Prendi un’equazione che sembra tra le più semplici: x2+1=0. Cerchi un numero che, moltiplicato per se stesso, dia −1. Tra i numeri reali non esiste: il quadrato di un numero reale, positivo o negativo che sia, non è mai negativo, e l’equazione non ha soluzione.
Si può però decidere di non fermarsi lì e chiedersi che cosa succederebbe se un numero con quella proprietà esistesse. È la scelta che porta ai numeri complessi: allargare l’insieme dei numeri per rispondere a una domanda che prima non aveva risposta, e controllare che le regole di calcolo continuino a funzionare.
Definizione(numero complesso)
Un numero complesso è un’espressione della forma
z=a+ib,a,b∈R,
dove i è l’unità immaginaria, il simbolo per cui vale i2=−1. Il numero reale a=Re(z) è la parte reale di z, il numero reale b=Im(z) è la parte immaginaria. Due numeri complessi sono uguali se e solo se hanno la stessa parte reale e la stessa parte immaginaria. L’insieme dei numeri complessi si indica con C.
Chi diffida di un simbolo introdotto «per decreto» può leggere a+ib come la coppia ordinata (a,b) di numeri reali. Con le operazioni definite nel prossimo paragrafo, i è la coppia (0,1) e la regola i2=−1 smette di essere un’ipotesi: diventa una conseguenza della definizione del prodotto. I numeri reali restano dentro C come i complessi con parte immaginaria nulla, a=a+i0.
Le operazioni in forma algebrica
Le regole di calcolo si ottengono trattando a+ib come un binomio, applicando la proprietà distributiva e sostituendo i2=−1 dove compare. Messe per iscritto diventano la definizione delle operazioni.
Definizione(somma, prodotto, coniugato, modulo)
Siano z1=a1+ib1 e z2=a2+ib2. Si definiscono la somma e il prodotto
Il coniugato di z=a+ib è zˉ=a−ib, il modulo è il numero reale non negativo ∣z∣=a2+b2.
Con a1=a2=0 e b1=b2=1 la formula del prodotto dà i⋅i=(0−1)+i(0+0)=−1: la proprietà da cui si era partiti è rispettata. La differenza si definisce come z1−z2=z1+(−z2), con −z2=−a2−ib2.
Proposizione
Per ogni z∈C vale zzˉ=∣z∣2. In particolare zzˉ è un numero reale non negativo, nullo solo per z=0.
Dimostrazione.
Con z=a+ib e zˉ=a−ib, la definizione del prodotto dà zzˉ=(a⋅a−b(−b))+i(a(−b)+ba)=a2+b2+i0=∣z∣2. Una somma di quadrati di numeri reali è nulla solo se lo sono entrambi, cioè per a=b=0.
Fine della dimostrazione.
Somma e prodotto conservano le proprietà che si usano ogni giorno con i numeri reali. Non è scontato, e conviene verificarlo una volta per tutte, perché ogni calcolo successivo lo usa.
Proposizione(proprietà delle operazioni)
Per ogni z1,z2,z3∈C:
somma e prodotto sono commutativi e associativi;
il prodotto è distributivo rispetto alla somma: z1(z2+z3)=z1z2+z1z3;
0 e 1 sono gli elementi neutri di somma e prodotto, e ogni z ha l’opposto −z;
ogni z=0 ha un inverso, cioè un numero z−1 con zz−1=1, dato da z−1=zˉ/∣z∣2.
Dimostrazione.
Si scrive zk=ak+ibk per k=1,2,3 e si confrontano parti reali e parti immaginarie, che sono espressioni in numeri reali.
Somma. Le componenti di z1+z2 sono a1+a2 e b1+b2: commutatività e associatività discendono da quelle della somma di numeri reali, componente per componente. Si ha z+0=z e z+(−z)=0 direttamente dalla definizione.
Commutatività del prodotto. Scambiando gli indici 1 e 2 la parte reale a1a2−b1b2 e la parte immaginaria a1b2+b1a2 restano le stesse, perché il prodotto e la somma di numeri reali sono commutativi.
Associatività del prodotto. Si calcola (z1z2)z3 usando per z1z2 le componenti a1a2−b1b2 e a1b2+b1a2:
Raccogliendo i termini con indice 2 e quelli con indice 3 si ottiene [(a1a2−b1b2)+(a1a3−b1b3)]+i[(a1b2+b1a2)+(a1b3+b1a3)], che è la somma di z1z2 e z1z3.
Elemento neutro del prodotto. Con z2=1=1+i0 la definizione dà z1⋅1=(a1−0)+i(0+b1)=z1.
Inverso. Se z=0, per la proposizione precedente ∣z∣2 è un numero reale positivo e zˉ/∣z∣2 è il complesso di componenti a/∣z∣2 e −b/∣z∣2. Moltiplicare un complesso per un numero reale λ=λ+i0 moltiplica per λ entrambe le componenti, quindi z⋅zˉ/∣z∣2=(zzˉ)/∣z∣2=∣z∣2/∣z∣2=1.
Fine della dimostrazione.
La divisione per z2=0 è la moltiplicazione per l’inverso. Moltiplicando numeratore e denominatore per il coniugato del denominatore si ottiene un denominatore reale:
Un numero complesso ha due componenti reali, e due numeri reali individuano un punto del piano. Si fissa un asse orizzontale per la parte reale e uno verticale per la parte immaginaria: z=a+ib è il punto di coordinate (a,b), oppure la freccia che parte dall’origine e arriva lì. Questo piano si chiama piano di Gauss.
Il numero complesso z=a+ib, qui 4+3i, nel piano di Gauss: in orizzontale la parte reale, in verticale la parte immaginaria. La lunghezza del segmento dall’origine a z è il modulo r; l’angolo che il segmento forma con l’asse reale positivo è l’argomento θ, definito più avanti.
Il modulo ha qui il suo significato: per il teorema di Pitagora, ∣z∣=a2+b2 è la distanza del punto (a,b) dall’origine. Il coniugato zˉ=a−ib è il simmetrico di z rispetto all’asse reale.
La somma, definita componente per componente, è la stessa operazione che si fa con i vettori del piano: la freccia di z1+z2 si ottiene mettendo la coda di z2 sulla punta di z1, o costruendo il parallelogramma sulle due frecce.
La somma di z1=4+i e z2=1+3i. Le linee tratteggiate completano il parallelogramma: z2 riportato con la coda sulla punta di z1, e z1 riportato sulla punta di z2. La diagonale arancione è z1+z2=5+4i.
Per il prodotto, invece, l’algebra dei vettori del piano non ha niente di simile. Per capire che cosa fa geometricamente conviene descrivere z con una lunghezza e un angolo invece che con due coordinate.
Forma trigonometrica e argomento
Definizione(argomento)
Sia z=a+ib=0 e r=∣z∣. Un argomento di z è un numero reale θ tale che
a=rcosθ,b=rsinθ.
Con un argomento θ, z si scrive in forma trigonometrica: z=r(cosθ+isinθ).
Un argomento esiste sempre. Il punto (a/r,b/r) ha distanza 1 dall’origine, perché (a/r)2+(b/r)2=(a2+b2)/r2=1, quindi sta sulla circonferenza unitaria, e ogni punto di quella circonferenza è della forma (cosθ,sinθ) per un opportuno angolo θ. Geometricamente θ è l’angolo tra l’asse reale positivo e la freccia di z.
Un argomento però non è unico: seno e coseno hanno periodo 2π, e se θ è un argomento di z lo è anche θ+2kπ per ogni intero k. Quando serve un valore solo si sceglie l’argomento principale, quello compreso in (−π,π]. Il numero 0 non ha argomento: r=0 e qualunque θ andrebbe bene. La proposizione seguente dice che questa è l’unica ambiguità.
Proposizione(uguaglianza in forma trigonometrica)
Siano z1=r1(cosθ1+isinθ1) e z2=r2(cosθ2+isinθ2) con r1,r2>0. Allora z1=z2 se e solo se r1=r2 e θ1−θ2=2kπ per qualche intero k.
Dimostrazione.
Se r1=r2 e θ1=θ2+2kπ, la periodicità di seno e coseno dà cosθ1=cosθ2 e sinθ1=sinθ2, quindi z1=z2.
Viceversa, sia z1=z2. Il modulo di r(cosθ+isinθ) è r2cos2θ+r2sin2θ=r, dunque r1=∣z1∣=∣z2∣=r2. Uguagliando parti reali e parti immaginarie e dividendo per r1=r2>0 si ha cosθ1=cosθ2 e sinθ1=sinθ2. Per la formula di sottrazione del coseno,
Le formule di addizione dicono che cosθ1cosθ2−sinθ1sinθ2=cos(θ1+θ2) e cosθ1sinθ2+sinθ1cosθ2=sin(θ1+θ2). Sostituendo si ottiene la tesi.
Fine della dimostrazione.
Il prodotto ha modulo r1r2 e argomento θ1+θ2. Letto nel piano di Gauss: moltiplicare z1 per z2 ruota la freccia di z1 dell’angolo θ2 e ne moltiplica la lunghezza per r2. Rotazione e dilatazione insieme, in una sola operazione. In particolare moltiplicare per i=cos2π+isin2π è una rotazione di un angolo retto, e due rotazioni di un angolo retto portano 1 in −1: ecco perché i2=−1.
z1=1+i,z2=3+i
z1z2=(1+i)(3+i)
z1z2=3+i+i3+i2
z1z2=(3−1)+i(3+1)
∣z1∣=2,∣z2∣=2,∣z1z2∣=22
θ1=4π,θ2=6π,arg(z1z2)=125π
Lo stesso prodotto calcolato in due modi. A sinistra in forma algebrica: z1=1+i e z2=3+i moltiplicati termine a termine. A destra nel piano di Gauss: z1 ha modulo 2 e argomento π/4, z2 ha modulo 2 e argomento π/6; il prodotto, in arancione, ha modulo 22 e argomento 5π/12. La linea tratteggiata ruota z1 di θ2 e poi lo allunga di un fattore 2.
Corollario(quoziente in forma trigonometrica)
Con z1 e z2 come nel teorema e r2>0,
z2z1=r2r1[cos(θ1−θ2)+isin(θ1−θ2)].
Dimostrazione.
Sia w il secondo membro. Per il teorema, z2w=r2⋅r2r1[cos(θ2+θ1−θ2)+isin(θ2+θ1−θ2)]=z1. Moltiplicando entrambi i membri di z2w=z1 per z2−1, che esiste perché z2=0, si ottiene w=z1z2−1=z1/z2.
Fine della dimostrazione.
Potenze: la formula di De Moivre
Applicando più volte il teorema del prodotto allo stesso numero, gli argomenti si sommano sempre uguali a se stessi.
Teorema(formula di De Moivre)
Se z=r(cosθ+isinθ), per ogni intero n≥1
zn=rn(cosnθ+isinnθ).
Dimostrazione.
Per induzione su n. Per n=1 l’uguaglianza è la forma trigonometrica di z.
Si supponga la formula vera per un certo n≥1. Allora zn+1=zn⋅z, e per l’ipotesi induttiva zn=rn(cosnθ+isinnθ). Il teorema del prodotto applicato a zn e a z dà
che è la formula per n+1. Per il principio di induzione la formula vale per ogni n≥1.
Fine della dimostrazione.
Le radici n-esime
Un numero reale positivo ha una sola radice quarta positiva, e un numero negativo non ne ha nessuna. Nei complessi le cose vanno diversamente, e la ragione è la non unicità dell’argomento.
Teorema(radici n-esime)
Sia z=r(cosθ+isinθ) con r>0 e sia n≥1 intero. Le soluzioni w∈C dell’equazione wn=z sono esattamente n, distinte, e sono
wk=nr(cosnθ+2kπ+isinnθ+2kπ),k=0,1,…,n−1,
dove nr è la radice n-esima reale positiva di r.
Dimostrazione.
Ogni soluzione è uno dei wk. Sia w con wn=z. Allora w=0, perché 0n=0=z, e w ha una forma trigonometrica w=ρ(cosφ+isinφ) con ρ>0. Per De Moivre wn=ρn(cosnφ+isinnφ). Per la proposizione sull’uguaglianza in forma trigonometrica, wn=z equivale a
ρn=renφ=θ+2kπper qualche intero k.
Poiché ρ è reale positivo, ρ=nr, e φ=(θ+2kπ)/n. Si divide k per n con resto: k=qn+k′ con q intero e 0≤k′≤n−1. Allora
φ=nθ+2k′π+2qπ,
e un argomento che differisce di 2qπ dà lo stesso numero complesso: w=wk′.
Ogni wk è una soluzione. Per De Moivre wkn=r[cos(θ+2kπ)+isin(θ+2kπ)]=r(cosθ+isinθ)=z.
I wk sono distinti. Per 0≤k′<k≤n−1 gli argomenti di wk e wk′ differiscono di 2π(k−k′)/n. Poiché 0<k−k′<n, questa differenza è compresa strettamente tra 0 e 2π e non è un multiplo intero di 2π. Per la proposizione sull’uguaglianza, wk=wk′.
Fine della dimostrazione.
Tutte le radici hanno lo stesso modulo nr, quindi stanno sulla stessa circonferenza, e due radici consecutive distano un angolo 2π/n: sono i vertici di un poligono regolare con n lati.
Le radici quarte di −16, calcolate nell’esercizio 4. Hanno modulo 416=2 e argomenti π/4, 3π/4, 5π/4 e 7π/4: stanno sulla circonferenza di raggio 2, ai vertici di un quadrato, e due radici consecutive sono separate da un angolo 2π/4=π/2.
La formula di Eulero e la forma esponenziale
Resta da capire che cosa voglia dire elevare un numero a una potenza complessa. Per esponenti reali la funzione esponenziale ha lo sviluppo in serie ex=∑k≥0xk/k!, valido per ogni x reale. La stessa serie ha senso quando al posto di x si mette un numero complesso, e la si prende come definizione.
Definizione(esponenziale complesso)
Per z∈C si pone
ez=k=0∑∞k!zk=N→∞limk=0∑Nk!zk.
La definizione è ben posta. La serie dei moduli, ∑k∣z∣k/k!, è la serie esponenziale reale calcolata in ∣z∣, che converge per ogni valore (con il criterio del rapporto: il rapporto tra due termini consecutivi è ∣z∣/(k+1), che tende a 0). Una serie di numeri complessi che converge assolutamente converge: è lo stesso teorema dell’analisi reale, applicato alle parti reali e immaginarie, che sono maggiorate in modulo dai moduli dei termini. Quando z è reale, ez è l’esponenziale di sempre.
Teorema(formula di Eulero)
Per ogni θ∈R
eiθ=cosθ+isinθ.
Dimostrazione.
Si usano gli sviluppi in serie di Maclaurin di coseno e seno, validi per ogni θ reale:
Per M→∞ la prima somma tende a cosθ e la seconda a sinθ, quindi S2M+1→cosθ+isinθ. D’altra parte SN converge a eiθ, e ogni sua sottosuccessione, come S2M+1, ha lo stesso limite. Per l’unicità del limite, eiθ=cosθ+isinθ.
Fine della dimostrazione.
Il punto eiθ ha modulo cos2θ+sin2θ=1 per ogni θ. Al variare di θ percorre la circonferenza unitaria senza mai allontanarsi dall’origine: l’esponenziale di un numero reale fa crescere, quello di un numero immaginario fa ruotare.
Il punto eiθ sulla circonferenza di raggio 1. Nell’animazione θ cresce: il raggio blu ruota in senso antiorario e il modulo resta 1. Le due guide tratteggiate seguono il punto e ne segnano sugli assi le coordinate, cosθ sull’asse reale e sinθ su quello immaginario.
Con la formula di Eulero la forma trigonometrica diventa la forma esponenzialez=reiθ. Il teorema del prodotto si legge come eiθ1eiθ2=ei(θ1+θ2) e la formula di De Moivre come (eiθ)n=einθ: le regole delle potenze che valgono per gli esponenti reali, qui ottenute dal teorema del prodotto e non date per scontate.
Algebrica, trigonometrica ed esponenziale sono tre scritture dello stesso numero. Per somme e sottrazioni conviene la prima, che lavora componente per componente; per prodotti, quozienti, potenze e radici le altre due, dove i moduli si moltiplicano e gli argomenti si sommano.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Dati z1=2+3i e z2=1−i, calcola z1+z2, z1z2, zˉ1, ∣z1∣ e z1/z2.
Commento: gli errori più comuni sono lasciare i2 senza sostituirlo con −1 nel prodotto, e nella divisione moltiplicare per il coniugato solo il numeratore. Conviene scrivere sempre il passaggio i2=−1, anche quando sembra di poterlo fare a mente.
Esercizio 2. Scrivi z=1+i in forma trigonometrica ed esponenziale.
Modulo: r=∣z∣=12+12=2.
Argomento: cosθ=1/2 e sinθ=1/2, quindi θ=π/4.
Forma trigonometrica: z=2(cos4π+isin4π). Forma esponenziale: z=2eiπ/4.
Verifica: 2cos(π/4)=2⋅22=1 e 2sin(π/4)=1, che ridà 1+i.
Commento: l’errore tipico è ricavare θ da tanθ=b/a con l’arcotangente e fermarsi lì. tanθ vale 1 sia per 1+i sia per −1−i, che hanno argomenti diversi (π/4 il primo, 5π/4 il secondo). La definizione di argomento chiede coseno e seno, non solo la tangente: guardare i segni di parte reale e parte immaginaria prima di fissare l’angolo evita l’errore.
Esercizio 3. Calcola (1+i)8 con De Moivre, poi verifica il risultato svolgendo le potenze in forma algebrica.
Con z=2eiπ/4 dall’esercizio precedente:
z8=(2)8ei⋅8⋅π/4=16ei2π=16(cos2π+isin2π)=16.
In forma algebrica: (1+i)2=1+2i+i2=2i; (1+i)4=(2i)2=4i2=−4; (1+i)8=(−4)2=16. Coincide.
Commento: il calcolo diretto è comodo solo perché l’esponente è una potenza di due e si arriva con quadrati successivi. Con un esponente come 7, o con un numero meno comodo di 1+i, diventa lungo e facile da sbagliare nei segni. Con De Moivre restano una moltiplicazione dell’angolo e una potenza del modulo, qualunque sia l’esponente.
Esercizio 4. Trova le radici quarte di z=−16.
−16 sta sul semiasse reale negativo: modulo r=16, argomento θ=π. Con n=4 il teorema sulle radici dà modulo 416=2 e argomenti φk=(π+2kπ)/4 per k=0,1,2,3.
k=0: φ=π/4, w0=2(cos4π+isin4π)=2+i2.
k=1: φ=3π/4, w1=−2+i2.
k=2: φ=5π/4, w2=−2−i2.
k=3: φ=7π/4, w3=2−i2.
Nel piano di Gauss sono i vertici del quadrato della figura 4.
Commento: l’errore tipico è fermarsi alla prima radice, come si fa con un numero reale positivo. Con i complessi k va fatto scorrere da 0 a n−1: qui le soluzioni sono quattro, per la ragione vista nella dimostrazione, cioè l’argomento definito solo a meno di multipli di 2π.
Esercizio 5. Risolvi z3=1 nel campo complesso e confronta il risultato con l’equazione x2+1=0 da cui è partito l’articolo.
1 ha modulo r=1 e argomento θ=0. Con n=3: modulo 1 e argomenti φk=2kπ/3 per k=0,1,2.
k=0: w0=1.
k=1: w1=cos32π+isin32π=−21+i23.
k=2: w2=cos34π+isin34π=−21−i23.
Commento: tra i reali z3=1 ha la sola soluzione z=1, tra i complessi ne ha tre. Succede lo stesso con x2+1=0, che nei reali non ha soluzioni e nei complessi ne ha due, i e −i. Per ogni equazione zn=c con c=0 i complessi danno esattamente n soluzioni distinte. Questo non vuol dire che ogni equazione polinomiale di grado n abbia n soluzioni distinte: (z−1)2=0 ne ha una sola, contata due volte, un caso che questo articolo non tratta.