Le trasformazioni di Lorentz
Percorso: Relatività ristretta · 4 di 12
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Indice
Rotazioni nello spaziotempo
Nell’articolo sulla relatività di Galileo le trasformazioni tra sistemi con gli assi ruotati sono state ricavate imponendo che conservassero la distanza di Pitagora. Qui si fa la stessa cosa con l’intervallo, che per l’articolo precedente è la grandezza che tutti gli osservatori inerziali misurano uguale. Il risultato sono le trasformazioni di Lorentz, che Lorentz aveva trovato cercando le trasformazioni che lasciano invariate le equazioni di Maxwell e che Einstein ricavò dai due postulati.
La situazione è la solita. si muove rispetto a con velocità lungo l’asse , gli assi sono paralleli, le origini coincidono a , e . Le trasformazioni sono lineari, dipendono con continuità da e per sono l’identità.
Le coordinate perpendicolari al moto non cambiano: e , per la proposizione sulle lunghezze trasversali dell’articolo sui postulati di Einstein. E e non dipendono da e da . Se fosse, per esempio, , una rotazione di mezzo giro attorno all’asse , che cambia segno a e lascia tutto il resto com’è, darebbe ; l’isotropia dello spazio attorno alla direzione del moto impone che le due scritture coincidano, quindi . Restano da trovare le relazioni tra e , e l’intervallo si riduce a .
Servono le funzioni iperboliche, definite per ogni reale da
Svolgendo i quadrati si verifica che : il punto sta sull’iperbole come sta sulla circonferenza. Valgono anche le formule di addizione
che si verificano sostituendo le definizioni. La funzione è strettamente crescente e assume tutti i valori reali, e va da a in modo strettamente crescente.
Le trasformazioni che conservano l’intervallo
Lemma (trasformazioni iperboliche)
Sia , una trasformazione lineare con per ogni , e con e . Allora esiste un unico reale tale che
Sostituendo,
Perché questo sia uguale a per ogni e i coefficienti devono coincidere (si prendono ; poi ; poi ):
Poiché assume ogni valore reale una sola volta, esiste un unico con . Allora , e con si ha . Allo stesso modo esiste un unico con e . La terza condizione diventa
e poiché si annulla solo in , .
Fine della dimostrazione.
Le condizioni e escludono le trasformazioni che invertono il verso dell’asse o quello del tempo. Sono automatiche per le trasformazioni tra osservatori inerziali che dipendono con continuità dalla velocità: dalle prime due condizioni e , quindi e non si annullano mai, non cambiano segno e restano uguali al valore che hanno per .
Teorema (trasformazioni di Lorentz)
Le coordinate di un evento nei sistemi e sono legate da
e la trasformazione inversa si ottiene scambiando le coordinate con apice e senza apice e cambiando segno a :
Per l’invarianza dell’intervallo, per quanto detto sulle coordinate perpendicolari e per il lemma, e per un certo .
L’origine di ha in ogni istante e in segue la legge . Sostituendo, per ogni , quindi . Si pone , così che . Da , dividendo per , si ha , cioè
Con e :
e dividendo la seconda per si ottiene la formula per .
Per l’inversa si risolve il sistema. Da e , moltiplicando la seconda per e sommandola alla prima, , cioè . Moltiplicando la prima per e sommandola alla seconda, , cioè .
Fine della dimostrazione.
Il numero si chiama rapidità. Con la rapidità una trasformazione di Lorentz si scrive
e somiglia a una rotazione degli assi, con le funzioni iperboliche al posto di quelle circolari. La differenza di segno è la stessa che c’è tra la distanza di Pitagora, , e l’intervallo, . Esistono trasformazioni di Lorentz più generali, con velocità relativa in una direzione qualsiasi e assi ruotati; qui non servono.
Il limite di Galileo
Quando è molto più grande delle velocità e dei rapporti tra distanze e tempi in gioco, le trasformazioni di Lorentz diventano quelle di Galileo. Formalmente, per con , e fissati, e , e restano e .
Conviene pensare a piuttosto che a . Nella formula del tempo il termine è piccolo solo se anche non è troppo grande: con km/s, la velocità della Terra attorno al Sole, e pari a un anno luce, vale anni, cioè quasi un’ora. La relatività della simultaneità non si nota nella vita quotidiana perché le distanze su cui confrontiamo gli orologi sono piccole, non solo perché andiamo piano.
Le conseguenze ritrovate
Nell’articolo sui postulati di Einstein dilatazione dei tempi, contrazione delle lunghezze e relatività della simultaneità erano state ricavate con esperimenti ideali. Con le trasformazioni di Lorentz si ritrovano in una riga ciascuna, applicate alle differenze di coordinate , tra due eventi, che si trasformano con le stesse formule perché le trasformazioni sono lineari.
Corollario (dilatazione, contrazione, simultaneità)
- Due eventi che avvengono nello stesso punto di () e sono separati in dal tempo proprio , in sono separati da .
- Un regolo fermo in lungo , di lunghezza propria , ha in la lunghezza , dove è la distanza tra le posizioni delle estremità nello stesso istante di .
- Due eventi simultanei in () a distanza sono separati in dal tempo .
-
Dalla trasformazione inversa, con : .
-
Le estremità del regolo sono ferme in , quindi la loro distanza in è qualunque siano gli istanti in cui si considerano. La lunghezza in si misura prendendo le posizioni delle estremità nello stesso istante di , cioè due eventi con . Dalla trasformazione diretta, .
-
Dalla trasformazione diretta, con : .
Fine della dimostrazione.
Anche gli assi di nel diagramma di Minkowski di si leggono direttamente: dà , e dà , le due rette trovate nell’articolo precedente.
La composizione delle velocità
Un corpo si muove rispetto a con velocità . Con Galileo la velocità rispetto a sarebbe . Con Lorentz no.
Teorema (composizione delle velocità)
La velocità del corpo rispetto a ha componenti
Tra due posizioni vicine del corpo le differenze di coordinate si trasformano come le coordinate, per la linearità:
Si divide ciascuna delle prime tre per la quarta, e poi numeratore e denominatore per , usando , , :
e lo stesso per . Il denominatore non si annulla, perché quando e .
Fine della dimostrazione.
Corollario (la velocità della luce non si supera)
Per un moto lungo , se e , allora . Se , allora .
Sia , positivo. Dalla formula del teorema,
Se e tutti i fattori sono positivi, quindi e , cioè . Se la prima uguaglianza dà ; se la seconda dà .
Fine della dimostrazione.
La seconda parte è il secondo postulato ritrovato: la luce ha velocità anche per . Vale per ogni direzione, non solo lungo , e lo si vede senza fare conti: un impulso di luce collega eventi separati da un intervallo nullo, e l’intervallo nullo è nullo per tutti.
Con la rapidità la composizione diventa una somma. Se e , la formula di addizione della tangente iperbolica,
che si ottiene dividendo per e poi numeratore e denominatore per , mostra che : le rapidità si sommano come si sommavano le velocità di Galileo. E poiché non raggiunge mai , nessuna somma di rapidità, per quanto lunga, porta a .
C’è poi una conseguenza che guarda avanti. In fisica classica spostamenti, velocità, accelerazioni e forze cambiano tutti allo stesso modo da un osservatore all’altro, e per questo sono vettori. Qui lo spostamento si trasforma con le formule di Lorentz, la velocità con quelle, diverse, di questo paragrafo, e l’accelerazione con formule più complicate ancora. I vettori ordinari non rispettano le simmetrie dello spaziotempo, e per scrivere leggi uguali per tutti gli osservatori serviranno oggetti a quattro componenti, i quadrivettori. Prima, però, la meccanica va riscritta, e lo strumento adatto è il principio di minima azione.
Il fattore di Lorentz
Il fattore di Lorentz in funzione di , per tra 0 e 1. La curva parte da e resta quasi piatta per un lungo tratto: a vale circa , a circa . Poi sale sempre più ripida e tende all’infinito per : a vale già circa .
Per piccolo conviene lo sviluppo , che si ottiene dallo sviluppo di per piccolo. Le correzioni relativistiche sono quindi del secondo ordine in : per un satellite GPS, che viaggia a circa km/s, , abbastanza piccolo da trascurarlo in quasi tutto e abbastanza grande da contare per un orologio atomico.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. si muove rispetto a con . Un evento avviene in nel punto km all’istante s. Quali sono le sue coordinate in ? Verifica che l’intervallo con l’origine non cambia. Usa km/s.
Con e km km:
cioè s. Intervallo in : km². In : km².
Commento: scrivere le trasformazioni con e invece che con e le rende simmetriche e dimezza le occasioni di sbagliare le potenze di . L’intervallo è negativo, di tipo spazio: nessun segnale collega l’evento all’origine, ed è per questo che l’ordine temporale potrebbe cambiare per un osservatore più veloce.
Esercizio 2. Un’astronave si allontana dalla Terra con velocità e lancia in avanti una sonda che, rispetto all’astronave, ha velocità . Qual è la velocità della sonda misurata da Terra?
Con la regola di Galileo si otterrebbe , più della velocità della luce. Con la composizione relativistica:
Commento: quando le due velocità hanno lo stesso verso il denominatore è maggiore di 1 e riduce il risultato quanto basta a non superare . Per velocità piccole il prodotto è trascurabile e si ritrova la somma classica: con m/s la correzione è di circa una parte su .
Esercizio 3. Nel sistema di un’astronave che si muove con lungo , un impulso di luce viene emesso perpendicolarmente al moto, lungo . Qual è la sua velocità in , e che angolo forma con l’asse ?
In : , . Dal teorema, con :
Il modulo è , come deve essere. L’angolo con l’asse ha tangente , cioè circa invece di .
Commento: per chi sta in la luce è inclinata in avanti, nel verso del moto della sorgente. È l’aberrazione relativistica, lo stesso effetto per cui un osservatore in moto vede le stelle spostate verso la direzione in cui viaggia. Con Galileo si troverebbe e un modulo maggiore di .
Esercizio 4. Nel sistema due lampi avvengono nello stesso istante in due punti a distanza km lungo l’asse . Quanto tempo li separa per un osservatore che si muove lungo con , e a che distanza avvengono per lui?
Per il corollario, , cioè m m, e s: per il lampo più avanti lungo avviene prima. La distanza è km km.
Commento: la distanza in è più grande di quella in , e non contraddice la contrazione delle lunghezze. I due lampi non sono le estremità di un regolo fermo in misurate nello stesso istante di : sono simultanei in . La contrazione riguarda la lunghezza di un oggetto misurata da chi lo vede muoversi, e va applicata solo a quella situazione.
Esercizio 5. Un’astronave parte da ferma e fa tre accensioni dei motori; ciascuna le dà una velocità rispetto al sistema inerziale in cui si trovava prima dell’accensione. Qual è alla fine la velocità rispetto al sistema di partenza?
Con le rapidità: ogni accensione aggiunge , e alla fine , con . La velocità finale è circa .
Verifica componendo due volte: e danno ; e danno .
Commento: con Galileo la velocità finale sarebbe . Con Lorentz ogni accensione aggiunge la stessa rapidità ma una velocità sempre più piccola, e anche con infinite accensioni la velocità resterebbe sotto .
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