Operazionali zero-drift
Percorso: Strumentazione elettronica · 17 di 17
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Indice
Le tecniche dentro il circuito integrato
L’offset di un operazionale, visto nell’articolo sull’offset, va da qualche decina di microvolt nei bipolari di precisione a qualche millivolt nei CMOS, e cambia con la temperatura di qualche microvolt per grado. Il rumore , visto nell’articolo sul rumore flicker, ha negli operazionali CMOS frequenze d’angolo di qualche kilohertz. Per un segnale lento sono la stessa cosa, un errore che cambia lentamente, e gli ultimi articoli hanno mostrato due modi di toglierlo: modulare il segnale e demodularlo dopo che il disturbo si è aggiunto, oppure misurare il disturbo da solo e sottrarlo. Gli operazionali zero-drift portano queste due tecniche dentro il circuito integrato. Quelli che modulano si chiamano chopper, quelli che campionano e sottraggono autozero; i nomi cambiano un po’ da un costruttore all’altro, e molti circuiti moderni usano tutte e due le tecniche insieme.
Il chopper
Un chopper è la rivelazione sincrona senza il segnale sinusoidale. All’ingresso un gruppo di interruttori scambia i due fili del segnale a ogni mezzo periodo di un orologio interno, moltiplicando la tensione di ingresso per un’onda quadra alla frequenza . Segue l’amplificatore, con il suo offset e il suo rumore. All’uscita un secondo gruppo di interruttori, comandato dallo stesso orologio, moltiplica di nuovo per , e un filtro passa-basso completa il lavoro. L’idea di stabilizzare un amplificatore in continua con un chopper si deve a Edwin Goldberg, che la pubblicò nel 1950; allora gli interruttori erano relè vibranti, oggi sono transistori MOS nello stesso circuito.
Proposizione (amplificatore chopper ideale)
Se è un’onda quadra a media nulla e l’amplificatore, di guadagno , aggiunge all’ingresso l’offset e il rumore , l’uscita del demodulatore è
il segnale torna al suo posto, mentre l’offset e il rumore dell’amplificatore sono moltiplicati per e spostati alla frequenza di commutazione e alle sue armoniche dispari. Un rumore bianco resta bianco, con la stessa densità.
L’amplificatore riceve e dà ; il demodulatore moltiplica per , e poiché il primo termine diventa . Il termine è un’onda quadra a media nulla, che il passa-basso toglie. Per il rumore, se è bianco con autocorrelazione , il prodotto ha autocorrelazione , che è diversa da zero solo in , dove : è ancora . Un rumore lento, invece, viene spostato attorno alle armoniche di come nel demodulatore a commutazione dell’articolo sul lock-in.
Fine della dimostrazione.
Il principio del chopper. L’ingresso costante viene trasformato in un’onda quadra, l’amplificatore aggiunge il suo offset, e il demodulatore riporta il segnale a costante e trasforma l’offset in un’onda quadra, che il filtro toglie.
La differenza con la rivelazione sincrona dell’articolo precedente è che qui modulazione e demodulazione sono tutte e due a onda quadra, e il loro prodotto vale esattamente : il segnale non perde nulla, e il rumore bianco non aumenta. Il rumore dell’amplificatore finisce alla frequenza di commutazione; se questa è molto più alta della frequenza d’angolo, a bassa frequenza resta solo il livello bianco, fino ai millihertz.
Il chopper ha i suoi prezzi. L’offset, trasformato in onda quadra, è ancora all’uscita, e il filtro deve toglierlo: è il residuo di commutazione, un’ondulazione a che nei circuiti moderni si riduce con un secondo anello di correzione. Gli interruttori, aprendosi e chiudendosi, iniettano carica e producono piccoli impulsi a ogni commutazione, e le due metà del periodo non sono mai perfettamente uguali: ne resta un offset di qualche microvolt o meno. E la banda utile sta sotto , perché un segnale vicino alla frequenza di commutazione si mescola con le sue armoniche. I primi amplificatori stabilizzati con un chopper, per avere banda, mettevano in parallelo un amplificatore in alternata veloce e un chopper lento che correggeva la continua, e funzionavano solo come invertenti.
L’autozero
L’altra strada è il doppio campionamento correlato dell’articolo sul rumore a bassa frequenza: misurare l’offset con l’ingresso in corto, memorizzarlo su un condensatore e sottrarlo mentre si misura il segnale.
Proposizione (autozero)
Un amplificatore di guadagno e offset , con un ingresso di correzione di guadagno , lavora in due fasi. Nella prima i suoi ingressi sono in corto e l’uscita è collegata al condensatore dell’ingresso di correzione; nella seconda il condensatore tiene la tensione raggiunta e l’amplificatore riceve il segnale. Nella seconda fase l’uscita è
l’offset riportato all’ingresso è diviso per .
L’uscita è , con la tensione sul condensatore. Nella prima fase e , e quindi , cioè . Nella seconda fase resta quel valore, e
Fine della dimostrazione.
Il principio dell’autozero. Nella fase gli ingressi sono in corto e l’uscita carica il condensatore dell’ingresso di correzione; nella fase il condensatore tiene la correzione e l’amplificatore lavora sul segnale. Lo schema è disegnato nella fase .
Così com’è, l’amplificatore non vede il segnale durante l’azzeramento. Gli operazionali autozero reali usano due amplificatori: un amplificatore principale, sempre collegato all’ingresso, e un amplificatore di azzeramento che in una fase corregge sé stesso e nell’altra misura e corregge l’offset del principale. L’uscita è continua, e non c’è ondulazione alla frequenza di commutazione.
La correzione toglie anche il rumore più lento della frequenza di azzeramento, che tra una fase e l’altra non cambia: è il doppio campionamento correlato. Ma il condensatore campiona anche il rumore bianco a larga banda dell’amplificatore, e lo tiene per tutta la fase: per l’aliasing visto nell’articolo sui filtri a tempo discreto, il rumore ad alta frequenza si ripiega nella banda bassa, e il livello bianco degli autozero è più alto di quello dei chopper. È la ragione per cui i circuiti più recenti uniscono le due tecniche: il chopper sposta il rumore lento, l’autozero toglie il residuo dell’offset.
Che cosa si ottiene
Un operazionale zero-drift ha un offset di pochi microvolt, una deriva di qualche nanovolt o decina di nanovolt per grado, e una densità di rumore piatta fino alle frequenze più basse, senza rumore . Il prezzo è un livello bianco un po’ più alto di quello di un buon operazionale normale, un residuo alla frequenza di commutazione, correnti di ingresso con piccoli impulsi dovuti agli interruttori e una banda di qualche megahertz. Sono gli operazionali delle misure lente e piccole: termocoppie, estensimetri e bilance, resistenze di misura della corrente, integrazioni lunghe.
La densità di rumore di tensione di un operazionale CMOS normale, con frequenza d’angolo di kHz, e di un operazionale zero-drift: piatta fino alle frequenze più basse, un po’ più alta nella parte bianca, con un picco alla frequenza di commutazione.
Con questo il percorso torna al punto da cui era partito. Nell’introduzione un offset di mV, nella catena che leggeva una Pt100, valeva un errore di °C; con un operazionale zero-drift e μV di offset lo stesso errore diventa un centesimo di grado, e il limite della misura torna a essere il sensore.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Un amplificatore chopper ha un amplificatore interno con offset di mV e guadagno , commuta a kHz ed è seguito da un filtro RC con polo a Hz. Quanto vale il residuo di commutazione all’uscita? E il segnale, per un ingresso di μV?
Soluzione. Dopo il demodulatore l’offset è un’onda quadra di ampiezza V. La sua fondamentale, a kHz, ha ampiezza V V, e il filtro la attenua di circa : restano circa mV a kHz, più contributi minori dalle armoniche. Il segnale di μV dà mV in continua.
Commento. Il residuo è più grande del segnale: con un solo polo il filtro non basta. Per questo gli operazionali chopper moderni riducono l’offset dell’amplificatore interno prima di demodulare, con un anello di correzione dedicato, e i costruttori dichiarano il residuo di commutazione tra le caratteristiche.
Esercizio 2. Un amplificatore autozero ha un offset di mV, che varia di μV/°C, e un ingresso di correzione con . Quanto valgono l’offset e la deriva riportati all’ingresso?
Soluzione. L’offset diventa μV, la deriva nV/°C, perché la correzione si ripete a ogni periodo e segue le variazioni lente dell’offset.
Commento. La deriva sparisce per lo stesso motivo dell’offset: la temperatura cambia in secondi o minuti, l’azzeramento si ripete in microsecondi o millisecondi. Nella pratica il limite viene da ciò che la correzione non vede: la carica iniettata dagli interruttori sul condensatore e le differenze tra le due fasi.
Esercizio 3. Una termocoppia di tipo K dà circa μV/°C. Quanto vale l’errore dovuto a un operazionale CMOS comune, con mV di offset e μV/°C di deriva, se l’ambiente cambia di °C? E con uno zero-drift da μV e nV/°C?
Soluzione. Con l’operazionale comune l’offset vale °C, e la deriva aggiunge μV, cioè °C. Con lo zero-drift l’offset vale °C e la deriva μV, cioè °C.
Commento. L’offset iniziale si può tarare, la deriva no, perché dipende dalla temperatura dell’ambiente durante la misura: con l’operazionale comune restano più di due gradi di incertezza. Per le termocoppie, che danno decine di microvolt per grado, un operazionale zero-drift è quasi obbligatorio.
Esercizio 4. Quanto vale il rumore tra e Hz di un operazionale CMOS con nV/√Hz e frequenza d’angolo di kHz? E di uno zero-drift con nV/√Hz e nessun rumore ?
Soluzione. Per il primo, con V², la parte dà V² e quella bianca V²: in tutto μV efficaci, circa μV da picco a picco. Per lo zero-drift, nV efficaci, circa μV da picco a picco.
Commento. Quindici volte meno, benché la densità bianca sia più alta: a queste frequenze l’operazionale comune è tutto rumore . È il numero che conta per le misure lente, ed è per questo che i datasheet degli zero-drift danno il rumore tra e Hz in evidenza.
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