Il principio di minima azione
Percorso: Relatività ristretta · 5 di 12
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Indice
Due modi di descrivere il moto
Le trasformazioni di Lorentz obbligano a riscrivere la meccanica. Prima di farlo conviene cambiare il modo in cui la si scrive, e questo articolo è una deviazione dalla relatività verso la meccanica classica, necessaria per tornarci con gli strumenti giusti.
La meccanica di Newton è locale nel tempo. Note le posizioni e le velocità delle particelle in un istante , il secondo principio dice come cambiano nell’istante successivo sotto l’effetto delle forze, e passo dopo passo si ricostruisce il moto. La meccanica di Lagrange, sviluppata a partire dalla fine del Settecento, guarda il moto tutto intero: fissate le configurazioni del sistema in un istante iniziale e in uno finale, il moto reale è quello che rende stazionaria una certa grandezza calcolata su tutto l’intervallo, l’azione.
Le due formulazioni danno le stesse equazioni del moto, come si vedrà. La seconda però lavora con grandezze scalari, si estende senza fatica ai campi, si adatta a qualsiasi sistema di coordinate e rende visibile il legame tra simmetrie e leggi di conservazione, che è il tema dell’articolo successivo. Quasi tutta la fisica teorica moderna è scritta in forma lagrangiana. Dirac, all’inizio degli anni Trenta, la considerava più fondamentale di quella hamiltoniana e pensava che la meccanica quantistica si potesse formulare a partire da essa; lo fece Feynman, con gli integrali sui cammini.
Coordinate generalizzate
Per una particella puntiforme le coordinate naturali sono le componenti del vettore posizione . Ma per un pendolo che oscilla in un piano basta un numero, l’angolo con la verticale, e le coordinate cartesiane della massa sono legate tra loro dal vincolo che la distanza dal punto di sospensione sia la lunghezza del filo.
Definizione (coordinate generalizzate)
Le coordinate generalizzate di un sistema sono numeri che individuano la sua configurazione in modo univoco, e che possono variare indipendentemente l’uno dall’altro. Il loro numero è il numero di gradi di libertà. Le derivate sono le velocità generalizzate.
Si considerano sistemi con vincoli olonomi, cioè vincoli che si possono scrivere come equazioni tra le coordinate, come la lunghezza fissa del filo del pendolo, e che quindi si eliminano scegliendo bene le coordinate. Nel seguito indica l’insieme e l’insieme delle velocità.
L’azione
L’esperienza dice che posizioni e velocità in un istante bastano a prevedere il moto successivo. Nella formulazione di Lagrange questo diventa l’ipotesi che il sistema sia caratterizzato da una funzione delle coordinate, delle velocità e, eventualmente, del tempo.
Definizione (lagrangiana e azione)
La lagrangiana di un sistema è una funzione , con derivate continue fino al secondo ordine. Per un moto tra gli istanti e l’azione è il numero
L’azione non è una funzione di un numero ma di un’intera funzione : a ogni moto possibile associa un numero. Si confrontano moti che partono dalla stessa configurazione e arrivano alla stessa configurazione negli stessi istanti. Le velocità agli estremi, invece, non sono fissate.
Principio (di minima azione, o di Hamilton)
Tra tutti i moti che vanno dalla configurazione alla configurazione , il moto reale è quello per cui l’azione è stazionaria: per ogni variazione , con ,
Il moto reale , in blu, e due moti variati , tratteggiati, tra le stesse configurazioni agli istanti e . La variazione è nulla agli estremi e arbitraria in mezzo. Il principio chiede che, al primo ordine in , l’azione del moto reale non cambi.
Il nome è storico. Il principio non chiede che l’azione sia minima, ma che sia stazionaria: la sua derivata nella direzione di ogni variazione ammessa è nulla, come succede in un minimo, in un massimo o in un punto di sella di una funzione ordinaria. Per tempi abbastanza brevi, nei casi della meccanica, si tratta davvero di un minimo, come nell’esercizio 4.
Le equazioni di Eulero-Lagrange
Il principio è una condizione su infinite variazioni. Il lemma che segue la trasforma in equazioni differenziali.
Lemma (fondamentale del calcolo delle variazioni)
Sia continua su . Se per ogni funzione con derivata continua e , allora per ogni .
Si supponga per qualche interno all’intervallo; a meno di cambiare segno a , . Per la continuità esiste tale che è contenuto in e lì . Si sceglie
Questa funzione è nulla agli estremi, ha derivata continua (la derivata del polinomio si annulla in , dove si raccorda con lo zero) ed è positiva in . L’integrale di è allora maggiore dell’integrale di , che è positivo: contraddizione. Quindi in ogni punto interno, e per la continuità anche agli estremi.
Fine della dimostrazione.
Teorema (equazioni di Eulero-Lagrange)
Un moto con derivate seconde continue rende stazionaria l’azione se e solo se, per ogni ,
Sia con derivate continue e nulla agli estremi. Poiché ha derivate continue, si può derivare sotto il segno di integrale:
con le derivate di calcolate lungo il moto . Il secondo termine si integra per parti; lungo il moto, è una funzione di con derivata continua, perché ha derivate seconde continue e derivate seconde continue:
Il termine agli estremi è nullo perché . Quindi
Se valgono le equazioni di Eulero-Lagrange, l’integranda è nulla e l’azione è stazionaria. Viceversa, se l’azione è stazionaria, si sceglie con tutte le componenti nulle tranne la -esima: l’integrale di è nullo per ogni ammessa, e per il lemma la funzione tra parentesi, che è continua, è nulla.
Fine della dimostrazione.
Le equazioni sono , una per grado di libertà, del secondo ordine nelle coordinate: servono condizioni iniziali, le posizioni e le velocità, come nella meccanica di Newton.
Proprietà della lagrangiana
La lagrangiana di un sistema non è unica. Tre operazioni la cambiano senza cambiare le equazioni del moto.
Proposizione (lagrangiane equivalenti)
- Per ogni costante , le lagrangiane e danno le stesse equazioni del moto.
- Se un sistema è formato da due parti che non interagiscono, con coordinate e e lagrangiane e , la lagrangiana dà per ciascuna parte le sue equazioni, senza le coordinate dell’altra.
- Per ogni funzione con derivate seconde continue, le lagrangiane e danno le stesse equazioni del moto.
-
Le equazioni di Eulero-Lagrange di sono quelle di moltiplicate per .
-
e coincidono con le derivate di , perché non dipende da né da . Le equazioni per le coordinate sono quindi quelle di , e lo stesso vale per .
-
L’azione di è
I moti che si confrontano hanno tutti le stesse configurazioni e , quindi il termine aggiunto è lo stesso numero per ciascuno di loro: non dipende da . Le derivate rispetto a di e di coincidono, e i moti che rendono stazionaria l’una sono quelli che rendono stazionaria l’altra. Per il teorema, le equazioni del moto sono le stesse.
Fine della dimostrazione.
La terza proprietà si chiama invarianza di gauge, e ha un ruolo centrale nelle teorie dei campi. La funzione deve dipendere solo dalle coordinate e dal tempo. Se dipendesse anche dalle velocità, il termine aggiunto all’azione conterrebbe le velocità agli estremi, che non sono fissate: cambierebbe da un moto all’altro e le equazioni del moto non sarebbero più le stesse. La costante arbitraria dell’energia potenziale è il caso più semplice: .
La lagrangiana della particella libera
Quale lagrangiana descrive una particella libera? Non si ricava dalle equazioni di Newton: si ricava dalle simmetrie.
Teorema (lagrangiana della particella libera)
Sia la lagrangiana di una particella libera in un sistema inerziale. Si supponga che, per l’omogeneità dello spazio e del tempo, non dipenda da né da ; che, per l’isotropia dello spazio, dipenda dalla velocità solo attraverso ; e che, per il principio di relatività di Galileo, il passaggio a un sistema che si muove con velocità costante la cambi al più per la derivata totale di una funzione di e . Allora, a meno di una costante additiva,
con costante.
Si scrive . Si passa a un sistema che si muove con velocità costante , piccola: la velocità diventa e diventa . Sviluppando al primo ordine in ,
Per ipotesi il termine del primo ordine deve essere la derivata totale di una funzione , per ogni moto. La derivata totale è , e deve valere
per ogni posizione, istante e velocità, perché in un istante dato posizione e velocità di una particella si possono scegliere liberamente. Con si ottiene . Con , dove è il versore di e , dividendo per :
Il secondo membro non dipende da , quindi ha lo stesso valore per ogni , e per la continuità anche per . Chiamando questo valore costante, .
Fine della dimostrazione.
La costante è la massa della particella. L’equazione di Eulero-Lagrange di è : una particella libera si muove di moto rettilineo uniforme, e il principio d’inerzia è ritrovato. La massa deve essere positiva: con l’azione del moto uniforme non sarebbe un minimo, e lungo moti con velocità sempre più grandi l’azione scenderebbe senza limite.
La lagrangiana trovata rispetta anche un cambio di sistema con velocità finita :
C’è un’ultima osservazione, che tornerà in relatività. Scritta come , la lagrangiana della particella libera contiene il quadrato della distanza tra due punti vicini: è legata al modo in cui si misurano le distanze, cioè alla geometria dello spazio.
Particelle interagenti
Per un sistema di particelle che non interagiscono la lagrangiana, additiva, è la somma delle energie cinetiche. Le interazioni si descrivono aggiungendo un termine che dipende dalle posizioni:
Questa forma non si ricava da principi più generali: la giustifica il confronto con gli esperimenti, e dipende dal sistema.
Proposizione (secondo principio della dinamica)
Con la lagrangiana , le equazioni di Eulero-Lagrange sono
cioè il secondo principio della dinamica con la forza .
Per la coordinata della particella si ha , perché solo il termine contiene , e , perché solo contiene . L’equazione di Eulero-Lagrange è , e lo stesso per e .
Fine della dimostrazione.
è l’energia potenziale, e la lagrangiana è la differenza tra l’energia cinetica e l’energia potenziale. Per l’omogeneità dello spazio può dipendere solo dalle differenze delle posizioni. E dipende dalle posizioni nello stesso istante: se una particella si sposta, le altre ne risentono subito. In relatività, dove nessuna interazione è istantanea, questa forma non potrà restare.
In coordinate generalizzate le derivate che compaiono nelle equazioni hanno un nome anche quando non sono quantità di moto e forze: è il momento coniugato alla coordinata , e la forza generalizzata. Per il pendolo, con , il momento coniugato è il momento angolare.
Perché proprio l’azione
Resta la domanda più naturale: perché la natura dovrebbe rendere stazionaria l’azione? Dentro la meccanica classica non c’è risposta. Una risposta viene dalla meccanica quantistica, e qui la si può solo accennare.
In ottica geometrica un raggio di luce segue il cammino che rende stazionario il tempo di percorrenza, per il principio di Fermat; in termini di onde, lungo il raggio la variazione di fase è stazionaria. Una particella quantistica ha una funzione d’onda e, quando la sua lunghezza d’onda è molto più piccola delle distanze in gioco, una traiettoria quasi classica. Azione e fase soddisfano entrambe un principio di stazionarietà, e sono proporzionali: la fase è l’azione divisa per la costante di Planck ridotta , che ha le dimensioni di un’azione. Feynman costruì su questa idea una formulazione della meccanica quantistica in cui la particella «esplora» tutti i cammini tra due punti, e i contributi dei cammini si cancellano per interferenza tranne vicino a quello di azione stazionaria. Il principio di minima azione è il limite classico di questa interferenza.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Scrivi la lagrangiana di un pendolo semplice di lunghezza e massa , che oscilla in un piano verticale, e ricava l’equazione del moto.
La coordinata generalizzata è l’angolo con la verticale. La massa ha coordinate , , con verso l’alto e l’origine nel punto di sospensione. La velocità ha componenti e , quindi . L’energia potenziale è . La lagrangiana è
Le derivate sono e , e l’equazione di Eulero-Lagrange è
Commento: con Newton si deve scomporre la tensione del filo, che non si conosce, e poi eliminarla. Con Lagrange la tensione non compare mai, perché il vincolo è già dentro la scelta della coordinata. L’errore più comune è il segno dell’energia potenziale: con verso l’alto e la massa sotto il punto di sospensione, è minima per .
Esercizio 2. Una particella di massa si muove in un piano sotto l’azione di una forza centrale, con energia potenziale . Scrivi la lagrangiana in coordinate polari e le equazioni del moto.
In coordinate polari , , e la velocità ha componente radiale e componente perpendicolare , quindi :
Per : e , quindi . Per : e , quindi
Commento: la coordinata non compare nella lagrangiana, e il suo momento coniugato , il momento angolare, si conserva. Non è un caso: la lagrangiana non cambia ruotando il sistema attorno all’origine, e a questa simmetria corrisponde la conservazione. È il punto di partenza del teorema di Noether. Nel termine si riconosce la forza centrifuga, che in coordinate polari compare da sola.
Esercizio 3. Verifica che le lagrangiane e , con costante, danno la stessa equazione del moto.
. Per : , la cui derivata rispetto al tempo è ; . L’equazione è
la stessa che si ottiene da .
Commento: i termini compaiono in entrambe le derivate e si cancellano. Il momento coniugato però è cambiato, da a : le equazioni del moto non dipendono dalla scelta tra lagrangiane equivalenti, ma il momento coniugato sì. È un fatto che conta quando si passa dalle lagrangiane alla meccanica quantistica e ai campi elettromagnetici.
Esercizio 4. Una particella libera di massa va da all’istante a all’istante . Confronta l’azione del moto uniforme con quella dei moti .
I moti hanno gli stessi estremi per ogni . La velocità è , e l’azione è
L’integrale del coseno su mezzo periodo è nullo, e quello del coseno al quadrato vale :
La derivata rispetto a è nulla in , e l’azione del moto uniforme è la più piccola della famiglia.
Commento: la derivata prima si annulla perché il termine lineare in ha integrale nullo, e questo è il principio di minima azione in miniatura. Il termine in è positivo perché la massa è positiva: per questa lagrangiana il punto stazionario è davvero un minimo. Con valori numerici, per esempio kg, m, s ed m, si ha J·s e J·s.
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