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Trasporto parallelo e geodetiche

Fisica · Relatività generale Articolo

Percorso: Relatività generale · 7 di 13

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Indice

Le linee più dritte

In fisica classica e in relatività ristretta una particella libera si muove lungo una retta con velocità costante, e il principio d’inerzia si ricava dal principio di minima azione. Se agiscono forze, nella lagrangiana compare l’energia potenziale e le traiettorie si curvano. In relatività generale il campo gravitazionale non entra come energia potenziale: la lagrangiana è quella di una particella libera, ma in uno spaziotempo con tensore metrico gμν(x)g_{\mu\nu}(x) che dipende dal punto. Le traiettorie che rendono stazionaria l’azione si chiamano geodetiche, e in uno spaziotempo curvo non sono rette, per le particelle con massa come per la luce.

Nel piano una retta si riconosce in due modi: è la linea più breve tra due suoi punti, ed è la linea la cui direzione non cambia. In uno spazio curvo le due proprietà diventano due definizioni, una con la lunghezza e l’altra con il trasporto parallelo, e questo articolo mostra che danno le stesse curve. Alla fine ne ricava il limite newtoniano.

L’equazione delle geodetiche

Nello spaziotempo, con la segnatura (+,,,)(+,-,-,-), lungo la linea di universo di una particella con massa ds2=gμνdxμdxνds^2 = g_{\mu\nu}dx^\mu dx^\nu è positivo e ds=cdτds = c\,d\tau. Come in relatività ristretta l’azione è proporzionale a ds\int ds, e la costante mc-mc non cambia le curve che la rendono stazionaria. Negli spazi con tensore metrico definito positivo, come le superfici, ds\int ds è la lunghezza.

Teorema (equazione delle geodetiche)

Una curva xμ(s)x^\mu(s), parametrizzata con ss in modo che gμνuμuν=1g_{\mu\nu}\,u^\mu u^\nu = 1 con uμ=dxμ/dsu^\mu = dx^\mu/ds, rende stazionario ds\int ds tra estremi fissati se e solo se

d2xμds2+Γνλμdxνdsdxλds=0.\frac{d^2x^\mu}{ds^2} + \Gamma^\mu_{\nu\lambda}\,\frac{dx^\nu}{ds}\,\frac{dx^\lambda}{ds} = 0 .
Dimostrazione.

Con un parametro qualsiasi pp e x˙μ=dxμ/dp\dot x^\mu = dx^\mu/dp, l’integrale è Ldp\int L\,dp con L=gμν(x)x˙μx˙νL = \sqrt{g_{\mu\nu}(x)\,\dot x^\mu\dot x^\nu}, e non dipende dalla parametrizzazione. Per il teorema di Eulero-Lagrange dell’articolo sul principio di minima azione, la curva lo rende stazionario se e solo se

ddp(gρνx˙νL)ρgμνx˙μx˙ν2L=0,\frac{d}{dp}\left(\frac{g_{\rho\nu}\,\dot x^\nu}{L}\right) - \frac{\partial_\rho g_{\mu\nu}\,\dot x^\mu\dot x^\nu}{2L} = 0 ,

dove si sono usate L/x˙ρ=gρνx˙ν/L\partial L/\partial\dot x^\rho = g_{\rho\nu}\dot x^\nu/L, per la simmetria di gg, e L/xρ=ρgμνx˙μx˙ν/(2L)\partial L/\partial x^\rho = \partial_\rho g_{\mu\nu}\dot x^\mu\dot x^\nu/(2L). La stazionarietà è una proprietà della curva, non della parametrizzazione, e si può scegliere p=sp = s, per cui L=1L = 1:

dds(gρνuν)12ρgμνuμuν=gρνduνds+λgρνuλuν12ρgνλuνuλ=0.\frac{d}{ds}\big(g_{\rho\nu}u^\nu\big) - \frac12\,\partial_\rho g_{\mu\nu}\,u^\mu u^\nu = g_{\rho\nu}\frac{du^\nu}{ds} + \partial_\lambda g_{\rho\nu}\,u^\lambda u^\nu - \frac12\,\partial_\rho g_{\nu\lambda}\,u^\nu u^\lambda = 0 .

Poiché uλuνu^\lambda u^\nu è simmetrico, λgρνuλuν=12(λgρν+νgρλ)uνuλ\partial_\lambda g_{\rho\nu}u^\lambda u^\nu = \tfrac12(\partial_\lambda g_{\rho\nu} + \partial_\nu g_{\rho\lambda})u^\nu u^\lambda, e l’equazione diventa gρνduν/ds+Γρνλuνuλ=0g_{\rho\nu}\,du^\nu/ds + \Gamma_{\rho\nu\lambda}\,u^\nu u^\lambda = 0, con i simboli Γρνλ=12(λgρν+νgρλρgνλ)\Gamma_{\rho\nu\lambda} = \tfrac12(\partial_\lambda g_{\rho\nu} + \partial_\nu g_{\rho\lambda} - \partial_\rho g_{\nu\lambda}) dell’articolo sulla derivata covariante. Moltiplicando per gμρg^{\mu\rho} si ottiene l’equazione dell’enunciato. Il ragionamento si inverte: se l’equazione vale con il parametro ss, valgono le equazioni di Eulero-Lagrange con p=sp = s.

Fine della dimostrazione.

Per la luce ds=0ds = 0 e la parametrizzazione con ss non si può usare. Si parte allora dall’azione 12gμνx˙μx˙νdp\int\tfrac12\,g_{\mu\nu}\dot x^\mu\dot x^\nu\,dp: le sue equazioni di Eulero-Lagrange sono esattamente la riga centrale della dimostrazione, con pp al posto di ss, e danno l’equazione delle geodetiche con il parametro pp. Un parametro per cui vale si dice affine; lungo una geodetica della luce gμνx˙μx˙νg_{\mu\nu}\dot x^\mu\dot x^\nu resta nullo.

Il primo termine dell’equazione è la quadriaccelerazione; il secondo, portato a destra, fa la parte della forza di gravità per unità di massa. Non è però un tensore, come i simboli di Christoffel: in un sistema in caduta libera si può annullare in un punto, e questo è il principio di equivalenza scritto in formule.

Geodetiche e trasporto parallelo

Proposizione (la velocità è trasportata parallelamente)

Lungo una soluzione dell’equazione delle geodetiche il vettore tangente uμ=dxμ/dsu^\mu = dx^\mu/ds è trasportato parallelamente, e gμνuμuνg_{\mu\nu}u^\mu u^\nu è costante.

Dimostrazione.

La variazione di uu tra i punti ss e s+dss + ds della curva ha componenti Duμ=duμ+Γνλμuνdxλ=(duμ/ds+Γνλμuνuλ)dsDu^\mu = du^\mu + \Gamma^\mu_{\nu\lambda}u^\nu dx^\lambda = \big(du^\mu/ds + \Gamma^\mu_{\nu\lambda}u^\nu u^\lambda\big)\,ds, che è nulla per l’equazione delle geodetiche. Per la proposizione dell’articolo sulla derivata covariante il trasporto parallelo conserva i prodotti scalari, quindi gμνuμuνg_{\mu\nu}u^\mu u^\nu non cambia.

Fine della dimostrazione.

Una geodetica è quindi anche la curva che trasporta parallelamente la propria direzione: le due definizioni di «linea più dritta» coincidono. Se un altro vettore viene trasportato parallelamente lungo la geodetica, anche il suo prodotto scalare con uu e la sua lunghezza restano costanti: il vettore mantiene lo stesso angolo con la tangente. È una regola pratica per il trasporto parallelo lungo le geodetiche.

Le geodetiche della sfera

Sulla sfera di raggio RR, nelle coordinate (Φ,θ)(\Phi, \theta) di colatitudine e longitudine, gli unici simboli di Christoffel non nulli sono ΓθθΦ=sinΦcosΦ\Gamma^\Phi_{\theta\theta} = -\sin\Phi\cos\Phi e ΓΦθθ=ΓθΦθ=cosΦ/sinΦ\Gamma^\theta_{\Phi\theta} = \Gamma^\theta_{\theta\Phi} = \cos\Phi/\sin\Phi, calcolati in un esercizio dell’articolo sulla derivata covariante. Con il punto per la derivata rispetto a ss, l’equazione delle geodetiche è

Φ¨sinΦcosΦ  θ˙2=0,θ¨+2cosΦsinΦΦ˙θ˙=0.\ddot\Phi - \sin\Phi\cos\Phi\;\dot\theta^2 = 0, \qquad \ddot\theta + 2\,\frac{\cos\Phi}{\sin\Phi}\,\dot\Phi\,\dot\theta = 0 .

Proposizione (geodetiche della sfera)

I meridiani e l’equatore sono geodetiche; gli altri paralleli no. Più in generale sono geodetiche tutte le circonferenze massime.

Dimostrazione.

Un meridiano percorso con θ=θ0\theta = \theta_0 e Φ=s/R\Phi = s/R ha θ˙=0\dot\theta = 0 e Φ¨=0\ddot\Phi = 0: le due equazioni sono soddisfatte, e gΦΦΦ˙2=R2/R2=1g_{\Phi\Phi}\dot\Phi^2 = R^2/R^2 = 1. L’equatore, con Φ=π/2\Phi = \pi/2 e θ=s/R\theta = s/R, ha Φ˙=0\dot\Phi = 0, θ¨=0\ddot\theta = 0 e cosΦ=0\cos\Phi = 0, e gθθθ˙2=1g_{\theta\theta}\dot\theta^2 = 1. Il parallelo di colatitudine Φ0\Phi_0 strettamente compresa tra 00 e π/2\pi/2, percorso con θ=s/(RsinΦ0)\theta = s/(R\sin\Phi_0), dà nella prima equazione sinΦ0cosΦ0/(R2sin2Φ0)0-\sin\Phi_0\cos\Phi_0/(R^2\sin^2\Phi_0) \ne 0; per Φ0\Phi_0 tra π/2\pi/2 e π\pi il calcolo è lo stesso. Infine ogni circonferenza massima diventa l’equatore con una rotazione della sfera, che manda curve in curve della stessa lunghezza, e quindi curve di lunghezza stazionaria in curve di lunghezza stazionaria.

Fine della dimostrazione.

La seconda equazione, moltiplicata per sin2Φ\sin^2\Phi, dice che d(sin2Φθ˙)/ds=0d(\sin^2\Phi\,\dot\theta)/ds = 0: lungo ogni geodetica sin2Φθ˙\sin^2\Phi\,\dot\theta è costante. È una legge di conservazione, e viene dal fatto che il tensore metrico non dipende da θ\theta, come nel teorema di Noether per le coordinate cicliche.

Il trasporto parallelo lungo un parallelo

Su una superficie curva il trasporto parallelo lungo una curva chiusa può riportare un vettore diverso da come era partito. Il caso più semplice da calcolare è un parallelo della sfera, che non è una geodetica.

Proposizione (giro lungo un parallelo)

Si trasporti parallelamente un vettore lungo il parallelo di colatitudine Φ0\Phi_0, partendo dalla longitudine 00. Nella base ortonormale locale, con il versore e^Φ\hat{\mathbf e}_\Phi verso sud e e^θ\hat{\mathbf e}_\theta verso est, le sue componenti aa e bb alla longitudine θ\theta sono

a=a0cos(θcosΦ0)+b0sin(θcosΦ0),b=a0sin(θcosΦ0)+b0cos(θcosΦ0).a = a_0\cos(\theta\cos\Phi_0) + b_0\sin(\theta\cos\Phi_0), \qquad b = -a_0\sin(\theta\cos\Phi_0) + b_0\cos(\theta\cos\Phi_0) .

Dopo un giro completo il vettore forma con quello iniziale un angolo 2π(1cosΦ0)2\pi(1 - \cos\Phi_0), a meno di multipli di 2π2\pi, che è l’area della calotta racchiusa dal parallelo divisa per R2R^2.

Dimostrazione.

Lungo il parallelo si usa θ\theta come parametro: dxλ/dθdx^\lambda/d\theta ha la sola componente θ\theta uguale a 11, e il trasporto parallelo dAμ=ΓνλμAνdxλdA^\mu = -\Gamma^\mu_{\nu\lambda}A^\nu dx^\lambda

dAΦdθ=ΓθθΦAθ=sinΦ0cosΦ0Aθ,dAθdθ=ΓΦθθAΦ=cosΦ0sinΦ0AΦ.\frac{dA^\Phi}{d\theta} = -\Gamma^\Phi_{\theta\theta}A^\theta = \sin\Phi_0\cos\Phi_0\,A^\theta, \qquad \frac{dA^\theta}{d\theta} = -\Gamma^\theta_{\Phi\theta}A^\Phi = -\frac{\cos\Phi_0}{\sin\Phi_0}\,A^\Phi .

I vettori eΦ\mathbf e_\Phi ed eθ\mathbf e_\theta hanno lunghezze RR e RsinΦ0R\sin\Phi_0, quindi le componenti sui versori sono a=RAΦa = RA^\Phi e b=RsinΦ0Aθb = R\sin\Phi_0\,A^\theta. Le equazioni diventano da/dθ=cosΦ0bda/d\theta = \cos\Phi_0\,b e db/dθ=cosΦ0adb/d\theta = -\cos\Phi_0\,a, e le funzioni dell’enunciato le soddisfano, con i valori iniziali giusti; per l’unicità delle soluzioni di un sistema lineare sono le sole. Alla fine del giro, θ=2π\theta = 2\pi, la base locale è tornata quella di partenza e il vettore (a,b)(a, b) è ruotato dell’angolo 2πcosΦ0-2\pi\cos\Phi_0, cioè di 2π(1cosΦ0)2\pi(1 - \cos\Phi_0) a meno di un giro intero. La calotta di colatitudine Φ0\Phi_0 ha area 02π ⁣0Φ0R2sinΦdΦdθ=2πR2(1cosΦ0)\int_0^{2\pi}\!\int_0^{\Phi_0}R^2\sin\Phi\,d\Phi\,d\theta = 2\pi R^2(1 - \cos\Phi_0).

Fine della dimostrazione.

Trasporto parallelo lungo un parallelo della sfera Una sfera vista dall'alto e di lato, con l'equatore e un parallelo alla latitudine di 50 gradi, che racchiude una calotta colorata attorno al polo nord. Nel punto del parallelo più vicino a chi guarda è disegnata, tratteggiata in blu, una freccia che punta verso nord: è il vettore iniziale. Nell'animazione una freccia arancione parte da lì e percorre il parallelo verso est, trasportata parallelamente. Quando torna al punto di partenza non punta più verso nord: forma con la freccia blu un angolo di circa 84 gradi. polo nord equatore

Un vettore trasportato parallelamente lungo il parallelo di latitudine 50°, cioè di colatitudine Φ0=40°\Phi_0 = 40°. La freccia blu tratteggiata è il vettore alla partenza, rivolto verso nord. Nell’animazione la freccia arancione percorre il parallelo verso est, girando rispetto a meridiani e paralleli con la legge della proposizione. Quando torna al punto di partenza forma con la freccia blu un angolo 2π(1cos40°)84°2\pi(1 - \cos 40°) \approx 84°, pari all’area della calotta colorata divisa per R2R^2.

L’angolo è la curvatura, 1/R21/R^2, per l’area racchiusa, come l’eccesso angolare dei triangoli del teorema di Girard. Sull’equatore, che è una geodetica, cosΦ0=0\cos\Phi_0 = 0 e il vettore torna com’era; su un parallelo molto vicino al polo la calotta è piccola e la rotazione anche. Sul piano non succede mai: un vettore trasportato lungo una curva chiusa torna sempre uguale. La rotazione dopo un giro chiuso misura quindi la curvatura, ed è da qui che il prossimo articolo costruirà il tensore di Riemann.

Il limite newtoniano

L’equazione delle geodetiche deve ridare la legge di Newton quando il campo è debole e le velocità sono piccole. Nell’articolo sul tempo e la luce in un campo gravitazionale un orologio fermo in un punto di potenziale Φ\Phi segnava dτ=(1+Φ/c2)dtd\tau = (1 + \Phi/c^2)\,dt. Per un orologio fermo ds2=g00c2dt2=c2dτ2ds^2 = g_{00}\,c^2dt^2 = c^2d\tau^2, quindi al primo ordine g00=1+2Φ/c2g_{00} = 1 + 2\Phi/c^2.

Proposizione (limite newtoniano dell'equazione delle geodetiche)

In un campo statico con g00=1+2Φ/c2g_{00} = 1 + 2\Phi/c^2, g0i=0g_{0i} = 0 e gij=δijg_{ij} = -\delta_{ij} più correzioni dell’ordine di Φ/c2\Phi/c^2, al primo ordine in Φ/c2\Phi/c^2 e v/cv/c l’equazione delle geodetiche di una particella lenta è

d2xidt2=Φxi.\frac{d^2x^i}{dt^2} = -\frac{\partial\Phi}{\partial x^i} .
Dimostrazione.

Per una particella lenta u0=cdt/ds=1u^0 = c\,dt/ds = 1 e ui=dxi/ds=vi/cu^i = dx^i/ds = v^i/c, a meno di termini di ordine superiore. La parte spaziale dell’equazione delle geodetiche è

d2xids2=Γ00i(u0)22Γ0jiu0ujΓjkiujuk.\frac{d^2x^i}{ds^2} = -\Gamma^i_{00}\,(u^0)^2 - 2\,\Gamma^i_{0j}\,u^0u^j - \Gamma^i_{jk}\,u^ju^k .

Il campo è statico e g0i=0g_{0i} = 0, quindi nella formula dei simboli le derivate rispetto a x0x^0 si annullano e Γ0ji=12gik(jgk0kg0j)=0\Gamma^i_{0j} = \tfrac12 g^{ik}(\partial_j g_{k0} - \partial_k g_{0j}) = 0. I simboli Γjki\Gamma^i_{jk} sono dell’ordine di Φ/c2\Phi/c^2 per unità di lunghezza e sono moltiplicati per ujuku^ju^k, dell’ordine di v2/c2v^2/c^2: il loro termine è di ordine superiore. Resta Γ00i=12gik(kg00)=12ig00=iΦ/c2\Gamma^i_{00} = \tfrac12 g^{ik}(-\partial_k g_{00}) = \tfrac12\,\partial_i g_{00} = \partial_i\Phi/c^2, con gik=δikg^{ik} = -\delta^{ik} all’ordine più basso. Infine ds=cdtds = c\,dt all’ordine più basso, e d2xi/ds2=(1/c2)d2xi/dt2d^2x^i/ds^2 = (1/c^2)\,d^2x^i/dt^2. Moltiplicando per c2c^2 si ha la tesi.

Fine della dimostrazione.

La legge di Newton dipende solo da g00g_{00}. Le correzioni di gijg_{ij} contano per la luce, che non è lenta: sono loro a raddoppiare la deflessione rispetto al calcolo newtoniano. Le correzioni di gijg_{ij} vengono dalle equazioni di Einstein, e il calcolo completo del campo debole si trova nell’articolo sulle onde gravitazionali.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Scrivi l’equazione delle geodetiche del piano in coordinate polari e verifica che le rette ne sono soluzioni.

Con Γθθr=r\Gamma^r_{\theta\theta} = -r e Γrθθ=Γθrθ=1/r\Gamma^\theta_{r\theta} = \Gamma^\theta_{\theta r} = 1/r,

r¨rθ˙2=0,θ¨+2rr˙θ˙=0.\ddot r - r\,\dot\theta^2 = 0, \qquad \ddot\theta + \frac2r\,\dot r\,\dot\theta = 0 .

La seconda, moltiplicata per r2r^2, è d(r2θ˙)/ds=0d(r^2\dot\theta)/ds = 0. Una retta a distanza dd dal polo, percorsa con l’ascissa curvilinea ss misurata dal piede della perpendicolare, ha r=d2+s2r = \sqrt{d^2 + s^2} e θ=θ0+arctan(s/d)\theta = \theta_0 + \arctan(s/d). Allora θ˙=d/(d2+s2)\dot\theta = d/(d^2 + s^2) e r2θ˙=dr^2\dot\theta = d, costante. Per la prima, r˙=s/d2+s2\dot r = s/\sqrt{d^2 + s^2} e r¨=d2/(d2+s2)3/2\ddot r = d^2/(d^2 + s^2)^{3/2}, mentre rθ˙2=d2+s2d2/(d2+s2)2=d2/(d2+s2)3/2r\dot\theta^2 = \sqrt{d^2 + s^2}\cdot d^2/(d^2 + s^2)^2 = d^2/(d^2 + s^2)^{3/2}: la differenza è nulla.

Commento: r2θ˙r^2\dot\theta costante è la legge delle aree di Keplero per un moto senza forze. La «forza centrifuga» rθ˙2r\dot\theta^2 nella prima equazione non è una forza: è il simbolo di Christoffel che corregge per le coordinate curve. È il senso in cui la gravità, in relatività generale, è una correzione di questo tipo.

Esercizio 2. Un vettore viene trasportato parallelamente lungo il parallelo di latitudine 45° N della Terra, con R=6371R = 6371 km. Di che angolo è ruotato alla fine del giro? Verifica con l’area della calotta.

La colatitudine è Φ0=45°\Phi_0 = 45°, e l’angolo è 2π(1cos45°)2π0,29291,8402\pi(1 - \cos 45°) \approx 2\pi \cdot 0{,}2929 \approx 1{,}840 rad 105,4°\approx 105{,}4°. La calotta ha area 2πR2(1cos45°)2π4,059×1070,29292\pi R^2(1 - \cos 45°) \approx 2\pi \cdot 4{,}059 \times 10^7 \cdot 0{,}2929 km² 7,47×107\approx 7{,}47 \times 10^7 km², e A/R21,840A/R^2 \approx 1{,}840.

Commento: il risultato non dipende dal vettore di partenza, solo dalla curva. È l’area a contare, non la lunghezza del percorso: per questo la rotazione diventa trascurabile su giri piccoli, e un topografo non la vede.

Esercizio 3. Il piano di oscillazione di un pendolo di Foucault, rispetto al terreno, viene trasportato parallelamente lungo il parallelo del luogo mentre la Terra ruota. Di quanto ruota in un giorno siderale, di 23,9323{,}93 ore, a Milano, alla latitudine di 45,46° N? Quanto impiega a compiere un giro completo?

La colatitudine è Φ0=44,54°\Phi_0 = 44{,}54°, e rispetto alla base locale di meridiano e parallelo, che ruota con la Terra, il vettore ruota di 2πcosΦ0=2πsin(45,46°)2\pi\cos\Phi_0 = 2\pi\sin(45{,}46°) per giro. In gradi: 360°0,7128256,6°360° \cdot 0{,}7128 \approx 256{,}6° al giorno siderale. Un giro completo richiede 23,93 h/0,712833,623{,}93\ \text{h}/0{,}7128 \approx 33{,}6 h.

Commento: il pendolo che Léon Foucault appese nel Panthéon di Parigi nel 1851, a 48,85° di latitudine, ruotava di circa 271° al giorno. Il risultato di solito si ricava con la forza di Coriolis nel sistema che ruota con la Terra; qui viene dalla geometria della sfera. All’equatore il piano non ruota, ai poli compie un giro in un giorno siderale.

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