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L'elettromagnetismo in forma covariante

Fisica · Relatività ristretta Articolo

Percorso: Relatività ristretta · 11 di 12

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Indice

Una teoria già relativistica

La meccanica di Newton ha dovuto essere riscritta per rispettare i postulati di Einstein. L’elettromagnetismo no: le equazioni di Maxwell non mantengono la loro forma con le trasformazioni di Galileo, ma la mantengono con quelle di Lorentz, ed è da loro che viene la velocità della luce uguale per tutti. Quello che manca è una scrittura che renda la covarianza evidente, con quadrivettori e tensori al posto di campi elettrici e magnetici separati. Questo articolo la costruisce.

Come nel corso di fisica teorica di Landau e Lifshitz, qui si usano le unità gaussiane, in cui campo elettrico e campo magnetico hanno le stesse dimensioni e la legge di Coulomb è F=q1q2/r2F = q_1q_2/r^2. Le equazioni di Maxwell nel vuoto, con densità di carica ρ\rho e densità di corrente j\mathbf j, sono

E=4πρ,B=0,×E=1cBt,×B=4πcj+1cEt.\nabla\cdot\mathbf E = 4\pi\rho, \qquad \nabla\cdot\mathbf B = 0, \qquad \nabla\times\mathbf E = -\frac1c\frac{\partial\mathbf B}{\partial t}, \qquad \nabla\times\mathbf B = \frac{4\pi}{c}\,\mathbf j + \frac1c\frac{\partial\mathbf E}{\partial t}.

La seconda e la terza contengono solo i campi e si dicono omogenee; la prima e la quarta contengono le sorgenti e si dicono non omogenee. Nel Sistema Internazionale le formule covarianti di questo articolo restano uguali con tre sostituzioni: F0i=Ei/cF^{0i} = -E^i/c invece di Ei-E^i, il potenziale scalare diviso per cc nella componente temporale del quadripotenziale, e μ0\mu_0 al posto di 4π/c4\pi/c davanti alla quadricorrente.

Potenziali e invarianza di gauge

Poiché B=0\nabla\cdot\mathbf B = 0, il campo magnetico si può scrivere come rotore di un campo vettoriale, il potenziale vettore A\mathbf A: B=×A\mathbf B = \nabla\times\mathbf A. Sostituendo nella legge di Faraday, ×(E+1cA/t)=0\nabla\times(\mathbf E + \tfrac1c\,\partial\mathbf A/\partial t) = 0, e un campo con rotore nullo è il gradiente di una funzione, il potenziale scalare Φ\Phi:

B=×A,E=Φ1cAt.\mathbf B = \nabla\times\mathbf A, \qquad \mathbf E = -\nabla\Phi - \frac1c\frac{\partial\mathbf A}{\partial t}.

Che un campo a divergenza nulla sia un rotore, e che un campo a rotore nullo sia un gradiente, sono teoremi dell’analisi vettoriale validi in tutto lo spazio o in regioni senza buchi, e qui si danno per noti. Con i potenziali le due equazioni omogenee sono soddisfatte automaticamente.

Proposizione (invarianza di gauge dei potenziali)

Per ogni funzione ψ(r,t)\psi(\mathbf r, t) con derivate seconde continue, i potenziali

A=A+ψ,Φ=Φ1cψt\mathbf A' = \mathbf A + \nabla\psi, \qquad \Phi' = \Phi - \frac1c\frac{\partial\psi}{\partial t}

danno gli stessi campi E\mathbf E e B\mathbf B.

Dimostrazione.

×A=×A+×ψ=B\nabla\times\mathbf A' = \nabla\times\mathbf A + \nabla\times\nabla\psi = \mathbf B, perché il rotore di un gradiente è nullo. E

Φ1cAt=Φ+1cψt1cAt1ctψ=E,-\nabla\Phi' - \frac1c\frac{\partial\mathbf A'}{\partial t} = -\nabla\Phi + \frac1c\nabla\frac{\partial\psi}{\partial t} - \frac1c\frac{\partial\mathbf A}{\partial t} - \frac1c\frac{\partial}{\partial t}\nabla\psi = \mathbf E,

perché le derivate rispetto allo spazio e al tempo commutano.

Fine della dimostrazione.

La libertà di scelta si usa per semplificare le equazioni. Una scelta comoda è il gauge di Lorenz, dal fisico danese Ludvig Lorenz, da non confondere con l’olandese Hendrik Lorentz delle trasformazioni:

1cΦt+A=0.\frac1c\frac{\partial\Phi}{\partial t} + \nabla\cdot\mathbf A = 0 .

Proposizione (equazioni non omogenee nel gauge di Lorenz)

Nel gauge di Lorenz le equazioni di Maxwell non omogenee diventano

1c22Φt22Φ=4πρ,1c22At22A=4πcj.\frac{1}{c^2}\frac{\partial^2\Phi}{\partial t^2} - \nabla^2\Phi = 4\pi\rho, \qquad \frac{1}{c^2}\frac{\partial^2\mathbf A}{\partial t^2} - \nabla^2\mathbf A = \frac{4\pi}{c}\,\mathbf j .
Dimostrazione.

Sostituendo E\mathbf E nella legge di Gauss, E=2Φ1ct(A)\nabla\cdot\mathbf E = -\nabla^2\Phi - \tfrac1c\,\partial_t(\nabla\cdot\mathbf A). Per la condizione di Lorenz A=1ctΦ\nabla\cdot\mathbf A = -\tfrac1c\,\partial_t\Phi, quindi E=2Φ+1c2t2Φ=4πρ\nabla\cdot\mathbf E = -\nabla^2\Phi + \tfrac{1}{c^2}\,\partial_t^2\Phi = 4\pi\rho.

Nella legge di Ampère-Maxwell, ×B=×(×A)=(A)2A\nabla\times\mathbf B = \nabla\times(\nabla\times\mathbf A) = \nabla(\nabla\cdot\mathbf A) - \nabla^2\mathbf A, mentre il secondo membro è

4πcj+1ct(Φ1cAt)=4πcj(1cΦt)1c22At2.\frac{4\pi}{c}\,\mathbf j + \frac1c\frac{\partial}{\partial t}\left(-\nabla\Phi - \frac1c\frac{\partial\mathbf A}{\partial t}\right) = \frac{4\pi}{c}\,\mathbf j - \nabla\left(\frac1c\frac{\partial\Phi}{\partial t}\right) - \frac{1}{c^2}\frac{\partial^2\mathbf A}{\partial t^2}.

Per la condizione di Lorenz (A)=(1ctΦ)\nabla(\nabla\cdot\mathbf A) = -\nabla(\tfrac1c\,\partial_t\Phi): questo termine compare in entrambi i membri e si cancella, e resta la seconda equazione.

Fine della dimostrazione.

Il gauge di Lorenz si può sempre raggiungere: partendo da potenziali qualsiasi, basta scegliere ψ\psi come soluzione di un’equazione delle onde con sorgente, che ha sempre soluzioni. Le due equazioni hanno a sinistra lo stesso operatore, il dalembertiano =1c2t22\Box = \tfrac{1}{c^2}\partial_t^2 - \nabla^2, applicato alle quattro funzioni (Φ,A)(\Phi, \mathbf A), e a destra le quattro funzioni (4π/c)(cρ,j)(4\pi/c)(c\rho, \mathbf j). È il primo indizio della struttura quadrivettoriale.

La quadricorrente

Proposizione (equazione di continuità)

Le equazioni di Maxwell implicano la conservazione della carica:

ρt+j=0.\frac{\partial\rho}{\partial t} + \nabla\cdot\mathbf j = 0 .
Dimostrazione.

La divergenza di un rotore è nulla, quindi la divergenza della legge di Ampère-Maxwell dà 0=4πcj+1ct(E)0 = \tfrac{4\pi}{c}\,\nabla\cdot\mathbf j + \tfrac1c\,\partial_t(\nabla\cdot\mathbf E). Con la legge di Gauss E=4πρ\nabla\cdot\mathbf E = 4\pi\rho si ottiene 4πc(j+tρ)=0\tfrac{4\pi}{c}\,(\nabla\cdot\mathbf j + \partial_t\rho) = 0.

Fine della dimostrazione.

Il termine 1ctE\tfrac1c\,\partial_t\mathbf E nella legge di Ampère, la corrente di spostamento, fu aggiunto da Maxwell proprio perché senza di esso le equazioni sarebbero state incompatibili con la conservazione della carica.

Teorema (la quadricorrente è un quadrivettore)

Le grandezze Jμ=(cρ,j)J^\mu = (c\rho, \mathbf j) sono le componenti di un quadrivettore.

Dimostrazione.

Si comincia da cariche che si muovono tutte con la stessa velocità v\mathbf v. Nel loro sistema di quiete la densità è ρ0\rho_0. La carica contenuta in un volumetto è la stessa per tutti gli osservatori, perché la carica elettrica è invariante, come discusso nell’articolo sulla forza relativistica. Il volumetto invece, visto da un osservatore rispetto al quale le cariche si muovono, è contratto di un fattore γ\gamma lungo la direzione del moto, e non cambia nelle direzioni perpendicolari: il suo volume è dV0/γdV_0/\gamma. Quindi la densità è ρ=γρ0\rho = \gamma\rho_0 e la densità di corrente è j=ρv=γρ0v\mathbf j = \rho\mathbf v = \gamma\rho_0\mathbf v. Allora

Jμ=(γρ0c, γρ0v)=ρ0c(γ, γvc)=ρ0cuμ,J^\mu = \left(\gamma\rho_0 c,\ \gamma\rho_0\mathbf v\right) = \rho_0 c\left(\gamma,\ \gamma\frac{\mathbf v}{c}\right) = \rho_0 c\,u^\mu,

prodotto dello scalare ρ0c\rho_0 c per la quadrivelocità uμu^\mu: è un quadrivettore.

Una distribuzione qualsiasi, in ogni punto, è la sovrapposizione di cariche con velocità diverse, per esempio ioni fermi ed elettroni in moto in un filo. Densità e correnti si sommano, e una somma di quadrivettori è un quadrivettore.

Fine della dimostrazione.

Con la quadridivergenza dell’articolo sui quadrivettori, l’equazione di continuità si scrive μJμ=0\partial_\mu J^\mu = 0: uno scalare nullo, quindi nullo per tutti gli osservatori. La carica si conserva in ogni sistema inerziale.

Il quadripotenziale

Le equazioni nel gauge di Lorenz applicano un operatore invariante a (Φ,A)(\Phi, \mathbf A) e danno un quadrivettore. La scelta naturale, confermata da tutte le conseguenze, è che anche i potenziali formino un quadrivettore.

Definizione (quadripotenziale)

Il quadripotenziale è il quadrivettore Aμ=(Φ,A)A^\mu = (\Phi, \mathbf A), con componenti covarianti Aμ=(Φ,A)A_\mu = (\Phi, -\mathbf A).

Con il quadripotenziale la condizione di Lorenz è μAμ=1ctΦ+A=0\partial_\mu A^\mu = \tfrac1c\,\partial_t\Phi + \nabla\cdot\mathbf A = 0, uno scalare di Lorentz: se vale per un osservatore vale per tutti. Le equazioni non omogenee diventano una sola equazione quadrivettoriale,

Aμ=4πcJμ.\Box A^\mu = \frac{4\pi}{c}\,J^\mu .

La trasformazione di gauge si scrive AμAμμψA^\mu \to A^\mu - \partial^\mu\psi: infatti 0ψ=1ctψ-\partial^0\psi = -\tfrac1c\partial_t\psi corregge Φ\Phi, e iψ=+iψ-\partial^i\psi = +\partial_i\psi corregge A\mathbf A.

Il tensore elettromagnetico

I campi, non i potenziali, sono ciò che agisce sulle cariche, e vanno collegati alle grandezze covarianti. Il posto del rotore, che in quattro dimensioni non ha un analogo vettoriale, lo prende un tensore antisimmetrico.

Definizione (tensore elettromagnetico)

Il tensore elettromagnetico è Fμν=μAννAμF^{\mu\nu} = \partial^\mu A^\nu - \partial^\nu A^\mu, e con gli indici in basso Fμν=μAννAμF_{\mu\nu} = \partial_\mu A_\nu - \partial_\nu A_\mu.

FμνF^{\mu\nu} è un tensore, perché μ\partial^\mu e AνA^\nu si trasformano come quadrivettori, ed è antisimmetrico, Fνμ=FμνF^{\nu\mu} = -F^{\mu\nu}: ha zeri sulla diagonale e sei componenti indipendenti. Non cambia per una trasformazione di gauge, perché AμAμμψA^\mu \to A^\mu - \partial^\mu\psi lo modifica di μνψ+νμψ=0-\partial^\mu\partial^\nu\psi + \partial^\nu\partial^\mu\psi = 0.

Teorema (componenti del tensore elettromagnetico)

Fμν=(0ExEyEzEx0BzByEyBz0BxEzByBx0).F^{\mu\nu} = \begin{pmatrix} 0 & -E_x & -E_y & -E_z \\ E_x & 0 & -B_z & B_y \\ E_y & B_z & 0 & -B_x \\ E_z & -B_y & B_x & 0 \end{pmatrix}.
Dimostrazione.

Si ricorda che 0=1ct\partial^0 = \tfrac1c\partial_t e i=i\partial^i = -\partial_i, con i=/xi\partial_i = \partial/\partial x^i. Per la riga 00:

F0i=0AiiA0=1cAit+Φxi=Ei,F^{0i} = \partial^0 A^i - \partial^i A^0 = \frac1c\frac{\partial A_i}{\partial t} + \frac{\partial\Phi}{\partial x^i} = -E_i,

dove AiA_i indica qui la componente cartesiana ii del vettore A\mathbf A. Per le componenti spaziali, per esempio

F12=1A22A1=Ayx+Axy=(×A)z=Bz,F^{12} = \partial^1 A^2 - \partial^2 A^1 = -\frac{\partial A_y}{\partial x} + \frac{\partial A_x}{\partial y} = -(\nabla\times\mathbf A)_z = -B_z,

e allo stesso modo F13=(×A)y=ByF^{13} = (\nabla\times\mathbf A)_y = B_y e F23=(×A)x=BxF^{23} = -(\nabla\times\mathbf A)_x = -B_x. Le componenti sotto la diagonale si ottengono per antisimmetria.

Fine della dimostrazione.

Campo elettrico e campo magnetico non sono due vettori, ma due parti dello stesso tensore. Abbassando entrambi gli indici le componenti con un solo indice 00 cambiano segno e le altre no: in FμνF_{\mu\nu} la prima riga è (0,Ex,Ey,Ez)(0, E_x, E_y, E_z) e il blocco spaziale è lo stesso.

Corollario (trasformazione dei campi)

Per la trasformazione di Lorentz lungo xx con velocità V=βcV = \beta c,

Ex=Ex,Ey=γ(EyβBz),Ez=γ(Ez+βBy),E'_x = E_x, \qquad E'_y = \gamma\,(E_y - \beta B_z), \qquad E'_z = \gamma\,(E_z + \beta B_y),Bx=Bx,By=γ(By+βEz),Bz=γ(BzβEy).B'_x = B_x, \qquad B'_y = \gamma\,(B_y + \beta E_z), \qquad B'_z = \gamma\,(B_z - \beta E_y).
Dimostrazione.

Fμν=ΛμρΛνσFρσF'^{\mu\nu} = \Lambda^\mu{}_\rho\,\Lambda^\nu{}_\sigma\,F^{\rho\sigma}, con Λ00=Λ11=γ\Lambda^0{}_0 = \Lambda^1{}_1 = \gamma, Λ01=Λ10=βγ\Lambda^0{}_1 = \Lambda^1{}_0 = -\beta\gamma, Λ22=Λ33=1\Lambda^2{}_2 = \Lambda^3{}_3 = 1 e gli altri elementi nulli. Sono non nulli solo i termini con ρ,σ\rho, \sigma compatibili con gli elementi non nulli.

F01=γ2F01+β2γ2F10=γ2(1β2)F01=F01F'^{01} = \gamma^2 F^{01} + \beta^2\gamma^2 F^{10} = \gamma^2(1 - \beta^2)F^{01} = F^{01}, quindi Ex=ExE'_x = E_x.

F02=Λ00F02+Λ01F12=γEy+βγBzF'^{02} = \Lambda^0{}_0 F^{02} + \Lambda^0{}_1 F^{12} = -\gamma E_y + \beta\gamma B_z, quindi Ey=γ(EyβBz)E'_y = \gamma(E_y - \beta B_z).

F03=Λ00F03+Λ01F13=γEzβγByF'^{03} = \Lambda^0{}_0 F^{03} + \Lambda^0{}_1 F^{13} = -\gamma E_z - \beta\gamma B_y, quindi Ez=γ(Ez+βBy)E'_z = \gamma(E_z + \beta B_y).

F23=F23F'^{23} = F^{23}, quindi Bx=BxB'_x = B_x.

F13=Λ10F03+Λ11F13=βγEz+γByF'^{13} = \Lambda^1{}_0 F^{03} + \Lambda^1{}_1 F^{13} = \beta\gamma E_z + \gamma B_y, quindi By=γ(By+βEz)B'_y = \gamma(B_y + \beta E_z).

F12=Λ10F02+Λ11F12=βγEyγBzF'^{12} = \Lambda^1{}_0 F^{02} + \Lambda^1{}_1 F^{12} = \beta\gamma E_y - \gamma B_z, quindi Bz=γ(BzβEy)B'_z = \gamma(B_z - \beta E_y).

Fine della dimostrazione.

Le componenti lungo il moto non cambiano, quelle trasversali si mescolano. Una carica ferma in KK ha solo campo elettrico; per un osservatore in moto compare anche un campo magnetico, esattamente come richiesto dalle formule. L’asimmetria della spira e del magnete, da cui partì Einstein, sparisce: le due spiegazioni sono la stessa descrizione vista in due sistemi.

Proposizione (invarianti del campo)

Le grandezze E2B2E^2 - B^2 ed EB\mathbf E\cdot\mathbf B hanno lo stesso valore in tutti i sistemi inerziali. Inoltre FμνFμν=2(B2E2)F_{\mu\nu}F^{\mu\nu} = 2\,(B^2 - E^2).

Dimostrazione.

Nella somma FμνFμνF_{\mu\nu}F^{\mu\nu} i termini con un indice 00 e uno spaziale sono F0iF0i=Ei(Ei)F_{0i}F^{0i} = E_i(-E_i) e altrettanti con gli indici scambiati, in totale 2E2-2E^2. I termini con due indici spaziali sono FijFij=(Fij)2F_{ij}F^{ij} = (F^{ij})^2, e ogni componente di B\mathbf B compare due volte, in totale 2B22B^2. Quindi FμνFμν=2(B2E2)F_{\mu\nu}F^{\mu\nu} = 2(B^2 - E^2), contrazione completa di un tensore e quindi scalare di Lorentz.

Per EB\mathbf E\cdot\mathbf B si usano le formule del corollario. Per una rotazione degli assi è un prodotto scalare ordinario, e non cambia. Per la trasformazione lungo xx,

EB=ExBx+γ2[(EyβBz)(By+βEz)+(Ez+βBy)(BzβEy)].\mathbf E'\cdot\mathbf B' = E_xB_x + \gamma^2\big[(E_y - \beta B_z)(B_y + \beta E_z) + (E_z + \beta B_y)(B_z - \beta E_y)\big].

Svolgendo, i termini con β\beta al primo grado sono βEyEzβBzBy+βByBzβEzEy=0\beta E_yE_z - \beta B_zB_y + \beta B_yB_z - \beta E_zE_y = 0, e quelli con β2\beta^2 sono β2(BzEz+ByEy)-\beta^2(B_zE_z + B_yE_y). Resta ExBx+γ2(1β2)(EyBy+EzBz)=EBE_xB_x + \gamma^2(1 - \beta^2)(E_yB_y + E_zB_z) = \mathbf E\cdot\mathbf B. Ogni trasformazione di Lorentz che non inverte lo spazio o il tempo si ottiene componendo rotazioni e trasformazioni lungo un asse, un fatto di algebra delle matrici che qui si usa senza dimostrarlo, quindi EB\mathbf E\cdot\mathbf B è invariante per tutte.

Fine della dimostrazione.

Da qui seguono fatti che non dipendono da chi osserva. Se EB0\mathbf E\cdot\mathbf B \neq 0, in nessun sistema uno dei due campi è nullo. Se EB=0\mathbf E\cdot\mathbf B = 0 e E<BE < B, esiste un sistema in cui il campo elettrico è nullo; se E>BE > B, uno in cui è nullo quello magnetico, come nell’esercizio 2. In tutte e due le affermazioni la condizione EB=0\mathbf E\cdot\mathbf B = 0 è necessaria.

Le equazioni di Maxwell in forma covariante

Teorema (equazioni di Maxwell covarianti)

  1. Il tensore Fμν=μAννAμF_{\mu\nu} = \partial_\mu A_\nu - \partial_\nu A_\mu soddisfa identicamente
αFβγ+βFγα+γFαβ=0,\partial_\alpha F_{\beta\gamma} + \partial_\beta F_{\gamma\alpha} + \partial_\gamma F_{\alpha\beta} = 0,

e questa relazione equivale alle due equazioni di Maxwell omogenee. 2. L’equazione

μFμν=4πcJν\partial_\mu F^{\mu\nu} = \frac{4\pi}{c}\,J^\nu

equivale alle due equazioni di Maxwell non omogenee.

Dimostrazione.
  1. Sostituendo la definizione,
α(βAγγAβ)+β(γAααAγ)+γ(αAββAα),\partial_\alpha(\partial_\beta A_\gamma - \partial_\gamma A_\beta) + \partial_\beta(\partial_\gamma A_\alpha - \partial_\alpha A_\gamma) + \partial_\gamma(\partial_\alpha A_\beta - \partial_\beta A_\alpha),

e ogni derivata seconda compare due volte con segni opposti, perché le derivate parziali commutano: la somma è nulla. L’espressione è antisimmetrica in ogni coppia di indici, quindi è non banale solo con α,β,γ\alpha, \beta, \gamma tutti diversi, e le terne distinte sono quattro. Con (α,β,γ)=(0,1,2)(\alpha, \beta, \gamma) = (0, 1, 2), usando F12=BzF_{12} = -B_z, F20=EyF_{20} = -E_y ed F01=ExF_{01} = E_x:

1c(Bz)t+(Ey)x+Exy=0,\frac1c\frac{\partial(-B_z)}{\partial t} + \frac{\partial(-E_y)}{\partial x} + \frac{\partial E_x}{\partial y} = 0,

cioè (×E)z=1ctBz(\nabla\times\mathbf E)_z = -\tfrac1c\,\partial_t B_z. Le terne (0,2,3)(0, 2, 3) e (0,3,1)(0, 3, 1) danno le componenti xx e yy della legge di Faraday. Con (1,2,3)(1, 2, 3), usando F23=BxF_{23} = -B_x, F31=ByF_{31} = -B_y, F12=BzF_{12} = -B_z, si ottiene B=0-\nabla\cdot\mathbf B = 0.

  1. Per ν=0\nu = 0: μFμ0=iFi0=iEi=E\partial_\mu F^{\mu 0} = \partial_i F^{i0} = \partial_i E_i = \nabla\cdot\mathbf E, e 4πcJ0=4πρ\tfrac{4\pi}{c}J^0 = 4\pi\rho: è la legge di Gauss. Per ν=1\nu = 1:
0F01+2F21+3F31=1cExt+BzyByz=(×B)x1cExt,\partial_0 F^{01} + \partial_2 F^{21} + \partial_3 F^{31} = -\frac1c\frac{\partial E_x}{\partial t} + \frac{\partial B_z}{\partial y} - \frac{\partial B_y}{\partial z} = (\nabla\times\mathbf B)_x - \frac1c\frac{\partial E_x}{\partial t},

uguale a 4πcjx\tfrac{4\pi}{c}j_x: è la componente xx della legge di Ampère-Maxwell, e ν=2,3\nu = 2, 3 danno le altre due.

Fine della dimostrazione.

Corollario (covarianza delle equazioni di Maxwell)

Se le equazioni di Maxwell valgono nel sistema KK, e i campi e le sorgenti si trasformano come le componenti di FμνF^{\mu\nu} e di JμJ^\mu, allora valgono in ogni sistema inerziale. Inoltre implicano νJν=0\partial_\nu J^\nu = 0.

Dimostrazione.

Con μ=(Λ1)σμσ\partial'_\mu = (\Lambda^{-1})^\sigma{}_\mu\,\partial_\sigma e Fμν=ΛμρΛνκFρκF'^{\mu\nu} = \Lambda^\mu{}_\rho\Lambda^\nu{}_\kappa F^{\rho\kappa},

μFμν=(Λ1)σμΛμρΛνκσFρκ=δρσΛνκσFρκ=ΛνκρFρκ=Λνκ4πcJκ=4πcJν.\partial'_\mu F'^{\mu\nu} = (\Lambda^{-1})^\sigma{}_\mu\Lambda^\mu{}_\rho\,\Lambda^\nu{}_\kappa\,\partial_\sigma F^{\rho\kappa} = \delta^\sigma_\rho\,\Lambda^\nu{}_\kappa\,\partial_\sigma F^{\rho\kappa} = \Lambda^\nu{}_\kappa\,\partial_\rho F^{\rho\kappa} = \Lambda^\nu{}_\kappa\,\frac{4\pi}{c}J^\kappa = \frac{4\pi}{c}J'^\nu .

L’equazione omogenea si trasforma allo stesso modo, con tre fattori Λ1\Lambda^{-1}. Infine, derivando l’equazione non omogenea, 4πcνJν=νμFμν\tfrac{4\pi}{c}\partial_\nu J^\nu = \partial_\nu\partial_\mu F^{\mu\nu}. Scambiando i nomi degli indici muti e usando l’antisimmetria, νμFμν=μνFνμ=μνFμν\partial_\nu\partial_\mu F^{\mu\nu} = \partial_\mu\partial_\nu F^{\nu\mu} = -\partial_\mu\partial_\nu F^{\mu\nu}, e poiché le derivate commutano l’espressione è uguale al suo opposto: è nulla.

Fine della dimostrazione.

Le quattro equazioni di Maxwell sono diventate due, e la conservazione della carica è scritta nella loro struttura. Questa è una riscrittura, non una derivazione: le equazioni restano quelle scoperte con gli esperimenti. Una derivazione da un principio più generale richiede la lagrangiana del campo.

La carica nel campo e la forza di Lorentz

Nella formulazione lagrangiana una particella carica in un campo elettromagnetico ha tre contributi: la lagrangiana della particella libera, già nota, quella dell’interazione con il campo e quella del campo stesso. Se il campo è assegnato, prodotto da cariche lontane su cui la particella non influisce, bastano i primi due.

Teorema (la forza di Lorentz dalla lagrangiana)

Le equazioni di Eulero-Lagrange della lagrangiana

L=mc21v2c2qΦ+qcAvL = -mc^2\sqrt{1 - \frac{v^2}{c^2}} - q\Phi + \frac qc\,\mathbf A\cdot\mathbf v

sono

ddt(γmv)=q(E+vc×B).\frac{d}{dt}\left(\gamma m\mathbf v\right) = q\left(\mathbf E + \frac{\mathbf v}{c}\times\mathbf B\right).
Dimostrazione.

Il momento coniugato è L/v=γmv+qcA=p+qcA\partial L/\partial\mathbf v = \gamma m\mathbf v + \tfrac qc\mathbf A = \mathbf p + \tfrac qc\mathbf A, dove p\mathbf p è la quantità di moto relativistica. La derivata rispetto alla posizione, con v\mathbf v tenuta fissa, è L/r=qΦ+qc(Av)\partial L/\partial\mathbf r = -q\nabla\Phi + \tfrac qc\nabla(\mathbf A\cdot\mathbf v). L’equazione di Eulero-Lagrange è

dpdt+qcdAdt=qΦ+qc(Av).\frac{d\mathbf p}{dt} + \frac qc\frac{d\mathbf A}{dt} = -q\nabla\Phi + \frac qc\nabla(\mathbf A\cdot\mathbf v).

Lungo il moto A\mathbf A cambia sia perché cambia il tempo sia perché cambia il punto: dA/dt=A/t+(v)Ad\mathbf A/dt = \partial\mathbf A/\partial t + (\mathbf v\cdot\nabla)\mathbf A. Per un vettore v\mathbf v che non dipende dalla posizione vale l’identità (Av)=(v)A+v×(×A)\nabla(\mathbf A\cdot\mathbf v) = (\mathbf v\cdot\nabla)\mathbf A + \mathbf v\times(\nabla\times\mathbf A). Sostituendo, i termini (v)A(\mathbf v\cdot\nabla)\mathbf A si cancellano e

dpdt=qΦqcAt+qcv×(×A)=qE+qcv×B.\frac{d\mathbf p}{dt} = -q\nabla\Phi - \frac qc\frac{\partial\mathbf A}{\partial t} + \frac qc\,\mathbf v\times(\nabla\times\mathbf A) = q\,\mathbf E + \frac qc\,\mathbf v\times\mathbf B .

Fine della dimostrazione.

La lagrangiana di interazione è la parte temporale di un’espressione covariante: qΦ+qcAv=qcAμdxμ/dt-q\Phi + \tfrac qc\mathbf A\cdot\mathbf v = -\tfrac qc A_\mu\,dx^\mu/dt, e l’azione della particella nel campo è

S=mcdsqcAμdxμ.S = -mc\int ds - \frac qc\int A_\mu\,dx^\mu .

Anche il secondo integrale è uno scalare di Lorentz. Una trasformazione di gauge AμAμμψA_\mu \to A_\mu - \partial_\mu\psi gli aggiunge qcμψdxμ=qc[ψ(B)ψ(A)]\tfrac qc\int\partial_\mu\psi\,dx^\mu = \tfrac qc\,[\psi(B) - \psi(A)], un numero che dipende solo dagli estremi: è l’invarianza di gauge dell’articolo sul principio di minima azione, applicata al campo elettromagnetico. L’equazione del moto si scrive in forma covariante come

mcduμds=qcFμνuν,mc\,\frac{du^\mu}{ds} = \frac qc\,F^{\mu\nu}u_\nu ,

e le sue componenti spaziali sono quelle del teorema, mentre la componente temporale dà dE/dt=qEvdE/dt = q\,\mathbf E\cdot\mathbf v, il lavoro del campo elettrico: si verifica sostituendo uμ=(γ,γv/c)u^\mu = (\gamma, \gamma\mathbf v/c) e le componenti di FμνF^{\mu\nu}, con Fμνuν=γ(Ev/c, E+v×B/c)F^{\mu\nu}u_\nu = \gamma\,(\mathbf E\cdot\mathbf v/c,\ \mathbf E + \mathbf v\times\mathbf B/c).

Per descrivere anche il campo serve la sua lagrangiana, che non si ricava da principi generali ma si sceglie perché riproduca le equazioni di Maxwell:

Lcampo=18π(E2B2)dV=116πFμνFμνdV.L_{\text{campo}} = \frac{1}{8\pi}\int\left(E^2 - B^2\right)dV = -\frac{1}{16\pi}\int F_{\mu\nu}F^{\mu\nu}\,dV .

Contiene l’invariante E2B2E^2 - B^2, e le sue equazioni di Eulero-Lagrange, insieme al termine di interazione, sono le equazioni di Maxwell non omogenee. La dimostrazione richiede la formulazione lagrangiana dei campi, con derivate rispetto a funzioni di quattro variabili, e la si trova nel secondo volume del corso di Landau e Lifshitz.

Esercizi risolti e commentati

Esercizio 1. Una carica qq si muove con velocità v=vx^\mathbf v = v\,\hat{\mathbf x}. Nell’istante in cui passa per l’origine, calcola i campi nel punto (0,b,0)(0, b, 0) usando il campo di Coulomb nel sistema di quiete della carica.

Nel sistema KK' in cui la carica è ferma, nell’istante considerato il punto ha coordinate (0,b,0)(0, b, 0), perché le distanze perpendicolari al moto non cambiano, e i campi sono E=(0,q/b2,0)\mathbf E' = (0, q/b^2, 0), B=0\mathbf B' = 0. Per tornare al laboratorio KK, che si muove rispetto a KK' con velocità v-v, si usano le formule con β-\beta:

Ey=γ(Ey+βBz)=γqb2,Bz=γ(Bz+βEy)=γβqb2,Ex=Bx=0.E_y = \gamma\,(E'_y + \beta B'_z) = \gamma\,\frac{q}{b^2}, \qquad B_z = \gamma\,(B'_z + \beta E'_y) = \gamma\beta\,\frac{q}{b^2}, \qquad E_x = B_x = 0 .

Il campo magnetico vale Bz=βEyB_z = \beta E_y, cioè B=vc×E\mathbf B = \tfrac{\mathbf v}{c}\times\mathbf E.

Commento: il campo elettrico perpendicolare al moto è γ\gamma volte quello di Coulomb, mentre lungo la direzione del moto, come si può verificare con lo stesso metodo, è γ2\gamma^2 volte più piccolo. A velocità vicine a cc il campo di una carica si schiaccia in un disco perpendicolare al moto. Per β1\beta \ll 1 si ritrova il campo magnetico di una carica in moto lenta della legge di Biot e Savart, B=qv×r/(cr3)\mathbf B = q\,\mathbf v\times\mathbf r/(cr^3) in unità gaussiane.

Esercizio 2. In una regione ci sono un campo elettrico E=(0,3,0)\mathbf E = (0, 3, 0) e un campo magnetico B=(0,0,5)\mathbf B = (0, 0, 5), in unità gaussiane arbitrarie. Esiste un sistema in cui il campo elettrico è nullo? Che campo magnetico si misura lì?

EB=0\mathbf E\cdot\mathbf B = 0 ed E2B2=925=16<0E^2 - B^2 = 9 - 25 = -16 < 0: esiste un sistema senza campo elettrico. Con la trasformazione lungo xx, Ey=γ(EyβBz)=0E'_y = \gamma(E_y - \beta B_z) = 0 richiede β=Ey/Bz=0,6\beta = E_y/B_z = 0{,}6. Allora γ=1,25\gamma = 1{,}25 e Bz=γ(BzβEy)=1,25(51,8)=4B'_z = \gamma(B_z - \beta E_y) = 1{,}25\,(5 - 1{,}8) = 4. Verifica: E2B2=16E'^2 - B'^2 = -16.

Commento: nel sistema che si muove a 0,6c0{,}6\,c lungo E×B\mathbf E\times\mathbf B c’è solo un campo magnetico, e una carica lì compie un moto circolare. Visto dal laboratorio, quel moto circolare trasla con velocità cE/Bc\,E/B perpendicolare a entrambi i campi: è la deriva E×B\mathbf E\times\mathbf B delle particelle cariche nei plasmi. Con E>BE > B la deriva supererebbe cc, e infatti in quel caso il sistema adatto è quello in cui si annulla il campo magnetico.

Esercizio 3. Un filo rettilineo è elettricamente neutro nel laboratorio: gli ioni positivi sono fermi con densità ρ0\rho_0, gli elettroni di conduzione si muovono lungo il filo con velocità vv e densità ρ0-\rho_0. Qual è la densità di carica del filo nel sistema in cui gli elettroni sono fermi?

Si trasforma la quadricorrente di ciascuna specie con la trasformazione lungo il filo con velocità vv, cρ=γ(cρβjx)c\rho' = \gamma(c\rho - \beta j_x). Per gli ioni, Jμ=(cρ0,0)J^\mu = (c\rho_0, 0), quindi ρ+=γρ0\rho'_+ = \gamma\rho_0. Per gli elettroni, Jμ=(cρ0,ρ0v)J^\mu = (-c\rho_0, -\rho_0 v), quindi

cρ=γ(cρ0+βρ0v)=γcρ0(1β2)=cρ0γ.c\rho'_- = \gamma\,(-c\rho_0 + \beta\rho_0 v) = -\gamma c\rho_0\,(1 - \beta^2) = -\frac{c\rho_0}{\gamma}.

La densità totale è ρ=ρ0(γ1/γ)=γβ2ρ0\rho' = \rho_0\,(\gamma - 1/\gamma) = \gamma\beta^2\rho_0, positiva.

Commento: nel laboratorio una carica ferma vicino al filo non sente forze, e una carica che si muove insieme agli elettroni sente la forza magnetica della corrente. Nel sistema degli elettroni quella stessa carica è ferma, quindi non sente forze magnetiche: sente invece la forza elettrica del filo, che lì è carico. È la stessa forza descritta in due sistemi, e la magnetostatica si rivela un effetto relativistico dell’elettrostatica. Il fattore β2\beta^2, con velocità di deriva degli elettroni di frazioni di millimetro al secondo, è minuscolo, ma è moltiplicato per la densità di carica enorme degli elettroni di conduzione, e per questo le forze magnetiche tra fili percorsi da corrente si misurano facilmente.

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