Retroazione e amplificatore operazionale
Percorso: Fondamenti di elettronica · 19 di 20
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Indice
Un’idea sul traghetto
Negli anni Venti le linee telefoniche tra le due coste degli Stati Uniti avevano bisogno di decine di amplificatori a valvole lungo il percorso, e ogni canale in più sulla stessa linea li rendeva più critici. Il guadagno delle valvole cambiava con la temperatura, con la tensione di alimentazione e con l’invecchiamento; le loro non linearità mescolavano tra loro le conversazioni. Un errore piccolo in un amplificatore, ripetuto decine di volte, diventava inaccettabile.
La mattina del 2 agosto 1927 Harold Black, ingegnere dei Bell Labs di ventinove anni, attraversava l’Hudson sul traghetto per andare al lavoro. Gli venne l’idea di riportare all’ingresso una frazione dell’uscita, sottratta al segnale, e la scrisse con i primi conti su una pagina bianca del New York Times, che fece firmare al suo capo come testimone. Il brevetto arrivò solo nel dicembre del 1937, dopo nove anni di discussioni: l’idea di sacrificare guadagno per ottenere un amplificatore migliore sembrava a molti controintuitiva. Oggi quasi ogni circuito lineare è retroazionato, e lo è anche lo stadio con la resistenza sul source, come si vedrà.
Il sistema retroazionato
Un amplificatore con guadagno dà in uscita , e ogni imperfezione di passa all’uscita. Nel sistema retroazionato un secondo blocco, il blocco di reazione , preleva l’uscita e produce il segnale ; un nodo di confronto lo sottrae all’ingresso, e il blocco di andata amplifica la differenza , il segnale di errore. Se cala, l’uscita cala, cala, l’errore cresce e l’uscita recupera. Le relazioni valgono tra le trasformate di Laplace, con e funzioni di trasferimento, come nell’analisi in frequenza.
Un sistema retroazionato. Il nodo di confronto sottrae all’ingresso il segnale di reazione ; il blocco di andata amplifica l’errore . Un segnale che percorre tutto l’anello viene moltiplicato per .
Un segnale che parte da un punto dell’anello e lo percorre tutto torna moltiplicato per , per e per il segno meno del nodo di confronto. Questo fattore è il guadagno d’anello . La retroazione è negativa se : il segnale torna con il segno cambiato e si oppone a sé stesso. Il limite del guadagno per è il guadagno ideale .
Proposizione (proprietà della retroazione negativa)
In un sistema retroazionato con guadagno d’anello e guadagno ideale :
Le variazioni relative del guadagno dovute a piccole variazioni dei due blocchi sono
Da e si ricava . Moltiplicando numeratore e denominatore per , , che è la seconda forma. L’errore è . Derivando,
e si divide per .
Fine della dimostrazione.
Con e il guadagno ideale è , il guadagno d’anello e il guadagno : l’errore rispetto all’ideale è , un millesimo. Se cambia del 10%, cambia dello . Se invece cambia dell’1%, cambia di quasi l’1%: la retroazione non corregge il blocco di reazione. Il progetto si divide allora in due parti. Nel blocco di andata vanno i componenti attivi, con tanto guadagno e poca precisione; nel blocco di reazione componenti passivi precisi e stabili, come resistori e condensatori, che fissano il guadagno.
La stessa riduzione vale per la non linearità. Se il blocco di andata ha una caratteristica con pendenza che cambia con il segnale, derivando si trova che la pendenza della caratteristica complessiva è in ogni punto: le variazioni della pendenza, cioè la distorsione, sono ridotte dal guadagno d’anello locale.
Un periodo dell’uscita di un amplificatore che satura dolcemente, con e uscita normalizzata, confrontata con la sinusoide dello stesso picco, tratteggiata. Senza retroazione, con picco , la terza armonica è l’11,8% della fondamentale; con , cioè per segnali piccoli, e lo stesso picco, è lo .
Nella figura la riduzione è di un fattore 65 e non 100, perché vicino al picco la pendenza di è scesa e con lei il guadagno d’anello. Lo stadio con la resistenza sul source è un esempio della stessa idea dentro un solo transistore: la tensione su è il segnale di reazione, sottratto alla tensione del gate. Il guadagno d’anello è e il guadagno ideale, per l’uscita sul drain, ; la formula della proposizione dà , il guadagno già trovato. La seconda armonica ridotta del fattore a parità di ingresso è un fattore per la minore ampiezza sul transistore e un altro per la correzione della curvatura.
L’amplificatore operazionale
Per sfruttare la retroazione servono due cose: un guadagno di andata molto grande e un modo semplice di fare la differenza tra ingresso e reazione. L’amplificatore operazionale le mette insieme: amplifica con un guadagno molto grande la differenza tra le tensioni dei suoi due ingressi, . L’ingresso si chiama non invertente, invertente. Il nome viene dai calcolatori analogici degli anni Quaranta, dove questi amplificatori, retroazionati con resistori e condensatori, eseguivano le operazioni matematiche: somme, integrali, derivate. Il primo operazionale integrato di successo fu il μA709 di Fairchild, progettato da Bob Widlar nel 1965; il μA741 del 1968 ha fissato la forma di quasi tutti i successivi.
A sinistra il simbolo dell’amplificatore operazionale, con le alimentazioni e , spesso omesse negli schemi. A destra la caratteristica di un operazionale con alimentato a V: l’uscita segue solo per differenze di ingresso entro V, poi satura vicino alle alimentazioni.

Un LM358, due amplificatori operazionali nello stesso contenitore da otto piedini, con le alimentazioni in comune. Ha un guadagno in continua di circa e scende a guadagno unitario intorno a MHz.
Mister rf, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia CommonsIl modello ideale dell’operazionale ha guadagno infinito a ogni frequenza, impedenza di ingresso infinita, cioè nessuna corrente negli ingressi, impedenza di uscita nulla, cioè l’uscita è un generatore di tensione, e un’uscita che dipende solo dalla differenza degli ingressi. Con guadagno infinito e uscita finita, in un circuito retroazionato negativamente la differenza tra gli ingressi è nulla: è il cortocircuito virtuale, , senza corrente tra i due ingressi.
Amplificatore non invertente e invertente
Nell’amplificatore non invertente l’ingresso va a e un partitore , riporta all’ingresso invertente la frazione dell’uscita. La retroazione è negativa: se l’ingresso sale, sale l’uscita, e con lei , che riduce la differenza. Nell’amplificatore invertente l’ingresso non invertente è a massa e il segnale arriva all’ingresso invertente attraverso , mentre lo collega all’uscita. Scambiare i due ingressi dell’amplificatore non invertente, invece, rende la retroazione positiva: il circuito non amplifica, e l’uscita va in saturazione.
L’amplificatore non invertente, a sinistra, e l’amplificatore invertente, a destra. In tutti e due l’uscita torna all’ingresso invertente attraverso .
Proposizione (guadagni ideali)
Con un operazionale ideale, l’amplificatore non invertente e quello invertente hanno i guadagni
Nel non invertente il cortocircuito virtuale dà , e in scorre la corrente . L’ingresso non assorbe corrente, e la stessa corrente scorre in : . Nell’invertente , la corrente in è , tutta in verso l’uscita, e .
Fine della dimostrazione.
Nell’amplificatore invertente l’ingresso invertente sta a zero volt come se fosse collegato a massa, ma non lo è: si chiama terra virtuale. La differenza è che la corrente che vi entra non va a massa, ma è obbligata a proseguire in . Il guadagno dipende solo da un rapporto di resistenze, e la resistenza vista dal generatore è .
Il guadagno d’anello
Con un operazionale reale il guadagno è finito e dipende dalla frequenza. Per sapere quanto il circuito si allontana dall’ideale basta il guadagno d’anello. Si spegne l’ingresso, si interrompe l’anello in un punto, si applica lì un segnale di prova e si calcola che cosa torna nello stesso punto dopo il giro, con l’accortezza di lasciare dopo il taglio l’impedenza che c’era prima. Il punto più comodo è l’uscita dell’operazionale: è un generatore di tensione, e non c’è impedenza da ricostruire. Per entrambi gli amplificatori della figura, a ingresso spento, una tensione all’uscita arriva all’ingresso invertente come e torna all’uscita come :
Teorema (guadagno reale)
In un circuito lineare con un operazionale descritto da un generatore di tensione pilotato, , siano il limite del guadagno per , il guadagno per e il guadagno d’anello calcolato all’uscita dell’operazionale. Allora
Si sostituisce il generatore pilotato con un generatore indipendente . Per sovrapposizione la differenza di ingresso e l’uscita del circuito sono combinazioni lineari dell’ingresso e di : e . Con il generatore pilotato , cioè , e
Il guadagno d’anello è quello che torna di con l’ingresso spento, ; il guadagno senza operazionale è ; il limite per è . Allora
Fine della dimostrazione.
Il termine è la parte del segnale che arriva all’uscita senza passare per l’operazionale, attraverso la rete di reazione. Quando l’uscita è quella dell’operazionale, che per è ferma a zero, e resta la formula della proposizione. Il teorema permette di progettare in due passi: il guadagno ideale con il cortocircuito virtuale, e poi il guadagno d’anello per sapere quanto il circuito vero se ne discosta. Per l’amplificatore invertente, con , , e , si ritrova .
Guadagno e banda
Il guadagno di un operazionale reale è grande in continua e cala presto: quasi tutti hanno un polo dominante a pochi hertz, messo apposta per ragioni di stabilità, e oltre quel polo il modulo scende di 20 dB per decade. Con , sopra il polo , e il modulo vale 1 alla frequenza , il prodotto guadagno-banda GBP. Un operazionale con e il polo a Hz ha GBP MHz: a kHz amplifica ancora solo 100 volte.
Proposizione (banda del circuito retroazionato)
Se , con indipendente dalla frequenza e , il guadagno reale ha un solo polo,
alla frequenza .
Per il teorema, . Con ,
e il polo ha costante di tempo . Per la frequenza è .
Fine della dimostrazione.
Per l’amplificatore non invertente , e la banda è : guadagno per banda è costante, e si scambia l’uno con l’altra. Con k e k e l’operazionale di prima, , il guadagno d’anello in continua è , il guadagno e la banda kHz, diecimila volte quella dell’operazionale da solo. Sul diagramma di Bode la costruzione è immediata: dove sta sopra , il guadagno d’anello, che è il loro rapporto, supera 1 e il guadagno reale vale ; dove scende sotto, il guadagno reale segue .
Il modulo del guadagno di un operazionale con e polo a Hz, e in blu il guadagno ideale di un amplificatore non invertente che varia tra e dB. Il guadagno reale vale fino al punto in cui la retta incontra la curva, e poi la segue: il punto è la banda .
Retroazione e impedenze
La retroazione cambia anche le impedenze. All’ingresso di un amplificatore invertente il nodo è a terra virtuale: una sonda che prova a spostarne la tensione trova la retroazione che la riporta a zero, e vede un’impedenza piccolissima. All’ingresso di un non invertente succede il contrario: la retroazione tiene attaccata a , e una corrente di prova non riesce a far cadere tensione tra i due ingressi.
Teorema (formula di Blackman)
Siano l’impedenza vista da due morsetti di un circuito retroazionato con , il guadagno d’anello con i due morsetti in cortocircuito e quello con i morsetti aperti. L’impedenza vista dai morsetti è
Si inietta nei morsetti una corrente di prova e si sostituisce il generatore pilotato con un generatore indipendente . Per sovrapposizione e , con . Con il generatore pilotato , e
Con i morsetti aperti e . Con i morsetti in cortocircuito , cioè , e la differenza di ingresso è : . Allora
Fine della dimostrazione.
Il teorema è del 1943, di Robert Blackman, anche lui dei Bell Labs. Quasi sempre uno dei due guadagni d’anello è nullo, perché aprire o cortocircuitare i morsetti interrompe l’anello, e l’impedenza è divisa o moltiplicata per . Un caso che serve molto è l’amplificatore a transimpedenza: una corrente , per esempio la fotocorrente di un fotodiodo, entra nell’ingresso invertente di un operazionale con il non invertente a massa e una resistenza tra uscita e ingresso invertente. Idealmente la corrente scorre tutta in e . Senza operazionale l’impedenza di ingresso è ; con l’ingresso cortocircuitato l’anello è interrotto, ; con l’ingresso aperto . L’impedenza di ingresso è .
L’amplificatore a transimpedenza. Il sensore è rappresentato da un generatore di corrente con la resistenza in parallelo; la corrente entra nel nodo a terra virtuale e scorre tutta in , perché la tensione ai capi di resta nulla.
La resistenza del sensore non ruba corrente, perché ha zero volt ai capi: è l’amplificatore che tiene il fotodiodo a tensione costante, qualunque sia la luce. Con k e l’impedenza di ingresso in continua è .
Retroazione positiva
Con il segnale torna all’ingresso con lo stesso segno, e rinforza sé stesso. La formula sembra dare solo un guadagno diverso, ma nasconde l’instabilità, che si vede con un polo. Con e il segno più nel nodo di confronto,
con il polo in . Se il polo ha parte reale positiva: per il legame tra poli e risposta il circuito contiene un esponenziale crescente, e qualunque disturbo lo avvia. L’uscita cresce finché un componente satura, il guadagno crolla e il circuito si ferma a una delle due tensioni estreme. La retroazione positiva serve proprio a questo nei circuiti che devono scegliere tra due stati, come i bistabili, e negli oscillatori.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Un amplificatore retroazionato ha e . Di quanto cambia il guadagno se cresce o cala del 50%? E se cresce dell’1%?
Soluzione. Il guadagno è . Con vale , lo in più; con vale , lo in meno. Con il guadagno ideale diventa e il guadagno , l’1% in meno.
Commento. La stima al primo ordine, , dà l’ordine di grandezza, ma una variazione del 50% non è piccola, e la risposta è asimmetrica. Il guadagno si stabilizza più facilmente contro gli aumenti di che contro le diminuzioni: se cala, cala anche il guadagno d’anello.
Esercizio 2. Un amplificatore invertente ha k e k, con un operazionale da e GBP MHz. Trovare il guadagno in continua e la banda.
Soluzione. , e . Il guadagno è . La banda è kHz.
Commento. Per l’invertente , non : a parità di modulo del guadagno ha un po’ meno banda del non invertente. Con guadagno la banda è metà del GBP, contro il GBP intero del non invertente con guadagno .
Esercizio 3. Un fotodiodo dà fino a A e ha una resistenza in parallelo M. Lo si legge con un amplificatore a transimpedenza con k e . Quanto vale l’uscita? Che frazione della corrente si perde in ? Che cosa cambierebbe leggendo la corrente come tensione ai capi di un resistore da k?
Soluzione. L’uscita è V. L’impedenza di ingresso è , e la frazione di corrente che va in è . L’ingresso invertente si sposta di V. Con un resistore da k, invece, la tensione ai capi del fotodiodo arriverebbe a V: porterebbe via il 9% della corrente, e il fotodiodo lavorerebbe con una polarizzazione che cambia con la luce.
Commento. Il fotodiodo polarizzato a zero o a tensione costante risponde in modo lineare su molti ordini di grandezza. L’amplificatore a transimpedenza è il modo standard di leggerlo; a frequenza alta la capacità del fotodiodo complica le cose, e la stabilità del circuito va studiata.
Esercizio 4. Un operazionale con , polo a Hz e resistenza di uscita è collegato come inseguitore di tensione, con l’uscita sull’ingresso invertente e il segnale sul non invertente. Quanto vale l’impedenza di uscita, in continua e al crescere della frequenza?
Soluzione. Con l’uscita vede , perché l’ingresso invertente non assorbe corrente: . Con l’uscita in cortocircuito l’anello è interrotto, ; con l’uscita aperta . Quindi : m in continua, a kHz, a kHz, a kHz. Sopra il polo e : l’uscita si comporta come un’induttanza di H.
Commento. L’impedenza di uscita cresce con la frequenza perché cala il guadagno d’anello. Un carico capacitivo su un’uscita che sembra un’induttanza forma un circuito risonante: è una delle cause più comuni di oscillazioni negli inseguitori.
Esercizio 5. Nell’amplificatore non invertente con k e k si scambiano per errore i due ingressi dell’operazionale (, polo a Hz, saturazione a V). Quanto impiega l’uscita a saturare, partendo da un disturbo di mV?
Soluzione. Il guadagno d’anello è , con . Il polo è in , con ms: la costante di tempo dell’esponenziale crescente è s. Per passare da mV a V servono costanti di tempo, circa s.
Commento. In pratica l’uscita è sempre in saturazione, e a un primo sguardo il circuito sembra guasto. La velocità reale è limitata anche dalla massima velocità di variazione dell’uscita dell’operazionale, che è uno dei limiti di grande segnale.
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