Filtri a tempo discreto
Percorso: Strumentazione elettronica · 12 di 17
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Indice
Filtrare con i numeri
I filtri degli articoli precedenti sono fatti di resistori, condensatori e interruttori, e la loro funzione peso è quella che il circuito sa produrre: un’esponenziale, un rettangolo, un’esponenziale a pezzi. Un convertitore analogico-digitale e un po’ di calcolo permettono di sceglierla: si prendono campioni del segnale, distanti , e si combina
con i pesi che si vogliono. Cambiare filtro vuol dire cambiare numeri, e si possono realizzare pesi che nessun circuito produrrebbe — negativi, asimmetrici, diversi da misura a misura.
Nel linguaggio dell’articolo precedente un campionamento ideale è un filtro tempo-variante con funzione peso fatta di impulsi:
perché l’uscita di un campionatore che legge l’istante è . Qui il campionamento è considerato istantaneo e la conversione esatta: il tempo di apertura del campionatore e la quantizzazione del convertitore sono un altro discorso.
La funzione peso di un filtro a tempo discreto è un treno di impulsi, uno per campione, alto quanto il peso. Sopra la media uniforme di sedici campioni di un segnale costante; sotto i pesi proporzionali al segnale, per un impulso che decade.
La media pesata e i suoi limiti
Proposizione (media pesata di campioni incorrelati)
Se il segnale vale a ogni istante di campionamento e il rumore ha tempo di correlazione minore del passo , così che i campioni di rumore siano incorrelati e con valore quadratico medio ,
Con campioni il fattore di miglioramento non supera , e vale solo per i pesi uniformi .
La media del rumore è nulla, quindi resta il segnale moltiplicato per la somma dei pesi. Per il valore quadratico medio, i prodotti misti con sono nulli perché i campioni sono incorrelati, e restano i termini . Il rapporto segnale-rumore all’uscita è il loro quoziente, e quello all’ingresso è . Per la disuguaglianza di Cauchy e Schwarz,
con l’uguaglianza solo se tutti i pesi sono uguali: il fattore vale al massimo .
Fine della dimostrazione.
È la versione discreta del risultato dell’articolo sul filtro passa-basso: per un segnale costante in rumore bianco la media uniforme è la migliore. La normalizzazione serve perché l’uscita valga ; se interessa solo il rapporto segnale-rumore, i pesi contano a meno di una costante.
Il confronto con i filtri continui, però, non è a favore del campionatore. Un integratore a finestra che integra per lo stesso tempo di misura migliora il rapporto segnale-rumore di , con il tempo di correlazione del rumore, mentre la media uniforme dà . Poiché i campioni si prendono distanti almeno , perché siano incorrelati, il campionatore perde sempre: guarda il segnale solo negli istanti di campionamento e butta via tutto il resto. La differenza è il rapporto .
Rumore correlato, repliche e aliasing
Se il rumore è correlato su tempi più lunghi del passo, i prodotti misti non sono più nulli, e il conto si fa con l’autocorrelazione della funzione peso.
Proposizione (autocorrelazione dei pesi di una media uniforme)
Per la media uniforme di campioni distanti ,
e per un rumore stazionario all’ingresso
dove l’ultima forma vale se si annulla per ritardi molto più corti di .
L’autocorrelazione della funzione peso è : due treni di impulsi si sovrappongono solo quando lo scorrimento è un multiplo di , e con le coppie che si incontrano sono , ciascuna con peso . Per il teorema sul rumore nei filtri tempo-varianti, , e gli impulsi campionano l’autocorrelazione del rumore nei multipli di .
Fine della dimostrazione.
Con un rumore poco correlato sopravvive solo il termine centrale, , e si ritrova il . Se invece il rumore è correlato su più passi, i termini con sono positivi e si aggiungono: la media cancella meno rumore, perché i campioni si somigliano tra loro.
L’autocorrelazione della funzione peso di una media uniforme è un pettine di impulsi ai multipli del passo, con inviluppo triangolare. Il rumore all’uscita è l’autocorrelazione del rumore campionata da questo pettine: un rumore poco correlato tocca solo l’impulso centrale, uno correlato ne tocca parecchi e il filtro rende meno.
Nel dominio delle frequenze lo stesso fatto prende la forma dell’aliasing. La funzione peso della media uniforme è un rettangolo lungo moltiplicato per un pettine di impulsi distanti ; la sua trasformata è quindi la convoluzione di un seno cardinale largo con un pettine di impulsi distanti , cioè una replica del seno cardinale attorno a ogni multiplo della frequenza di campionamento:
Il rumore all’uscita è : ogni replica pesca la densità spettrale attorno alla sua frequenza, e tutto quello che sta sopra rientra nella misura come se fosse a bassa frequenza. Per un rumore bianco fino a le repliche sono tante, e si ritrova la varianza con grande. La cura è un filtro anti-aliasing prima del campionatore, che tagli sopra la metà della frequenza di campionamento.
Il quadrato del modulo della trasformata della funzione peso di una media uniforme: seni cardinali larghi attorno a ogni multiplo di . Senza il filtro anti-aliasing, tratteggiato, il rumore ad alta frequenza rientra nella misura attraverso le repliche.
Il filtro anti-aliasing migliore, per questo scopo, è quello che media l’ingresso su tutto l’intervallo tra un campione e l’altro invece di guardarlo in un istante: è l’integrate and dump, cioè un integratore a finestra lungo che si azzera a ogni campione. Allora i campioni sono le medie di finestre contigue, ognuna con varianza , e sono incorrelati per un rumore bianco; la loro media uniforme ha varianza , esattamente quella dell’integratore a finestra lungo tutto il tempo di misura. Con questo accorgimento il filtro numerico raggiunge il continuo, e non lo perde più: è il motivo per cui i convertitori a integrazione e i modulatori sigma-delta con decimazione campionano una media, non un istante.
Pesi qualsiasi
Con i pesi liberi si imita qualunque filtro continuo, e se ne costruiscono altri. Il caso più usato è quello dei pesi in progressione geometrica, : è la media esponenziale, il filtro che un microcontrollore realizza con una riga, , senza tenere in memoria i campioni passati.
Proposizione (media esponenziale)
Con pesi , , un segnale costante dà e un rumore incorrelato dà
dove è il numero di campioni di una media uniforme che darebbe lo stesso rumore.
La somma dei pesi è , quindi l’uscita è . La somma dei quadrati è , e per la proposizione sulla media pesata è il fattore che moltiplica . Una media uniforme di campioni dà : uguagliando si ottiene .
Fine della dimostrazione.
Con la forma ricorsiva si ha e : mediare con equivale a mediare una trentina di campioni, e il filtro impiega circa campioni ad arrivare a regime. È lo stesso conto del boxcar averager dell’articolo precedente, che infatti si può leggere come la cascata di due filtri: un integratore a finestra che misura il singolo impulso e una media esponenziale con sui risultati, con .
I pesi negativi, che nessun filtro RC può dare, aprono un’altra strada. Il filtro più semplice che li usa è la differenza di due campioni, : per un rumore bianco è un disastro, perché le due varianze si sommano, ma per un rumore correlato su tempi lunghi rispetto a è il modo di cancellare quasi tutto.
Proposizione (differenza di due campioni)
Il filtro ha , e con un rumore di autocorrelazione
Per un rumore bianco vale ; per un rumore con autocorrelazione vale , che tende a zero per .
La funzione peso è . Nell’autocorrelazione, per i due impulsi si sovrappongono a sé stessi e i loro contributi si sommano, ; per si sovrappongono l’uno all’altro, con segni opposti, e danno ciascuno. Il rumore all’uscita è , e basta sostituire le due autocorrelazioni.
Fine della dimostrazione.
La differenza di due campioni: a sinistra la funzione peso e la sua autocorrelazione, con i due impulsi laterali negativi; a destra il rumore all’uscita, in unità di quello di un campione, per un rumore con autocorrelazione esponenziale. Sopra il tempo di correlazione la differenza raddoppia la potenza del rumore, sotto lo cancella.
È il principio del doppio campionamento correlato, che si usa nei sensori di immagine e nei convertitori per togliere l’offset e il rumore lento: si campiona due volte a breve distanza, una con il segnale e una senza, e si sottrae. Il prezzo è il rumore bianco raddoppiato, il guadagno è la scomparsa di tutto ciò che varia lentamente. Il prossimo articolo riprende il filo dalla parte opposta — quali pesi sono i migliori, dato il segnale e dato il rumore — e quello dopo torna sul rumore a bassa frequenza.
Esercizi risolti e commentati
Esercizio 1. Un rumore ha tempo di correlazione ns. Si misura un segnale costante per μs, campionando ogni ns e mediando. Quanto migliora il rapporto segnale-rumore? E un integratore a finestra sullo stesso tempo?
Soluzione. I campioni sono , incorrelati perché , e il miglioramento è . L’integratore a finestra dà .
Commento. Il rapporto tra i due è : campionando ogni due tempi di correlazione si guarda il segnale per metà del tempo. Campionare più fitto non aiuta, perché i campioni diventano correlati e il guadagno smette di crescere come ; l’unico modo di recuperare è mediare l’ingresso tra un campione e l’altro invece di guardarlo in un istante.
Esercizio 2. Un impulso con μs arriva in un rumore quasi bianco con densità unilatera V²/Hz e tempo di correlazione ns. Si campiona ogni ns. Quale ampiezza minima si misura, con rapporto segnale-rumore , con una media uniforme sui primi ? E con i pesi migliori?
Soluzione. Il rumore di un campione è μV: un campione solo misura solo ampiezze sopra μV. Con campioni uniformi, il segnale medio è
e il rumore è μV: serve μV. Con i pesi proporzionali al segnale, , il rapporto segnale-rumore diventa , cioè μV.
Commento. La media uniforme su spreca la coda, dove il segnale è quasi finito ma il rumore no; mediando solo sul primo si arriverebbe a μV, già quasi quanto i pesi ottimi. È un fatto generale: un peso che assomiglia grossolanamente alla forma del segnale prende quasi tutto il guadagno possibile.
Esercizio 3. Si misura un segnale con una media esponenziale in un microcontrollore, a ogni campione. Quanti campioni equivalenti si mediano con , , ? Quanto tempo serve per arrivare a regime?
Soluzione. Il peso del campione -esimo all’indietro è , cioè , e : , e campioni, con miglioramenti di , e . Il regime si raggiunge dopo circa cinque costanti di tempo, cioè campioni: , e .
Commento. Raddoppiare migliora il rumore di e raddoppia il tempo di risposta: la solita legge della radice del tempo. La forma ricorsiva costa una moltiplicazione e nessuna memoria, ed è per questo che si trova in quasi tutti i firmware che leggono un sensore.
Esercizio 4. Un sensore dà un segnale costante insieme a un rumore lento con autocorrelazione , ms, e a un rumore bianco con per campione. Si sottraggono due campioni distanti , uno con il segnale e uno senza. Quanto vale il rumore all’uscita per ms e per μs?
Soluzione. I due rumori sono indipendenti e le varianze si sommano. Il bianco dà sempre ; il lento dà , cioè con e con . In tutto nel primo caso e nel secondo.
Commento. Sottraendo due campioni vicini il rumore lento sparisce quasi del tutto, e resta il bianco raddoppiato: con μs i due contributi si equivalgono, e scendere ancora con non serve più. Il doppio campionamento correlato funziona finché si riesce a prendere i due campioni dentro il tempo di correlazione del disturbo che si vuole togliere.
Esercizio 5. Un rumore bianco con densità unilatera ha banda MHz. Si campiona a kHz e si mediano campioni. Quanto vale il rumore all’uscita? E se prima del campionatore si mette un integratore che media su tutto l’intervallo tra un campione e l’altro?
Soluzione. Senza filtro ogni campione porta il rumore in tutta la banda, Hz, e la media di campioni incorrelati dà Hz. Con l’integratore su μs ogni campione è la media di una finestra, con varianza Hz, cioè duecento volte meno, e la media di campioni dà Hz con ms.
Commento. Sono duecento volte in potenza, cioè quattordici in tensione, per un accorgimento che non tocca il segnale: il rapporto tra la banda del rumore e metà della frequenza di campionamento. Il risultato con l’integratore, , è quello dell’integratore a finestra lungo tutto il tempo di misura: il filtro numerico, se il campionamento è preceduto dalla media, non perde niente rispetto al continuo.
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