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Il ponte di Wheatstone e i sensori resistivi

Elettronica · Strumentazione elettronica Articolo

Percorso: Strumentazione elettronica · 6 di 17

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Indice

Leggere una piccola variazione

Molti sensori sono resistori la cui resistenza dipende da una grandezza fisica: la temperatura, la deformazione, la luce, l’umidità. Per piccole variazioni della grandezza la resistenza si scrive R=R0(1+x)R = R_0(1 + x), con xx la variazione relativa, e xx è quasi sempre piccola: una sonda Pt100 cambia dello 0,385%0{,}385\% per grado, un estensimetro metallico di qualche parte su mille a fondo scala.

Il modo più diretto di leggerla è far passare una corrente costante II e misurare la tensione IR0+IR0xIR_0 + IR_0x. Il segnale utile è il secondo termine, piccolo, sopra il primo, grande: per vedere x=103x = 10^{-3} con una risoluzione dell’1% bisogna misurare la tensione totale a una parte su centomila, e ogni deriva della corrente sembra una variazione del sensore. Il ponte di Wheatstone, che l’articolo sulla resistenza equivalente ha presentato bilanciato, toglie la parte fissa: confronta il sensore con resistori uguali e dà in uscita una tensione differenziale nulla quando x=0x = 0.

Nel ponte due partitori stanno tra l’alimentazione VccV_{cc} e massa: R1R_1 sopra R2R_2 a sinistra, R3R_3 sopra R4R_4 a destra, e l’uscita è la differenza tra i due punti medi,

Vs=Vcc(R4R3+R4R2R1+R2).V_s = V_{cc}\left(\frac{R_4}{R_3 + R_4} - \frac{R_2}{R_1 + R_2}\right) .

Proposizione (sensibilità del ponte)

Se R1/R2=R3/R4=kR_1/R_2 = R_3/R_4 = k e varia solo R4R_4, la sensibilità dell’uscita attorno all’equilibrio è

VsR4=VccR4k(1+k)2,\frac{\partial V_s}{\partial R_4} = \frac{V_{cc}}{R_4}\,\frac{k}{(1 + k)^2} ,

massima per k=1k = 1, cioè con i rapporti unitari.

Dimostrazione.

/R4\partial/\partial R_4 di R4/(R3+R4)R_4/(R_3 + R_4) è R3/(R3+R4)2R_3/(R_3 + R_4)^2. Con R3=kR4R_3 = kR_4 vale kR4/[R42(1+k)2]=k/[R4(1+k)2]kR_4/[R_4^2(1 + k)^2] = k/[R_4(1 + k)^2]. La funzione k/(1+k)2k/(1 + k)^2 ha derivata (1k)/(1+k)3(1 - k)/(1 + k)^3, positiva per k<1k < 1 e negativa per k>1k > 1: il massimo è in k=1k = 1, dove vale 1/41/4.

Fine della dimostrazione.

Con i rapporti unitari tutti i resistori valgono RR all’equilibrio. Gli elementi attivi possono essere uno, due o quattro, e a seconda di come sono disposti cambiano sensibilità e linearità.

Quattro modi di usare il ponte Quattro ponti di Wheatstone affiancati, ognuno con due partitori verticali tra l'alimentazione in alto e massa in basso e l'uscita tra i due punti centrali. Nel primo solo il resistore in basso a destra è attivo, con variazione più x. Nel secondo sono attivi quello in basso a destra e quello in alto a sinistra, entrambi con più x. Nel terzo sono attivi i due resistori di destra, quello in alto con meno x e quello in basso con più x. Nel quarto sono attivi tutti: più x in alto a sinistra e in basso a destra, meno x negli altri due. +x+x+x−x+x+x−x−x+x un elementodue, ugualidue, oppostiquattro VccVccVccVcc VsVsVsVs

Quattro modi di usare il ponte. I resistori non segnati valgono RR, quelli segnati R(1±x)R(1 \pm x); in ogni schema R1R_1 è in alto a sinistra, R2R_2 in basso a sinistra, R3R_3 in alto a destra e R4R_4 in basso a destra.

Proposizione (uscita del ponte)

Con tensione di alimentazione VccV_{cc} e le configurazioni della figura:

  • un elemento, R4=R(1+x)R_4 = R(1 + x): Vs=Vccx/[2(2+x)]V_s = V_{cc}\,x/[2(2 + x)];
  • due elementi uguali, R1=R4=R(1+x)R_1 = R_4 = R(1 + x): Vs=Vccx/(2+x)V_s = V_{cc}\,x/(2 + x);
  • due elementi opposti, R3=R(1x)R_3 = R(1 - x), R4=R(1+x)R_4 = R(1 + x): Vs=Vccx/2V_s = V_{cc}\,x/2;
  • quattro elementi, R1=R4=R(1+x)R_1 = R_4 = R(1 + x), R2=R3=R(1x)R_2 = R_3 = R(1 - x): Vs=VccxV_s = V_{cc}\,x.

Nei primi due casi l’uscita, rispetto alla retta tangente in x=0x = 0, è più piccola di una frazione x/2x/2; negli altri due è lineare. Alimentando il ponte a un elemento con una corrente II, invece, Vs=IRx/(4+x)V_s = IR\,x/(4 + x), e lo scarto dalla retta è x/4x/4.

Dimostrazione.

Si sostituiscono i valori nella formula di VsV_s. Con un elemento, (1+x)/(2+x)1/2=x/[2(2+x)](1 + x)/(2 + x) - 1/2 = x/[2(2 + x)]. Con due elementi uguali i due partitori valgono (1+x)/(2+x)(1 + x)/(2 + x) e 1/(2+x)1/(2 + x), e la differenza è x/(2+x)x/(2 + x). Con due elementi opposti il partitore di destra vale (1+x)/2(1 + x)/2 perché R3+R4=2RR_3 + R_4 = 2R, e la differenza è x/2x/2. Con quattro elementi i partitori valgono (1+x)/2(1 + x)/2 e (1x)/2(1 - x)/2. La retta tangente del primo caso è Vccx/4V_{cc}x/4, e (x/4)/{x/[2(2+x)]}=(2+x)/2=1+x/2(x/4)/\{x/[2(2 + x)]\} = (2 + x)/2 = 1 + x/2; lo stesso rapporto vale nel secondo caso rispetto a Vccx/2V_{cc}x/2.

Con la corrente II i due rami, di resistenza 2R+Rx2R + Rx e 2R2R, si dividono la corrente in proporzione inversa: nel ramo del sensore passa I2R/(4R+Rx)I\cdot2R/(4R + Rx), nell’altro I(2R+Rx)/(4R+Rx)I(2R + Rx)/(4R + Rx). L’uscita è la differenza tra le tensioni ai capi di R(1+x)R(1 + x) e di RR: IR[2(1+x)(2+x)]/(4+x)=IRx/(4+x)IR[2(1 + x) - (2 + x)]/(4 + x) = IRx/(4 + x), e il rapporto con la tangente IRx/4IRx/4 è 1+x/41 + x/4.

Fine della dimostrazione.

Con Vcc=10V_{cc} = 10 V e un elemento che varia dello 0,2%0{,}2\% l’uscita è di 55 mV, con uno scarto dalla retta dello 0,1%0{,}1\%. I costruttori danno la sensibilità del ponte come uscita a fondo scala per volt di alimentazione, qui 0,50{,}5 mV/V; i valori tipici vanno da 11 a 1010 mV/V. Poiché l’uscita è proporzionale a VccV_{cc}, l’alimentazione deve essere stabile quanto la misura, oppure il convertitore analogico-digitale deve usare la stessa VccV_{cc} come riferimento, così che le sue variazioni si cancellino: è la misura raziometrica.

Visto dall’amplificatore, ciascun punto medio del ponte è un generatore di Thévenin con tensione circa Vcc/2V_{cc}/2 e resistenza R/2R/2. Tra i due c’è il segnale, sopra un modo comune di Vcc/2V_{cc}/2: serve un amplificatore differenziale con impedenza di ingresso molto maggiore di RR, perché una resistenza di ingresso RiR_i tra i due morsetti riduce il segnale di una frazione R/RiR/R_i, e con CMRR alto. È il lavoro dell’amplificatore per strumentazione. Con il ponte da 55 mV di prima, un modo comune di 55 V e un convertitore a 88 bit che divide i 55 mV in livelli da 2020 μV, un modo comune non corretto che valga meno di un livello richiede CMRR5 V/20 μV\text{CMRR} \ge 5\ \text{V}/20\ \mu\text{V}, 108108 dB. Il valore è prudente, perché la parte costante del modo comune si toglie con una taratura, ma dà l’ordine di grandezza.

I fili

Il sensore sta spesso lontano dal resto del ponte, e i fili che lo collegano hanno una resistenza, che per di più cambia con la temperatura dei cavi.

Collegamento a due e a tre fili Due quarti di ponte con il sensore lontano. A sinistra, a due fili: il ramo in basso a destra contiene in serie la resistenza di un filo, il sensore e la resistenza dell'altro filo, e l'uscita è presa sopra il primo filo. A destra, a tre fili: un filo sta sotto il resistore in alto a destra, l'altro sotto il sensore, e un terzo filo, anch'esso con la sua resistenza, porta la tensione presa direttamente sul sensore al morsetto di uscita. RL sensore RL RL RL sensore RL + + due fili tre fili Vcc Vcc

Un sensore lontano in un quarto di ponte. A due fili le resistenze RLR_L dei due fili sono in serie al sensore. A tre fili una è in serie a R3R_3, una al sensore, e il terzo filo porta al morsetto di uscita la tensione presa sul sensore, senza corrente.

Proposizione (collegamento a due e a tre fili)

In un quarto di ponte con tutti i resistori uguali a RR e sensore R(1+x)R(1 + x) collegato con fili di resistenza RLR_L, al primo ordine in xx e in RL/RR_L/R l’uscita a due fili è

VsVcc4(x+2RLR),V_s \simeq \frac{V_{cc}}{4}\left(x + \frac{2R_L}{R}\right) ,

e quella a tre fili, letta con un amplificatore ad alta impedenza,

VsVcc4x(1x2RLR).V_s \simeq \frac{V_{cc}}{4}\,x\left(1 - \frac{x}{2} - \frac{R_L}{R}\right) .
Dimostrazione.

A due fili il ramo inferiore destro vale R(1+x)+2RLR(1 + x) + 2R_L, e

Vs=Vcc[R(1+x)+2RLR(2+x)+2RL12]=VccRx+2RL2R(2+x)+4RL,V_s = V_{cc}\left[\frac{R(1 + x) + 2R_L}{R(2 + x) + 2R_L} - \frac{1}{2}\right] = V_{cc}\,\frac{Rx + 2R_L}{2R(2 + x) + 4R_L} ,

che al primo ordine è Vcc(Rx+2RL)/4RV_{cc}(Rx + 2R_L)/4R. A tre fili il terzo filo non porta corrente, e l’uscita è il partitore tra R+RLR + R_L sopra e R(1+x)+RLR(1 + x) + R_L sotto:

Vs=Vcc[R(1+x)+RLR(2+x)+2RL12]=VccRx2R(2+x)+4RL=Vcc4x1+x/2+RL/R,\begin{aligned} V_s &= V_{cc}\left[\frac{R(1 + x) + R_L}{R(2 + x) + 2R_L} - \frac{1}{2}\right] = V_{cc}\,\frac{Rx}{2R(2 + x) + 4R_L} \\[0.5em] &= \frac{V_{cc}}{4}\,\frac{x}{1 + x/2 + R_L/R} , \end{aligned}

e al primo ordine il denominatore dà il fattore 1x/2RL/R1 - x/2 - R_L/R.

Fine della dimostrazione.

A due fili la resistenza dei fili si somma al segnale. Con 2RL=0,5 Ω2R_L = 0{,}5\ \Omega su una Pt100 è uno spostamento dello 0,5%0{,}5\%, cioè 1,31{,}3 °C: si può tarare, ma i fili di rame cambiano dello 0,39%0{,}39\% per grado, e la taratura vale solo a una temperatura dei cavi. A tre fili i due fili stanno in rami adiacenti e i loro effetti si cancellano: resta solo una piccola riduzione della sensibilità, e l’uscita è nulla all’equilibrio qualunque sia RLR_L. Per distanze maggiori, o per ponti interi lontani come le celle di carico, si usa il collegamento a quattro fili, o di Kelvin, con due fili che portano l’alimentazione e due che, senza corrente, riportano la tensione effettiva ai capi del ponte; le celle di carico hanno così sei fili. Un’alternativa è alimentare il ponte con un generatore di corrente, la cui corrente non dipende dalla resistenza dei fili.

Compensare la temperatura

Tutti i sensori resistivi sentono la temperatura, anche quando non è la grandezza da misurare. Un estensimetro cambia resistenza scaldandosi, e il materiale su cui è incollato si dilata. Il rimedio più semplice sfrutta il ponte stesso: un secondo estensimetro uguale, incollato sullo stesso materiale ma non sollecitato, messo nel ramo adiacente, varia con la temperatura come il primo: con R3=R4=R(1+x)R_3 = R_4 = R(1 + x) il partitore di destra resta a metà, e due variazioni uguali in rami adiacenti non danno uscita. Nelle configurazioni a due elementi opposti e a quattro elementi la compensazione è automatica, perché tutti gli elementi attivi sentono la stessa temperatura.

C’è un secondo effetto: anche il coefficiente che lega la resistenza alla grandezza misurata cambia con la temperatura. Nei sensori di pressione al silicio, per esempio, la sensibilità cala di qualche millesimo per grado mentre la resistenza cresce. Un resistore fisso in serie all’alimentazione del ponte lo corregge.

Proposizione (compensazione con un resistore in serie)

Un ponte a quattro elementi dà Vs=VccαSV_s = V_{cc}\,\alpha S, dove SS è la grandezza misurata e α\alpha il coefficiente del sensore, con β=(1/α)dα/dT\beta = (1/\alpha)\,d\alpha/dT. Il ponte ha resistenza RR, con coefficiente di temperatura γ=(1/R)dR/dT\gamma = (1/R)\,dR/dT, ed è alimentato da VccV_{cc}' attraverso un resistore fisso RTR_T. L’uscita non dipende dalla temperatura al primo ordine se

RT=ββ+γR,R_T = -\frac{\beta}{\beta + \gamma}\,R ,

che è positiva solo se β<0\beta < 0 e γ>β\gamma > |\beta|.

Dimostrazione.

Il ponte, visto dall’alimentazione, è un resistore RR, e Vcc=VccR/(R+RT)V_{cc} = V_{cc}'R/(R + R_T). Derivando rispetto a TT con RTR_T costante, (1/Vcc)dVcc/dT=[RT/(R+RT)](1/R)dR/dT=γRT/(R+RT)(1/V_{cc})\,dV_{cc}/dT = [R_T/(R + R_T)]\,(1/R)\,dR/dT = \gamma R_T/(R + R_T). L’uscita VccαSV_{cc}\alpha S non cambia con TT, a SS fisso, se le variazioni relative di VccV_{cc} e di α\alpha si compensano: γRT/(R+RT)=β\gamma R_T/(R + R_T) = -\beta. Risolvendo, RT(γ+β)=βRR_T(\gamma + \beta) = -\beta R.

Fine della dimostrazione.

Con β=0,2%\beta = -0{,}2\%/°C e γ=+0,3%\gamma = +0{,}3\%/°C serve RT=2RR_T = 2R. Il prezzo è il segnale: al ponte arriva un terzo della tensione. E la compensazione vale al primo ordine, in un intervallo di qualche decina di gradi attorno alla temperatura di progetto.

Che cosa dice un datasheet di un sensore

Un sensore trasforma una grandezza fisica, lo stimolo, in una grandezza elettrica. La relazione tra le due è la caratteristica, e i suoi estremi sono l’intervallo di ingresso e il fondo scala. La sensibilità è la pendenza della caratteristica, costante solo nei sensori lineari. L’errore di linearità è lo scarto massimo tra la caratteristica e una retta, diviso per il fondo scala; la retta però si può scegliere in più modi, per esempio quella che passa per gli estremi, quella che minimizza gli scarti quadratici o quella che minimizza lo scarto massimo, e ciascuna dà un numero diverso: bisogna leggere quale usa il costruttore.

Tre parole vengono spesso confuse. La risoluzione è la più piccola variazione dello stimolo che si riesce a distinguere, limitata in ultima analisi dal rumore. La precisione, o ripetibilità, è quanto si somigliano misure ripetute nelle stesse condizioni. L’accuratezza è quanto il valore misurato si avvicina a quello vero. Un orologio digitale con molte cifre ha una risoluzione fine anche se va avanti di un minuto al giorno; un termometro che segna sempre mezzo grado in più è preciso ma non accurato, e una taratura lo corregge. Ai parametri statici si aggiungono quelli dinamici: risposta in frequenza, tempo di risposta, banda.

Estensimetri

Una barra di lunghezza LL sottoposta a trazione si allunga di ΔL\Delta L; la deformazione è ε=ΔL/L\varepsilon = \Delta L/L, di solito espressa in micro-deformazioni, με=106\mu\varepsilon = 10^{-6}. Nel campo elastico la tensione meccanica σ\sigma, forza per unità di superficie, è proporzionale alla deformazione, σ=Eε\sigma = E\varepsilon con EE il modulo di Young, e la barra si assottiglia nelle direzioni trasversali di νε-\nu\varepsilon, con ν\nu il coefficiente di Poisson, tra 0,250{,}25 e 0,350{,}35 per i metalli. Un estensimetro è un conduttore sottile incollato alla superficie, che si deforma con essa.

Proposizione (fattore di taratura)

Un conduttore che si allunga di ε\varepsilon e si assottiglia trasversalmente di νε-\nu\varepsilon cambia resistenza, al primo ordine, di

ΔRR=(1+2ν+Δρ/ρε)ε=GFε,\frac{\Delta R}{R} = \left(1 + 2\nu + \frac{\Delta\rho/\rho}{\varepsilon}\right)\varepsilon = GF\cdot\varepsilon ,

dove Δρ/ρ\Delta\rho/\rho è la variazione relativa della resistività e GFGF è il fattore di taratura.

Dimostrazione.

R=ρL/AR = \rho L/A. Prendendo il logaritmo e differenziando, dR/R=dρ/ρ+dL/LdA/AdR/R = d\rho/\rho + dL/L - dA/A. La sezione ha due dimensioni trasversali, ciascuna moltiplicata per 1νε1 - \nu\varepsilon: AA diventa A(1νε)2A(12νε)A(1 - \nu\varepsilon)^2 \simeq A(1 - 2\nu\varepsilon), e dA/A=2νεdA/A = -2\nu\varepsilon. Con dL/L=εdL/L = \varepsilon si ottiene la formula.

Fine della dimostrazione.

La sola geometria dà 1+2ν1 + 2\nu, circa 1,61{,}6 per i metalli. Il resto viene dalla piezoresistività, il cambiamento della resistività con la deformazione. Nelle leghe di rame e nichel come la costantana il fattore di taratura è circa 22, con un coefficiente di temperatura piccolo, ed è la ragione per cui sono le più usate; nel nichel vale circa 12-12; nel silicio drogato arriva a ±100\pm100 o ±200\pm200, a prezzo di una forte dipendenza dalla temperatura e di una caratteristica non lineare. Gli estensimetri metallici sono griglie di foglio sottile su un supporto isolante, lunghe da qualche millimetro a qualche centimetro, incollate con resine epossidiche che devono trasmettere la deformazione senza assorbirla; quelli a film sottile si depongono direttamente sul pezzo, e quelli a semiconduttore si integrano nei sensori di pressione. Ogni estensimetro sente anche un po’ della deformazione trasversale, e il datasheet la dà come rapporto tra fattore trasversale e longitudinale.

Estensimetri su una trave a sbalzo A sinistra una trave orizzontale incastrata in un muro, con una forza F verso il basso all'estremo libero. Vicino all'incastro due estensimetri sulla faccia superiore, numerati 1 e 4, e due sulla faccia inferiore, numerati 2 e 3. A destra un ponte di Wheatstone con i resistori 1 in alto a sinistra, 2 in basso a sinistra, 3 in alto a destra e 4 in basso a destra. 1 4 2 3 F tesa: +x compressa: −x 1 2 3 4 Vs Vcc

Quattro estensimetri su una trave a sbalzo. La forza all’estremo libero tende la faccia superiore e comprime quella inferiore: 1 e 4 variano di +x+x, 2 e 3 di x-x. Nel ponte a quattro elementi l’uscita è VccxV_{cc}x, lineare, e le variazioni dovute alla temperatura, uguali per tutti, si cancellano.

Una deformazione di 500 με500\ \mu\varepsilon con GF=2,1GF = 2{,}1x=1,05×103x = 1{,}05\times10^{-3}. Con un solo estensimetro e 1010 V l’uscita è di 2,62{,}6 mV; con i quattro della trave, di 10,510{,}5 mV. Ogni micro-deformazione vale 2121 μV: per misurarle serve un amplificatore con offset e deriva molto sotto questo valore, e attenzione anche alle termocoppie parassite, perché ogni giunzione tra metalli diversi nel percorso del segnale, per esempio tra la pista di rame e un piedino di un integrato, genera decine di microvolt per grado di differenza di temperatura.

Termoresistenze

La resistenza dei metalli cresce con la temperatura, perché le vibrazioni del reticolo diffondono di più gli elettroni. Le termoresistenze, o RTD, usano soprattutto il platino, chimicamente inerte, stabile per anni e con una caratteristica quasi lineare tra 200-200 e 850850 °C. Le più comuni valgono 100 Ω100\ \Omega a 00 °C, la Pt100, o 1000 Ω1000\ \Omega, la Pt1000.

Tre sensori di temperatura: una sonda con un tubetto metallico all'estremità di un cavo nero arrotolato e, accanto, due piccoli elementi nudi con due fili sottili, uno piatto e uno cilindrico.

Tre sensori Pt100: una sonda, con il resistore chiuso nel tubetto metallico, e due elementi nudi, uno piatto, a film sottile, e uno cilindrico, di ceramica. Per misure accurate si usano sonde a tre o a quattro fili.

dirkhb, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La norma IEC 60751 descrive la resistenza del platino con l’equazione di Callendar e Van Dusen: sopra 00 °C

R(T)=R0(1+AT+BT2),R(T) = R_0\left(1 + AT + BT^2\right) ,

con TT in gradi Celsius, A=3,9083×103A = 3{,}9083\times10^{-3} °C⁻¹ e B=5,775×107B = -5{,}775\times10^{-7} °C⁻², e sotto 00 °C un termine in più, CT3(T100)CT^3(T - 100) con C=4,183×1012C = -4{,}183\times10^{-12} °C⁻⁴. Il coefficiente medio tra 00 e 100100 °C, A+100BA + 100B, è il noto 0,003850{,}00385 °C⁻¹. La retta con questo coefficiente sbaglia di meno di 0,30{,}3 °C tra 00 e 100100 °C, ma di 1818 °C a 400400 °C: sopra i cento gradi si usa l’equazione completa. La norma fissa anche le tolleranze: per la classe B ±(0,3+0,005T)\pm(0{,}3 + 0{,}005|T|) °C, per la classe A ±(0,15+0,002T)\pm(0{,}15 + 0{,}002|T|) °C.

Le termoresistenze a filo avvolto su un supporto ceramico sono le più stabili, ma sensibili a vibrazioni e urti; quelle a film sottile, con il platino deposto su una piastrina ceramica di pochi millimetri, sono più piccole, più veloci ed economiche. Il coefficiente di qualche millesimo per grado dà segnali piccoli, e le termoresistenze si leggono con correnti di un milliampere circa, a tre o quattro fili.

Termistori

I termistori sono resistori di ossidi metallici, di manganese, nichel, cobalto o rame, che si comportano come semiconduttori. In quelli a coefficiente negativo, gli NTC, gli elettroni di conduzione crescono con la temperatura come in un semiconduttore intrinseco, e la resistenza cala in modo esponenziale. Il modello più usato è

R(T)=R25eB(1/T1/T25),R(T) = R_{25}\,e^{B(1/T - 1/T_{25})} ,

con TT in kelvin, T25=298,15T_{25} = 298{,}15 K e BB tra 30003000 e 50005000 K.

Proposizione (coefficiente di temperatura di un termistore)

Nel modello esponenziale il coefficiente di temperatura è

α=1RdRdT=BT2.\alpha = \frac{1}{R}\frac{dR}{dT} = -\frac{B}{T^2} .
Dimostrazione.

lnR=lnR25+B/TB/T25\ln R = \ln R_{25} + B/T - B/T_{25}, e dlnR/dT=B/T2d\ln R/dT = -B/T^2.

Fine della dimostrazione.

Con B=3950B = 3950 K il coefficiente vale 4,4%-4{,}4\%/°C a 2525 °C, dieci volte quello del platino, e un termistore basta da solo in un quarto di ponte, o in un semplice partitore. Ma cambia con la temperatura: 5,3%-5{,}3\%/°C a 00 °C, 2,8%-2{,}8\%/°C a 100100 °C. Un termistore da 1010 kΩ\Omega a 2525 °C ne vale 33,633{,}6 a 00 °C e 0,700{,}70 a 100100 °C, e una misura della resistenza con la stessa incertezza assoluta dà risoluzioni in temperatura molto diverse ai due estremi. Per intervalli ampi si usa l’equazione di John Steinhart e Stanley Hart, del 1968, che con tre coefficienti, 1/T=a+blnR+c(lnR)31/T = a + b\ln R + c(\ln R)^3, segue la curva vera entro pochi centesimi di grado. I termistori NTC si usano di solito tra 50-50 e 150150 °C. Quelli a coefficiente positivo, i PTC, hanno una resistenza che sale bruscamente sopra una certa temperatura, e servono come protezioni contro le sovracorrenti più che come sensori.

Pt100 e termistore A sinistra la resistenza di una Pt100 da meno 200 a 850 gradi: parte da circa 18 ohm, vale 100 ohm a zero gradi e arriva a 390 ohm, con una curva appena piegata verso il basso; la retta tratteggiata con coefficiente 0,00385 si stacca dalla curva sopra i 200 gradi e a 850 gradi arriva a 427 ohm. A destra la resistenza di un termistore NTC da 10 kiloohm a 25 gradi, in scala logaritmica da 100 ohm a 1 megaohm: scende da 400 kiloohm a meno 40 gradi a 200 ohm a 150 gradi. 0100200300400 −2000400800 100 Ω1 kΩ10 kΩ100 kΩ1 MΩ −40050100150 Pt100, R (Ω) NTC, R °C °C

A sinistra la resistenza di una Pt100 secondo l’equazione di Callendar e Van Dusen, con la retta a 0,003850{,}00385 °C⁻¹ tratteggiata. A destra quella di un termistore NTC da 1010 kΩ\Omega con B=3950B = 3950 K, in scala logaritmica: tre ordini di grandezza in meno di duecento gradi.

Il sensore scalda e si lascia scaldare

Un sensore di temperatura misura la propria temperatura, non quella dell’oggetto. Lo scambio di calore si descrive con un circuito elettrico equivalente, in cui le temperature sono tensioni, i flussi di calore correnti, le resistenze termiche resistenze e le capacità termiche condensatori: come nella resistenza termica di un operazionale, ΔT=RthP\Delta T = R_{th}P.

Proposizione (errori di un sensore di temperatura)

Un sensore con capacità termica CsC_s è collegato all’oggetto, a temperatura TxT_x, dalla resistenza termica RsxR_{sx}, e all’ambiente, a temperatura TaT_a, da RsaR_{sa}; l’oggetto ha capacità termica molto grande. Se nel sensore si dissipa la potenza PP, a regime

Ts=Tx+(TaTx)RsxRsx+Rsa+P(RsxRsa),T_s = T_x + (T_a - T_x)\,\frac{R_{sx}}{R_{sx} + R_{sa}} + P\,(R_{sx}\parallel R_{sa}) ,

e ci si arriva con costante di tempo τ=Cs(RsxRsa)\tau = C_s(R_{sx}\parallel R_{sa}).

Dimostrazione.

Nel circuito equivalente il nodo del sensore è collegato attraverso RsxR_{sx} al generatore TxT_x, attraverso RsaR_{sa} al generatore TaT_a, e riceve la corrente PP; il condensatore CsC_s va dal nodo a massa. A regime il condensatore non porta corrente e, per sovrapposizione, i due generatori danno la media pesata (TxRsa+TaRsx)/(Rsx+Rsa)=Tx+(TaTx)Rsx/(Rsx+Rsa)(T_xR_{sa} + T_aR_{sx})/(R_{sx} + R_{sa}) = T_x + (T_a - T_x)R_{sx}/(R_{sx} + R_{sa}), e la corrente PPPP per la resistenza vista dal nodo, RsxRsaR_{sx}\parallel R_{sa}. Visto dal condensatore il resto del circuito è un generatore di Thévenin con resistenza RsxRsaR_{sx}\parallel R_{sa}, e la costante di tempo è Cs(RsxRsa)C_s(R_{sx}\parallel R_{sa}).

Fine della dimostrazione.

Il secondo termine è l’errore dovuto all’ambiente, piccolo se il contatto con l’oggetto è buono e quello con l’ambiente cattivo: pasta termica sul contatto, e fili lunghi e sottili di un materiale che conduce poco calore. Il terzo è l’autoriscaldamento. Una Pt100 percorsa da 11 mA dissipa 100100 μW; con Rsx=1R_{sx} = 1 °C/mW, e ambiente lontano, si scalda di 0,10{,}1 °C. Si riduce con correnti più piccole, al prezzo del segnale, o alimentando il ponte a impulsi più brevi della costante di tempo del sensore. Un sensore piccolo, infine, ha capacità termica piccola: risponde in fretta e, se l’oggetto è piccolo anche lui, ne sottrae poco calore.

Termocoppie

Nel 1821 Thomas Seebeck osservò che un circuito chiuso di due metalli diversi, con le due giunzioni a temperature diverse, devia l’ago di una bussola: nel circuito circola una corrente. In un conduttore con un gradiente di temperatura gli elettroni dell’estremo caldo diffondono verso quello freddo in modo diverso da quelli dell’estremo freddo verso il caldo, e a circuito aperto si stabilisce un campo elettrico che bilancia la diffusione, come nella giunzione pn il campo bilancia la diffusione dei portatori. La tensione tra due punti di un conduttore omogeneo è

V=T1T2S(T)dT,V = \int_{T_1}^{T_2} S(T)\,dT ,

dove SS è il coefficiente di Seebeck del materiale, dell’ordine dei microvolt per kelvin nei metalli e delle centinaia nei semiconduttori.

Proposizione (tensione di una termocoppia)

Due conduttori omogenei AA e BB sono saldati in un giunto a temperatura T2T_2; gli altri due estremi stanno alla stessa temperatura T1T_1 e sono collegati allo strumento con due fili dello stesso materiale CC, qualunque sia la loro temperatura e quella dello strumento. La tensione misurata è

V=T1T2[SA(T)SB(T)]dT,V = \int_{T_1}^{T_2}\bigl[S_A(T) - S_B(T)\bigr]\,dT ,

e non dipende dalle temperature lungo i fili né da quella dello strumento. Un circuito fatto di un solo materiale non dà tensione, qualunque siano le temperature.

Dimostrazione.

Si percorre il circuito dal morsetto negativo a quello positivo dello strumento, che sta a T0T_0, sommando i contributi dei tratti omogenei. Il filo CC va da T0T_0 a T1T_1 e dà T0T1SCdT\int_{T_0}^{T_1}S_C\,dT; il conduttore BB va da T1T_1 a T2T_2; il conduttore AA torna da T2T_2 a T1T_1; l’altro filo CC torna da T1T_1 a T0T_0. Il contributo di ciascun tratto dipende solo dalle temperature dei suoi estremi, non da come la temperatura varia lungo il tratto. I due tratti di CC danno integrali opposti e si cancellano, e restano T1T2SBdT+T2T1SAdT\int_{T_1}^{T_2}S_B\,dT + \int_{T_2}^{T_1}S_A\,dT, che a meno del verso di percorrenza è la formula. Se A=BA = B i due integrali si cancellano.

Fine della dimostrazione.

Due conseguenze pratiche. La legge delle temperature intermedie: poiché l’integrale da T1T_1 a T2T_2 è la differenza degli integrali da una temperatura di riferimento, le tabelle delle termocoppie danno la tensione con il giunto freddo a 00 °C, e da quelle si ricava la tensione per qualsiasi coppia di temperature. E la legge dei metalli intermedi: un terzo metallo inserito nel circuito, per esempio una saldatura, non conta se i suoi due estremi sono alla stessa temperatura.

Una termocoppia A sinistra il giunto caldo, alla temperatura T 2, dove un conduttore A, in blu, e un conduttore B, in arancio, sono saldati insieme. I due conduttori corrono verso destra fino a un blocco rettangolare tratteggiato alla temperatura T 1, dove ciascuno è collegato a un filo di rame. I due fili di rame arrivano ai morsetti dell'amplificatore, dove si legge la tensione V. Sul blocco un termistore misura T 1. T2 A B rame rame T1 NTC V +

Misura con una termocoppia. I conduttori AA e BB sono saldati nel giunto caldo a T2T_2 e arrivano a un blocco isotermo a T1T_1, dove passano a fili di rame. Un termistore sul blocco misura T1T_1.

La termocoppia misura una differenza di temperatura. Per la temperatura assoluta del giunto caldo serve quella del giunto freddo: un tempo lo si immergeva in acqua e ghiaccio, oggi lo si mette su un blocco a temperatura uniforme e la si misura con un termistore, una termoresistenza o un sensore integrato, e si somma la tensione corrispondente. È la compensazione del giunto freddo. Ha senso misurare due temperature invece di una perché la termocoppia arriva dove gli altri sensori non arrivano: la più comune, il tipo K di nichel-cromo e nichel-alluminio, lavora da 200-200 a oltre 12001200 °C, con circa 4141 μV/°C vicino alla temperatura ambiente. Il giunto freddo, invece, sta a temperatura ambiente, dove un termistore è preciso.

Le termocoppie sono semplici, robuste, economiche e rapidissime, perché il giunto può essere piccolo quanto una capocchia di spillo. Danno però segnali piccoli, di decine di microvolt per grado, e la loro caratteristica non è lineare. Con il tempo, alle alte temperature, i due metalli si contaminano e la taratura cambia. Le termoresistenze sono le più accurate e stabili, e le più lente. I termistori sono i più sensibili, in un intervallo più stretto. E nell’intervallo dei circuiti elettronici ci sono i sensori integrati, che sfruttano la tensione di una giunzione a corrente costante.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Una Pt1000 in un quarto di ponte con tre resistori da 11 kΩ\Omega è alimentata a 0,50{,}5 V. Quanto vale l’uscita a 100100 °C? Di quanto sbaglia la formula lineare? Quanto si scalda il sensore, con 11 °C/mW di resistenza termica verso l’oggetto?

Soluzione. A 100100 °C x=0,385x = 0{,}385, e l’uscita è 0,50,385/[2(2,385)]=40,40{,}5\cdot0{,}385/[2(2{,}385)] = 40{,}4 mV. La formula lineare Vccx/4V_{cc}x/448,148{,}1 mV, il 19% in più: con variazioni così grandi il ponte non è lineare, e la temperatura va calcolata con la formula esatta, o con un’alimentazione a corrente. Nel sensore passano circa 0,250{,}25 mA e si dissipano 6262 μW, cioè 0,060{,}06 °C di autoriscaldamento.

Commento. Con 55 V l’uscita sarebbe dieci volte più grande, ma la potenza cento volte, e l’errore di autoriscaldamento di 66 °C. Con le termoresistenze la tensione di alimentazione si sceglie a partire dall’autoriscaldamento accettabile, non dal segnale desiderato.

Esercizio 2. Una Pt100 è collegata a due fili lunghi, ciascuno da 5 Ω5\ \Omega, di rame. Quale errore di temperatura danno i fili? E se la temperatura dei cavi cambia di 3030 °C dopo la taratura? Che cosa cambia a tre fili?

Soluzione. I fili aggiungono 10 Ω10\ \Omega, che la Pt100 raggiunge con 10/0,385=2610/0{,}385 = 26 °C: la lettura è spostata di 2626 °C. La taratura toglie lo spostamento, ma con 3030 °C in più la resistenza dei fili cresce di 100,003930=1,17 Ω10\cdot0{,}0039\cdot30 = 1{,}17\ \Omega, cioè 33 °C. A tre fili lo spostamento sparisce, e la sensibilità si riduce di RL/R=5%R_L/R = 5\%, che si corregge con la taratura e cambia di poco con la temperatura dei cavi.

Commento. A due fili, in pratica, si collega una Pt100 solo a pochi decimetri; una Pt1000, con resistenze dieci volte maggiori, tollera fili dieci volte più lunghi.

Esercizio 3. Un sensore di forza usa quattro estensimetri su una trave, con GF=2,1GF = 2{,}1 e ±500 με\pm500\ \mu\varepsilon a fondo scala, alimentati a 1010 V. Quanto vale la sensibilità in mV/V? Che guadagno serve per portare il fondo scala a 2,52{,}5 V? Quanto valgono in uscita una micro-deformazione e un offset di 2525 μV dell’amplificatore?

Soluzione. x=2,1500×106=1,05×103x = 2{,}1\cdot500\times10^{-6} = 1{,}05\times10^{-3}, e Vs=Vccx=10,5V_s = V_{cc}x = 10{,}5 mV: 1,051{,}05 mV/V. Il guadagno è 2,5/0,0105=2382{,}5/0{,}0105 = 238. Una micro-deformazione dà 2121 μV all’ingresso e 55 mV all’uscita; l’offset di 2525 μV equivale a 1,2 με1{,}2\ \mu\varepsilon.

Commento. Una bilancia da 1010 kg che risolve un grammo deve distinguere un decimillesimo del fondo scala, cioè circa 11 μV all’ingresso: servono amplificatori a bassissimo offset, o un’alimentazione del ponte alternata, che inverte il segno del segnale ma non quello degli offset, così che la differenza di due misure li cancelli.

Esercizio 4. Un termistore da 1010 kΩ\Omega a 2525 °C con B=3950B = 3950 K si linearizza mettendogli in parallelo un resistore RpR_p. Dimostrare che la resistenza equivalente ha un flesso alla temperatura TmT_m se Rp=Rm(B2Tm)/(B+2Tm)R_p = R_m(B - 2T_m)/(B + 2T_m), con Rm=R(Tm)R_m = R(T_m), e calcolarla per Tm=50T_m = 50 °C.

Soluzione. Sia u=1/Tu = 1/T, così che R=R25eB(uu25)R = R_{25}e^{B(u - u_{25})} e dR/du=BRdR/du = BR. La conduttanza equivalente è G=1/Rp+1/RG = 1/R_p + 1/R, e Req=1/GR_{eq} = 1/G. Con dT/du=1/u2dT/du = -1/u^2, dReq/dT=u2dReq/dudR_{eq}/dT = -u^2\,dR_{eq}/du, e dReq/du=G/G2dR_{eq}/du = -G'/G^2 con G=d(1/R)/du=B/RG' = d(1/R)/du = -B/R. Quindi dReq/dT=u2B/(RG2)dR_{eq}/dT = -u^2B/(RG^2). Posto h=RG2/u2h = RG^2/u^2, il flesso è dove dh/du=0dh/du = 0, perché la derivata prima è B/h-B/h. Con RG2=R(1/Rp+1/R)2=(R/Rp+1)2/RRG^2 = R(1/R_p + 1/R)^2 = (R/R_p + 1)^2/R e d(R/Rp)/du=BR/Rpd(R/R_p)/du = BR/R_p, d(RG2)/du=B(R/Rp+1)(R/Rp1)/Rd(RG^2)/du = B(R/R_p + 1)(R/R_p - 1)/R, e dh/du=[B(R/Rp+1)(R/Rp1)/R]/u22(R/Rp+1)2/(Ru3)dh/du = [B(R/R_p + 1)(R/R_p - 1)/R]/u^2 - 2(R/R_p + 1)^2/(Ru^3). Annullando e semplificando per (R/Rp+1)/(Ru3)(R/R_p + 1)/(Ru^3): Bu(R/Rp1)=2(R/Rp+1)Bu(R/R_p - 1) = 2(R/R_p + 1), cioè, con u=1/Tmu = 1/T_m, Rm/Rp=(B+2Tm)/(B2Tm)R_m/R_p = (B + 2T_m)/(B - 2T_m). A 5050 °C, Tm=323,15T_m = 323{,}15 K e Rm=3,59R_m = 3{,}59 kΩ\Omega: Rp=3,59(3950646)/(3950+646)=2,58R_p = 3{,}59\cdot(3950 - 646)/(3950 + 646) = 2{,}58 kΩ\Omega.

Commento. Con Rp=2,58R_p = 2{,}58 kΩ\Omega la resistenza equivalente vale 2,052{,}05 kΩ\Omega a 2525 °C, 1,501{,}50 a 5050 °C e 0,950{,}95 a 7575 °C: cala di 550 Ω550\ \Omega ogni venticinque gradi, quasi linearmente. La sensibilità è scesa da 136136 a circa 23 Ω23\ \Omega/°C, ma su cinquanta gradi l’errore di linearità resta sotto il grado.

Esercizio 5. Una termocoppia di tipo K, con 4141 μV/°C, dà 12,212{,}2 mV con il giunto freddo a 3030 °C, misurato da un termistore con incertezza di 11 °C. Quanto vale la temperatura del giunto caldo, nell’approssimazione lineare? Quanto pesano l’incertezza sul giunto freddo e un offset di 5050 μV dell’amplificatore?

Soluzione. 12,2 mV/41 μV/°C=29812{,}2\ \text{mV}/41\ \mu\text{V/°C} = 298 °C di differenza, e il giunto caldo è a 328328 °C. Un grado di errore sul giunto freddo diventa un grado sul giunto caldo; l’offset di 5050 μV vale 1,21{,}2 °C.

Commento. In una misura vera si usano le tabelle della norma, perché il coefficiente del tipo K cambia con la temperatura, e lontano dalla temperatura ambiente il calcolo lineare sbaglia di qualche grado. E si controllano le giunzioni lungo il percorso del segnale: una differenza di temperatura di un grado tra due morsetti di ottone e rame vale già qualche microvolt.

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