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Circuiti magnetici

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Circuiti elettrici · 7 di 14

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Indice

Correnti che producono campi

Il magnetismo delle correnti si scopre con l’esperimento di Hans Christian Ørsted, del 1820: un ago di bussola vicino a un filo percorso da corrente si sposta. Una corrente produce attorno a sé un campo magnetico, descritto dal vettore H\mathbf H, che si misura in ampere al metro, e dall’induzione magnetica B\mathbf B, che si misura in tesla. Questo articolo prepara quelli sull’induttore e sul mutuo induttore: per sapere quanto vale l’induttanza di una bobina bisogna saper calcolare il campo magnetico prodotto dalla sua corrente, e nei dispositivi reali quel campo è guidato da nuclei di materiale ferromagnetico, che si studiano con le stesse idee delle reti elettriche.

Teorema (legge di Ampère)

In regime stazionario, per ogni linea chiusa γ\gamma e ogni superficie Σ\Sigma che ha γ\gamma per bordo,

γHd=ΣJndS,\oint_\gamma \mathbf H\cdot d\boldsymbol\ell = \int_\Sigma \mathbf J\cdot\mathbf n\,dS ,

la corrente totale concatenata con γ\gamma, contata positiva se il suo verso è legato a quello di percorrenza di γ\gamma dalla regola della mano destra. Se γ\gamma si concatena NN volte con un conduttore percorso dalla corrente II, il secondo membro vale NINI, la forza magnetomotrice, che si misura in ampere; nelle macchine elettriche si dice spesso amperspire.

Dimostrazione.

In regime stazionario l’equazione di Ampère-Maxwell si riduce a ×H=J\nabla\times\mathbf H = \mathbf J, e il teorema di Stokes trasforma la circuitazione di H\mathbf H lungo γ\gamma nel flusso del rotore attraverso Σ\Sigma. Il risultato non dipende dalla superficie scelta, perché in regime stazionario J=0\nabla\cdot\mathbf J = 0 e il flusso di J\mathbf J attraverso la superficie chiusa formata da due superfici con lo stesso bordo è nullo. Se il conduttore attraversa Σ\Sigma NN volte nello stesso verso, il flusso di J\mathbf J è NN volte la corrente del conduttore.

Fine della dimostrazione.

Proposizione (campo di un filo rettilineo)

Attorno a un filo rettilineo molto lungo percorso dalla corrente II, le linee del campo H\mathbf H sono circonferenze centrate sul filo, orientate con la regola della mano destra, e a distanza rr dal filo

H=I2πr.H = \frac{I}{2\pi r} .
Dimostrazione.

Il problema non cambia ruotando attorno al filo né spostandosi lungo di esso, quindi l’intensità del campo dipende solo da rr; le linee sono circonferenze attorno al filo, perché una componente radiale darebbe un flusso di B\mathbf B non nullo attraverso un cilindro coassiale, contro B=0\nabla\cdot\mathbf B = 0, e per la legge di Biot e Savart ogni tratto di filo produce un campo perpendicolare al filo stesso. Sulla circonferenza di raggio rr il campo è tangente e di intensità costante, e la legge di Ampère dà H2πr=IH\cdot 2\pi r = I.

Fine della dimostrazione.

Il campo magnetico attorno a un filo Al centro la sezione di un filo, un piccolo cerchio. Attorno, su una circonferenza, otto aghi di bussola a forma di rombo, con la metà nord arancione. Nell'animazione, all'inizio tutti gli aghi puntano verso l'alto, a nord. Poi nel filo passa corrente, uscente dal foglio, e compaiono due circonferenze del campo magnetico con frecce in senso antiorario; gli aghi ruotano e si dispongono tangenti alle circonferenze, tutti nello stesso verso. Infine la corrente si spegne, il campo scompare e gli aghi tornano a nord. I H

L’esperimento di Ørsted: otto aghi di bussola attorno a un filo visto in sezione, con la corrente che esce dal foglio. Senza corrente gli aghi indicano il nord. Quando la corrente passa, il campo H\mathbf H ha linee circolari percorse in senso antiorario, e gli aghi si dispongono tangenti; spenta la corrente, tornano al nord.

Per concentrare il campo si avvolge il filo in una bobina. La geometria più semplice da calcolare è il toroide, un anello su cui il filo è avvolto uniformemente.

Proposizione (campo in un toroide)

In un avvolgimento toroidale uniforme di NN spire percorse dalla corrente II, all’interno dell’anello, a distanza rr dall’asse, le linee di H\mathbf H sono circonferenze coassiali e

H=NI2πr;H = \frac{NI}{2\pi r} ;

fuori dall’anello il campo è nullo.

Dimostrazione.

Per la simmetria attorno all’asse, sulle circonferenze coassiali il campo è tangente e di intensità costante. Una circonferenza interna all’anello è attraversata da tutte le spire, ciascuna una volta e nello stesso verso: la corrente concatenata è NINI e la legge di Ampère dà H2πr=NIH\cdot 2\pi r = NI. Una circonferenza più piccola del foro dell’anello non è attraversata da nessuna spira. Una circonferenza più grande dell’anello, nel suo piano, delimita un disco che ogni spira attraversa due volte, una verso l’alto e una verso il basso: la corrente concatenata è nulla. In entrambi i casi H=0H = 0.

Fine della dimostrazione.

I materiali ferromagnetici

Nel vuoto B=μ0H\mathbf B = \mu_0\mathbf H, con μ04π×107\mu_0 \approx 4\pi\times10^{-7} H/m 1,26×106\approx 1{,}26\times10^{-6} H/m, e nella maggior parte dei materiali il valore è praticamente lo stesso. Il ferro, il nichel, il cobalto e le loro leghe sono diversi. Al loro interno ci sono regioni, i domini di Weiss, in cui i momenti magnetici degli atomi sono già allineati; in assenza di campo i domini sono orientati a caso e i loro effetti si annullano, ma un campo esterno li allinea, e l’induzione diventa centinaia o migliaia di volte più grande di quella nel vuoto. Si scrive B=μH\mathbf B = \mu\mathbf H con μ=μ0μr\mu = \mu_0\mu_r, e per gli acciai al silicio dei trasformatori la permeabilità relativa μr\mu_r è tra 10310^3 e 10410^4.

La relazione, però, non è lineare. Quando quasi tutti i domini sono allineati il materiale satura: oltre un ginocchio, per le leghe di ferro tra 1,51{,}5 e 22 T, l’induzione cresce ormai poco, e la permeabilità scende a valori tra 10210^2 e 10310^3 volte quella del vuoto. E non è a un solo valore: l’induzione dipende da come ci si è arrivati. Facendo oscillare il campo tra due valori opposti, il punto (H,B)(H, B) percorre un ciclo di isteresi. A campo nullo resta un’induzione residua BrB_r, ed è ciò che fa funzionare i magneti permanenti; per annullarla serve il campo coercitivo HcH_c. I materiali magneticamente dolci, con un ciclo stretto, servono per trasformatori e induttori; quelli duri, con un ciclo largo, per i magneti. L’area del ciclo è l’energia trasformata in calore, per unità di volume, a ogni giro: sono le perdite per isteresi dei nuclei in corrente alternata.

Il ciclo di isteresi Un grafico con il campo H in orizzontale e l'induzione B in verticale. Una curva tratteggiata parte dall'origine e sale verso destra: la prima magnetizzazione. Il ciclo di isteresi è una curva chiusa blu a forma di S allargata: il ramo superiore scende da destra a sinistra e taglia l'asse verticale sopra l'origine, all'induzione residua B_r; il ramo inferiore sale da sinistra a destra. Il ramo superiore taglia l'asse orizzontale a sinistra dell'origine, al campo coercitivo meno H_c. In alto a destra e in basso a sinistra le curve si appiattiscono: è la saturazione. Nell'animazione un punto arancione percorre il ciclo in senso antiorario. Br −Hc H B saturazione prima magnetizzazione

Il ciclo di isteresi di un materiale ferromagnetico, disegnato con un modello qualitativo. Partendo dal materiale smagnetizzato l’induzione segue la curva di prima magnetizzazione, tratteggiata; poi, con il campo che oscilla, il punto percorre il ciclo in senso antiorario, come nell’animazione. BrB_r è l’induzione residua, HcH_c il campo coercitivo; agli estremi il materiale è saturo.

Flusso, tensione magnetica e riluttanza

Definizione (flusso e tensione magnetica)

Il flusso magnetico attraverso una superficie SS è Φ=SBndS\Phi = \int_S \mathbf B\cdot\mathbf n\,dS, e si misura in weber, 1 Wb=1 Tm21\ \text{Wb} = 1\ \text T\cdot\text m^2. La tensione magnetica tra due punti AA e BB lungo una linea è UAB=ABHdU_{AB} = \int_A^B \mathbf H\cdot d\boldsymbol\ell, e si misura in ampere.

Poiché B=0\nabla\cdot\mathbf B = 0, il flusso uscente da qualsiasi superficie chiusa è nullo. In un tubo di flusso, una superficie tubolare formata da linee di B\mathbf B, il flusso è quindi lo stesso attraverso ogni sezione: attraverso la parete laterale non ne passa, perché B\mathbf B le è tangente. È l’analogo del conduttore, in cui la corrente è la stessa in ogni sezione, e l’analogia prosegue.

Proposizione (legge di Hopkinson)

Un tronco di tubo di flusso di lunghezza \ell e sezione costante AA, in un materiale di permeabilità μ\mu uniforme, con induzione uniforme su ogni sezione, ha ai capi la tensione magnetica

U=RΦ,R=μA.U = \mathcal R\,\Phi, \qquad \mathcal R = \frac{\ell}{\mu A} .

R\mathcal R è la riluttanza del tronco, in H1\text H^{-1}, e il suo inverso la permeanza.

Dimostrazione.

Su ogni sezione B=Φ/AB = \Phi/A, e dentro il materiale H=B/μ=Φ/(μA)H = B/\mu = \Phi/(\mu A), costante lungo il tronco. Integrando lungo una linea di campo, U=H=Φ/(μA)U = H\,\ell = \Phi\,\ell/(\mu A).

Fine della dimostrazione.

La formula è quella della resistenza di un filo, R=/(σA)R = \ell/(\sigma A), con la permeabilità al posto della conducibilità; con sezione o permeabilità variabili lungo il tubo, come per il resistore, R=d/(μA)\mathcal R = \int d\ell/(\mu A). Si arriva così alla rete magnetica, che ha le sue leggi di Kirchhoff.

Proposizione (leggi di Kirchhoff magnetiche)

In una rete di tubi di flusso, la somma dei flussi uscenti da un nodo è nulla, e lungo ogni maglia la somma delle tensioni magnetiche dei tronchi è uguale alla somma delle forze magnetomotrici NkIkN_kI_k degli avvolgimenti concatenati con la maglia:

kΦk=0,kRkΦk=kNkIk.\sum_k \Phi_k = 0, \qquad \sum_k \mathcal R_k\,\Phi_k = \sum_k N_kI_k .
Dimostrazione.

La prima è la solenoidalità di B\mathbf B applicata a una superficie chiusa attorno al nodo, la seconda è la legge di Ampère applicata alla linea media della maglia, con la legge di Hopkinson in ogni tronco.

Fine della dimostrazione.

La tabella riassume la corrispondenza tra le due reti:

  • campo elettrico E\mathbf E e campo magnetico H\mathbf H;
  • densità di corrente J\mathbf J e induzione magnetica B\mathbf B;
  • conducibilità σ\sigma e permeabilità μ\mu;
  • tensione VV e tensione magnetica UU;
  • corrente II e flusso Φ\Phi;
  • resistenza RR e riluttanza R\mathcal R;
  • forza elettromotrice ee e forza magnetomotrice NINI.

Per costruire la rete di un dispositivo si procede così: si tracciano le linee medie dei vari tronchi del nucleo, che diventano i lati della rete; ogni lato si divide in tratti omogenei a sezione costante, ciascuno con la sua riluttanza; in ogni lato concatenato con un avvolgimento di NN spire percorse da II si mette un generatore di forza magnetomotrice NINI, orientato con la regola della mano destra. La rete si risolve poi con i metodi delle reti elettriche.

Un nucleo con traferro e la sua rete magnetica A sinistra un nucleo ferromagnetico quadrato con un foro al centro. Sulla colonna di sinistra è avvolto un avvolgimento di N spire, alimentato dalla corrente i; la colonna di destra è interrotta da un sottile traferro δ. Una linea tratteggiata blu segue la linea media del nucleo e rappresenta il flusso Φ, che nell'animazione scorre in senso orario attraversando il traferro. A destra la rete magnetica equivalente: un generatore di forza magnetomotrice NI, e in serie la riluttanza del ferro e quella del traferro, percorse dal flusso Φ. i N Φ δ Φ NI Fe 0

Un nucleo ferromagnetico con un avvolgimento di NN spire e un traferro di spessore δ\delta, e a destra la sua rete magnetica: un generatore di forza magnetomotrice NINI con in serie la riluttanza del ferro RFe\mathcal R_{Fe} e quella del traferro R0\mathcal R_0. Nell’animazione il flusso Φ\Phi scorre lungo la linea media del nucleo e attraversa il traferro.

Il traferro

Un traferro è un tratto d’aria lungo il percorso del flusso. Negli induttori si fa apposta, nei motori è inevitabile, perché la parte che gira deve essere separata da quella ferma.

Proposizione (nucleo con traferro)

Un nucleo ad anello di sezione AA, con un percorso nel ferro di lunghezza Fe\ell_{Fe} e permeabilità μFe\mu_{Fe} e un traferro di spessore δ\delta, porta con un avvolgimento di NN spire e corrente II il flusso

Φ=NIRFe+R0,RFe=FeμFeA,R0=δμ0A,\Phi = \frac{NI}{\mathcal R_{Fe} + \mathcal R_0}, \qquad \mathcal R_{Fe} = \frac{\ell_{Fe}}{\mu_{Fe}A}, \qquad \mathcal R_0 = \frac{\delta}{\mu_0 A},

trascurando il flusso disperso e l’allargamento delle linee nel traferro. Il rapporto tra le due riluttanze è R0/RFe=μrδ/Fe\mathcal R_0/\mathcal R_{Fe} = \mu_r\,\delta/\ell_{Fe}.

Dimostrazione.

La rete ha una sola maglia, con il generatore NINI e le due riluttanze in serie, e la legge delle maglie dà (RFe+R0)Φ=NI(\mathcal R_{Fe} + \mathcal R_0)\,\Phi = NI. Le due riluttanze vengono dalla legge di Hopkinson, e il loro rapporto è (δ/μ0A)(μ0μrA/Fe)=μrδ/Fe(\delta/\mu_0 A)\cdot(\mu_0\mu_r A/\ell_{Fe}) = \mu_r\,\delta/\ell_{Fe}.

Fine della dimostrazione.

Con μr=5000\mu_r = 5000, un traferro di un millimetro e un metro di ferro, il rapporto vale 55: il traferro, mille volte più corto, ha una riluttanza cinque volte più grande di tutto il ferro. Quando il traferro domina, Φμ0ANI/δ\Phi \approx \mu_0 A\,NI/\delta non dipende più dalla permeabilità del ferro, che cambia con la temperatura, da un esemplare all’altro e con il livello di induzione. Il traferro rende il circuito quasi lineare e lo allontana dalla saturazione, al prezzo di una forza magnetomotrice più grande per lo stesso flusso. Nel traferro le linee di campo si allargano un po’ oltre la sezione del nucleo, e nei calcoli precisi si usa una sezione efficace un po’ più grande di AA.

I limiti dell’analogia

Su un punto conviene insistere: l’analogia tra reti elettriche e magnetiche riguarda la forma delle equazioni, non la fisica, e le differenze pesano.

In un conduttore le cariche si muovono e l’energia si dissipa in calore; in un circuito magnetico non si muove niente, il materiale si polarizza, e l’energia resta immagazzinata nel campo e viene restituita quando il campo si annulla, a parte le perdite per isteresi. La relazione tra J\mathbf J ed E\mathbf E nei conduttori è lineare con ottima approssimazione; quella tra B\mathbf B e H\mathbf H nel ferro è non lineare e dipende dalla storia, quindi la riluttanza di un tronco di ferro cambia con il flusso che lo attraversa. Infine un buon conduttore conduce da 101210^{12} a 101910^{19} volte meglio di un isolante, e la corrente resta dentro i fili; il ferro conduce il flusso solo 10310^3 o 10410^4 volte meglio dell’aria, e parte del flusso si chiude fuori dal nucleo. Il nucleo è un tubo di flusso solo in prima approssimazione, e il flusso disperso va considerato quando conta.

Le reti magnetiche si usano con le correnti degli avvolgimenti assegnate. Quando le correnti variano nel tempo, in regime quasi stazionario le stesse equazioni valgono istante per istante; ma una corrente variabile produce un flusso variabile, e il flusso variabile induce tensioni negli avvolgimenti. Quelle tensioni sono l’argomento dell’articolo sull’induttore.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Quanto vale l’induzione magnetica a 11 cm da un filo percorso da 1010 A? Si confronti con la componente orizzontale del campo terrestre, in Italia circa 0,0250{,}025 mT.

H=10/(2π0,01)159H = 10/(2\pi\cdot 0{,}01) \approx 159 A/m, e in aria B=μ0H2,0×104B = \mu_0 H \approx 2{,}0\times10^{-4} T =0,2= 0{,}2 mT, circa otto volte la componente orizzontale del campo terrestre.

Commento: a quella distanza un ago di bussola segue il campo del filo quasi del tutto. A un metro il campo è cento volte più debole, e il nord torna a prevalere: per questo le bussole dei veicoli si tengono lontane dai cavi che portano correnti forti.

Esercizio 2. Un toroide di ferrite con raggio medio 22 cm, sezione 0,50{,}5 cm² e permeabilità relativa 20002000 ha 200200 spire. Che induzione produce una corrente di 11 A? E una di 5050 mA?

Sul raggio medio H=NI/(2πr)=200/(2π0,02)1590H = NI/(2\pi r) = 200/(2\pi\cdot 0{,}02) \approx 1590 A/m, e se il materiale restasse lineare B=μ0μrH1,26×106200015904,0B = \mu_0\mu_r H \approx 1{,}26\times10^{-6}\cdot 2000\cdot 1590 \approx 4{,}0 T. Con 5050 mA l’induzione è venti volte più piccola, 0,20{,}2 T, e il flusso 0,20,5×104=1050{,}2\cdot 0{,}5\times10^{-4} = 10^{-5} Wb.

Commento: 44 T è impossibile, perché le ferriti saturano attorno a 0,30{,}3-0,50{,}5 T. Il conto lineare con 11 A è sbagliato non nell’aritmetica ma nell’ipotesi, e il valore della permeabilità si può usare solo dopo aver controllato che l’induzione resti sotto la saturazione. Con 5050 mA il calcolo è attendibile.

Esercizio 3. Un nucleo ha un percorso nel ferro di 6060 cm, sezione 44 cm², permeabilità relativa 40004000 e un traferro di 11 mm. L’avvolgimento ha 500500 spire percorse da 22 A. Calcola il flusso e l’induzione, e ripeti il calcolo con permeabilità del ferro infinita.

Le riluttanze sono RFe=0,6/(4π×10740004×104)2,98×105 H1\mathcal R_{Fe} = 0{,}6/(4\pi\times10^{-7}\cdot 4000\cdot 4\times10^{-4}) \approx 2{,}98\times10^5\ \text H^{-1} e R0=103/(4π×1074×104)1,99×106 H1\mathcal R_0 = 10^{-3}/(4\pi\times10^{-7}\cdot 4\times10^{-4}) \approx 1{,}99\times10^6\ \text H^{-1}. Con NI=1000NI = 1000 A, Φ=1000/(2,29×106)4,37×104\Phi = 1000/(2{,}29\times10^6) \approx 4{,}37\times10^{-4} Wb e B=Φ/A1,09B = \Phi/A \approx 1{,}09 T. Con il ferro ideale resta solo il traferro: Φ5,03×104\Phi \approx 5{,}03\times10^{-4} Wb e B1,26B \approx 1{,}26 T.

Commento: il traferro assorbe l’87% della forza magnetomotrice, e l’ipotesi di ferro ideale sbaglia di circa il 13%. Conviene fare sempre i due conti, proprio per vedere quanto pesa il ferro. L’induzione di 1,091{,}09 T è sotto il ginocchio dei lamierini al silicio, e il calcolo lineare regge.

Esercizio 4. Un nucleo a tre colonne, tutte di sezione 44 cm², ha l’avvolgimento sulla colonna centrale, 500500 spire percorse da 11 A, e un traferro su ciascuna colonna esterna, di 11 mm a sinistra e di 22 mm a destra. Con il ferro ideale, quanto flusso passa in ciascuna colonna?

Con il ferro ideale restano le riluttanze dei traferri, R11,99×106 H1\mathcal R_1 \approx 1{,}99\times10^6\ \text H^{-1} ed R23,98×106 H1\mathcal R_2 \approx 3{,}98\times10^6\ \text H^{-1}, in parallelo tra i due nodi della rete, cioè le due estremità della colonna centrale. Entrambe hanno ai capi la tensione magnetica NI=500NI = 500 A, quindi Φ1=500/R12,51×104\Phi_1 = 500/\mathcal R_1 \approx 2{,}51\times10^{-4} Wb e Φ21,26×104\Phi_2 \approx 1{,}26\times10^{-4} Wb; nella colonna centrale passa la somma, 3,77×1043{,}77\times10^{-4} Wb. Le induzioni sono circa 0,630{,}63 T, 0,310{,}31 T e 0,940{,}94 T.

Commento: è un partitore di flusso, l’analogo del partitore di corrente: il flusso sceglie in proporzione la strada con la permeanza più alta. Nei nuclei a tre colonne veri la colonna centrale ha di solito sezione doppia, proprio perché porta il flusso delle due laterali.

Esercizio 5. Quante amperspire servono per avere 11 T in un traferro di 22 mm, con il ferro ideale? Con 400400 spire, che corrente serve? Di quanto cresce, se il ferro ha μr=5000\mu_r = 5000 e il suo percorso è lungo 5050 cm?

Nel traferro H=B/μ07,96×105H = B/\mu_0 \approx 7{,}96\times10^5 A/m, e la tensione magnetica è Hδ1590H\delta \approx 1590 A: con 400400 spire servono circa 3,983{,}98 A. Nel ferro H=B/(μ0μr)159H = B/(\mu_0\mu_r) \approx 159 A/m, che su 0,50{,}5 m fa altri 8080 A: la corrente sale del 5%, a circa 4,184{,}18 A.

Commento: si può ragionare direttamente in tensioni magnetiche, tratto per tratto, senza passare dalle riluttanze: basta conoscere BB in ogni tratto. È il modo in cui si progetta un circuito magnetico reale, perché nel ferro il legame tra BB e HH si legge sulla curva di magnetizzazione del materiale, non da una permeabilità costante.

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