Vai al contenuto
Emmy

Energia e quantità di moto relativistiche

Fisica · Relatività ristretta Articolo

Percorso: Relatività ristretta · 7 di 12

Prima di questo, potrebbe interessarti: Simmetrie e leggi di conservazione: il teorema di Noether , L'intervallo e i diagrammi di Minkowski

Indice

Una lagrangiana per la relatività

Gli articoli precedenti hanno preparato due strumenti: le trasformazioni di Lorentz, che dicono come cambiano le coordinate tra osservatori inerziali, e la meccanica lagrangiana con il teorema di Noether, che ricava le grandezze conservate dalle simmetrie. Qui si mettono insieme per trovare la quantità di moto e l’energia di una particella in relatività.

La lagrangiana classica della particella libera, m2v2\tfrac m2 v^2, è costruita con distanze e intervalli di tempo, che in meccanica classica sono gli stessi per tutti gli osservatori. In relatività non lo sono più, e la lagrangiana classica non va bene. Serve una grandezza differenziale invariante per le trasformazioni di Lorentz, e ce n’è una: l’intervallo dsds, cioè, a meno del fattore cc, il tempo proprio dτ=ds/cd\tau = ds/c.

C’è anche un secondo indizio. Nell’articolo sull’intervallo si è dimostrato che, tra due eventi, la linea di universo di tempo proprio massimo è la retta, cioè il moto uniforme. Il moto di una particella libera è proprio quello uniforme, e il principio di minima azione chiede che il moto reale renda stazionaria l’azione. Il tempo proprio lungo la linea di universo ha quindi la proprietà giusta per fare da azione.

Nessuno di questi argomenti è una dimostrazione: la dinamica relativistica non si deduce da principi più generali, e la sua forma si giustifica, alla fine, con l’accordo tra previsioni ed esperimenti. Gli argomenti dicono però quale sia la scelta più semplice compatibile con le simmetrie, ed è quella che la natura segue.

La lagrangiana della particella libera

Si assume che l’azione di una particella libera tra due eventi AA e BB sia proporzionale al cammino lungo la sua linea di universo:

S=αABds=αcτAτBdτ,S = -\alpha\int_A^B ds = -\alpha c\int_{\tau_A}^{\tau_B} d\tau,

con α\alpha costante. L’azione è invariante per costruzione, perché lo è dsds, e le equazioni del moto che se ne ricavano hanno la stessa forma per tutti gli osservatori inerziali.

Proposizione (lagrangiana relativistica)

Se l’azione della particella libera è S=αdsS = -\alpha\int ds e, per velocità piccole rispetto a cc, le equazioni del moto si riducono a quelle della meccanica classica per una particella di massa mm, allora α=mc\alpha = mc e

L=mc21v2c2.L = -mc^2\sqrt{1 - \frac{v^2}{c^2}} .
Dimostrazione.

In un sistema inerziale, per la proposizione sul tempo proprio lungo una linea di universo, dτ=1v2/c2  dtd\tau = \sqrt{1 - v^2/c^2}\;dt, quindi S=LdtS = \int L\,dt con L=αc1v2/c2L = -\alpha c\sqrt{1 - v^2/c^2}.

Per u=v2/c2u = v^2/c^2 piccolo vale 1u=1u2+O(u2)\sqrt{1 - u} = 1 - \tfrac u2 + O(u^2), quindi

L=αc+α2cv2+O ⁣(v4c3).L = -\alpha c + \frac{\alpha}{2c}\,v^2 + O\!\left(\frac{v^4}{c^3}\right).

Il termine costante αc-\alpha c non cambia le equazioni del moto, perché è la derivata totale di αct-\alpha c\,t. Il termine successivo coincide con la lagrangiana classica m2v2\tfrac m2 v^2, per ogni moto, solo se α/(2c)=m/2\alpha/(2c) = m/2, cioè α=mc\alpha = mc.

Fine della dimostrazione.

Il segno meno nell’azione ha una ragione. Poiché α=mc>0\alpha = mc > 0, sulla retta, dove il tempo proprio è massimo, l’azione mc2dτ-mc^2\int d\tau è minima. L’equazione di Eulero-Lagrange conferma che il moto è uniforme: LL non dipende dalla posizione, quindi L/v\partial L/\partial\mathbf v è costante, e si vedrà subito che questa grandezza è γmv\gamma m\mathbf v, che determina v\mathbf v in modo univoco.

La massa mm è la stessa della meccanica classica, una proprietà della particella che non dipende dall’osservatore. Si trova ancora il nome «massa a riposo», e con esso l’idea di una «massa relativistica» γm\gamma m che crescerebbe con la velocità. È un modo di dire che nasce dal fatto che molte formule relativistiche si ottengono da quelle classiche mettendo γm\gamma m al posto di mm; ma a cambiare con la velocità sono le misure di spazio e di tempo, non la massa. In questo percorso massa vuol dire sempre mm.

Quantità di moto ed energia

Lo spazio e il tempo della relatività ristretta sono omogenei e lo spazio è isotropo, come in meccanica classica. Il teorema di Noether vale per ogni lagrangiana, e dice quali grandezze si conservano: per l’omogeneità dello spazio la quantità coniugata alla posizione, per l’omogeneità del tempo la funzione EE dell’articolo sul teorema di Noether.

Teorema (quantità di moto ed energia relativistiche)

Per la particella libera di lagrangiana L=mc21v2/c2L = -mc^2\sqrt{1 - v^2/c^2}, la quantità di moto p=L/v\mathbf p = \partial L/\partial\mathbf v e l’energia E=pvLE = \mathbf p\cdot\mathbf v - L valgono

p=γmv,E=γmc2,γ=11v2/c2,\mathbf p = \gamma m\mathbf v, \qquad E = \gamma mc^2, \qquad \gamma = \frac{1}{\sqrt{1 - v^2/c^2}},

e sono costanti del moto.

Dimostrazione.

Con v2=vx2+vy2+vz2v^2 = v_x^2 + v_y^2 + v_z^2, la derivata rispetto a vxv_x è

Lvx=mc2121v2/c2(2vxc2)=mvx1v2/c2=γmvx,\frac{\partial L}{\partial v_x} = -mc^2 \cdot \frac{1}{2\sqrt{1 - v^2/c^2}} \cdot \left(-\frac{2v_x}{c^2}\right) = \frac{mv_x}{\sqrt{1 - v^2/c^2}} = \gamma m v_x,

e lo stesso per vyv_y e vzv_z. Quindi p=γmv\mathbf p = \gamma m\mathbf v, e

E=γmv2+mc21v2c2=γm(v2+c2(1v2c2))=γmc2,E = \gamma m v^2 + mc^2\sqrt{1 - \frac{v^2}{c^2}} = \gamma m\left(v^2 + c^2\Big(1 - \frac{v^2}{c^2}\Big)\right) = \gamma mc^2,

dove si è scritto 1v2/c2=γ(1v2/c2)\sqrt{1 - v^2/c^2} = \gamma\,(1 - v^2/c^2). La lagrangiana non dipende né dalla posizione né dal tempo: per la proposizione sulle coordinate cicliche le componenti di p\mathbf p si conservano, e per il teorema sulla conservazione dell’energia si conserva EE.

Fine della dimostrazione.

Per velocità piccole γ1\gamma \approx 1 e pmv\mathbf p \approx m\mathbf v, la quantità di moto classica. Allo stesso risultato si arriva, in molti testi, imponendo che la quantità di moto si conservi negli urti visti da osservatori diversi, con la composizione relativistica delle velocità.

Corollario (la velocità della luce non si raggiunge)

Una particella con massa m>0m > 0 ha energia che tende all’infinito quando vcv \to c. Portarla da ferma alla velocità vv richiede l’energia (γ1)mc2(\gamma - 1)\,mc^2, che non ha limite superiore.

Dimostrazione.

E=mc2/1v2/c2E = mc^2/\sqrt{1 - v^2/c^2} tende all’infinito per vcv \to c. Da ferma l’energia della particella è mc2mc^2; con velocità vv è γmc2\gamma mc^2. Per la conservazione dell’energia, chi la accelera deve fornirle la differenza (γ1)mc2(\gamma - 1)\,mc^2, e anche questa tende all’infinito.

Fine della dimostrazione.

È la dimostrazione promessa nell’articolo sui postulati di Einstein: la cinematica suggeriva che cc fosse un limite, la dinamica lo stabilisce per ogni corpo dotato di massa. Particelle più veloci della luce, i tachioni, avrebbero bisogno di una massa immaginaria per avere energia reale; sono state ipotizzate, ma mai osservate.

E = mc²

Sviluppando γ=(1β2)1/2=1+12β2+38β4+\gamma = (1 - \beta^2)^{-1/2} = 1 + \tfrac12\beta^2 + \tfrac38\beta^4 + \dots si ottiene

E=mc2+12mv2+38mv4c2+E = mc^2 + \frac12 mv^2 + \frac38\,\frac{mv^4}{c^2} + \dots

Il secondo termine è l’energia cinetica classica. Il primo non dipende dalla velocità, e resta quando la particella è ferma:

E0=mc2.E_0 = mc^2 .

È l’energia a riposo. In meccanica classica un termine costante nell’energia non avrebbe significato, perché l’energia è definita a meno di una costante. In relatività sì: EE e p\mathbf p si trasformano insieme passando da un osservatore all’altro, come si vedrà con i quadrivettori, e la costante non si può togliere senza rompere quelle leggi di trasformazione. Un corpo dotato di massa possiede energia per il solo fatto di esistere, e un’energia, ovunque si trovi, contribuisce alla massa. L’energia cinetica relativistica è Emc2=(γ1)mc2E - mc^2 = (\gamma - 1)\,mc^2.

Un esperimento ideale dello stesso Einstein rende l’idea concreta. Una scatola chiusa di massa MM e lunghezza LL è ferma nello spazio. Da una parete parte un lampo di luce di energia EE, che per l’elettromagnetismo classico trasporta quantità di moto E/cE/c. La scatola rincula con velocità v=E/(Mc)v = E/(Mc), piccola. Il lampo arriva alla parete opposta dopo circa L/cL/c, viene assorbito e la scatola si ferma, dopo essersi spostata di =vL/c=EL/(Mc2)\ell = vL/c = EL/(Mc^2). Nessuna forza esterna ha agito, eppure la scatola si è spostata: il centro di massa di un sistema isolato fermo non si può spostare, come dice il teorema di Noether per le trasformazioni di Galileo. L’unico modo di rimettere le cose a posto è che, insieme all’energia, il lampo abbia portato dall’una all’altra parete una massa mm, tale che M=mLM\ell = mL. Mettendo insieme le due relazioni si ha E=mc2E = mc^2. Il ragionamento usa approssimazioni, una scatola perfettamente rigida e la meccanica classica per il rinculo, e non è una dimostrazione; mostra però che l’energia a riposo non è un artificio delle formule.

Il fattore c29×1016c^2 \approx 9 \times 10^{16} m²/s² è enorme. Un chilogrammo di materia equivale a circa 9×10169 \times 10^{16} J, più o meno l’energia che l’umanità consuma in poco più di un’ora. Riscaldare un chilogrammo d’acqua di un kelvin gli fornisce 41864186 J e ne aumenta la massa di 4,7×10144{,}7 \times 10^{-14} kg, una variazione che nessuna bilancia può rivelare.

Per un sistema di particelle vale lo stesso. Nel sistema in cui il suo centro di massa è fermo, la massa del sistema è la sua energia totale divisa per c2c^2: comprende le energie a riposo delle parti, le loro energie cinetiche e l’energia di interazione. Un solido caldo ha massa maggiore della somma delle masse dei suoi atomi; un nucleo ha massa minore della somma delle masse di protoni e neutroni, perché per separarli bisogna fornire energia, come nell’esercizio 2. La massa di un sistema non è additiva; si conserva invece l’energia totale, masse comprese. Protoni e neutroni ne sono l’esempio più evidente: i tre quark che li compongono hanno masse che sommate fanno circa l’uno per cento della loro massa, e il resto è energia cinetica dei quark e energia dell’interazione forte che li tiene insieme.

Per le particelle elementari si usa l’energia a riposo come unità di massa. L’elettrone ha mec2=0,511m_e c^2 = 0{,}511 MeV, il protone 938,3938{,}3 MeV. E il fattore di Lorentz si legge direttamente come γ=E/(mc2)\gamma = E/(mc^2).

La relazione tra energia e quantità di moto

Teorema (relazione energia-impulso)

Per una particella di massa mm

E2=p2c2+m2c4,p=Ec2v.E^2 = p^2c^2 + m^2c^4, \qquad \mathbf p = \frac{E}{c^2}\,\mathbf v .
Dimostrazione.

Da E=γmc2E = \gamma mc^2 e p=γmvp = \gamma mv:

E2p2c2=γ2m2c4γ2m2v2c2=γ2m2c4(1v2c2)=m2c4,E^2 - p^2c^2 = \gamma^2 m^2c^4 - \gamma^2 m^2v^2c^2 = \gamma^2 m^2c^4\left(1 - \frac{v^2}{c^2}\right) = m^2c^4,

perché γ2(1v2/c2)=1\gamma^2(1 - v^2/c^2) = 1. Il rapporto p/E=γmv/(γmc2)=v/c2\mathbf p/E = \gamma m\mathbf v/(\gamma mc^2) = \mathbf v/c^2 dà la seconda relazione.

Fine della dimostrazione.

La differenza E2p2c2E^2 - p^2c^2 non dipende dalla velocità: vale m2c4m^2c^4 per ogni osservatore. Nella meccanica classica la relazione è E=p2/(2m)E = p^2/(2m), una parabola che passa per l’origine; quella relativistica è un ramo di iperbole che per p=0p = 0 parte da mc2mc^2.

Energia e quantità di moto Grafico con pc in orizzontale ed E in verticale, con la stessa unità mc² sui due assi. Una retta arancione dall'origine a 45 gradi è la relazione E uguale a pc delle particelle senza massa. Una curva blu parte da E uguale a mc² per p nullo e si avvicina alla retta arancione al crescere di p, senza toccarla: è la relazione relativistica per una particella con massa. Una curva tratteggiata parte dallo stesso punto e sale molto più ripida: è l'approssimazione classica, energia a riposo più p al quadrato su 2m, che coincide con la curva blu solo per p piccolo. pc E mc² 0 E = pc con massa classica

L’energia in funzione di pcpc, con mc2mc^2 come unità su entrambi gli assi. La curva blu è la relazione relativistica E=p2c2+m2c4E = \sqrt{p^2c^2 + m^2c^4}: parte dall’energia a riposo e si avvicina alla retta arancione E=pcE = pc senza toccarla. La curva tratteggiata è l’approssimazione classica E=mc2+p2/(2m)E = mc^2 + p^2/(2m), che segue la curva blu solo per pcpc piccolo rispetto a mc2mc^2.

Estraendo la radice si trova E=±p2c2+m2c4E = \pm\sqrt{p^2c^2 + m^2c^4}. Per una particella libera la radice negativa sembra da scartare, perché γmc2\gamma mc^2 è positiva. Ma quando Dirac, nel 1928, cercò un’equazione quantistica compatibile con la relatività, le soluzioni a energia negativa non si potevano eliminare. Dirac le interpretò come stati tutti occupati da elettroni, e le «lacune» in quel mare come particelle uguali all’elettrone ma di carica positiva. Il positrone fu scoperto nel 1932. La teoria quantistica dei campi ha poi sostituito il mare di Dirac con un’interpretazione diversa, trattata nell’articolo sulla meccanica quantistica relativistica.

Particelle senza massa

In meccanica analitica la velocità di una particella si ottiene derivando l’energia, espressa in funzione della quantità di moto, rispetto alla quantità di moto: v=E/pv = \partial E/\partial p. Con E=p2c2+m2c4E = \sqrt{p^2c^2 + m^2c^4} si ritrova v=pc2/Ev = pc^2/E, in accordo con il teorema. Questa forma ha il vantaggio di avere senso anche per m=0m = 0.

Proposizione (velocità delle particelle senza massa)

Una particella con E=pcE = pc, cioè con m=0m = 0, ha velocità v=cv = c. Una particella con m>0m > 0 ha velocità v=pc2/E<cv = pc^2/E < c.

Dimostrazione.

Per m=0m = 0, E=pcE = pc e v=E/p=cv = \partial E/\partial p = c. Per m>0m > 0, E=p2c2+m2c4>pcE = \sqrt{p^2c^2 + m^2c^4} > pc, quindi v=pc2/E<pc2/(pc)=cv = pc^2/E < pc^2/(pc) = c.

Fine della dimostrazione.

La relazione E=pcE = pc vale per le onde elettromagnetiche già nella teoria di Maxwell, e quindi per i fotoni. Vale in modo approssimato per le particelle ultrarelativistiche, quelle con pcmc2pc \gg mc^2. Una particella senza massa viaggia sempre a cc, e una particella con massa non la raggiunge mai.

I neutrini sono stati a lungo considerati senza massa. Nel 1957 Bruno Pontecorvo propose che potessero trasformarsi da un tipo all’altro durante il volo, e queste oscillazioni sono state osservate nel 1998. Un neutrino che cambia tipo ha un orologio interno che scorre, e una particella a v=cv = c non ne ha: per ogni osservatore il suo tempo proprio sarebbe fermo. I neutrini hanno quindi una massa, anche se piccolissima.

Per una particella senza massa la lagrangiana mc21v2/c2-mc^2\sqrt{1 - v^2/c^2} è identicamente nulla, e il principio variazionale non dice niente. Il fotone non è una particella classica: è il quanto del campo elettromagnetico, e la sua descrizione corretta parte dalla lagrangiana del campo.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un elettrone parte da fermo e viene accelerato da una differenza di potenziale di 1010 MV. Sapendo che mec2=0,511m_e c^2 = 0{,}511 MeV, calcola la sua energia totale, il fattore γ\gamma, la velocità e la quantità di moto.

L’energia cinetica acquistata è eΔV=10,0e\,\Delta V = 10{,}0 MeV, quindi

E=10,0 MeV+0,511 MeV=10,511 MeV,γ=Emec2=10,5110,51120,6.E = 10{,}0\ \text{MeV} + 0{,}511\ \text{MeV} = 10{,}511\ \text{MeV}, \qquad \gamma = \frac{E}{m_e c^2} = \frac{10{,}511}{0{,}511} \approx 20{,}6 .

La velocità si ricava da γ\gamma: v/c=11/γ20,9988v/c = \sqrt{1 - 1/\gamma^2} \approx 0{,}9988. La quantità di moto viene dalla relazione energia-impulso:

pc=E2(mec2)2=10,51120,5112 MeV10,50 MeV,pc = \sqrt{E^2 - (m_e c^2)^2} = \sqrt{10{,}511^2 - 0{,}511^2}\ \text{MeV} \approx 10{,}50\ \text{MeV},

cioè p10,50p \approx 10{,}50 MeV/cc.

Commento: con la formula classica 12mev2=10\tfrac12 m_e v^2 = 10 MeV si troverebbe v/c=210,0/0,5116,3v/c = \sqrt{2 \cdot 10{,}0/0{,}511} \approx 6{,}3, più di sei volte la velocità della luce. Quando l’energia cinetica è confrontabile con l’energia a riposo, o più grande, le formule classiche vanno abbandonate. A energie così alte pcpc ed EE quasi coincidono: l’elettrone è ultrarelativistico.

Esercizio 2. Il deutone, nucleo del deuterio, è formato da un protone e un neutrone. Le masse sono mp=1,007276m_p = 1{,}007276 u, mn=1,008665m_n = 1{,}008665 u e md=2,013553m_d = 2{,}013553 u, con 11 u =931,494= 931{,}494 MeV/c2c^2. Quanta energia serve per separare il protone dal neutrone?

La massa del deutone è minore della somma delle masse dei costituenti:

Δm=mp+mnmd=2,015941 u2,013553 u=0,002388 u.\Delta m = m_p + m_n - m_d = 2{,}015941\ \text{u} - 2{,}013553\ \text{u} = 0{,}002388\ \text{u}.

Per separare le due particelle, ferme, bisogna fornire l’energia corrispondente a questa differenza, l’energia di legame:

E=Δmc2=0,002388931,494 MeV2,22 MeV.E_\ell = \Delta m\,c^2 = 0{,}002388 \cdot 931{,}494\ \text{MeV} \approx 2{,}22\ \text{MeV}.

Commento: quando protone e neutrone si legano cedono all’esterno 2,222{,}22 MeV, di solito sotto forma di un fotone gamma, e con quell’energia se ne va la massa Δm\Delta m, circa lo 0,12%0{,}12\% della massa del deutone. Nelle reazioni chimiche le energie in gioco sono di qualche elettronvolt per molecola, circa un milione di volte meno: la differenza di massa c’è anche lì, ma è troppo piccola per misurarla.

Esercizio 3. Nel Large Hadron Collider del CERN i protoni circolano con energia E=6,8E = 6{,}8 TeV. Quanto valgono γ\gamma e la differenza 1v/c1 - v/c? Usa mpc2=938,3m_p c^2 = 938{,}3 MeV.

γ=E/(mpc2)=6800 GeV/0,9383 GeV7,25×103\gamma = E/(m_p c^2) = 6800\ \text{GeV}/0{,}9383\ \text{GeV} \approx 7{,}25 \times 10^3. Per γ\gamma grande, 1v/c=111/γ21/(2γ2)9,5×1091 - v/c = 1 - \sqrt{1 - 1/\gamma^2} \approx 1/(2\gamma^2) \approx 9{,}5 \times 10^{-9}.

Commento: i protoni vanno a una velocità che differisce da cc di una parte su cento milioni, e la loro quantità di moto è praticamente E/cE/c. Aumentare l’energia non li rende apprezzabilmente più veloci: raddoppiandola, 1v/c1 - v/c diventa quattro volte più piccolo, e la velocità cambia di meno di un centesimo di milionesimo. Per questo nei grandi acceleratori si parla di energie e non di velocità.

Esercizio 4. Di quanto sbaglia la formula classica dell’energia cinetica per una particella con v=0,10cv = 0{,}10\,c?

L’energia cinetica relativistica è (γ1)mc2(\gamma - 1)\,mc^2, quella classica 12mv2=12β2mc2\tfrac12 mv^2 = \tfrac12\beta^2 mc^2. Con β=0,10\beta = 0{,}10, γ=1/0,991,0050378\gamma = 1/\sqrt{0{,}99} \approx 1{,}0050378, quindi (γ1)mc20,0050378mc2(\gamma - 1)\,mc^2 \approx 0{,}0050378\,mc^2 contro 0,0050000mc20{,}0050000\,mc^2. La formula classica sottostima l’energia cinetica dello 0,76%0{,}76\%.

Commento: dallo sviluppo γ1=12β2+38β4+\gamma - 1 = \tfrac12\beta^2 + \tfrac38\beta^4 + \dots il rapporto tra le due energie è 1+34β2+1 + \tfrac34\beta^2 + \dots, e 340,01=0,0075\tfrac34 \cdot 0{,}01 = 0{,}0075: l’errore relativo cresce come il quadrato della velocità. A un decimo della velocità della luce la meccanica classica sbaglia ancora di meno dell’un per cento, a metà sbaglia di circa il 24%24\%.

Hai trovato un errore o qualcosa che non funziona in questa pagina? Scrivi una segnalazione