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Le trasformazioni di Lorentz

Fisica · Relatività ristretta Articolo

Percorso: Relatività ristretta · 4 di 12

Prima di questo, potrebbe interessarti: L'intervallo e i diagrammi di Minkowski

Indice

Rotazioni nello spaziotempo

Nell’articolo sulla relatività di Galileo le trasformazioni tra sistemi con gli assi ruotati sono state ricavate imponendo che conservassero la distanza di Pitagora. Qui si fa la stessa cosa con l’intervallo, che per l’articolo precedente è la grandezza che tutti gli osservatori inerziali misurano uguale. Il risultato sono le trasformazioni di Lorentz, che Lorentz aveva trovato cercando le trasformazioni che lasciano invariate le equazioni di Maxwell e che Einstein ricavò dai due postulati.

La situazione è la solita. KK' si muove rispetto a KK con velocità V=βcV = \beta c lungo l’asse xx, gli assi sono paralleli, le origini coincidono a t=t=0t = t' = 0, e γ=1/1β2\gamma = 1/\sqrt{1 - \beta^2}. Le trasformazioni sono lineari, dipendono con continuità da VV e per V=0V = 0 sono l’identità.

Le coordinate perpendicolari al moto non cambiano: y=yy' = y e z=zz' = z, per la proposizione sulle lunghezze trasversali dell’articolo sui postulati di Einstein. E xx' e tt' non dipendono da yy e da zz. Se fosse, per esempio, x=+kyx' = \dots + k\,y, una rotazione di mezzo giro attorno all’asse xx, che cambia segno a yy e lascia tutto il resto com’è, darebbe x=kyx' = \dots - k\,y; l’isotropia dello spazio attorno alla direzione del moto impone che le due scritture coincidano, quindi k=0k = 0. Restano da trovare le relazioni tra (ct,x)(ct, x) e (ct,x)(ct', x'), e l’intervallo si riduce a c2t2x2c^2t^2 - x^2.

Servono le funzioni iperboliche, definite per ogni φ\varphi reale da

coshφ=eφ+eφ2,sinhφ=eφeφ2,tanhφ=sinhφcoshφ.\cosh\varphi = \frac{e^\varphi + e^{-\varphi}}{2}, \qquad \sinh\varphi = \frac{e^\varphi - e^{-\varphi}}{2}, \qquad \tanh\varphi = \frac{\sinh\varphi}{\cosh\varphi}.

Svolgendo i quadrati si verifica che cosh2φsinh2φ=1\cosh^2\varphi - \sinh^2\varphi = 1: il punto (coshφ,sinhφ)(\cosh\varphi, \sinh\varphi) sta sull’iperbole u2w2=1u^2 - w^2 = 1 come (cosθ,sinθ)(\cos\theta, \sin\theta) sta sulla circonferenza. Valgono anche le formule di addizione

cosh(φ1±φ2)=coshφ1coshφ2±sinhφ1sinhφ2,sinh(φ1±φ2)=sinhφ1coshφ2±coshφ1sinhφ2,\cosh(\varphi_1 \pm \varphi_2) = \cosh\varphi_1\cosh\varphi_2 \pm \sinh\varphi_1\sinh\varphi_2, \qquad \sinh(\varphi_1 \pm \varphi_2) = \sinh\varphi_1\cosh\varphi_2 \pm \cosh\varphi_1\sinh\varphi_2,

che si verificano sostituendo le definizioni. La funzione sinh\sinh è strettamente crescente e assume tutti i valori reali, e tanh\tanh va da 1-1 a 11 in modo strettamente crescente.

Le trasformazioni che conservano l’intervallo

Lemma (trasformazioni iperboliche)

Sia x=ax+bctx' = a\,x + b\,ct, ct=ex+dctct' = e\,x + d\,ct una trasformazione lineare con c2t2x2=c2t2x2c^2t'^2 - x'^2 = c^2t^2 - x^2 per ogni (ct,x)(ct, x), e con a>0a > 0 e d>0d > 0. Allora esiste un unico ψ\psi reale tale che

x=xcoshψ+ctsinhψ,ct=xsinhψ+ctcoshψ.x' = x\cosh\psi + ct\sinh\psi, \qquad ct' = x\sinh\psi + ct\cosh\psi .
Dimostrazione.

Sostituendo,

c2t2x2=(e2a2)x2+2(edab)xct+(d2b2)c2t2.c^2t'^2 - x'^2 = (e^2 - a^2)\,x^2 + 2\,(ed - ab)\,x\,ct + (d^2 - b^2)\,c^2t^2 .

Perché questo sia uguale a c2t2x2c^2t^2 - x^2 per ogni xx e ctct i coefficienti devono coincidere (si prendono x=1,ct=0x = 1, ct = 0; poi x=0,ct=1x = 0, ct = 1; poi x=ct=1x = ct = 1):

a2e2=1,d2b2=1,edab=0.a^2 - e^2 = 1, \qquad d^2 - b^2 = 1, \qquad ed - ab = 0 .

Poiché sinh\sinh assume ogni valore reale una sola volta, esiste un unico ψ\psi con sinhψ=e\sinh\psi = e. Allora a2=1+sinh2ψ=cosh2ψa^2 = 1 + \sinh^2\psi = \cosh^2\psi, e con a>0a > 0 si ha a=coshψa = \cosh\psi. Allo stesso modo esiste un unico χ\chi con b=sinhχb = \sinh\chi e d=coshχd = \cosh\chi. La terza condizione diventa

sinhψcoshχcoshψsinhχ=sinh(ψχ)=0,\sinh\psi\cosh\chi - \cosh\psi\sinh\chi = \sinh(\psi - \chi) = 0,

e poiché sinh\sinh si annulla solo in 00, χ=ψ\chi = \psi.

Fine della dimostrazione.

Le condizioni a>0a > 0 e d>0d > 0 escludono le trasformazioni che invertono il verso dell’asse xx o quello del tempo. Sono automatiche per le trasformazioni tra osservatori inerziali che dipendono con continuità dalla velocità: dalle prime due condizioni a1|a| \ge 1 e d1|d| \ge 1, quindi aa e dd non si annullano mai, non cambiano segno e restano uguali al valore 11 che hanno per V=0V = 0.

Teorema (trasformazioni di Lorentz)

Le coordinate di un evento nei sistemi KK e KK' sono legate da

x=γ(xVt),y=y,z=z,t=γ(tVc2x),x' = \gamma\,(x - Vt), \qquad y' = y, \qquad z' = z, \qquad t' = \gamma\left(t - \frac{V}{c^2}\,x\right),

e la trasformazione inversa si ottiene scambiando le coordinate con apice e senza apice e cambiando segno a VV:

x=γ(x+Vt),y=y,z=z,t=γ(t+Vc2x).x = \gamma\,(x' + Vt'), \qquad y = y', \qquad z = z', \qquad t = \gamma\left(t' + \frac{V}{c^2}\,x'\right).
Dimostrazione.

Per l’invarianza dell’intervallo, per quanto detto sulle coordinate perpendicolari e per il lemma, x=xcoshψ+ctsinhψx' = x\cosh\psi + ct\sinh\psi e ct=xsinhψ+ctcoshψct' = x\sinh\psi + ct\cosh\psi per un certo ψ\psi.

L’origine di KK' ha x=0x' = 0 in ogni istante e in KK segue la legge x=Vtx = Vt. Sostituendo, 0=Vtcoshψ+ctsinhψ0 = Vt\cosh\psi + ct\sinh\psi per ogni tt, quindi tanhψ=V/c=β\tanh\psi = -V/c = -\beta. Si pone φ=ψ\varphi = -\psi, così che tanhφ=β\tanh\varphi = \beta. Da cosh2φsinh2φ=1\cosh^2\varphi - \sinh^2\varphi = 1, dividendo per cosh2φ\cosh^2\varphi, si ha 1tanh2φ=1/cosh2φ1 - \tanh^2\varphi = 1/\cosh^2\varphi, cioè

coshφ=11β2=γ,sinhφ=tanhφcoshφ=βγ.\cosh\varphi = \frac{1}{\sqrt{1 - \beta^2}} = \gamma, \qquad \sinh\varphi = \tanh\varphi\,\cosh\varphi = \beta\gamma .

Con coshψ=coshφ=γ\cosh\psi = \cosh\varphi = \gamma e sinhψ=sinhφ=βγ\sinh\psi = -\sinh\varphi = -\beta\gamma:

x=γxβγct=γ(xVt),ct=βγx+γct=γ(ctVcx),x' = \gamma x - \beta\gamma\,ct = \gamma\,(x - Vt), \qquad ct' = -\beta\gamma\,x + \gamma\,ct = \gamma\left(ct - \frac{V}{c}\,x\right),

e dividendo la seconda per cc si ottiene la formula per tt'.

Per l’inversa si risolve il sistema. Da x=γ(xVt)x' = \gamma(x - Vt) e ct=γ(ctβx)ct' = \gamma(ct - \beta x), moltiplicando la seconda per β\beta e sommandola alla prima, x+βct=γ(1β2)x=x/γx' + \beta ct' = \gamma(1 - \beta^2)\,x = x/\gamma, cioè x=γ(x+Vt)x = \gamma(x' + Vt'). Moltiplicando la prima per β\beta e sommandola alla seconda, ct+βx=γ(1β2)ct=ct/γct' + \beta x' = \gamma(1 - \beta^2)\,ct = ct/\gamma, cioè t=γ(t+Vx/c2)t = \gamma(t' + Vx'/c^2).

Fine della dimostrazione.

Il numero φ=artanhβ\varphi = \operatorname{artanh}\beta si chiama rapidità. Con la rapidità una trasformazione di Lorentz si scrive

x=xcoshφctsinhφ,ct=xsinhφ+ctcoshφ,x' = x\cosh\varphi - ct\sinh\varphi, \qquad ct' = -x\sinh\varphi + ct\cosh\varphi,

e somiglia a una rotazione degli assi, con le funzioni iperboliche al posto di quelle circolari. La differenza di segno è la stessa che c’è tra la distanza di Pitagora, x2+y2x^2 + y^2, e l’intervallo, c2t2x2c^2t^2 - x^2. Esistono trasformazioni di Lorentz più generali, con velocità relativa in una direzione qualsiasi e assi ruotati; qui non servono.

Il limite di Galileo

Quando cc è molto più grande delle velocità e dei rapporti tra distanze e tempi in gioco, le trasformazioni di Lorentz diventano quelle di Galileo. Formalmente, per cc \to \infty con VV, xx e tt fissati, γ1\gamma \to 1 e Vx/c20Vx/c^2 \to 0, e restano x=xVtx' = x - Vt e t=tt' = t.

Conviene pensare a cc \to \infty piuttosto che a VcV \ll c. Nella formula del tempo il termine Vx/c2Vx/c^2 è piccolo solo se anche xx non è troppo grande: con V=30V = 30 km/s, la velocità della Terra attorno al Sole, e xx pari a un anno luce, Vx/c2Vx/c^2 vale 30/30000030/300\,000 anni, cioè quasi un’ora. La relatività della simultaneità non si nota nella vita quotidiana perché le distanze su cui confrontiamo gli orologi sono piccole, non solo perché andiamo piano.

Le conseguenze ritrovate

Nell’articolo sui postulati di Einstein dilatazione dei tempi, contrazione delle lunghezze e relatività della simultaneità erano state ricavate con esperimenti ideali. Con le trasformazioni di Lorentz si ritrovano in una riga ciascuna, applicate alle differenze di coordinate Δx\Delta x, Δt\Delta t tra due eventi, che si trasformano con le stesse formule perché le trasformazioni sono lineari.

Corollario (dilatazione, contrazione, simultaneità)

  1. Due eventi che avvengono nello stesso punto di KK' (Δx=0\Delta x' = 0) e sono separati in KK' dal tempo proprio Δt\Delta t', in KK sono separati da Δt=γΔt\Delta t = \gamma\,\Delta t'.
  2. Un regolo fermo in KK' lungo xx, di lunghezza propria Δx\Delta x', ha in KK la lunghezza Δx=Δx/γ\Delta x = \Delta x'/\gamma, dove Δx\Delta x è la distanza tra le posizioni delle estremità nello stesso istante di KK.
  3. Due eventi simultanei in KK (Δt=0\Delta t = 0) a distanza Δx\Delta x sono separati in KK' dal tempo Δt=γVΔx/c2\Delta t' = -\gamma\,V\Delta x/c^2.
Dimostrazione.
  1. Dalla trasformazione inversa, con Δx=0\Delta x' = 0: Δt=γ(Δt+VΔx/c2)=γΔt\Delta t = \gamma(\Delta t' + V\Delta x'/c^2) = \gamma\,\Delta t'.

  2. Le estremità del regolo sono ferme in KK', quindi la loro distanza in KK' è Δx\Delta x' qualunque siano gli istanti tt' in cui si considerano. La lunghezza in KK si misura prendendo le posizioni delle estremità nello stesso istante tt di KK, cioè due eventi con Δt=0\Delta t = 0. Dalla trasformazione diretta, Δx=γ(ΔxVΔt)=γΔx\Delta x' = \gamma(\Delta x - V\Delta t) = \gamma\,\Delta x.

  3. Dalla trasformazione diretta, con Δt=0\Delta t = 0: Δt=γ(ΔtVΔx/c2)=γVΔx/c2\Delta t' = \gamma(\Delta t - V\Delta x/c^2) = -\gamma\,V\Delta x/c^2.

Fine della dimostrazione.

Anche gli assi di KK' nel diagramma di Minkowski di KK si leggono direttamente: x=0x' = 0x=Vt=βctx = Vt = \beta\,ct, e t=0t' = 0ct=βxct = \beta x, le due rette trovate nell’articolo precedente.

La composizione delle velocità

Un corpo si muove rispetto a KK' con velocità v=(vx,vy,vz)\mathbf v' = (v_x', v_y', v_z'). Con Galileo la velocità rispetto a KK sarebbe v+V\mathbf v' + \mathbf V. Con Lorentz no.

Teorema (composizione delle velocità)

La velocità v\mathbf v del corpo rispetto a KK ha componenti

vx=vx+V1+Vvx/c2,vy=vyγ(1+Vvx/c2),vz=vzγ(1+Vvx/c2).v_x = \frac{v_x' + V}{1 + V v_x'/c^2}, \qquad v_y = \frac{v_y'}{\gamma\,(1 + V v_x'/c^2)}, \qquad v_z = \frac{v_z'}{\gamma\,(1 + V v_x'/c^2)} .
Dimostrazione.

Tra due posizioni vicine del corpo le differenze di coordinate si trasformano come le coordinate, per la linearità:

dx=γ(dx+Vdt),dy=dy,dz=dz,dt=γ(dt+Vc2dx).dx = \gamma\,(dx' + V dt'), \qquad dy = dy', \qquad dz = dz', \qquad dt = \gamma\left(dt' + \frac{V}{c^2}\,dx'\right).

Si divide ciascuna delle prime tre per la quarta, e poi numeratore e denominatore per dtdt', usando dx/dt=vxdx'/dt' = v_x', dy/dt=vydy'/dt' = v_y', dz/dt=vzdz'/dt' = v_z':

vx=dxdt=γ(vx+V)γ(1+Vvx/c2),vy=dydt=vyγ(1+Vvx/c2),v_x = \frac{dx}{dt} = \frac{\gamma\,(v_x' + V)}{\gamma\,(1 + V v_x'/c^2)}, \qquad v_y = \frac{dy}{dt} = \frac{v_y'}{\gamma\,(1 + V v_x'/c^2)},

e lo stesso per vzv_z. Il denominatore non si annulla, perché Vvx<c2|V v_x'| < c^2 quando V<c|V| < c e vxc|v_x'| \le c.

Fine della dimostrazione.

Corollario (la velocità della luce non si supera)

Per un moto lungo xx, se vx<c|v_x'| < c e V<c|V| < c, allora vx<c|v_x| < c. Se vx=c|v_x'| = c, allora vx=c|v_x| = c.

Dimostrazione.

Sia D=1+Vvx/c2D = 1 + V v_x'/c^2, positivo. Dalla formula del teorema,

cvx=cDvxVD=c+Vvx/cvxVD=(cvx)(cV)cD,c - v_x = \frac{cD - v_x' - V}{D} = \frac{c + V v_x'/c - v_x' - V}{D} = \frac{(c - v_x')(c - V)}{c\,D},c+vx=cD+vx+VD=(c+vx)(c+V)cD.c + v_x = \frac{cD + v_x' + V}{D} = \frac{(c + v_x')(c + V)}{c\,D}.

Se vx<c|v_x'| < c e V<c|V| < c tutti i fattori sono positivi, quindi cvx>0c - v_x > 0 e c+vx>0c + v_x > 0, cioè vx<c|v_x| < c. Se vx=cv_x' = c la prima uguaglianza dà cvx=0c - v_x = 0; se vx=cv_x' = -c la seconda dà c+vx=0c + v_x = 0.

Fine della dimostrazione.

La seconda parte è il secondo postulato ritrovato: la luce ha velocità cc anche per KK. Vale per ogni direzione, non solo lungo xx, e lo si vede senza fare conti: un impulso di luce collega eventi separati da un intervallo nullo, e l’intervallo nullo è nullo per tutti.

Con la rapidità la composizione diventa una somma. Se β=vx/c=tanhφ\beta' = v_x'/c = \tanh\varphi' e β=V/c=tanhφ\beta = V/c = \tanh\varphi, la formula di addizione della tangente iperbolica,

tanh(φ+φ)=tanhφ+tanhφ1+tanhφtanhφ,\tanh(\varphi + \varphi') = \frac{\tanh\varphi + \tanh\varphi'}{1 + \tanh\varphi\tanh\varphi'},

che si ottiene dividendo sinh(φ+φ)\sinh(\varphi + \varphi') per cosh(φ+φ)\cosh(\varphi + \varphi') e poi numeratore e denominatore per coshφcoshφ\cosh\varphi\cosh\varphi', mostra che vx/c=tanh(φ+φ)v_x/c = \tanh(\varphi + \varphi'): le rapidità si sommano come si sommavano le velocità di Galileo. E poiché tanh\tanh non raggiunge mai 11, nessuna somma di rapidità, per quanto lunga, porta a cc.

C’è poi una conseguenza che guarda avanti. In fisica classica spostamenti, velocità, accelerazioni e forze cambiano tutti allo stesso modo da un osservatore all’altro, e per questo sono vettori. Qui lo spostamento si trasforma con le formule di Lorentz, la velocità con quelle, diverse, di questo paragrafo, e l’accelerazione con formule più complicate ancora. I vettori ordinari non rispettano le simmetrie dello spaziotempo, e per scrivere leggi uguali per tutti gli osservatori serviranno oggetti a quattro componenti, i quadrivettori. Prima, però, la meccanica va riscritta, e lo strumento adatto è il principio di minima azione.

Il fattore di Lorentz

Fattore di Lorentz in funzione di β Grafico di γ contro β, con β da 0 a 1 e γ da 1 a 8. La curva parte da γ = 1, resta quasi piatta fino a metà dell'intervallo, dove vale 1,15, e poi sale sempre più ripida verso la retta tratteggiata β = 1; a β = 0,99 vale 7,09. 1 2 4 6 8 0 0,5 1 1,15 7,09 β γ

Il fattore di Lorentz γ\gamma in funzione di β=V/c\beta = V/c, per β\beta tra 0 e 1. La curva parte da γ=1\gamma = 1 e resta quasi piatta per un lungo tratto: a β=0,1\beta = 0{,}1 vale circa 1,0051{,}005, a β=0,5\beta = 0{,}5 circa 1,151{,}15. Poi sale sempre più ripida e tende all’infinito per β1\beta \to 1: a β=0,99\beta = 0{,}99 vale già circa 7,17{,}1.

Per β\beta piccolo conviene lo sviluppo γ1+β2/2\gamma \approx 1 + \beta^2/2, che si ottiene dallo sviluppo di (1u)1/21+u/2(1 - u)^{-1/2} \approx 1 + u/2 per uu piccolo. Le correzioni relativistiche sono quindi del secondo ordine in V/cV/c: per un satellite GPS, che viaggia a circa 3,93{,}9 km/s, β2/28×1011\beta^2/2 \approx 8 \times 10^{-11}, abbastanza piccolo da trascurarlo in quasi tutto e abbastanza grande da contare per un orologio atomico.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. KK' si muove rispetto a KK con V=0,60cV = 0{,}60\,c. Un evento avviene in KK nel punto x=1,5x = 1{,}5 km all’istante t=4,0 μt = 4{,}0\ \mus. Quali sono le sue coordinate in KK'? Verifica che l’intervallo con l’origine non cambia. Usa c=3,00×105c = 3{,}00 \times 10^5 km/s.

Con γ=1,25\gamma = 1{,}25 e ct=3,00×1054,0×106ct = 3{,}00 \times 10^5 \cdot 4{,}0 \times 10^{-6} km =1,2= 1{,}2 km:

x=γ(xβct)=1,25(1,50,601,2) km=0,975 km,x' = \gamma\,(x - \beta\,ct) = 1{,}25\,(1{,}5 - 0{,}60 \cdot 1{,}2)\ \text{km} = 0{,}975\ \text{km}, ct=γ(ctβx)=1,25(1,20,601,5) km=0,375 km,ct' = \gamma\,(ct - \beta x) = 1{,}25\,(1{,}2 - 0{,}60 \cdot 1{,}5)\ \text{km} = 0{,}375\ \text{km},

cioè t=1,25 μt' = 1{,}25\ \mus. Intervallo in KK: 1,221,52=0,811{,}2^2 - 1{,}5^2 = -0{,}81 km². In KK': 0,37520,9752=0,1406250,950625=0,810{,}375^2 - 0{,}975^2 = 0{,}140625 - 0{,}950625 = -0{,}81 km².

Commento: scrivere le trasformazioni con ctct e β\beta invece che con tt e VV le rende simmetriche e dimezza le occasioni di sbagliare le potenze di cc. L’intervallo è negativo, di tipo spazio: nessun segnale collega l’evento all’origine, ed è per questo che l’ordine temporale potrebbe cambiare per un osservatore più veloce.

Esercizio 2. Un’astronave si allontana dalla Terra con velocità V=0,60cV = 0{,}60\,c e lancia in avanti una sonda che, rispetto all’astronave, ha velocità v=0,80cv' = 0{,}80\,c. Qual è la velocità della sonda misurata da Terra?

Con la regola di Galileo si otterrebbe 1,40c1{,}40\,c, più della velocità della luce. Con la composizione relativistica:

v=v+V1+Vv/c2=0,80+0,601+0,600,80c=1,401,48c0,946c.v = \frac{v' + V}{1 + V v'/c^2} = \frac{0{,}80 + 0{,}60}{1 + 0{,}60 \cdot 0{,}80}\,c = \frac{1{,}40}{1{,}48}\,c \approx 0{,}946\,c .

Commento: quando le due velocità hanno lo stesso verso il denominatore è maggiore di 1 e riduce il risultato quanto basta a non superare cc. Per velocità piccole il prodotto Vv/c2Vv'/c^2 è trascurabile e si ritrova la somma classica: con V=v=100V = v' = 100 m/s la correzione è di circa una parte su 101310^{13}.

Esercizio 3. Nel sistema KK' di un’astronave che si muove con V=0,60cV = 0{,}60\,c lungo xx, un impulso di luce viene emesso perpendicolarmente al moto, lungo yy'. Qual è la sua velocità in KK, e che angolo forma con l’asse xx?

In KK': vx=0v_x' = 0, vy=cv_y' = c. Dal teorema, con 1+Vvx/c2=11 + Vv_x'/c^2 = 1:

vx=V=0,60c,vy=cγ=0,80c.v_x = V = 0{,}60\,c, \qquad v_y = \frac{c}{\gamma} = 0{,}80\,c .

Il modulo è 0,602+0,802c=c\sqrt{0{,}60^2 + 0{,}80^2}\,c = c, come deve essere. L’angolo con l’asse xx ha tangente 0,80/0,600{,}80/0{,}60, cioè circa 53°53° invece di 90°90°.

Commento: per chi sta in KK la luce è inclinata in avanti, nel verso del moto della sorgente. È l’aberrazione relativistica, lo stesso effetto per cui un osservatore in moto vede le stelle spostate verso la direzione in cui viaggia. Con Galileo si troverebbe vy=cv_y = c e un modulo maggiore di cc.

Esercizio 4. Nel sistema KK due lampi avvengono nello stesso istante in due punti a distanza Δx=3,0\Delta x = 3{,}0 km lungo l’asse xx. Quanto tempo li separa per un osservatore KK' che si muove lungo xx con V=0,60cV = 0{,}60\,c, e a che distanza avvengono per lui?

Per il corollario, Δt=γVΔx/c2\Delta t' = -\gamma V\Delta x/c^2, cioè cΔt=γβΔx=1,250,603000c\,\Delta t' = -\gamma\beta\,\Delta x = -1{,}25 \cdot 0{,}60 \cdot 3000 m =2250= -2250 m, e Δt=7,5 μ\Delta t' = -7{,}5\ \mus: per KK' il lampo più avanti lungo xx avviene prima. La distanza è Δx=γ(ΔxVΔt)=1,253,0\Delta x' = \gamma(\Delta x - V\Delta t) = 1{,}25 \cdot 3{,}0 km =3,75= 3{,}75 km.

Commento: la distanza in KK' è più grande di quella in KK, e non contraddice la contrazione delle lunghezze. I due lampi non sono le estremità di un regolo fermo in KK' misurate nello stesso istante di KK': sono simultanei in KK. La contrazione riguarda la lunghezza di un oggetto misurata da chi lo vede muoversi, e va applicata solo a quella situazione.

Esercizio 5. Un’astronave parte da ferma e fa tre accensioni dei motori; ciascuna le dà una velocità 0,50c0{,}50\,c rispetto al sistema inerziale in cui si trovava prima dell’accensione. Qual è alla fine la velocità rispetto al sistema di partenza?

Con le rapidità: ogni accensione aggiunge φ1=artanh0,500,549\varphi_1 = \operatorname{artanh} 0{,}50 \approx 0{,}549, e alla fine φ=3φ11,648\varphi = 3\varphi_1 \approx 1{,}648, con tanh1,6480,929\tanh 1{,}648 \approx 0{,}929. La velocità finale è circa 0,929c0{,}929\,c.

Verifica componendo due volte: 0,500{,}50 e 0,500{,}50 danno 1,00/1,25=0,801{,}00/1{,}25 = 0{,}80; 0,800{,}80 e 0,500{,}50 danno 1,30/1,400,9291{,}30/1{,}40 \approx 0{,}929.

Commento: con Galileo la velocità finale sarebbe 1,50c1{,}50\,c. Con Lorentz ogni accensione aggiunge la stessa rapidità ma una velocità sempre più piccola, e anche con infinite accensioni la velocità resterebbe sotto cc.

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