Il transistore bipolare
Percorso: Fondamenti di elettronica · 9 di 20
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Indice
L’invenzione
Nel dicembre del 1947, ai Bell Labs, John Bardeen e Walter Brattain appoggiarono due contatti d’oro, a una frazione di millimetro l’uno dall’altro, su un cristallo di germanio, e videro che un segnale applicato a uno dei contatti ricompariva amplificato nel circuito dell’altro. Era il primo amplificatore a stato solido. Il nome, transistor, veniva da transfer resistor: il dispositivo trasforma una variazione di corrente in ingresso in una variazione di tensione su un resistore in uscita. Poche settimane dopo William Shockley, che guidava il gruppo, concepì una versione più robusta fatta di sole giunzioni, il transistore bipolare a giunzione, e ne scrisse la teoria. I primi transistori a giunzione funzionanti arrivarono nel 1951, e nel 1956 i tre ricevettero il premio Nobel per la fisica.
Si chiama bipolare perché la corrente è portata da tutti e due i tipi di portatori, elettroni e lacune. Il transistore che oggi si trova a miliardi nei circuiti integrati digitali è un altro, il MOSFET, degli articoli seguenti; il bipolare resta in molti circuiti analogici, negli amplificatori a basso rumore e ad alta frequenza, e nei componenti discreti di potenza.

Un transistore bipolare di potenza in contenitore TO-220, prodotto in Unione Sovietica nel 1986. I tre reofori sono la base, il collettore e l’emettitore; la linguetta metallica, collegata al collettore, si avvita a un dissipatore per smaltire il calore.
155LA3, CC BY 4.0, via Wikimedia CommonsDue giunzioni affiancate
Un transistore npn è una zona sottile, la base, tra due zone : l’emettitore, molto drogato, e il collettore, poco drogato. Ha quindi due giunzioni. Nel funzionamento come amplificatore, la zona attiva, la giunzione base-emettitore è polarizzata in diretta e quella base-collettore in inversa: il collettore è a un potenziale più alto della base, e la base più alto dell’emettitore di circa V.
La giunzione base-emettitore in diretta inietta elettroni dall’emettitore nella base, dove sono minoritari. Se la base fosse lunga, si ricombinerebbero lì e il transistore sarebbe solo un diodo. Ma la base è molto più sottile della lunghezza di diffusione degli elettroni, e quasi tutti arrivano per diffusione al bordo della zona svuotata della giunzione base-collettore. Lì il campo, che in una giunzione in inversa ha pochi portatori da spingere, li trascina nel collettore. La giunzione in inversa porta così una corrente grande, fornita dalla giunzione in diretta accanto: lo stesso meccanismo del fotodiodo, con l’emettitore al posto della luce.
Un transistore npn in zona attiva. Gli elettroni iniettati dall’emettitore attraversano la base per diffusione e sono raccolti dal campo della zona svuotata del collettore. Una piccola corrente di lacune entra dalla base e passa nell’emettitore. Le correnti convenzionali hanno versi opposti ai moti degli elettroni: entra nel collettore, nella base, esce dall’emettitore.
Nel simbolo circuitale la freccia sta sull’emettitore e indica il verso della corrente convenzionale nella giunzione base-emettitore: esce, per un npn. Il transistore pnp ha le zone e le tensioni invertite, e la freccia entra. Per la legge di Kirchhoff delle correnti .
La corrente di collettore
Proposizione (corrente di collettore)
In un transistore npn in zona attiva, con la base neutra larga , drogata e molto più corta della lunghezza di diffusione degli elettroni, in bassa iniezione e con la giunzione base-collettore in inversa di più di qualche , la corrente di collettore è
dove è la sezione e il coefficiente di diffusione degli elettroni nella base.
Per la legge della giunzione, al bordo della base verso l’emettitore gli elettroni sono , e al bordo verso il collettore , praticamente zero perché è negativa di molti . Nella base corta non c’è ricombinazione, la corrente di elettroni è costante e il profilo è una retta. La corrente di diffusione è
Tutti gli elettroni che arrivano al bordo della zona svuotata del collettore sono trascinati nel collettore, e moltiplicando per la sezione si ottiene . Le lacune che il collettore cede alla base sono quelle della corrente inversa di saturazione della giunzione base-collettore, trascurabili.
Fine della dimostrazione.
La corrente di collettore dipende dalla tensione base-emettitore, come quella di un diodo, e non dalla tensione di collettore, finché la giunzione base-collettore resta in inversa. Il transistore in zona attiva è un generatore di corrente comandato in tensione. Il denominatore , il numero di atomi di drogante nella base per unità di area, si chiama numero di Gummel: una base sottile e poco drogata dà una corrente grande.
Negli esempi di questo articolo il transistore ha sezione , emettitore con e zona neutra di μm, base con e μm, collettore con . Con si ottiene A: mA con V, mA con V.
Le densità dei minoritari nel transistore di esempio in zona attiva, con V, in scala logaritmica e con le larghezze non in scala. Gli elettroni nella base scendono in linea retta fino a zero verso il collettore; le lacune iniettate nell’emettitore sono una trentina di volte meno; nel collettore le lacune, già poche, sono sottratte dal campo vicino alla giunzione.
La corrente di base e il guadagno
La giunzione base-emettitore in diretta non inietta solo elettroni nella base, ma anche lacune nell’emettitore, e queste lacune arrivano dal contatto di base. Inoltre qualche elettrone si ricombina attraversando la base, e anche le lacune per la ricombinazione vengono dal contatto di base. Le due cose insieme fanno la corrente di base.
Proposizione (guadagno di corrente)
Con le ipotesi della proposizione precedente, e con l’emettitore neutro largo , più corto della lunghezza di diffusione delle lacune, il guadagno di corrente soddisfa
dove è il coefficiente di diffusione delle lacune nell’emettitore, il tempo di transito degli elettroni nella base e il loro tempo di vita.
La corrente di lacune iniettate nell’emettitore è quella di una base corta lunga drogata : . Divisa per dà il primo termine.
Per la ricombinazione, gli elettroni in eccesso nella base, con il profilo triangolare, hanno la carica . Come per il tempo di transito, . Ogni elettrone in eccesso si ricombina in media dopo il tempo , quindi al secondo se ne ricombina la carica , e altrettanta carica di lacune deve arrivare dal contatto di base: . Sommando, .
Fine della dimostrazione.
Per il transistore di esempio, con nell’emettitore, il primo termine dà un guadagno di . Il tempo di transito nella base è ps, e con un tempo di vita di un microsecondo la ricombinazione da sola limiterebbe il guadagno a ventimila: qui non conta. Il guadagno lo fanno i drogaggi. Un emettitore molto più drogato della base inietta pochissime lacune per ogni elettrone, e per questo l’emettitore è .
Nei transistori reali va da qualche decina, per i transistori di potenza, a qualche centinaio, per quelli di segnale, e cambia molto da un esemplare all’altro dello stesso modello, con la corrente e con la temperatura. Oltre un certo drogaggio dell’emettitore il guadagno smette di crescere, perché il gap del silicio molto drogato si restringe e nell’emettitore aumenta. Per questo i circuiti ben progettati funzionano per qualsiasi abbastanza grande, senza dipendere dal suo valore esatto. Spesso si usa anche il rapporto , vicinissimo a .
Il transistore come amplificatore
Il transistore amplifica perché controlla una corrente grande, quella di collettore, con una corrente piccola, quella di base, e con una tensione piccola, quella tra base ed emettitore. Per piccole variazioni attorno a un punto di lavoro contano le derivate.
Proposizione (transconduttanza e resistenza di ingresso)
In zona attiva, con la corrente di collettore , il transistore ha la transconduttanza e la resistenza di ingresso
se non dipende dalla corrente.
Derivando si ottiene . Con e costante, , e è l’inverso.
Fine della dimostrazione.
Come la resistenza differenziale di un diodo, la transconduttanza dipende solo dalla corrente: a mA vale mS, per qualsiasi transistore bipolare. Con un resistore tra l’alimentazione e il collettore, una variazione della tensione di base produce una variazione di corrente e una variazione della tensione di collettore : il guadagno di tensione dello stadio a emettitore comune è . Poiché , il guadagno è la tensione continua che cade sul resistore divisa per : con V su , circa , qualunque sia il transistore. Anche la potenza è amplificata: in ingresso serve una potenza piccola, perché la corrente di base è volte minore di quella di collettore e la tensione in gioco è una frazione di volt; l’energia in più viene dall’alimentazione del collettore.
L’effetto Early
La corrente di collettore non è del tutto indipendente dalla tensione di collettore. Aumentando la tensione inversa sulla giunzione base-collettore la sua zona svuotata si allarga, anche dal lato della base, e la base neutra si accorcia. Con una base più corta la pendenza del profilo degli elettroni cresce, e con lei la corrente. L’effetto fu spiegato da James Early nel 1952.
Proposizione (tensione di Early)
In zona attiva la corrente di collettore cresce con la tensione tra collettore ed emettitore come
dove è la carica degli accettori nella base neutra e la capacità della giunzione base-collettore.
Con fissa, . Se la tensione inversa sulla giunzione base-collettore cresce di , la carica scoperta dalla zona svuotata cresce di ; dal lato della base questa carica è quella degli accettori in uno strato in più, , e la base neutra si accorcia di . Poiché , , e quindi
Fine della dimostrazione.
La tensione di Early ha un significato geometrico: prolungando le caratteristiche di uscita in zona attiva, tutte le rette passano per il punto dell’asse delle tensioni. Per il transistore di esempio, con V sulla giunzione base-collettore la zona svuotata è larga μm, quasi tutta nel collettore, la capacità per unità di area è nF/cm² e la carica della base C/cm²: V. Visto dal collettore, il transistore ha la resistenza di uscita , kΩ a mA. Il collettore poco drogato serve proprio a questo: la zona svuotata si allarga dentro il collettore e poco nella base. Se la base neutra sparisse del tutto, a tensioni alte, la corrente non sarebbe più controllata: è la perforazione della base.
Le caratteristiche di uscita del transistore di esempio, con e V. In zona attiva la corrente di collettore è circa volte quella di base e cresce leggermente con ; nel primo decimo di volt il transistore è saturo e la corrente scende.
Saturazione e interdizione
Le due giunzioni possono essere polarizzate in quattro modi. Con tutte e due in inversa il transistore è interdetto: non passa corrente, se non quella inversa delle giunzioni. Con la base-emettitore in diretta e la base-collettore in inversa è in zona attiva. Con tutte e due in diretta è saturo: anche il collettore inietta elettroni nella base, il profilo degli elettroni non arriva più a zero dal lato del collettore, la pendenza diminuisce e la corrente di collettore resta sotto . La tensione di un transistore saturo è di un paio di decimi di volt. Il quarto caso, con le giunzioni scambiate, è la zona attiva inversa, poco usata perché il collettore, poco drogato, è un cattivo emettitore.
Interdizione e saturazione sono i due stati di un interruttore: aperto, con corrente nulla, e chiuso, con pochi decimi di volt ai capi. Per usare un transistore come interruttore, per esempio per accendere un LED o un relè con l’uscita di un microcontrollore, che fornisce pochi milliampere, si sceglie la corrente di base più grande di quella che servirebbe in zona attiva, , con un margine di qualche volta, in modo che il transistore resti saturo per qualsiasi esemplare.
Un transistore npn usato come interruttore per un LED. Quando l’uscita logica è a V, la corrente di base satura il transistore e il LED si accende; quando è a V il transistore è interdetto.
Con un carico induttivo, come la bobina di un relè o un motore, serve anche un diodo in parallelo al carico, in inversa: quando il transistore si apre la corrente dell’induttanza non può interrompersi di colpo, e senza una strada alternativa la tensione sul collettore salirebbe fino a rompere il transistore.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Per il transistore di esempio, con A, quale tensione base-emettitore dà mA di corrente di collettore? E quale mA?
V. Per mA si aggiungono mV: V.
Commento: come per il diodo, la tensione base-emettitore cambia poco con la corrente, e nei conti di polarizzazione si prende V. Con mA, però, un transistore così piccolo esce dalla bassa iniezione: la densità di elettroni al bordo della base arriverebbe a , più del drogaggio della base.
Esercizio 2. Come cambia il guadagno del transistore di esempio se la base si assottiglia a μm? E se invece si raddoppia il drogaggio della base?
Il primo termine di è proporzionale a . Dimezzando il guadagno raddoppia, a circa . Raddoppiando si dimezzerebbe, a circa , e si ridurrebbe anche un poco , per la mobilità più bassa.
Commento: la base sottile fa bene al guadagno e anche alla velocità, perché il tempo di transito scende come , ma peggiora l’effetto Early, perché la carica della base diminuisce. Il progetto di un transistore è un compromesso tra questi numeri.
Esercizio 3. Nel transistore di esempio, con mA, calcola , con e .
mS, kΩ, kΩ.
Commento: sono i tre elementi del modello per piccoli segnali del transistore bipolare: un generatore di corrente con in parallelo tra collettore ed emettitore, e tra base ed emettitore.
Esercizio 4. Uno stadio a emettitore comune ha mA e kΩ. Qual è il guadagno di tensione per piccoli segnali, con e senza l’effetto Early?
Senza effetto Early, . Con l’effetto Early la variazione di corrente si divide tra e , che sono in parallelo per le variazioni, e il guadagno diventa .
Commento: aumentare fa crescere il guadagno solo finché resta piccola rispetto a ; il massimo teorico, con infinita, è , circa . Nei circuiti integrati si arriva vicino a questo limite usando come carico un generatore di corrente invece di un resistore.
Esercizio 5. Un’uscita a V di un microcontrollore deve accendere un LED rosso, con V in conduzione e mA, attraverso un transistore npn con di almeno e V. Dimensiona e .
Ω; con il valore commerciale da Ω, mA. In zona attiva basterebbero mA di base; con un margine di cinque si sceglie mA, e con V, kΩ, da cui il valore commerciale di kΩ, con mA.
Commento: un’uscita di microcontrollore regge di solito una ventina di milliampere, ma conviene non caricarla più del necessario, e il transistore permette di comandare correnti ben più grandi con una corrente di base piccola. Per correnti di centinaia di milliampere la corrente di base diventa troppo grande, e si usa un MOSFET, che non assorbe corrente in ingresso.
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