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Il mutuo induttore

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Circuiti elettrici · 9 di 14

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Indice

Due avvolgimenti che si parlano

Quando due bobine sono vicine, o avvolte sullo stesso nucleo, parte del flusso prodotto dalla corrente di una si concatena con l’altra. Una corrente variabile nella prima induce allora una tensione nella seconda, anche se tra le due non c’è nessun collegamento elettrico. È la mutua induzione, e il componente con due o più avvolgimenti accoppiati si chiama mutuo induttore. Ci funzionano il trasformatore, i caricatori senza fili, le pinze amperometriche.

Flusso comune e flussi dispersi Un nucleo ad anello rettangolare con un avvolgimento di N₁ spire sulla colonna di sinistra e uno di N₂ spire su quella di destra. Una linea tratteggiata arancione percorre tutto il nucleo e rappresenta il flusso comune, concatenato con entrambi gli avvolgimenti. Due anelli tratteggiati blu, uno attorno a ciascun avvolgimento, si chiudono in parte nell'aria e rappresentano i flussi dispersi, concatenati con un solo avvolgimento. Nell'animazione i flussi scorrono lungo i loro percorsi. N1 N2 flusso comune flussi dispersi

Due avvolgimenti sullo stesso nucleo. Il flusso comune, in arancione, percorre il nucleo e si concatena con entrambi; i flussi dispersi, in blu, si chiudono in parte nell’aria e si concatenano con un solo avvolgimento. Più il nucleo è permeabile, più il flusso comune prevale su quelli dispersi.

In un mezzo lineare il flusso concatenato con ciascun avvolgimento è la somma di due contributi, uno per corrente:

ψ1=L1i1+L12i2,ψ2=L21i1+L2i2.\psi_1 = L_1\,i_1 + L_{12}\,i_2, \qquad \psi_2 = L_{21}\,i_1 + L_2\,i_2 .

L1L_1 ed L2L_2 sono le induttanze proprie; L12L_{12} è il flusso concatenato con il primo avvolgimento per unità di corrente nel secondo, L21L_{21} il viceversa. Che le due mutue induttanze siano uguali non è evidente, perché i due avvolgimenti possono avere forme e numeri di spire diversissimi. Lo sono, e lo si dimostra con l’energia.

Teorema (reciprocità)

Per due avvolgimenti in un mezzo lineare L12=L21L_{12} = L_{21}. Il valore comune MM è la mutua induttanza, e con le correnti i1i_1 e i2i_2 l’energia magnetica è

w=12L1i12+Mi1i2+12L2i22.w = \frac12\,L_1\,i_1^2 + M\,i_1\,i_2 + \frac12\,L_2\,i_2^2 .
Dimostrazione.

Con la convenzione degli utilizzatori, per la proposizione sulla tensione ai morsetti di una bobina, la potenza assorbita è p=v1i1+v2i2=i1dψ1/dt+i2dψ2/dtp = v_1i_1 + v_2i_2 = i_1\,d\psi_1/dt + i_2\,d\psi_2/dt. Si portano le correnti da (0,0)(0, 0) a (I1,I2)(I_1, I_2) in due modi.

Nel primo si porta i1i_1 da 00 a I1I_1 con i2=0i_2 = 0: dψ1=L1di1d\psi_1 = L_1\,di_1, e il lavoro assorbito è 12L1I12\tfrac12L_1I_1^2. Poi si porta i2i_2 da 00 a I2I_2 tenendo i1=I1i_1 = I_1: dψ1=L12di2d\psi_1 = L_{12}\,di_2 e dψ2=L2di2d\psi_2 = L_2\,di_2, e il lavoro è 0I2(I1L12+i2L2)di2=L12I1I2+12L2I22\int_0^{I_2}(I_1L_{12} + i_2L_2)\,di_2 = L_{12}I_1I_2 + \tfrac12L_2I_2^2. Nel secondo modo si comincia da i2i_2, e con gli stessi passaggi il lavoro totale è 12L2I22+L21I1I2+12L1I12\tfrac12L_2I_2^2 + L_{21}I_1I_2 + \tfrac12L_1I_1^2.

Il sistema non dissipa, e il lavoro assorbito resta tutto nel campo magnetico come energia 12BHdτ\tfrac12\int\mathbf B\cdot\mathbf H\,d\tau, che dipende solo dal campo, cioè dalle correnti finali, e non da come ci si è arrivati. I due lavori sono quindi uguali, L12=L21L_{12} = L_{21}, e il loro valore è l’energia dell’enunciato.

Fine della dimostrazione.

Proposizione (equazioni del mutuo induttore)

Con la convenzione degli utilizzatori su entrambi gli avvolgimenti,

v1=L1di1dt±Mdi2dt,v2=±Mdi1dt+L2di2dt,v_1 = L_1\,\frac{di_1}{dt} \pm M\,\frac{di_2}{dt}, \qquad v_2 = \pm M\,\frac{di_1}{dt} + L_2\,\frac{di_2}{dt} ,

con il segno ++ se le due correnti, entrando dai morsetti positivi, producono nel nucleo flussi concordi, e - se li producono discordi.

Dimostrazione.

È la proposizione sulla tensione ai morsetti di una bobina applicata a ciascun avvolgimento, con i flussi concatenati scritti come sopra e M0M \ge 0: se i flussi prodotti dalle due correnti sono discordi, il contributo mutuo al flusso concatenato ha il segno opposto.

Fine della dimostrazione.

I morsetti contrassegnati

Il segno dipende da come sono avvolte le spire, e dallo schema non si vede. Lo si fissa una volta per tutte così:

  1. si segna con un punto un morsetto a scelta del primo avvolgimento;
  2. si immagina di iniettare corrente in quel morsetto e si trova, con la regola della mano destra, il verso del flusso nel nucleo;
  3. si segna il morsetto del secondo avvolgimento in cui bisogna iniettare corrente perché il suo flusso sia concorde con il primo.

Da quel momento la regola è una sola: se le due correnti entrano entrambe dai morsetti contrassegnati, o ne escono entrambe, il termine mutuo ha segno ++; altrimenti -.

I morsetti contrassegnati Due mutui induttori disegnati come due bobine verticali affiancate, separate da due linee che indicano il nucleo. In entrambi le correnti i₁ e i₂ entrano dai morsetti in alto e le tensioni v₁ e v₂ hanno il più in alto. Nel disegno di sinistra i punti di contrassegno sono accanto ai morsetti in alto di entrambe le bobine, e sotto è scritto più M. Nel disegno di destra il punto della seconda bobina è accanto al morsetto in basso, e sotto è scritto meno M. i1 i2 v1 v2 + + +M i1 i2 v1 v2 + + −M

Il simbolo del mutuo induttore, con i punti che contrassegnano i morsetti; le due linee tra le bobine indicano il nucleo. A sinistra entrambe le correnti entrano dai morsetti contrassegnati, e nelle equazioni compare +M+M. A destra la seconda corrente entra dal morsetto non contrassegnato, e compare M-M.

Il coefficiente di accoppiamento

Proposizione (avvolgimenti sullo stesso circuito magnetico)

Due avvolgimenti di N1N_1 ed N2N_2 spire sullo stesso circuito magnetico di riluttanza R\mathcal R, senza flussi dispersi, hanno

L1=N12R,L2=N22R,M=N1N2R,L_1 = \frac{N_1^2}{\mathcal R}, \qquad L_2 = \frac{N_2^2}{\mathcal R}, \qquad M = \frac{N_1N_2}{\mathcal R} ,

e quindi M2=L1L2M^2 = L_1L_2.

Dimostrazione.

Con le correnti che producono flussi concordi, la legge delle maglie magnetica dà Φ=(N1i1+N2i2)/R\Phi = (N_1i_1 + N_2i_2)/\mathcal R. Senza flussi dispersi tutto il flusso si concatena con tutte le spire: ψ1=N1Φ=(N12/R)i1+(N1N2/R)i2\psi_1 = N_1\Phi = (N_1^2/\mathcal R)\,i_1 + (N_1N_2/\mathcal R)\,i_2 e ψ2=N2Φ=(N1N2/R)i1+(N22/R)i2\psi_2 = N_2\Phi = (N_1N_2/\mathcal R)\,i_1 + (N_2^2/\mathcal R)\,i_2.

Fine della dimostrazione.

Con i flussi dispersi la mutua induttanza è più piccola, e si definisce il coefficiente di accoppiamento

k=ML1L2.k = \frac{M}{\sqrt{L_1L_2}} .

Teorema (il coefficiente di accoppiamento non supera 1)

Per due avvolgimenti qualsiasi in un mezzo lineare M2L1L2M^2 \le L_1L_2, cioè 0k10 \le k \le 1.

Dimostrazione.

L’energia magnetica 12BHdτ=12μH2dτ\tfrac12\int\mathbf B\cdot\mathbf H\,d\tau = \tfrac12\int\mu H^2\,d\tau non è mai negativa, quindi w(i1,i2)=12L1i12+Mi1i2+12L2i220w(i_1, i_2) = \tfrac12L_1i_1^2 + Mi_1i_2 + \tfrac12L_2i_2^2 \ge 0 per ogni coppia di correnti. Con i2=0i_2 = 0 ne segue L10L_1 \ge 0, e allo stesso modo L20L_2 \ge 0. Con i20i_2 \ne 0 e x=i1/i2x = i_1/i_2, 2w/i22=L1x2+2Mx+L202w/i_2^2 = L_1x^2 + 2Mx + L_2 \ge 0 per ogni xx reale: un polinomio di secondo grado con L1>0L_1 > 0 che non è mai negativo ha discriminante non positivo, 4M24L1L204M^2 - 4L_1L_2 \le 0.

Fine della dimostrazione.

Nei trasformatori con nucleo di lamierini il coefficiente supera 0,990{,}99. Nelle bobine in aria, e nei caricatori senza fili, dove tra le due bobine c’è qualche millimetro di plastica e di aria, vale pochi decimi.

Induttori accoppiati in serie

Proposizione (serie di due avvolgimenti accoppiati)

Due avvolgimenti accoppiati collegati in serie equivalgono a un induttore di induttanza

L=L1+L2±2M,L = L_1 + L_2 \pm 2M ,

con il segno ++ se la corrente entra da entrambi i morsetti contrassegnati, o esce da entrambi, e - altrimenti.

Dimostrazione.

Nella serie la corrente è la stessa, i1=i2=ii_1 = i_2 = i, e le tensioni si sommano: v=v1+v2=(L1±M)di/dt+(±M+L2)di/dtv = v_1 + v_2 = (L_1 \pm M)\,di/dt + (\pm M + L_2)\,di/dt.

Fine della dimostrazione.

La proposizione dà il modo più semplice di misurare una mutua induttanza: si misura l’induttanza della serie nei due collegamenti, L+L_+ ed LL_-, e M=(L+L)/4M = (L_+ - L_-)/4. La serie con il segno meno ha L1+L22ML1+L22L1L2=(L1L2)20L_1 + L_2 - 2M \ge L_1 + L_2 - 2\sqrt{L_1L_2} = (\sqrt{L_1} - \sqrt{L_2})^2 \ge 0, come deve per il teorema sul coefficiente di accoppiamento. In regime stazionario, con correnti costanti, entrambi gli avvolgimenti sono cortocircuiti, e l’energia resta quella del teorema di reciprocità.

Verso il trasformatore ideale

Proposizione (trasformatore ideale)

Due avvolgimenti di N1N_1 ed N2N_2 spire su un nucleo senza flussi dispersi e con riluttanza trascurabile, con entrambe le correnti entranti dai morsetti contrassegnati e la convenzione degli utilizzatori, soddisfano

v1v2=N1N2,i1i2=N2N1,v1i1+v2i2=0.\frac{v_1}{v_2} = \frac{N_1}{N_2}, \qquad \frac{i_1}{i_2} = -\frac{N_2}{N_1}, \qquad v_1i_1 + v_2i_2 = 0 .
Dimostrazione.

Senza flussi dispersi ψ1=N1Φ\psi_1 = N_1\Phi e ψ2=N2Φ\psi_2 = N_2\Phi, quindi v1=N1dΦ/dtv_1 = N_1\,d\Phi/dt e v2=N2dΦ/dtv_2 = N_2\,d\Phi/dt, e il loro rapporto è N1/N2N_1/N_2. La legge delle maglie magnetica dà N1i1+N2i2=RΦN_1i_1 + N_2i_2 = \mathcal R\,\Phi, che con riluttanza trascurabile e flusso finito diventa N1i1+N2i2=0N_1i_1 + N_2i_2 = 0. Infine v1i1=(N1/N2)v2(N2/N1)i2=v2i2v_1i_1 = (N_1/N_2)\,v_2\cdot(-N_2/N_1)\,i_2 = -v_2i_2.

Fine della dimostrazione.

Il trasformatore ideale cambia tensioni e correnti in proporzione inversa e non assorbe potenza: tutta quella che entra da un avvolgimento esce dall’altro. Se sul secondario c’è un resistore RR, dal primario si vede la resistenza (N1/N2)2R(N_1/N_2)^2R, e il trasformatore diventa anche un adattatore di resistenze. Non funziona però in continua. Un trasformatore reale ha induttanze finite, e con una tensione costante sul primario la corrente, per v1=L1di1/dtv_1 = L_1\,di_1/dt, crescerebbe senza limite fino a saturare il nucleo. L’articolo sul trasformatore, nel percorso «Sistemi elettrici», parte da qui e aggiunge flussi dispersi, resistenze degli avvolgimenti e perdite nel ferro.

Piccolo trasformatore monofase: un pacco di lamierini con i fori di fissaggio agli angoli e, al centro, un rocchetto giallo con l'avvolgimento di filo di rame.

Un piccolo trasformatore monofase. I due avvolgimenti sono uno sopra l’altro, sul rocchetto al centro del nucleo di lamierini, per ridurre i flussi dispersi; i loro capi escono dal rocchetto in alto.

Raimond Spekking, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Su un nucleo con riluttanza 2×106 H12\times10^6\ \text H^{-1} ci sono due avvolgimenti da 500500 e da 100100 spire, senza flussi dispersi. Calcola le induttanze proprie e la mutua induttanza.

L1=5002/(2×106)=0,125L_1 = 500^2/(2\times10^6) = 0{,}125 H, L2=1002/(2×106)=5L_2 = 100^2/(2\times10^6) = 5 mH, M=500100/(2×106)=25M = 500\cdot100/(2\times10^6) = 25 mH. Infatti M2=6,25×104=L1L2M^2 = 6{,}25\times10^{-4} = L_1L_2.

Commento: le induttanze proprie stanno nel rapporto (N1/N2)2=25(N_1/N_2)^2 = 25, la mutua induttanza è la loro media geometrica. Con i flussi dispersi MM sarebbe un po’ più piccola, e dalla misura delle tre induttanze si ricava il coefficiente di accoppiamento.

Esercizio 2. Con i dati dell’esercizio 1, calcola l’energia con i1=2i_1 = 2 A e i2=5i_2 = 5 A, prima con entrambe le correnti entranti dai morsetti contrassegnati e poi con la seconda entrante dal morsetto non contrassegnato. Verifica con il flusso.

Nel primo caso w=120,1254+0,02525+120,00525=0,25+0,25+0,0625=0,5625w = \tfrac12\cdot0{,}125\cdot4 + 0{,}025\cdot2\cdot5 + \tfrac12\cdot0{,}005\cdot25 = 0{,}25 + 0{,}25 + 0{,}0625 = 0{,}5625 J; nel secondo il termine mutuo cambia segno, e w=0,0625w = 0{,}0625 J. Con il flusso: Φ=(5002±1005)/(2×106)\Phi = (500\cdot2 \pm 100\cdot5)/(2\times10^6), cioè 7,5×1047{,}5\times10^{-4} o 2,5×1042{,}5\times10^{-4} Wb, e w=12RΦ2w = \tfrac12\,\mathcal R\,\Phi^20,56250{,}5625 J e 0,06250{,}0625 J.

Commento: con le correnti discordi le forze magnetomotrici si sottraggono, e con N1i1=N2i2N_1i_1 = N_2i_2 il flusso e l’energia sarebbero nulli. È esattamente la condizione del trasformatore ideale: le correnti di primario e secondario si compensano, e il nucleo porta solo il flusso che serve a indurre le tensioni.

Esercizio 3. Due bobine collegate in serie misurano 3030 mH in un verso e 1010 mH nell’altro. Da sole misurano 1212 e 88 mH. Quanto valgono la mutua induttanza e il coefficiente di accoppiamento?

M=(3010)/4=5M = (30 - 10)/4 = 5 mH, e infatti 12+8±1012 + 8 \pm 103030 e 1010. Il coefficiente è k=5/1280,51k = 5/\sqrt{12\cdot8} \approx 0{,}51.

Commento: la misura è quella che si fa in laboratorio con un misuratore di induttanza, e non richiede di conoscere né la geometria né i morsetti contrassegnati: il collegamento che dà l’induttanza maggiore è quello in cui le correnti entrano dai morsetti contrassegnati.

Esercizio 4. Con i dati dell’esercizio 1, il secondario è aperto e nel primario la corrente sale linearmente da 00 a 22 A in 1010 ms. Quanto valgono le tensioni dei due avvolgimenti?

Con il secondario aperto i2=0i_2 = 0, e di1/dt=200di_1/dt = 200 A/s. Allora v1=L1di1/dt=25v_1 = L_1\,di_1/dt = 25 V e v2=Mdi1/dt=5v_2 = M\,di_1/dt = 5 V, con il più dal lato del morsetto contrassegnato.

Commento: il rapporto 25/5=525/5 = 5 è proprio N1/N2N_1/N_2, come nel trasformatore ideale, perché senza flussi dispersi ogni spira vede lo stesso flusso. Il secondario aperto non assorbe potenza, e la corrente del primario serve solo a magnetizzare il nucleo.

Esercizio 5. Un trasformatore ideale riduce la tensione da 230230 a 1212 V e alimenta sul secondario un resistore da 6 Ω6\ \Omega. Calcola le correnti, le potenze e la resistenza vista dal primario.

Sul secondario la corrente è 12/6=212/6 = 2 A, e la potenza 2424 W. Il rapporto spire è 230/12230/12, quindi la corrente del primario è 212/2300,1042\cdot12/230 \approx 0{,}104 A, e la potenza assorbita dal primario è 2300,10424230\cdot0{,}104 \approx 24 W. Dal primario si vede 230/0,1042200 Ω230/0{,}104 \approx 2200\ \Omega, cioè (230/12)26 Ω(230/12)^2\cdot 6\ \Omega.

Commento: la tensione di rete è sinusoidale, e 230230 e 1212 V sono valori efficaci, che l’articolo sul regime sinusoidale definisce; il rapporto tra le tensioni vale però istante per istante, e il conto non cambia. Un trasformatore reale ha un rendimento inferiore al 100%, e per le piccole potenze può scendere sotto il 90%.

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