Vai al contenuto
Emmy

Il rumore nei circuiti lineari

Elettronica · Strumentazione elettronica Articolo

Percorso: Strumentazione elettronica · 9 di 17

Prima di questo, potrebbe interessarti: Rumore termico, shot e flicker , Guadagno e impedenze ad anello chiuso

Indice

Dalle sorgenti al circuito

L’articolo precedente ha dato gli spettri delle sorgenti: 4kTR4kTR per un resistore, 2qI2qI per una corrente che attraversa una barriera, K/fK/f per il rumore flicker. In un circuito ogni sorgente arriva all’uscita attraverso la propria funzione di trasferimento, che ne filtra lo spettro, e all’uscita i contributi si sommano. Servono quindi tre cose: una regola per calcolare come un circuito lineare trasforma lo spettro di un rumore; un modo di riassumere il rumore di un amplificatore con pochi numeri, da confrontare con quello della sorgente che deve leggere; e capire che cosa fa la retroazione, che cambia tutte le funzioni di trasferimento del circuito.

Sistemi lineari e risposta all’impulso

Un sistema è lineare se a una combinazione lineare di ingressi risponde con la stessa combinazione delle risposte, anche quando la combinazione è un integrale, cioè una somma di infiniti ingressi. È tempo-invariante se ritardare l’ingresso ritarda l’uscita della stessa quantità, senza cambiarla. La risposta all’impulso δ(t)\delta(t) si chiama risposta all’impulso e si indica con h(t)h(t). Per un filtro RC passa-basso, per esempio, è h(t)=et/RC/RCh(t) = e^{-t/RC}/RC per t0t \ge 0, e zero prima.

Proposizione (risposta di un sistema lineare e tempo-invariante)

Un sistema lineare e tempo-invariante con risposta all’impulso h(t)h(t) risponde all’ingresso x(t)x(t) con

y(t)=+x(u)h(tu)du=xh(t),y(t) = \int_{-\infty}^{+\infty} x(u)\,h(t - u)\,du = x * h(t) ,

e nel dominio delle frequenze con Y(f)=H(f)X(f)Y(f) = H(f)\,X(f), dove la funzione di trasferimento H(f)H(f) è la trasformata di Fourier di h(t)h(t).

Dimostrazione.

Un ingresso qualsiasi si scrive come somma di impulsi, x(t)=x(u)δ(tu)dux(t) = \int x(u)\,\delta(t - u)\,du. L’impulso δ(tu)\delta(t - u), ritardato di uu, produce per l’invarianza nel tempo la risposta ritardata h(tu)h(t - u); per la linearità la somma degli impulsi pesati con x(u)x(u) produce la somma delle risposte con gli stessi pesi, che è l’integrale dell’enunciato. È la convoluzione di xx e hh, e la sua trasformata è il prodotto delle trasformate per le proprietà della trasformata di Fourier viste nell’articolo sui segnali.

Fine della dimostrazione.

L’integrale si può leggere anche a tt fissato: l’uscita all’istante tt è una somma dei valori dell’ingresso, pesati con la funzione w(u)=h(tu)w(u) = h(t - u), la risposta all’impulso ribaltata nel tempo e spostata in modo da finire in tt. È la funzione peso del filtro. In un sistema causale, con h(t)=0h(t) = 0 per t<0t < 0, i pesi dopo l’istante tt sono nulli, e contano solo i valori passati. Il filtro RC fa una media con pesi che decrescono esponenzialmente andando indietro nel tempo: ricorda gli ultimi RCRC secondi e dimentica quello che è successo molto prima. I prossimi articoli useranno proprio questa lettura, per costruire filtri a partire dalla media che si vuole ottenere.

Il rumore attraverso un sistema lineare

Un rumore non ha una trasformata di Fourier da moltiplicare per H(f)H(f), ma ha autocorrelazione e densità spettrale, e sono queste che il sistema trasforma.

Teorema (rumore in un sistema lineare)

Se l’ingresso di un sistema lineare, tempo-invariante e stabile è un processo stazionario a media nulla, con autocorrelazione Rxx(τ)R_{xx}(\tau) e densità spettrale Sx(f)S_x(f), l’uscita è un processo stazionario con

Ryy(τ)=Rxxkhh(τ),Sy(f)=Sx(f)H(f)2,R_{yy}(\tau) = R_{xx} * k_{hh}(\tau) , \qquad S_y(f) = S_x(f)\,|H(f)|^2 ,

dove khh(τ)=h(t)h(t+τ)dtk_{hh}(\tau) = \int h(t)\,h(t + \tau)\,dt è l’autocorrelazione della risposta all’impulso. La varianza dell’uscita è

σy2=Rxx(τ)khh(τ)dτ=Sx(f)H(f)2df.\sigma_y^2 = \int R_{xx}(\tau)\,k_{hh}(\tau)\,d\tau = \int S_x(f)\,|H(f)|^2\,df .
Dimostrazione.

Si scrive l’uscita come convoluzione e si porta la media sull’insieme dentro gli integrali:

y(t)y(t+τ)= ⁣ ⁣x(u)x(v)  h(tu)h(t+τv)dudv= ⁣ ⁣Rxx(vu)h(tu)h(t+τv)dudv.\begin{aligned} \overline{y(t)\,y(t + \tau)} &= \int\!\!\int \overline{x(u)\,x(v)}\;h(t - u)\,h(t + \tau - v)\,du\,dv \\[0.5em] &= \int\!\!\int R_{xx}(v - u)\,h(t - u)\,h(t + \tau - v)\,du\,dv . \end{aligned}

Con le variabili a=tua = t - u e b=t+τvb = t + \tau - v la differenza diventa vu=τ+abv - u = \tau + a - b, e l’istante tt scompare:

y(t)y(t+τ)= ⁣ ⁣Rxx(τ+ab)h(a)h(b)dadb.\overline{y(t)\,y(t + \tau)} = \int\!\!\int R_{xx}(\tau + a - b)\,h(a)\,h(b)\,da\,db .

L’uscita è quindi stazionaria. Ponendo b=a+γb = a + \gamma, l’integrale in aa a γ\gamma fissato è h(a)h(a+γ)da=khh(γ)\int h(a)\,h(a + \gamma)\,da = k_{hh}(\gamma), e resta Ryy(τ)=Rxx(τγ)khh(γ)dγR_{yy}(\tau) = \int R_{xx}(\tau - \gamma)\,k_{hh}(\gamma)\,d\gamma, la convoluzione dell’enunciato. Per il teorema di Wiener e Khinchin la densità spettrale è la trasformata dell’autocorrelazione; la trasformata di una convoluzione è il prodotto delle trasformate, e quella di khhk_{hh} è H(f)2|H(f)|^2, come per ogni segnale di energia. La varianza è Ryy(0)=Rxx(γ)khh(γ)dγR_{yy}(0) = \int R_{xx}(-\gamma)\,k_{hh}(\gamma)\,d\gamma, con RxxR_{xx} pari, oppure l’area di SyS_y.

Fine della dimostrazione.

Poiché H(f)2|H(f)|^2 è pari, la relazione Sy=SxH2S_y = S_x|H|^2 vale anche per le densità unilatere, che sono quelle usate da qui in avanti. Per un rumore bianco la formula nel tempo è ancora più semplice. L’autocorrelazione è λδ(τ)\lambda\,\delta(\tau), con λ\lambda la densità bilatera, metà di quella unilatera SS, e

σy2=λkhh(0)=S2h2(t)dt:\sigma_y^2 = \lambda\,k_{hh}(0) = \frac{S}{2}\int h^2(t)\,dt :

la varianza è proporzionale all’energia della risposta all’impulso. Per il filtro RC h2dt=1/2RC\int h^2\,dt = 1/2RC, e il rumore termico del suo resistore, S=4kTRS = 4kTR, dà σ2=kT/C\sigma^2 = kT/C, lo stesso risultato ricavato nell’articolo precedente per altra via. Un filtro che fa la media su un tempo lungo ha una risposta all’impulso bassa e distesa, con poca energia, e lascia passare poco rumore bianco.

La banda equivalente di rumore

Definizione (banda equivalente di rumore)

La banda equivalente di rumore di un filtro con guadagno massimo G=maxH(f)G = \max|H(f)| è

Bn=1G20H(f)2df.B_n = \frac{1}{G^2}\int_0^{\infty}|H(f)|^2\,df .

Un rumore bianco con densità unilatera SS esce dal filtro con varianza G2SBnG^2SB_n, la stessa che avrebbe attraversando un filtro ideale, con guadagno GG in una banda larga BnB_n e nullo fuori.

Proposizione (banda equivalente di un polo)

Un filtro passa-basso con un solo polo, a fpf_p, ha Bn=(π/2)fpB_n = (\pi/2)\,f_p.

Dimostrazione.

Con x=f/fpx = f/f_p,

0df1+(f/fp)2=fp0dx1+x2=fp[arctanx]0=π2fp.\int_0^{\infty}\frac{df}{1 + (f/f_p)^2} = f_p\int_0^{\infty}\frac{dx}{1 + x^2} = f_p\,\Big[\arctan x\Big]_0^{\infty} = \frac{\pi}{2}\,f_p .

Fine della dimostrazione.

Banda equivalente di rumore Grafico lineare del quadrato del modulo della funzione di trasferimento di un filtro a un polo, da frequenza zero a cinque volte la frequenza del polo. La curva vale 1 a frequenza zero, un mezzo alla frequenza del polo, e poi scende lentamente. Un rettangolo tratteggiato alto 1 e largo pi greco mezzi volte la frequenza del polo, circa 1,57, ha la stessa area della curva. fp (π/2)fp 3fp 5fp 1 1/2 |H(f)|² f

Il quadrato del modulo della funzione di trasferimento di un filtro a un polo, in scala lineare, e il rettangolo con la stessa area, largo (π/2)fp(\pi/2)f_p. La banda equivalente supera la banda a 3-3 dB del 57%, per la coda della curva che scende lentamente.

Il 57%57\% in più viene dalla coda: H2|H|^2 oltre il polo scende solo come 1/f21/f^2, e l’area oltre fpf_p è uguale a quella tra 00 e fpf_p, perché arctan1=π/4\arctan 1 = \pi/4. Un operazionale con 1010 nV/√Hz in un circuito con banda di 100100 kHz a un polo raccoglie un rumore di 10 nV157 kHz=3,9610\ \text{nV}\cdot\sqrt{157\ \text{kHz}} = 3{,}96 μV efficaci, non i 3,163{,}16 μV che si otterrebbero con la banda a 3-3 dB. Con filtri più ripidi la coda pesa meno, e la banda equivalente si avvicina a quella a 3-3 dB: con due poli coincidenti è (π/4)fp(\pi/4)f_p, come si vede nel primo esercizio.

Molti circuiti hanno anche un polo in basso, per esempio un condensatore di accoppiamento. Il passa-banda con due poli reali ha una formula chiusa sia per il rumore bianco sia per il rumore 1/f1/f.

Proposizione (rumore attraverso un passa-banda)

Il filtro passa-banda

H(s)=sτ1(1+sτ1)(1+sτ2),τ1>τ2,H(s) = \frac{s\tau_1}{(1 + s\tau_1)(1 + s\tau_2)} , \qquad \tau_1 > \tau_2 ,

con poli a f1=1/2πτ1f_1 = 1/2\pi\tau_1 e f2=1/2πτ2f_2 = 1/2\pi\tau_2, lascia passare un rumore bianco di densità unilatera SS con varianza

σ2=S4τ1τ2(τ1+τ2)Sπ2(f2f1),\sigma^2 = \frac{S}{4}\,\frac{\tau_1}{\tau_2(\tau_1 + \tau_2)} \simeq S\,\frac{\pi}{2}\,(f_2 - f_1) ,

e un rumore 1/f1/f di densità unilatera K/fK/f con varianza

σ2=Kτ12τ12τ22lnτ1τ2Klnf2f1,\sigma^2 = K\,\frac{\tau_1^2}{\tau_1^2 - \tau_2^2}\,\ln\frac{\tau_1}{\tau_2} \simeq K\ln\frac{f_2}{f_1} ,

dove le approssimazioni valgono per f2f1f_2 \gg f_1.

Dimostrazione.

Con ω=2πf\omega = 2\pi f il quadrato del modulo si spezza in fratti semplici:

H2=ω2τ12(1+ω2τ12)(1+ω2τ22)=τ12τ12τ22[11+ω2τ2211+ω2τ12],\begin{aligned} |H|^2 &= \frac{\omega^2\tau_1^2}{(1 + \omega^2\tau_1^2)(1 + \omega^2\tau_2^2)} \\[0.5em] &= \frac{\tau_1^2}{\tau_1^2 - \tau_2^2}\left[\frac{1}{1 + \omega^2\tau_2^2} - \frac{1}{1 + \omega^2\tau_1^2}\right] , \end{aligned}

come si verifica riducendo la parentesi allo stesso denominatore: il numeratore è ω2(τ12τ22)\omega^2(\tau_1^2 - \tau_2^2). Per il rumore bianco, con df=dω/2πdf = d\omega/2\pi e 0dω/(1+ω2τ2)=π/2τ\int_0^\infty d\omega/(1 + \omega^2\tau^2) = \pi/2\tau,

σ2=S2πτ12τ12τ22π2(1τ21τ1)=S4τ1τ2(τ1+τ2).\sigma^2 = \frac{S}{2\pi}\,\frac{\tau_1^2}{\tau_1^2 - \tau_2^2}\,\frac{\pi}{2}\left(\frac{1}{\tau_2} - \frac{1}{\tau_1}\right) = \frac{S}{4}\,\frac{\tau_1}{\tau_2(\tau_1 + \tau_2)} .

Per τ2τ1\tau_2 \ll \tau_1 l’ultimo fattore è circa 1/τ21/τ11/\tau_2 - 1/\tau_1, e 1/4τ=(π/2)f1/4\tau = (\pi/2)f. Per il rumore 1/f1/f si ha df/f=dω/ωdf/f = d\omega/\omega, e una primitiva di 1/[ω(1+ω2τ2)]=1/ωωτ2/(1+ω2τ2)1/[\omega(1 + \omega^2\tau^2)] = 1/\omega - \omega\tau^2/(1 + \omega^2\tau^2) è 12ln[ω2/(1+ω2τ2)]\tfrac12\ln[\omega^2/(1 + \omega^2\tau^2)]. La differenza delle primitive con τ2\tau_2 e τ1\tau_1 è 12ln[(1+ω2τ12)/(1+ω2τ22)]\tfrac12\ln[(1 + \omega^2\tau_1^2)/(1 + \omega^2\tau_2^2)], che vale 00 in ω=0\omega = 0 e tende a ln(τ1/τ2)\ln(\tau_1/\tau_2) per ω\omega \to \infty. Moltiplicando per Kτ12/(τ12τ22)K\,\tau_1^2/(\tau_1^2 - \tau_2^2) si ha la seconda formula.

Fine della dimostrazione.

Le due formule dicono cose diverse. Il rumore bianco conta i hertz della banda, e quindi lo decide quasi solo il polo alto. Il rumore 1/f1/f conta le decadi: ognuna aggiunge Kln10K\ln10, che siano quella tra 11 e 1010 Hz o quella tra 11 e 1010 kHz. Senza il polo basso il rumore 1/f1/f divergerebbe, e il limite lo mette la durata della misura, come visto nell’articolo precedente. Senza il polo alto divergerebbe il rumore bianco, ma nessun circuito reale ha una banda infinita.

I generatori equivalenti di rumore

Un amplificatore contiene molte sorgenti di rumore: i suoi resistori, i suoi transistori. All’uscita i loro contributi si sommano in un rumore che dipende anche da ciò che è collegato all’ingresso. Per confrontare amplificatori diversi, e per scegliere quello giusto per un sensore, tutto il rumore interno si riporta all’ingresso: l’amplificatore diventa privo di rumore, e al suo ingresso si mettono un generatore di tensione ene_n in serie e un generatore di corrente ini_n in parallelo. Le loro densità spettrali si scrivono en2e_n^2, in V²/Hz, e in2i_n^2, in A²/Hz, e i datasheet danno le radici, in nV/√Hz e pA/√Hz.

Di generatori ne servono due perché il rumore all’uscita cambia con la sorgente. Con l’ingresso in cortocircuito il generatore di corrente è cortocircuitato e agisce solo ene_n; con una sorgente di resistenza molto grande conta soprattutto ini_n, che scorre in quella resistenza. Un generatore solo non potrebbe dare il rumore giusto in tutti e due i casi. Le due misure danno anche il modo di ricavarli: ene_n con l’ingresso in cortocircuito, ini_n con una resistenza grande e nota all’ingresso, sottraendo il suo rumore termico. In generale ene_n e ini_n sono in parte correlati, perché vengono in parte dagli stessi dispositivi; nei datasheet, e qui, si considerano incorrelati.

Il modello di rumore di un amplificatore A sinistra la sorgente del segnale, un generatore V S verso massa, con in serie la resistenza R S e il generatore e R del suo rumore termico. Seguono, in serie, il generatore di tensione e n e, verso massa, il generatore di corrente i n, che rappresentano il rumore dell'amplificatore. A destra un amplificatore senza rumore, di guadagno A, disegnato come un triangolo. VS RS eR en in A amplificatore

Il modello di rumore di un amplificatore collegato a una sorgente. Il rumore termico della resistenza RSR_S della sorgente è il generatore eRe_R; il rumore dell’amplificatore, dentro il riquadro, è riportato all’ingresso con ene_n in serie e ini_n in parallelo, e l’amplificatore di guadagno AA è senza rumore.

Proposizione (rumore totale all'ingresso)

Una sorgente con resistenza RSR_S, alla temperatura TT, collegata a un amplificatore con generatori equivalenti ene_n e ini_n incorrelati, dà all’uscita lo stesso segnale e lo stesso rumore del generatore VSV_S in serie a un resistore RSR_S senza rumore e a un solo generatore di rumore, con densità

etot2=4kTRS+en2+in2RS2.e_{tot}^2 = 4kTR_S + e_n^2 + i_n^2R_S^2 .
Dimostrazione.

Visto dai morsetti di ingresso dell’amplificatore, il ramo che contiene VSV_S, eRe_R, RSR_S ed ene_n è un generatore di tensione VS+eR+enV_S + e_R + e_n con resistenza interna RSR_S. Il suo equivalente di Norton è una corrente (VS+eR+en)/RS(V_S + e_R + e_n)/R_S in parallelo a RSR_S; sommando la corrente ini_n, che è in parallelo, e tornando all’equivalente di Thévenin, si ha il generatore VS+eR+en+inRSV_S + e_R + e_n + i_nR_S con la stessa resistenza RSR_S. L’amplificatore vede quindi un solo generatore di tensione. Il rumore che contiene è la somma di tre processi incorrelati, con densità 4kTRS4kTR_S, en2e_n^2 e in2RS2i_n^2R_S^2, e le densità si sommano. Il segno di ini_n non conta, perché cambia il segno di un processo a media nulla, non la sua densità spettrale.

Fine della dimostrazione.

Rapporto segnale-rumore e fattore di rumore

Il rapporto segnale-rumore S/NS/N è il rapporto tra il valore efficace del segnale e quello del rumore. Per una sinusoide di valore efficace VSV_S, guardando il rumore in una banda stretta Δf\Delta f attorno alla sua frequenza, all’ingresso c’è solo il rumore della sorgente, e (S/N)in2=VS2/(4kTRSΔf)(S/N)_{in}^2 = V_S^2/(4kTR_S\,\Delta f). All’uscita segnale e rumore passano per la stessa funzione di trasferimento, che si semplifica nel rapporto, e (S/N)out2=VS2/(etot2Δf)(S/N)_{out}^2 = V_S^2/(e_{tot}^2\,\Delta f). Il rapporto può solo peggiorare: un amplificatore non toglie il rumore che la sorgente ha già.

Definizione (fattore e cifra di rumore)

Il fattore di rumore di un amplificatore collegato a una sorgente con resistenza RSR_S è il rapporto tra i quadrati dei rapporti segnale-rumore all’ingresso e all’uscita, in una banda stretta attorno alla frequenza ff:

F=(S/N)in2(S/N)out2=1+en2+in2RS24kTRS.F = \frac{(S/N)_{in}^2}{(S/N)_{out}^2} = 1 + \frac{e_n^2 + i_n^2R_S^2}{4kTR_S} .

La cifra di rumore è NF=10log10FNF = 10\log_{10}F, in decibel.

L’uguaglianza viene dalla proposizione precedente. Un amplificatore senza rumore ha F=1F = 1, cioè 00 dB; con F=2F = 2, cioè 33 dB, la potenza del rumore all’uscita è il doppio di quella dovuta alla sola sorgente, e il suo valore efficace 2\sqrt2 volte. Poiché ene_n e ini_n dipendono dalla frequenza, anche FF ne dipende. Il fattore di rumore è molto usato nei circuiti a radiofrequenza, dove le resistenze delle sorgenti sono fissate, di solito a 50 Ω50\ \Omega.

Proposizione (resistenza ottima della sorgente)

A ene_n e ini_n fissati, il fattore di rumore è minimo per

RS,opt=enin,Fmin=1+enin2kT.R_{S,opt} = \frac{e_n}{i_n} , \qquad F_{min} = 1 + \frac{e_n\,i_n}{2kT} .
Dimostrazione.

F1=(en2/RS+in2RS)/4kTF - 1 = (e_n^2/R_S + i_n^2R_S)/4kT. Per la disuguaglianza tra la media aritmetica e quella geometrica, en2/RS+in2RS2en2in2=2enine_n^2/R_S + i_n^2R_S \ge 2\sqrt{e_n^2\,i_n^2} = 2e_ni_n, con l’uguaglianza quando i due termini sono uguali, cioè per RS2=en2/in2R_S^2 = e_n^2/i_n^2. Il minimo è 1+2enin/4kT1 + 2e_ni_n/4kT.

Fine della dimostrazione.

Nella resistenza ottima i due contributi dell’amplificatore sono uguali. Un operazionale bipolare con en=3e_n = 3 nV/√Hz e in=1i_n = 1 pA/√Hz ha RS,opt=3R_{S,opt} = 3 kΩ\Omega e Fmin=1,36F_{min} = 1{,}36, cioè 1,31{,}3 dB. Uno a JFET con en=10e_n = 10 nV/√Hz e in=2i_n = 2 fA/√Hz ha la resistenza ottima a 55 MΩ\Omega, e lì Fmin=1,002F_{min} = 1{,}002. Il prodotto enine_ni_n misura la qualità dell’amplificatore, il rapporto en/ine_n/i_n dice per quali sorgenti è fatto: i bipolari per le sorgenti di bassa impedenza, come le termocoppie, gli estensimetri e le bobine; i JFET e i CMOS per quelle di alta impedenza, come i sensori piezoelettrici, gli elettrodi e i fotodiodi.

Rumore e resistenza della sorgente Grafico logaritmico del rumore totale riportato all'ingresso, in volt per radice di hertz da 0,1 nanovolt a 10 microvolt, in funzione della resistenza della sorgente da 10 ohm a 100 megaohm. La retta tratteggiata del rumore termico della sorgente sale di mezza decade per decade. La curva blu dell'operazionale bipolare è piatta a 3 nanovolt per sorgenti piccole, tocca quasi la retta tratteggiata intorno a qualche kiloohm e poi sale più in fretta, dominata dal rumore di corrente. La curva arancio dell'operazionale a JFET parte da 10 nanovolt, resta sopra la retta fino a circa 100 kiloohm, e la segue da vicino fino a decine di megaohm. 1 nV10 nV100 nV1 μV 10 Ω1 kΩ100 kΩ10 MΩ bipolare JFET √(4kTRS) rumore all'ingresso (V/√Hz)

Il rumore totale riportato all’ingresso, 4kTRS+en2+in2RS2\sqrt{4kTR_S + e_n^2 + i_n^2R_S^2}, in funzione della resistenza della sorgente, per un operazionale bipolare e uno a JFET a 300300 K. Tratteggiato il rumore della sola sorgente. Il punto segna la resistenza ottima en/ine_n/i_n, dove la curva si avvicina di più, in proporzione, alla retta della sorgente.

C’è un errore da evitare. Il fattore di rumore è un rapporto, e si abbassa anche aumentando il denominatore: aggiungere un resistore in serie a una sorgente da 100 Ω100\ \Omega per portarla a 33 kΩ\Omega riduce FF, ma aggiunge il rumore del resistore e peggiora il rapporto segnale-rumore, che è la grandezza che conta. Data la sorgente, si sceglie l’amplificatore con il rumore en2+in2RS2e_n^2 + i_n^2R_S^2 più piccolo per quella resistenza. L’unico modo di avvicinare la sorgente alla resistenza ottima senza aggiungere rumore è un trasformatore: con rapporto spire 1:n1:n la sorgente diventa un generatore nVSnV_S con resistenza n2RSn^2R_S, e anche il suo rumore termico si moltiplica per nn, così il rapporto segnale-rumore della sorgente resta lo stesso mentre l’amplificatore vede la resistenza che preferisce. Da 100 Ω100\ \Omega a 33 kΩ\Omega serve n=305,5n = \sqrt{30} \simeq 5{,}5. I trasformatori reali hanno la resistenza degli avvolgimenti, che fa rumore, e non trasmettono la continua: si usano per sorgenti a bassissima impedenza in alternata, come certi microfoni e sensori magnetici.

Il rumore degli operazionali

Un operazionale si descrive con lo stesso modello, adattato ai due ingressi: un operazionale senza rumore, un generatore di tensione ene_n in serie a uno degli ingressi, e due generatori di corrente in+i_{n+} e ini_{n-} tra ciascun ingresso e massa, di solito con la stessa densità e incorrelati. Non importa a quale ingresso si metta ene_n: una tensione in serie all’ingresso non invertente equivale a una tensione opposta in serie a quello invertente, e il segno di un rumore non conta. Ogni densità ha una parte bianca e una parte 1/f1/f, con la sua frequenza d’angolo. I valori tipici del livello bianco dipendono dalla tecnologia dello stadio di ingresso:

  • negli operazionali bipolari ene_n va da circa 11 a 1010-2020 nV/√Hz, e ini_n da qualche decimo di pA/√Hz a qualche pA/√Hz: è il rumore shot della corrente di base, 2qIB\sqrt{2qI_B}, a cui si aggiunge, negli operazionali con compensazione della corrente di polarizzazione, quello delle correnti che la compensano, perché la corrente netta è piccola ma i rumori delle due correnti si sommano;
  • negli operazionali a JFET e CMOS ene_n è di solito più alto, tra 55 e 3030 nV/√Hz, e ini_n è di pochi fA/√Hz o meno, il rumore shot della corrente di perdita del gate, che cresce con la temperatura insieme a quella corrente;
  • la frequenza d’angolo del rumore di tensione va da 11 a 100100 Hz per bipolari e JFET, ed è di qualche kilohertz per molti CMOS, anche se i migliori scendono a qualche decina di hertz.

In un circuito con resistori il rumore di tensione dell’operazionale non viene amplificato dal guadagno del segnale, ma da quello che vede un generatore in serie all’ingresso non invertente.

Proposizione (guadagno di rumore)

In un circuito con un operazionale e una rete di retroazione fatta dall’impedenza Z1Z_1, tra l’ingresso invertente e massa o un generatore spento, e dall’impedenza Z2Z_2, tra l’uscita e l’ingresso invertente, il rumore di tensione ene_n arriva all’uscita moltiplicato per il guadagno di rumore

Gn=1+Z2Z1,G_n = 1 + \frac{Z_2}{Z_1} ,

qualunque sia l’ingresso a cui arriva il segnale. Se l’operazionale ha un solo polo, con prodotto guadagno-banda GBWGBW, e la rete è resistiva, il guadagno reale ha un polo a fGBW/Gnf^* \simeq GBW/G_n, e lo stesso polo compare nella funzione di trasferimento di ogni generatore di rumore del circuito.

Dimostrazione.

Con i generatori di segnale spenti, un generatore in serie all’ingresso non invertente vede un amplificatore non invertente, con guadagno ideale 1+Z2/Z11 + Z_2/Z_1. Il guadagno reale di un generatore qualsiasi del circuito è Gid(Gloop)/(1Gloop)+G0/(1Gloop)G_{id}(-G_{loop})/(1 - G_{loop}) + G_0/(1 - G_{loop}), come dimostrato nell’articolo sulla retroazione, e il guadagno d’anello, che si calcola con tutti i generatori indipendenti spenti, è lo stesso per tutti: trascurando la resistenza di uscita, Gloop=AZ1/(Z1+Z2)=A/GnG_{loop} = -AZ_1/(Z_1 + Z_2) = -A/G_n. Con A=A0/(1+jf/f0)A = A_0/(1 + jf/f_0) e GnG_n reale,

Gloop1Gloop=A0Gn+A0+jfGn/f0,\frac{-G_{loop}}{1 - G_{loop}} = \frac{A_0}{G_n + A_0 + jf\,G_n/f_0} ,

che ha un polo a f0(1+A0/Gn)A0f0/Gn=GBW/Gnf_0(1 + A_0/G_n) \simeq A_0f_0/G_n = GBW/G_n. I guadagni diretti G0G_0 sono trascurabili, come nell’articolo sul guadagno ad anello chiuso.

Fine della dimostrazione.

In un amplificatore invertente il guadagno di rumore, 1+R2/R11 + R_2/R_1, è quasi uguale al modulo del guadagno del segnale, R2/R1R_2/R_1, finché il guadagno è grande. In un sommatore con dieci ingressi da 1010 kΩ\Omega e R2=10R_2 = 10 kΩ\Omega ogni segnale ha guadagno 11, ma Z1Z_1 è il parallelo dei dieci resistori, e il guadagno di rumore è 1111. In un amplificatore a transimpedenza Z1Z_1 è la capacità CDC_D del fotodiodo, e il guadagno di rumore sale con la frequenza fino a (CD+CF)/CF(C_D + C_F)/C_F: è lo stesso 1/β1/\beta usato per la compensazione.

Per esempio, un amplificatore invertente con R1=1R_1 = 1 kΩ\Omega e R2=100R_2 = 100 kΩ\Omega, e un operazionale con GBW=10GBW = 10 MHz, en=10e_n = 10 nV/√Hz e in=10i_n = 10 pA/√Hz, a 300300 K, trascurando il rumore 1/f1/f. Il guadagno di rumore è 101101, e tutti i contributi hanno il polo a f=10 MHz/101=99f^* = 10\ \text{MHz}/101 = 99 kHz, con banda equivalente (π/2)f=155,5(\pi/2)f^* = 155{,}5 kHz. Con il generatore del segnale spento, i contributi all’uscita sono:

  • ene_n per il guadagno di rumore: 1,011{,}01 μV/√Hz;
  • ini_{n-}, che entra nella massa virtuale e scorre tutta in R2R_2: inR2=1,00i_nR_2 = 1{,}00 μV/√Hz; in+i_{n+} è in parallelo a un generatore di tensione e non ha effetto;
  • il rumore di R1R_1, 4kTR1=4,07\sqrt{4kTR_1} = 4{,}07 nV/√Hz, amplificato come un segnale di ingresso, per R2/R1R_2/R_1: 407407 nV/√Hz;
  • il rumore di R2R_2: con l’ingresso invertente a massa virtuale in R1R_1 non scorre corrente, e l’uscita è proprio la tensione del generatore in serie a R2R_2, con guadagno 11: 40,740{,}7 nV/√Hz.
I generatori di rumore di un amplificatore invertente Un amplificatore invertente con l'ingresso a massa. A sinistra, tra massa e la resistenza R 1, il generatore e 1 del suo rumore termico. R 1 arriva all'ingresso invertente, da cui scende verso massa il generatore di corrente i n. Tra ingresso invertente e uscita ci sono in serie la resistenza R 2 e il generatore e 2 del suo rumore. Tra l'ingresso non invertente e massa c'è il generatore e n. R1 e1 in en R2 e2 Vo

I generatori di rumore di un amplificatore invertente, con il generatore del segnale spento: il rumore termico dei due resistori, e1e_1 ed e2e_2, e quello dell’operazionale, ene_n e ini_n.

La densità totale è la radice della somma dei quadrati, 1,481{,}48 μV/√Hz, e il rumore efficace è 1,48 μV/Hz155,5 kHz=5831{,}48\ \mu\text{V}/\sqrt{\text{Hz}}\cdot\sqrt{155{,}5\ \text{kHz}} = 583 μV. Riportato all’ingresso, dividendo per il guadagno del segnale, è 5,835{,}83 μV. I tre generatori che stanno sul nodo invertente si possono anche raccogliere in una sola corrente: il rumore di un resistore si rappresenta sia come tensione 4kTR4kTR in serie sia come corrente 4kT/R4kT/R in parallelo, e con l’ingresso invertente a massa virtuale le correnti 4kT/R14kT/R_1, 4kT/R24kT/R_2 e in2i_n^2 arrivano tutte all’uscita moltiplicate per R22R_2^2.

Il rumore di un amplificatore invertente Grafico logaritmico delle densità di rumore all'uscita di un amplificatore invertente con guadagno 100, in funzione della frequenza da 10 hertz a 10 megahertz. Quattro contributi piatti fino a circa 100 kilohertz, poi in calo: il rumore di tensione dell'operazionale e quello di corrente, entrambi intorno a 1 microvolt per radice di hertz; il rumore termico di R 1, circa 400 nanovolt; quello di R 2, circa 40 nanovolt. La curva arancio della somma vale circa 1,5 microvolt. 100 nV1 μV 10 Hz1 kHz100 kHz10 MHz totale en·101 e inR2 R1 R2 densità all'uscita (V/√Hz)

Le densità di rumore all’uscita dell’amplificatore invertente dell’esempio. Tutti i contributi hanno lo stesso polo, a 9999 kHz. Il rumore di R1R_1, benché la resistenza sia cento volte più piccola, conta dieci volte più di quello di R2R_2 perché è amplificato; qui però dominano il rumore di tensione e quello di corrente dell’operazionale.

Per abbassare il rumore si possono dividere per dieci i due resistori: inR2i_nR_2 scende a 100100 nV/√Hz e il contributo di R1R_1 a 129129 nV/√Hz, ma l’impedenza di ingresso scende a 100 Ω100\ \Omega e l’operazionale deve pilotare un carico dieci volte più pesante. Il contributo di ene_n resta lo stesso: per ridurlo serve un operazionale con ene_n più basso, che di solito è bipolare e ha un ini_n più alto.

Retroazione e rapporto segnale-rumore

Proposizione (retroazione e fattore di rumore)

In un circuito con un operazionale e guadagni diretti trascurabili, chiudere l’anello divide per 1Gloop1 - G_{loop} le funzioni di trasferimento verso l’uscita del segnale e di tutti i generatori di rumore. Il rapporto segnale-rumore a ogni frequenza, e quindi il fattore di rumore, è lo stesso del circuito ad anello aperto.

Dimostrazione.

Per ogni generatore indipendente, di segnale o di rumore, la funzione di trasferimento verso l’uscita è (Gol+G0)/(1Gloop)(G_{ol} + G_0)/(1 - G_{loop}), come dimostrato nell’articolo sul guadagno ad anello chiuso, dove GolG_{ol} è la funzione di trasferimento con l’anello tagliato. Il guadagno d’anello si calcola con tutti i generatori indipendenti spenti ed è lo stesso per tutti. Con G0G_0 trascurabile ogni densità spettrale all’uscita è quella ad anello aperto divisa per 1Gloop2|1 - G_{loop}|^2, e il rapporto tra due densità qualsiasi non cambia.

Fine della dimostrazione.

A ogni frequenza, quindi, la retroazione non migliora né peggiora il rumore. Ma allarga la banda, e il rumore efficace si raccoglie su tutta la banda. Si prenda un circuito ad anello aperto con un polo a f0f_0, rumore bianco con densità SolS_{ol} all’uscita e un segnale lento, che arriva all’uscita con ampiezza VolV_{ol}. Chiuso l’anello, con Gloop(f)=Gloop(0)/(1+jf/f0)G_{loop}(f) = G_{loop}(0)/(1 + jf/f_0), ogni funzione di trasferimento si divide per 1Gloop(0)1 - G_{loop}(0) e il polo sale a f0[1Gloop(0)]f_0[1 - G_{loop}(0)]. Il segnale si divide per 1Gloop(0)1 - G_{loop}(0), la varianza del rumore per [1Gloop(0)]2[1 - G_{loop}(0)]^2 e si moltiplica per lo stesso fattore per la banda più larga:

(SN)cl=Vol/[1Gloop(0)]Sol(π/2)f0/[1Gloop(0)]=(SN)olBolBcl.\left(\frac{S}{N}\right)_{cl} = \frac{V_{ol}/[1 - G_{loop}(0)]}{\sqrt{S_{ol}\,(\pi/2)\,f_0\,/\,[1 - G_{loop}(0)]}} = \left(\frac{S}{N}\right)_{ol}\sqrt{\frac{B_{ol}}{B_{cl}}} .

Il rapporto segnale-rumore peggiora con la radice del rapporto tra le bande. La retroazione dà precisione nel guadagno e banda, e la banda in più raccoglie rumore: per questo non conviene mai lasciare a un circuito più banda di quella che serve al segnale. Se la banda la fissa un filtro indipendente dalla retroazione, la retroazione non cambia il rumore. Quale sia il filtro migliore, per un segnale dato, è l’argomento dei prossimi articoli.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un rumore bianco di 1010 nV/√Hz passa per due filtri RC passa-basso separati da un buffer, con poli a faf_a e fbf_b. Quanto vale la banda equivalente di rumore? E il rumore efficace, con i due poli a 11 kHz?

Soluzione. Con i fratti semplici

1(1+f2/fa2)(1+f2/fb2)=1fb2fa2[fb21+f2/fa2fa21+f2/fb2],\frac{1}{(1 + f^2/f_a^2)(1 + f^2/f_b^2)} = \frac{1}{f_b^2 - f_a^2}\left[\frac{f_b^2}{1 + f^2/f_a^2} - \frac{f_a^2}{1 + f^2/f_b^2}\right] ,

e ogni termine si integra come un polo solo:

Bn=π2fb2fafa2fbfb2fa2=π2fafbfa+fb.B_n = \frac{\pi}{2}\,\frac{f_b^2f_a - f_a^2f_b}{f_b^2 - f_a^2} = \frac{\pi}{2}\,\frac{f_af_b}{f_a + f_b} .

Con fa=fb=fpf_a = f_b = f_p la formula dà (π/4)fp(\pi/4)f_p, che si ottiene anche direttamente, con x=tanθx = \tan\theta: 0dx/(1+x2)2=0π/2cos2θdθ=π/4\int_0^\infty dx/(1 + x^2)^2 = \int_0^{\pi/2}\cos^2\theta\,d\theta = \pi/4. Con i poli a 11 kHz Bn=785B_n = 785 Hz e il rumore è 10 nV785=28010\ \text{nV}\cdot\sqrt{785} = 280 nV; con un filtro solo sarebbe 396396 nV.

Commento. La banda equivalente di due poli è quella di un polo solo a fafb/(fa+fb)f_af_b/(f_a + f_b), che si calcola come il parallelo di due resistenze e sta sotto il polo più basso. Il secondo filtro taglia la coda: due poli coincidenti a 11 kHz hanno la banda a 3-3 dB a 0,640{,}64 kHz, e la banda equivalente la supera solo del 22%22\%, contro il 57%57\% di un polo solo.

Esercizio 2. Un amplificatore ha rumore di tensione en2=ew2(1+fc/f)e_n^2 = e_w^2(1 + f_c/f), con ew=10e_w = 10 nV/√Hz e fc=100f_c = 100 Hz, ed è seguito da un passa-banda con poli a 11 Hz e 1010 kHz. Quanto vale il rumore efficace?

Soluzione. La parte bianca, con la formula esatta, dà ew2(π/2)f22/(f1+f2)=101615706=1,571×1012e_w^2\,(\pi/2)\,f_2^2/(f_1 + f_2) = 10^{-16}\cdot15\,706 = 1{,}571\times10^{-12} V²; la parte 1/f1/f, con K=ew2fc=1014K = e_w^2f_c = 10^{-14} V², dà Kln(104)=9,21×1014K\ln(10^4) = 9{,}21\times10^{-14} V². In tutto 1,663×10121{,}663\times10^{-12} V², cioè 1,291{,}29 μV efficaci.

Commento. La forma f22/(f1+f2)f_2^2/(f_1 + f_2) viene da τ1/[4τ2(τ1+τ2)]\tau_1/[4\tau_2(\tau_1 + \tau_2)] con τ=1/2πf\tau = 1/2\pi f. Il rumore 1/f1/f pesa per il 5,5%5{,}5\% della varianza, e abbassare il polo inferiore a 0,010{,}01 Hz aggiungerebbe solo Kln100=4,6×1014K\ln100 = 4{,}6\times10^{-14} V². In una banda così larga domina il rumore bianco, e lo decide il polo alto.

Esercizio 3. Un sensore ha resistenza 100 Ω100\ \Omega, a 300300 K. Quale fattore di rumore danno l’operazionale bipolare (33 nV/√Hz, 11 pA/√Hz) e quello a JFET (1010 nV/√Hz, 22 fA/√Hz)? E con un sensore da 11 MΩ\Omega? Quale trasformatore porterebbe il sensore da 100 Ω100\ \Omega alla resistenza ottima del bipolare?

Soluzione. Con 100 Ω100\ \Omega il rumore della sorgente è 4kTRS=1,66×10184kTR_S = 1{,}66\times10^{-18} V²/Hz. Il bipolare dà F=1+(9×1018+1020)/1,66×1018=6,44F = 1 + (9\times10^{-18} + 10^{-20})/1{,}66\times10^{-18} = 6{,}44, cioè 8,18{,}1 dB; il JFET F=1+1016/1,66×1018=61,4F = 1 + 10^{-16}/1{,}66\times10^{-18} = 61{,}4, cioè 17,917{,}9 dB. Con 11 MΩ\Omega, 4kTRS=1,66×10144kTR_S = 1{,}66\times10^{-14} V²/Hz: il bipolare ha F=1+(1012+9×1018)/1,66×1014=61,4F = 1 + (10^{-12} + 9\times10^{-18})/1{,}66\times10^{-14} = 61{,}4, il JFET F=1+(1016+4×1018)/1,66×1014=1,006F = 1 + (10^{-16} + 4\times10^{-18})/1{,}66\times10^{-14} = 1{,}006. Il trasformatore deve moltiplicare la resistenza per 3000/100=303000/100 = 30, con rapporto spire 1:301:5,51:\sqrt{30} \simeq 1:5{,}5, e allora F=Fmin=1,36F = F_{min} = 1{,}36.

Commento. I due 61,461{,}4 coincidono per i valori scelti, perché (10 nV)2/100 Ω(10\ \text{nV})^2/100\ \Omega e (1 pA)21(1\ \text{pA})^2\cdot1 MΩ\Omega valgono tutti e due 101810^{-18}: in ciascun caso conta un solo termine. Ciascun operazionale è eccellente con la sorgente giusta e pessimo con quella sbagliata, e la differenza è di un fattore sessanta nella potenza del rumore.

Esercizio 4. Un integratore invertente ha R=1R = 1 kΩ\Omega all’ingresso e, in retroazione, C=160C = 160 nF in parallelo a RC=1R_C = 1 MΩ\Omega, che limita il guadagno in continua. L’operazionale ha GBW=2GBW = 2 MHz, en=10e_n = 10 nV/√Hz e in=10i_n = 10 pA/√Hz. Quanto vale il rumore efficace all’uscita, a 300300 K?

Soluzione. Le correnti sul nodo invertente hanno densità 4kT/R+4kT/RC+in2=1,17×10224kT/R + 4kT/R_C + i_n^2 = 1{,}17\times10^{-22} A²/Hz, e arrivano all’uscita attraverso l’impedenza di retroazione RC/(1+sCRC)R_C/(1 + sCR_C), con polo a fp1=1/2πRCC=0,995f_{p1} = 1/2\pi R_CC = 0{,}995 Hz. La varianza è 1,17×1022RC2(π/2)fp1=1,82×10101{,}17\times10^{-22}\cdot R_C^2\,(\pi/2)f_{p1} = 1{,}82\times10^{-10} V². Il guadagno di rumore è

Gn=1+RC/R1+sCRC=R+RCR1+sC(RRC)1+sCRC:G_n = 1 + \frac{R_C/R}{1 + sCR_C} = \frac{R + R_C}{R}\,\frac{1 + sC(R\parallel R_C)}{1 + sCR_C} :

vale 10011001 fino a fp1f_{p1}, scende, e torna a 11 sopra lo zero a fz=1/2πC(RRC)=996f_z = 1/2\pi C(R\parallel R_C) = 996 Hz, fino al polo dell’operazionale a GBW/1=2GBW/1 = 2 MHz. Con i fratti semplici, come per il passa-banda, Gn2|G_n|^2 si scrive come un polo a fp1f_{p1} con guadagno 10011001 più un polo a 22 MHz con guadagno 11, a meno di correzioni piccole:

0Gn2df10012π2fp1+π22 MHz=1,57×106+3,14×106 Hz.\begin{aligned} \int_0^\infty |G_n|^2\,df &\simeq 1001^2\,\frac{\pi}{2}\,f_{p1} + \frac{\pi}{2}\cdot2\ \text{MHz} \\[0.5em] &= 1{,}57\times10^6 + 3{,}14\times10^6\ \text{Hz} . \end{aligned}

Il rumore di tensione dà 10164,71×106=4,71×101010^{-16}\cdot4{,}71\times10^6 = 4{,}71\times10^{-10} V², e il totale è 6,53×10106{,}53\times10^{-10} V², 25,625{,}6 μV efficaci. Il calcolo numerico esatto dà 25,525{,}5 μV.

Commento. Due terzi del rumore di tensione vengono dalla banda tra 11 kHz e 22 MHz, dove il guadagno di rumore è 11 e il circuito non integra più niente di utile. Che il secondo termine abbia guadagno 11 non è un caso: nei fratti semplici il suo coefficiente è circa 10012(τz/τp1)21001^2(\tau_z/\tau_{p1})^2, e 1001τz/τp1=[(R+RC)/R][R/(R+RC)]=11001\cdot\tau_z/\tau_{p1} = [(R + R_C)/R]\cdot[R/(R + R_C)] = 1, il guadagno di rumore ad alta frequenza. Un filtro passa-basso dopo l’integratore, o un operazionale più lento, taglierebbe quella banda. Un condensatore in parallelo a RR, invece, la peggiorerebbe: abbassa Z1Z_1 ad alta frequenza, e il guadagno di rumore sale.

Esercizio 5. All’amplificatore invertente dell’esempio si aggiunge, dopo un buffer, un filtro RC a 11 kHz, di cui si trascura il rumore. Quanto diventa il rumore efficace all’uscita?

Soluzione. La densità all’uscita dell’amplificatore, 1,481{,}48 μV/√Hz, passa ora per due poli, a 9999 kHz e a 11 kHz. Per il primo esercizio la banda equivalente è (π/2)199/(1+99)(\pi/2)\cdot1\cdot99/(1 + 99) kHz =1555= 1555 Hz, e il rumore è 1,48 μV1555=58,31{,}48\ \mu\text{V}\cdot\sqrt{1555} = 58{,}3 μV, dieci volte meno dei 583583 μV senza filtro.

Commento. Il filtro non cambia né la densità di rumore né il segnale a bassa frequenza: toglie solo la banda che il segnale non usa. Se il segnale sta sotto il kilohertz, i 9999 kHz di banda dell’amplificatore servivano solo a raccogliere rumore, come dice l’ultimo paragrafo dell’articolo.

Hai trovato un errore o qualcosa che non funziona in questa pagina? Scrivi una segnalazione