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Fotodiodo e cella fotovoltaica

Elettronica · Dispositivi elettronici Fisica · Fisica dei semiconduttori Articolo

Percorso: Fondamenti di elettronica · 8 di 20

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Indice

La luce assorbita

Un fotone di lunghezza d’onda λ\lambda porta l’energia E=hc/λE = hc/\lambda, cioè 12401240 eV diviso la lunghezza d’onda in nanometri. In un semiconduttore può cedere quell’energia a un elettrone di valenza e portarlo in banda di conduzione, creando una coppia elettrone-lacuna, purché ne abbia abbastanza: hc/λ>Eghc/\lambda > E_g. Per il silicio, con Eg=1,12E_g = 1{,}12 eV, vuol dire λ<1,11\lambda < 1{,}11 μm: tutto il visibile e il vicino infrarosso. L’energia del fotone che supera il gap non va persa per la coppia, che la cede al reticolo come calore in meno di un picosecondo, scendendo sul fondo delle bande.

Quanto penetra la luce dipende dalla probabilità che un fotone sia assorbito lungo il cammino.

Proposizione (legge di Lambert e Beer)

Se ogni fotone che attraversa uno strato sottile dxdx di materiale ha probabilità αdx\alpha\,dx di essere assorbito, con α\alpha costante, il flusso di fotoni che arriva alla profondità xx è

Φ(x)=Φ(0)eαx=Φ(0)ex/LA,\Phi(x) = \Phi(0)\,e^{-\alpha x} = \Phi(0)\,e^{-x/L_A} ,

dove α\alpha è il coefficiente di assorbimento e LA=1/αL_A = 1/\alpha la lunghezza di assorbimento.

Dimostrazione.

Dei Φ(x)\Phi(x) fotoni per unità di area e di tempo che entrano nello strato tra xx e x+dxx + dx ne vengono assorbiti in media Φ(x)αdx\Phi(x)\,\alpha\,dx, quindi Φ(x+dx)=Φ(x)αΦ(x)dx\Phi(x + dx) = \Phi(x) - \alpha\,\Phi(x)\,dx, cioè dΦ/dx=αΦd\Phi/dx = -\alpha\Phi. L’unica soluzione che vale Φ(0)\Phi(0) in x=0x = 0 è l’esponenziale dell’enunciato.

Fine della dimostrazione.

Per il silicio la lunghezza di assorbimento cambia di sei ordini di grandezza nell’intervallo di lunghezze d’onda che interessa. La luce blu si ferma nel primo mezzo micrometro, quella rossa in qualche micrometro, l’infrarosso a 10001000 nm attraversa più di un decimo di millimetro. Vicino al gap l’assorbimento del silicio sale lentamente, perché il salto tra le due bande richiede un cambio di quantità di moto, e il fotone deve essere assorbito insieme a una vibrazione del reticolo; nei semiconduttori a gap diretto, come l’arseniuro di gallio, l’assorbimento sale di colpo appena l’energia supera il gap, e bastano pochi micrometri per assorbire quasi tutta la luce.

Quanto penetra la luce nel silicio Un grafico con la lunghezza d'onda in orizzontale, da 400 a 1150 nanometri, e la lunghezza di assorbimento del silicio in verticale, in scala logaritmica da un decimo di micrometro a dieci centimetri. La curva blu parte da circa un decimo di micrometro nel violetto, sale a un micrometro nel verde, a dieci micrometri a 800 nanometri e a cento micrometri poco sotto i 1000 nanometri; poi si impenna, e a 1150 nanometri supera il centimetro. Una linea tratteggiata verticale segna la lunghezza d'onda corrispondente al gap del silicio, circa 1110 nanometri. 4006008001000 0,1 μm1 μm10 μm100 μm1 mm1 cm10 cm lunghezza d'onda, nm lunghezza di assorbimento gap

La lunghezza di assorbimento del silicio a 300300 K, dai coefficienti misurati da Martin Green nel 2008. Dal violetto all’infrarosso vicino passa da un decimo di micrometro a centinaia di micrometri, e oltre il gap il silicio diventa trasparente.

Il fotodiodo

Le coppie create dalla luce, lasciate a sé stesse, diffondono a caso e prima o poi si ricombinano, senza dare corrente. Per raccoglierle serve un campo elettrico che separi l’elettrone dalla lacuna. In un pezzo di semiconduttore omogeneo il campo si ottiene applicando una tensione ai capi: è il fotoconduttore, un resistore la cui conducibilità cresce con la luce. Le fotoresistenze al solfuro di cadmio usate nei crepuscolari funzionano così. Il loro difetto è che la corrente al buio, dovuta ai portatori che ci sono comunque, è grande.

La zona svuotata di una giunzione pn ha già un campo, e pochissimi portatori propri. Una giunzione usata per rivelare la luce, di solito polarizzata in inversa, è un fotodiodo. Una coppia creata nella zona svuotata viene separata subito: l’elettrone va verso la zona nn, la lacuna verso la zona pp. Una coppia creata nelle zone neutre a meno di una lunghezza di diffusione dal bordo ha buone probabilità di arrivare alla zona svuotata diffondendo, e allora è raccolta anche lei; più lontano, si ricombina.

I fotoni assorbiti in un fotodiodo Una barretta di silicio illuminata da sinistra, divisa in tre zone: una zona p sottile, la zona svuotata al centro, ombreggiata, e la zona n a destra. Sotto, una freccia indica il campo elettrico nella zona svuotata, diretto verso sinistra. Nell'animazione arrivano da sinistra dei fotoni, piccole onde arancioni, che vengono assorbiti a profondità diverse. Quando un fotone è assorbito nella zona svuotata nasce una coppia: l'elettrone blu corre a destra verso la zona n, la lacuna arancione a sinistra verso la zona p. Un fotone assorbito in profondità nella zona n crea invece una coppia che vaga senza direzione e poi scompare, ricombinandosi, senza dare corrente. p zona svuotata n luce

Fotoni assorbiti in un fotodiodo illuminato da sinistra. Le coppie create nella zona svuotata sono separate dal campo, e ciascuna fa passare nel circuito una carica elementare. La coppia creata in profondità nella zona neutra si ricombina senza dare corrente.

Proposizione (carica di una coppia raccolta)

Quando una coppia elettrone-lacuna creata in un punto della zona svuotata viene separata, l’elettrone fino al bordo della zona nn e la lacuna fino al bordo della zona pp, attraverso ogni sezione del dispositivo, e quindi nel circuito esterno, passa la carica qq, non 2q2q.

Dimostrazione.

Sia x0x_0 il punto in cui nasce la coppia. Una sezione a destra di x0x_0 è attraversata solo dall’elettrone, che la passa verso destra: una carica q-q verso destra, cioè +q+q verso sinistra. Una sezione a sinistra di x0x_0 è attraversata solo dalla lacuna, che la passa verso sinistra: di nuovo +q+q verso sinistra. Ogni sezione vede passare la carica qq nello stesso verso, dalla zona nn alla zona pp, e poiché la corrente è la stessa in tutte le sezioni di un circuito in serie, la stessa carica passa nel circuito esterno.

Fine della dimostrazione.

Ne segue che la corrente fotogenerata è la carica elementare per il numero di coppie raccolte al secondo. Se si trascurano le coppie raccolte dalle zone neutre, per un fotodiodo di area AA con la zona svuotata tra le profondità x1x_1 e x2x_2 la fotocorrente è

Iph=qA[Φ(x1)Φ(x2)]=qAΦ(0)(ex1/LAex2/LA),I_{ph} = qA\,\big[\Phi(x_1) - \Phi(x_2)\big] = qA\,\Phi(0)\left(e^{-x_1/L_A} - e^{-x_2/L_A}\right) ,

perché la differenza tra i flussi all’ingresso e all’uscita della zona svuotata è il numero di fotoni assorbiti lì dentro. La fotocorrente scorre dalla zona nn alla zona pp, nel verso della corrente inversa, e si somma alla caratteristica del diodo:

I=Is(eV/VT1)Iph,I = I_s\left(e^{V/V_T} - 1\right) - I_{ph} ,

con la convenzione del diodo, VV e II positivi dall’anodo al catodo. La luce sposta in basso la caratteristica.

La caratteristica di una giunzione illuminata Un grafico con la tensione in orizzontale, da meno 2 a più 0,5 volt, e la corrente in verticale, da meno 3,5 a più 1,5 microampere. La curva al buio, grigia, è la caratteristica di un diodo: quasi zero a sinistra e ripida verso l'alto a destra dell'origine. Le tre curve con la luce sono la stessa curva spostata in basso di 1, 2 e 3 microampere: a sinistra dell'origine sono orizzontali, con la corrente uguale alla fotocorrente cambiata di segno, e a destra salgono fino ad attraversare l'asse delle tensioni poco sotto i 0,4 volt. Il tratto a destra dell'origine e sotto l'asse, in una zona ombreggiata, è quello in cui la giunzione eroga potenza, come una cella fotovoltaica. 1 μA2 μA3 μA buio −2−1 0,5 V I fotodiodo cella

La caratteristica di un fotodiodo con Is=1I_s = 1 pA, al buio e con fotocorrenti di 11, 22 e 33 μA. In inversa la corrente è la fotocorrente, indipendente dalla tensione: è il funzionamento da fotodiodo. Nel quarto quadrante, ombreggiato, tensione e corrente hanno segni opposti e la giunzione eroga potenza: è il funzionamento da cella fotovoltaica.

L’efficienza di un fotorivelatore si misura con la responsività, il rapporto tra la fotocorrente e la potenza luminosa incidente. Una potenza PP di lunghezza d’onda λ\lambda porta Pλ/hcP\lambda/hc fotoni al secondo; se una frazione η\eta, l’efficienza quantica, dà una carica raccolta,

R=IphP=ηqλhc=ηλ1240 nm A/W.\mathcal R = \frac{I_{ph}}{P} = \eta\,\frac{q\lambda}{hc} = \eta\,\frac{\lambda}{1240\ \text{nm}}\ \text{A/W} .

Un fotodiodo perfetto a 850850 nm darebbe 0,690{,}69 A/W; i fotodiodi al silicio arrivano a 0,50{,}5-0,60{,}6 A/W nel vicino infrarosso. Le perdite principali sono la luce riflessa dalla superficie, circa un terzo per il silicio nudo e molto meno con un rivestimento antiriflesso, la luce assorbita troppo vicino alla superficie, dove i difetti fanno ricombinare le coppie, e quella che attraversa il dispositivo senza fermarsi.

Polarizzazione e velocità

Un fotodiodo funziona anche senza tensione applicata, ma polarizzarlo in inversa ha tre vantaggi. La zona svuotata si allarga e raccoglie più fotoni. Il campo cresce, e le coppie vengono separate più in fretta. La capacità di giunzione, εSiA/xd\varepsilon_{Si}A/x_d, diminuisce, e con lei la costante di tempo che forma con le resistenze del circuito. In più la corrente del diodo, che al buio in inversa è solo quella piccolissima di saturazione e di generazione, non si confonde con il segnale.

La fotocorrente è proporzionale alla potenza luminosa su molti ordini di grandezza, e per leggerla si converte in una tensione. Un resistore in serie basta per segnali grandi e lenti, ma la tensione che ci cade sopra riduce la polarizzazione del diodo; il modo usuale è un amplificatore a transimpedenza, che tiene il fotodiodo a tensione costante e dà in uscita una tensione proporzionale alla corrente, e che si vedrà con gli amplificatori operazionali.

Per raccogliere l’infrarosso, che nel silicio penetra per decine di micrometri, una zona svuotata di mezzo micrometro è troppo sottile, e drogare poco le zone per allargarla aumenterebbe la loro resistenza. La soluzione è il fotodiodo p-i-n: tra una zona p+p^+ e una n+n^+ molto drogate si mette uno strato intrinseco, largo WiW_i da qualche decina a qualche centinaio di micrometri. Lo strato intrinseco non ha carica fissa, e per l’equazione di Poisson il campo al suo interno è costante; le zone svuotate nelle regioni drogate sono sottilissime, e quasi tutta la tensione cade sullo strato intrinseco, con un campo (Φbi+VR)/Wi(\Phi_{bi} + V_R)/W_i. La capacità è quella di un condensatore piano di spessore WiW_i, e non dipende quasi dalla tensione.

Il fotodiodo p-i-n In alto una barretta divisa in tre zone: a sinistra una zona p più sottile, al centro una zona intrinseca larga, a destra una zona n più. La luce arriva da sinistra. In basso due curve con la posizione in orizzontale. Il campo elettrico, in blu, è nullo nelle parti neutre, sale con una rampa brevissima al bordo della zona intrinseca, resta costante per tutta la sua larghezza e ridiscende con un'altra rampa brevissima. Il flusso dei fotoni, tratteggiato, decresce esponenzialmente dall'ingresso della zona intrinseca e alla sua uscita è ridotto a circa un ventesimo. p⁺ i, larghezza Wi n⁺ luce |ℰ| ≈ (Φbi + VR)/Wi flusso di fotoni x

Il fotodiodo p-i-n in polarizzazione inversa. Il campo è costante in tutto lo strato intrinseco, dove si assorbe la maggior parte dei fotoni; le zone drogate servono da contatti a bassa resistenza.

A quel punto la velocità del fotodiodo è limitata dal tempo che i portatori impiegano ad attraversare lo strato intrinseco, e per ridurlo serve una tensione più alta, fino a portare i portatori alla velocità di saturazione. I fotodiodi delle comunicazioni in fibra ottica rispondono in decine di picosecondi; quelli per le lunghezze d’onda delle fibre, 1,31{,}3 e 1,551{,}55 μm, sono di germanio o di arseniuro di indio e gallio, perché il silicio lì è trasparente. Con tensioni inverse vicine alla rottura, infine, i portatori raccolti si moltiplicano per valanga, come nell’articolo sulla giunzione polarizzata: è il fotodiodo a valanga, che dà un guadagno interno e rivela segnali debolissimi.

La cella fotovoltaica

Senza circuito esterno, le cariche separate dalla luce si accumulano: le lacune nella zona pp, gli elettroni nella zona nn. Nasce una tensione positiva dal lato pp, cioè una polarizzazione diretta, che abbassa la barriera e fa crescere la corrente di diffusione della giunzione, opposta alla fotocorrente. La tensione sale finché le due correnti non si compensano. Collegando un carico, la giunzione lavora nel quarto quadrante della caratteristica ed eroga potenza: è una cella fotovoltaica. La tensione a vuoto e la corrente di cortocircuito sono state ricavate nell’articolo sui generatori,

Voc=VTln(1+IphIs),Isc=Iph,V_{oc} = V_T\ln\left(1 + \frac{I_{ph}}{I_s}\right) , \qquad I_{sc} = I_{ph} ,

con la convenzione dei generatori, in cui la corrente erogata I=IphIs(eV/VT1)I = I_{ph} - I_s(e^{V/V_T} - 1) è positiva. Resta da trovare dove la potenza è massima.

Proposizione (punto di massima potenza)

La potenza P=VIP = VI erogata da una cella ideale è massima alla tensione VmV_m che soddisfa

(1+VmVT)eVm/VT=1+IphIs,\left(1 + \frac{V_m}{V_T}\right)e^{V_m/V_T} = 1 + \frac{I_{ph}}{I_s} ,

o, in modo equivalente, Vm=VocVTln(1+Vm/VT)V_m = V_{oc} - V_T\ln(1 + V_m/V_T).

Dimostrazione.

La potenza è P(V)=V[Iph+IsIseV/VT]P(V) = V\,[I_{ph} + I_s - I_s\,e^{V/V_T}]. Derivando,

dPdV=Iph+IsIseV/VTVVTIseV/VT,\frac{dP}{dV} = I_{ph} + I_s - I_s\,e^{V/V_T} - \frac{V}{V_T}\,I_s\,e^{V/V_T} ,

che si annulla quando (1+V/VT)eV/VT=1+Iph/Is(1 + V/V_T)\,e^{V/V_T} = 1 + I_{ph}/I_s. Il primo membro cresce con VV, quindi lo zero è uno solo; per V=0V = 0 la derivata vale Iph>0I_{ph} > 0 e per V=VocV = V_{oc} vale (Voc/VT)IseVoc/VT<0-(V_{oc}/V_T)\,I_s\,e^{V_{oc}/V_T} < 0, quindi lo zero sta tra 00 e VocV_{oc} ed è un massimo. Poiché 1+Iph/Is=eVoc/VT1 + I_{ph}/I_s = e^{V_{oc}/V_T}, prendendo i logaritmi dell’equazione si ottiene Vm/VT+ln(1+Vm/VT)=Voc/VTV_m/V_T + \ln(1 + V_m/V_T) = V_{oc}/V_T, cioè la seconda forma.

Fine della dimostrazione.

La seconda forma si risolve per iterazione in due o tre passi. Il rapporto tra la potenza massima e il prodotto VocIscV_{oc}I_{sc} si chiama fattore di riempimento: dice quanto la caratteristica è «quadrata», e nelle celle al silicio buone supera l’80%80\%.

La caratteristica di una cella fotovoltaica Un grafico con la tensione della cella in orizzontale, da 0 a 0,7 volt, e la corrente erogata in verticale, da 0 a 10 ampere. La curva blu parte dalla corrente di cortocircuito, 9 ampere, resta quasi orizzontale fino a circa mezzo volt, poi piega e scende rapidamente fino a zero alla tensione di circuito aperto, 0,64 volt. Nel ginocchio c'è il punto di massima potenza, arancione, a circa 0,56 volt e 8,6 ampere; il rettangolo tra l'origine e il punto rappresenta la potenza, circa 4,8 watt. 0,2 0,4 0,6 5 10 tensione (V) corrente (A) massima potenza Isc Voc

La caratteristica di una cella al silicio da 156156 mm in pieno sole, con Iph=9I_{ph} = 9 A e Voc=0,64V_{oc} = 0{,}64 V, già usata nell’articolo sui generatori. Il rettangolo è la potenza nel punto di massima potenza.

La tensione a vuoto cresce solo con il logaritmo della luce: dimezzare l’illuminazione la abbassa di VTln2=18V_T\ln2 = 18 mV, mentre la fotocorrente si dimezza. E scende con la temperatura come la tensione di un diodo a corrente costante, di circa 22 mV/K per cella: per questo i pannelli rendono di più d’inverno che nelle giornate calde d’estate, a parità di luce.

Quanta luce una cella può convertire lo fissano le due perdite viste all’inizio: i fotoni sotto il gap non creano coppie, quelli sopra ne creano una sola e buttano il resto in calore. Un gap basso raccoglie più fotoni ma dà tensioni basse, uno alto il contrario. William Shockley e Hans-Joachim Queisser calcolarono nel 1961 il limite per una cella a una sola giunzione illuminata dal Sole: circa un terzo, con il massimo per gap attorno a 1,31{,}3 eV. Per il silicio, contando anche la ricombinazione intrinseca del materiale, il limite è circa il 29%29\%, e le celle migliori di laboratorio superano il 26%26\%. Si va oltre sovrapponendo giunzioni di semiconduttori diversi, ciascuna per una parte dello spettro, come nelle celle dei satelliti.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Qual è la lunghezza d’onda massima che possono rivelare il silicio, l’arseniuro di gallio e il germanio, con gap di 1,121{,}12, 1,421{,}42 e 0,660{,}66 eV?

λmax=1240 nm/(Eg/eV)\lambda_{max} = 1240\ \text{nm}/(E_g/\text{eV}): 11071107 nm per il silicio, 873873 nm per l’arseniuro di gallio, 18801880 nm per il germanio.

Commento: le fibre ottiche hanno le perdite minime a 1,551{,}55 μm, dove il silicio è trasparente. Per questo i ricevitori delle telecomunicazioni usano germanio o arseniuro di indio e gallio, che con un gap di circa 0,750{,}75 eV arriva a 1,651{,}65 μm.

Esercizio 2. Un fotodiodo al silicio di 1 mm21\ \text{mm}^2 ha una zona p+p^+ spessa 0,30{,}3 μm sulla faccia illuminata e la zona svuotata tra 0,30{,}3 e 3,33{,}3 μm di profondità. Calcola la fotocorrente e la responsività con 11 μW di luce rossa a 650650 nm, dove LA=3,6L_A = 3{,}6 μm, trascurando riflessione e raccolta dalle zone neutre.

I fotoni al secondo sono Pλ/hc=106650×109/(6,63×10343,00×108)=3,27×1012P\lambda/hc = 10^{-6}\cdot650\times10^{-9}/(6{,}63\times10^{-34}\cdot3{,}00\times10^{8}) = 3{,}27\times10^{12}. La frazione assorbita nella zona svuotata è e0,3/3,6e3,3/3,6=0,9200,398=0,52e^{-0{,}3/3{,}6} - e^{-3{,}3/3{,}6} = 0{,}920 - 0{,}398 = 0{,}52. La fotocorrente è 1,602×10193,27×10120,52=0,271{,}602\times10^{-19}\cdot3{,}27\times10^{12}\cdot0{,}52 = 0{,}27 μA, e la responsività 0,270{,}27 A/W.

Commento: il limite ideale a 650650 nm è 0,520{,}52 A/W, e il fotodiodo ne raccoglie metà, soprattutto perché la zona svuotata è sottile rispetto alla lunghezza di assorbimento. La raccolta per diffusione dalle zone neutre, qui trascurata, recupera una parte della differenza; la riflessione, anch’essa trascurata, ne perde una parte.

Esercizio 3. Un fotodiodo p-i-n di 1 mm21\ \text{mm}^2 ha uno strato intrinseco di 100100 μm ed è polarizzato con 1010 V. Stima il campo, la capacità e il tempo che gli elettroni e le lacune impiegano ad attraversare lo strato.

Il campo è circa 10 V/0,01 cm=110\ \text{V}/0{,}01\ \text{cm} = 1 kV/cm, trascurando Φbi\Phi_{bi}. La capacità è εSiA/Wi=1,04×1012102/102=1,0\varepsilon_{Si}A/W_i = 1{,}04\times10^{-12}\cdot10^{-2}/10^{-2} = 1{,}0 pF. Con le mobilità dell’articolo su deriva e diffusione, la velocità degli elettroni è 14001000=1,4×1061400\cdot1000 = 1{,}4\times10^{6} cm/s e quella delle lacune 4,7×1054{,}7\times10^{5} cm/s: attraversano i 100100 μm in 77 e 2121 ns.

Commento: con un resistore di 5050 Ω la costante di tempo è 5050 ps, e la velocità è limitata dal transito delle lacune. Con 100100 V il campo diventa 1010 kV/cm, le velocità si avvicinano alla saturazione, circa 10710^{7} cm/s, e il transito scende a un paio di nanosecondi: per i fotodiodi veloci si usano strati intrinseci più sottili.

Esercizio 4. Per la cella della figura, con Iph=9I_{ph} = 9 A e Voc=0,64V_{oc} = 0{,}64 V, calcola il punto di massima potenza e il fattore di riempimento.

La corrente di saturazione è Is=Iph/(eVoc/VT1)=9/e24,76=1,6×1010I_s = I_{ph}/(e^{V_{oc}/V_T} - 1) = 9/e^{24{,}76} = 1{,}6\times10^{-10} A. Iterando Vm=VocVTln(1+Vm/VT)V_m = V_{oc} - V_T\ln(1 + V_m/V_T) da Vm=0,56V_m = 0{,}56 V si ottiene Vm=0,559V_m = 0{,}559 V già al primo passo. La corrente è Im=91,6×1010e0,559/0,02585=8,60I_m = 9 - 1{,}6\times10^{-10}\,e^{0{,}559/0{,}02585} = 8{,}60 A, la potenza 4,814{,}81 W, e il fattore di riempimento 4,81/(0,649)=0,8354{,}81/(0{,}64\cdot9) = 0{,}835.

Commento: il modello ideale dà un fattore di riempimento dell’83%83\%; nelle celle vere la resistenza dei contatti e delle strisce metalliche lo abbassa di qualche punto. Il punto di massima potenza sta 8080 mV sotto la tensione a vuoto, circa tre tensioni termiche.

Esercizio 5. Di quanto scende la tensione a vuoto della stessa cella con un decimo della luce? E se la cella si scalda da 2525 a 6060 °C?

Con Iph=0,9I_{ph} = 0{,}9 A, Voc=VTln(0,9/1,6×1010)=0,58V_{oc} = V_T\ln(0{,}9/1{,}6\times10^{-10}) = 0{,}58 V: 6060 mV in meno, contro una fotocorrente dieci volte più piccola. Scaldandosi di 3535 K la tensione a vuoto scende di circa 352,135\cdot2{,}1 mV, a circa 0,570{,}57 V.

Commento: la potenza di una cella dipende quasi linearmente dalla luce e poco dalla tensione. Il calo di temperatura, circa l’11%11\% della tensione a vuoto per 3535 K, pesa invece sulla potenza in proporzione, ed è il motivo per cui i costruttori danno il coefficiente di temperatura dei pannelli, di solito attorno a 0,4%-0{,}4\% per kelvin.

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