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Emmy

Il transistore bipolare

Elettronica · Dispositivi elettronici Articolo

Percorso: Fondamenti di elettronica · 9 di 20

Prima di questo, potrebbe interessarti: La giunzione pn polarizzata , Il diodo e i suoi circuiti

Indice

L’invenzione

Nel dicembre del 1947, ai Bell Labs, John Bardeen e Walter Brattain appoggiarono due contatti d’oro, a una frazione di millimetro l’uno dall’altro, su un cristallo di germanio, e videro che un segnale applicato a uno dei contatti ricompariva amplificato nel circuito dell’altro. Era il primo amplificatore a stato solido. Il nome, transistor, veniva da transfer resistor: il dispositivo trasforma una variazione di corrente in ingresso in una variazione di tensione su un resistore in uscita. Poche settimane dopo William Shockley, che guidava il gruppo, concepì una versione più robusta fatta di sole giunzioni, il transistore bipolare a giunzione, e ne scrisse la teoria. I primi transistori a giunzione funzionanti arrivarono nel 1951, e nel 1956 i tre ricevettero il premio Nobel per la fisica.

Si chiama bipolare perché la corrente è portata da tutti e due i tipi di portatori, elettroni e lacune. Il transistore che oggi si trova a miliardi nei circuiti integrati digitali è un altro, il MOSFET, degli articoli seguenti; il bipolare resta in molti circuiti analogici, negli amplificatori a basso rumore e ad alta frequenza, e nei componenti discreti di potenza.

Un transistore di potenza in un contenitore plastico nero rettangolare con la sigla 2T882A, una linguetta metallica con un foro per la vite di fissaggio in alto e tre reofori metallici in basso.

Un transistore bipolare di potenza in contenitore TO-220, prodotto in Unione Sovietica nel 1986. I tre reofori sono la base, il collettore e l’emettitore; la linguetta metallica, collegata al collettore, si avvita a un dissipatore per smaltire il calore.

155LA3, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Due giunzioni affiancate

Un transistore npn è una zona pp sottile, la base, tra due zone nn: l’emettitore, molto drogato, e il collettore, poco drogato. Ha quindi due giunzioni. Nel funzionamento come amplificatore, la zona attiva, la giunzione base-emettitore è polarizzata in diretta e quella base-collettore in inversa: il collettore è a un potenziale più alto della base, e la base più alto dell’emettitore di circa 0,70{,}7 V.

La giunzione base-emettitore in diretta inietta elettroni dall’emettitore nella base, dove sono minoritari. Se la base fosse lunga, si ricombinerebbero lì e il transistore sarebbe solo un diodo. Ma la base è molto più sottile della lunghezza di diffusione degli elettroni, e quasi tutti arrivano per diffusione al bordo della zona svuotata della giunzione base-collettore. Lì il campo, che in una giunzione in inversa ha pochi portatori da spingere, li trascina nel collettore. La giunzione in inversa porta così una corrente grande, fornita dalla giunzione in diretta accanto: lo stesso meccanismo del fotodiodo, con l’emettitore al posto della luce.

Il transistore npn in zona attiva Una barretta divisa in tre zone: a sinistra l'emettitore n più, al centro la base p, sottile, a destra il collettore n. Tra le zone due fasce chiare sono le zone svuotate, stretta quella tra emettitore e base, larga quella tra base e collettore. In alto un contatto sulla base. Nell'animazione gli elettroni blu partono dall'emettitore, entrano nella base, la attraversano con un percorso a zig-zag e, raggiunta la zona svuotata del collettore, vengono trascinati rapidamente fino all'estremo destro. Ogni tanto una lacuna arancione scende dal contatto di base e passa nell'emettitore. Sotto la barretta le frecce delle tre correnti: la corrente di emettitore, grande, quella di collettore, quasi uguale, e quella di base, piccola. emettitore n⁺ base p collettore n IE IC IB corrente convenzionale

Un transistore npn in zona attiva. Gli elettroni iniettati dall’emettitore attraversano la base per diffusione e sono raccolti dal campo della zona svuotata del collettore. Una piccola corrente di lacune entra dalla base e passa nell’emettitore. Le correnti convenzionali hanno versi opposti ai moti degli elettroni: ICI_C entra nel collettore, IBI_B nella base, IEI_E esce dall’emettitore.

Nel simbolo circuitale la freccia sta sull’emettitore e indica il verso della corrente convenzionale nella giunzione base-emettitore: esce, per un npn. Il transistore pnp ha le zone e le tensioni invertite, e la freccia entra. Per la legge di Kirchhoff delle correnti IE=IC+IBI_E = I_C + I_B.

La corrente di collettore

Proposizione (corrente di collettore)

In un transistore npn in zona attiva, con la base neutra larga xBx_B, drogata NBN_B e molto più corta della lunghezza di diffusione degli elettroni, in bassa iniezione e con la giunzione base-collettore in inversa di più di qualche VTV_T, la corrente di collettore è

IC=ISeVBE/VT,IS=qADnni2NBxB,I_C = I_S\,e^{V_{BE}/V_T} , \qquad I_S = \frac{qAD_n\,n_i^2}{N_Bx_B} ,

dove AA è la sezione e DnD_n il coefficiente di diffusione degli elettroni nella base.

Dimostrazione.

Per la legge della giunzione, al bordo della base verso l’emettitore gli elettroni sono n(0)=(ni2/NB)eVBE/VTn(0) = (n_i^2/N_B)\,e^{V_{BE}/V_T}, e al bordo verso il collettore n(xB)=(ni2/NB)eVBC/VTn(x_B) = (n_i^2/N_B)\,e^{V_{BC}/V_T}, praticamente zero perché VBCV_{BC} è negativa di molti VTV_T. Nella base corta non c’è ricombinazione, la corrente di elettroni è costante e il profilo è una retta. La corrente di diffusione è

Jn=qDnn(0)n(xB)xBqDnni2NBxBeVBE/VT.|J_n| = qD_n\,\frac{n(0) - n(x_B)}{x_B} \approx \frac{qD_nn_i^2}{N_Bx_B}\,e^{V_{BE}/V_T} .

Tutti gli elettroni che arrivano al bordo della zona svuotata del collettore sono trascinati nel collettore, e moltiplicando per la sezione si ottiene ICI_C. Le lacune che il collettore cede alla base sono quelle della corrente inversa di saturazione della giunzione base-collettore, trascurabili.

Fine della dimostrazione.

La corrente di collettore dipende dalla tensione base-emettitore, come quella di un diodo, e non dalla tensione di collettore, finché la giunzione base-collettore resta in inversa. Il transistore in zona attiva è un generatore di corrente comandato in tensione. Il denominatore NBxBN_Bx_B, il numero di atomi di drogante nella base per unità di area, si chiama numero di Gummel: una base sottile e poco drogata dà una corrente grande.

Negli esempi di questo articolo il transistore ha sezione 100 μm2100\ \text{μm}^2, emettitore con NE=1018 cm3N_E = 10^{18}\ \text{cm}^{-3} e zona neutra di 0,30{,}3 μm, base con NB=3×1016 cm3N_B = 3\times10^{16}\ \text{cm}^{-3} e xB=0,5x_B = 0{,}5 μm, collettore con NC=1015 cm3N_C = 10^{15}\ \text{cm}^{-3}. Con Dn=26 cm2/sD_n = 26\ \text{cm}^2/\text{s} si ottiene IS=2,7×1016I_S = 2{,}7\times10^{-16} A: 0,160{,}16 mA con VBE=0,70V_{BE} = 0{,}70 V, 11 mA con 0,750{,}75 V.

I minoritari nel transistore in zona attiva Un grafico in scala logaritmica, da cento a dieci alla diciannove per centimetro cubo, con tre zone affiancate: emettitore, base e collettore, separate da due fasce, le zone svuotate, di cui quella tra base e collettore è larga. Le linee tratteggiate segnano i drogaggi, dieci alla diciotto nell'emettitore, tre per dieci alla sedici nella base e dieci alla quindici nel collettore. Nell'emettitore la curva arancione delle lacune sale da cento, al contatto, a circa sei per dieci alla tredici, sulla giunzione. Nella base la curva blu degli elettroni parte da circa due per dieci alla quindici sulla giunzione con l'emettitore e scende fino a zero al bordo della zona svuotata del collettore. Nel collettore le lacune, arancioni, risalgono da zero verso il valore di equilibrio, dieci alla cinque. NENBNC 10²10⁶10¹⁰10¹⁴10¹⁸ emettitore base collettore n p p

Le densità dei minoritari nel transistore di esempio in zona attiva, con VBE=0,7V_{BE} = 0{,}7 V, in scala logaritmica e con le larghezze non in scala. Gli elettroni nella base scendono in linea retta fino a zero verso il collettore; le lacune iniettate nell’emettitore sono una trentina di volte meno; nel collettore le lacune, già poche, sono sottratte dal campo vicino alla giunzione.

La corrente di base e il guadagno

La giunzione base-emettitore in diretta non inietta solo elettroni nella base, ma anche lacune nell’emettitore, e queste lacune arrivano dal contatto di base. Inoltre qualche elettrone si ricombina attraversando la base, e anche le lacune per la ricombinazione vengono dal contatto di base. Le due cose insieme fanno la corrente di base.

Proposizione (guadagno di corrente)

Con le ipotesi della proposizione precedente, e con l’emettitore neutro largo xEx_E, più corto della lunghezza di diffusione delle lacune, il guadagno di corrente β=IC/IB\beta = I_C/I_B soddisfa

1β=DpNBxBDnNExE+ttrτn,\frac{1}{\beta} = \frac{D_p\,N_B\,x_B}{D_n\,N_E\,x_E} + \frac{t_{tr}}{\tau_n} ,

dove DpD_p è il coefficiente di diffusione delle lacune nell’emettitore, ttr=xB2/2Dnt_{tr} = x_B^2/2D_n il tempo di transito degli elettroni nella base e τn\tau_n il loro tempo di vita.

Dimostrazione.

La corrente di lacune iniettate nell’emettitore è quella di una base corta lunga xEx_E drogata NEN_E: IB1=(qADpni2/NExE)(eVBE/VT1)(qADpni2/NExE)eVBE/VTI_{B1} = (qAD_pn_i^2/N_Ex_E)\,(e^{V_{BE}/V_T} - 1) \approx (qAD_pn_i^2/N_Ex_E)\,e^{V_{BE}/V_T}. Divisa per ICI_C dà il primo termine.

Per la ricombinazione, gli elettroni in eccesso nella base, con il profilo triangolare, hanno la carica Q=qAn(0)xB/2Q = qA\,n(0)\,x_B/2. Come per il tempo di transito, Q=ICttrQ = I_C\,t_{tr}. Ogni elettrone in eccesso si ricombina in media dopo il tempo τn\tau_n, quindi al secondo se ne ricombina la carica Q/τnQ/\tau_n, e altrettanta carica di lacune deve arrivare dal contatto di base: IB2=Q/τn=ICttr/τnI_{B2} = Q/\tau_n = I_C\,t_{tr}/\tau_n. Sommando, IB/IC=IB1/IC+ttr/τnI_B/I_C = I_{B1}/I_C + t_{tr}/\tau_n.

Fine della dimostrazione.

Per il transistore di esempio, con Dp=4,1 cm2/sD_p = 4{,}1\ \text{cm}^2/\text{s} nell’emettitore, il primo termine dà un guadagno di 124124. Il tempo di transito nella base è (5×105 cm)2/(226 cm2/s)=48(5\times10^{-5}\ \text{cm})^2/(2\cdot26\ \text{cm}^2/\text{s}) = 48 ps, e con un tempo di vita di un microsecondo la ricombinazione da sola limiterebbe il guadagno a ventimila: qui non conta. Il guadagno lo fanno i drogaggi. Un emettitore molto più drogato della base inietta pochissime lacune per ogni elettrone, e per questo l’emettitore è n+n^+.

Nei transistori reali β\beta va da qualche decina, per i transistori di potenza, a qualche centinaio, per quelli di segnale, e cambia molto da un esemplare all’altro dello stesso modello, con la corrente e con la temperatura. Oltre un certo drogaggio dell’emettitore il guadagno smette di crescere, perché il gap del silicio molto drogato si restringe e nin_i nell’emettitore aumenta. Per questo i circuiti ben progettati funzionano per qualsiasi β\beta abbastanza grande, senza dipendere dal suo valore esatto. Spesso si usa anche il rapporto α=IC/IE=β/(β+1)\alpha = I_C/I_E = \beta/(\beta + 1), vicinissimo a 11.

Il transistore come amplificatore

Il transistore amplifica perché controlla una corrente grande, quella di collettore, con una corrente piccola, quella di base, e con una tensione piccola, quella tra base ed emettitore. Per piccole variazioni attorno a un punto di lavoro contano le derivate.

Proposizione (transconduttanza e resistenza di ingresso)

In zona attiva, con la corrente di collettore ICI_C, il transistore ha la transconduttanza e la resistenza di ingresso

gm=dICdVBE=ICVT,rπ=dVBEdIB=βgm,g_m = \frac{dI_C}{dV_{BE}} = \frac{I_C}{V_T} , \qquad r_\pi = \frac{dV_{BE}}{dI_B} = \frac{\beta}{g_m} ,

se β\beta non dipende dalla corrente.

Dimostrazione.

Derivando IC=ISeVBE/VTI_C = I_S\,e^{V_{BE}/V_T} si ottiene gm=IC/VTg_m = I_C/V_T. Con IB=IC/βI_B = I_C/\beta e β\beta costante, dIB/dVBE=gm/βdI_B/dV_{BE} = g_m/\beta, e rπr_\pi è l’inverso.

Fine della dimostrazione.

Come la resistenza differenziale di un diodo, la transconduttanza dipende solo dalla corrente: a 11 mA vale 38,738{,}7 mS, per qualsiasi transistore bipolare. Con un resistore RCR_C tra l’alimentazione e il collettore, una variazione vbev_{be} della tensione di base produce una variazione di corrente gmvbeg_mv_{be} e una variazione della tensione di collettore gmRCvbe-g_mR_Cv_{be}: il guadagno di tensione dello stadio a emettitore comune è gmRC-g_mR_C. Poiché gmRC=ICRC/VTg_mR_C = I_CR_C/V_T, il guadagno è la tensione continua che cade sul resistore divisa per VTV_T: con 55 V su RCR_C, circa 190190, qualunque sia il transistore. Anche la potenza è amplificata: in ingresso serve una potenza piccola, perché la corrente di base è β\beta volte minore di quella di collettore e la tensione in gioco è una frazione di volt; l’energia in più viene dall’alimentazione del collettore.

L’effetto Early

La corrente di collettore non è del tutto indipendente dalla tensione di collettore. Aumentando la tensione inversa sulla giunzione base-collettore la sua zona svuotata si allarga, anche dal lato della base, e la base neutra si accorcia. Con una base più corta la pendenza del profilo degli elettroni cresce, e con lei la corrente. L’effetto fu spiegato da James Early nel 1952.

Proposizione (tensione di Early)

In zona attiva la corrente di collettore cresce con la tensione tra collettore ed emettitore come

dICdVCE=ICVA,VA=QBCjc,\frac{dI_C}{dV_{CE}} = \frac{I_C}{V_A} , \qquad V_A = \frac{Q_B}{C_{jc}} ,

dove QB=qANBxBQ_B = qAN_Bx_B è la carica degli accettori nella base neutra e CjcC_{jc} la capacità della giunzione base-collettore.

Dimostrazione.

Con VBEV_{BE} fissa, dVCE=dVCBdV_{CE} = dV_{CB}. Se la tensione inversa sulla giunzione base-collettore cresce di dVCBdV_{CB}, la carica scoperta dalla zona svuotata cresce di CjcdVCBC_{jc}\,dV_{CB}; dal lato della base questa carica è quella degli accettori in uno strato dxdx in più, qANBdx=CjcdVCBqAN_B\,dx = C_{jc}\,dV_{CB}, e la base neutra si accorcia di dxdx. Poiché IC1/xBI_C \propto 1/x_B, dIC/IC=dx/xBdI_C/I_C = dx/x_B, e quindi

1ICdICdVCE=1xBCjcqANB=CjcQB.\frac{1}{I_C}\,\frac{dI_C}{dV_{CE}} = \frac{1}{x_B}\,\frac{C_{jc}}{qAN_B} = \frac{C_{jc}}{Q_B} .

Fine della dimostrazione.

La tensione di Early VAV_A ha un significato geometrico: prolungando le caratteristiche di uscita in zona attiva, tutte le rette passano per il punto VCE=VAV_{CE} = -V_A dell’asse delle tensioni. Per il transistore di esempio, con 55 V sulla giunzione base-collettore la zona svuotata è larga 2,82{,}8 μm, quasi tutta nel collettore, la capacità per unità di area è 3,83{,}8 nF/cm² e la carica della base 2,4×1072{,}4\times10^{-7} C/cm²: VA=64V_A = 64 V. Visto dal collettore, il transistore ha la resistenza di uscita ro=VA/ICr_o = V_A/I_C, 6464 kΩ a 11 mA. Il collettore poco drogato serve proprio a questo: la zona svuotata si allarga dentro il collettore e poco nella base. Se la base neutra sparisse del tutto, a tensioni alte, la corrente non sarebbe più controllata: è la perforazione della base.

Le caratteristiche di uscita del transistore Un grafico con la tensione tra collettore ed emettitore in orizzontale, da 0 a 8 volt, e la corrente di collettore in verticale, da 0 a 1,2 milliampere. Quattro curve, per correnti di base di 2, 4, 6 e 8 microampere, salgono quasi verticali nel primo decimo di volt, la zona di saturazione, e poi proseguono quasi orizzontali, leggermente in salita, a 0,25, 0,5, 0,75 e 1 milliampere: la zona attiva, in cui la corrente di collettore è circa 125 volte quella di base. IB = 2 μAIB = 4 μAIB = 6 μAIB = 8 μA 02468 00,250,50,751 VCE, V IC, mA saturazione zona attiva

Le caratteristiche di uscita del transistore di esempio, con β=125\beta = 125 e VA=64V_A = 64 V. In zona attiva la corrente di collettore è circa β\beta volte quella di base e cresce leggermente con VCEV_{CE}; nel primo decimo di volt il transistore è saturo e la corrente scende.

Saturazione e interdizione

Le due giunzioni possono essere polarizzate in quattro modi. Con tutte e due in inversa il transistore è interdetto: non passa corrente, se non quella inversa delle giunzioni. Con la base-emettitore in diretta e la base-collettore in inversa è in zona attiva. Con tutte e due in diretta è saturo: anche il collettore inietta elettroni nella base, il profilo degli elettroni non arriva più a zero dal lato del collettore, la pendenza diminuisce e la corrente di collettore resta sotto βIB\beta I_B. La tensione VCEV_{CE} di un transistore saturo è di un paio di decimi di volt. Il quarto caso, con le giunzioni scambiate, è la zona attiva inversa, poco usata perché il collettore, poco drogato, è un cattivo emettitore.

Interdizione e saturazione sono i due stati di un interruttore: aperto, con corrente nulla, e chiuso, con pochi decimi di volt ai capi. Per usare un transistore come interruttore, per esempio per accendere un LED o un relè con l’uscita di un microcontrollore, che fornisce pochi milliampere, si sceglie la corrente di base più grande di quella che servirebbe in zona attiva, IB>IC/βminI_B > I_C/\beta_{min}, con un margine di qualche volta, in modo che il transistore resti saturo per qualsiasi esemplare.

Il transistore come interruttore Uno schema: a sinistra l'uscita di un microcontrollore, che può valere 0 o 5 volt, è collegata attraverso il resistore R B alla base di un transistore npn. Il collettore è collegato, attraverso un LED con il catodo verso il collettore e un resistore R C, all'alimentazione di 5 volt in alto. L'emettitore è collegato a massa. uscita logica 0 V oppure 5 V RB RC LED +5 V transistore npn B C E

Un transistore npn usato come interruttore per un LED. Quando l’uscita logica è a 55 V, la corrente di base satura il transistore e il LED si accende; quando è a 00 V il transistore è interdetto.

Con un carico induttivo, come la bobina di un relè o un motore, serve anche un diodo in parallelo al carico, in inversa: quando il transistore si apre la corrente dell’induttanza non può interrompersi di colpo, e senza una strada alternativa la tensione sul collettore salirebbe fino a rompere il transistore.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Per il transistore di esempio, con IS=2,75×1016I_S = 2{,}75\times10^{-16} A, quale tensione base-emettitore dà 11 mA di corrente di collettore? E quale 1010 mA?

VBE=VTln(IC/IS)=0,02585ln(103/2,75×1016)=0,748V_{BE} = V_T\ln(I_C/I_S) = 0{,}02585\cdot\ln(10^{-3}/2{,}75\times10^{-16}) = 0{,}748 V. Per 1010 mA si aggiungono VTln10=60V_T\ln10 = 60 mV: 0,8070{,}807 V.

Commento: come per il diodo, la tensione base-emettitore cambia poco con la corrente, e nei conti di polarizzazione si prende 0,70{,}7 V. Con 1010 mA, però, un transistore così piccolo esce dalla bassa iniezione: la densità di elettroni al bordo della base arriverebbe a 1,2×1017 cm31{,}2\times10^{17}\ \text{cm}^{-3}, più del drogaggio della base.

Esercizio 2. Come cambia il guadagno del transistore di esempio se la base si assottiglia a 0,250{,}25 μm? E se invece si raddoppia il drogaggio della base?

Il primo termine di 1/β1/\beta è proporzionale a NBxBN_Bx_B. Dimezzando xBx_B il guadagno raddoppia, a circa 250250. Raddoppiando NBN_B si dimezzerebbe, a circa 6060, e si ridurrebbe anche un poco DnD_n, per la mobilità più bassa.

Commento: la base sottile fa bene al guadagno e anche alla velocità, perché il tempo di transito scende come xB2x_B^2, ma peggiora l’effetto Early, perché la carica della base diminuisce. Il progetto di un transistore è un compromesso tra questi numeri.

Esercizio 3. Nel transistore di esempio, con IC=1I_C = 1 mA, calcola gmg_m, rπr_\pi con β=125\beta = 125 e ror_o.

gm=103/0,02585=38,7g_m = 10^{-3}/0{,}02585 = 38{,}7 mS, rπ=125/0,0387=3,2r_\pi = 125/0{,}0387 = 3{,}2 kΩ, ro=64 V/103 A=64r_o = 64\ \text{V}/10^{-3}\ \text{A} = 64 kΩ.

Commento: sono i tre elementi del modello per piccoli segnali del transistore bipolare: un generatore di corrente gmvbeg_mv_{be} con in parallelo ror_o tra collettore ed emettitore, e rπr_\pi tra base ed emettitore.

Esercizio 4. Uno stadio a emettitore comune ha IC=1I_C = 1 mA e RC=5R_C = 5 kΩ. Qual è il guadagno di tensione per piccoli segnali, con e senza l’effetto Early?

Senza effetto Early, Av=gmRC=0,03875000=193A_v = -g_mR_C = -0{,}0387\cdot5000 = -193. Con l’effetto Early la variazione di corrente si divide tra RCR_C e ror_o, che sono in parallelo per le variazioni, e il guadagno diventa gm(RCro)=0,03874640=179-g_m(R_C \parallel r_o) = -0{,}0387\cdot4640 = -179.

Commento: aumentare RCR_C fa crescere il guadagno solo finché RCR_C resta piccola rispetto a ror_o; il massimo teorico, con RCR_C infinita, è gmro=VA/VTg_mr_o = V_A/V_T, circa 25002500. Nei circuiti integrati si arriva vicino a questo limite usando come carico un generatore di corrente invece di un resistore.

Esercizio 5. Un’uscita a 55 V di un microcontrollore deve accendere un LED rosso, con 2,02{,}0 V in conduzione e 2020 mA, attraverso un transistore npn con β\beta di almeno 100100 e VCE,sat=0,2V_{CE,sat} = 0{,}2 V. Dimensiona RCR_C e RBR_B.

RC=(52,00,2)/0,020=140R_C = (5 - 2{,}0 - 0{,}2)/0{,}020 = 140 Ω; con il valore commerciale da 150150 Ω, IC=18,7I_C = 18{,}7 mA. In zona attiva basterebbero 0,190{,}19 mA di base; con un margine di cinque si sceglie IB1I_B \approx 1 mA, e con VBE0,75V_{BE} \approx 0{,}75 V, RB=(50,75)/0,001=4,25R_B = (5 - 0{,}75)/0{,}001 = 4{,}25 kΩ, da cui il valore commerciale di 3,93{,}9 kΩ, con 1,091{,}09 mA.

Commento: un’uscita di microcontrollore regge di solito una ventina di milliampere, ma conviene non caricarla più del necessario, e il transistore permette di comandare correnti ben più grandi con una corrente di base piccola. Per correnti di centinaia di milliampere la corrente di base diventa troppo grande, e si usa un MOSFET, che non assorbe corrente in ingresso.

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