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L'intervallo e i diagrammi di Minkowski

Fisica · Relatività ristretta Articolo

Percorso: Relatività ristretta · 3 di 12

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Indice

Eventi e linee di universo

In fisica classica la distanza tra due punti e l’intervallo di tempo tra due istanti hanno lo stesso valore per tutti gli osservatori inerziali. I postulati di Einstein li hanno resi relativi: un orologio in moto rallenta, un regolo in moto si accorcia, due eventi simultanei per un osservatore possono non esserlo per un altro. Serve una grandezza che resti uguale per tutti, e questo articolo la costruisce.

Definizione (evento e linea di universo)

Un evento è qualcosa che accade in un punto dello spazio in un istante: per un osservatore inerziale è individuato da quattro coordinate (ct,x,y,z)(ct, x, y, z). L’insieme degli eventi occupati da una particella nel corso del suo moto è la sua linea di universo.

La coordinata temporale si scrive ctct, che è una lunghezza come le altre tre: il tempo che la luce impiega a percorrere un metro diventa «un metro di tempo». Gli eventi formano uno spazio a quattro dimensioni, e una particella in moto rettilineo uniforme ha per linea di universo una retta.

Definizione (intervallo)

Dati due eventi di coordinate (ct1,x1,y1,z1)(ct_1, x_1, y_1, z_1) e (ct2,x2,y2,z2)(ct_2, x_2, y_2, z_2), il loro intervallo è la quantità

s122=c2(t2t1)2(x2x1)2(y2y1)2(z2z1)2.s_{12}^2 = c^2(t_2 - t_1)^2 - (x_2 - x_1)^2 - (y_2 - y_1)^2 - (z_2 - z_1)^2 .

Per due eventi infinitamente vicini si scrive ds2=c2dt2dx2dy2dz2ds^2 = c^2 dt^2 - dx^2 - dy^2 - dz^2.

Nonostante il quadrato nel simbolo, s122s_{12}^2 può essere positivo, nullo o negativo, e il suo segno avrà un significato preciso. Molti testi usano la convenzione opposta, s2=dx2+dy2+dz2c2dt2s^2 = dx^2 + dy^2 + dz^2 - c^2dt^2: cambia il segno di tutto, e nessuno dei risultati che seguono.

L’invarianza dell’intervallo

Se un impulso di luce parte dal primo evento e arriva al secondo, la distanza percorsa è ct2t1c\,|t_2 - t_1| e l’intervallo è nullo. Per il secondo postulato lo stesso impulso ha velocità cc anche per un altro osservatore KK', e anche per lui l’intervallo è nullo. Che l’intervallo sia nullo, quindi, è un fatto su cui tutti gli osservatori inerziali sono d’accordo. Il teorema di questo paragrafo dice di più: il valore dell’intervallo è lo stesso per tutti, qualunque esso sia.

Le ipotesi sono le stesse usate per le trasformazioni di Galileo, tranne il tempo assoluto. Le coordinate di due sistemi inerziali sono legate da una trasformazione lineare, e quindi le differenze di coordinate Δ=(cΔt,Δx,Δy,Δz)\Delta = (c\Delta t, \Delta x, \Delta y, \Delta z) tra due eventi si trasformano con una matrice, Δ=ΛΔ\Delta' = \Lambda\Delta. Lo spazio e il tempo sono omogenei e lo spazio è isotropo. La velocità di KK' misurata da KK e quella di KK misurata da KK' hanno lo stesso modulo VV. La trasformazione dipende con continuità da VV ed è l’identità per V=0V = 0.

Lemma (forme quadratiche nulle sul cono di luce)

Sia QQ una forma quadratica nelle quattro variabili Δ=(Δ0,Δ1,Δ2,Δ3)\Delta = (\Delta_0, \Delta_1, \Delta_2, \Delta_3) che si annulla ogni volta che Δ02Δ12Δ22Δ32=0\Delta_0^2 - \Delta_1^2 - \Delta_2^2 - \Delta_3^2 = 0. Allora esiste un numero reale aa tale che Q(Δ)=a(Δ02Δ12Δ22Δ32)Q(\Delta) = a\,(\Delta_0^2 - \Delta_1^2 - \Delta_2^2 - \Delta_3^2) per ogni Δ\Delta.

Dimostrazione.

Si scrive δ=(Δ1,Δ2,Δ3)\boldsymbol\delta = (\Delta_1, \Delta_2, \Delta_3). La forma quadratica più generale è

Q(Δ)=AΔ02+2Δ0(Bδ)+δTCδ,Q(\Delta) = A\,\Delta_0^2 + 2\,\Delta_0\,(\mathbf B \cdot \boldsymbol\delta) + \boldsymbol\delta^{\mathsf T} C\,\boldsymbol\delta,

con AA numero, B\mathbf B vettore e CC matrice simmetrica 3×33 \times 3. Per ogni vettore n\mathbf n di lunghezza 11 il vettore Δ=(1,n)\Delta = (1, \mathbf n) soddisfa 1n2=01 - |\mathbf n|^2 = 0, e così (1,n)(1, -\mathbf n). Per ipotesi

A+2Bn+nTCn=0,A2Bn+nTCn=0.A + 2\,\mathbf B \cdot \mathbf n + \mathbf n^{\mathsf T} C\,\mathbf n = 0, \qquad A - 2\,\mathbf B \cdot \mathbf n + \mathbf n^{\mathsf T} C\,\mathbf n = 0.

Sottraendo, Bn=0\mathbf B \cdot \mathbf n = 0 per ogni n\mathbf n di lunghezza 11, quindi B=0\mathbf B = 0 (basta prendere per n\mathbf n i tre vettori della base). Resta nTCn=A\mathbf n^{\mathsf T} C\,\mathbf n = -A per ogni n\mathbf n di lunghezza 11. Un vettore w0\mathbf w \neq 0 qualsiasi si scrive w=wn\mathbf w = |\mathbf w|\,\mathbf n, e allora wTCw=Aw2\mathbf w^{\mathsf T} C\,\mathbf w = -A\,|\mathbf w|^2, cioè wT(C+AI)w=0\mathbf w^{\mathsf T}(C + A\,I)\,\mathbf w = 0 per ogni w\mathbf w. La matrice C+AIC + A\,I è simmetrica e la sua forma quadratica è identicamente nulla, quindi, per lo stesso argomento di polarizzazione usato nell’articolo sulla relatività di Galileo, è la matrice nulla: C=AIC = -A\,I. Sostituendo, Q(Δ)=A(Δ02δ2)Q(\Delta) = A\,(\Delta_0^2 - |\boldsymbol\delta|^2), e a=Aa = A.

Fine della dimostrazione.

Teorema (invarianza dell'intervallo)

L’intervallo tra due eventi ha lo stesso valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali: s2=s2s'^2 = s^2.

Dimostrazione.

Si fissano due sistemi KK e KK'. Poiché Δ=ΛΔ\Delta' = \Lambda\Delta dipende linearmente da Δ\Delta, l’intervallo calcolato in KK', s2=Δ02Δ12Δ22Δ32s'^2 = \Delta_0'^2 - \Delta_1'^2 - \Delta_2'^2 - \Delta_3'^2, è una forma quadratica nelle componenti di Δ\Delta.

Se s2=0s^2 = 0 e i due eventi sono distinti, allora Δt0|\Delta t| \neq 0 e un impulso di luce può partire dall’evento che viene prima e arrivare all’altro. Per il secondo postulato la luce ha velocità cc anche in KK', quindi s2=0s'^2 = 0. Se i due eventi coincidono, Δ=0\Delta = 0 e s2=0s'^2 = 0 ugualmente. Dunque s2s'^2 si annulla ogni volta che si annulla s2s^2, e per il lemma s2=as2s'^2 = a\,s^2 con aa che dipende solo dalla trasformazione. Per l’omogeneità dello spazio e del tempo aa non dipende dal luogo né dall’istante, per l’isotropia non dipende dalla direzione della velocità relativa: a=a(V)a = a(V).

Per il principio di relatività lo stesso ragionamento vale scambiando KK e KK', e poiché KK si muove rispetto a KK' con velocità dello stesso modulo VV, si ottiene s2=a(V)s2s^2 = a(V)\,s'^2. Mettendo insieme, s2=a(V)2s2s^2 = a(V)^2\,s^2 per ogni coppia di eventi; scegliendone una con s20s^2 \neq 0, a(V)2=1a(V)^2 = 1. Per ogni VV, quindi, a(V)a(V) vale 11 oppure 1-1. Una funzione continua di VV che assume solo questi due valori è costante, e poiché per V=0V = 0 la trasformazione è l’identità, a(0)=1a(0) = 1. Dunque a=1a = 1 e s2=s2s'^2 = s^2.

Fine della dimostrazione.

Le trasformazioni di Galileo lasciano invariati, separatamente, gli intervalli di tempo e le distanze. Quelle compatibili con i postulati di Einstein lasciano invariata una loro combinazione, in cui spazio e tempo sono mescolati. È la stessa situazione delle rotazioni, che cambiano le coordinate ma conservano la distanza di Pitagora: qui la «distanza» conservata ha un segno meno davanti ai termini spaziali. Per questo lo spazio degli eventi, con l’intervallo come distanza, si chiama spaziotempo di Minkowski, dal nome di Hermann Minkowski, che era stato professore di Einstein al Politecnico di Zurigo e che nel 1908 diede alla teoria questa forma geometrica.

Il diagramma di Minkowski

Il modo più diretto di vedere lo spaziotempo è ridurlo a due dimensioni: una coordinata spaziale xx in orizzontale e ctct in verticale, con la stessa unità di lunghezza sui due assi. Un punto del piano è un evento. Una retta orizzontale riunisce eventi simultanei per l’osservatore del diagramma; una retta verticale è la linea di universo di un corpo fermo.

Un impulso di luce che passa per l’origine segue x=ctx = ct oppure x=ctx = -ct, due rette a 45°. Un corpo con velocità costante vv ha linea di universo x=vtx = vt, cioè ct=xc/vct = x\,c/v: poiché v<c|v| < c, la retta forma con l’asse ctct un angolo minore di 45°. La linea di universo di un corpo dotato di massa è sempre più ripida dei raggi di luce, anche quando è curva.

Diagramma di Minkowski con linee di universo Asse orizzontale x e asse verticale ct con la stessa scala. Dall'origine O partono due rette arancioni a 45°, i raggi di luce x = ct e x = −ct. Una retta blu verticale è la linea di universo di un corpo fermo. Una retta blu che parte da O, più ripida dei raggi di luce, è la linea di universo di un corpo che si muove con velocità c/2. x ct O x = ct x = −ct corpo fermo v = c/2

Un diagramma di Minkowski, con la stessa unità di lunghezza sui due assi. Le bisettrici x=±ctx = \pm ct sono i raggi di luce che passano per l’origine. La retta verticale è la linea di universo di un corpo fermo; la retta che parte dall’origine con un’inclinazione minore di 45° rispetto all’asse ctct è quella di un corpo che si muove con velocità c/2c/2.

Nello stesso diagramma si possono disegnare gli assi di un secondo osservatore KK', che si muove rispetto a KK con velocità V=βcV = \beta c lungo xx. L’asse ctct' è l’insieme degli eventi con x=0x' = 0, l’asse xx' quello degli eventi con t=0t' = 0.

Proposizione (assi di un osservatore in moto)

Nel diagramma di KK l’asse ctct' è la retta x=βctx = \beta\,ct, e gli eventi simultanei per KK' stanno sulle rette ctβx=kct - \beta x = k, con kk costante; in particolare l’asse xx' è la retta ct=βxct = \beta x. Il tempo tt' degli eventi di una di queste rette cresce al crescere di kk.

Dimostrazione.

L’asse ctct' è la linea di universo dell’origine di KK', che per KK si muove con legge x=Vt=βctx = Vt = \beta\,ct.

Per gli eventi simultanei si usa il vagone dell’articolo sui postulati di Einstein: fermo in KK', di lunghezza propria L0L_0, con la luce emessa dal centro che raggiunge la coda AA e la testa BB nello stesso istante di KK'. In quell’articolo si è trovato che per KK l’arrivo in BB segue quello in AA di Δt=γL0V/c2\Delta t = \gamma L_0 V/c^2. Nello stesso tempo le posizioni dei due arrivi, xA=L/2+VtAx_A = -L/2 + Vt_A e xB=L/2+VtBx_B = L/2 + Vt_B con L=L0/γL = L_0/\gamma, distano

Δx=L+VΔt=L0γ+γL0V2c2=γL0(1γ2+β2)=γL0,\Delta x = L + V\,\Delta t = \frac{L_0}{\gamma} + \gamma\,\frac{L_0 V^2}{c^2} = \gamma L_0\left(\frac{1}{\gamma^2} + \beta^2\right) = \gamma L_0,

perché 1/γ2=1β21/\gamma^2 = 1 - \beta^2. Quindi cΔt/Δx=βc\,\Delta t/\Delta x = \beta: due eventi simultanei per KK' e separati lungo xx stanno, per KK, su una retta di pendenza cΔt/Δx=βc\,\Delta t/\Delta x = \beta. Scegliendo la posizione e la lunghezza del vagone si può far coincidere la coppia di arrivi con una coppia qualsiasi di eventi simultanei per KK', quindi tutti gli eventi simultanei a un dato evento stanno sulla retta di pendenza β\beta che passa per esso, cioè su una retta ctβx=kct - \beta x = k. Per l’evento origine k=0k = 0.

La retta ctβx=kct - \beta x = k incontra l’asse ctct', dove x=βctx = \beta\,ct, nel punto con ct(1β2)=kct\,(1 - \beta^2) = k. Lì l’orologio nell’origine di KK' segna un tempo che cresce con tt, e quindi con kk. Tutti gli eventi della retta sono simultanei a quello, per KK', e hanno lo stesso tt'.

Fine della dimostrazione.

Assi di K′ nel diagramma di K e relatività della simultaneità Diagramma di Minkowski del sistema K con assi x e ct e il raggio di luce a 45°. Gli assi di K′ sono due rette blu dall'origine: ct′ inclinato verso il raggio di luce dal lato dell'asse ct, x′ inclinato dello stesso angolo dal lato dell'asse x. Gli eventi E₁ ed E₂ stanno su una retta tratteggiata orizzontale, quindi sono simultanei per K. La retta arancione tratteggiata per E₁, parallela a x′, riunisce gli eventi simultanei a E₁ per K′: E₂ sta sotto di essa, quindi per K′ avviene prima. x ct x′ ct′ E1 E2 t = cost. t′ = cost.

Gli assi di KK' nel diagramma di KK, con V=c/2V = c/2. L’asse ctct' è inclinato verso il raggio di luce dal lato dell’asse ctct, l’asse xx' dello stesso angolo dal lato dell’asse xx. Gli eventi E1E_1 ed E2E_2 sono simultanei per KK perché stanno su una retta orizzontale. Per KK' sono simultanei gli eventi sulle rette parallele all’asse xx': la retta arancione passa per E1E_1 e lascia E2E_2 sotto di sé, quindi per KK' l’evento E2E_2 avviene prima.

I due assi di KK' sono simmetrici rispetto al raggio di luce x=ctx = ct, e si avvicinano a esso quando VV si avvicina a cc. Il raggio di luce resta lo stesso per entrambi gli osservatori, come vuole il secondo postulato.

Tipi di intervallo e causalità

Definizione (tipi di intervallo)

L’intervallo tra due eventi distinti è di tipo tempo se s2>0s^2 > 0, di tipo luce se s2=0s^2 = 0, di tipo spazio se s2<0s^2 < 0.

Per il teorema di invarianza il tipo dell’intervallo non dipende dall’osservatore. Nel diagramma di Minkowski, rispetto a un evento OO nell’origine, gli eventi con intervallo di tipo luce stanno sulle rette x=±ctx = \pm ct; con due coordinate spaziali formerebbero un cono, e per questo si parla di cono di luce. Dentro il cono ci sono gli eventi di tipo tempo, fuori quelli di tipo spazio.

Cono di luce e tipi di intervallo Diagramma con l'evento O nell'origine. Due rette a 45° dividono il piano in quattro regioni: in alto, colorata, il futuro assoluto di O; in basso, colorata, il passato assoluto; a sinistra e a destra le regioni degli eventi separati da O da un intervallo di tipo spazio. futuro assoluto passato assoluto tipo spazio tipo spazio O ct x

Il cono di luce dell’evento OO. In alto il futuro assoluto di OO, in basso il passato assoluto; ai lati gli eventi separati da OO da un intervallo di tipo spazio, che nessun segnale può collegare a OO.

Proposizione (ordine temporale degli eventi di tipo tempo)

Siano E1E_1 ed E2E_2 due eventi distinti con s1220s_{12}^2 \ge 0 e t2>t1t_2 > t_1 in KK. Allora t2>t1t_2' > t_1' in ogni sistema inerziale KK'.

Dimostrazione.

Sia V\mathbf V la velocità di KK' rispetto a KK. Per λ[0,1]\lambda \in [0, 1] si considera il sistema inerziale che si muove rispetto a KK con velocità λV\lambda\mathbf V, e si indica con Δt(λ)\Delta t(\lambda) la differenza t2t1t_2 - t_1 misurata in quel sistema. Per ipotesi la trasformazione dipende con continuità dalla velocità, quindi Δt(λ)\Delta t(\lambda) è una funzione continua di λ\lambda, con Δt(0)=t2t1>0\Delta t(0) = t_2 - t_1 > 0.

Δt(λ)\Delta t(\lambda) non si annulla mai. Se in qualche sistema fosse Δt=0\Delta t = 0, lì l’intervallo varrebbe s2=Δx2s^2 = -|\Delta\mathbf x|^2. Con s2>0s^2 > 0 questo è impossibile. Con s2=0s^2 = 0 darebbe Δx=0\Delta\mathbf x = 0, e insieme a Δt=0\Delta t = 0 i due eventi coinciderebbero in quel sistema, e quindi in tutti, contro l’ipotesi.

Una funzione continua su un intervallo che non si annulla mai non cambia segno (teorema degli zeri). Quindi Δt(1)=t2t1>0\Delta t(1) = t_2' - t_1' > 0.

Fine della dimostrazione.

Gli eventi dentro la metà superiore del cono di luce di OO vengono dopo OO per tutti gli osservatori: sono il suo futuro assoluto. Quelli nella metà inferiore sono il suo passato assoluto. Un segnale che parte da OO con velocità non superiore a cc può raggiungere solo eventi con ΔxcΔt|\Delta\mathbf x| \le c\,\Delta t, cioè con s20s^2 \ge 0 e Δt>0\Delta t > 0: per la proposizione, chi riceve il segnale lo riceve dopo che è partito per ogni osservatore. Una causa precede sempre il suo effetto.

Proposizione (sistemi di quiete e di simultaneità)

Siano E1E_1 ed E2E_2 due eventi distinti.

  1. s122>0s_{12}^2 > 0 se e solo se esiste un sistema inerziale in cui i due eventi avvengono nello stesso punto. In quel sistema il tempo che li separa è s12/cs_{12}/c.
  2. s122<0s_{12}^2 < 0 se e solo se esiste un sistema inerziale in cui i due eventi sono simultanei. In quel sistema la loro distanza è s122\sqrt{-s_{12}^2}.
Dimostrazione.
  1. Se in un sistema Δx=0\Delta\mathbf x' = 0, allora s2=c2Δt2s^2 = c^2\Delta t'^2, positivo perché gli eventi sono distinti, e Δt=s/c|\Delta t'| = s/c. Viceversa, se s2>0s^2 > 0, allora Δt0\Delta t \neq 0 e il vettore v=Δx/Δt\mathbf v = \Delta\mathbf x/\Delta t ha modulo Δx/Δt<c|\Delta\mathbf x|/|\Delta t| < c. Un corpo che si muove con velocità costante v\mathbf v e passa per E1E_1 passa anche per E2E_2, e nel suo sistema di quiete, che è inerziale, i due eventi avvengono entrambi nel punto in cui si trova il corpo.

  2. Se in un sistema Δt=0\Delta t' = 0, allora s2=Δx2s^2 = -|\Delta\mathbf x'|^2, negativo perché gli eventi sono distinti, e la distanza è s2\sqrt{-s^2}. Viceversa, sia s2<0s^2 < 0, cioè cΔt<Δxc\,|\Delta t| < |\Delta\mathbf x|. Ruotando gli assi di KK, operazione che non cambia i tempi, si porta Δx\Delta\mathbf x lungo l’asse xx. Il numero β=cΔt/Δx\beta = c\,\Delta t/\Delta x ha modulo minore di 11. Per la proposizione sugli assi, per l’osservatore che si muove lungo xx con velocità βc\beta c gli eventi simultanei stanno sulle rette ctβx=kct - \beta x = k, e i due eventi stanno sulla stessa retta perché cΔtβΔx=0c\,\Delta t - \beta\,\Delta x = 0.

Fine della dimostrazione.

Per due eventi di tipo spazio, dunque, c’è un osservatore per cui sono simultanei. Osservatori con velocità un po’ maggiore o un po’ minore li vedono in ordine opposto, come si legge nella figura degli assi di KK'. Se un segnale potesse viaggiare più veloce della luce, per qualche osservatore arriverebbe prima di partire. È il motivo per cui nessuna informazione può superare cc.

Il tempo proprio

Il tempo proprio, definito nell’articolo sui postulati di Einstein, è quello segnato da un orologio tra due eventi che per lui avvengono nello stesso punto. L’intervallo permette di calcolarlo da qualsiasi sistema di riferimento.

Proposizione (tempo proprio lungo una linea di universo)

Un orologio che si muove con velocità costante v\mathbf v rispetto a KK segna, tra due eventi della sua linea di universo separati da dtdt in KK, il tempo

dτ=dsc=dt1v2c2.d\tau = \frac{ds}{c} = dt\,\sqrt{1 - \frac{v^2}{c^2}} .

Per un orologio con velocità variabile v(t)\mathbf v(t), ammesso che il suo ritmo dipenda solo dalla velocità istantanea e non dall’accelerazione, il tempo segnato tra gli istanti tAt_A e tBt_B di KK è

τAB=tAtB1v(t)2c2  dt.\tau_{AB} = \int_{t_A}^{t_B} \sqrt{1 - \frac{v(t)^2}{c^2}}\;dt .
Dimostrazione.

Nel sistema di quiete dell’orologio i due eventi avvengono nello stesso punto, dx=0d\mathbf x' = 0, e il tempo segnato è dτ=dtd\tau = dt', quindi ds2=c2dτ2ds^2 = c^2 d\tau^2. Per l’invarianza dell’intervallo lo stesso ds2ds^2 si calcola in KK, dove dx=vdtd\mathbf x = \mathbf v\,dt:

c2dτ2=c2dt2v2dt2=c2dt2(1v2c2).c^2 d\tau^2 = c^2 dt^2 - |\mathbf v|^2 dt^2 = c^2 dt^2\left(1 - \frac{v^2}{c^2}\right).

Estraendo la radice positiva si ottiene la prima formula. Se la velocità varia, si divide il moto in tratti così brevi che su ciascuno la velocità è praticamente costante; per l’ipotesi fatta sul ritmo dell’orologio, su ogni tratto vale la prima formula, e la somma dei tempi segnati tende all’integrale.

Fine della dimostrazione.

Poiché dτdtd\tau \le dt, si ritrova la dilatazione dei tempi. L’ipotesi sul ritmo degli orologi accelerati, detta ipotesi dell’orologio, non segue dai postulati: è un fatto sperimentale, verificato con i muoni che girano in un anello di accumulazione, come nell’esercizio 4, dove l’accelerazione è enorme e la vita media è comunque quella prevista dalla sola velocità.

Il paradosso dei gemelli

Un gemello resta sulla Terra, l’altro parte su un’astronave velocissima e poi torna. Per chi resta a terra l’orologio del viaggiatore rallenta, e al ritorno il viaggiatore è più giovane. Ma dal punto di vista del viaggiatore è la Terra a muoversi, e dovrebbe essere il gemello rimasto a casa a invecchiare meno. I due non possono avere ragione entrambi: quando si incontrano, i loro orologi segnano due numeri precisi. Einstein lo formulò con due orologi, Langevin nel 1911 con due gemelli.

Teorema (il moto uniforme massimizza il tempo proprio)

Siano AA e BB due eventi con BB nel futuro assoluto di AA. Tra tutte le linee di universo che vanno da AA a BB con velocità minore di cc, la retta, cioè il moto uniforme, ha il tempo proprio massimo, uguale a sAB/cs_{AB}/c. Ogni altra linea di universo ha tempo proprio strettamente minore.

Dimostrazione.

Per la proposizione sui sistemi di quiete esiste un sistema inerziale K0K_0 in cui AA e BB avvengono nello stesso punto, e lì tBtA=sAB/ct_B - t_A = s_{AB}/c. Il tempo proprio è invariante, quindi basta confrontare le linee di universo in K0K_0.

In K0K_0 il moto uniforme da AA a BB è la quiete, e il suo tempo proprio è tBtA=sAB/ct_B - t_A = s_{AB}/c. Per un’altra linea di universo, con velocità v(t)\mathbf v(t) in K0K_0,

τ=tAtB1v(t)2c2  dt    tAtBdt=tBtA,\tau = \int_{t_A}^{t_B} \sqrt{1 - \frac{v(t)^2}{c^2}}\;dt \;\le\; \int_{t_A}^{t_B} dt = t_B - t_A,

perché la funzione integranda non supera 11. Se la linea di universo non è la quiete, esiste un istante in cui v0v \neq 0; per la continuità della velocità in un intervallo di tempo attorno a quell’istante l’integranda è minore di 11 di una quantità positiva, e la disuguaglianza è stretta.

Fine della dimostrazione.

Il paradosso si scioglie qui. Il gemello rimasto a terra segue, a meno di effetti piccolissimi, un moto uniforme tra la partenza e il ritorno. Il viaggiatore no: per tornare deve invertire la velocità, e la sua linea di universo è una spezzata. Il suo tempo proprio è minore, e al ritorno è davvero più giovane. La situazione non è simmetrica. Chi resta a terra usa per tutto il tempo un solo sistema inerziale; il viaggiatore ne usa due, uno per l’andata e uno per il ritorno, e l’accelerazione nel mezzo, per quanto breve, è ciò che distingue i due gemelli. Nel ragionamento non serve la relatività generale: basta la ristretta.

Il paradosso dei gemelli nel diagramma di Minkowski Diagramma di Minkowski nel sistema della Terra, con x in anni luce in orizzontale e ct in anni luce in verticale. La linea di universo della Terra, in blu, sale lungo l'asse ct dall'evento O della partenza all'evento R del ritorno, a ct uguale a 10. La linea tratteggiata verticale a x uguale a 4 è la stella. La linea di universo dell'astronave, in arancione, va da O all'evento I sulla stella, a ct uguale a 5, e torna a R: è una spezzata meno inclinata del raggio di luce tratteggiato che parte da O a 45 gradi. Le etichette indicano 10 anni di tempo proprio per la Terra e 3 più 3 anni per l'astronave. O I R x ct 5 10 4 stella raggio di luce Terra: 10 anni astronave: 3 + 3 anni

Il viaggio dell’esercizio 3 nel diagramma della Terra, con le distanze in anni luce. La linea blu è la Terra, ferma, dalla partenza OO al ritorno RR: 10 anni di tempo proprio. La spezzata arancione è l’astronave, che raggiunge la stella in II e torna: 3 anni per tratto. Tra i due eventi OO e RR la retta ha il tempo proprio più lungo.

L’effetto è stato misurato. Nel 1971 Hafele e Keating fecero volare orologi atomici intorno al mondo su aerei di linea e, al ritorno, li confrontarono con orologi rimasti a terra: le differenze, di qualche decina o centinaio di miliardesimi di secondo, erano quelle previste. In quel caso contava anche la gravità, trattata dalla relatività generale, perché gli aerei volavano più in alto degli orologi a terra.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Nel sistema KK l’evento E1E_1 è nell’origine e l’evento E2E_2 avviene in x=600x = 600 km, y=z=0y = z = 0, all’istante t=3,0t = 3{,}0 ms. Di che tipo è l’intervallo? Esiste un osservatore per cui i due eventi avvengono nello stesso punto, e quanto tempo passa per lui? Usa c=3,00×105c = 3{,}00 \times 10^5 km/s.

ct=3,00×1053,0×103c\,t = 3{,}00 \times 10^5 \cdot 3{,}0 \times 10^{-3} km =900= 900 km, quindi s2=90026002=4,5×105 km2>0s^2 = 900^2 - 600^2 = 4{,}5 \times 10^5\ \text{km}^2 > 0: l’intervallo è di tipo tempo.

L’osservatore cercato si muove da E1E_1 a E2E_2 con velocità v=600/(3,0×103)v = 600/(3{,}0 \times 10^{-3}) km/s =2,0×105= 2{,}0 \times 10^5 km/s, cioè v=23cv = \tfrac23\,c. Per lui passa il tempo s/c=4,5×105 km/(3,00×105 km/s)2,24s/c = \sqrt{4{,}5 \times 10^5}\ \text{km}/(3{,}00 \times 10^5\ \text{km/s}) \approx 2{,}24 ms.

Verifica con la dilatazione dei tempi: γ=1/14/91,342\gamma = 1/\sqrt{1 - 4/9} \approx 1{,}342 e 3,0/1,3422,243{,}0/1{,}342 \approx 2{,}24 ms.

Commento: conviene lavorare con ctct in chilometri, così intervallo, tempi e distanze hanno la stessa unità e non si perdono potenze di dieci. Il tempo di 2,242{,}24 ms è il più lungo che un orologio possa segnare tra i due eventi: un orologio che non vada in moto uniforme da E1E_1 a E2E_2 segna di meno.

Esercizio 2. Stessa domanda per E2E_2 in x=900x = 900 km all’istante t=2,0t = 2{,}0 ms.

Ora ct=600c\,t = 600 km e s2=60029002=4,5×105 km2<0s^2 = 600^2 - 900^2 = -4{,}5 \times 10^5\ \text{km}^2 < 0: l’intervallo è di tipo spazio, e nessun osservatore vede i due eventi nello stesso punto. Esiste invece un osservatore per cui sono simultanei: quello che si muove lungo xx con β=ct/x=600/900=23\beta = c\,t/x = 600/900 = \tfrac23. Per lui i due eventi distano 4,5×105\sqrt{4{,}5 \times 10^5} km 671\approx 671 km.

Commento: con questi numeri la luce partita da E1E_1 arriva in x=900x = 900 km dopo 3,03{,}0 ms, un millisecondo dopo E2E_2: nessun segnale collega i due eventi. Per un osservatore con β\beta compreso tra 23\tfrac23 e 11, E2E_2 sta sotto la retta di simultaneità che passa per E1E_1 e avviene prima; per uno con β<23\beta < \tfrac23 avviene dopo. L’ordine dipende dall’osservatore proprio perché l’intervallo è di tipo spazio.

Esercizio 3. Un gemello parte verso una stella che, nel sistema della Terra, dista 4,04{,}0 anni luce, viaggiando a 0,80c0{,}80\,c; arrivato, torna indietro alla stessa velocità. Trascurando le fasi di accelerazione, quanti anni passano per il gemello rimasto a terra e per il viaggiatore?

Nel sistema della Terra ogni tratto dura 4,0/0,80=5,04{,}0/0{,}80 = 5{,}0 anni: il gemello a terra invecchia di 10,010{,}0 anni. Il viaggiatore ha velocità costante in modulo, 0,80c0{,}80\,c, e il suo tempo proprio è

τ=010 anni10,802  dt=0,6010,0 anni=6,0 anni.\tau = \int_0^{10\ \text{anni}} \sqrt{1 - 0{,}80^2}\;dt = 0{,}60 \cdot 10{,}0\ \text{anni} = 6{,}0\ \text{anni}.

Commento: il ragionamento del viaggiatore «per me è la Terra a muoversi, quindi è lei a invecchiare meno» varrebbe se il viaggiatore fosse inerziale per tutto il viaggio. Non lo è: all’inversione cambia sistema di riferimento. La formula del tempo proprio va applicata in un sistema inerziale, e la Terra lo è, a meno di effetti trascurabili qui.

Esercizio 4. In un anello di accumulazione di raggio 7,07{,}0 m circolano muoni con γ=29,3\gamma = 29{,}3. La vita media dei muoni fermi è τ0=2,197 μ\tau_0 = 2{,}197\ \mus. Quanto vale la vita media misurata nel laboratorio, e quanti giri compie in media un muone prima di decadere?

La velocità ha modulo costante, e per la proposizione sul tempo proprio la vita media nel laboratorio è γτ0=29,32,197 μ\gamma\tau_0 = 29{,}3 \cdot 2{,}197\ \mus 64,4 μ\approx 64{,}4\ \mus. La velocità è v=c11/γ20,9994cv = c\sqrt{1 - 1/\gamma^2} \approx 0{,}9994\,c, e in 64,4 μ64{,}4\ \mus il muone percorre circa 19,319{,}3 km. Una circonferenza dell’anello è lunga 2π7,02\pi \cdot 7{,}0 m 44\approx 44 m: i giri sono circa 440440.

Commento: su un’orbita di 77 m di raggio a quasi la velocità della luce l’accelerazione centripeta supera 101610^{16} m/s². Se il ritmo dell’orologio interno del muone ne risentisse, la vita media misurata sarebbe diversa da γτ0\gamma\tau_0. Esperimenti di questo tipo, svolti al CERN negli anni Settanta, hanno trovato la vita media prevista dalla sola velocità, entro circa una parte su mille: è la verifica dell’ipotesi dell’orologio.

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