Il rumore a bassa frequenza
Percorso: Strumentazione elettronica · 14 di 17
Prima di questo, potrebbe interessarti: Il filtro ottimo
Indice
Quando mediare non serve
Tutti i filtri visti finora fanno una media, e la media funziona se il rumore cambia più in fretta di quanto duri la media stessa. Il rumore , le derive termiche, l’offset di un amplificatore fanno il contrario: cambiano lentamente, e hanno un tempo di correlazione più lungo di qualunque misura. Mediare campioni che si somigliano non riduce nulla. Con un filtro qualsiasi, di funzione di trasferimento , un rumore di densità dà all’uscita circa
dove è la banda del filtro e è l’inverso del tempo per cui il filtro lavora: il calcolo è quello dell’articolo sul rumore flicker, con approssimato da un rettangolo alto fino a . Più a lungo si misura, più rumore si raccoglie, perché si aggiungono decadi in basso.
Il rimedio è opposto alla media. Se il rumore resta quasi uguale per un tempo lungo, lo si può misurare quando il segnale non c’è e sottrarlo da ciò che si misura quando il segnale c’è. In termini di funzione peso vuol dire avere una parte negativa, di area uguale a quella positiva, in modo che : il filtro non vede un offset costante, e il termine che moltiplicava il logaritmo sparisce. Il prezzo è che anche un segnale costante sparisce. Queste tecniche servono per i segnali veloci, gli impulsi, su un fondo che cambia lentamente; il caso di un segnale lento nel rumore lento è quello dell’articolo successivo.
Il filtro passa-alto
Il filtro più semplice con è il passa-alto CR, con il segnale preso ai capi del resistore. La sua risposta a un gradino salta subito al valore del gradino, perché il condensatore scarico si comporta come un corto circuito, e poi si scarica con costante di tempo ; la risposta all’impulso è la derivata:
Letta come funzione peso, l’uscita è l’ingresso attuale meno la sua media esponenziale sul passato, quella memorizzata sul condensatore.
Proposizione (rumore all'uscita di un filtro passa-alto)
Il filtro passa-alto con costante di tempo ha autocorrelazione della risposta all’impulso
e con un rumore stazionario all’ingresso
Si calcola per . Il prodotto dei due impulsi dà un contributo solo in , e vale . L’impulso della prima copia, in , campiona la seconda copia in , dove vale . L’impulso della seconda copia, in , cade dove la prima è nulla. Resta il prodotto delle due esponenziali:
In tutto , più l’impulso in zero, e per vale lo stesso perché l’autocorrelazione è pari. Il rumore all’uscita è .
Fine della dimostrazione.
La parte negativa di ha area , uguale e opposta all’impulso: è la condizione . Un rumore con tempo di correlazione lungo rispetto a ha dove l’esponenziale conta, e i due termini si cancellano; un rumore con tempo di correlazione breve passa quasi intatto. Con un’autocorrelazione rettangolare, alta per e nulla oltre, il conto dà esattamente . Per il rumore il passa-alto, seguito come sempre da un polo alto a , è il passa-banda dell’articolo sul rumore nei circuiti, con varianza circa , dove : il limite in basso non è più la durata della misura, ma il filtro.
Un rumore , sopra, e lo stesso rumore dopo un filtro passa-alto, sotto. Le escursioni lente spariscono; resta un rumore che cambia sui tempi della costante del filtro, ancora correlato ma senza deriva.
Il filtro passa-alto, però, tocca anche il segnale. Un impulso rettangolare di ampiezza e durata esce con il fronte di salita intatto, poi cala come ; alla fine dell’impulso il fronte di discesa porta l’uscita sotto zero, a , e da lì l’uscita torna a zero con la costante di tempo . L’area totale è nulla, perché : la coda negativa compensa l’impulso. Con la deformazione dell’impulso è piccola, ma la coda è lunga, e se l’impulso successivo arriva prima che si sia spenta parte da una linea di base più bassa. È l’accumulo, o pile-up.
Proposizione (spostamento della linea di base)
Una sequenza periodica di impulsi di ampiezza , durata e periodo , all’uscita di un filtro passa-alto, ha a regime valore medio nullo. Se la costante di tempo è molto più lunga del periodo, la forma degli impulsi si conserva e la linea di base scende a
A regime l’uscita è periodica, e la sua componente continua è quella dell’ingresso moltiplicata per . Con il filtro, durante un periodo, sottrae all’ingresso una media esponenziale che cambia di poco, e l’uscita è l’ingresso meno una costante; perché la media sia nulla la costante è la media dell’ingresso, .
Fine della dimostrazione.
Un filtro passa-alto su un impulso isolato, sopra, con il calo durante l’impulso e la sottoelongazione alla fine, e su una sequenza di impulsi, sotto, con la linea di base che scende finché la media dell’uscita non è nulla. Tratteggiati gli ingressi.
Chi misura l’ampiezza degli impulsi a partire da zero sbaglia della frazione , che dipende dalla frequenza degli impulsi: in un rivelatore di radiazione vuol dire che l’energia misurata cambia con l’intensità della sorgente. Il compromesso sulla costante di tempo è stretto: deve essere lunga rispetto all’impulso, per non deformarlo, e corta rispetto alla distanza tra gli impulsi, per non accumulare code. Quando le due condizioni non si possono soddisfare insieme serve un filtro tempo-variante.
Il baseline restorer
L’idea è separare i due momenti che il passa-alto confonde: misurare la linea di base quando il segnale non c’è, e sottrarla quando c’è. Il baseline restorer lo fa aggiungendo al passa-alto un interruttore tra il resistore e massa. Con chiuso il circuito è un passa-alto, e il condensatore si carica alla linea di base, cioè al valore lento dell’ingresso. Quando arriva l’impulso, si apre: il condensatore non ha più una via per scaricarsi e tiene la tensione raggiunta, e l’uscita è l’ingresso meno la linea di base memorizzata. L’impulso passa intatto, senza calo e senza coda.
Il baseline restorer. A sinistra lo schema; a destra la funzione peso all’istante : l’ingresso passa com’è, l’impulso positivo, meno la media esponenziale della linea di base fino all’apertura dell’interruttore, un tempo prima.
La funzione peso lo dice in forma precisa. Un impulso che arriva a interruttore aperto passa all’uscita, e dà l’impulso positivo in . Uno che arriva a interruttore chiuso carica il condensatore, e la tensione memorizzata all’apertura è la media esponenziale dell’ingresso fino a quell’istante, con costante di tempo ; con il segno meno, perché viene sottratta. Le due parti hanno area opposta, e come nel passa-alto; ma tra la memorizzazione e la lettura passa un tempo in cui il filtro non guarda, e il segnale non si mescola alla linea di base. Il filtro funziona se il rumore resta correlato per almeno : se cambia tra la memorizzazione e la lettura, sottrarre significa sommare due rumori indipendenti, e la varianza cresce invece di diminuire.
Il doppio campionamento correlato
La forma più essenziale della stessa idea è il doppio campionamento correlato, già incontrato tra i filtri a tempo discreto: due campioni distanti , uno con il segnale e uno senza, e la loro differenza. La funzione peso è , e in frequenza
a bassa frequenza si comporta come un passa-alto. Un campionatore vero è preceduto da un filtro passa-basso, e con un filtro RC di costante di tempo il conto si fa esattamente.
Proposizione (doppio campionamento dopo un filtro passa-basso)
Due campioni distanti dell’uscita di un filtro RC con costante di tempo , sottratti, danno con un rumore bianco di densità unilatera la varianza
e con un rumore di densità la varianza
che non dipende dalla durata della misura.
La funzione peso è , con la risposta all’impulso del filtro RC. Per il rumore bianco
con , e la varianza è . Per il rumore si lavora in frequenza: il quadrato del modulo della funzione di trasferimento è quello del filtro RC, , per quello della differenza, , e con si ha l’integrale dell’enunciato. Vicino a l’integrando vale circa , e l’integrale converge senza bisogno di un limite inferiore.
Fine della dimostrazione.
Con il rumore bianco, per , la varianza è il doppio di quella del filtro RC da solo: i due campioni sono indipendenti e le varianze si sommano. È il prezzo. Con il rumore l’integrale si calcola numericamente, e per vale , con la costante di Eulero e Mascheroni. Il significato è semplice: vale circa tra e e scende fuori, e il rumore conta le decadi di quell’intervallo. Il limite in basso lo fissa la distanza tra i due campioni, non più il tempo per cui si misura: ore o secondi, è lo stesso.
L’applicazione più diffusa è nei sensori di immagine. Il condensatore di un pixel viene azzerato prima di ogni esposizione, e l’interruttore di azzeramento, aprendosi, lascia sul condensatore una tensione casuale con valore efficace , il rumore kT/C. Quella tensione resta poi ferma per tutta l’esposizione: è un rumore perfettamente correlato tra l’inizio e la fine. Leggendo il pixel subito dopo l’azzeramento e alla fine dell’esposizione, e sottraendo, il rumore di azzeramento scompare del tutto, insieme all’offset del circuito di lettura e al suo rumore lento.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Impulsi rettangolari di durata μs passano per un filtro passa-alto con μs. Di quanto calano durante l’impulso? Se arrivano volte al secondo, di quanto si sposta la linea di base?
Soluzione. Alla fine dell’impulso l’uscita vale : cala del , e dopo il fronte di discesa scende a . Con un periodo di μs, la metà della costante di tempo, la coda non fa in tempo a spegnersi, e a regime la linea di base scende a .
Commento. Un errore del che dipende dal ritmo degli impulsi. Per ridurlo si dovrebbe accorciare sotto il periodo, ma allora l’impulso si deformerebbe; con impulsi fitti il compromesso non c’è, ed è il caso del baseline restorer.
Esercizio 2. Un amplificatore ha rumore con V², cioè nV/√Hz e frequenza d’angolo di kHz, ed è seguito da un filtro con banda di kHz. Quanto rumore si raccoglie in un’ora di misura? E con un passa-alto a Hz?
Soluzione. Senza passa-alto Hz e V², cioè μV. Con il passa-alto a Hz, , cioè μV.
Commento. Solo un fattore due, perché il rumore vive su un logaritmo: ogni decade tolta vale , come ogni decade lasciata. Il vantaggio vero del passa-alto non è questo, ma che il risultato non cresce più con la durata della misura, e che offset e derive, per i quali la stima logaritmica vale poco, spariscono del tutto.
Esercizio 3. Un segnale a impulsi è letto con un filtro RC con ns seguito da un doppio campionamento con ns. Il rumore ha una parte bianca di nV/√Hz e una parte con V². Quanto vale il rumore all’uscita?
Soluzione. La parte bianca dà V², cioè μV, contro i μV del filtro RC da solo. La parte dà per l’integrale della proposizione, che con vale (la formula dà ): V², cioè μV.
Commento. Con il doppio campionamento il rumore diventa trascurabile, e si paga sul bianco. Senza, e con una misura di un’ora, la parte sarebbe con MHz: μV, ancora piccola, ma a questa andrebbero aggiunti l’offset e la deriva dell’amplificatore, che il doppio campionamento toglie del tutto. Il ritardo serve perché il filtro RC abbia dimenticato il primo campione quando si prende il secondo.
Esercizio 4. Il pixel di un sensore di immagine ha una capacità di fF. Quanto vale il rumore di azzeramento a K, in tensione e in elettroni? Che cosa rimane con il doppio campionamento correlato?
Soluzione. μV, e la carica corrispondente è C, cioè elettroni. Con il doppio campionamento questa tensione, uguale nei due campioni, si cancella; restano il rumore del circuito di lettura nei due campioni, che si somma in quadratura, e il rumore shot della carica raccolta.
Commento. Quaranta elettroni sono molti, per un pixel che al buio ne raccoglie poche decine: senza il doppio campionamento le immagini in poca luce sarebbero dominate dal rumore di azzeramento. I sensori migliori arrivano a un rumore di lettura di un paio di elettroni.
Esercizio 5. Un impulso semisinusoidale di μs è letto con la finestra migliore per il rumore bianco, lunga μs e normalizzata a guadagno . Il rumore bianco ha densità unilatera V²/Hz e frequenza d’angolo del rumore di kHz. Quanto pesa il rumore se l’apparato lavora per otto ore?
Soluzione. La parte bianca dà V². Per la parte , V², kHz e μHz, e V². È il del rumore bianco, e il rapporto segnale-rumore peggiora del .
Commento. La frequenza d’angolo è sessanta volte più bassa della banda del filtro, eppure il rumore conta, perché tra μHz e kHz ci sono più di dieci decadi, e ognuna vale . Misurando la linea di base subito prima di ogni impulso, con un baseline restorer o un doppio campionamento, il limite in basso diventerebbe dell’ordine dell’inverso della distanza tra le due misure, qualche microsecondo, e il contributo scenderebbe a pochi per cento.
Hai trovato un errore o qualcosa che non funziona in questa pagina? Scrivi una segnalazione