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La sicurezza elettrica

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Sistemi elettrici · 6 di 6

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Indice

La corrente nel corpo umano

Le cellule dei nervi e dei muscoli funzionano con segnali elettrici: tra l’interno e l’esterno della membrana di una cellula c’è una differenza di potenziale di qualche decina di millivolt, e uno stimolo nervoso è una sua variazione rapida. Una corrente che attraversa il corpo si sovrappone a questi segnali, e i suoi effetti dipendono dall’intensità, dalla durata, dal percorso e dalla frequenza.

A 5050 Hz una corrente di circa mezzo milliampere si comincia a percepire. Oltre i 1010-1515 mA i muscoli attraversati si contraggono e non si rilasciano più, perché gli stimoli arrivano cento volte al secondo, più in fretta di quanto le fibre riescano a distendersi: è la tetanizzazione, e chi afferra un conduttore in tensione non riesce più a lasciarlo. Correnti più alte possono bloccare i muscoli della respirazione e, nei punti di ingresso e di uscita, produrre ustioni. L’effetto più pericoloso è la fibrillazione ventricolare: il cuore perde il ritmo, le fibre si contraggono in modo disordinato e il sangue smette di circolare. Può comparire con correnti di qualche decina di milliampere, se durano più di un ciclo cardiaco, ed è la causa principale delle morti per folgorazione. Alle frequenze molto alte la corrente è meno pericolosa, perché le cellule non riescono a seguirne le variazioni.

Gli impianti però non impongono correnti, impongono tensioni. La corrente che attraversa una persona dipende dalla resistenza del corpo, che va da qualche centinaio di ohm a decine di kilohm secondo il percorso, lo stato della pelle, la superficie e la pressione del contatto, e da quella tra la persona e il terreno. Le norme ne ricavano una tensione di contatto limite convenzionale ULU_L, che si può sopportare per un tempo indefinito: 5050 V in alternata negli ambienti ordinari, 2525 V in quelli particolari, come i cantieri o i locali con la pelle bagnata; in continua 120120 V e 6060 V. Tensioni più alte si possono sopportare per tempi tanto più brevi quanto più sono alte.

Contatti diretti e indiretti

Una parte attiva è un conduttore in tensione nel funzionamento ordinario, compreso il neutro. Una massa è una parte metallica di un apparecchio o di un impianto, accessibile, che normalmente non è in tensione ma può andarci se cede l’isolamento: l’involucro di una lavatrice, la carcassa di un motore, lo sportello di un quadro. Una massa estranea è una parte metallica che non appartiene all’impianto elettrico ma può portare il potenziale di terra, come una tubazione dell’acqua o del gas.

Si ha un contatto diretto quando una persona tocca una parte attiva, un contatto indiretto quando tocca una massa andata in tensione per un guasto. Contro i contatti diretti si isolano le parti attive, si chiudono in involucri che si aprono solo con un attrezzo o una chiave, e dove lavorano persone addestrate si mettono ostacoli e distanze. Contro i contatti indiretti ci sono due strade: collegare le masse a terra e interrompere l’alimentazione quando un guasto le porta in tensione, oppure costruire gli apparecchi in modo che un guasto non possa portarle in tensione.

Isolamento principale, doppio e rinforzato Tre sezioni affiancate di un apparecchio, ciascuna con al centro una barra arancione, la parte attiva. Nella prima, la classe I, la parte attiva è circondata da un isolante grigio chiaro, l'isolamento principale, e da un involucro metallico scuro collegato al simbolo di terra. Nella seconda, il doppio isolamento, attorno all'isolamento principale c'è un secondo strato isolante azzurro, l'isolamento supplementare, e nessun collegamento a terra. Nella terza, l'isolamento rinforzato, un solo strato isolante più spesso, anch'esso senza terra. classe I isolamento principale classe II doppio isolamento classe II isolamento rinforzato involucro metallico supplementare un solo strato

Tre modi di separare una parte attiva, in arancione, da chi usa un apparecchio. Nella classe I l’isolamento principale è circondato da un involucro metallico collegato a terra, e la protezione dipende dall’impianto. Nella classe II un secondo isolamento, supplementare, o un unico isolamento rinforzato fanno sì che un solo guasto non porti tensione sulle parti accessibili, e il collegamento a terra non serve.

La terra

Quando una massa va in tensione la corrente di guasto scende a terra attraverso un dispersore, un conduttore a contatto con il terreno: un picchetto infisso, una corda di rame interrata, le armature del cemento armato di un edificio. Il terreno conduce male, e la corrente, allontanandosi dal dispersore, attraversa strati di terreno sempre più larghi. Il modello più semplice è un elettrodo a mezza sfera.

Proposizione (dispersore emisferico)

Un elettrodo emisferico di raggio r0r_0, alla superficie di un terreno omogeneo di resistività ρ\rho, che disperde la corrente IEI_E, ha resistenza di terra

RE=ρ2πr0,R_E = \frac{\rho}{2\pi r_0} ,

e il potenziale della superficie del terreno, a distanza rr0r \ge r_0 dal centro e riferito a un punto lontano, è φ(r)=ρIE/(2πr)\varphi(r) = \rho I_E/(2\pi r). Metà della resistenza sta nel terreno entro 2r02r_0 dal centro, più del 90%90\% entro 11r011\,r_0.

Dimostrazione.

Per simmetria la corrente scorre in direzione radiale e attraversa ogni superficie emisferica di raggio rr, di area 2πr22\pi r^2, con densità J=IE/(2πr2)J = I_E/(2\pi r^2). Il campo elettrico nel terreno è E=ρJ=ρIE/(2πr2)E = \rho J = \rho I_E/(2\pi r^2), e il potenziale, nullo all’infinito, è

φ(r)=rEdr=ρIE2πrdrr2=ρIE2πr.\varphi(r) = \int_r^\infty E\,dr' = \frac{\rho I_E}{2\pi}\int_r^\infty\frac{dr'}{r'^2} = \frac{\rho I_E}{2\pi r} .

Sull’elettrodo vale UE=ρIE/(2πr0)U_E = \rho I_E/(2\pi r_0), e RE=UE/IER_E = U_E/I_E. Il terreno tra r0r_0 e rr contribuisce con [φ(r0)φ(r)]/IE=RE(1r0/r)[\varphi(r_0) - \varphi(r)]/I_E = R_E\,(1 - r_0/r), che per r=2r0r = 2r_0 è RE/2R_E/2 e per r=11r0r = 11\,r_0 è 1011RE\tfrac{10}{11}R_E.

Fine della dimostrazione.

La resistenza di un dispersore sta quasi tutta nel terreno vicino all’elettrodo, e il potenziale scende in fretta allontanandosi. Da qui vengono le tensioni che interessano la sicurezza. La tensione totale di terra UE=REIEU_E = R_EI_E è quella della massa rispetto a un punto lontano. Chi tocca la massa stando a una certa distanza dal dispersore è soggetto a una tensione di contatto pari alla differenza tra UEU_E e il potenziale del terreno sotto i suoi piedi, tanto più grande quanto più è lontano. Chi cammina vicino al dispersore ha i due piedi a potenziali diversi, e la differenza tra due punti a un metro di distanza è la tensione di passo.

Il potenziale del terreno attorno a un dispersore In basso la superficie del terreno, con a sinistra un dispersore a forma di mezza sfera infilato nel terreno. Sopra, una curva blu indica il potenziale della superficie: vale U E sul dispersore, dove una retta tratteggiata segna questo livello, e scende rapidamente allontanandosi, come l'inverso della distanza. A una distanza di sei raggi una freccia arancione verticale va dalla retta U E alla curva: è la tensione di contatto a vuoto per chi tocca una massa collegata al dispersore stando lì. Più vicino al dispersore una seconda freccia arancione, più corta, indica la differenza di potenziale tra due punti distanti un passo: la tensione di passo. UE UvT US φ r dispersore 6 r0 terreno

Il potenziale della superficie del terreno attorno a un dispersore emisferico. Vale UEU_E sull’elettrodo e scende come l’inverso della distanza. Chi tocca una massa collegata al dispersore stando a sei raggi di distanza sente quasi tutta la tensione totale di terra; vicino all’elettrodo il potenziale cambia in fretta, e anche tra due piedi c’è una tensione.

Terreno scavato con le teste di alcuni picchetti di rame che spuntano, ciascuno stretto da un morsetto di ottone a una corda di rame nuda, e un conduttore isolato giallo-verde che esce dallo scavo.

I dispersori di un impianto domestico: picchetti di rame infissi nel terreno, collegati tra loro da una corda di rame nuda con morsetti di ottone, e il conduttore di terra giallo-verde che porta al collettore dell’impianto. Picchetti così vicini lavorano male, perché ciascuno si trova nella zona di potenziale dell’altro; conviene distanziarli di qualche metro.

Barbirossa, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Tre modi di collegare a terra un impianto

I sistemi di distribuzione in bassa tensione si classificano con due lettere. La prima dice come è collegato a terra il centro stella del trasformatore: T se direttamente, I se è isolato o collegato attraverso un’impedenza elevata. La seconda dice come sono collegate le masse: T se a una terra propria, N se al punto del neutro collegato a terra, attraverso un conduttore di protezione.

I sistemi di distribuzione TT, TN-S e IT Tre schemi uno sotto l'altro. In ciascuno, a sinistra un riquadro con una stella a tre bracci, il secondario del trasformatore; al centro quattro conduttori orizzontali, le fasi L1, L2, L3 e il neutro N; a destra un riquadro, la massa metallica di un apparecchio. Nel sistema TT il centro stella è collegato a terra in cabina e la massa è collegata a una terra propria, separata. Nel sistema TN-S il centro stella è a terra in cabina, e da lì parte un quinto conduttore, il conduttore di protezione PE, che arriva alla massa. Nel sistema IT il centro stella non è collegato a terra e la massa è collegata a una terra propria. TT L1L2L3Nmassa TN-S L1L2L3NPEmassa IT L1L2L3Nmassa

I tre sistemi di distribuzione. Nel TT il neutro è a terra in cabina e le masse dell’utente hanno una terra propria: è il sistema delle utenze domestiche italiane. Nel TN-S le masse sono collegate con il conduttore di protezione al punto a terra della cabina: è il sistema di chi ha una cabina propria. Nel IT il neutro è isolato.

In un sistema TT l’anello di guasto passa per la terra dell’utente, il terreno e la terra della cabina. Le due resistenze di terra sono molto più grandi delle impedenze del trasformatore e della linea, e decidono la corrente.

Proposizione (guasto a terra in un sistema TT)

In un sistema TT con tensione di fase U0U_0, resistenza di terra della cabina REcR_{Ec} e dell’utente REuR_{Eu}, trascurando le impedenze del trasformatore e della linea, un guasto franco verso una massa produce la corrente e la tensione della massa verso terra

IF=U0REc+REu,UvT=REuIF=U0REuREc+REu.I_F = \frac{U_0}{R_{Ec} + R_{Eu}} , \qquad U_{vT} = R_{Eu}\,I_F = U_0\,\frac{R_{Eu}}{R_{Ec} + R_{Eu}} .

Un interruttore differenziale con corrente differenziale nominale IΔnI_{\Delta n} protegge dai contatti indiretti se REuIΔnULR_{Eu}\,I_{\Delta n} \le U_L.

Dimostrazione.

L’anello di guasto è la serie del generatore U0U_0, di REuR_{Eu} e di REcR_{Ec}, e UvTU_{vT} è la tensione su REuR_{Eu}. Una persona che tocca la massa ha una resistenza molto più grande di REuR_{Eu} e non cambia apprezzabilmente la tensione. Se la corrente verso terra IdI_d è almeno IΔnI_{\Delta n}, il differenziale interviene. Se è minore, può non intervenire, ma la tensione della massa è REuId<REuIΔnULR_{Eu}\,I_d < R_{Eu}\,I_{\Delta n} \le U_L, e toccarla non è pericoloso anche per un tempo indefinito.

Fine della dimostrazione.

L'anello di guasto in un sistema TT Uno schema. A sinistra, in verticale, un generatore di tensione U zero, la tensione di fase, e sotto un resistore R Ec, la resistenza di terra della cabina. Un conduttore in alto porta la corrente di guasto I F verso destra fino alla massa guasta, un nodo da cui scende il resistore R Eu, la resistenza di terra dell'utente, fino al terreno, un conduttore in basso che torna a R Ec. A destra, collegato con tratti tratteggiati tra la massa e il terreno, un resistore R B: la persona che tocca la massa. U0 REc REu RB IF massa terreno

L’anello di guasto di un sistema TT. La corrente di guasto attraversa la resistenza di terra dell’utente e quella della cabina; la persona che tocca la massa è in parallelo alla prima, e ne subisce la tensione.

Con REc=2 ΩR_{Ec} = 2\ \Omega e REu=10 ΩR_{Eu} = 10\ \Omega il guasto produce 1919 A e porta la massa a 192192 V. Una corrente di 1919 A non fa intervenire in fretta un magnetotermico da 1616 A, e per rispettare i tempi con le sole protezioni di massima corrente servirebbero resistenze di terra di frazioni di ohm, che negli impianti di un’abitazione non si ottengono. Con un differenziale da 3030 mA basta invece REu50/0,03=1667 ΩR_{Eu} \le 50/0{,}03 = 1667\ \Omega, e qualche picchetto nel terreno di solito lo garantisce.

In un sistema TN le masse sono collegate al conduttore di protezione, che torna al centro stella del trasformatore. Un guasto verso una massa è un cortocircuito tra la fase e il conduttore di protezione, con correnti di migliaia di ampere che fanno intervenire le protezioni di massima corrente dell’articolo sul cortocircuito. La massa però va a una tensione alta: se fase e conduttore di protezione hanno la stessa impedenza, circa U0/2U_0/2, 115115 V. L’interruttore deve quindi aprire in fretta, entro 0,40{,}4 s per i circuiti terminali a 230230 V, e la condizione si scrive ZsIaU0Z_s\,I_a \le U_0, dove ZsZ_s è l’impedenza dell’anello di guasto e IaI_a la corrente che fa intervenire la protezione entro quel tempo. Lontano dalla cabina ZsZ_s cresce e la corrente di guasto cala: ogni linea ha una lunghezza massima protetta. Nel TN-S neutro e conduttore di protezione sono separati; nel TN-C sono un solo conduttore, il PEN, ammesso solo per sezioni non piccole, perché se si interrompe le masse a valle vanno alla tensione di fase.

In un sistema IT il neutro è isolato, come nelle reti dell’articolo sul cortocircuito. Il primo guasto a terra si richiude attraverso le capacità verso terra dei conduttori, la corrente è piccola, e con una terra dell’utente ordinaria la tensione delle masse resta sotto ULU_L: l’impianto può continuare a funzionare. Un dispositivo di controllo dell’isolamento segnala il guasto, che va eliminato presto, perché un secondo guasto su un’altra fase diventa un cortocircuito tra due fasi attraverso le masse. Il sistema IT si usa dove un’interruzione è più pericolosa del guasto, come nelle sale operatorie.

L’interruttore differenziale

Proposizione (principio dell'interruttore differenziale)

Se tutti i conduttori attivi di un circuito, fasi e neutro, passano dentro lo stesso nucleo magnetico di riluttanza R\mathcal R, il flusso nel nucleo vale Φ=Id/R\Phi = I_d/\mathcal R, dove IdI_d è la somma delle correnti che vanno verso il carico, uguale alla corrente che si disperde verso terra dopo il nucleo. Una bobina di NN spire sul nucleo ha ai capi la tensione E=ωNId/RE = \omega N\,I_d/\mathcal R.

Dimostrazione.

Ogni conduttore che attraversa il nucleo una volta è una spira percorsa dalla sua corrente, e la legge delle maglie magnetica dà RΦ=kIk\mathcal R\,\Phi = \sum_k I_k, con le correnti contate positive verso il carico. Per la legge delle correnti applicata al circuito a valle del nucleo, la somma delle correnti che vi entrano dai conduttori attivi è uguale alla corrente che ne esce per altre vie, cioè quella dispersa verso terra, IdI_d. In regime sinusoidale la bobina concatena il flusso NΦN\Phi, e la sua tensione ha valore efficace ωNΦ\omega N\Phi.

Fine della dimostrazione.

In funzionamento normale la corrente che entra da una fase torna tutta dal neutro o dalle altre fasi, il flusso è nullo e la bobina non dà tensione. Se una parte della corrente si disperde verso terra, attraverso una massa guasta o una persona, nel nucleo compare un flusso, e la tensione della bobina comanda lo sgancio. L’interruttore non misura quanta corrente passa, ma quanta ne manca al ritorno: non interviene per un sovraccarico, né per un contatto tra fase e neutro, che per lui è un carico qualsiasi.

Il principio dell'interruttore differenziale Un anello grigio spesso, il nucleo toroidale, attraversato da due conduttori orizzontali: la fase in alto, con una freccia verso destra e la corrente I F, e il neutro in basso, con una freccia verso sinistra e la corrente di ritorno. A destra dell'anello, dalla fase scende un resistore verso il simbolo di terra: il guasto, con la corrente I d. In basso sull'anello una bobina è collegata con due conduttori a un riquadro a sinistra, lo sganciatore, che apre l'interruttore quando nel nucleo compare un flusso. IF IFId Id nucleo toroidale sganciatore fase N guasto

Il principio dell’interruttore differenziale. La fase e il neutro attraversano lo stesso nucleo toroidale; finché la corrente che torna dal neutro è uguale a quella che va dalla fase, il flusso nel nucleo è nullo. Un guasto verso terra dopo il nucleo sottrae la corrente IdI_d, e la differenza produce il flusso che fa intervenire lo sganciatore.

La norma fissa la corrente differenziale nominale di intervento IΔnI_{\Delta n}: con correnti differenziali fino a metà di IΔnI_{\Delta n} l’interruttore non deve intervenire, con IΔnI_{\Delta n} deve intervenire entro 0,30{,}3 s, con 5IΔn5\,I_{\Delta n} entro 0,040{,}04 s. I valori più comuni sono 3030 mA, che protegge anche dai contatti diretti come misura aggiuntiva, e 300300 mA, usato soprattutto contro gli incendi causati dalle correnti di dispersione. Il tipo dice quali forme d’onda il differenziale riconosce: AC solo correnti alternate sinusoidali, A anche correnti pulsanti unidirezionali, come quelle dei raddrizzatori, B anche correnti continue, come quelle di inverter e caricatori per veicoli elettrici.

Interruttore differenziale modulare grigio chiaro a quattro poli, con quattro morsetti in alto e quattro in basso, il neutro marcato N, un pulsante di prova TEST, una leva blu e sul frontale la sigla F204 A con 40 A e 0,03 A.

Un interruttore differenziale quadripolare. Sul frontale si leggono la corrente nominale, 4040 A, la corrente differenziale nominale, IΔn=0,03I_{\Delta n} = 0{,}03 A, cioè 3030 mA, il valore usato per la protezione delle persone, e il tipo A, che interviene anche con correnti di guasto pulsanti unidirezionali. Il pulsante di prova crea una piccola dispersione interna e verifica che l’interruttore apra; va premuto periodicamente.

VoltCrafter, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Un dispersore emisferico di raggio 0,50{,}5 m è in un terreno con resistività di 100 Ω100\ \Omega\,m e disperde una corrente di guasto di 55 A. Calcola la resistenza di terra, la tensione totale di terra, il potenziale del terreno a 11 m e a 22 m dal centro e la tensione di contatto a vuoto per chi tocca la massa stando a 1,51{,}5 m dal centro.

RE=100/(2π0,5)=31,8 ΩR_E = 100/(2\pi\cdot 0{,}5) = 31{,}8\ \Omega e UE=31,85=159U_E = 31{,}8\cdot 5 = 159 V. Il potenziale è φ(r)=ρIE/(2πr)\varphi(r) = \rho I_E/(2\pi r): 79,679{,}6 V a 11 m, 39,839{,}8 V a 22 m, 53,153{,}1 V a 1,51{,}5 m. La tensione di contatto a vuoto a 1,51{,}5 m è 15953=106159 - 53 = 106 V.

Commento: tra 11 e 22 m dal centro, cioè a un passo di distanza, c’è una tensione di 4040 V. Un dispersore reale non è una mezza sfera, ma i picchetti e le corde interrate hanno lo stesso andamento del potenziale, più ripido vicino all’elettrodo. Per ridurre le tensioni di contatto e di passo si usano più dispersori collegati tra loro, che rendono il potenziale più uniforme.

Esercizio 2. In un sistema TT a 230230 V la terra della cabina ha 2 Ω2\ \Omega e quella dell’utente 10 Ω10\ \Omega. Calcola la corrente di un guasto franco a massa e la tensione della massa. Quale resistenza di terra massima è ammessa con un differenziale da 3030 mA? E con uno da 300300 mA?

IF=230/(2+10)=19,2I_F = 230/(2 + 10) = 19{,}2 A e UvT=1019,2=192U_{vT} = 10\cdot 19{,}2 = 192 V. Con IΔn=30I_{\Delta n} = 30 mA, REu50/0,03=1667 ΩR_{Eu} \le 50/0{,}03 = 1667\ \Omega; con 300300 mA, REu167 ΩR_{Eu} \le 167\ \Omega.

Commento: la tensione della massa è quasi tutta la tensione di fase, perché la terra dell’utente è di solito peggiore di quella della cabina. Con 10 Ω10\ \Omega di terra il differenziale da 3030 mA protegge con un margine enorme; resta necessario anche con una terra molto buona, perché 1919 A non fanno intervenire in tempo le protezioni di massima corrente.

Esercizio 3. In un sistema TN-S a 230230 V un trasformatore da 250250 kVA ha, riferita al secondario, un’impedenza 7,6+j227{,}6 + j22 mΩ. Una linea lunga 5050 m ha il conduttore di fase con 0,125+j0,0740{,}125 + j0{,}074 mΩ/m e quello di protezione con 0,236+j0,09750{,}236 + j0{,}0975 mΩ/m. Calcola la corrente di un guasto franco verso una massa in fondo alla linea e la tensione della massa.

L’impedenza dell’anello è (7,6+6,25+11,8)+j(22+3,7+4,9)=25,65+j30,6(7{,}6 + 6{,}25 + 11{,}8) + j(22 + 3{,}7 + 4{,}9) = 25{,}65 + j30{,}6 mΩ, di modulo 39,939{,}9 mΩ, e IF=230/0,0399=5,76I_F = 230/0{,}0399 = 5{,}76 kA. La massa è alla tensione del conduttore di protezione, IFZPE=576012,8×103=73,6I_F\,|Z_{PE}| = 5760\cdot 12{,}8\times10^{-3} = 73{,}6 V.

Commento: 73,673{,}6 V superano ULU_L, e la protezione deve intervenire in fretta. Con una corrente di guasto di 5,765{,}76 kA qualsiasi magnetotermico di taglia ordinaria interviene sulla soglia magnetica, in pochi millisecondi. Il conduttore di protezione, più sottile di quello di fase, ha un’impedenza maggiore e prende la parte più grande della tensione che cade sulla linea; qui la tensione della massa resta sotto la metà di U0U_0 perché l’impedenza del trasformatore, rispetto a una linea così corta, non è trascurabile.

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