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Quadrivettori e tensore metrico

Fisica · Relatività ristretta Articolo

Percorso: Relatività ristretta · 9 di 12

Prima di questo, potrebbe interessarti: Le trasformazioni di Lorentz , La forza relativistica

Indice

Perché i vettori ordinari non bastano

In meccanica classica spostamento, velocità, accelerazione, quantità di moto e forza cambiano tutti allo stesso modo quando si ruota il sistema di riferimento, e cambiano poco o niente quando si passa a un sistema in moto uniforme. Per questo sono vettori, e le leggi scritte con loro, come F=ma\mathbf F = m\mathbf a, hanno la stessa forma per tutti gli osservatori.

In relatività questa proprietà si perde. Le coordinate spaziali si trasformano con Lorentz mescolandosi con il tempo, la velocità si trasforma con la composizione relativistica, la forza con una legge ancora diversa, e il campo magnetico compare per alcuni osservatori e non per altri. I vettori a tre componenti non portano con sé la simmetria dello spaziotempo, che è l’invarianza dell’intervallo. Servono oggetti a quattro componenti che si trasformino tutti come le coordinate (ct,x,y,z)(ct, x, y, z): i quadrivettori. Questo articolo li costruisce e riscrive con loro la dinamica degli articoli precedenti.

Notazione e trasformazioni di Lorentz

Le coordinate di un evento si scrivono xμx^\mu, con l’indice greco μ\mu che va da 00 a 33: x0=ctx^0 = ct, x1=xx^1 = x, x2=yx^2 = y, x3=zx^3 = z. Gli indici latini i,j,ki, j, k vanno da 11 a 33 e indicano solo le coordinate spaziali. Si adotta la convenzione di Einstein: quando in un prodotto uno stesso indice compare due volte, una in alto e una in basso, è sottintesa la somma su tutti i suoi valori. Per esempio aμbμa_\mu b^\mu vuol dire a0b0+a1b1+a2b2+a3b3a_0b^0 + a_1b^1 + a_2b^2 + a_3b^3.

Il tensore metrico di Minkowski è la matrice

gμν=(1000010000100001),g_{\mu\nu} = \begin{pmatrix} 1 & 0 & 0 & 0 \\ 0 & -1 & 0 & 0 \\ 0 & 0 & -1 & 0 \\ 0 & 0 & 0 & -1 \end{pmatrix},

e con esso l’intervallo tra due eventi vicini si scrive ds2=gμνdxμdxνds^2 = g_{\mu\nu}\,dx^\mu dx^\nu. La matrice inversa si indica con gμνg^{\mu\nu}, e qui ha gli stessi elementi: gμνgνρ=δρμg^{\mu\nu}g_{\nu\rho} = \delta^\mu_\rho, dove δρμ\delta^\mu_\rho vale 11 per μ=ρ\mu = \rho e 00 altrimenti.

Definizione (trasformazione di Lorentz)

Una trasformazione di Lorentz è una trasformazione lineare delle coordinate, xμ=Λμνxνx'^\mu = \Lambda^\mu{}_\nu\,x^\nu, che conserva l’intervallo, cioè tale che

gμνΛμρΛνσ=gρσ,g_{\mu\nu}\,\Lambda^\mu{}_\rho\,\Lambda^\nu{}_\sigma = g_{\rho\sigma},

o, in forma di matrici, ΛTgΛ=g\Lambda^{\mathsf T} g\,\Lambda = g.

La condizione è la stessa che nell’articolo sulla relatività di Galileo definiva le rotazioni, RTR=IR^{\mathsf T}R = I, con gg al posto della matrice identità. Le rotazioni degli assi spaziali sono trasformazioni di Lorentz, e lo sono le trasformazioni di Lorentz lungo xx ricavate in un articolo precedente.

Proposizione (la trasformazione lungo x)

La matrice della trasformazione di Lorentz lungo xx con velocità V=βcV = \beta c,

Λ=(γβγ00βγγ0000100001),\Lambda = \begin{pmatrix} \gamma & -\beta\gamma & 0 & 0 \\ -\beta\gamma & \gamma & 0 & 0 \\ 0 & 0 & 1 & 0 \\ 0 & 0 & 0 & 1 \end{pmatrix},

soddisfa ΛTgΛ=g\Lambda^{\mathsf T} g\,\Lambda = g.

Dimostrazione.

Le ultime due righe e colonne danno l’identità, e su di esse gg vale 1-1: il blocco in basso a destra di ΛTgΛ\Lambda^{\mathsf T} g\,\Lambda è I-I, come in gg. Resta il blocco 2×22 \times 2 su (x0,x1)(x^0, x^1):

(γβγβγγ)(1001)(γβγβγγ)=(γ2β2γ2βγ2+βγ2βγ2+βγ2β2γ2γ2)=(1001),\begin{pmatrix} \gamma & -\beta\gamma \\ -\beta\gamma & \gamma \end{pmatrix} \begin{pmatrix} 1 & 0 \\ 0 & -1 \end{pmatrix} \begin{pmatrix} \gamma & -\beta\gamma \\ -\beta\gamma & \gamma \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} \gamma^2 - \beta^2\gamma^2 & -\beta\gamma^2 + \beta\gamma^2 \\ -\beta\gamma^2 + \beta\gamma^2 & \beta^2\gamma^2 - \gamma^2 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 1 & 0 \\ 0 & -1 \end{pmatrix},

perché γ2(1β2)=1\gamma^2(1 - \beta^2) = 1. I blocchi misti sono nulli.

Fine della dimostrazione.

Quadrivettori e prodotto scalare

Definizione (quadrivettore)

Un quadrivettore è una quaterna di grandezze AμA^\mu che, passando da un sistema inerziale a un altro, si trasforma come le coordinate: Aμ=ΛμνAνA'^\mu = \Lambda^\mu{}_\nu\,A^\nu. Le AμA^\mu si chiamano componenti controvarianti. Le componenti covarianti sono Aμ=gμνAνA_\mu = g_{\mu\nu}A^\nu, cioè A0=A0A_0 = A^0 e Ai=AiA_i = -A^i.

La componente A0A^0 è la componente temporale, le altre tre formano un vettore ordinario A\mathbf A, e si scrive Aμ=(A0,A)A^\mu = (A^0, \mathbf A), Aμ=(A0,A)A_\mu = (A^0, -\mathbf A). Per una rotazione degli assi spaziali A0A^0 non cambia e A\mathbf A ruota come un vettore ordinario. Con gμνg^{\mu\nu} si torna dalle componenti covarianti alle controvarianti: Aμ=gμνAνA^\mu = g^{\mu\nu}A_\nu.

Definizione (prodotto scalare)

Il prodotto scalare di due quadrivettori è

AB=gμνAμBν=AμBμ=AμBμ=A0B0AB,A \cdot B = g_{\mu\nu}\,A^\mu B^\nu = A_\mu B^\mu = A^\mu B_\mu = A^0B^0 - \mathbf A\cdot\mathbf B,

e AA=(A0)2A2A \cdot A = (A^0)^2 - |\mathbf A|^2 è il quadrato di AA.

Teorema (invarianza del prodotto scalare)

Il prodotto scalare di due quadrivettori ha lo stesso valore in tutti i sistemi inerziali.

Dimostrazione.

Nel nuovo sistema,

AB=gμνAμBν=gμνΛμρAρΛνσBσ=(gμνΛμρΛνσ)AρBσ=gρσAρBσ=AB,A' \cdot B' = g_{\mu\nu}\,A'^\mu B'^\nu = g_{\mu\nu}\,\Lambda^\mu{}_\rho A^\rho\,\Lambda^\nu{}_\sigma B^\sigma = \big(g_{\mu\nu}\Lambda^\mu{}_\rho\Lambda^\nu{}_\sigma\big)\,A^\rho B^\sigma = g_{\rho\sigma}A^\rho B^\sigma = A \cdot B,

dove si è usata la definizione di trasformazione di Lorentz.

Fine della dimostrazione.

Una grandezza con lo stesso valore in tutti i sistemi inerziali si chiama scalare di Lorentz, o quadriscalare. L’intervallo è il quadrato del quadrivettore spostamento, e il teorema lo contiene come caso particolare. Come per gli intervalli, un quadrivettore AA si dice di tipo tempo, luce o spazio secondo il segno di AAA \cdot A, e il tipo non dipende dall’osservatore.

Proposizione (trasformazione delle componenti covarianti)

Le componenti covarianti si trasformano con la matrice inversa: Aμ=(Λ1)νμAνA'_\mu = (\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu\,A_\nu.

Dimostrazione.

Da ΛTgΛ=g\Lambda^{\mathsf T} g\,\Lambda = g, moltiplicando a destra per Λ1\Lambda^{-1} e poi a sinistra per (ΛT)1(\Lambda^{\mathsf T})^{-1}, si ha gΛ1=(ΛT)1gg\,\Lambda^{-1} = (\Lambda^{\mathsf T})^{-1} g, cioè gΛg1=(Λ1)Tg\,\Lambda\,g^{-1} = (\Lambda^{-1})^{\mathsf T}. In componenti, gμρΛρσgσν=(Λ1)νμg_{\mu\rho}\Lambda^\rho{}_\sigma g^{\sigma\nu} = (\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu. Allora

Aμ=gμρAρ=gμρΛρσAσ=gμρΛρσgσνAν=(Λ1)νμAν.A'_\mu = g_{\mu\rho}A'^\rho = g_{\mu\rho}\Lambda^\rho{}_\sigma A^\sigma = g_{\mu\rho}\Lambda^\rho{}_\sigma g^{\sigma\nu}A_\nu = (\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu\,A_\nu .

Fine della dimostrazione.

Per la trasformazione lungo xx le componenti controvarianti cambiano come ctct e xx,

A0=γ(A0βA1),A1=γ(A1βA0),A2=A2,A3=A3,A'^0 = \gamma\,(A^0 - \beta A^1), \qquad A'^1 = \gamma\,(A^1 - \beta A^0), \qquad A'^2 = A^2, \qquad A'^3 = A^3,

mentre in quelle covarianti β-\beta diventa +β+\beta, perché l’inversa si ottiene cambiando segno alla velocità.

Definizione (quadritensore di rango due)

Un quadritensore di rango due è un insieme di sedici grandezze TμνT^{\mu\nu} che si trasformano come i prodotti AμBνA^\mu B^\nu delle componenti di due quadrivettori: Tμν=ΛμρΛνσTρσT'^{\mu\nu} = \Lambda^\mu{}_\rho\,\Lambda^\nu{}_\sigma\,T^{\rho\sigma}. Gli indici si abbassano con gμνg_{\mu\nu} e si alzano con gμνg^{\mu\nu}, uno per volta.

Il tensore metrico merita il suo nome: è un tensore, e ha le stesse componenti in tutti i sistemi inerziali. Le componenti covarianti di un tensore si trasformano, per la proposizione precedente applicata a ciascun indice, come Tμν=(Λ1)ρμ(Λ1)σνTρσT'_{\mu\nu} = (\Lambda^{-1})^\rho{}_\mu(\Lambda^{-1})^\sigma{}_\nu T_{\rho\sigma}. Moltiplicando ΛTgΛ=g\Lambda^{\mathsf T} g\,\Lambda = g a sinistra per (Λ1)T(\Lambda^{-1})^{\mathsf T} e a destra per Λ1\Lambda^{-1} si ha g=(Λ1)TgΛ1g = (\Lambda^{-1})^{\mathsf T} g\,\Lambda^{-1}, che in componenti è proprio gμν=(Λ1)ρμ(Λ1)σνgρσg_{\mu\nu} = (\Lambda^{-1})^\rho{}_\mu(\Lambda^{-1})^\sigma{}_\nu\,g_{\rho\sigma}. In relatività generale i suoi elementi dipenderanno dal punto, e da lì verrà la curvatura.

Quadrivelocità e quadriaccelerazione

In meccanica classica il moto è r(t)\mathbf r(t), e il tempo tt è lo stesso per tutti. In relatività il tempo di un osservatore non va bene come parametro della linea di universo, ma il cammino proprio ss lungo la linea, con ds=cdτds = c\,d\tau, è uno scalare di Lorentz: la linea di universo si scrive xμ(s)x^\mu(s).

Definizione (quadrivelocità e quadriaccelerazione)

Lungo la linea di universo di una particella con massa, la quadrivelocità e la quadriaccelerazione sono

uμ=dxμds,wμ=duμds=d2xμds2.u^\mu = \frac{dx^\mu}{ds}, \qquad w^\mu = \frac{du^\mu}{ds} = \frac{d^2x^\mu}{ds^2}.

Sono quadrivettori: dxμdx^\mu lo è, e dividerlo o derivarlo rispetto a uno scalare non cambia la legge di trasformazione, perché Λ\Lambda è costante. Con questa definizione uμu^\mu è adimensionale; alcuni testi derivano rispetto a τ\tau, e ottengono una quadrivelocità cc volte più grande.

Teorema (componenti e quadrato della quadrivelocità)

Per una particella con velocità v\mathbf v,

uμ=(γ, γvc),uu=1,uw=0.u^\mu = \left(\gamma,\ \gamma\,\frac{\mathbf v}{c}\right), \qquad u \cdot u = 1, \qquad u \cdot w = 0 .
Dimostrazione.

Per la proposizione sul tempo proprio, ds=cdτ=cdt/γds = c\,d\tau = c\,dt/\gamma. Quindi u0=d(ct)/ds=γu^0 = d(ct)/ds = \gamma e ui=dxi/ds=(γ/c)dxi/dt=γvi/cu^i = dx^i/ds = (\gamma/c)\,dx^i/dt = \gamma v^i/c. Il quadrato è uu=γ2γ2v2/c2=γ2(1v2/c2)=1u \cdot u = \gamma^2 - \gamma^2 v^2/c^2 = \gamma^2(1 - v^2/c^2) = 1.

Derivando rispetto a ss l’identità gμνuμuν=1g_{\mu\nu}u^\mu u^\nu = 1, con gμνg_{\mu\nu} costante e simmetrico, si ha gμνwμuν+gμνuμwν=2uw=0g_{\mu\nu}w^\mu u^\nu + g_{\mu\nu}u^\mu w^\nu = 2\,u \cdot w = 0.

Fine della dimostrazione.

Il quadrato della quadrivelocità è lo stesso per ogni particella e in ogni istante, anche per una particella ferma, che «avanza nel tempo» con uμ=(1,0,0,0)u^\mu = (1, 0, 0, 0). Le quattro componenti non sono indipendenti: ne bastano tre. E la quadriaccelerazione è sempre ortogonale alla quadrivelocità, nel senso del prodotto scalare di Minkowski. Nel sistema in cui la particella è istantaneamente ferma uμ=(1,0)u^\mu = (1, \mathbf 0), e l’ortogonalità dice che lì w0=0w^0 = 0: la quadriaccelerazione ha solo componenti spaziali, che valgono a/c2\mathbf a/c^2, con a\mathbf a l’accelerazione misurata in quel sistema. Il numero c4ww-c^4\,w \cdot w è quindi il quadrato di quella accelerazione, detta accelerazione propria.

Il quadrimpulso

Definizione (quadrimpulso)

Il quadrimpulso di una particella di massa mm è pμ=mcuμp^\mu = mc\,u^\mu.

Teorema (energia e quantità di moto formano un quadrivettore)

pμ=(Ec, p),pp=m2c2,p^\mu = \left(\frac Ec,\ \mathbf p\right), \qquad p \cdot p = m^2c^2,

dove E=γmc2E = \gamma mc^2 e p=γmv\mathbf p = \gamma m\mathbf v sono l’energia e la quantità di moto relativistiche.

Dimostrazione.

Dal teorema sulla quadrivelocità, p0=mcγ=γmc2/c=E/cp^0 = mc\,\gamma = \gamma mc^2/c = E/c e pi=mcγvi/c=γmvip^i = mc\,\gamma v^i/c = \gamma m v^i. Il quadrato è pp=m2c2uu=m2c2p \cdot p = m^2c^2\,u \cdot u = m^2c^2.

Fine della dimostrazione.

Uguagliando pp=E2/c2p2p \cdot p = E^2/c^2 - |\mathbf p|^2 a m2c2m^2c^2 si ritrova la relazione energia-impulso E2=p2c2+m2c4E^2 = p^2c^2 + m^2c^4, qui come conseguenza del fatto che il quadrato di un quadrivettore è invariante. La massa è il «modulo» del quadrimpulso, lo stesso per tutti; energia e quantità di moto sono le sue componenti, che cambiano da un osservatore all’altro.

Corollario (trasformazione di energia e quantità di moto)

Per la trasformazione lungo xx con velocità V=βcV = \beta c,

E=γ(EVpx),px=γ(pxVc2E),py=py,pz=pz.E' = \gamma\,(E - Vp_x), \qquad p_x' = \gamma\left(p_x - \frac{V}{c^2}\,E\right), \qquad p_y' = p_y, \qquad p_z' = p_z .
Dimostrazione.

pμp^\mu è un quadrivettore e si trasforma come A0=γ(A0βA1)A'^0 = \gamma(A^0 - \beta A^1), A1=γ(A1βA0)A'^1 = \gamma(A^1 - \beta A^0). Con A0=E/cA^0 = E/c e A1=pxA^1 = p_x: E/c=γ(E/cβpx)E'/c = \gamma(E/c - \beta p_x), cioè E=γ(EVpx)E' = \gamma(E - Vp_x), e px=γ(pxβE/c)=γ(pxVE/c2)p_x' = \gamma(p_x - \beta E/c) = \gamma(p_x - VE/c^2).

Fine della dimostrazione.

Per una particella senza massa la definizione mcuμmc\,u^\mu non si può usare, perché la sua linea di universo ha ds=0ds = 0. Il quadrimpulso si definisce direttamente con le sue componenti, pμ=(E/c,p)p^\mu = (E/c, \mathbf p) con E=pcE = |\mathbf p|c: è un quadrivettore di tipo luce, con pp=0p \cdot p = 0. Che si trasformi davvero come un quadrivettore è un fatto dell’elettromagnetismo, e da lì viene l’effetto Doppler relativistico dell’esercizio 2.

La quadriforza

Definizione (quadriforza)

La quadriforza su una particella di massa mm è Fμ=dpμdsF^\mu = \dfrac{dp^\mu}{ds}.

L’equazione Fμ=dpμ/dsF^\mu = dp^\mu/ds, detta equazione di Minkowski, ha la stessa forma in tutti i sistemi inerziali: è il secondo principio della dinamica in forma covariante.

Proposizione (componenti della quadriforza)

Con F=dp/dt\mathbf F = d\mathbf p/dt la forza ordinaria,

Fμ=(γc2Fv, γcF),Fu=0.F^\mu = \left(\frac{\gamma}{c^2}\,\mathbf F\cdot\mathbf v,\ \frac{\gamma}{c}\,\mathbf F\right), \qquad F \cdot u = 0 .
Dimostrazione.

Poiché ds=cdt/γds = c\,dt/\gamma, d/ds=(γ/c)d/dtd/ds = (\gamma/c)\,d/dt. Allora F0=(γ/c)d(E/c)/dt=(γ/c2)dE/dt=(γ/c2)FvF^0 = (\gamma/c)\,d(E/c)/dt = (\gamma/c^2)\,dE/dt = (\gamma/c^2)\,\mathbf F\cdot\mathbf v, per il teorema dell’energia dell’articolo sulla forza relativistica, e Fi=(γ/c)dpi/dt=(γ/c)FordiF^i = (\gamma/c)\,dp^i/dt = (\gamma/c)\,F^i_{\text{ord}}. Infine Fμ=mcduμ/ds=mcwμF^\mu = mc\,du^\mu/ds = mc\,w^\mu, e Fu=mcwu=0F \cdot u = mc\,w \cdot u = 0.

Fine della dimostrazione.

La legge di trasformazione della forza ordinaria, complicata se ricavata direttamente, si ottiene ora trasformando FμF^\mu come un quadrivettore e dividendo per il fattore γ/c\gamma/c del nuovo sistema. Resta però il problema segnalato nell’articolo precedente: le forze della meccanica classica presuppongono interazioni istantanee, e una quadriforza relativistica coerente si ottiene solo includendo il campo che trasmette l’interazione.

La conservazione del quadrimpulso

Energia e quantità di moto di un sistema isolato si conservano, e per particelle libere lo si è dimostrato con il teorema di Noether. In relatività si assume che valga in generale, e gli esperimenti lo confermano senza eccezioni, a patto di usare le espressioni relativistiche e di includere nell’energia le energie a riposo.

Principio (conservazione del quadrimpulso)

Il quadrimpulso totale Pμ=apaμP^\mu = \sum_a p_a^\mu di un sistema isolato si conserva. In particolare, in un urto tra particelle libere prima e dopo l’interazione, il quadrimpulso totale prima dell’urto è uguale a quello dopo.

La somma di quadrivettori è un quadrivettore, e la conservazione non dipende dall’osservatore: se PdopoμPprimaμ=0P^\mu_{\text{dopo}} - P^\mu_{\text{prima}} = 0 in un sistema, lo stesso vale in ogni altro, perché Λ\Lambda applicata al vettore nullo dà il vettore nullo. La conservazione dell’energia e quella della quantità di moto non sono più due leggi separate: sono le quattro componenti di una sola.

Proposizione (massa invariante di un sistema)

Sia PμP^\mu il quadrimpulso totale di un sistema di particelle con massa, e Mc=PPM c = \sqrt{P \cdot P}.

  1. PP è di tipo tempo, con P0>0P^0 > 0, ed esiste un sistema inerziale in cui la quantità di moto totale è nulla; lì l’energia totale vale Mc2Mc^2.
  2. MamaM \ge \sum_a m_a, con l’uguaglianza solo se tutte le particelle hanno la stessa velocità.
Dimostrazione.

Si comincia da due quadrivettori AA e BB di tipo tempo con componente temporale positiva, cioè A0>AA^0 > |\mathbf A| e B0>BB^0 > |\mathbf B|.

La somma è di tipo tempo. A0+B0>A+BA+BA^0 + B^0 > |\mathbf A| + |\mathbf B| \ge |\mathbf A + \mathbf B|, per la disuguaglianza triangolare.

Disuguaglianza triangolare inversa. Si calcola in un sistema in cui A=0\mathbf A = 0: esiste, perché la velocità cA/A0c\,\mathbf A/A^0 ha modulo minore di cc, e per la proposizione sui sistemi di quiete dell’articolo sull’intervallo si può annullare la parte spaziale con una trasformazione di Lorentz. Lì A=(a,0)A = (a, \mathbf 0) con a=AAa = \sqrt{A \cdot A}, e AB=aB0aBBA \cdot B = aB^0 \ge a\sqrt{B \cdot B}, perché (B0)2=BB+B2BB(B^0)^2 = B \cdot B + |\mathbf B|^2 \ge B \cdot B, con l’uguaglianza solo se B=0\mathbf B = 0 in quel sistema. Il prodotto scalare è invariante, quindi in ogni sistema

(A+B)(A+B)=AA+BB+2AB(AA+BB)2.(A + B) \cdot (A + B) = A \cdot A + B \cdot B + 2\,A \cdot B \ge \Big(\sqrt{A \cdot A} + \sqrt{B \cdot B}\Big)^2 .

I quadrimpulsi delle particelle con massa sono di tipo tempo con p0>0p^0 > 0. Per induzione sul numero di particelle, PP è di tipo tempo con P0>0P^0 > 0 e PPamac\sqrt{P \cdot P} \ge \sum_a m_a c. L’uguaglianza richiede che, a ogni passo, la parte spaziale del quadrimpulso aggiunto sia nulla nel sistema di quiete della somma precedente, cioè che tutte le particelle abbiano la stessa velocità.

Infine, nel sistema in cui P=0\mathbf P = 0, che esiste per lo stesso argomento usato sopra, PP=(P0)2=E2/c2P \cdot P = (P^0)^2 = E^2/c^2, e E=Mc2E = Mc^2.

Fine della dimostrazione.

Il sistema in cui P=0\mathbf P = 0 è il sistema del centro di massa, e MM è la massa invariante del sistema: la stessa grandezza dell’articolo sull’energia, dove la massa di un sistema era la sua energia a riposo divisa per c2c^2, qui calcolabile in qualunque sistema di riferimento. La disuguaglianza MamaM \ge \sum_a m_a riguarda particelle libere: in un sistema legato l’energia di interazione, negativa, abbassa la massa sotto la somma delle masse delle parti, come nel deutone. Negli urti la massa invariante di prima e quella di dopo sono uguali, perché lo è il quadrimpulso totale, e questo è lo strumento principale dell’articolo successivo.

Campi e operatori nello spaziotempo

Un campo scalare Φ(x)\Phi(x) assegna un numero a ogni evento, lo stesso per tutti gli osservatori: Φ(x)=Φ(x)\Phi'(x') = \Phi(x). Un campo quadrivettoriale Vμ(x)V^\mu(x) assegna un quadrivettore a ogni evento. Le derivate rispetto alle coordinate si indicano con

μ=xμ=(1ct, ),μ=gμνν=(1ct, ).\partial_\mu = \frac{\partial}{\partial x^\mu} = \left(\frac{1}{c}\frac{\partial}{\partial t},\ \nabla\right), \qquad \partial^\mu = g^{\mu\nu}\partial_\nu = \left(\frac{1}{c}\frac{\partial}{\partial t},\ -\nabla\right).

Proposizione (operatori covarianti)

  1. Il quadrigradiente μΦ\partial_\mu\Phi di un campo scalare si trasforma come le componenti covarianti di un quadrivettore.
  2. La quadridivergenza μVμ=1cV0t+V\partial_\mu V^\mu = \dfrac1c\dfrac{\partial V^0}{\partial t} + \nabla\cdot\mathbf V di un campo quadrivettoriale è uno scalare di Lorentz.
  3. Il dalembertiano =μμ=1c22t22\Box = \partial_\mu\partial^\mu = \dfrac{1}{c^2}\dfrac{\partial^2}{\partial t^2} - \nabla^2 è un operatore invariante: applicato a uno scalare dà uno scalare, applicato a ciascuna componente di un quadrivettore dà un quadrivettore.
Dimostrazione.

Dalla trasformazione inversa xν=(Λ1)νμxμx^\nu = (\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu\,x'^\mu si ha xν/xμ=(Λ1)νμ\partial x^\nu/\partial x'^\mu = (\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu.

  1. Per la regola di derivazione delle funzioni composte, μΦ=(xν/xμ)νΦ=(Λ1)νμνΦ\partial'_\mu\Phi = (\partial x^\nu/\partial x'^\mu)\,\partial_\nu\Phi = (\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu\,\partial_\nu\Phi, che è la legge delle componenti covarianti.

  2. Con Vμ=ΛμρVρV'^\mu = \Lambda^\mu{}_\rho V^\rho e il punto 1 applicato a ogni componente,

μVμ=(Λ1)νμν(ΛμρVρ)=(Λμρ(Λ1)νμ)νVρ=δρννVρ=ρVρ,\partial'_\mu V'^\mu = (\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu\,\partial_\nu\big(\Lambda^\mu{}_\rho V^\rho\big) = \big(\Lambda^\mu{}_\rho(\Lambda^{-1})^\nu{}_\mu\big)\,\partial_\nu V^\rho = \delta^\nu_\rho\,\partial_\nu V^\rho = \partial_\rho V^\rho,

dove si è usato che Λ\Lambda è costante e che (Λ1Λ)νρ=δρν(\Lambda^{-1}\Lambda)^\nu{}_\rho = \delta^\nu_\rho.

  1. μ=gμνν\partial^\mu = g^{\mu\nu}\partial_\nu si trasforma come le componenti controvarianti, e μμ\partial_\mu\partial^\mu è un prodotto scalare tra un indice covariante e uno controvariante: per lo stesso calcolo del punto 2 è invariante. Esplicitamente, μμ=02ii2=1c2t22\partial_\mu\partial^\mu = \partial_0^2 - \sum_i \partial_i^2 = \tfrac{1}{c^2}\partial_t^2 - \nabla^2.

Fine della dimostrazione.

Il dalembertiano è l’operatore dell’equazione delle onde: Φ=0\Box\Phi = 0 descrive onde che viaggiano a velocità cc, e la sua invarianza dice che per tutti gli osservatori viaggiano a cc. Il rotore invece non ha un analogo quadrivettoriale. Il suo posto è preso dal tensore antisimmetrico μAννAμ\partial_\mu A_\nu - \partial_\nu A_\mu, con sei componenti indipendenti invece di tre; nell’articolo sull’elettromagnetismo, costruito sul quadripotenziale, conterrà insieme il campo elettrico e il campo magnetico.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un protone, con mpc2=938,3m_pc^2 = 938{,}3 MeV, si muove lungo xx con p=1,000p = 1{,}000 GeV/cc. Calcola energia e quantità di moto per un osservatore che si muove lungo xx con V=0,50cV = 0{,}50\,c, e verifica che la massa non cambia.

Nel sistema di partenza E=(pc)2+(mpc2)2=10002+938,32E = \sqrt{(pc)^2 + (m_pc^2)^2} = \sqrt{1000^2 + 938{,}3^2} MeV 1371,3\approx 1371{,}3 MeV. Con γ=1/0,751,1547\gamma = 1/\sqrt{0{,}75} \approx 1{,}1547:

E=γ(Eβpc)1,1547(1371,3500,0) MeV1006,1 MeV,E' = \gamma\,(E - \beta\,pc) \approx 1{,}1547\,(1371{,}3 - 500{,}0)\ \text{MeV} \approx 1006{,}1\ \text{MeV}, pc=γ(pcβE)1,1547(1000,0685,6) MeV363,0 MeV.p'c = \gamma\,(pc - \beta E) \approx 1{,}1547\,(1000{,}0 - 685{,}6)\ \text{MeV} \approx 363{,}0\ \text{MeV}.

Verifica: 1006,12363,02\sqrt{1006{,}1^2 - 363{,}0^2} MeV 938,3\approx 938{,}3 MeV.

Commento: scrivendo energie e quantità di moto nelle stesse unità, MeV e MeV/cc, le formule di trasformazione sono quelle delle coordinate con EE al posto di ctct e pcpc al posto di xx. La verifica finale è il modo più rapido di scoprire un errore di segno: se la massa cambia, qualcosa è sbagliato.

Esercizio 2. Una stella si allontana dalla Terra a 0,20c0{,}20\,c ed emette, nel proprio sistema, luce di lunghezza d’onda 500500 nm lungo la congiungente. Che lunghezza d’onda si misura sulla Terra?

Per un fotone E=hc/λE = hc/\lambda e, lungo la direzione del moto, px=±E/cp_x = \pm E/c. Nel sistema della stella il fotone va verso la Terra, cioè in verso opposto al moto della stella rispetto alla Terra. Con l’asse xx orientato come la velocità della Terra rispetto alla stella, V=0,20cV = 0{,}20\,c e il fotone ha px=+E/cp_x = +E/c nel sistema della stella: va nello stesso verso in cui la Terra si allontana. Allora

E=γ(EVpx)=γE(1β)=E1β1+β,E' = \gamma\,(E - Vp_x) = \gamma E\,(1 - \beta) = E\,\sqrt{\frac{1 - \beta}{1 + \beta}},

e λ=λ(1+β)/(1β)=500 nm1,20/0,80612\lambda' = \lambda\sqrt{(1 + \beta)/(1 - \beta)} = 500\ \text{nm} \cdot \sqrt{1{,}20/0{,}80} \approx 612 nm.

Commento: è l’effetto Doppler relativistico, ricavato in una riga dalla trasformazione del quadrimpulso. La luce di una sorgente che si allontana arriva spostata verso il rosso. A differenza del Doppler del suono, qui conta solo la velocità relativa tra sorgente e osservatore, perché non c’è un mezzo che distingua un sistema dall’altro.

Esercizio 3. Verifica che il moto iperbolico dell’articolo sulla forza relativistica, u1=γβ=at/cu^1 = \gamma\beta = at/c, ha accelerazione propria costante e uguale ad aa.

Da u1=at/cu^1 = at/c e uu=1u \cdot u = 1 si ha u0=γ=1+(at/c)2u^0 = \gamma = \sqrt{1 + (at/c)^2}. Con d/ds=(γ/c)d/dtd/ds = (\gamma/c)\,d/dt:

w1=γcac=γac2,w0=γca2t/c2γ=a2tc3.w^1 = \frac{\gamma}{c}\,\frac{a}{c} = \frac{\gamma a}{c^2}, \qquad w^0 = \frac{\gamma}{c}\,\frac{a^2t/c^2}{\gamma} = \frac{a^2t}{c^3}.

Allora

ww=a4t2c6γ2a2c4=a2c4(a2t2c2γ2)=a2c4,w \cdot w = \frac{a^4t^2}{c^6} - \frac{\gamma^2a^2}{c^4} = \frac{a^2}{c^4}\left(\frac{a^2t^2}{c^2} - \gamma^2\right) = -\frac{a^2}{c^4},

perché γ2=1+a2t2/c2\gamma^2 = 1 + a^2t^2/c^2. L’accelerazione propria c4ww\sqrt{-c^4\,w \cdot w} vale aa in ogni istante.

Commento: nel laboratorio l’accelerazione ordinaria diminuisce nel tempo, come a/γ3a/\gamma^3, e la particella non supera mai cc. Ma un accelerometro a bordo segnerebbe sempre lo stesso valore aa. Il moto con accelerazione propria costante è quello di un’astronave che mantiene sempre la stessa spinta sentita dall’equipaggio.

Esercizio 4. Due fotoni di energia 1,01{,}0 GeV ciascuno viaggiano in direzioni che formano un angolo θ\theta. Calcola la massa invariante della coppia per θ=0\theta = 0, 90°90° e 180°180°.

PP=p1p1+p2p2+2p1p2=2p1p2P \cdot P = p_1 \cdot p_1 + p_2 \cdot p_2 + 2\,p_1 \cdot p_2 = 2\,p_1 \cdot p_2, perché i fotoni hanno quadrato nullo. Con p1p2=E1E2/c2p1p2=(E1E2/c2)(1cosθ)p_1 \cdot p_2 = E_1E_2/c^2 - \mathbf p_1\cdot\mathbf p_2 = (E_1E_2/c^2)(1 - \cos\theta):

M2c4=2E1E2(1cosθ).M^2c^4 = 2E_1E_2\,(1 - \cos\theta).

Per θ=0\theta = 0, M=0M = 0. Per θ=90°\theta = 90°, Mc2=2Mc^2 = \sqrt{2} GeV 1,41\approx 1{,}41 GeV. Per θ=180°\theta = 180°, Mc2=2,0Mc^2 = 2{,}0 GeV.

Commento: la massa di un sistema non è la somma delle masse, qui nulle, delle sue parti. Due fotoni che viaggiano insieme non hanno massa invariante; due fotoni che si scontrano frontalmente hanno tutta la loro energia disponibile, e con 22 GeV possono produrre, per esempio, una coppia protone-antiprotone, la cui massa invariante minima è circa 1,881{,}88 GeV.

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