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Emmy

Il principio di minima azione

Fisica · Relatività ristretta Articolo

Percorso: Relatività ristretta · 5 di 12

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Indice

Due modi di descrivere il moto

Le trasformazioni di Lorentz obbligano a riscrivere la meccanica. Prima di farlo conviene cambiare il modo in cui la si scrive, e questo articolo è una deviazione dalla relatività verso la meccanica classica, necessaria per tornarci con gli strumenti giusti.

La meccanica di Newton è locale nel tempo. Note le posizioni e le velocità delle particelle in un istante tt, il secondo principio dice come cambiano nell’istante successivo t+dtt + dt sotto l’effetto delle forze, e passo dopo passo si ricostruisce il moto. La meccanica di Lagrange, sviluppata a partire dalla fine del Settecento, guarda il moto tutto intero: fissate le configurazioni del sistema in un istante iniziale e in uno finale, il moto reale è quello che rende stazionaria una certa grandezza calcolata su tutto l’intervallo, l’azione.

Le due formulazioni danno le stesse equazioni del moto, come si vedrà. La seconda però lavora con grandezze scalari, si estende senza fatica ai campi, si adatta a qualsiasi sistema di coordinate e rende visibile il legame tra simmetrie e leggi di conservazione, che è il tema dell’articolo successivo. Quasi tutta la fisica teorica moderna è scritta in forma lagrangiana. Dirac, all’inizio degli anni Trenta, la considerava più fondamentale di quella hamiltoniana e pensava che la meccanica quantistica si potesse formulare a partire da essa; lo fece Feynman, con gli integrali sui cammini.

Coordinate generalizzate

Per una particella puntiforme le coordinate naturali sono le componenti del vettore posizione r(t)\mathbf r(t). Ma per un pendolo che oscilla in un piano basta un numero, l’angolo θ\theta con la verticale, e le coordinate cartesiane della massa sono legate tra loro dal vincolo che la distanza dal punto di sospensione sia la lunghezza del filo.

Definizione (coordinate generalizzate)

Le coordinate generalizzate di un sistema sono numeri q1,,qsq_1, \dots, q_s che individuano la sua configurazione in modo univoco, e che possono variare indipendentemente l’uno dall’altro. Il loro numero ss è il numero di gradi di libertà. Le derivate q˙i=dqi/dt\dot q_i = dq_i/dt sono le velocità generalizzate.

Si considerano sistemi con vincoli olonomi, cioè vincoli che si possono scrivere come equazioni tra le coordinate, come la lunghezza fissa del filo del pendolo, e che quindi si eliminano scegliendo bene le coordinate. Nel seguito qq indica l’insieme (q1,,qs)(q_1, \dots, q_s) e q˙\dot q l’insieme delle velocità.

L’azione

L’esperienza dice che posizioni e velocità in un istante bastano a prevedere il moto successivo. Nella formulazione di Lagrange questo diventa l’ipotesi che il sistema sia caratterizzato da una funzione delle coordinate, delle velocità e, eventualmente, del tempo.

Definizione (lagrangiana e azione)

La lagrangiana di un sistema è una funzione L(q,q˙,t)L(q, \dot q, t), con derivate continue fino al secondo ordine. Per un moto q(t)q(t) tra gli istanti t1t_1 e t2t_2 l’azione è il numero

S[q]=t1t2L(q(t),q˙(t),t)dt.S[q] = \int_{t_1}^{t_2} L\big(q(t), \dot q(t), t\big)\,dt .

L’azione non è una funzione di un numero ma di un’intera funzione q(t)q(t): a ogni moto possibile associa un numero. Si confrontano moti che partono dalla stessa configurazione q(t1)q(t_1) e arrivano alla stessa configurazione q(t2)q(t_2) negli stessi istanti. Le velocità agli estremi, invece, non sono fissate.

Principio (di minima azione, o di Hamilton)

Tra tutti i moti che vanno dalla configurazione q(t1)q(t_1) alla configurazione q(t2)q(t_2), il moto reale è quello per cui l’azione è stazionaria: per ogni variazione δq(t)=εη(t)\delta q(t) = \varepsilon\,\eta(t), con η(t1)=η(t2)=0\eta(t_1) = \eta(t_2) = 0,

ddεS[q+εη]ε=0=0.\left.\frac{d}{d\varepsilon}\,S[q + \varepsilon\eta]\right|_{\varepsilon = 0} = 0 .
Moto reale e moti variati tra due configurazioni fissate Grafico con il tempo t in orizzontale e la coordinata q in verticale. Due punti, uno all'istante t₁ e uno all'istante t₂, sono uniti da una curva blu continua, il moto reale. Due curve arancioni tratteggiate uniscono gli stessi due punti seguendo percorsi diversi: sono moti variati. A metà dell'intervallo una freccia verticale va dalla curva blu a una delle curve arancioni ed è indicata con δq. δq t1 t2 t q moto reale moti variati

Il moto reale q(t)q(t), in blu, e due moti variati q(t)+δq(t)q(t) + \delta q(t), tratteggiati, tra le stesse configurazioni agli istanti t1t_1 e t2t_2. La variazione δq\delta q è nulla agli estremi e arbitraria in mezzo. Il principio chiede che, al primo ordine in δq\delta q, l’azione del moto reale non cambi.

Il nome è storico. Il principio non chiede che l’azione sia minima, ma che sia stazionaria: la sua derivata nella direzione di ogni variazione ammessa è nulla, come succede in un minimo, in un massimo o in un punto di sella di una funzione ordinaria. Per tempi abbastanza brevi, nei casi della meccanica, si tratta davvero di un minimo, come nell’esercizio 4.

Le equazioni di Eulero-Lagrange

Il principio è una condizione su infinite variazioni. Il lemma che segue la trasforma in equazioni differenziali.

Lemma (fondamentale del calcolo delle variazioni)

Sia gg continua su [t1,t2][t_1, t_2]. Se t1t2g(t)η(t)dt=0\int_{t_1}^{t_2} g(t)\,\eta(t)\,dt = 0 per ogni funzione η\eta con derivata continua e η(t1)=η(t2)=0\eta(t_1) = \eta(t_2) = 0, allora g(t)=0g(t) = 0 per ogni t[t1,t2]t \in [t_1, t_2].

Dimostrazione.

Si supponga g(t0)0g(t_0) \neq 0 per qualche t0t_0 interno all’intervallo; a meno di cambiare segno a gg, g(t0)>0g(t_0) > 0. Per la continuità esiste δ>0\delta > 0 tale che [t0δ,t0+δ][t_0 - \delta, t_0 + \delta] è contenuto in (t1,t2)(t_1, t_2) e lì g(t)>g(t0)/2g(t) > g(t_0)/2. Si sceglie

η(t)={(tt0+δ)2(t0+δt)2se tt0δ,0altrimenti.\eta(t) = \begin{cases} (t - t_0 + \delta)^2\,(t_0 + \delta - t)^2 & \text{se } |t - t_0| \le \delta, \\ 0 & \text{altrimenti}. \end{cases}

Questa funzione è nulla agli estremi, ha derivata continua (la derivata del polinomio si annulla in t0±δt_0 \pm \delta, dove si raccorda con lo zero) ed è positiva in (t0δ,t0+δ)(t_0 - \delta, t_0 + \delta). L’integrale di gηg\,\eta è allora maggiore dell’integrale di 12g(t0)η\tfrac12 g(t_0)\,\eta, che è positivo: contraddizione. Quindi g=0g = 0 in ogni punto interno, e per la continuità anche agli estremi.

Fine della dimostrazione.

Teorema (equazioni di Eulero-Lagrange)

Un moto q(t)q(t) con derivate seconde continue rende stazionaria l’azione se e solo se, per ogni i=1,,si = 1, \dots, s,

ddtLq˙iLqi=0.\frac{d}{dt}\,\frac{\partial L}{\partial \dot q_i} - \frac{\partial L}{\partial q_i} = 0 .
Dimostrazione.

Sia η(t)=(η1,,ηs)\eta(t) = (\eta_1, \dots, \eta_s) con derivate continue e nulla agli estremi. Poiché LL ha derivate continue, si può derivare sotto il segno di integrale:

ddεS[q+εη]ε=0=t1t2i(Lqiηi+Lq˙iη˙i)dt,\left.\frac{d}{d\varepsilon}\,S[q + \varepsilon\eta]\right|_{\varepsilon = 0} = \int_{t_1}^{t_2} \sum_i \left( \frac{\partial L}{\partial q_i}\,\eta_i + \frac{\partial L}{\partial \dot q_i}\,\dot\eta_i \right) dt,

con le derivate di LL calcolate lungo il moto q(t)q(t). Il secondo termine si integra per parti; lungo il moto, L/q˙i\partial L/\partial \dot q_i è una funzione di tt con derivata continua, perché LL ha derivate seconde continue e qq derivate seconde continue:

t1t2Lq˙iη˙idt=[Lq˙iηi]t1t2t1t2ddtLq˙iηidt.\int_{t_1}^{t_2} \frac{\partial L}{\partial \dot q_i}\,\dot\eta_i\,dt = \left[ \frac{\partial L}{\partial \dot q_i}\,\eta_i \right]_{t_1}^{t_2} - \int_{t_1}^{t_2} \frac{d}{dt}\frac{\partial L}{\partial \dot q_i}\,\eta_i\,dt .

Il termine agli estremi è nullo perché ηi(t1)=ηi(t2)=0\eta_i(t_1) = \eta_i(t_2) = 0. Quindi

ddεS[q+εη]ε=0=t1t2i(LqiddtLq˙i)ηidt.\left.\frac{d}{d\varepsilon}\,S[q + \varepsilon\eta]\right|_{\varepsilon = 0} = \int_{t_1}^{t_2} \sum_i \left( \frac{\partial L}{\partial q_i} - \frac{d}{dt}\frac{\partial L}{\partial \dot q_i} \right) \eta_i\,dt .

Se valgono le equazioni di Eulero-Lagrange, l’integranda è nulla e l’azione è stazionaria. Viceversa, se l’azione è stazionaria, si sceglie η\eta con tutte le componenti nulle tranne la ii-esima: l’integrale di (L/qiddtL/q˙i)ηi\big(\partial L/\partial q_i - \tfrac{d}{dt}\,\partial L/\partial \dot q_i\big)\,\eta_i è nullo per ogni ηi\eta_i ammessa, e per il lemma la funzione tra parentesi, che è continua, è nulla.

Fine della dimostrazione.

Le equazioni sono ss, una per grado di libertà, del secondo ordine nelle coordinate: servono 2s2s condizioni iniziali, le posizioni e le velocità, come nella meccanica di Newton.

Proprietà della lagrangiana

La lagrangiana di un sistema non è unica. Tre operazioni la cambiano senza cambiare le equazioni del moto.

Proposizione (lagrangiane equivalenti)

  1. Per ogni costante k0k \neq 0, le lagrangiane LL e kLkL danno le stesse equazioni del moto.
  2. Se un sistema è formato da due parti che non interagiscono, con coordinate qAq_A e qBq_B e lagrangiane LA(qA,q˙A)L_A(q_A, \dot q_A) e LB(qB,q˙B)L_B(q_B, \dot q_B), la lagrangiana L=LA+LBL = L_A + L_B dà per ciascuna parte le sue equazioni, senza le coordinate dell’altra.
  3. Per ogni funzione f(q,t)f(q, t) con derivate seconde continue, le lagrangiane LL e L=L+ddtf(q,t)L' = L + \dfrac{d}{dt}f(q, t) danno le stesse equazioni del moto.
Dimostrazione.
  1. Le equazioni di Eulero-Lagrange di kLkL sono quelle di LL moltiplicate per kk.

  2. L/qA\partial L/\partial q_{A} e L/q˙A\partial L/\partial \dot q_{A} coincidono con le derivate di LAL_A, perché LBL_B non dipende da qAq_A né da q˙A\dot q_A. Le equazioni per le coordinate qAq_A sono quindi quelle di LAL_A, e lo stesso vale per qBq_B.

  3. L’azione di LL' è

S[q]=S[q]+t1t2ddtf(q(t),t)dt=S[q]+f(q(t2),t2)f(q(t1),t1).S'[q] = S[q] + \int_{t_1}^{t_2} \frac{d}{dt} f\big(q(t), t\big)\,dt = S[q] + f\big(q(t_2), t_2\big) - f\big(q(t_1), t_1\big).

I moti che si confrontano hanno tutti le stesse configurazioni q(t1)q(t_1) e q(t2)q(t_2), quindi il termine aggiunto è lo stesso numero per ciascuno di loro: S[q+εη]S[q+εη]S'[q + \varepsilon\eta] - S[q + \varepsilon\eta] non dipende da ε\varepsilon. Le derivate rispetto a ε\varepsilon di SS e di SS' coincidono, e i moti che rendono stazionaria l’una sono quelli che rendono stazionaria l’altra. Per il teorema, le equazioni del moto sono le stesse.

Fine della dimostrazione.

La terza proprietà si chiama invarianza di gauge, e ha un ruolo centrale nelle teorie dei campi. La funzione ff deve dipendere solo dalle coordinate e dal tempo. Se dipendesse anche dalle velocità, il termine aggiunto all’azione conterrebbe le velocità agli estremi, che non sono fissate: cambierebbe da un moto all’altro e le equazioni del moto non sarebbero più le stesse. La costante arbitraria dell’energia potenziale è il caso più semplice: L=LC=L+ddt(Ct)L' = L - C = L + \tfrac{d}{dt}(-Ct).

La lagrangiana della particella libera

Quale lagrangiana descrive una particella libera? Non si ricava dalle equazioni di Newton: si ricava dalle simmetrie.

Teorema (lagrangiana della particella libera)

Sia LL la lagrangiana di una particella libera in un sistema inerziale. Si supponga che, per l’omogeneità dello spazio e del tempo, LL non dipenda da r\mathbf r né da tt; che, per l’isotropia dello spazio, dipenda dalla velocità solo attraverso v2=v2v^2 = |\mathbf v|^2; e che, per il principio di relatività di Galileo, il passaggio a un sistema che si muove con velocità costante la cambi al più per la derivata totale di una funzione di r\mathbf r e tt. Allora, a meno di una costante additiva,

L=m2v2,L = \frac{m}{2}\,v^2,

con mm costante.

Dimostrazione.

Si scrive L=Λ(v2)L = \Lambda(v^2). Si passa a un sistema che si muove con velocità costante ϵ-\boldsymbol\epsilon, piccola: la velocità diventa v+ϵ\mathbf v + \boldsymbol\epsilon e v2v^2 diventa v2+2vϵ+ϵ2v^2 + 2\,\mathbf v\cdot\boldsymbol\epsilon + \epsilon^2. Sviluppando al primo ordine in ϵ\boldsymbol\epsilon,

Λ(v2+2vϵ+ϵ2)=Λ(v2)+2Λ(v2)vϵ+O(ϵ2).\Lambda\big(v^2 + 2\,\mathbf v\cdot\boldsymbol\epsilon + \epsilon^2\big) = \Lambda(v^2) + 2\,\Lambda'(v^2)\,\mathbf v\cdot\boldsymbol\epsilon + O(\epsilon^2).

Per ipotesi il termine del primo ordine deve essere la derivata totale di una funzione F(r,t)F(\mathbf r, t), per ogni moto. La derivata totale è dF/dt=Fv+F/tdF/dt = \nabla F\cdot\mathbf v + \partial F/\partial t, e deve valere

2Λ(v2)vϵ=Fv+Ft2\,\Lambda'(v^2)\,\mathbf v\cdot\boldsymbol\epsilon = \nabla F\cdot\mathbf v + \frac{\partial F}{\partial t}

per ogni posizione, istante e velocità, perché in un istante dato posizione e velocità di una particella si possono scegliere liberamente. Con v=0\mathbf v = 0 si ottiene F/t=0\partial F/\partial t = 0. Con v=λu\mathbf v = \lambda\,\mathbf u, dove u\mathbf u è il versore di ϵ\boldsymbol\epsilon e λ0\lambda \neq 0, dividendo per λ\lambda:

2Λ(λ2)ϵ=Fu.2\,\Lambda'(\lambda^2)\,\epsilon = \nabla F\cdot\mathbf u .

Il secondo membro non dipende da λ\lambda, quindi Λ(λ2)\Lambda'(\lambda^2) ha lo stesso valore per ogni λ0\lambda \neq 0, e per la continuità anche per λ=0\lambda = 0. Chiamando m/2m/2 questo valore costante, Λ(v2)=m2v2+costante\Lambda(v^2) = \tfrac{m}{2}\,v^2 + \text{costante}.

Fine della dimostrazione.

La costante mm è la massa della particella. L’equazione di Eulero-Lagrange di L=m2v2L = \tfrac m2 v^2 è ddt(mv)=0\tfrac{d}{dt}(m\mathbf v) = 0: una particella libera si muove di moto rettilineo uniforme, e il principio d’inerzia è ritrovato. La massa deve essere positiva: con m<0m < 0 l’azione del moto uniforme non sarebbe un minimo, e lungo moti con velocità sempre più grandi l’azione scenderebbe senza limite.

La lagrangiana trovata rispetta anche un cambio di sistema con velocità finita V\mathbf V:

m2v+V2=m2v2+mvV+m2V2=m2v2+ddt(mrV+m2V2t).\frac m2\,|\mathbf v + \mathbf V|^2 = \frac m2\,v^2 + m\,\mathbf v\cdot\mathbf V + \frac m2\,V^2 = \frac m2\,v^2 + \frac{d}{dt}\left( m\,\mathbf r\cdot\mathbf V + \frac m2\,V^2\,t \right).

C’è un’ultima osservazione, che tornerà in relatività. Scritta come L=m2(dx2+dy2+dz2)/dt2L = \tfrac m2\,(dx^2 + dy^2 + dz^2)/dt^2, la lagrangiana della particella libera contiene il quadrato della distanza tra due punti vicini: è legata al modo in cui si misurano le distanze, cioè alla geometria dello spazio.

Particelle interagenti

Per un sistema di particelle che non interagiscono la lagrangiana, additiva, è la somma delle energie cinetiche. Le interazioni si descrivono aggiungendo un termine che dipende dalle posizioni:

L=a=1Nma2va2U(r1,,rN).L = \sum_{a=1}^{N} \frac{m_a}{2}\,v_a^2 - U(\mathbf r_1, \dots, \mathbf r_N).

Questa forma non si ricava da principi più generali: la giustifica il confronto con gli esperimenti, e UU dipende dal sistema.

Proposizione (secondo principio della dinamica)

Con la lagrangiana L=ama2va2U(r1,,rN)L = \sum_a \tfrac{m_a}{2}\,v_a^2 - U(\mathbf r_1, \dots, \mathbf r_N), le equazioni di Eulero-Lagrange sono

madvadt=Ura,a=1,,N,m_a\,\frac{d\mathbf v_a}{dt} = -\frac{\partial U}{\partial \mathbf r_a}, \qquad a = 1, \dots, N,

cioè il secondo principio della dinamica con la forza Fa=U/ra\mathbf F_a = -\partial U/\partial\mathbf r_a.

Dimostrazione.

Per la coordinata xax_a della particella aa si ha L/x˙a=max˙a\partial L/\partial \dot x_a = m_a \dot x_a, perché solo il termine ma2va2\tfrac{m_a}{2}\,v_a^2 contiene x˙a\dot x_a, e L/xa=U/xa\partial L/\partial x_a = -\partial U/\partial x_a, perché solo UU contiene xax_a. L’equazione di Eulero-Lagrange è ddt(max˙a)+U/xa=0\tfrac{d}{dt}(m_a\dot x_a) + \partial U/\partial x_a = 0, e lo stesso per yay_a e zaz_a.

Fine della dimostrazione.

UU è l’energia potenziale, e la lagrangiana è la differenza tra l’energia cinetica e l’energia potenziale. Per l’omogeneità dello spazio UU può dipendere solo dalle differenze delle posizioni. E dipende dalle posizioni nello stesso istante: se una particella si sposta, le altre ne risentono subito. In relatività, dove nessuna interazione è istantanea, questa forma non potrà restare.

In coordinate generalizzate le derivate che compaiono nelle equazioni hanno un nome anche quando non sono quantità di moto e forze: pi=L/q˙ip_i = \partial L/\partial \dot q_i è il momento coniugato alla coordinata qiq_i, e L/qi\partial L/\partial q_i la forza generalizzata. Per il pendolo, con q=θq = \theta, il momento coniugato è il momento angolare.

Perché proprio l’azione

Resta la domanda più naturale: perché la natura dovrebbe rendere stazionaria l’azione? Dentro la meccanica classica non c’è risposta. Una risposta viene dalla meccanica quantistica, e qui la si può solo accennare.

In ottica geometrica un raggio di luce segue il cammino che rende stazionario il tempo di percorrenza, per il principio di Fermat; in termini di onde, lungo il raggio la variazione di fase è stazionaria. Una particella quantistica ha una funzione d’onda e, quando la sua lunghezza d’onda è molto più piccola delle distanze in gioco, una traiettoria quasi classica. Azione e fase soddisfano entrambe un principio di stazionarietà, e sono proporzionali: la fase è l’azione divisa per la costante di Planck ridotta \hbar, che ha le dimensioni di un’azione. Feynman costruì su questa idea una formulazione della meccanica quantistica in cui la particella «esplora» tutti i cammini tra due punti, e i contributi dei cammini si cancellano per interferenza tranne vicino a quello di azione stazionaria. Il principio di minima azione è il limite classico di questa interferenza.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Scrivi la lagrangiana di un pendolo semplice di lunghezza \ell e massa mm, che oscilla in un piano verticale, e ricava l’equazione del moto.

La coordinata generalizzata è l’angolo θ\theta con la verticale. La massa ha coordinate x=sinθx = \ell\sin\theta, y=cosθy = -\ell\cos\theta, con yy verso l’alto e l’origine nel punto di sospensione. La velocità ha componenti x˙=cosθθ˙\dot x = \ell\cos\theta\,\dot\theta e y˙=sinθθ˙\dot y = \ell\sin\theta\,\dot\theta, quindi v2=2θ˙2v^2 = \ell^2\dot\theta^2. L’energia potenziale è U=mgy=mgcosθU = mgy = -mg\ell\cos\theta. La lagrangiana è

L=m22θ˙2+mgcosθ.L = \frac m2\,\ell^2\dot\theta^2 + mg\ell\cos\theta .

Le derivate sono L/θ˙=m2θ˙\partial L/\partial\dot\theta = m\ell^2\dot\theta e L/θ=mgsinθ\partial L/\partial\theta = -mg\ell\sin\theta, e l’equazione di Eulero-Lagrange è

m2θ¨+mgsinθ=0θ¨=gsinθ.m\ell^2\ddot\theta + mg\ell\sin\theta = 0 \quad\Longrightarrow\quad \ddot\theta = -\frac g\ell\sin\theta .

Commento: con Newton si deve scomporre la tensione del filo, che non si conosce, e poi eliminarla. Con Lagrange la tensione non compare mai, perché il vincolo è già dentro la scelta della coordinata. L’errore più comune è il segno dell’energia potenziale: con yy verso l’alto e la massa sotto il punto di sospensione, UU è minima per θ=0\theta = 0.

Esercizio 2. Una particella di massa mm si muove in un piano sotto l’azione di una forza centrale, con energia potenziale U(r)U(r). Scrivi la lagrangiana in coordinate polari e le equazioni del moto.

In coordinate polari x=rcosφx = r\cos\varphi, y=rsinφy = r\sin\varphi, e la velocità ha componente radiale r˙\dot r e componente perpendicolare rφ˙r\dot\varphi, quindi v2=r˙2+r2φ˙2v^2 = \dot r^2 + r^2\dot\varphi^2:

L=m2(r˙2+r2φ˙2)U(r).L = \frac m2\left(\dot r^2 + r^2\dot\varphi^2\right) - U(r).

Per rr: L/r˙=mr˙\partial L/\partial \dot r = m\dot r e L/r=mrφ˙2U(r)\partial L/\partial r = mr\dot\varphi^2 - U'(r), quindi mr¨mrφ˙2+U(r)=0m\ddot r - mr\dot\varphi^2 + U'(r) = 0. Per φ\varphi: L/φ˙=mr2φ˙\partial L/\partial\dot\varphi = mr^2\dot\varphi e L/φ=0\partial L/\partial\varphi = 0, quindi

ddt(mr2φ˙)=0.\frac{d}{dt}\left(mr^2\dot\varphi\right) = 0 .

Commento: la coordinata φ\varphi non compare nella lagrangiana, e il suo momento coniugato mr2φ˙mr^2\dot\varphi, il momento angolare, si conserva. Non è un caso: la lagrangiana non cambia ruotando il sistema attorno all’origine, e a questa simmetria corrisponde la conservazione. È il punto di partenza del teorema di Noether. Nel termine mrφ˙2mr\dot\varphi^2 si riconosce la forza centrifuga, che in coordinate polari compare da sola.

Esercizio 3. Verifica che le lagrangiane L=m2x˙2k2x2L = \tfrac m2\dot x^2 - \tfrac k2 x^2 e L=L+ddt(ax2)L' = L + \tfrac{d}{dt}(a\,x^2), con aa costante, danno la stessa equazione del moto.

L=m2x˙2k2x2+2axx˙L' = \tfrac m2\dot x^2 - \tfrac k2 x^2 + 2a\,x\dot x. Per LL': L/x˙=mx˙+2ax\partial L'/\partial\dot x = m\dot x + 2ax, la cui derivata rispetto al tempo è mx¨+2ax˙m\ddot x + 2a\dot x; L/x=kx+2ax˙\partial L'/\partial x = -kx + 2a\dot x. L’equazione è

mx¨+2ax˙(kx+2ax˙)=mx¨+kx=0,m\ddot x + 2a\dot x - (-kx + 2a\dot x) = m\ddot x + kx = 0,

la stessa che si ottiene da LL.

Commento: i termini 2ax˙2a\dot x compaiono in entrambe le derivate e si cancellano. Il momento coniugato però è cambiato, da mx˙m\dot x a mx˙+2axm\dot x + 2ax: le equazioni del moto non dipendono dalla scelta tra lagrangiane equivalenti, ma il momento coniugato sì. È un fatto che conta quando si passa dalle lagrangiane alla meccanica quantistica e ai campi elettromagnetici.

Esercizio 4. Una particella libera di massa mm va da x=0x = 0 all’istante 00 a x=Dx = D all’istante TT. Confronta l’azione del moto uniforme con quella dei moti xε(t)=Dt/T+εsin(πt/T)x_\varepsilon(t) = D\,t/T + \varepsilon\sin(\pi t/T).

I moti xεx_\varepsilon hanno gli stessi estremi per ogni ε\varepsilon. La velocità è x˙ε=D/T+ε(π/T)cos(πt/T)\dot x_\varepsilon = D/T + \varepsilon\,(\pi/T)\cos(\pi t/T), e l’azione è

S(ε)=m20T(D2T2+2DεπT2cosπtT+ε2π2T2cos2πtT)dt.S(\varepsilon) = \frac m2 \int_0^T \left( \frac{D^2}{T^2} + \frac{2D\varepsilon\pi}{T^2}\cos\frac{\pi t}{T} + \frac{\varepsilon^2\pi^2}{T^2}\cos^2\frac{\pi t}{T} \right) dt .

L’integrale del coseno su mezzo periodo è nullo, e quello del coseno al quadrato vale T/2T/2:

S(ε)=mD22T+mπ24Tε2.S(\varepsilon) = \frac{mD^2}{2T} + \frac{m\pi^2}{4T}\,\varepsilon^2 .

La derivata rispetto a ε\varepsilon è nulla in ε=0\varepsilon = 0, e l’azione del moto uniforme è la più piccola della famiglia.

Commento: la derivata prima si annulla perché il termine lineare in ε\varepsilon ha integrale nullo, e questo è il principio di minima azione in miniatura. Il termine in ε2\varepsilon^2 è positivo perché la massa è positiva: per questa lagrangiana il punto stazionario è davvero un minimo. Con valori numerici, per esempio m=2,0m = 2{,}0 kg, D=3,0D = 3{,}0 m, T=1,5T = 1{,}5 s ed ε=0,50\varepsilon = 0{,}50 m, si ha S(0)=6,00S(0) = 6{,}00 J·s e S(0,50)6,82S(0{,}50) \approx 6{,}82 J·s.

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