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Le equazioni di Einstein

Fisica · Relatività generale Articolo

Percorso: Relatività generale · 10 di 13

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Indice

I due membri

Il membro di destra delle equazioni del campo gravitazionale è pronto: il tensore energia-impulso TμνT_{\mu\nu}, simmetrico, con la derivata covariante nulla, Tμν;ν=0T^{\mu\nu}{}_{;\nu} = 0, che esprime la conservazione dell’energia e della quantità di moto. A sinistra deve stare la curvatura. Il tensore di Riemann ne contiene tutta l’informazione, ma ha quattro indici e non può essere uguagliato a un tensore di rango due. Servono un tensore simmetrico di rango due, costruito con il tensore metrico e le sue derivate, e una costante di proporzionalità. L’equazione cercata è Gμν=8πGTμν/c4G_{\mu\nu} = 8\pi G\,T_{\mu\nu}/c^4, dove GμνG_{\mu\nu} è il tensore di Einstein, da non confondere con la costante di Newton GG. Questo articolo lo costruisce e fissa la costante.

C’è un vincolo in più. La divergenza covariante del membro di destra è nulla per la conservazione, quindi deve esserlo anche quella del membro di sinistra, e per ogni tensore metrico: altrimenti le equazioni imporrebbero alla geometria condizioni che non vengono dalla materia.

Il tensore di Einstein

I tensori simmetrici di rango due a disposizione sono il tensore metrico gμνg_{\mu\nu} e il tensore di Ricci RμνR_{\mu\nu}; c’è poi lo scalare di Ricci RR. Né RμνR_{\mu\nu}gμνRg_{\mu\nu}R hanno divergenza nulla, ma le loro divergenze sono proporzionali.

Teorema (identità di Bianchi contratta)

Rμν;μ=12R;ν,e quindi(Rμν12δνμR);μ=0.R^\mu{}_{\nu;\mu} = \frac12\,R_{;\nu}, \qquad\text{e quindi}\qquad \Big(R^\mu{}_\nu - \frac12\,\delta^\mu_\nu R\Big)_{;\mu} = 0 .
Dimostrazione.

Si parte dall’identità di Bianchi dell’articolo sul tensore di Riemann, Rμνλσ;ρ+Rμνσρ;λ+Rμνρλ;σ=0R^\mu{}_{\nu\lambda\sigma;\rho} + R^\mu{}_{\nu\sigma\rho;\lambda} + R^\mu{}_{\nu\rho\lambda;\sigma} = 0, e si contrae μ\mu con λ\lambda. Il primo termine dà Rνσ;ρR_{\nu\sigma;\rho}; il terzo, poiché Rμνρμ=RνρR^\mu{}_{\nu\rho\mu} = -R_{\nu\rho}, dà Rνρ;σ-R_{\nu\rho;\sigma}:

Rνσ;ρ+Rμνσρ;μRνρ;σ=0.R_{\nu\sigma;\rho} + R^\mu{}_{\nu\sigma\rho;\mu} - R_{\nu\rho;\sigma} = 0 .

Si moltiplica per gνσg^{\nu\sigma}, che passa dentro le derivate covarianti perché gνσ;μ=0g^{\nu\sigma}{}_{;\mu} = 0. Il primo termine diventa R;ρR_{;\rho} e il terzo Rσρ;σ-R^\sigma{}_{\rho;\sigma}. Nel secondo, gνσRμνσρ=gμκgνσRκνσρg^{\nu\sigma}R^\mu{}_{\nu\sigma\rho} = g^{\mu\kappa}g^{\nu\sigma}R_{\kappa\nu\sigma\rho}; per la simmetria Rκνσρ=RσρκνR_{\kappa\nu\sigma\rho} = R_{\sigma\rho\kappa\nu} si ha gνσRσρκν=Rνρκν=Rρκg^{\nu\sigma}R_{\sigma\rho\kappa\nu} = R^\nu{}_{\rho\kappa\nu} = -R_{\rho\kappa}, e il termine vale Rμρ;μ-R^\mu{}_{\rho;\mu}. Quindi R;ρ2Rμρ;μ=0R_{;\rho} - 2R^\mu{}_{\rho;\mu} = 0, che è la prima uguaglianza con ρ\rho al posto di ν\nu. La seconda segue perché (δνμR);μ=R;ν(\delta^\mu_\nu R)_{;\mu} = R_{;\nu}.

Fine della dimostrazione.

Definizione (tensore di Einstein)

Gμν=Rμν12gμνR.G_{\mu\nu} = R_{\mu\nu} - \frac12\,g_{\mu\nu}R .

È simmetrico, perché lo sono RμνR_{\mu\nu} e gμνg_{\mu\nu}, e per il teorema ha divergenza nulla qualunque sia il tensore metrico: Gμν;ν=0G^{\mu\nu}{}_{;\nu} = 0. Il risultato si può rafforzare. Per un teorema di David Lovelock (1971), in quattro dimensioni gli unici tensori simmetrici con divergenza identicamente nulla costruiti con il tensore metrico e le sue derivate prime e seconde sono le combinazioni aGμν+bgμνa\,G_{\mu\nu} + b\,g_{\mu\nu}, con aa e bb costanti. La dimostrazione va oltre questo articolo; dice che la scelta di Einstein è, in un senso preciso, l’unica possibile.

Le equazioni di campo

Le equazioni sono dunque Gμν=κTμνG_{\mu\nu} = \kappa\,T_{\mu\nu}, con una costante κ\kappa da determinare. Conviene prima riscriverle in un’altra forma.

Proposizione (forma con la traccia)

Con T=gμνTμνT = g^{\mu\nu}T_{\mu\nu}, le equazioni Gμν=κTμνG_{\mu\nu} = \kappa\,T_{\mu\nu} equivalgono a

Rμν=κ(Tμν12gμνT).R_{\mu\nu} = \kappa\left(T_{\mu\nu} - \frac12\,g_{\mu\nu}T\right).

In particolare nel vuoto, dove Tμν=0T_{\mu\nu} = 0, equivalgono a Rμν=0R_{\mu\nu} = 0.

Dimostrazione.

Moltiplicando Rμν12gμνR=κTμνR_{\mu\nu} - \tfrac12 g_{\mu\nu}R = \kappa T_{\mu\nu} per gμνg^{\mu\nu}, con gμνgμν=δμμ=4g^{\mu\nu}g_{\mu\nu} = \delta^\mu_\mu = 4, si ha R2R=κTR - 2R = \kappa T, cioè R=κTR = -\kappa T. Sostituendo, Rμν=κTμν+12gμνR=κ(Tμν12gμνT)R_{\mu\nu} = \kappa T_{\mu\nu} + \tfrac12 g_{\mu\nu}R = \kappa(T_{\mu\nu} - \tfrac12 g_{\mu\nu}T). Il passaggio inverso è lo stesso calcolo letto al contrario: dalla forma con la traccia si ricava R=κTR = -\kappa T, e sostituendo si torna alla prima.

Fine della dimostrazione.

La costante si fissa chiedendo che le equazioni ridiano la gravità di Newton quando il campo è debole e statico e la materia è lenta, con pressioni trascurabili rispetto a ρc2\rho c^2.

Teorema (la costante di accoppiamento)

Nel limite newtoniano le equazioni Gμν=κTμνG_{\mu\nu} = \kappa\,T_{\mu\nu} si riducono all’equazione di Poisson 2Φ=4πGρ\nabla^2\Phi = 4\pi G\rho se e solo se

κ=8πGc4.\kappa = \frac{8\pi G}{c^4} .
Dimostrazione.

La materia è una polvere ferma, con Tμν=ρc2uμuνT^{\mu\nu} = \rho c^2u^\mu u^\nu e uμ=(u0,0,0,0)u^\mu = (u^0, 0, 0, 0), dove g00(u0)2=1g_{00}(u^0)^2 = 1. Allora T=g00T00=ρc2T = g_{00}T^{00} = \rho c^2 e T00=g00g00T00=g00ρc2T_{00} = g_{00}g_{00}T^{00} = g_{00}\rho c^2. La componente 0000 della forma con la traccia è

R00=κ(g00ρc212g00ρc2)=κ2g00ρc2=κ2ρc2R_{00} = \kappa\left(g_{00}\rho c^2 - \frac12\,g_{00}\rho c^2\right) = \frac{\kappa}{2}\,g_{00}\,\rho c^2 = \frac{\kappa}{2}\,\rho c^2

all’ordine più basso, con g00=1+2Φ/c2g_{00} = 1 + 2\Phi/c^2. Nell’articolo sul tensore energia-impulso si è dimostrato che nello stesso limite R00=2Φ/c2R_{00} = \nabla^2\Phi/c^2. L’uguaglianza 2Φ/c2=κρc2/2\nabla^2\Phi/c^2 = \kappa\rho c^2/2 coincide con 2Φ=4πGρ\nabla^2\Phi = 4\pi G\rho esattamente quando κc4/2=4πG\kappa c^4/2 = 4\pi G.

Fine della dimostrazione.

Le equazioni di Einstein sono quindi

Rμν12gμνR=8πGc4Tμν.R_{\mu\nu} - \frac12\,g_{\mu\nu}R = \frac{8\pi G}{c^4}\,T_{\mu\nu} .

Einstein le presentò all’Accademia prussiana delle scienze il 25 novembre 1915, dopo tentativi durati anni; negli stessi giorni David Hilbert arrivò alle stesse equazioni partendo da un principio variazionale. Le componenti spaziali delle equazioni, nello stesso limite, fissano anche gij=(12Φ/c2)δijg_{ij} = -(1 - 2\Phi/c^2)\,\delta_{ij}; il calcolo richiede le equazioni linearizzate ed è nell’articolo sulle onde gravitazionali.

Che cosa dicono le equazioni

Sono dieci equazioni, perché i tensori simmetrici in quattro dimensioni hanno dieci componenti indipendenti. Sono equazioni alle derivate parziali del secondo ordine nel tensore metrico, e non lineari, perché i simboli di Christoffel dipendono da gg e il tensore di Riemann contiene i loro prodotti. Non sono però dieci condizioni indipendenti: le quattro identità di Bianchi contratte le legano, e ne restano sei. È quello che serve, perché quattro delle dieci funzioni gμνg_{\mu\nu} si possono cambiare a piacere cambiando le quattro coordinate.

Le equazioni contengono anche la legge del moto della materia. Da Gμν;ν=0G^{\mu\nu}{}_{;\nu} = 0 segue Tμν;ν=0T^{\mu\nu}{}_{;\nu} = 0, e per una polvere questo equivale, come nell’articolo sul tensore energia-impulso, al moto lungo le geodetiche. John Wheeler lo riassumeva così: la materia dice allo spaziotempo come curvarsi, lo spaziotempo dice alla materia come muoversi.

Nel vuoto Rμν=0R_{\mu\nu} = 0, ma il tensore di Riemann in generale no. In due dimensioni il tensore di Ricci determinava tutta la curvatura; in quattro no, e fuori da una stella lo spaziotempo è curvo: ci sono le accelerazioni di marea, e possono propagarsi onde. La forma newtoniana di questo fatto è semplice.

Proposizione (le maree nel vuoto conservano il volume)

Nel sistema in caduta libera con un punto OO, l’accelerazione di marea di una particella vicina, in posizione xjx^j rispetto a OO, è al primo ordine ai=(ijΦ)xja_i = -(\partial_i\partial_j\Phi)\,x^j, e la sua divergenza è 2Φ=4πGρ-\nabla^2\Phi = -4\pi G\rho. Nel vuoto è nulla.

Dimostrazione.

Come nell’articolo sul principio di equivalenza, l’accelerazione relativa è g(x)g(0)\mathbf g(\mathbf x) - \mathbf g(0) con g=Φ\mathbf g = -\nabla\Phi; lo sviluppo al primo ordine dà (ijΦ)(0)xj-(\partial_i\partial_j\Phi)(0)\,x^j. La divergenza rispetto a xix^i è iiiΦ=2Φ-\sum_i\partial_i\partial_i\Phi = -\nabla^2\Phi, e per l’equazione di Poisson vale 4πGρ-4\pi G\rho.

Fine della dimostrazione.

Accelerazioni di marea A sinistra una massa M. A destra, sulla stessa linea orizzontale, il centro C di una nuvola di otto particelle disposte su una circonferenza tratteggiata. Da ogni particella parte una freccia arancione che indica l'accelerazione rispetto a C: le due particelle sulla linea che passa per M hanno frecce lunghe che si allontanano da C, una verso M e una in verso opposto; le due particelle sopra e sotto C hanno frecce più corte dirette verso C; le altre hanno frecce intermedie. La nuvola si allunga lungo la direzione di M e si schiaccia nella direzione perpendicolare. M C

Le accelerazioni di marea su una nuvola di particelle in caduta libera nel campo della massa MM, come nell’articolo sul principio di equivalenza. Nello spazio, con xx lungo la direzione di MM, l’accelerazione è proporzionale a (2x,y,z)(2x, -y, -z): la somma dei coefficienti è nulla, e una piccola nuvola sferica si allunga in una direzione e si schiaccia nelle altre due senza cambiare volume. È la forma newtoniana di R00=0R_{00} = 0 nel vuoto: la curvatura c’è, ma deforma senza comprimere.

La costante cosmologica

Il tensore metrico ha divergenza covariante nulla, quindi GμνΛgμνG_{\mu\nu} - \Lambda g_{\mu\nu}, con Λ\Lambda costante, soddisfa lo stesso vincolo di GμνG_{\mu\nu}. Le equazioni più generali compatibili con il teorema di Lovelock sono

Rμν12gμνRΛgμν=8πGc4Tμν,R_{\mu\nu} - \frac12\,g_{\mu\nu}R - \Lambda\,g_{\mu\nu} = \frac{8\pi G}{c^4}\,T_{\mu\nu} ,

e Λ\Lambda è la costante cosmologica. Einstein la introdusse nel 1917 per ottenere un universo statico, e la tolse nel 1931, quando l’espansione dell’universo era ormai accettata. Nel 1998 le osservazioni di supernove lontane hanno mostrato che l’espansione accelera, e Λ\Lambda è tornata, con un valore di circa 1,1×10521{,}1 \times 10^{-52} m⁻².

Il segno dipende dalle convenzioni. Con la segnatura (+,,,)(+,-,-,-) del sito e le definizioni di questo percorso, un Λ\Lambda positivo, quello che produce accelerazione, compare a sinistra con il segno meno; con altre convenzioni lo si trova scritto con il più. Lo si vede portandolo a destra: Gμν=κ(Tμν+ρΛc2gμν)G_{\mu\nu} = \kappa\,(T_{\mu\nu} + \rho_\Lambda c^2g_{\mu\nu}) con ρΛ=Λc2/(8πG)\rho_\Lambda = \Lambda c^2/(8\pi G). Il termine aggiunto è il tensore energia-impulso di un fluido perfetto con densità ρΛ\rho_\Lambda e pressione p=ρΛc2p = -\rho_\Lambda c^2: un’energia del vuoto, positiva, con una pressione negativa.

Proposizione (limite newtoniano con la costante cosmologica)

Nel limite newtoniano le equazioni con la costante cosmologica danno

2Φ=4πGρΛc2.\nabla^2\Phi = 4\pi G\rho - \Lambda c^2 .
Dimostrazione.

Moltiplicando per gμνg^{\mu\nu}, R4Λ=κT-R - 4\Lambda = \kappa T. Quindi Rμν=κTμν+12gμνR+Λgμν=κ(Tμν12gμνT)ΛgμνR_{\mu\nu} = \kappa T_{\mu\nu} + \tfrac12 g_{\mu\nu}R + \Lambda g_{\mu\nu} = \kappa(T_{\mu\nu} - \tfrac12 g_{\mu\nu}T) - \Lambda g_{\mu\nu}. La componente 0000, come nel teorema sulla costante di accoppiamento, dà 2Φ/c2=4πGρ/c2Λ\nabla^2\Phi/c^2 = 4\pi G\rho/c^2 - \Lambda all’ordine più basso.

Fine della dimostrazione.

Il termine Λc2-\Lambda c^2 agisce come una densità di massa negativa uniforme: una repulsione che cresce con la distanza, trascurabile nel sistema solare e dominante sulla scala dell’universo.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. L’11 novembre 1915 Einstein propose le equazioni Rμν=κTμνR_{\mu\nu} = \kappa\,T_{\mu\nu}. Mostra che, insieme alla conservazione Tμν;ν=0T^{\mu\nu}{}_{;\nu} = 0, impongono che la traccia TT sia la stessa in tutto lo spaziotempo.

Per l’identità di Bianchi contratta Rμν;μ=12R;νR^\mu{}_{\nu;\mu} = \tfrac12 R_{;\nu}. Se Rμν=κTμνR^\mu{}_\nu = \kappa T^\mu{}_\nu, il primo membro è κTμν;μ=0\kappa T^\mu{}_{\nu;\mu} = 0, quindi R;ν=0R_{;\nu} = 0 e RR è costante. Ma R=κTR = \kappa T, e anche TT è costante.

Commento: per una polvere T=ρ0c2T = \rho_0c^2, e la densità della materia dovrebbe essere la stessa ovunque, anche fuori dal Sole. È un vincolo assurdo, e il termine 12gμνR-\tfrac12 g_{\mu\nu}R è esattamente quello che lo toglie. Einstein aggiunse il termine con la traccia due settimane dopo.

Esercizio 2. Con Λ=1,1×1052\Lambda = 1{,}1 \times 10^{-52} m⁻², calcola la densità di energia del vuoto ρΛ\rho_\Lambda e la densità di materia per cui, nel limite newtoniano, l’attrazione e la repulsione cosmologica si bilanciano. Usa G=6,674×1011G = 6{,}674 \times 10^{-11} m³/(kg s²).

Λc2=1,1×10528,99×1016\Lambda c^2 = 1{,}1 \times 10^{-52} \cdot 8{,}99 \times 10^{16} s⁻² 9,9×1036\approx 9{,}9 \times 10^{-36} s⁻². ρΛ=Λc2/(8πG)9,9×1036/(1,68×109)\rho_\Lambda = \Lambda c^2/(8\pi G) \approx 9{,}9 \times 10^{-36}/(1{,}68 \times 10^{-9}) kg/m³ 5,9×1027\approx 5{,}9 \times 10^{-27} kg/m³, cioè una densità di energia ρΛc25,3×1010\rho_\Lambda c^2 \approx 5{,}3 \times 10^{-10} J/m³. Il bilancio 4πGρ=Λc24\pi G\rho = \Lambda c^2 richiede ρ=2ρΛ1,2×1026\rho = 2\rho_\Lambda \approx 1{,}2 \times 10^{-26} kg/m³, circa sette atomi di idrogeno per metro cubo.

Commento: la densità media di materia dell’universo oggi è circa cinque volte più bassa, ed è anche per questo che Λ\Lambda domina l’espansione attuale. Attenzione alle unità: ρΛ\rho_\Lambda in kg/m³ e la densità di energia in J/m³ differiscono di un fattore c2c^2, e scambiarle sposta il risultato di diciassette ordini di grandezza.

Esercizio 3. Stima quanto è grande κ=8πG/c4\kappa = 8\pi G/c^4 e che raggio di curvatura produce una regione con la densità dell’acqua.

κ=8π6,674×1011/(2,998×108)42,08×1043\kappa = 8\pi \cdot 6{,}674 \times 10^{-11}/(2{,}998 \times 10^8)^4 \approx 2{,}08 \times 10^{-43} m/J. Il tensore di Ricci ha le dimensioni dell’inverso di una lunghezza al quadrato; con ρ=1000\rho = 1000 kg/m³ si ha κρc22,08×10439,0×1019\kappa\rho c^2 \approx 2{,}08 \times 10^{-43} \cdot 9{,}0 \times 10^{19} m⁻² 1,9×1023\approx 1{,}9 \times 10^{-23} m⁻², e una lunghezza caratteristica (κρc2)1/22,3×1011(\kappa\rho c^2)^{-1/2} \approx 2{,}3 \times 10^{11} m, circa una volta e mezza la distanza Terra-Sole.

Commento: lo spaziotempo è rigidissimo. Per curvarlo in modo apprezzabile su un metro servirebbe una densità di energia di 104310^{43} J/m³. La gravità ci sembra forte perché le masse in gioco sono enormi, non perché la geometria ceda facilmente.

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