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Regime sinusoidale e fasori

Elettronica · Elettrotecnica Articolo

Percorso: Circuiti elettrici · 13 di 14

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Indice

Perché le sinusoidi

La rete elettrica di casa è in corrente alternata sinusoidale, a 5050 Hz. Ci sono tre ragioni per dedicare al regime sinusoidale un metodo apposito: gli alternatori delle centrali producono tensioni sinusoidali, la trasmissione e la distribuzione dell’energia avvengono in alternata, e la sinusoide è il mattone con cui, attraverso Fourier, si analizzano segnali qualsiasi. C’è anche una ragione matematica: in una rete lineare le sinusoidi restano sinusoidi. Cambiano ampiezza e fase, ma non forma né frequenza, e questo permette di sostituire le equazioni differenziali con equazioni algebriche tra numeri complessi. L’articolo usa i numeri complessi.

Valore medio e valore efficace

Una grandezza x(t)x(t) è periodica di periodo TT se x(t+T)=x(t)x(t + T) = x(t) per ogni tt; la frequenza è f=1/Tf = 1/T. Il valore medio è 1T0Txdt\frac1T\int_0^T x\,dt, e una grandezza periodica con valore medio nullo si dice alternata. Il valore efficace è la radice della media del quadrato,

X=1T0Tx2(t)dt.X = \sqrt{\frac1T\int_0^T x^2(t)\,dt} .

Proposizione (valore efficace di una sinusoide)

La sinusoide x(t)=XMsin(ωt+φ)x(t) = X_M\sin(\omega t + \varphi), con ω=2πf\omega = 2\pi f, ha valore efficace X=XM/2X = X_M/\sqrt2. Una corrente sinusoidale di valore efficace II dissipa in un resistore RR la potenza media RI2RI^2, la stessa di una corrente costante di intensità II.

Dimostrazione.

Per la formula di duplicazione sin2α=12(1cos2α)\sin^2\alpha = \tfrac12(1 - \cos2\alpha), e il coseno ha media nulla su un numero intero di periodi: la media di XM2sin2(ωt+φ)X_M^2\sin^2(\omega t + \varphi) è XM2/2X_M^2/2. La potenza istantanea nel resistore è Ri2Ri^2, e la sua media è RR per la media di i2i^2, cioè RI2RI^2.

Fine della dimostrazione.

Il valore efficace di una sinusoide Due grafici con lo stesso asse dei tempi, per un periodo e mezzo. In alto una tensione sinusoidale blu che oscilla tra più e meno V_M, con due linee tratteggiate a più e meno V_M diviso radice di due. In basso il quadrato della tensione, una curva arancione sempre positiva che oscilla tra zero e V_M al quadrato con frequenza doppia, e una linea tratteggiata al suo valore medio, metà del massimo. VM v V V2M v2 media

Una tensione sinusoidale di ampiezza VMV_M e il suo quadrato, proporzionale alla potenza in un resistore. Il quadrato oscilla a frequenza doppia tra 00 e VM2V_M^2, con media VM2/2V_M^2/2: la tensione costante che darebbe la stessa potenza media è V=VM/2V = V_M/\sqrt2, le linee tratteggiate in alto.

Il valore efficace è il numero che si scrive sulle targhe e che misurano i multimetri in alternata. I 230230 V di rete sono efficaci: la tensione oscilla tra +325+325 e 325-325 V.

Le reti lineari in regime sinusoidale

Teorema (risposta a regime sinusoidale)

Una grandezza x(t)x(t) di una rete lineare e tempo-invariante soddisfi un’equazione differenziale k=0nakx(k)=EMsin(ωt+α)\sum_{k=0}^n a_k\,x^{(k)} = E_M\sin(\omega t + \alpha), con il polinomio caratteristico P(s)=kakskP(s) = \sum_k a_ks^k privo di radici sull’asse immaginario. Allora l’equazione ha una e una sola soluzione sinusoidale di pulsazione ω\omega,

x(t)=Im ⁣(EMejαP(jω)ejωt).x(t) = \operatorname{Im}\!\left(\frac{E_M\,e^{j\alpha}}{P(j\omega)}\,e^{j\omega t}\right) .

Se la rete è stabile, cioè tutte le radici di PP hanno parte reale negativa, ogni soluzione tende a questa per tt \to \infty: è il regime sinusoidale permanente.

Dimostrazione.

Si prova x(t)=Im(Xejωt)x(t) = \operatorname{Im}(Xe^{j\omega t}) con XX complesso. Poiché i coefficienti sono reali, derivare sotto la parte immaginaria dà x(k)(t)=Im((jω)kXejωt)x^{(k)}(t) = \operatorname{Im}\big((j\omega)^kXe^{j\omega t}\big), e il primo membro diventa Im(P(jω)Xejωt)\operatorname{Im}\big(P(j\omega)\,Xe^{j\omega t}\big). Con X=EMejα/P(jω)X = E_Me^{j\alpha}/P(j\omega), possibile perché P(jω)0P(j\omega) \ne 0, è Im(EMejαejωt)=EMsin(ωt+α)\operatorname{Im}(E_Me^{j\alpha}e^{j\omega t}) = E_M\sin(\omega t + \alpha). Un’altra soluzione sinusoidale della stessa pulsazione differirebbe da questa per una sinusoide che risolve l’equazione omogenea, cioè una combinazione di e±jωte^{\pm j\omega t}, possibile solo se ±jω\pm j\omega fossero radici di PP. Infine la differenza tra una soluzione qualsiasi e quella sinusoidale risolve l’equazione omogenea, ed è una combinazione di termini tmestt^me^{st} con ss radici di PP: con le radici a parte reale negativa tende a zero.

Fine della dimostrazione.

Il transitorio dell’articolo precedente si spegne, e resta la sinusoide. La dimostrazione contiene già tutto il metodo: le derivate sono diventate moltiplicazioni per jωj\omega, e l’equazione differenziale un’equazione algebrica complessa.

I fasori

Definizione (fasore)

Alla grandezza sinusoidale f(t)=2Fsin(ωt+φ)f(t) = \sqrt2\,F\sin(\omega t + \varphi), di valore efficace FF, si associa il numero complesso

Fˉ=Fejφ,\bar F = F\,e^{j\varphi} ,

il suo fasore, per cui f(t)=2Im(Fˉejωt)f(t) = \sqrt2\operatorname{Im}\big(\bar F\,e^{j\omega t}\big).

Il fasore contiene l’ampiezza e la fase; la pulsazione, che è la stessa per tutte le grandezze della rete, resta sottintesa. Il sito usa il seno e il valore efficace; molti testi usano il coseno o l’ampiezza massima, e cambiano solo un fattore e un’origine delle fasi. Il fasore è la posizione all’istante zero di un vettore rotante Fˉejωt\bar F\,e^{j\omega t}, che gira nel piano complesso con velocità angolare ω\omega e la cui proiezione sull’asse immaginario, moltiplicata per 2\sqrt2, è la sinusoide.

Vettori rotanti e sinusoidi A sinistra il piano complesso con una circonferenza e due vettori che partono dall'origine: la tensione V, blu, più lunga, e la corrente I, arancione, più corta, in ritardo di 40 gradi. A destra, con lo stesso asse verticale, due sinusoidi della stessa frequenza, blu e arancione. Nell'animazione i due vettori ruotano insieme in senso antiorario, sempre con lo stesso angolo tra loro, e le sinusoidi scorrono verso destra: il loro valore all'inizio del grafico è in ogni istante l'altezza della punta del vettore corrispondente. Re Im t V I

Due vettori rotanti con la stessa pulsazione, una tensione e una corrente sfasate di 40°40°, e le loro proiezioni sull’asse immaginario. Nell’animazione i vettori girano insieme e le sinusoidi scorrono: l’angolo tra i vettori non cambia, e per descrivere le due grandezze basta la loro posizione in un istante, cioè i fasori.

Dal fasore alla sinusoide si torna con l’antitrasformata: Fˉ=x+jy\bar F = x + jy corrisponde a 2Fˉsin(ωt+argFˉ)\sqrt2\,|\bar F|\sin(\omega t + \arg\bar F). L’argomento va calcolato guardando i segni di xx e di yy, e non con arctan(y/x)\arctan(y/x), che confonde i quadranti opposti.

Proposizione (proprietà dei fasori)

Per grandezze sinusoidali della stessa pulsazione ω\omega:

  1. due grandezze sono uguali in ogni istante se e solo se hanno lo stesso fasore;
  2. il fasore di una somma è la somma dei fasori, e quello di kf(t)k\,f(t), con kk reale, è kFˉk\bar F;
  3. il fasore della derivata è jωFˉj\omega\bar F, quello di una primitiva a media nulla Fˉ/(jω)\bar F/(j\omega).
Dimostrazione.
  1. Se Im(Aˉejωt)=Im(Bˉejωt)\operatorname{Im}(\bar Ae^{j\omega t}) = \operatorname{Im}(\bar Be^{j\omega t}) per ogni tt, in t=0t = 0 si ha ImAˉ=ImBˉ\operatorname{Im}\bar A = \operatorname{Im}\bar B, e per ωt=π/2\omega t = \pi/2, dove ejωt=je^{j\omega t} = j, Im(jAˉ)=ReAˉ=ReBˉ\operatorname{Im}(j\bar A) = \operatorname{Re}\bar A = \operatorname{Re}\bar B.
  2. La parte immaginaria è lineare rispetto a somme e a moltiplicazioni per numeri reali.
  3. ddtIm(Fˉejωt)=Im(jωFˉejωt)\frac{d}{dt}\operatorname{Im}(\bar Fe^{j\omega t}) = \operatorname{Im}(j\omega\bar Fe^{j\omega t}), perché la derivata di una funzione complessa si fa sulle parti reale e immaginaria separatamente. La funzione Im((Fˉ/jω)ejωt)\operatorname{Im}\big((\bar F/j\omega)\,e^{j\omega t}\big) ha per derivata Im(Fˉejωt)\operatorname{Im}(\bar Fe^{j\omega t}) e media nulla.

Fine della dimostrazione.

Il teorema dell’algebra dei fasori

Teorema (di Kennelly e Steinmetz)

In una rete lineare, tempo-invariante e stabile con generatori sinusoidali della stessa pulsazione ω\omega, i fasori delle tensioni e delle correnti di regime soddisfano le leggi di Kirchhoff,

kIˉk=0 ai nodi,kVˉk=0 alle maglie,\sum_k \bar I_k = 0 \ \text{ai nodi}, \qquad \sum_k \bar V_k = 0 \ \text{alle maglie},

e le equazioni costitutive Vˉ=RIˉ\bar V = R\,\bar I per il resistore, Vˉ=jωLIˉ\bar V = j\omega L\,\bar I per l’induttore, Vˉ=Iˉ/(jωC)\bar V = \bar I/(j\omega C) per il condensatore. Il regime si calcola quindi con tutti i metodi del regime stazionario, con i fasori al posto delle grandezze costanti e i numeri complessi al posto delle resistenze.

Dimostrazione.

In regime tutte le grandezze sono sinusoidali di pulsazione ω\omega, per il teorema sulla risposta a regime applicato a ciascuna. Una legge di Kirchhoff è una somma di sinusoidi nulla in ogni istante: per le proprietà 1 e 2 dei fasori equivale alla somma dei fasori nulla. Le equazioni costitutive v=Riv = Ri, v=Ldi/dtv = L\,di/dt e i=Cdv/dti = C\,dv/dt diventano, per le proprietà 2 e 3, Vˉ=RIˉ\bar V = R\bar I, Vˉ=jωLIˉ\bar V = j\omega L\bar I e Iˉ=jωCVˉ\bar I = j\omega C\bar V. Il sistema che si ottiene ha la stessa forma di quello di una rete di resistori, con coefficienti complessi. I metodi degli articoli precedenti, le equazioni ai nodi, la sovrapposizione, Thévenin, Norton, Millman, usano solo le leggi di Kirchhoff e l’algebra lineare, che valgono allo stesso modo con i numeri complessi; la stabilità garantisce che il sistema abbia soluzione unica.

Fine della dimostrazione.

Il metodo fu proposto indipendentemente nel 1893 da Arthur Kennelly e da Charles Proteus Steinmetz, che con un articolo presentato al congresso internazionale di elettricità di Chicago lo diffuse tra gli ingegneri. Il metodo funziona come una trasformata: un problema difficile nel dominio del tempo si porta nel dominio complesso, dove è facile, e la soluzione si riporta indietro con l’antitrasformata. Il teorema di Tellegen, invece, non si traduce parola per parola: la somma dei prodotti dei fasori non ha significato di potenza. La sua versione per i fasori usa i coniugati, e l’articolo sulle potenze in regime sinusoidale parte da lì.

Impedenza e ammettenza

Definizione (impedenza e ammettenza)

Per un bipolo lineare passivo in regime sinusoidale, con la convenzione degli utilizzatori, l’impedenza è il rapporto tra i fasori di tensione e corrente, e l’ammettenza il suo inverso:

Zˉ=VˉIˉ=R+jX,Yˉ=1Zˉ=G+jB.\bar Z = \frac{\bar V}{\bar I} = R + jX, \qquad \bar Y = \frac1{\bar Z} = G + jB .

RR è la resistenza e XX la reattanza, in ohm; GG la conduttanza e BB la suscettanza, in siemens.

Per i tre bipoli fondamentali ZˉR=R\bar Z_R = R, ZˉL=jωL\bar Z_L = j\omega L e ZˉC=1/(jωC)=j/(ωC)\bar Z_C = 1/(j\omega C) = -j/(\omega C). La reattanza induttiva XL=ωLX_L = \omega L cresce con la frequenza, quella capacitiva XC=1/(ωC)X_C = 1/(\omega C) diminuisce: a frequenza nulla, in continua, l’induttore è un cortocircuito e il condensatore un circuito aperto, come nei transitori a regime; a frequenza altissima il contrario. L’argomento dell’impedenza, φ=argZˉ\varphi = \arg\bar Z, è lo sfasamento della tensione rispetto alla corrente, e per un bipolo passivo sta tra π/2-\pi/2 e π/2\pi/2.

Fasori di tensione e corrente nei tre bipoli Tre diagrammi affiancati, ciascuno con il fasore della corrente I, arancione, orizzontale verso destra. Nel resistore il fasore della tensione V, blu, è anch'esso orizzontale, parallelo alla corrente: sono in fase. Nell'induttore la tensione è verticale verso l'alto, ruotata di 90 gradi in senso antiorario rispetto alla corrente: è in anticipo. Nel condensatore la tensione è verticale verso il basso: è in ritardo di 90 gradi. R V I resistore:in fase L V I induttore: V inanticipo di 90° C V I condensatore: V inritardo di 90°

Fasori di tensione e corrente nei tre bipoli, con la corrente come riferimento. Nel resistore tensione e corrente sono in fase; nell’induttore la tensione è in anticipo di 90°90°, perché jj ruota di un angolo retto in senso antiorario; nel condensatore la tensione è in ritardo di 90°90°.

Le impedenze in serie si sommano e le ammettenze in parallelo si sommano, con le stesse dimostrazioni dei resistori. Per un resistore in serie a un induttore Zˉ=R+jωL\bar Z = R + j\omega L, con modulo R2+ω2L2\sqrt{R^2 + \omega^2L^2} e argomento arctan(ωL/R)\arctan(\omega L/R); per un resistore in parallelo a un condensatore Yˉ=1/R+jωC\bar Y = 1/R + j\omega C.

Diagrammi vettoriali

Le leggi di Kirchhoff in forma fasoriale sono somme di vettori nel piano complesso, e si possono disegnare. Nel diagramma vettoriale di un circuito RL serie si prende la corrente come riferimento: la tensione del resistore è in fase con la corrente, quella dell’induttore è ruotata di 90°90° in avanti, e la tensione totale è la loro somma, l’ipotenusa di un triangolo rettangolo.

Diagramma vettoriale di un circuito RL Un triangolo rettangolo di fasori. Dall'origine parte orizzontale il fasore V_R, blu, e sotto di esso il fasore della corrente I, arancione e più corto, nella stessa direzione. Dalla punta di V_R sale verticale il fasore V_L, blu. Il fasore della tensione totale V va dall'origine alla punta di V_L ed è l'ipotenusa; un arco indica l'angolo φ tra la corrente e la tensione totale. φ VR = R I VL = jωL I V I

Il diagramma vettoriale di un resistore da 30 Ω30\ \Omega in serie a un induttore con ωL=40 Ω\omega L = 40\ \Omega. La tensione totale Vˉ\bar V è la somma di VˉR\bar V_R, in fase con la corrente, e di VˉL\bar V_L, in quadratura: Vˉ=50I|\bar V| = 50\,I, e la tensione è in anticipo di φ53°\varphi \approx 53° sulla corrente.

I moduli delle tensioni non si sommano: sul resistore e sull’induttore si possono misurare, con un voltmetro, tensioni la cui somma supera quella del generatore, e le leggi di Kirchhoff restano rispettate perché si sommano i vettori.

Il mutuo induttore in alternata

Le equazioni del mutuo induttore diventano, per la proprietà della derivata,

Vˉ1=jωL1Iˉ1+jωMIˉ2,Vˉ2=jωMIˉ1+jωL2Iˉ2,\bar V_1 = j\omega L_1\,\bar I_1 + j\omega M\,\bar I_2, \qquad \bar V_2 = j\omega M\,\bar I_1 + j\omega L_2\,\bar I_2 ,

con le correnti entranti dai morsetti contrassegnati. Quando i due avvolgimenti hanno un morsetto in comune, o si possono collegare senza cambiare nulla, si può sostituire il mutuo induttore con un doppio bipolo a T: tre reattanze, jω(L1M)j\omega(L_1 - M) e jω(L2M)j\omega(L_2 - M) sui due lati e jωMj\omega M nel ramo comune. La verifica è diretta: la tensione del primo lato è jω(L1M)Iˉ1+jωM(Iˉ1+Iˉ2)j\omega(L_1 - M)\,\bar I_1 + j\omega M\,(\bar I_1 + \bar I_2), che è l’equazione di Vˉ1\bar V_1, e lo stesso per il secondo. L’accoppiamento magnetico diventa così un collegamento elettrico, che i metodi delle reti trattano senza regole speciali.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. La tensione di rete ha valore efficace 230230 V e frequenza 5050 Hz. Scrivi v(t)v(t) con fase nulla. Che resistenza assorbe una potenza media di 11 kW?

VM=2302325V_M = 230\sqrt2 \approx 325 V e ω=2π50314\omega = 2\pi\cdot50 \approx 314 rad/s, quindi v(t)325sin(314t)v(t) \approx 325\sin(314\,t) V, con periodo 2020 ms. La potenza media è V2/RV^2/R, e R=2302/100052,9 ΩR = 230^2/1000 \approx 52{,}9\ \Omega.

Commento: con i valori efficaci le formule della potenza sono quelle della continua. È il motivo per cui si usano: una stufa da 11 kW a 230230 V efficaci si calcola come se la tensione fosse costante.

Esercizio 2. Un resistore da 30 Ω30\ \Omega in serie a un induttore da 127127 mH è alimentato a 230230 V, 5050 Hz. Calcola corrente, tensioni e sfasamento.

ωL=3140,12740 Ω\omega L = 314\cdot0{,}127 \approx 40\ \Omega, quindi Zˉ=30+j40 Ω\bar Z = 30 + j40\ \Omega, di modulo 50 Ω50\ \Omega e argomento arctan(4/3)53,1°\arctan(4/3) \approx 53{,}1°. Con la tensione come riferimento, Iˉ=230/Zˉ\bar I = 230/\bar Z ha modulo 4,64{,}6 A ed è in ritardo di 53,1°53{,}1°. Le tensioni hanno moduli VR=304,6=138V_R = 30\cdot4{,}6 = 138 V e VL=404,6=184V_L = 40\cdot4{,}6 = 184 V.

Commento: 138+184=322138 + 184 = 322 V, più dei 230230 del generatore, ma 1382+1842=230\sqrt{138^2 + 184^2} = 230: è il triangolo del diagramma vettoriale. Chi misura con un voltmetro le due tensioni e le somma crede di aver trovato un errore nello strumento.

Esercizio 3. Un resistore da 11 kΩ è in parallelo a un condensatore da 159159 nF. Calcola l’impedenza a 11 kHz.

ωC=2π1000159×109103\omega C = 2\pi\cdot1000\cdot159\times10^{-9} \approx 10^{-3} S, quindi Yˉ=103+j103\bar Y = 10^{-3} + j10^{-3} S e

Zˉ=1Yˉ=103j1032×106=500j500 Ω,\bar Z = \frac1{\bar Y} = \frac{10^{-3} - j10^{-3}}{2\times10^{-6}} = 500 - j500\ \Omega ,

di modulo 707 Ω707\ \Omega e argomento 45°-45°.

Commento: a questa frequenza resistore e condensatore hanno la stessa ammettenza in modulo, e l’impedenza del parallelo è 1/21/\sqrt2 di ciascuno. È la frequenza di taglio del filtro RC, 1/(2πRC)1/(2\pi RC), che nell’analisi in frequenza del percorso di elettronica diventa un polo.

Esercizio 4. Un circuito RLC serie con R=20 ΩR = 20\ \Omega, L=10L = 10 mH e C=1C = 1 µF è alimentato con 11 V efficace. A quale pulsazione l’impedenza è puramente resistiva? Quanto valgono lì la corrente e la tensione dell’induttore?

Zˉ=R+j(ωL1/ωC)\bar Z = R + j(\omega L - 1/\omega C) è reale per ωL=1/ωC\omega L = 1/\omega C, cioè ω0=1/LC=104\omega_0 = 1/\sqrt{LC} = 10^4 rad/s. Lì Zˉ=20 Ω\bar Z = 20\ \Omega, la corrente è 5050 mA e la tensione dell’induttore ha modulo ω0LI=1000,05=5\omega_0 L\cdot I = 100\cdot0{,}05 = 5 V; quella del condensatore è uguale e opposta.

Commento: alla risonanza le reattanze si annullano a vicenda e sull’induttore e sul condensatore compaiono tensioni cinque volte più grandi di quella applicata, il fattore di qualità dell’articolo sui transitori. È la pulsazione a cui il circuito, lasciato libero, oscillerebbe da solo; è anche il principio dei circuiti di sintonia delle radio, e la ragione per cui un condensatore in serie a un induttore può sopportare tensioni molto più alte di quelle della rete che lo alimenta.

Esercizio 5. Il fasore di una corrente è Iˉ=3j4\bar I = -3 - j4 A. Scrivi i(t)i(t) a 5050 Hz.

Il modulo è 55 A. Il punto sta nel terzo quadrante, e l’argomento è π+arctan(4/3)126,9°-\pi + \arctan(4/3) \approx -126{,}9°, cioè circa 2,214-2{,}214 rad. Quindi i(t)=52sin(314t2,214)i(t) = 5\sqrt2\sin(314\,t - 2{,}214) A.

Commento: arctan(y/x)=arctan(4/3)53,1°\arctan(y/x) = \arctan(4/3) \approx 53{,}1° darebbe un fasore opposto, con la corrente sfasata di mezzo periodo. È un errore frequente, e con una calcolatrice si evita usando la funzione a due argomenti, spesso indicata come atan2.

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