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Emmy

Il trasformatore

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Sistemi elettrici · 3 di 6

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Indice

Una macchina senza parti in movimento

Le macchine elettriche convertono energia: i motori da elettrica a meccanica, i generatori da meccanica a elettrica, i trasformatori da elettrica a elettrica, cambiando tensione e corrente. Motori e generatori sono macchine rotanti; il trasformatore è una macchina statica, senza parti in movimento, e le sue perdite sono piccole: i grandi trasformatori superano il 99%99\% di rendimento. Tutte le macchine elettriche sono reversibili. Un motore può funzionare da generatore, e lo stesso trasformatore alza o abbassa la tensione secondo il verso in cui passa la potenza.

Il trasformatore funziona per induzione elettromagnetica, quindi solo con tensioni che cambiano nel tempo. Nella rete elettrica passa da un livello di tensione all’altro, tra generazione, trasmissione, distribuzione e utenze, come racconta l’introduzione al percorso. Serve anche a separare due circuiti, trasferendo energia senza un collegamento metallico tra loro, e a riportare tensioni e correnti elevate a valori che uno strumento può misurare.

L’avvolgimento con più spire è quello di alta tensione, fatto di un conduttore più sottile perché porta una corrente più piccola; quello con meno spire è di bassa tensione, con un conduttore più grosso. Primario e secondario indicano invece il verso della potenza: il primario la assorbe dalla rete, il secondario la cede al carico. Alta e bassa tensione sono fatti costruttivi, primario e secondario dipendono da come si usa la macchina.

Tensione e flusso

Proposizione (tensione e flusso nel nucleo)

Se un avvolgimento di NN spire, senza resistenza e senza flussi dispersi, riceve la tensione v=2Vsinωtv = \sqrt2\,V\sin\omega t, a regime il flusso nel nucleo è Φ=ΦMcosωt\Phi = -\Phi_M\cos\omega t, con

V=ωNΦM2=2π2fNBMS4,44fNBMS,V = \frac{\omega N\Phi_M}{\sqrt2} = \frac{2\pi}{\sqrt2}\,f\,N\,B_M\,S \approx 4{,}44\,f\,N\,B_M\,S ,

dove SS è la sezione del nucleo e BMB_M il valore massimo dell’induzione, supposta uniforme sulla sezione.

Dimostrazione.

Per la legge di Faraday v=NdΦ/dtv = N\,d\Phi/dt, quindi

Φ(t)=Φ(0)+1N0tvdt=Φ(0)+2VωN(1cosωt).\Phi(t) = \Phi(0) + \frac1N\int_0^t v\,dt = \Phi(0) + \frac{\sqrt2\,V}{\omega N}\,(1 - \cos\omega t) .

La parte costante dipende dall’istante in cui l’avvolgimento viene collegato; nel trasformatore reale le resistenze, qui trascurate, la smorzano, e a regime resta Φ=2Vcosωt/(ωN)\Phi = -\sqrt2\,V\cos\omega t/(\omega N). L’ampiezza è ΦM=2V/(ωN)\Phi_M = \sqrt2\,V/(\omega N), e con induzione uniforme ΦM=BMS\Phi_M = B_MS.

Fine della dimostrazione.

La tensione applicata fissa il flusso, qualunque sia il carico: il nucleo lavora con la stessa induzione massima a vuoto e a pieno carico. Il costruttore sceglie BMB_M poco sotto il ginocchio della curva di magnetizzazione, e da lì ricava il numero di spire per volt e la sezione del nucleo. Per la stessa ragione un trasformatore da 5050 Hz non si può alimentare a 2525 Hz con la stessa tensione: il flusso raddoppierebbe, il nucleo andrebbe in saturazione e la corrente magnetizzante diventerebbe enorme. In continua nessuna tensione costante è sostenibile. La parte costante del flusso spiega anche la corrente di inserzione: se il trasformatore viene collegato mentre la tensione passa per zero, nel primo periodo il flusso arriva quasi al doppio del valore di regime, e il nucleo satura.

Tensione applicata e flusso nel nucleo Un grafico con il tempo in orizzontale, per un periodo e mezzo. Una sinusoide blu è la tensione applicata all'avvolgimento; una sinusoide arancione, di ampiezza minore, è il flusso nel nucleo. Il flusso raggiunge il massimo un quarto di periodo dopo la tensione, ed è nullo quando la tensione è massima. t v Φ

La tensione applicata a un avvolgimento, in blu, e il flusso nel nucleo, in arancione. La tensione è proporzionale alla derivata del flusso: il flusso è massimo quando la tensione passa per zero, e resta in ritardo di un quarto di periodo.

Due avvolgimenti sullo stesso nucleo, senza flussi dispersi, hanno la stessa tensione per spira, e quindi V1/V2=N1/N2=kV_1/V_2 = N_1/N_2 = k, il rapporto di trasformazione. L’articolo sul mutuo induttore ha dimostrato che, se anche la riluttanza del nucleo è trascurabile, le correnti stanno nel rapporto inverso e la potenza che entra dal primario esce tutta dal secondario: è il trasformatore ideale. Da qui in avanti la corrente del secondario Iˉ2\bar I_2 si prende uscente dal morsetto contrassegnato, verso il carico, e le relazioni tra i fasori diventano

Vˉ1=kVˉ2,Iˉ1=Iˉ2k,Vˉ1Iˉ1=Vˉ2Iˉ2.\bar V_1 = k\,\bar V_2 , \qquad \bar I_1 = \frac{\bar I_2}{k} , \qquad \bar V_1\bar I_1^* = \bar V_2\bar I_2^* .

Proposizione (impedenze viste attraverso il trasformatore ideale)

Un’impedenza Zˉ\bar Z collegata al secondario di un trasformatore ideale di rapporto kk è vista dal primario come k2Zˉk^2\bar Z. Un’impedenza in serie al secondario si può spostare in serie al primario moltiplicandola per k2k^2, e una in serie al primario si sposta al secondario dividendola per k2k^2, senza cambiare le grandezze ai morsetti né le potenze.

Dimostrazione.

Con Vˉ2=ZˉIˉ2\bar V_2 = \bar Z\,\bar I_2 si ha Vˉ1=kVˉ2=kZˉIˉ2=k2ZˉIˉ1\bar V_1 = k\bar V_2 = k\bar Z\,\bar I_2 = k^2\bar Z\,\bar I_1. Con l’impedenza Zˉ\bar Z in serie al secondario e la tensione Vˉ1\bar V_1 ai morsetti del primario, la tensione ai morsetti di uscita è Vˉ1/kZˉIˉ2\bar V_1/k - \bar Z\,\bar I_2. Con k2Zˉk^2\bar Z in serie al primario il trasformatore ideale riceve Vˉ1k2ZˉIˉ1\bar V_1 - k^2\bar Z\,\bar I_1 e dà in uscita Vˉ1/kkZˉIˉ1=Vˉ1/kZˉIˉ2\bar V_1/k - k\bar Z\,\bar I_1 = \bar V_1/k - \bar Z\,\bar I_2: la stessa tensione con la stessa corrente. L’impedenza assorbe ZˉI22\bar Z I_2^2 nel primo caso e k2ZˉI12=ZˉI22k^2\bar Z I_1^2 = \bar Z I_2^2 nel secondo. Il passaggio inverso è lo stesso letto al contrario.

Fine della dimostrazione.

Le perdite nel nucleo

Il nucleo è di ferro, un conduttore, e il flusso variabile che lo attraversa vi induce forze elettromotrici. Le correnti che ne nascono, le correnti parassite, girano in piani perpendicolari al flusso e dissipano energia per effetto Joule. A queste si sommano le perdite per isteresi: a ogni periodo il materiale percorre il ciclo di isteresi dell’articolo sui circuiti magnetici, e l’area del ciclo è l’energia dissipata in un periodo per unità di volume. Per l’isteresi Charles Steinmetz propose nel 1892 una formula empirica, un’energia per ciclo proporzionale a BMαB_M^{\,\alpha} con un esponente α\alpha tra circa 1,61{,}6 e 22, secondo il materiale; la potenza persa è ff volte quell’energia. Contro l’isteresi conta la qualità del materiale, contro le correnti parassite la forma del nucleo.

Proposizione (perdite per correnti parassite in un lamierino)

In un lamierino di spessore dd e conducibilità σ\sigma, attraversato parallelamente alle facce da un’induzione uniforme B=BMsinωtB = B_M\sin\omega t, la potenza media dissipata per unità di volume dalle correnti parassite è

p=π2σf2BM2d26,p = \frac{\pi^2\sigma f^2 B_M^2 d^2}{6} ,

se lo spessore è molto piccolo rispetto alle altre dimensioni e le correnti parassite non modificano il campo magnetico.

Dimostrazione.

Si prenda l’asse xx perpendicolare alle facce, con x=0x = 0 a metà spessore, e l’induzione lungo zz. Lontano dai bordi il campo elettrico indotto è parallelo alle facce, diretto lungo yy, dipende solo da xx ed è una funzione dispari di xx, per simmetria. La legge di Faraday in forma locale, ×E=B/t\nabla\times\mathbf E = -\partial\mathbf B/\partial t, ha componente zz uguale a Ey/x=dB/dt\partial E_y/\partial x = -dB/dt, quindi Ey=xdB/dtE_y = -x\,dB/dt. La densità di corrente è Jy=σEyJ_y = \sigma E_y, e la potenza per unità di volume σEy2=σx2(dB/dt)2\sigma E_y^2 = \sigma x^2\,(dB/dt)^2. La media sullo spessore è

1dd/2d/2σx2(dBdt)2dx=σd212(dBdt)2,\frac1d\int_{-d/2}^{d/2}\sigma x^2\left(\frac{dB}{dt}\right)^2dx = \frac{\sigma d^2}{12}\left(\frac{dB}{dt}\right)^2 ,

e con dB/dt=ωBMcosωtdB/dt = \omega B_M\cos\omega t, il cui quadrato ha media ω2BM2/2\omega^2B_M^2/2 su un periodo, si ottiene σd2ω2BM2/24=π2σf2BM2d2/6\sigma d^2\omega^2B_M^2/24 = \pi^2\sigma f^2B_M^2d^2/6.

Fine della dimostrazione.

Le perdite crescono con il quadrato dello spessore, ed è per questo che i nuclei sono fatti di lamierini sottili, isolati tra loro con una vernice o uno strato di ossido. Il silicio aggiunto al ferro ne aumenta la resistività, e la conducibilità scende a circa 22 MS/m. Con lamierini da 0,350{,}35 mm, BM=1,5B_M = 1{,}5 T e 5050 Hz la formula dà circa 23002300 W/m³, 0,30{,}3 W al chilogrammo. In un nucleo pieno le correnti parassite sarebbero così intense da respingere il flusso verso la superficie: a 5050 Hz, con una permeabilità relativa di qualche migliaio, il campo entrerebbe nel ferro solo per circa un millimetro. Le perdite nel ferro, per isteresi e per correnti parassite, dipendono dall’induzione massima e dalla frequenza, cioè dalla tensione applicata, e non dal carico.

Correnti parassite in un nucleo pieno e in un nucleo di lamierini Due sezioni dello stesso nucleo, attraversate da un flusso perpendicolare al disegno, indicato da cerchietti con una croce. A sinistra il nucleo è un unico blocco, e una grande spira arancione di corrente parassita ne percorre tutto il contorno. A destra il nucleo è diviso in cinque lamierini separati da sottili strati isolanti, e in ciascun lamierino circola una spira arancione stretta e allungata. nucleo pieno nucleo di lamierini

La sezione di un nucleo attraversato da un flusso perpendicolare al disegno. Nel nucleo pieno la corrente parassita percorre una spira grande quanto la sezione; divisa in lamierini isolati, la stessa sezione ospita spire strette, con forze elettromotrici più piccole e perdite che scendono con il quadrato dello spessore.

Il circuito equivalente

Un trasformatore reale si allontana da quello ideale in quattro modi. Gli avvolgimenti hanno una resistenza. Il nucleo ha una riluttanza, piccola ma non nulla, e per portare il flusso serve una corrente magnetizzante. Una parte del flusso di ciascun avvolgimento si richiude in aria senza concatenarsi con l’altro: è il flusso disperso. E il nucleo dissipa energia.

Teorema (equazioni del trasformatore reale)

Si divida il flusso concatenato con ciascun avvolgimento in un flusso comune Φ\Phi, che percorre il nucleo di riluttanza R\mathcal R e si concatena con tutte le spire dei due avvolgimenti, e in un flusso disperso, concatenato solo con il proprio avvolgimento e proporzionale alla sua corrente, Ls1i1L_{s1}i_1 e Ls2i2L_{s2}i_2. Con Iˉ1\bar I_1 entrante nel primario e Iˉ2\bar I_2 uscente dal secondario, in regime sinusoidale

Vˉ1=(R1+jXs1)Iˉ1+Eˉ1,Vˉ2=Eˉ2(R2+jXs2)Iˉ2,\bar V_1 = (R_1 + jX_{s1})\,\bar I_1 + \bar E_1 , \qquad \bar V_2 = \bar E_2 - (R_2 + jX_{s2})\,\bar I_2 ,Eˉ1=kEˉ2,Iˉ1=Iˉ2k+Iˉμ,Eˉ1=jXμIˉμ,\bar E_1 = k\,\bar E_2 , \qquad \bar I_1 = \frac{\bar I_2}{k} + \bar I_\mu , \qquad \bar E_1 = jX_\mu\,\bar I_\mu ,

con Xs1=ωLs1X_{s1} = \omega L_{s1}, Xs2=ωLs2X_{s2} = \omega L_{s2} e Xμ=ωN12/RX_\mu = \omega N_1^2/\mathcal R.

Dimostrazione.

Il flusso concatenato con il primario è N1Φ+Ls1i1N_1\Phi + L_{s1}i_1, e la tensione ai suoi morsetti, con la resistenza R1R_1, è v1=R1i1+Ls1di1/dt+N1dΦ/dtv_1 = R_1i_1 + L_{s1}\,di_1/dt + N_1\,d\Phi/dt. Per il secondario, con la corrente uscente, v2=N2dΦ/dtLs2di2/dtR2i2v_2 = N_2\,d\Phi/dt - L_{s2}\,di_2/dt - R_2i_2. Le forze elettromotrici e1=N1dΦ/dte_1 = N_1\,d\Phi/dt ed e2=N2dΦ/dte_2 = N_2\,d\Phi/dt stanno nel rapporto kk. Nel nucleo, con la corrente del secondario uscente dal morsetto contrassegnato, la legge delle maglie magnetica dà N1i1N2i2=RΦN_1i_1 - N_2i_2 = \mathcal R\,\Phi, cioè i1=i2/k+iμi_1 = i_2/k + i_\mu con iμ=RΦ/N1i_\mu = \mathcal R\,\Phi/N_1. Allora e1=N1dΦ/dt=(N12/R)diμ/dte_1 = N_1\,d\Phi/dt = (N_1^2/\mathcal R)\,di_\mu/dt: la corrente magnetizzante percorre un’induttanza N12/RN_1^2/\mathcal R. In fasori le derivate diventano prodotti per jωj\omega.

Fine della dimostrazione.

La corrente magnetizzante è piccola perché la riluttanza del nucleo è piccola: pochi percento della corrente nominale nei trasformatori piccoli, meno dell’uno percento nei grandi. Le perdite nel ferro si rappresentano con una resistenza RfeR_{fe} in parallelo alla reattanza di magnetizzazione, che sotto la tensione E1E_1 dissipa E12/RfeE_1^2/R_{fe}: una dipendenza dalla tensione che segue abbastanza bene quella delle perdite reali. La corrente totale del ramo derivato, Iˉ0\bar I_0, è la corrente a vuoto, quella che il trasformatore assorbe con il secondario aperto.

Il circuito equivalente del trasformatore Uno schema tra due morsetti a sinistra, il primario con la tensione V₁, e due morsetti a destra, il secondario con la tensione V₂. Sul conduttore superiore del primario ci sono in serie un resistore R₁ e un induttore X s1, la reattanza di dispersione del primario. Seguono, tra i due conduttori, due rami in parallelo: un resistore R fe, che rappresenta le perdite nel ferro, e un induttore X μ, la reattanza di magnetizzazione. Poi un trasformatore ideale di rapporto k. Sul secondario, in serie, l'induttore X s2 e il resistore R₂. Le frecce indicano la corrente I₁ che entra nel primario, la corrente I′₂ che arriva al trasformatore ideale e la corrente I₂ del secondario. I1 R1 Xs1 Rfe Xμ I′2 Xs2 R2 I2 V1 V2 k

Il circuito equivalente del trasformatore monofase. In serie ai due avvolgimenti le loro resistenze e le reattanze dei flussi dispersi; nel ramo derivato la resistenza che rappresenta le perdite nel ferro e la reattanza di magnetizzazione; in mezzo il trasformatore ideale di rapporto kk, attraversato dalla corrente Iˉ2=Iˉ2/k\bar I'_2 = \bar I_2/k.

Siccome la corrente a vuoto è piccola, la caduta di tensione che produce su R1R_1 e Xs1X_{s1} è trascurabile, e il ramo derivato si può spostare ai morsetti del primario. Con la proposizione sulle impedenze, poi, le impedenze in serie dei due avvolgimenti si portano dalla stessa parte del trasformatore ideale: riferite al primario diventano

Req=R1+k2R2,Xeq=Xs1+k2Xs2,R'_{eq} = R_1 + k^2R_2 , \qquad X'_{eq} = X_{s1} + k^2X_{s2} ,

e riferite al secondario Req=Req/k2R''_{eq} = R'_{eq}/k^2 e Xeq=Xeq/k2X''_{eq} = X'_{eq}/k^2. È il modello ridotto, con un errore trascurabile nelle applicazioni e parametri che si misurano con due prove.

Il modello ridotto del trasformatore Uno schema tra i morsetti del primario, a sinistra, e quelli del secondario, a destra. Subito dopo i morsetti del primario ci sono, tra i due conduttori, il resistore R fe e l'induttore X μ in parallelo: il ramo derivato. Sul conduttore superiore seguono in serie un resistore R′eq e un induttore X′eq, le impedenze dei due avvolgimenti riferite al primario. Poi un trasformatore ideale di rapporto k, e i morsetti del secondario, con la tensione V₂ e la corrente I₂. I1 Rfe Xμ R′eq X′eq I2 V1 V2 k

Il modello ridotto riferito al primario: il ramo derivato ai morsetti di ingresso, le impedenze in serie dei due avvolgimenti raccolte in ReqR'_{eq} e XeqX'_{eq}, e un trasformatore ideale.

Le prove a vuoto e in cortocircuito

Nella prova a vuoto si alimenta un avvolgimento alla tensione nominale, con l’altro aperto, e si misurano la tensione, la corrente I0I_0, la potenza P0P_0 e la tensione dell’avvolgimento aperto. Il secondario non porta corrente, la corrente a vuoto è piccola e le cadute di tensione sulle impedenze in serie sono trascurabili: il rapporto delle due tensioni è kk, e la potenza assorbita è quella persa nel nucleo alla sua induzione nominale, P0PfeP_0 \approx P_{fe}.

Nella prova in cortocircuito si chiude in cortocircuito un avvolgimento e si alimenta l’altro con una tensione ridotta, regolata finché la corrente è quella nominale. Si misurano la tensione di cortocircuito VkV_k e la potenza PkP_k. La tensione è di pochi percento della nominale, il flusso nel nucleo è altrettanto piccolo, e le perdite nel ferro, che crescono circa con il quadrato del flusso, sono trascurabili: la potenza assorbita è quella persa negli avvolgimenti a corrente nominale, PkPcuP_k \approx P_{cu}.

Gli schemi delle prove a vuoto e in cortocircuito Due schemi, uno sopra l'altro. In ciascuno, a sinistra, un generatore di tensione sinusoidale regolabile; sul conduttore superiore un amperometro A e un wattmetro W, il cui conduttore voltmetrico scende al conduttore inferiore; poi un voltmetro V tra i due conduttori, e il primario di un trasformatore. Nello schema in alto, la prova a vuoto, il secondario è collegato solo a un voltmetro. Nello schema in basso, la prova in cortocircuito, il secondario è chiuso da un conduttore. A W V Va vuoto A W V in cortocircuito

Gli schemi delle due prove. Un generatore sinusoidale regolabile alimenta il primario attraverso un amperometro e un wattmetro, con un voltmetro ai morsetti. Nella prova a vuoto il secondario è collegato solo a un voltmetro; nella prova in cortocircuito è chiuso da un conduttore.

I risultati si esprimono in percentuale dei valori nominali: i0%=100I0/Ini_0\% = 100\,I_0/I_n, p0%=100P0/Snp_0\% = 100\,P_0/S_n, vk%=100Vk/Vnv_k\% = 100\,V_k/V_n e pk%=100Pk/Snp_k\% = 100\,P_k/S_n. Con la potenza, le tensioni e la frequenza nominali stanno sulla targa del trasformatore, e bastano a costruirne il modello ridotto.

Targa metallica di un trasformatore trifase in resina Trafo-Union GEAFOL con i dati in tabella: potenza 400 kVA, anno 1975, tensioni di 21 000, 20 000 e 19 000 V e 400 V, correnti 11,55 A e 577 A, frequenza 50 Hz, gruppo Dyn 5, raffreddamento AN, massa 1,78 t.

La targa di un trasformatore trifase in resina da 400400 kVA e 5050 Hz, del 1975. L’alta tensione nominale è di 2020 kV, con prese di regolazione a 2121 e a 1919 kV, la bassa di 400400 V, e le correnti nominali sono 11,5511{,}55 A e 577577 A. Le correnti tornano con In=Sn/(3Vn)I_n = S_n/(\sqrt3\,V_n): per esempio 400000/(320000)=11,55400\,000/(\sqrt3\cdot 20\,000) = 11{,}55 A. Si leggono anche il gruppo di collegamento, Dyn5, il raffreddamento naturale in aria, AN, la tensione di cortocircuito, vk%=5,85v_k\% = 5{,}85, e la massa, 1,781{,}78 t.

Rotkaeppchen68, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Proposizione (parametri del modello ridotto dai dati di targa)

Riferiti all’avvolgimento di tensione nominale VnV_n, per un trasformatore monofase di potenza nominale SnS_n,

Zeq=vk%100Vn2Sn,Req=pk%100Vn2Sn,Xeq=Zeq2Req2,Z_{eq} = \frac{v_k\%}{100}\,\frac{V_n^2}{S_n} , \qquad R_{eq} = \frac{p_k\%}{100}\,\frac{V_n^2}{S_n} , \qquad X_{eq} = \sqrt{Z_{eq}^2 - R_{eq}^2} ,Rfe=100p0%Vn2Sn,Y0=i0%100SnVn2,Xμ=1Y021/Rfe2.R_{fe} = \frac{100}{p_0\%}\,\frac{V_n^2}{S_n} , \qquad Y_0 = \frac{i_0\%}{100}\,\frac{S_n}{V_n^2} , \qquad X_\mu = \frac{1}{\sqrt{Y_0^2 - 1/R_{fe}^2}} .
Dimostrazione.

La corrente nominale è In=Sn/VnI_n = S_n/V_n. Nella prova in cortocircuito il ramo derivato, sotto una tensione ridotta, assorbe una corrente trascurabile, e resta l’impedenza in serie: Zeq=Vk/In=(vk%/100)VnVn/SnZ_{eq} = V_k/I_n = (v_k\%/100)\,V_n\cdot V_n/S_n e Req=Pk/In2=(pk%/100)SnVn2/Sn2R_{eq} = P_k/I_n^2 = (p_k\%/100)\,S_n\cdot V_n^2/S_n^2. Nella prova a vuoto resta il solo ramo derivato sotto la tensione VnV_n: P0=Vn2/RfeP_0 = V_n^2/R_{fe}RfeR_{fe}, e il modulo dell’ammettenza è Y0=I0/Vn=(i0%/100)In/VnY_0 = I_0/V_n = (i_0\%/100)\,I_n/V_n. L’ammettenza del parallelo è 1/Rfej/Xμ1/R_{fe} - j/X_\mu, di modulo 1/Rfe2+1/Xμ2\sqrt{1/R_{fe}^2 + 1/X_\mu^2}, da cui XμX_\mu.

Fine della dimostrazione.

La tensione di cortocircuito dice anche quanto vale la corrente di un cortocircuito ai morsetti del secondario, se la rete che alimenta il primario è ideale: Icc=Vn/Zeq=In100/vk%I_{cc} = V_n/Z_{eq} = I_n\cdot 100/v_k\%. Un trasformatore con vk%=4v_k\% = 4 dà una corrente di cortocircuito di 2525 volte la nominale. Una tensione di cortocircuito alta limita le correnti di guasto ma aumenta la caduta di tensione sotto carico, e il progetto cerca un compromesso; l’articolo sul cortocircuito e le protezioni riparte da qui.

Caduta di tensione e rendimento

Proposizione (caduta di tensione del trasformatore)

Alimentato alla tensione nominale, con tensione a vuoto V20V_{20} sul secondario, un trasformatore che eroga la corrente I2=αI2nI_2 = \alpha I_{2n} a un carico con fattore di potenza cosφ\cos\varphi in ritardo ha una caduta di tensione percentuale

Δv%α(pk%cosφ+vx%sinφ),vx%=(vk%)2(pk%)2.\Delta v\% \approx \alpha\,\big(p_k\%\cos\varphi + v_x\%\sin\varphi\big) , \qquad v_x\% = \sqrt{(v_k\%)^2 - (p_k\%)^2} .
Dimostrazione.

Riferito al secondario, il modello ridotto è un generatore ideale di tensione V20V_{20} con in serie Req+jXeqR''_{eq} + jX''_{eq}, come una linea. Per la caduta di tensione industriale ΔVI2(Reqcosφ+Xeqsinφ)\Delta V \approx I_2\,(R''_{eq}\cos\varphi + X''_{eq}\sin\varphi). Dividendo per V20V_{20}, che è la tensione nominale del secondario, e usando la proposizione precedente, I2nReq/V20=ReqSn/V202=pk%/100I_{2n}R''_{eq}/V_{20} = R''_{eq}S_n/V_{20}^2 = p_k\%/100, e allo stesso modo I2nXeq/V20=vx%/100I_{2n}X''_{eq}/V_{20} = v_x\%/100.

Fine della dimostrazione.

Teorema (carico di massimo rendimento)

Alimentato alla tensione nominale, con fattore di potenza del carico cosφ\cos\varphi e frazione di carico α=I2/I2n\alpha = I_2/I_{2n}, e trascurando la caduta di tensione, il trasformatore ha rendimento

η(α)=αSncosφαSncosφ+P0+α2Pk,\eta(\alpha) = \frac{\alpha S_n\cos\varphi}{\alpha S_n\cos\varphi + P_0 + \alpha^2P_k} ,

che è massimo per α=P0/Pk\alpha^* = \sqrt{P_0/P_k}, cioè quando le perdite negli avvolgimenti uguagliano quelle nel ferro.

Dimostrazione.

La potenza erogata è αSncosφ\alpha S_n\cos\varphi. Le perdite nel ferro dipendono dalla tensione, che non cambia, e valgono P0P_0; quelle negli avvolgimenti vanno con il quadrato della corrente e a corrente nominale valgono PkP_k, quindi α2Pk\alpha^2P_k. Il rendimento è massimo quando è minimo il rapporto tra le perdite e la potenza erogata, cioè quando è minima g(α)=P0/α+αPkg(\alpha) = P_0/\alpha + \alpha P_k. La derivata g(α)=P0/α2+Pkg'(\alpha) = -P_0/\alpha^2 + P_k è negativa per α2<P0/Pk\alpha^2 < P_0/P_k, positiva dopo, e si annulla per α2Pk=P0\alpha^2P_k = P_0.

Fine della dimostrazione.

Il massimo cade allo stesso carico con qualunque fattore di potenza. I trasformatori di distribuzione passano gran parte del tempo lontano dal carico nominale, e si progettano con perdite a vuoto piccole rispetto a quelle in cortocircuito, così che il massimo rendimento cada attorno a metà del carico.

Rendimento del trasformatore al variare del carico Un grafico con la frazione del carico nominale in orizzontale, da zero a 1,25, e il rendimento in verticale, dal 96 al 99,5 per cento. Due curve salgono rapidamente con i carichi piccoli, raggiungono un massimo e poi scendono lentamente: quella blu con fattore di potenza 1, più alta, con il massimo vicino al 99,1 per cento, e quella arancione con fattore di potenza 0,8. Una retta verticale tratteggiata a 0,45 del carico nominale passa per i due massimi. 97%98%99% 0 0,5 1 α* α cos φ = 1 cos φ = 0,8

Il rendimento di un trasformatore da 630630 kVA, con P0=1,26P_0 = 1{,}26 kW e Pk=6,3P_k = 6{,}3 kW, al variare della frazione di carico α\alpha, con cosφ=1\cos\varphi = 1 e cosφ=0,8\cos\varphi = 0{,}8. Il massimo è per α=P0/Pk0,45\alpha^* = \sqrt{P_0/P_k} \approx 0{,}45; a vuoto il rendimento crolla, perché le perdite nel ferro restano mentre la potenza erogata va a zero.

I trasformatori trifase

Un sistema trifase si può trasformare con tre trasformatori monofase, uno per fase, ma conviene riunirli su un solo nucleo. Tre nuclei monofase affiancati, ciascuno con una colonna per gli avvolgimenti e una di ritorno, possono avere le tre colonne di ritorno fuse in una, percorsa dalla somma dei tre flussi. Con tensioni simmetriche, per la proposizione sulla tensione e il flusso, i tre flussi formano una terna simmetrica e la loro somma è nulla: la colonna di ritorno non serve. Resta il nucleo a tre colonne, con i due avvolgimenti di ogni fase sulla stessa colonna e i gioghi che chiudono il circuito magnetico.

Il nucleo a tre colonne di un trasformatore trifase Il nucleo di un trasformatore trifase visto di fronte: un rettangolo di lamierini con due finestre, che lasciano tre colonne verticali unite in alto e in basso dai gioghi. Su ogni colonna ci sono due avvolgimenti concentrici, disegnati come due rettangoli: quello interno, arancione, di bassa tensione, e quello esterno, blu, di alta tensione. In ogni colonna una freccia indica il flusso. Nell'animazione le tre frecce si allungano, si accorciano e cambiano verso, sfasate di un terzo di periodo: quando una è lunga verso l'alto, le altre due sono più corte e verso il basso. fase 1fase 2fase 3 Φ1 + Φ2 + Φ3 = 0

Il nucleo a tre colonne di un trasformatore trifase, con l’avvolgimento di bassa tensione, all’interno, e quello di alta tensione, all’esterno, su ciascuna colonna. Nell’animazione le frecce indicano i flussi delle tre colonne: sfasati di un terzo di periodo, in ogni istante hanno somma nulla, e il flusso che sale in una colonna scende nelle altre due.

Trasformatore trifase con tre grandi avvolgimenti rossi affiancati con la scritta GEAFOL, stretti in alto e in basso da profilati d'acciaio blu e montati su ruote.

Un trasformatore trifase in resina da 100100 kVA, 1010 kV/400400 V, del 1986, esposto al Deutsches Museum di Monaco. Le tre colonne del nucleo portano ciascuna i due avvolgimenti, inglobati nella resina rossa; i gioghi, in alto e in basso, sono stretti da profilati d’acciaio, e le ruote servono a spostarlo durante l’installazione.

Dmm2va7, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

I tre avvolgimenti di ciascun lato si collegano a stella o a triangolo. La sigla lo dice con una lettera maiuscola per l’alta tensione e una minuscola per la bassa: Y o y per la stella, D o d per il triangolo, con una N o una n se il centro stella è portato fuori come neutro.

Proposizione (rapporto delle tensioni concatenate)

Con N1N_1 ed N2N_2 spire per colonna, il rapporto tra le tensioni concatenate di alta e di bassa tensione è N1/N2N_1/N_2 nei collegamenti Yy e Dd, N1/(3N2)N_1/(\sqrt3\,N_2) nel collegamento Dy e 3N1/N2\sqrt3\,N_1/N_2 nel collegamento Yd.

Dimostrazione.

Sulla stessa colonna le tensioni dei due avvolgimenti stanno nel rapporto N1/N2N_1/N_2, perché hanno la stessa tensione per spira. In un avvolgimento a triangolo la tensione di colonna è una tensione concatenata; in uno a stella è una tensione di fase, e la concatenata è 3\sqrt3 volte più grande. Nel Dy, con U1U_1 e U2U_2 tensioni di colonna, V1=U1V_1 = U_1 e V2=3U2V_2 = \sqrt3\,U_2, quindi V1/V2=N1/(3N2)V_1/V_2 = N_1/(\sqrt3\,N_2); gli altri casi sono uguali.

Fine della dimostrazione.

Oltre al modulo cambia la fase, e lo sfasamento si misura in ore.

Definizione (gruppo orario)

Il gruppo orario di un trasformatore trifase è il ritardo della tensione concatenata di bassa tensione rispetto alla corrispondente di alta tensione, in multipli di 30°30°. Con la tensione di alta tensione come lancetta sulle 1212, il gruppo è l’ora indicata dalla tensione di bassa tensione.

Proposizione (il collegamento Dy11)

Se sulla colonna 11 l’avvolgimento di alta tensione, a triangolo, sta tra le linee 11 e 22, e quello di bassa tensione, a stella, è l’avvolgimento della fase 11, con le altre colonne collegate allo stesso modo e i contrassegni dalla stessa parte, la tensione concatenata Vˉ12\bar V''_{12} di bassa tensione è in anticipo di 30°30° su Vˉ12\bar V'_{12}: il gruppo è 1111.

Dimostrazione.

Sulla stessa colonna le tensioni dei due avvolgimenti sono in fase, quindi Eˉ1\bar E''_1 è in fase con Vˉ12\bar V'_{12}, e allo stesso modo Eˉ2\bar E''_2 con Vˉ23\bar V'_{23} ed Eˉ3\bar E''_3 con Vˉ31\bar V'_{31}. Le tensioni di fase della bassa tensione formano quindi una terna simmetrica diretta, e per la proposizione sulle terne simmetriche Vˉ12=Eˉ1Eˉ2\bar V''_{12} = \bar E''_1 - \bar E''_2 è in anticipo di 30°30° su Eˉ1\bar E''_1. Un anticipo di 30°30° è un ritardo di 330°=1130°330° = 11\cdot 30°.

Fine della dimostrazione.

Il gruppo orario Dy11 A sinistra tre fasori blu uguali, sfasati di 120 gradi: le tensioni degli avvolgimenti primari a triangolo, V′₁₂ verso l'alto, V′₂₃ in basso a destra, V′₃₁ in basso a sinistra. A destra un quadrante d'orologio con dodici tacche. Dentro, una lancetta tratteggiata blu verso le 12 indica la direzione di V′₁₂; tre fasori grigi più corti sono le tensioni di fase del secondario a stella, E″₁ verso l'alto, in fase con V′₁₂. Un fasore arancione più lungo, V″₁₂, punta verso le 11: la tensione concatenata del secondario è in anticipo di 30 gradi su quella del primario. V′12V′23V′31 12 11 E″1 V″12 primario, D secondario, y

Il gruppo orario Dy11. A sinistra le tensioni degli avvolgimenti di alta tensione a triangolo, che sono tensioni concatenate. A destra le tensioni di fase della bassa tensione a stella, in grigio, in fase con quelle della stessa colonna, e la tensione concatenata Vˉ12\bar V''_{12}, in arancione: se Vˉ12\bar V'_{12} segna le 1212, Vˉ12\bar V''_{12} segna le 1111.

Dyn11 è il collegamento usuale dei trasformatori tra media e bassa tensione. Il neutro della stella dà le tensioni di fase a 230230 V per le utenze monofase, e il triangolo lascia circolare al proprio interno la parte delle correnti squilibrate che sulla bassa tensione torna dal neutro, senza trasmetterla alla linea di media tensione. Un trasformatore trifase simmetrico con carico equilibrato si studia con il monofase equivalente dell’articolo sui sistemi trifase: una stella equivalente con tensioni di fase V/3V/\sqrt3, alla quale si applicano il circuito equivalente e il modello ridotto. Le formule dei dati di targa restano le stesse, con VnV_n tensione concatenata e SnS_n potenza trifase: con In=Sn/(3Vn)I_n = S_n/(\sqrt3\,V_n) si ha, per esempio, Zeq=(Vk/3)/In=(vk%/100)Vn2/SnZ_{eq} = (V_k/\sqrt3)/I_n = (v_k\%/100)\,V_n^2/S_n. Il gruppo orario aggiunge una rotazione di fase, che per i moduli e per le potenze non conta.

Come è fatto un trasformatore

Il nucleo è un pacco di lamierini di ferro al silicio, con le colonne, su cui stanno gli avvolgimenti, e i gioghi, che le collegano. La sezione delle colonne è a gradini, per avvicinarsi al cerchio e riempire meglio gli avvolgimenti cilindrici. I due avvolgimenti di una colonna sono concentrici: così si accoppiano al massimo e si riducono le forze tra le loro correnti, che durante un cortocircuito diventano enormi. L’avvolgimento di bassa tensione sta all’interno, vicino al nucleo collegato a terra, e quello di alta tensione all’esterno, dove c’è più spazio per l’isolamento. I trasformatori monofase piccoli sono spesso corazzati: gli avvolgimenti stanno sulla colonna centrale, e il flusso si divide tra le due colonne laterali, che possono avere metà sezione.

Piccolo trasformatore monofase: un pacco di lamierini con i fori di fissaggio agli angoli e, al centro, un rocchetto giallo con l'avvolgimento di filo di rame.

Un piccolo trasformatore monofase corazzato. I due avvolgimenti, uno sopra l’altro, stanno sul rocchetto della colonna centrale del pacco di lamierini, e il flusso si richiude attraverso le due colonne laterali; i capi degli avvolgimenti escono dal rocchetto in alto.

Raimond Spekking, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Le perdite diventano calore, da portare fuori. I trasformatori piccoli e quelli in resina, usati nelle cabine al chiuso, si raffreddano in aria. I trasformatori più grandi hanno nucleo e avvolgimenti immersi nell’olio minerale dentro una cassa: l’olio isola e porta il calore verso le pareti e i radiatori. Una sigla di quattro lettere descrive il raffreddamento: le prime due il fluido a contatto con gli avvolgimenti e come circola, le ultime due il fluido esterno e come circola, con O per l’olio, A per l’aria, W per l’acqua, N per la circolazione naturale e F per quella forzata. Un trasformatore ONAN ha olio e aria in circolazione naturale; un ONAF aggiunge i ventilatori sui radiatori.

Trasformatore trifase con avvolgimenti rossi in un locale piastrellato, collegato a cavi che salgono verso l'alto, con un cartello giallo di pericolo elettrico e, sulla parete, un quadro aperto.

Un trasformatore in resina da 400400 kVA, 2020 kV/400400 V, installato in una cabina. Il cartello giallo avverte che la superficie scotta: gli avvolgimenti si raffreddano nell’aria del locale, per convezione naturale.

Rotkaeppchen68, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Accanto ai trasformatori di potenza ce ne sono di speciali. I trasformatori di isolamento separano un impianto dalla rete, come nelle sale operatorie, dove un primo guasto verso terra non deve interrompere l’alimentazione. I trasformatori di misura riducono tensioni e correnti a valori che gli strumenti e le protezioni possono leggere. I trasformatori con variatore sotto carico hanno delle prese sull’avvolgimento di alta tensione, che cambiano il numero di spire, e con esso il rapporto di trasformazione, senza scollegare la macchina.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un trasformatore trifase Dyn11 da 630630 kVA, 15/0,415/0{,}4 kV, 5050 Hz, ha i0%=1,5i_0\% = 1{,}5, p0%=0,2p_0\% = 0{,}2, pk%=1,0p_k\% = 1{,}0 e vk%=4v_k\% = 4. Calcola le correnti nominali, i parametri del modello ridotto per fase riferiti alla bassa tensione, il rapporto spire e la corrente di cortocircuito ai morsetti di bassa tensione con una rete di alimentazione ideale.

Le correnti nominali sono 630000/(315000)=24,2630\,000/(\sqrt3\cdot 15\,000) = 24{,}2 A e 630000/(3400)=909630\,000/(\sqrt3\cdot 400) = 909 A. Con Vn2/Sn=4002/630000=0,254 ΩV_n^2/S_n = 400^2/630\,000 = 0{,}254\ \Omega, la stella equivalente ha Zeq=0,040,254=10,2Z_{eq} = 0{,}04\cdot 0{,}254 = 10{,}2 mΩ, Req=0,010,254=2,54R_{eq} = 0{,}01\cdot 0{,}254 = 2{,}54 mΩ e Xeq=10,1622,542=9,84X_{eq} = \sqrt{10{,}16^2 - 2{,}54^2} = 9{,}84 mΩ. Per il ramo derivato Rfe=1000,254/0,2=127 ΩR_{fe} = 100\cdot 0{,}254/0{,}2 = 127\ \Omega, Y0=0,015/0,254=0,0591Y_0 = 0{,}015/0{,}254 = 0{,}0591 S e Xμ=1/0,05912(1/127)2=17,1 ΩX_\mu = 1/\sqrt{0{,}0591^2 - (1/127)^2} = 17{,}1\ \Omega. Nel Dy V1/V2=N1/(3N2)V_1/V_2 = N_1/(\sqrt3\,N_2), quindi N1/N2=315000/400=65N_1/N_2 = \sqrt3\cdot 15\,000/400 = 65. La corrente di cortocircuito è 909100/4=22,7909\cdot 100/4 = 22{,}7 kA.

Commento: la reattanza è quasi quattro volte la resistenza, come in tutti i trasformatori di potenza. La corrente a vuoto è di 13,613{,}6 A sul lato di bassa tensione, meno del due percento della nominale, e le perdite a vuoto, 1,261{,}26 kW, ci sono giorno e notte, anche quando nessuno consuma.

Esercizio 2. Un trasformatore monofase da 3030 kVA ha il primario a 1010 kV, 5050 Hz, con 25002500 spire, il secondario con 250250 spire e un nucleo di sezione 200200 cm². Calcola l’induzione massima nel nucleo, la corrente nominale del secondario e la tensione con cui si può alimentare il primario a 6060 Hz con la stessa induzione massima.

BM=V/(4,44fNS)=10000/(4,445025000,02)=0,90B_M = V/(4{,}44\,fNS) = 10\,000/(4{,}44\cdot 50\cdot 2500\cdot 0{,}02) = 0{,}90 T. Il secondario ha 10000250/2500=100010\,000\cdot 250/2500 = 1000 V, e la corrente nominale è 30000/1000=3030\,000/1000 = 30 A. A 6060 Hz, con la stessa induzione, la tensione cresce con la frequenza: 1060/50=1210\cdot 60/50 = 12 kV.

Commento: 0,90{,}9 T è un valore prudente, lontano dalla saturazione. Il ragionamento non vale al contrario: un trasformatore da 6060 Hz alimentato a 5050 Hz con la stessa tensione lavora con un’induzione più alta del 20%20\%, e se era già vicino al ginocchio della curva la corrente magnetizzante cresce molto.

Esercizio 3. Il trasformatore dell’esercizio 1 eroga la corrente nominale a un carico con cosφ=0,8\cos\varphi = 0{,}8. Calcola la tensione concatenata sul carico, con 400400 V a vuoto, e il rendimento. Per quale carico il rendimento è massimo, e quanto vale con cosφ=1\cos\varphi = 1?

vx%=4212=3,87v_x\% = \sqrt{4^2 - 1^2} = 3{,}87, e Δv%10,8+3,870,6=3,12\Delta v\% \approx 1\cdot 0{,}8 + 3{,}87\cdot 0{,}6 = 3{,}12: il carico ha 400(10,0312)=387,5400\cdot(1 - 0{,}0312) = 387{,}5 V. Il carico assorbe 504504 kW, con perdite di 1,261{,}26 kW nel ferro e 6,36{,}3 kW negli avvolgimenti, e il rendimento è 504/511,6=98,5%504/511{,}6 = 98{,}5\%. Il massimo è per α=1,26/6,3=0,447\alpha^* = \sqrt{1{,}26/6{,}3} = 0{,}447, cioè 282282 kVA; con cosφ=1\cos\varphi = 1 il trasformatore eroga 281,7281{,}7 kW con 2,522{,}52 kW di perdite, e il rendimento è 99,1%99{,}1\%.

Commento: la caduta di tensione dipende soprattutto dalla reattanza e dalla potenza reattiva del carico. Con un carico resistivo sarebbe solo l’1%1\%; per questo i trasformatori di distribuzione hanno prese di regolazione sull’avvolgimento di media tensione, che si scelgono una volta per tutte secondo la tensione della rete e il carico previsto.

Esercizio 4. Un amplificatore a valvole eroga la massima potenza su un carico di 5000 Ω5000\ \Omega, e deve pilotare un altoparlante da 8 Ω8\ \Omega attraverso un trasformatore di uscita. Considerandolo ideale, calcola il rapporto di trasformazione e le correnti nei due avvolgimenti quando l’altoparlante riceve 1010 W.

L’altoparlante visto dal primario vale k28 Ωk^2\cdot 8\ \Omega, e deve valere 5000 Ω5000\ \Omega: k=5000/8=25k = \sqrt{5000/8} = 25. Con 1010 W la corrente nell’altoparlante è 10/8=1,12\sqrt{10/8} = 1{,}12 A e quella nel primario 1,12/25=44,71{,}12/25 = 44{,}7 mA; infatti 50000,04472=105000\cdot 0{,}0447^2 = 10 W.

Commento: è l’adattamento di impedenza dell’articolo sul mutuo induttore, usato alle frequenze audio. Il trasformatore reale limita la banda: alle frequenze basse la reattanza di magnetizzazione diventa piccola e porta via corrente, a quelle alte pesano le reattanze di dispersione.

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