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Tensione, corrente e leggi di Kirchhoff

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Circuiti elettrici · 1 di 14

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Indice

Il bipolo

Un circuito è fatto di componenti uniti da conduttori. Il componente più semplice ha due morsetti, e la teoria dei circuiti lo descrive senza guardarci dentro.

Definizione (bipolo)

Un bipolo è una regione di spazio racchiusa da una superficie chiusa SS da cui escono due conduttori. Gli estremi dei conduttori, AA e BB, sono i morsetti, e la coppia ordinata (A,B)(A, B) forma una porta.

Di un bipolo interessano tre grandezze: la corrente che entra da un morsetto, la tensione tra i morsetti, la potenza che attraversa la superficie SS. Un componente con più morsetti, come un transistore o un trasformatore, è un multipolo e si descrive con più tensioni e più correnti, ma le definizioni restano quelle. L’articolo ricava le leggi di Kirchhoff dalle equazioni di Maxwell, svolgendo tutti i passaggi.

La corrente elettrica

Definizione (corrente elettrica)

Data una superficie Σ\Sigma con un verso di attraversamento scelto come riferimento, la corrente attraverso Σ\Sigma è la carica che la attraversa nell’unità di tempo, contata positiva se passa nel verso di riferimento:

i(t)=dqdt=ΣJndS,i(t) = \frac{dq}{dt} = \int_\Sigma \mathbf J\cdot\mathbf n\,dS ,

dove J\mathbf J è la densità di corrente e n\mathbf n la normale a Σ\Sigma orientata come il verso di riferimento. Si misura in ampere: 1 A=1 C/s1\ \text A = 1\ \text C/\text s.

Il verso di riferimento si sceglie prima dei conti, spesso a caso. Se alla fine la corrente risulta negativa, la carica positiva attraversa la sezione nel verso opposto: il segno fa parte del risultato. Il verso convenzionale è quello in cui si muovono le cariche positive, quindi opposto al moto degli elettroni nei metalli; fu fissato prima che si sapesse che a muoversi sono gli elettroni.

La densità di corrente dipende da quante cariche libere ci sono e da quanto velocemente si spostano. Con nn portatori per unità di volume, ciascuno di carica qq e con velocità media u\mathbf u, in un tempo dtdt attraversano un elemento di superficie dSdS perpendicolare a u\mathbf u i portatori contenuti nel cilindretto di base dSdS e altezza udtu\,dt, quindi la carica nqudtdSnq\,u\,dt\,dS, e J=nqu\mathbf J = nq\,\mathbf u. Nel rame gli elettroni liberi sono circa 8,5×10288{,}5\times10^{28} per metro cubo. Una corrente di 11 A in un filo di sezione A=1A = 1 mm² corrisponde allora a

u=ineA=1 A8,5×1028 m31,6×1019 C106 m27×105 m/s,u = \frac{i}{n\,e\,A} = \frac{1\ \text A}{8{,}5\times10^{28}\ \text m^{-3}\cdot 1{,}6\times10^{-19}\ \text C\cdot 10^{-6}\ \text m^2} \approx 7\times10^{-5}\ \text m/\text s ,

e un elettrone impiega quasi quattro ore a percorrere un metro di filo. Eppure la lampadina si accende appena si chiude l’interruttore. A propagarsi lungo il circuito, con una velocità vicina a quella della luce, è il campo, che mette in moto gli elettroni già presenti in ogni punto dei conduttori.

La corrente di un ramo si misura con l’amperometro, inserito in serie: si apre il ramo e lo si richiude attraverso lo strumento, che viene così attraversato dalla stessa corrente.

La tensione elettrica

Definizione (tensione elettrica)

La tensione tra i punti AA e BB lungo una linea γ\gamma che va da AA a BB è l’integrale di linea del campo elettrico,

vAB=γEd,v_{AB} = \int_\gamma \mathbf E\cdot d\boldsymbol\ell ,

cioè il lavoro compiuto dal campo su una carica unitaria che va da AA a BB lungo γ\gamma. Si misura in volt: 1 V=1 J/C1\ \text V = 1\ \text J/\text C.

Se il campo è conservativo, E=V\mathbf E = -\nabla V, l’integrale non dipende dalla linea e vAB=VAVBv_{AB} = V_A - V_B è la differenza di potenziale. È il caso dell’elettrostatica, e una definizione molto usata parte da qui: portare una carica qq da AA a BB ne abbassa l’energia potenziale di qvABq\,v_{AB}. Con vAB>0v_{AB} > 0 una carica positiva lasciata libera va da AA verso BB, e per riportarla in AA bisogna spendere lavoro. Che la tensione possa dipendere dalla linea non è un’eccezione da manuale, e lo si vedrà tra poco.

Anche per la tensione il verso di riferimento si fissa prima: negli schemi si segna un ++ sul morsetto AA e un - su BB, e vv indica vABv_{AB}. La tensione si misura con il voltmetro, collegato in parallelo, cioè con i puntali sui due punti, senza aprire il circuito.

La legge di Kirchhoff delle correnti

Le due leggi di Kirchhoff discendono dalle equazioni di Maxwell, e conviene ricavarle per sapere esattamente che cosa assumono. La prima viene dalla conservazione della carica.

Lemma (conservazione della carica)

Per ogni superficie chiusa e fissa SS, che racchiude la carica Q(t)Q(t), con la normale n\mathbf n rivolta verso l’esterno,

SJndS=dQdt.\oint_S \mathbf J\cdot\mathbf n\,dS = -\frac{dQ}{dt} .
Dimostrazione.

La legge di Ampère-Maxwell è ×H=J+D/t\nabla\times\mathbf H = \mathbf J + \partial\mathbf D/\partial t. La divergenza di un rotore è nulla, quindi J+(D)/t=0\nabla\cdot\mathbf J + \partial(\nabla\cdot\mathbf D)/\partial t = 0, e per la legge di Gauss D=ρ\nabla\cdot\mathbf D = \rho:

J+ρt=0.\nabla\cdot\mathbf J + \frac{\partial\rho}{\partial t} = 0 .

Si integra sul volume racchiuso da SS. Per il teorema della divergenza il primo termine dà il flusso di J\mathbf J uscente da SS; nel secondo, con la superficie fissa, la derivata esce dall’integrale e dà dQ/dtdQ/dt.

Fine della dimostrazione.

Teorema (legge di Kirchhoff delle correnti)

Sia SS una superficie chiusa che, fuori dai conduttori, passa soltanto attraverso isolanti, e che taglia nn conduttori percorsi dalle correnti i1,,ini_1, \dots, i_n, tutte con verso di riferimento uscente. Se la carica racchiusa da SS non varia nel tempo,

k=1nik=0.\sum_{k=1}^n i_k = 0 .
Dimostrazione.

Negli isolanti J=0\mathbf J = 0, quindi il flusso di J\mathbf J attraverso SS si riduce alla somma dei flussi attraverso le sezioni dei conduttori tagliati, che per definizione sono le correnti iki_k. Per il lemma la somma vale dQ/dt=0-dQ/dt = 0.

Fine della dimostrazione.

Di solito la legge si applica a un nodo, il punto in cui si uniscono più conduttori: la somma delle correnti che entrano è uguale alla somma di quelle che escono. In un nodo la carica non si accumula, perché un pezzo di metallo con una carica netta produce un campo che la respinge verso il resto del circuito. Il modello più semplice stima il tempo di questo riassestamento in ε0/σ\varepsilon_0/\sigma, circa 101910^{-19} s per il rame; il valore reale è più lungo, attorno a 101410^{-14} s, e resta comunque lontanissimo dai tempi di qualsiasi circuito.

La legge di Kirchhoff delle correnti in un nodo Un nodo, al centro, dove si uniscono quattro conduttori, racchiuso da una circonferenza tratteggiata S. Dal conduttore di sinistra entra una corrente di 2 ampere, da quello in alto 1 ampere; da quello di destra esce 1,5 ampere e da quello in basso 1,5 ampere. Nell'animazione le cariche, punti blu equidistanti, scorrono lungo i fili: veloci nel filo da 2 ampere, lente in quello da 1 ampere, a velocità intermedia nei due fili in uscita. i₁ = 2 A i₂ = 1 A i₃ = 1,5 A i₄ = 1,5 A S

Un nodo con quattro conduttori, racchiuso dalla superficie SS. Entrano i1=2i_1 = 2 A e i2=1i_2 = 1 A, escono i3=1,5i_3 = 1{,}5 A e i4=1,5i_4 = 1{,}5 A: con i versi uscenti 21+1,5+1,5=0-2 - 1 + 1{,}5 + 1{,}5 = 0. Nell’animazione le cariche hanno la stessa densità in tutti i fili e corrono con velocità proporzionale alla corrente, quindi nel nodo ne arrivano ogni secondo quante ne partono.

Corollario (la corrente di un bipolo)

Se un bipolo non accumula carica netta, la corrente che entra dal morsetto AA è uguale a quella che esce dal morsetto BB, ed è la stessa in ogni sezione dei due conduttori.

Dimostrazione.

Si applica la legge a una superficie che racchiude il bipolo e taglia i due conduttori in due sezioni qualsiasi. Con i versi uscenti iA+iB=0i_A + i_B = 0: la corrente che entra da AA, cioè iA-i_A, è uguale a iBi_B, quella che esce da BB. Per la seconda affermazione si applica la legge a una superficie che racchiude il tratto di conduttore tra due sezioni.

Fine della dimostrazione.

Per questo di un bipolo si parla della corrente, senza dire di quale morsetto. Il condensatore mostra perché l’ipotesi sulla carica serve. Collegato a un generatore, si carica: sull’armatura dal lato del morsetto ++ si accumula una carica q(t)q(t), sull’altra q(t)-q(t). La superficie S1S_1 della figura racchiude tutto il condensatore, con carica totale nulla in ogni istante, e la legge vale: la corrente che entra da un lato esce dall’altro. La superficie S2S_2 racchiude una sola armatura, la cui carica cambia. Attraverso S2S_2 entra la corrente ii del filo e non esce nessuna corrente di conduzione, perché tra le armature c’è un isolante, e il lemma dà i=dq/dti = dq/dt.

Due superfici attorno a un condensatore Un circuito rettangolare: a sinistra un generatore di tensione, in alto un condensatore con le armature verticali ben distanziate, a destra un resistore, in basso un conduttore di ritorno. Una freccia sul filo in alto a sinistra indica la corrente i che va verso il condensatore. Tra le armature tre frecce arancioni orizzontali rappresentano la corrente di spostamento. Due superfici tratteggiate: S₁, un'ellisse grande che racchiude entrambe le armature; S₂, un'ellisse stretta che racchiude solo l'armatura di sinistra e passa nello spazio tra le due. i S₁ S₂

Un generatore carica un condensatore attraverso un resistore. Per la superficie S1S_1, che contiene entrambe le armature, la legge delle correnti vale. Per S2S_2, che contiene una sola armatura, no: la corrente ii entra e nessuna corrente di conduzione esce, mentre la carica dell’armatura cresce. Tra le armature scorre soltanto la corrente di spostamento, disegnata in arancione.

L’equazione di Ampère-Maxwell tiene insieme le due cose. Tra le armature il campo D\mathbf D cambia, e la corrente di spostamento D/tndS\int \partial\mathbf D/\partial t\cdot\mathbf n\,dS che attraversa l’isolante vale esattamente ii: la somma J+D/t\mathbf J + \partial\mathbf D/\partial t ha divergenza nulla, e il suo flusso attraverso qualsiasi superficie chiusa è zero. Nella teoria dei circuiti le superfici si scelgono come S1S_1, attorno a componenti interi, e la corrente di spostamento resta chiusa dentro i condensatori.

La legge di Kirchhoff delle tensioni

Teorema (legge di Kirchhoff delle tensioni)

Siano P0,P1,,Pn=P0P_0, P_1, \dots, P_n = P_0 punti successivi di una linea chiusa γ\gamma, e sia vkv_k la tensione tra Pk1P_{k-1} e PkP_k lungo il tratto di γ\gamma che li unisce. Se il flusso del campo magnetico concatenato con γ\gamma, cioè attraverso una superficie fissa che ha γ\gamma per bordo, non varia nel tempo,

k=1nvk=0.\sum_{k=1}^n v_k = 0 .
Dimostrazione.

La somma delle tensioni è l’integrale di E\mathbf E lungo tutta la linea chiusa. Per la legge di Faraday ×E=B/t\nabla\times\mathbf E = -\partial\mathbf B/\partial t; applicando il teorema di Stokes a una superficie fissa Σ\Sigma con bordo γ\gamma, orientata in accordo con il verso di percorrenza,

k=1nvk=γEd=Σ(×E)ndS=ddtΣBndS=dΦdt=0.\sum_{k=1}^n v_k = \oint_\gamma \mathbf E\cdot d\boldsymbol\ell = \int_\Sigma (\nabla\times\mathbf E)\cdot\mathbf n\,dS = -\frac{d}{dt}\int_\Sigma \mathbf B\cdot\mathbf n\,dS = -\frac{d\Phi}{dt} = 0 .

Il flusso Φ\Phi non dipende dalla superficie scelta, perché B=0\nabla\cdot\mathbf B = 0.

Fine della dimostrazione.

Corollario (tensione indipendente dal percorso)

Siano γ1\gamma_1 e γ2\gamma_2 due linee da AA a BB. Se il flusso magnetico concatenato con la linea chiusa che percorre γ1\gamma_1 e poi γ2\gamma_2 all’indietro non varia nel tempo, la tensione vABv_{AB} è la stessa lungo γ1\gamma_1 e lungo γ2\gamma_2.

Dimostrazione.

Per il teorema applicato a quella linea chiusa, γ1Edγ2Ed=0\int_{\gamma_1}\mathbf E\cdot d\boldsymbol\ell - \int_{\gamma_2}\mathbf E\cdot d\boldsymbol\ell = 0.

Fine della dimostrazione.

Quando il flusso cambia, la tensione tra due punti dipende dal percorso, e due voltmetri collegati agli stessi punti possono segnare valori diversi, entrambi giusti. Nella figura un anello formato da due resistori, R1=100 ΩR_1 = 100\ \Omega e R2=900 ΩR_2 = 900\ \Omega, circonda un solenoide il cui flusso cresce in modo da indurre nell’anello una forza elettromotrice di 11 V. Nell’anello circola i=1 V/1000 Ω=1i = 1\ \text V/1000\ \Omega = 1 mA. Il voltmetro V1V_1 ha i fili che passano dal lato di R1R_1, e la maglia formata dai suoi fili e dal ramo di R1R_1 non concatena il flusso: per il corollario legge la tensione tra PP e QQ lungo R1R_1, che è R1i=0,1-R_1 i = -0{,}1 V, perché in R1R_1 la corrente va da QQ verso PP. Il voltmetro V2V_2, per la stessa ragione, legge la tensione lungo R2R_2, cioè +R2i=+0,9+R_2 i = +0{,}9 V. La differenza tra le due letture è la forza elettromotrice. L’esempio è discusso in dettaglio da R. H. Romer, What do “voltmeters” measure? Faraday’s law in a multiply connected region, American Journal of Physics 50, 1089 (1982).

Due voltmetri sugli stessi punti che leggono valori diversi Un anello rettangolare con un resistore R₁ sul lato sinistro e un resistore R₂ sul lato destro; P è il punto a metà del lato superiore, Q quello a metà del lato inferiore. Al centro dell'anello c'è la sezione di un solenoide, un cerchio con una croce, attraversato dal flusso magnetico Φ(t) che varia nel tempo. Una freccia indica la corrente i che circola in senso orario. Da P e da Q partono i fili di due voltmetri: quelli di V₁ girano attorno all'anello dal lato sinistro, quelli di V₂ dal lato destro. V₁ V₂ R₁ R₂ P Q i Φ(t)

Due resistori formano un anello attorno a un solenoide con flusso variabile Φ(t)\Phi(t). I voltmetri V1V_1 e V2V_2 sono collegati agli stessi punti PP e QQ, ma i fili del primo girano a sinistra e quelli del secondo a destra. Con i valori del testo V1V_1 legge 0,1-0{,}1 V e V2V_2 legge +0,9+0{,}9 V: la tensione tra PP e QQ non è definita finché non si dice lungo quale percorso.

Nella teoria dei circuiti i flussi variabili stanno chiusi negli induttori e nei trasformatori, e la tensione ai loro morsetti si intende calcolata lungo un percorso che resta fuori dal componente. Con questa regola le tensioni di un circuito tornano a dipendere solo dai punti, e i collegamenti vanno disegnati, e realizzati, senza anelli ampi attorno a campi magnetici variabili.

Il regime quasi stazionario

I due teoremi hanno un’ipotesi ciascuno. Il primo vuole che la carica racchiusa dalle superfici non cambi, quindi nessuna corrente di spostamento fuori dai condensatori; il secondo vuole che il flusso concatenato con le maglie non cambi, quindi nessuna induzione fuori dagli induttori. La corrente di spostamento e l’induzione sono proprio i due termini che nelle equazioni di Maxwell legano il campo elettrico al campo magnetico e che, insieme, producono le onde elettromagnetiche. Trascurarli fuori dai componenti vuol dire trattare il campo, istante per istante, come se fosse statico, e quindi ignorare che si propaga con velocità finita.

Definizione (regime quasi stazionario)

Un circuito di dimensione massima dd, in cui la frequenza più alta presente nei segnali è ff, è in regime quasi stazionario se

dλ=cf,d \ll \lambda = \frac{c}{f} ,

cioè se il tempo d/cd/c che un segnale elettromagnetico impiega ad attraversarlo è trascurabile rispetto al periodo 1/f1/f.

In pratica il «molto minore» si traduce in un fattore dieci. A 50 Hz la lunghezza d’onda è 60006000 km, e il modello a costanti concentrate regge fino a circuiti di qualche centinaio di chilometri. A 1 MHz la lunghezza d’onda è 300300 m, e a 1 GHz è 3030 cm: già un circuito di pochi centimetri esce dal regime quasi stazionario. Nei cavi e sulle schede i segnali viaggiano più piano che nel vuoto, a una frazione tra metà e due terzi di cc, e le lunghezze d’onda sono più corte nella stessa proporzione.

Quando un circuito è piccolo rispetto alla lunghezza d'onda Due righe. In ciascuna un'onda sinusoidale blu viaggia verso destra e attraversa un riquadro tratteggiato di larghezza d, il circuito; due punti arancioni sui lati del riquadro seguono il valore dell'onda ai due estremi. In alto la lunghezza d'onda è venti volte d: nel riquadro l'onda è quasi piatta e i due punti salgono e scendono quasi insieme. In basso la lunghezza d'onda è il doppio di d: quando un punto è in alto l'altro è in basso. d = λ/20 d d = λ/2 d

Un’onda di tensione attraversa un circuito di dimensione dd, il riquadro tratteggiato; i punti arancioni seguono la tensione ai due estremi. In alto d=λ/20d = \lambda/20: dentro il circuito l’onda è quasi piatta, e l’estremo di destra ripete i movimenti di quello di sinistra con un ritardo di un ventesimo di periodo. In basso d=λ/2d = \lambda/2: gli estremi sono in opposizione di fase, e parlare della tensione «del filo» non ha più senso.

Fuori dal regime quasi stazionario le equazioni di Maxwell restano valide, ma il modello va cambiato. Le linee elettriche lunghe centinaia di chilometri e le piste delle schede digitali veloci si descrivono come linee di trasmissione, con resistenza, induttanza e capacità distribuite lungo tutta la lunghezza.

La potenza elettrica

Una carica dqdq che entra nel bipolo da AA ed esce da BB perde l’energia potenziale vABdqv_{AB}\,dq, che resta nel bipolo come calore, energia immagazzinata o energia ceduta a un altro sistema fisico. Se il passaggio avviene nel tempo dtdt, la potenza assorbita è vABdq/dt=viv_{AB}\,dq/dt = v\,i. È un ragionamento che segue le cariche. La proposizione seguente arriva allo stesso risultato seguendo l’energia del campo, con il vettore di Poynting E×H\mathbf E\times\mathbf H, il cui flusso attraverso una superficie chiusa è la potenza elettromagnetica che ne esce.

Proposizione (potenza assorbita da un bipolo)

Sia ii la corrente che entra dal morsetto AA e v=vABv = v_{AB}. Se in un intorno della superficie SS che racchiude il bipolo valgono ×E=0\nabla\times\mathbf E = 0 e ×H=J\nabla\times\mathbf H = \mathbf J, e il potenziale è uniforme sulle sezioni dei due conduttori, la potenza elettromagnetica che entra in SS è

p(t)=v(t)i(t).p(t) = v(t)\,i(t) .
Dimostrazione.

Vicino a SS il campo elettrico è irrotazionale, quindi E=V\mathbf E = -\nabla V. Per l’identità ×(VH)=V×H+V×H\nabla\times(V\mathbf H) = \nabla V\times\mathbf H + V\,\nabla\times\mathbf H,

E×H=V×H=×(VH)+VJ.\mathbf E\times\mathbf H = -\nabla V\times\mathbf H = -\nabla\times(V\mathbf H) + V\,\mathbf J .

Il flusso di un rotore attraverso una superficie chiusa è nullo: divisa la superficie in due parti con lo stesso bordo, il teorema di Stokes trasforma i due flussi nella circuitazione lungo il bordo, percorso in versi opposti. Resta il flusso di VJV\mathbf J, diverso da zero solo sulle due sezioni dei conduttori, dove il potenziale vale VAV_A e VBV_B. Con la normale uscente, il flusso di J\mathbf J è i-i sulla sezione di AA, dove la corrente entra, e +i+i su quella di BB:

S(E×H)ndS=VAi+VBi=vi.\oint_S (\mathbf E\times\mathbf H)\cdot\mathbf n\,dS = -V_A\,i + V_B\,i = -v\,i .

Esce da SS la potenza vi-vi, cioè entra la potenza vivi.

Fine della dimostrazione.

Le ipotesi sono quelle del regime quasi stazionario, richieste solo attorno alla superficie: dentro il bipolo i campi possono fare quello che vogliono. Il risultato vale per ogni bipolo, lineare o no, e a ogni istante. Resta da decidere come leggere il segno.

Definizione (convenzioni di segno)

Per un bipolo si usa la convenzione degli utilizzatori quando il verso di riferimento della corrente entra dal morsetto segnato ++, la convenzione dei generatori quando ne esce. Con la prima p=vip = vi è la potenza assorbita dal bipolo, con la seconda la potenza erogata.

Le convenzioni di segno per un bipolo Due disegni uguali di un bipolo, un rettangolo racchiuso da una superficie tratteggiata S, con il morsetto A in alto segnato più e il morsetto B in basso segnato meno; la tensione v è quella tra A e B. Nel disegno di sinistra, convenzione degli utilizzatori, la freccia della corrente i sul conduttore di A punta verso il bipolo: la corrente entra dal morsetto più. In quello di destra, convenzione dei generatori, la freccia punta verso l'esterno: la corrente esce dal morsetto più. i A B + v S convenzione degli utilizzatori i A B + v S convenzione dei generatori

Lo stesso bipolo con la stessa tensione vv e i due possibili versi di riferimento della corrente. A sinistra la corrente entra dal morsetto ++, e vivi è la potenza assorbita; a destra esce dal morsetto ++, e vivi è la potenza erogata.

Una potenza assorbita negativa è una potenza erogata, e viceversa: la convenzione non dice che cosa fa il bipolo, dice come leggere il segno del prodotto. Di solito si usa la convenzione degli utilizzatori per resistori, condensatori e induttori, e quella dei generatori per i generatori, ma nulla vieta di fare altrimenti. La potenza si misura con il wattmetro, che ha quattro morsetti: due di un circuito amperometrico, inserito in serie come un amperometro, e due di un circuito voltmetrico, collegato in parallelo come un voltmetro. Lo strumento moltiplica le due grandezze, e il segno della lettura dipende da come sono collegati i morsetti contrassegnati.

Massa e tensioni di nodo

In regime quasi stazionario il campo elettrico fuori dai componenti ha un potenziale, e ogni nodo del circuito ha il suo. Il potenziale è definito a meno di una costante: negli schemi si sceglie un nodo di riferimento, la massa, e gli si assegna potenziale zero. La tensione di un nodo è la sua tensione rispetto alla massa, e la tensione tra due nodi è la differenza delle loro tensioni, vAB=VAVBv_{AB} = V_A - V_B. Scritte così, le tensioni soddisfano da sole la legge delle maglie: in una somma di differenze lungo un percorso chiuso ogni potenziale compare una volta con il più e una con il meno. In elettronica gli schemi si disegnano quasi sempre in questo modo. Tutti i punti collegati al simbolo di massa sono lo stesso nodo, e l’alimentazione si indica con la sola tensione del suo nodo, senza disegnare il generatore.

Strumenti ideali e strumenti reali

L’amperometro ideale è un cortocircuito, attraversato dalla corrente senza tensione ai capi; il voltmetro ideale è un circuito aperto, che non assorbe corrente. Nessuno dei due disturba il circuito. Gli strumenti reali hanno una resistenza interna, e il disturbo va stimato. Un multimetro digitale misura le tensioni con una resistenza d’ingresso tipica di 10 MΩ10\ \text M\Omega: su un partitore di due resistori da 10 MΩ10\ \text M\Omega legge un terzo della tensione di alimentazione invece della metà. La resistenza si misura con l’ohmmetro, che fa passare una corrente nota nel componente e ne misura la tensione. Il componente va scollegato dal resto del circuito, altrimenti lo strumento misura anche tutto quello che gli sta in parallelo.

Multimetro digitale verde e nero con display, selettore rotativo delle portate, quattro boccole in basso e due puntali, uno rosso e uno nero.

Un multimetro digitale riunisce voltmetro, amperometro e ohmmetro. Il selettore sceglie la grandezza e la portata. Per le tensioni i puntali si appoggiano ai due punti del circuito; per le correnti il circuito va aperto e lo strumento inserito in serie, spostando il puntale rosso in una delle boccole per le correnti, qui quella da 2020 A o quella per milliampere e microampere.

Retired electrician, CC0, via Wikimedia Commons

Le grandezze di questo percorso hanno tutte unità derivate del Sistema Internazionale. Il volt è un watt per ampere, cioè m2kgs3A1\text m^2\,\text{kg}\,\text s^{-3}\,\text A^{-1}; l’ohm è un volt per ampere, e il siemens, unità della conduttanza, il suo inverso; il farad è un coulomb per volt, l’henry un weber per ampere, e il weber un volt-secondo, Vs\text V\cdot\text s. Una nota di lessico: in italiano si dice tensione. Voltaggio è un paese dell’Appennino ligure, in provincia di Alessandria.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. In un nodo si uniscono quattro conduttori. Con i versi di riferimento entranti nel nodo, i1=3i_1 = 3 A e i2=1i_2 = -1 A; con i versi uscenti, i3=0,5i_3 = 0{,}5 A. Quanto vale la corrente i4i_4, presa uscente?

La somma delle correnti entranti è uguale alla somma delle uscenti: i1+i2=i3+i4i_1 + i_2 = i_3 + i_4, quindi i4=310,5=1,5i_4 = 3 - 1 - 0{,}5 = 1{,}5 A.

Commento: i2=1i_2 = -1 A vuole dire che nel secondo conduttore la corrente in realtà esce dal nodo. Non serve correggere il verso prima di scrivere l’equazione: basta usare i segni come sono, e la legge si occupa del resto. L’errore tipico è cambiare il verso e anche il segno, contando il cambiamento due volte.

Esercizio 2. Lungo una maglia ABCDABCD si misurano vAB=5v_{AB} = 5 V, vBC=2v_{BC} = -2 V e vDC=4v_{DC} = 4 V. Quanto vale vDAv_{DA}?

Percorrendo la maglia nell’ordine AA, BB, CC, DD, AA la legge delle tensioni dà vAB+vBC+vCD+vDA=0v_{AB} + v_{BC} + v_{CD} + v_{DA} = 0. La tensione misurata è vDCv_{DC}, e vCD=vDC=4v_{CD} = -v_{DC} = -4 V. Allora vDA=5+2+4=1v_{DA} = -5 + 2 + 4 = 1 V.

Commento: scambiare gli estremi cambia il segno della tensione, e il passaggio da vDCv_{DC} a vCDv_{CD} è il punto in cui si sbaglia. Con le tensioni di nodo il controllo è immediato: ponendo VA=0V_A = 0 si ha VB=5V_B = -5 V, VC=3V_C = -3 V, VD=1V_D = 1 V, e vDA=VDVA=1v_{DA} = V_D - V_A = 1 V.

Esercizio 3. Una batteria da 1212 V alimenta due bipoli in serie, XX e YY, con una corrente di 22 A; la tensione ai capi di XX è 88 V. Calcola le potenze. Poi la stessa batteria viene ricaricata da un caricatore che le fa entrare 22 A dal morsetto positivo: quanto vale la potenza della batteria?

Per la legge delle tensioni vY=128=4v_Y = 12 - 8 = 4 V. Con la convenzione dei generatori per la batteria, la corrente esce dal morsetto positivo e la potenza erogata è 122=2412 \cdot 2 = 24 W. Con la convenzione degli utilizzatori per XX e YY le potenze assorbite sono 82=168 \cdot 2 = 16 W e 42=84 \cdot 2 = 8 W, in totale 2424 W. Durante la ricarica, con la convenzione dei generatori la corrente vale 2-2 A e la potenza erogata 24-24 W: la batteria assorbe 2424 W, che finiscono nelle reazioni chimiche e in parte in calore.

Commento: se si usa la convenzione degli utilizzatori per tutti i bipoli, la somma delle potenze assorbite in un circuito è zero, con i generatori che contribuiscono con termini negativi. Non è una coincidenza: è il teorema di Tellegen, dimostrato nell’articolo sui metodi di analisi delle reti a partire dalle sole leggi di Kirchhoff.

Esercizio 4. Un cavo di rame da 1,51{,}5 mm² porta 1010 A, la corrente di un forno elettrico. Quanti elettroni attraversano una sezione in un secondo, e con quale velocità media si muovono?

In un secondo passano 1010 C, cioè 10/(1,6×1019)6×101910/(1{,}6\times10^{-19}) \approx 6\times10^{19} elettroni. La velocità media è

u=ineA=108,5×10281,6×10191,5×106 m/s5×104 m/s,u = \frac{i}{n\,e\,A} = \frac{10}{8{,}5\times10^{28}\cdot 1{,}6\times10^{-19}\cdot 1{,}5\times10^{-6}}\ \text{m/s} \approx 5\times10^{-4}\ \text{m/s},

mezzo millimetro al secondo.

Commento: la corrente è grande perché gli elettroni sono tantissimi, non perché sono veloci. In corrente alternata a 50 Hz gli elettroni oscillano avanti e indietro per pochi millesimi di millimetro e non arrivano mai al forno: a viaggiare dalla centrale fino all’utenza è l’energia, portata dal campo elettromagnetico attorno ai conduttori.

Esercizio 5. Stabilisci se sono in regime quasi stazionario: una linea elettrica a 50 Hz lunga 300300 km, una lunga 10001000 km, e una scheda con piste lunghe 1515 cm su cui viaggiano segnali digitali con fronti di salita di 11 ns.

Per le linee λ=c/f=6000\lambda = c/f = 6000 km. Con il criterio del fattore dieci il limite è 600600 km: la linea da 300300 km è in regime quasi stazionario, quella da 10001000 km, un sesto di lunghezza d’onda, no. Per la scheda la frequenza di riferimento non è quella del clock ma quella dei fronti: un fronte di salita trt_r contiene frequenze fino a circa 0,35/tr0{,}35/t_r, qui 350350 MHz, una regola pratica che si ricava dalla risposta di un circuito del primo ordine. Sulla vetronite i segnali viaggiano a circa metà di cc, quindi λ1,5×108/3,5×108\lambda \approx 1{,}5\times10^8/3{,}5\times10^8 m 43\approx 43 cm, e il limite è sui 44 cm. Le piste da 1515 cm vanno trattate come linee di trasmissione.

Commento: la frequenza del clock può essere bassa, anche pochi megahertz, ma a decidere sono i fronti. È per questo che nelle schede digitali moderne si calcolano le impedenze delle piste anche quando il processore «va piano».

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