rail-to-rail. Poi il guadagno ad anello aperto per grandi segnali, tra 8080 e 120120 dB: il valore che conta è il minimo, perché da quello dipende quanto è grande il guadagno d’anello nel caso peggiore.

Potenza e temperatura

Un operazionale scalda. Si prenda un inseguitore alimentato a ±15\pm15 V che porta 22 V su un carico di 500 Ω500\ \Omega. Nel carico scorrono 44 mA, che arrivano dall’alimentazione positiva attraverso il transistore dello stadio di uscita. Il carico dissipa 2 V4 mA=82\ \text{V}\cdot4\ \text{mA} = 8 mW; il transistore di uscita, che ha ai capi 152=1315 - 2 = 13 V, ne dissipa 5252. A questi si aggiunge la corrente di riposo moltiplicata per la tensione totale di alimentazione: con 11 mA sono altri 3030 mW. La potenza dissipata nel chip ne alza la temperatura, e il datasheet dice di quanto.

Definizione (resistenza termica)

Se un componente dissipa la potenza PP in un ambiente a temperatura TAT_A, all’equilibrio la temperatura della giunzione è

TJ=TA+θJAP,T_J = T_A + \theta_{JA}\,P ,

e θJA\theta_{JA}, in °C/W, è la resistenza termica tra giunzione e ambiente. La potenza massima alla temperatura ambiente TAT_A è quella che porta la giunzione alla temperatura massima ammessa: Pmax=(TJ,maxTA)/θJAP_{max} = (T_{J,max} - T_A)/\theta_{JA}.

Il nome viene dall’analogia con la legge di Ohm: la potenza è la corrente, la differenza di temperatura la tensione. Come le resistenze elettriche, le resistenze termiche in serie si sommano: θJA\theta_{JA} è la somma di quella tra giunzione e contenitore, che dipende dal contenitore, e di quella tra contenitore e ambiente, che dipende dal circuito stampato, dall’aria e dall’eventuale dissipatore. Con TJ,max=150T_{J,max} = 150 °C e θJA=103\theta_{JA} = 103 °C/W, un valore tipico per un piccolo contenitore a otto piedini, la potenza massima è 1,211{,}21 W a 2525 °C e solo 0,630{,}63 W a 8585 °C. Gli operazionali di potenza, montati su un dissipatore, arrivano a decine di watt.

Gli 8282 mW dell’esempio scaldano la giunzione di 8,48{,}4 °C. Non sono pericolosi, ma bastano a spostare l’offset e le correnti di polarizzazione, che dipendono dalla temperatura del chip, non da quella dell’aria intorno.

La tensione di offset

Nel modello dell’operazionale reale la tensione di offset VOSV_{OS} è un generatore in serie all’ingresso non invertente di un operazionale ideale: l’uscita si annulla quando tra gli ingressi c’è V+V=VOSV_+ - V_- = -V_{OS}. Il segno cambia da un esemplare all’altro, e il datasheet dà il valore massimo del modulo: da 11 a 55 mV per un operazionale comune, da qualche centinaio a qualche decina di microvolt per uno di precisione.

L’offset nasce nel primo stadio. Quasi ogni operazionale ha all’ingresso una coppia differenziale: due transistori con gli emettitori, o i source, collegati tra loro e alimentati da un generatore di corrente, e due carichi uguali. Se i due lati sono identici e gli ingressi sono alla stessa tensione, le correnti si dividono a metà e le tensioni sui carichi sono uguali. Due transistori identici, però, non esistono.

La coppia differenziale Due transistori MOSFET affiancati, M 1 a sinistra e M 2 a destra, con i source collegati tra loro e a massa attraverso un generatore di corrente I 0, e i drain collegati all'alimentazione V D D attraverso due resistori R D. Il gate di M 1 è l'ingresso non invertente V più, quello di M 2 l'ingresso invertente V meno. L'uscita V u è la tensione tra il drain di M 2 e quello di M 1. RD RD I0 V+ V Vu M1 M2 + VDD

Una coppia differenziale a MOSFET: la corrente I0I_0 si divide tra M1M_1 e M2M_2 secondo la differenza tra le tensioni dei gate, e l’uscita VuV_u è la differenza tra le tensioni dei drain. Con una coppia bipolare lo schema è lo stesso, con basi, collettori ed emettitori.

Proposizione (offset della coppia differenziale)

In una coppia differenziale con resistori di carico R1R_1 e R2R_2 l’uscita si annulla quando R1I1=R2I2R_1I_1 = R_2I_2. Per una coppia bipolare con correnti di saturazione IS1I_{S1} e IS2I_{S2}, trascurando l’effetto Early,

VOS=VTlnIS1R1IS2R2VT(ΔISIS+ΔRR).V_{OS} = V_T\ln\frac{I_{S1}R_1}{I_{S2}R_2} \simeq V_T\left(\frac{\Delta I_S}{I_S} + \frac{\Delta R}{R}\right) .

Per una coppia di MOSFET in saturazione, con I=k(VGSVTH)2I = k(V_{GS} - V_{TH})^2 e VovV_{ov} la tensione di overdrive all’equilibrio, al primo ordine nelle differenze

VOSΔVTH+Vov2(Δkk+ΔRR).V_{OS} \simeq -\Delta V_{TH} + \frac{V_{ov}}{2}\left(\frac{\Delta k}{k} + \frac{\Delta R}{R}\right) .

Qui Δx=x1x2\Delta x = x_1 - x_2 indica la differenza tra il lato 1, quello dell’ingresso non invertente, e il lato 2, e xx il valore medio.

Dimostrazione.

I due carichi partono dalla stessa alimentazione, quindi l’uscita è nulla quando le cadute sui carichi sono uguali, R1I1=R2I2R_1I_1 = R_2I_2.

Nella coppia bipolare gli emettitori sono collegati, e VBE1VBE2=V+VV_{BE1} - V_{BE2} = V_+ - V_-. Con IC=ISeVBE/VTI_C = I_S\,e^{V_{BE}/V_T} la condizione diventa R1IS1eVBE1/VT=R2IS2eVBE2/VTR_1I_{S1}\,e^{V_{BE1}/V_T} = R_2I_{S2}\,e^{V_{BE2}/V_T}, cioè

V+V=VTlnIS2R2IS1R1,V_+ - V_- = V_T\ln\frac{I_{S2}R_2}{I_{S1}R_1} ,

e VOSV_{OS} è l’opposto. La corrente I0I_0 non compare: il risultato vale per qualsiasi corrente di coda. Con IS1=IS+ΔIS/2I_{S1} = I_S + \Delta I_S/2, IS2=ISΔIS/2I_{S2} = I_S - \Delta I_S/2 e lo stesso per RR, al primo ordine ln(IS1/IS2)ΔIS/IS\ln(I_{S1}/I_{S2}) \simeq \Delta I_S/I_S e ln(R1/R2)ΔR/R\ln(R_1/R_2) \simeq \Delta R/R.

Nella coppia di MOSFET i source sono collegati, e V+V=VGS1VGS2V_+ - V_- = V_{GS1} - V_{GS2}, con VGS=VTH+I/kV_{GS} = V_{TH} + \sqrt{I/k}. Si scrive ogni grandezza come valore medio più o meno metà della differenza. La condizione sui carichi, (R+ΔR/2)(I+ΔI/2)=(RΔR/2)(IΔI/2)(R + \Delta R/2)(I + \Delta I/2) = (R - \Delta R/2)(I - \Delta I/2), dà esattamente RΔI+IΔR=0R\,\Delta I + I\,\Delta R = 0, cioè ΔI/I=ΔR/R\Delta I/I = -\Delta R/R. Al primo ordine

I±ΔI/2k±Δk/2Vov(1±ΔI4IΔk4k),\sqrt{\frac{I \pm \Delta I/2}{k \pm \Delta k/2}} \simeq V_{ov}\left(1 \pm \frac{\Delta I}{4I} \mp \frac{\Delta k}{4k}\right) ,

con Vov=I/kV_{ov} = \sqrt{I/k}, e la differenza tra i due lati è Vov(ΔI/2IΔk/2k)V_{ov}(\Delta I/2I - \Delta k/2k). Quindi

V+VΔVTHVov2(ΔRR+Δkk),V_+ - V_- \simeq \Delta V_{TH} - \frac{V_{ov}}{2}\left(\frac{\Delta R}{R} + \frac{\Delta k}{k}\right) ,

e VOSV_{OS} è l’opposto.

Fine della dimostrazione.

Le due formule hanno la stessa struttura. Un errore relativo ε\varepsilon sulle correnti o sui carichi si traduce in un offset εI/gm\varepsilon\,I/g_m: la tensione di ingresso che sposta la corrente di quella frazione. Per il bipolare I/gm=VTI/g_m = V_T, 25,725{,}7 mV a 2525 °C; per il MOSFET, dall’amplificatore a source comune, gm=2I/Vovg_m = 2I/V_{ov} e I/gm=Vov/2I/g_m = V_{ov}/2, che con Vov=0,2V_{ov} = 0{,}2 V vale 100100 mV. Una differenza dell’1% tra due transistori bipolari dà 0,260{,}26 mV di offset; la stessa differenza sul kk di due MOSFET ne dà 11 mV, e a questo si somma la differenza tra le tensioni di soglia, che da sola arriva a qualche millivolt. Per questo gli stadi di ingresso bipolari hanno di solito offset più piccoli: nei migliori operazionali bipolari si scende a 1010-2525 μV, in quelli a JFET e CMOS si resta tra meno di 100100 μV e 11 mV.

Le differenze tra transistori vicini sullo stesso chip sono casuali: vengono dal numero di atomi droganti sotto il gate, dai bordi irregolari delle geometrie, dallo spessore dell’ossido. Nel 1989 Marcel Pelgrom e i suoi colleghi della Philips mostrarono che la deviazione standard della differenza di soglia tra due MOSFET uguali decresce come 1/WL1/\sqrt{WL}: quadruplicare l’area dimezza l’offset. Per questo i transistori della coppia di ingresso sono molto più grandi di quelli del resto del circuito, e sono disegnati in modo simmetrico, spesso ognuno diviso in due metà disposte a croce con quelle dell’altro, perché le variazioni lente del processo lungo il wafer li tocchino allo stesso modo.

La deriva dell’offset

Un offset costante si può misurare e sottrarre. Il problema è che cambia con la temperatura. Il coefficiente di deriva dVOS/dTdV_{OS}/dT, in μV/°C, va da 11 a 1010 μV/°C negli operazionali comuni e scende sotto 0,30{,}3 μV/°C in quelli a bassa deriva. Gli operazionali chopper e auto-zero, che correggono il proprio offset in continuazione e sono l’argomento dell’ultimo articolo del percorso, stanno sotto 11 μV di offset e 3030 nV/°C di deriva. Per la coppia bipolare la deriva si calcola.

Proposizione (deriva della coppia bipolare)

Se il rapporto IS1R1/(IS2R2)I_{S1}R_1/(I_{S2}R_2) non dipende dalla temperatura, l’offset di una coppia bipolare è proporzionale alla temperatura assoluta, e

dVOSdT=VOST.\frac{dV_{OS}}{dT} = \frac{V_{OS}}{T} .

A 2525 °C ogni millivolt di offset dà una deriva di 3,43{,}4 μV/°C.

Dimostrazione.

Con VT=kT/qV_T = kT/q, VOS=(kT/q)ln[IS1R1/(IS2R2)]V_{OS} = (kT/q)\ln[I_{S1}R_1/(I_{S2}R_2)] è TT per un fattore costante, e la derivata è VOS/TV_{OS}/T. Con T=298T = 298 K, 1 mV/298 K=3,41\ \text{mV}/298\ \text{K} = 3{,}4 μV/K.

L’ipotesi è ragionevole. Nel transistore bipolare IS=qADnni2/(NBxB)I_S = qAD_n\,n_i^2/(N_Bx_B): nel rapporto tra i due transistori della coppia ni2n_i^2 e DnD_n, che cambiano molto con la temperatura, sono gli stessi e si semplificano, e restano le aree e i drogaggi. Due resistori dello stesso materiale sullo stesso chip hanno lo stesso coefficiente di temperatura, e il loro rapporto non cambia.

Fine della dimostrazione.

La proposizione ha una conseguenza pratica. Se si annulla l’offset cambiando il rapporto tra i carichi, cioè rendendo IS1R1=IS2R2I_{S1}R_1 = I_{S2}R_2, il logaritmo è nullo a ogni temperatura: si annulla anche la deriva. Se invece si somma dall’esterno una tensione costante uguale a VOS-V_{OS} misurato a 2525 °C, l’offset si annulla a quella temperatura, ma a TT vale VOS(T/T01)V_{OS}(T/T_0 - 1): la deriva resta quella di prima. E se si sbilanciano i carichi apposta, per compensare un offset che sta altrove nel circuito, si aggiunge una deriva di 3,43{,}4 μV/°C per ogni millivolt compensato.

La deriva dell'offset di una coppia bipolare Grafico della tensione di offset in millivolt in funzione della temperatura, da meno 40 a 125 gradi. Quattro rette blu per offset di più e meno 0,5 e più e meno 1 millivolt a 25 gradi: crescono in modulo con la temperatura, e più l'offset è grande, più la retta è inclinata; per 1 millivolt la pendenza è 3,4 microvolt per grado. Una retta arancio, più inclinata di quella da 0,5 millivolt, passa per zero a 25 gradi: è l'offset di 1 millivolt compensato a 25 gradi con una tensione costante, che vale meno 0,22 millivolt a meno 40 gradi e più 0,34 a 125 gradi. 10,50−0,5−1 −4002585125 3,4 μV/°C compensato a 25 °C VOS (mV) °C

In blu l’offset di coppie bipolari con ±0,5\pm0{,}5 e ±1\pm1 mV a 2525 °C: rette che, prolungate, passano per lo zero allo zero assoluto. In arancio l’offset di 11 mV compensato a 2525 °C con una tensione costante: nullo a 2525 °C, ma con la stessa pendenza di prima.

Per le coppie di MOSFET e JFET la proposizione non vale: la differenza tra le soglie ha un comportamento in temperatura meno regolare, e annullare l’offset a una temperatura non ne annulla la deriva. Per questo gli operazionali CMOS di precisione usano le tecniche chopper e auto-zero, mentre quelli bipolari ottengono offset e derive piccoli tarando i resistori del primo stadio durante la produzione, con un laser o con fusibili sul chip.

Azzerare l’offset

Molti operazionali hanno due piedini di azzeramento dell’offset, collegati dentro il chip ai carichi del primo stadio. Il datasheet indica come usarli: di solito un trimmer da 1010 kΩ\Omega tra i due piedini, con il cursore verso una delle alimentazioni. Con gli ingressi in cortocircuito, o con il segnale a zero nel circuito finito, si ruota il trimmer finché l’uscita va a zero. È il metodo che, per quanto detto sopra, riduce insieme offset e deriva, almeno per la parte che viene dalla coppia di ingresso.

Quando i piedini non ci sono, come negli operazionali doppi e quadrupli, si somma una tensione dall’esterno. In un amplificatore invertente il non invertente, invece di andare direttamente a massa, va al centro di un partitore: una resistenza piccola RbR_b verso massa e una grande RaR_a verso il cursore di un potenziometro collegato tra le alimentazioni. La tensione al non invertente, VcRb/(Ra+Rb)V_cR_b/(R_a + R_b) con VcV_c la tensione del cursore, è in serie a VOSV_{OS} e viene amplificata come lei; basta regolarla a VOS-V_{OS}. Con Ra=30R_a = 30 kΩ\Omega, Rb=10 ΩR_b = 10\ \Omega e alimentazioni a ±15\pm15 V si copre ±5\pm5 mV. Nel non invertente, dove il non invertente riceve il segnale, il partitore si mette tra R1R_1 e massa.

Due modi di azzerare l'offset A sinistra un operazionale con due piedini aggiuntivi sotto il triangolo, collegati agli estremi di un trimmer da 10 kiloohm; il cursore del trimmer va all'alimentazione negativa V S S. A destra un amplificatore invertente: V in arriva all'ingresso invertente attraverso R 1, con R 2 tra ingresso invertente e uscita. L'ingresso non invertente è collegato a massa attraverso una resistenza piccola R b e, attraverso una resistenza grande R a, al cursore di un potenziometro che sta tra le alimentazioni V D D e V S S. + 10 kΩ VSS Vin Vu R1 R2 Ra Rb VDD VSS

A sinistra i piedini di azzeramento, con il trimmer tra i due e il cursore verso l’alimentazione negativa. A destra un amplificatore invertente con l’offset compensato dall’esterno: il partitore RaR_a, RbR_b, con RaRbR_a \gg R_b, porta al non invertente una piccola frazione della tensione del cursore.

Il metodo esterno ha tre limiti. Non corregge la deriva, come si è visto. La tensione sommata dipende dalle alimentazioni, che a loro volta cambiano. E il partitore aggiunge una resistenza in serie al non invertente, che conta per le correnti di polarizzazione.

Le correnti di polarizzazione

Gli ingressi di un operazionale non sono aperti: ci entra, o ne esce, una corrente continua. Da dove venga dipende dai transistori della coppia di ingresso.

Negli ingressi bipolari è la corrente di base, IC/βI_C/\beta, tra 10810^{-8} e 10610^{-6} A. Entra negli ingressi se i transistori sono npnnpn, esce se sono pnppnp, come nell’LM358. Alcuni operazionali bipolari di precisione hanno generatori interni che forniscono quasi tutta la corrente di base, e la corrente che resta ai piedini scende a meno di un nanoampere.

Negli ingressi a JFET il gate è una giunzione pnpn polarizzata in inverso, e la corrente è quella inversa della giunzione. Negli ingressi a MOSFET il gate è isolato, ma l’ossido regge pochi volt, e la carica elettrostatica portata da una mano o da un cavo basta a perforarlo: su una capacità di qualche picofarad, V=Q/CV = Q/C diventa grande anche con poca carica. Ogni ingresso ha quindi dei diodi di protezione verso le alimentazioni, e la corrente di polarizzazione è la loro corrente inversa. In tutti e due i casi è tra 101310^{-13} e 101010^{-10} A, e il suo verso dipende da quale giunzione perde di più.

Definizione (corrente di polarizzazione e corrente di offset)

Se IB+I_{B+} e IBI_{B-} sono le correnti che entrano nei due ingressi, la corrente di polarizzazione è la media e la corrente di offset la differenza:

IB=IB++IB2,IOS=IB+IB.I_B = \frac{I_{B+} + I_{B-}}{2} , \qquad I_{OS} = |I_{B+} - I_{B-}| .

Negli ingressi bipolari IOSI_{OS} è circa IB/10I_B/10: viene dalla differenza tra i β\beta dei due transistori, che è dell’ordine del 10%. Negli ingressi a FET e negli operazionali bipolari con la corrente di base fornita internamente IOSI_{OS} è dello stesso ordine di IBI_B, perché la corrente che resta è già una differenza.

Le correnti di perdita delle giunzioni crescono molto con la temperatura. La regola che si trova nei datasheet è che raddoppiano ogni 1010 °C.

Proposizione (corrente inversa e temperatura)

Nel silicio, vicino alla temperatura ambiente, la corrente inversa di una giunzione dovuta alla generazione nella zona svuotata cresce di un fattore 2,32{,}3 ogni 1010 °C; quella dovuta alla diffusione cresce di un fattore 5,35{,}3.

Dimostrazione.

Nella giunzione polarizzata in inverso la corrente di generazione è proporzionale a nin_i, quella di diffusione a ni2n_i^2; gli altri fattori, tempi di vita, coefficienti di diffusione, larghezza della zona svuotata, cambiano molto più lentamente. Dal livello di Fermi, ni=NcNveEg/2kTn_i = \sqrt{N_cN_v}\,e^{-E_g/2kT} con NcNvT3N_cN_v \propto T^3. Vicino alla temperatura ambiente il gap diminuisce quasi linearmente, Eg=Eg0βTE_g = E_{g0} - \beta T, e il termine βT\beta T dà un fattore costante: niT3/2eEg0/2kTn_i \propto T^{3/2}e^{-E_{g0}/2kT}, con Eg0=1,20E_{g0} = 1{,}20 eV come per la tensione del diodo. Allora

dlnnidT=32T+Eg02kT2.\frac{d\ln n_i}{dT} = \frac{3}{2T} + \frac{E_{g0}}{2kT^2} .

A T=298T = 298 K il primo termine vale 0,00500{,}0050 K⁻¹ e il secondo 1,20/(28,617×1052982)=0,07831{,}20/(2\cdot8{,}617\times10^{-5}\cdot298^2) = 0{,}0783 K⁻¹, in tutto 0,0830{,}083 K⁻¹. Su 1010 K, nin_i cresce di e0,83=2,3e^{0{,}83} = 2{,}3 volte e ni2n_i^2 di 2,32=5,32{,}3^2 = 5{,}3 volte.

Fine della dimostrazione.

Nel silicio a temperatura ambiente la corrente inversa è quasi tutta di generazione. Con un fattore 2,32{,}3 ogni 1010 °C la corrente raddoppia ogni 8,38{,}3 °C, un po’ più in fretta di quanto dice la regola; ma il fattore cala salendo, perché il secondo termine va come 1/T21/T^2, e le due cose si compensano. Da 2525 a 8585 °C la corrente cresce di 6666 volte, quasi esattamente 26=642^6 = 64; da 2525 a 125125 °C di circa 550550 volte, e qui la regola, con 10241024, sbaglia per eccesso.

Negli ingressi bipolari la corrente di base segue invece β\beta, che cresce con la temperatura: la corrente di polarizzazione di solito diminuisce, quasi linearmente, con derive tra 1010 e 100100 pA/°C. Il vantaggio dei FET si riduce ad alta temperatura: un operazionale CMOS con 11 pA a 2525 °C ne ha mezzo nanoampere a 125125 °C, quanto un buon operazionale bipolare.

Corrente di polarizzazione e temperatura Grafico in scala logaritmica della corrente di polarizzazione in funzione della temperatura, da 0 a 125 gradi. La curva dell'ingresso a FET parte da 0,1 picoampere, passa per 1 picoampere a 25 gradi e arriva a 0,56 nanoampere a 125 gradi; la retta sottile del raddoppio ogni 10 gradi le sta vicina fino a 85 gradi, poi la supera e a 125 gradi segna circa il doppio. La curva dell'ingresso bipolare parte da 23 nanoampere e scende lentamente fino a 13 nanoampere. 10 fA0,1 pA1 pA10 pA100 pA1 nA10 nA100 nA 0255075100125 ingresso bipolare ingresso a FET ×2 ogni 10 °C IB °C

La corrente di polarizzazione tra 00 e 125125 °C, in scala logaritmica. In arancio un ingresso a FET con 11 pA a 2525 °C, calcolata con ni(T)n_i(T); la retta sottile è la regola del raddoppio ogni 1010 °C. In blu un ingresso bipolare con 2020 nA a 2525 °C, che cala lentamente.

Compensare le correnti di polarizzazione

L’errore in continua dell’operazionale reale si calcola con il segnale spento: R1R_1 dall’ingresso invertente a massa, R2R_2 in retroazione, e una resistenza RR tra il non invertente e massa. Lì si è dimostrato che le correnti spostano l’uscita di IBR2IB+R(1+R2/R1)I_{B-}R_2 - I_{B+}R(1 + R_2/R_1). Scritto con IBI_B e IOSI_{OS}, il risultato mostra quando la compensazione funziona.

Offset e correnti in un amplificatore invertente Un amplificatore invertente: V in arriva all'ingresso invertente attraverso R 1, e R 2 collega l'ingresso invertente all'uscita V u. Dal filo dell'ingresso invertente un generatore di corrente I B meno va a massa. L'ingresso non invertente è collegato a massa attraverso una resistenza R; tra R e l'ingresso ci sono, in serie, un generatore di tensione V O S e il punto da cui un generatore di corrente I B più va a massa. Vin Vu R1 R2 R VOS IB− IB+

Un amplificatore invertente con gli errori in continua: la tensione di offset in serie al non invertente, le correnti di polarizzazione come generatori che le portano dentro gli ingressi, e la resistenza di compensazione RR.

Proposizione (correnti di polarizzazione e resistenza di compensazione)

Con IOS=IBIB+I_{OS} = I_{B-} - I_{B+} preso con il segno, le correnti di polarizzazione spostano l’uscita di

ΔVu=IBR2(1RR1R2)+IOSR22(1+RR1R2).\Delta V_u = I_BR_2\left(1 - \frac{R}{R_1\parallel R_2}\right) + \frac{I_{OS}R_2}{2}\left(1 + \frac{R}{R_1\parallel R_2}\right) .

Con R=R1R2R = R_1\parallel R_2 resta IOSR2I_{OS}R_2; con R=0R = 0, IBR2I_{B-}R_2.

Dimostrazione.

Poiché 1+R2/R1=(R1+R2)/R1=R2/(R1R2)1 + R_2/R_1 = (R_1 + R_2)/R_1 = R_2/(R_1\parallel R_2), lo spostamento è IBR2IB+R2R/(R1R2)I_{B-}R_2 - I_{B+}R_2\,R/(R_1\parallel R_2). Dalle definizioni, IB=IB+IOS/2I_{B-} = I_B + I_{OS}/2 e IB+=IBIOS/2I_{B+} = I_B - I_{OS}/2. Sostituendo e raccogliendo IBR2I_BR_2 e IOSR2/2I_{OS}R_2/2 si ottiene la formula.

Fine della dimostrazione.

La resistenza di compensazione rende uguali le resistenze viste dai due ingressi, e le cadute prodotte dalla parte comune delle correnti si cancellano. Serve solo se IOSIBI_{OS} \ll I_B, cioè con gli ingressi bipolari senza correnti di base fornite internamente: lì riduce l’errore di circa dieci volte. Con gli ingressi a FET, o bipolari con la corrente di base compensata dentro il chip, IOSI_{OS} è simile a IBI_B e la resistenza non guadagna nulla, mentre aggiunge rumore termico, l’argomento della seconda parte del percorso. Nemmeno la deriva si compensa del tutto: resta quella di IOSI_{OS}.

L’errore totale

Per giudicare un amplificatore conviene riportare gli errori all’ingresso, dove si confrontano direttamente con il segnale.

Proposizione (errore totale degli amplificatori invertente e non invertente)

Con la resistenza di compensazione R=R1R2R = R_1\parallel R_2 sul non invertente, in serie alla sorgente nel caso del non invertente, e con VOSV_{OS} e IOS=IBIB+I_{OS} = I_{B-} - I_{B+} presi con il segno, l’uscita dell’amplificatore invertente è

Vu=R2R1(VinVOSR1+R2R2IOSR1),V_u = -\frac{R_2}{R_1}\left(V_{in} - V_{OS}\,\frac{R_1 + R_2}{R_2} - I_{OS}R_1\right) ,

e quella del non invertente

Vu=(1+R2R1)[Vin+VOS+IOS(R1R2)].V_u = \left(1 + \frac{R_2}{R_1}\right)\left[V_{in} + V_{OS} + I_{OS}\,(R_1\parallel R_2)\right] .
Dimostrazione.

Per la sovrapposizione l’uscita è la somma di quella del segnale, R2Vin/R1-R_2V_{in}/R_1 o (1+R2/R1)Vin(1 + R_2/R_1)V_{in}, e di quella degli errori con il segnale spento. Spento il segnale, i due amplificatori diventano lo stesso circuito, e dall’errore in continua e dalla proposizione precedente gli errori valgono VOS(1+R2/R1)+IOSR2V_{OS}(1 + R_2/R_1) + I_{OS}R_2. Nell’invertente, raccogliendo R2/R1-R_2/R_1: VOS(R1+R2)/R1=(R2/R1)[VOS(R1+R2)/R2]V_{OS}(R_1 + R_2)/R_1 = -(R_2/R_1)\cdot[-V_{OS}(R_1 + R_2)/R_2] e IOSR2=(R2/R1)(IOSR1)I_{OS}R_2 = -(R_2/R_1)(-I_{OS}R_1). Nel non invertente, raccogliendo 1+R2/R1=R2/(R1R2)1 + R_2/R_1 = R_2/(R_1\parallel R_2): IOSR2=(1+R2/R1)IOS(R1R2)I_{OS}R_2 = (1 + R_2/R_1)\,I_{OS}(R_1\parallel R_2).

Fine della dimostrazione.

Nell’invertente il guadagno è di solito maggiore di uno, (R1+R2)/R2(R_1 + R_2)/R_2 è vicino a 11 e l’offset pesa all’ingresso quasi quanto VOSV_{OS}. L’errore di corrente IOSR1I_{OS}R_1 si riduce abbassando R1R_1, ma R1R_1 è anche la resistenza di ingresso dell’amplificatore, che si vuole grande per non caricare la sorgente: bisogna trovare un compromesso. Nel non invertente l’errore di corrente dipende da R1R2R_1\parallel R_2, che si può scegliere piccolo senza toccare la resistenza di ingresso, grandissima; il limite è solo la corrente che R1+R2R_1 + R_2 chiede all’uscita. Per ridurre gli errori in continua il non invertente è quindi il più comodo.

Restano da considerare le resistenze di ingresso e di uscita dell’operazionale. Tra i due ingressi c’è la resistenza differenziale RdR_d, da ogni ingresso verso massa una resistenza di modo comune, molto più grande, e in parallelo capacità di qualche picofarad. RdR_d va da 10510^5 a 108 Ω10^8\ \Omega con gli ingressi bipolari e supera 1011 Ω10^{11}\ \Omega con quelli a FET. La resistenza di uscita è di qualche decina di ohm, di più negli operazionali CMOS. La retroazione cambia molto questi valori, e il prossimo articolo mostra come calcolare guadagno e impedenze in circuiti con più anelli.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un operazionale alimentato a ±15\pm15 V, con corrente di riposo di 11 mA, θJA=103\theta_{JA} = 103 °C/W e TJ,max=150T_{J,max} = 150 °C, è montato come inseguitore e porta 22 V su un carico di 500 Ω500\ \Omega. Quanto scalda la giunzione? E se l’uscita va in cortocircuito verso massa, con la corrente limitata internamente a 2525 mA, fino a che temperatura ambiente l’operazionale resta sotto il limite?

Soluzione. Nel carico scorrono 44 mA, e il transistore di uscita dissipa (152)4=52(15 - 2)\cdot4 = 52 mW; la corrente di riposo, tra +15+15 e 15-15 V, ne aggiunge 3030. Con 8282 mW la giunzione sale di 1030,082=8,4103\cdot0{,}082 = 8{,}4 °C. In cortocircuito il transistore di uscita ha ai capi 1515 V con 2525 mA: 375375 mW, più i 3030 di riposo, e la giunzione sale di 1030,405=41,7103\cdot0{,}405 = 41{,}7 °C. Il limite si raggiunge con TA=15041,7=108T_A = 150 - 41{,}7 = 108 °C.

Commento. Il cortocircuito, qui, non è pericoloso nemmeno a 8585 °C. Gli 8,48{,}4 °C del funzionamento normale contano per la precisione: con una deriva di 55 μV/°C l’offset si sposta di 4242 μV quando il carico si collega, e torna indietro quando si scollega, con il ritardo con cui si scaldano chip e contenitore.

Esercizio 2. In una coppia di MOSFET con Vov=0,2V_{ov} = 0{,}2 V le differenze relative tra i kk hanno deviazione standard dell’1% e le differenze tra le soglie di 11 mV, indipendenti; i carichi sono uguali. Qual è la deviazione standard dell’offset, e entro quale valore sta il 99,7% degli esemplari? E per una coppia bipolare con differenze relative tra le ISI_S dell’1%?

Soluzione. VOS=ΔVTH+(Vov/2)Δk/kV_{OS} = -\Delta V_{TH} + (V_{ov}/2)\,\Delta k/k. Il secondo termine ha deviazione standard 0,1 V0,01=10{,}1\ \text{V}\cdot0{,}01 = 1 mV. Le varianze di termini indipendenti si sommano: σ=12+12=1,41\sigma = \sqrt{1^2 + 1^2} = 1{,}41 mV. Con una distribuzione normale il 99,7% degli esemplari sta entro 3σ=4,23\sigma = 4{,}2 mV. Per la coppia bipolare σ=VT0,01=0,26\sigma = V_T\cdot0{,}01 = 0{,}26 mV, e 3σ=0,773\sigma = 0{,}77 mV.

Commento. È la ragione per cui il valore massimo del datasheet è molte volte quello tipico. Per la legge di Pelgrom, quadruplicando l’area dei due MOSFET entrambe le deviazioni standard si dimezzano, e l’offset con loro.

Esercizio 3. Un operazionale bipolare ha VOS=0,5V_{OS} = 0{,}5 mV a 2525 °C, dovuto tutto alla coppia di ingresso. Quanto vale la deriva? Quanto vale l’offset a 8585 °C e a 40-40 °C? Se lo si compensa a 2525 °C con una tensione esterna, quanto resta alle due temperature?

Soluzione. dVOS/dT=0,5 mV/298 K=1,68dV_{OS}/dT = 0{,}5\ \text{mV}/298\ \text{K} = 1{,}68 μV/°C. A 8585 °C l’offset è 0,5358/298=0,600{,}5\cdot358/298 = 0{,}60 mV, a 40-40 °C 0,5233/298=0,390{,}5\cdot233/298 = 0{,}39 mV. Compensato a 2525 °C, resta +0,10+0{,}10 mV a 8585 °C e 0,11-0{,}11 mV a 40-40 °C.

Commento. Con i piedini di azzeramento, nel modello della proposizione, l’offset resterebbe nullo a ogni temperatura. Negli operazionali veri anche gli altri stadi e i resistori contribuiscono, e la regola dei 3,43{,}4 μV/°C per millivolt dà l’ordine di grandezza della deriva, non il valore esatto.

Esercizio 4. Una fotocorrente di 100100 pA si legge con un amplificatore a transimpedenza, RF=1R_F = 1 GΩ\Omega, costruito con un operazionale CMOS con IB=1I_B = 1 pA a 2525 °C. Quanto vale l’errore relativo a 2525 °C e a 8585 °C?

Soluzione. L’uscita del segnale è RFIin=0,1R_FI_{in} = 0{,}1 V. La corrente di polarizzazione dell’invertente scorre in RFR_F come la fotocorrente e sposta l’uscita di IBRF=1I_BR_F = 1 mV: l’1%. A 8585 °C la corrente è 6666 volte più grande, 6666 pA, e l’errore diventa 6666 mV, il 66%.

Commento. A queste correnti contano anche le perdite del circuito stampato: una resistenza superficiale di 1012 Ω10^{12}\ \Omega con 11 V ai capi fa passare 11 pA. Per questo gli ingressi si circondano con un anello di guardia, una pista alla stessa tensione dell’ingresso che intercetta le correnti di superficie, e si tiene freddo l’operazionale, anche limitando la potenza che dissipa.

Esercizio 5. Si vuole amplificare di 20-20 un segnale continuo di 5050 mV, con resistenza di ingresso di almeno 100100 kΩ\Omega, usando un operazionale bipolare con VOS=0,5V_{OS} = 0{,}5 mV, IB=50I_B = 50 nA e IOS=5I_{OS} = 5 nA. Quanto vale l’errore, riportato all’ingresso, con e senza resistenza di compensazione? Quanto varrebbe con un non invertente di guadagno 2020, seguito da un invertitore di precisione?

Soluzione. Nell’invertente R1=100R_1 = 100 kΩ\Omega e R2=2R_2 = 2 MΩ\Omega, e R=R1R2=95,2R = R_1\parallel R_2 = 95{,}2 kΩ\Omega. L’offset pesa VOS(R1+R2)/R2=0,525V_{OS}(R_1 + R_2)/R_2 = 0{,}525 mV, la corrente IOSR1=0,5I_{OS}R_1 = 0{,}5 mV: nel caso peggiore 1,031{,}03 mV, il 2% del segnale. Senza RR la corrente sposta l’uscita di IBR250 nA2 MΩ=100I_{B-}R_2 \simeq 50\ \text{nA}\cdot2\ \text{M}\Omega = 100 mV, cioè 55 mV all’ingresso: il 10%. Nel non invertente con R1=1R_1 = 1 kΩ\Omega, R2=19R_2 = 19 kΩ\Omega e R=950 ΩR = 950\ \Omega l’errore di corrente è IOS(R1R2)=4,8I_{OS}(R_1\parallel R_2) = 4{,}8 μV, e resta l’offset: 0,5050{,}505 mV, l’1%.

Commento. Nell’invertente la resistenza di ingresso richiesta blocca R1R_1, e con lei l’errore di corrente. Nel non invertente domina l’offset, e per scendere sotto l’1% serve un operazionale di precisione o una taratura. Con il valore commerciale più vicino, R=91R = 91 kΩ\Omega, la compensazione nell’invertente non è più esatta: il termine in IBI_B vale IBR2(191/95,2)=4,4I_BR_2(1 - 91/95{,}2) = 4{,}4 mV all’uscita, altri 0,220{,}22 mV all’ingresso.

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