L'amplificatore lock-in
Percorso: Strumentazione elettronica · 16 di 17
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Indice
Dal rivelatore allo strumento
L’amplificatore lock-in è la rivelazione sincrona dell’articolo precedente diventata uno strumento da banco: si collega il segnale da misurare, già modulato dall’esperimento, e il riferimento che ne ha comandato la modulazione, e lo strumento restituisce l’ampiezza e la fase della componente del segnale alla frequenza del riferimento. Tra i primi a usarlo in modo sistematico fu Robert Dicke, negli anni Quaranta, per i radiometri a microonde; dagli anni Sessanta è uno strumento commerciale, e misura segnali di nanovolt sepolti in rumori mille volte più grandi. Il suo nome dice l’essenziale: il rivelatore è «agganciato» al riferimento.
Lo schema ha due canali. Il canale del segnale comincia con un preamplificatore, che fissa il rumore della misura, e con dei filtri: un notch che toglie la frequenza di rete e la sua seconda armonica, e un filtro principale, di solito un passa-banda attorno al riferimento, che toglie il rumore lontano prima che arrivi al moltiplicatore e lo saturi. Il canale del riferimento ricava dal segnale di riferimento esterno, o da un oscillatore interno, un’onda di comando agganciata in frequenza, e uno sfasatore ne regola la fase. Poi vengono il rivelatore sensibile alla fase, un filtro passa-basso di cui si sceglie la costante di tempo, da millisecondi a migliaia di secondi, e un amplificatore di uscita in continua. Gli strumenti moderni hanno due rivelatori, uno con il riferimento in fase e uno in quadratura.
Lo schema a blocchi di un amplificatore lock-in a doppia fase. Il segnale, preamplificato e filtrato, va a due moltiplicatori, comandati dal riferimento in fase e sfasato di ; i due passa-basso danno le componenti e , da cui l’ampiezza e la fase .
Il demodulatore a commutazione
Un moltiplicatore analogico di precisione è costoso, lento e non lineare. Quasi tutti i lock-in analogici moltiplicano invece il segnale per il segno del riferimento: un interruttore comandato dal riferimento passa il segnale così com’è per mezzo periodo e lo inverte per l’altro mezzo. È una moltiplicazione per un’onda quadra , facile da realizzare con precisione e insensibile alle variazioni di ampiezza del riferimento, che comanda solo un interruttore. Ma un’onda quadra non è una sinusoide: contiene tutte le armoniche dispari, e ognuna demodula ciò che trova alla propria frequenza.
Proposizione (rumore con un riferimento periodico qualsiasi)
Se il riferimento è una funzione periodica a media nulla, , un rumore stazionario di densità unilatera , dopo il moltiplicatore e un passa-basso con guadagno e banda equivalente stretta, dà
Un segnale dà l’uscita .
La media nel tempo di contiene i prodotti di armoniche diverse, che hanno media nulla, e quelli delle armoniche con sé stesse, che danno . Il rumore demodulato ha quindi autocorrelazione media , e ogni termine si tratta come il riferimento sinusoidale dell’articolo precedente, che con ampiezza dava : qui ogni armonica contribuisce con la sua ampiezza e la densità alla sua frequenza, e i contributi si sommano. Per il segnale, solo la fondamentale del riferimento ha la stessa frequenza, e dà ; le altre danno prodotti a frequenze diverse da zero, che il passa-basso toglie.
Fine della dimostrazione.
L’onda quadra in fase con il riferimento, positiva quando è positivo, ha la serie : ampiezze per le armoniche dispari e zero per le pari. Il segnale dà , e il rumore bianco
perché la somma vale . La si ricava senza calcoli: il valore quadratico medio dell’onda quadra è , e per il teorema di Parseval è anche la somma dei , cioè . Rispetto al riferimento sinusoidale di ampiezza , che dava con varianza , il rapporto segnale-rumore scende del fattore : le armoniche superiori raccolgono rumore dove non c’è segnale. Con un rumore la perdita è minore, perché alle armoniche alte il rumore è più basso: la somma diventa sulle dispari, cioè volte quella della sola fondamentale, e il rapporto segnale-rumore scende solo del .
Il demodulatore a commutazione. A sinistra il segnale sinusoidale, il riferimento a onda quadra con la sua fondamentale, e il prodotto, che è il valore assoluto del coseno con media . A destra le finestre attraverso cui il demodulatore raccoglie rumore: alla frequenza del riferimento e alle sue armoniche dispari, con pesi di potenza .
Se anche il segnale è un’onda quadra — il caso del chopper — le armoniche del riferimento trovano le armoniche del segnale, e il conto cambia a favore. Un segnale che vale moltiplicato per il riferimento con la stessa fase dà sempre , e il rumore bianco resta : il rapporto segnale-rumore è , volte quello di segnale e riferimento sinusoidali. Le finestre alle armoniche raccolgono rumore, ma anche segnale.
Le finestre hanno due inconvenienti pratici. Se il riferimento non ha media esattamente nulla, per un’asimmetria dell’interruttore o dei tempi, c’è una finestra anche a frequenza zero, che riporta nella misura proprio il rumore e l’offset che la modulazione doveva evitare. E un disturbo che cade su un’armonica del riferimento viene demodulato come il segnale: con un riferimento a kHz la terza armonica, kHz, è anche la sessantesima armonica della rete a Hz. Per questo la frequenza del riferimento si sceglie lontana dai multipli di e Hz, con valori «strani» come kHz.
Fase e quadratura
Un rivelatore solo dà , e confonde un segnale piccolo in fase con uno grande sfasato. Il lock-in a doppia fase usa due rivelatori, con riferimenti sfasati di l’uno rispetto all’altro.
Proposizione (lock-in a doppia fase)
Se il segnale è e i due riferimenti sono e , le due uscite sono
e da esse si ricavano l’ampiezza , indipendente dalla fase, e la fase .
Con il primo riferimento, per la formula del prodotto di coseni, , e il passa-basso tiene . Con il secondo, , e resta .
Fine della dimostrazione.
Le due uscite di un lock-in a doppia fase come componenti di un fasore: in fase con il riferimento, in quadratura. L’ampiezza non dipende dalla fase del segnale.
La doppia fase risolve il problema della regolazione dello sfasatore, e apre un uso nuovo: misurare separatamente le due componenti di una risposta. Applicando una tensione sinusoidale a un’impedenza e leggendo la corrente con un amplificatore a transimpedenza, è proporzionale alla parte reale dell’ammettenza e a quella immaginaria. Con rumore forte, però, va letto con attenzione: è la lunghezza di un vettore con due componenti rumorose, ed è sempre positiva, così che anche senza segnale ha una media diversa da zero. Per segnali vicini al rumore conviene mediare e , e calcolare solo alla fine.
La riserva dinamica
Il lock-in estrae un segnale piccolo da un rumore grande, ma il rumore deve comunque attraversare il preamplificatore e il moltiplicatore senza saturarli e senza produrre prodotti di non linearità. La riserva dinamica è il rapporto, in decibel, tra il disturbo più grande che lo strumento tollera, lontano dalla frequenza del riferimento, e il segnale di fondo scala. Negli strumenti analogici arriva a circa dB: un disturbo mille volte più grande del fondo scala. Prima di chiedere di più conviene togliere il disturbo con i filtri del canale del segnale: un notch sulla rete toglie dB proprio dove il disturbo di solito è più forte.
I lock-in digitali convertono il segnale subito dopo il preamplificatore e fanno il resto con i numeri: il riferimento è una sinusoide calcolata, senza armoniche e senza offset, i filtri passa-basso possono avere ordini alti, e la riserva dinamica arriva a dB; lavorano anche a frequenze di pochi millihertz. Gli analogici restano utili sopra qualche megahertz, dove la conversione diventa difficile, e dentro gli anelli di retroazione, dove conta il ritardo, che nel digitale è maggiore.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Con un rumore bianco, confrontare il rapporto segnale-rumore di un lock-in in quattro casi: segnale e riferimento sinusoidali; segnale sinusoidale e riferimento a onda quadra; segnale e riferimento a onda quadra; segnale a onda quadra e riferimento sinusoidale. Tutte le onde hanno ampiezza di picco per il segnale e per il riferimento.
Soluzione. Con la proposizione sul riferimento periodico, e e fissati: sinusoide e sinusoide, uscita e rumore , cioè , che si prende come riferimento . Sinusoide e onda quadra, uscita e rumore : . Onda quadra e onda quadra, uscita e rumore : . Onda quadra e sinusoide, la sinusoide vede solo la fondamentale del segnale, di ampiezza , e dà con rumore : .
Commento. Conviene che il riferimento abbia la stessa forma del segnale: è ancora il filtro adattato. Con un segnale sinusoidale il riferimento a onda quadra perde il , con un segnale a onda quadra ne guadagna il rispetto alla sinusoide.
Esercizio 2. Un segnale a onda quadra passa da a , con μV e un offset ignoto, in un rumore bianco di nV/√Hz. Con un riferimento sincrono, quale banda del passa-basso dà un rapporto segnale-rumore di ? E con un riferimento sinusoidale?
Soluzione. Nella mezza onda positiva del riferimento entra , in quella negativa : la media è , e l’offset sparisce. Il rumore è , e dà , cioè Hz, un filtro RC con ms. Con un riferimento sinusoidale di ampiezza la fondamentale del segnale, , dà , con rumore : serve Hz.
Commento. L’offset, qualunque sia, non entra nella misura: è il vantaggio della modulazione, che qui fa l’esperimento stesso accendendo e spegnendo il segnale. La differenza tra i due riferimenti è il nella banda, cioè il fattore .
Esercizio 3. Si misura un condensatore da nF con perdite, equivalenti a una resistenza di M in parallelo, applicando V a kHz e leggendo la corrente con un transimpedenza da k e un lock-in a doppia fase. Quanto valgono le due uscite? Quale precisione di fase serve per misurare le perdite al ?
Soluzione. L’ammettenza è , con S e S. La componente in fase della tensione di uscita vale mV, quella in quadratura V. Un errore di fase mescola le due componenti, e porta nella una parte della : perché sia meno di mV serve rad, cioè .
Commento. Il fattore di perdita, , è piccolo, e la componente in fase è seicento volte più piccola di quella in quadratura: ogni errore di fase dello strumento, o del transimpedenza stesso, la contamina. Gli strumenti per queste misure si tarano con un campione di perdite note, e si correggono le fasi di tutta la catena.
Esercizio 4. Un lock-in con riferimento a onda quadra a kHz misura un segnale di pochi microvolt in presenza di un disturbo di mV a kHz, un’armonica della rete. Quanto vale l’errore? E con il riferimento a kHz e un passa-basso RC con s?
Soluzione. La terza armonica del riferimento ha ampiezza , e demodula il disturbo a frequenza zero: l’uscita contiene fino a mV, a seconda della fase. Con il riferimento a kHz la terza armonica è a kHz, e il disturbo esce a Hz; il passa-basso lo attenua di , e resta un’oscillazione di μV.
Commento. Duecento volte il segnale nel primo caso, dentro il rumore nel secondo; con un filtro del secondo ordine l’oscillazione scenderebbe a pochi nanovolt. Un riferimento sinusoidale, o un lock-in digitale, non ha la terza armonica e ignora il disturbo anche a kHz esatti.
Esercizio 5. Il fondo scala è di μV e all’ingresso arriva un disturbo a Hz di mV. Che riserva dinamica serve? Come si può misurare con uno strumento che ne ha dB?
Soluzione. Il rapporto è , cioè dB: dB più di quanto lo strumento tolleri. Un filtro notch a Hz nel canale del segnale, con dB di attenuazione, porta il disturbo a μV, e il rapporto a dB, dentro la riserva dinamica.
Commento. Il disturbo è lontano dalla frequenza del riferimento, e il passa-basso di uscita lo toglierebbe facilmente: il problema è che prima deve attraversare il preamplificatore e il moltiplicatore senza saturarli. È sempre meglio togliere un disturbo dove nasce, con schermature e masse fatte bene, che chiedere allo strumento di ignorarlo.
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